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giovedì 7 novembre 2013

Arafat Avvelenato con Polonio


Una verità nota da 9 anni: Arafat avvelenato

L'Università di Losanna: «Nella salma riesumata c'è polonio 18 volte oltre la norma». Per i palestinesi e' stato ucciso da chi lo voleva morto: Israele. Tel Aviv nega

- È altamente probabile che l'ex leader dell'Olp Yasser Arafat, morto per una misteriosa malattia nel 2004, sia stato avvelenato. La notizia diffusa ieri da al Jazeera - che ha ottenuto in esclusiva il rapporto di 108 pagine redatto da specialisti svizzeri dell'università di Losanna sul corpo riesumato di Arafat - si è abbattuta come un macigno sulle già tese relazioni israelo-palestinesi.

E se trovasse ulteriori conferme in analoghe indagini che stanno svolgendo in Russia e Francia, potrebbe suscitare un'ondata di sdegno nei Territori occupati e, forse, diventare la scintilla di una nuova sollevazione palestinese contro l'occupazione. I governi israeliani che si sono succeduti dal 2004 a oggi hanno negato qualsiasi coinvolgimento.

Tuttavia un accertamento definitivo della morte per avvelenamento di Arafat darebbe ai palestinesi - all'uomo della strada e alla leadership dell'Autorità nazionale (Anp) di Abu Mazen - la conferma di un ruolo svolto nella vicenda da Ariel Sharon che era premier di Israele nel 2004. Con conseguenze imprevedibili sul terreno.

Sharon era un nemico storico di Yasser Arafat e aveva tentato di eliminarlo nel 1982 a Beirut, durante l'invasione israeliana del Libano. Poi, dopo quasi venti anni, nei giorni dell'operazione «Muraglia di Difesa» (Seconda Intifada), era stato sul punto di ordinare alle forze armate israeliane (entrate a Ramallah) di colpirlo. Fermato dagli americani, Sharon scelse di confinare Arafat nella Muqata di Ramallah, dove il leader palestinese rimase fino alla fine dei suoi giorni.

La morte però avvenne in Francia dove Arafat era stato «autorizzato» da Israele ad andare a curarsi. Il presidente palestinese si spense per una emorragia cerebrale devastante, poche ore dopo un apparente miglioramento. I medici francesi non furono in grado di stabilire la causa della malattia che aveva causato nell'organismo del presidente palestinese un inspiebabile brusco calo delle piastrine.

I palestinesi hanno sempre creduto all'avvelenamento di Arafat. Solo poco più di un anno fa però, grazie alla tv al Jazeera e alle analisi svolte da un laboratorio svizzero sugli indumenti del leader scomparso, è emersa questa presenza del polonio, altamente radioattivo. Il rapporto ottenuto da al Jazeera spiega che sul corpo riesumato di Arafat sono stati registrati livelli di polonio 18 volte superiori alla norma. Gli esami hanno riscontrato in particolare un «innaturale alto livello di polonio radioattivo nelle costole e nel bacino» e che c'è «un 83% di probabilità che sia stato avvelenato».

Il rapporto è stato consegnato a Parigi a Suha Tawill, la vedova di Arafat, che ha commentato: «Sono di nuovo a lutto, è stato come se mi avessero detto che è appena morto». Netto il giudizio dell'ex ministro degli esteri Nabil Shaath. «È stato avvelenato da chi lo voleva morto», ha detto. Shaath ha invocato un'inchiesta internazionale per accertare come e chi abbia usato il polonio contro Arafat.

L'ex ministro degli esteri ha evitato di accusare apertamente Israele. Il caso-Arafat tiene sulle spine i vertici palestinesi. Se davvero si è trattato di avvelenamento, a compierlo non può essere stata che una persona rimasta accanto ad Arafat nei giorni in cui era confinato nella Muqata. Da qui la cautela (a dir poco) che in questi anni ha spinto i leader dell'Anp e lo stesso presidente palestinese Abu Mazen a tenere una linea di basso profilo sulla vicenda. Girano peraltro voci di pressioni americane volte a non dare risalto all'esito degli esami di laboratorio per non compromettere le trattative bilaterali israelo-palestinesi riprese a luglio e che appaiono tutte in salita.

di Michele Giorgio per  : http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=90304


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martedì 27 novembre 2012

Arafat: prove di avvelenamento?

Arafat: prove di avvelenamento?

Eseguiti stamani a Ramallah i prelievi. Esperti provenienti da Russia, Francia e Svizzera cercheranno tracce di polonio nei resti umani del presidente palestinese

  - La strana morte di Yasser Arafat, uno dei più grandi misteri del Medio Oriente, potrebbe cominciare ad avere una soluzione a partire da oggi con l'avvenuta esumazione, questa mattina alla Muqata di Ramallah, della salma del presidente palestinese, deceduto in un ospedale francese nel novembre 2004. Un medico palestinese, lontano dai riflettori dei media, ha prelevato campioni di tessuto umani dalla salma, che saranno analizzati da team di specialisti provenienti da Francia, Svizzera e Russia. Un mistero in effetti la morte di Arafat non lo è mai stato per i palestinesi che, un po' tutti, pensano che «Abu Ammar» (il nome di battaglia di Arafat) sia stato avvelenato da collaborazionisti di Israele. Gli esperti - quelli francesi sono stati nominati dopo una denuncia presentata alla Procura di Parigi dalla vedova di Arafat, Suha Tawill - andranno alla caccia di tracce di polonio, una sostanza altamente pericolosa trovata lo scorso agosto su indumenti ed oggetti appartenuti al leader palestinese.

La riesumazione della salma di Arafat giunge mentre un alto esponente dell'establishment israeliano, il ministro della difesa Ehud Barak, che nel 2000 legò il suo nome a quello del presidente palestinese scomparso, ha annunciato il suo inatteso abbandono della politica. Barak, in qualità di primo ministro laburista, fu protagonista 12 anni fa del drammatico fallimento a Camp David (era presidente americano Bill Clinton) delle trattative per quella che a quel tempo era nota come la «soluzione definitiva» del conflitto israelo-palestinese, sulla base degli Accordi di pace di Oslo, firmati sette anni prima alla Casa Bianca.

L'ex premier israeliano ordinò una dura repressione della seconda Intifada palestinese nei pochi mesi nei quali rimase ancora al potere fino alla pesante confitta elettorale che, all'inizio del 2001, vide l'ascesa della destra di Ariel Sharon. L'improvvisa uscita dalla scena politica di Barak - frutto anche di contrasti personali con il premier Netanyahu - apre la strada, con ogni probabilità, alla nomina a ministro della difesa dell'attuale ministro degli esteri Lieberman. Dopo le legislative israeliane del prossimo 22 gennaio Netanyahu sarà ancora primo ministro (lo dicono tutti i sondaggi) di un governo «di guerra» (all'Iran). Lieberman, un ultranazionalista di destra, da parte sua non nasconde di volere la difesa in vista dell'attacco israeliano alle centrali atomiche iraniane di cui si parla da mesi se non da anni. Netanyahu quindi potrebbe optare per un ministro degli esteri con una immagine più moderata da spendere all'estero.

Intanto, a pochi giorni dalla fine dell'offensiva militare israeliana "Colonna di Difesa" contro Gaza, il movimento islamico Hamas sembra spaccarsi sulla richiesta di adesione dello Stato di Palestina (come non membro-osservatore) che il 29 novembre il presidente dell'Olp e dell'Anp Abu Mazen presenterà all'Onu. Se da un lato il leader uscente, Khaled Meshaal, si dice favorevole all'iniziativa, dall'altro non pochi dei dirigenti di Hamas a Gaza, tra i quali il premier Ismail Haniyeh, si dichiarano contrari. La frattura sulla questione dello Stato segue i passi mossi nei giorni scorsi dal partito di Abu Mazen, Fatah, e dal movimento islamista verso una possibile riconciliazione nazionale, con l'annuncio della scarcerazione di prigionieri politici da entrambe le parti.

 di Michele Giorgio

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=42315
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