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mercoledì 1 maggio 2019

L' uomo che arrestò il Duce

Era la mattina del 27 aprile 1945 quando a Dongo, sul lago di Como, gli uomini della cinquantaduesima brigata Garibaldi fermarono un' autocolonna tedesca diretta in Svizzera.

Era la mattina del 27 aprile 1945 quando a Dongo, sul lago di Como, gli uomini della cinquantaduesima brigata Garibaldi fermarono un' autocolonna tedesca diretta in Svizzera. A bordo del quinto camion, i partigiani scorsero un uomo rannicchiato in un angolo, con l' elmetto in testa e addosso un cappotto militare ben abbottonato. «Camerata ubriaco, vino!» cercò di spiegare un soldato. Insospettito, uno dei partigiani avvertì il compagno «Bill», il più alto in grado. Lui si avvicinò, osservò, capì: «Lo chiamai. Prima gli dissi: "Camerata!". Niente, nessuna risposta. Allora feci: "Eccellenza!". Ancora niente. Provai così: "Cavalier Benito Mussolini!". Ebbe come una scossa elettrica. Saltai sul camion e, di fronte al suo stupore, gli dissi: 
"In nome del popolo italiano, io l' arresto"». 
L' uomo che arrestò il Duce:
......Mussolini e i suoi erano solo degli
usurpatori che si reggevano al potere solo in
virtù dell’appoggio tedesco 
e di spietati metodi di repressione... 
il mio sdegno contro gli
uni e contro gli altri –
scrive
– aumentava
di giorno in giorno... Mi convinsi così che
mi sarebbe stato impossibile rimanermene
con le mani in mano ad attendere
 la salvezza e la liberazione da altri, ............ 
partigiano Pedro,.........??.
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25 Aprile





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lunedì 26 settembre 2016

Troppi italiani, il Ticino vota per fermarli



Era il 9 febbraio 2014 quando gli svizzeri, tra la sorpresa generale, accettarono l'iniziativa federale contro l'immigrazione di massa, lanciata dal partito di destra UDC: a quel risicato 50,3% a livello nazionale contribuì in maniera decisa il Ticino, con il 68,2% di «sì».

E ora proprio il cantone che confina con l'Italia e che è invaso giornalmente da 62.409 lavoratori frontalieri torna alle urne per esprimersi su un'altra iniziativa nata nel solco di quel 9 febbraio sin qui mai applicato. È denominata «Prima i nostri» e descrive già da sola l'obiettivo che si pone: ancorare nella Costituzione il principio della preferenza indigena (anche per scongiurare sostituzioni) e la complementarietà professionale tra lavoratori svizzeri e stranieri.

Insomma di favorire, a parità di qualifiche, i residenti rispetto ai «confinanti» - questi ultimi provenienti in larghissima parte dalle province di Como e di Varese - stabilendo pure contingenti e tetti massimi (che andranno definiti).

Presentata con l'appoggio di quasi undicimila cittadini, «Prima i nostri» è vista dall'UDC (che sul tema trionfò, appunto, già quel 9 febbraio) come unica soluzione alla costante e crescente presenza dei frontalieri sul mercato del lavoro, ormai fin nel settore terziario, quello dei servizi (con conseguente effetto di dumping salariale sempre più marcato). Il parlamento ticinese reputa tuttavia il testo dell'iniziativa difficilmente attuabile nel suo complesso e ha perciò varato un controprogetto, con il sostegno del governo di Bellinzona.

Si tratta di un modello meno vincolante e più edulcorato, che considera comunque il principio della precedenza ai residenti rispetto ai pendolari delle province italiane. Una soluzione «morbida» che, proprio per questo, non piace al grintoso UDC (sostenuto dalla Lega dei Ticinesi), che invita i cittadini a votare per il testo originale, spiegando che il numero dei frontalieri è cresciuto costantemente e in modo smisurato negli ultimi anni nonostante la crisi economica e le difficoltà di molti settori, anche sul territorio svizzero. Ma allo stesso tempo il movimento di destra riconosce il fatto che «i partiti storici e la maggioranza del Parlamento hanno finalmente ammesso che i problemi causati dall'invasione dei lavoratori stranieri sono gravi».

Tutto questo lo ricordiamo avviene mentre Berna è ancora al lavoro per la faticosa concretizzazione del voto di due anni e mezzo fa, con tutte le difficoltà sorte nel frattempo con l'Unione Europea; a tal proposito i firmatari del controprogetto temono che se anche l'iniziativa dell'UDC ticinese venisse approvata, provocherebbe ulteriori tensioni e confusione, complicando ancora di più le difficili trattative tra Berna e Bruxelles. Per i cittadini, a questo punto, è una sorta di rompicapo: sostenere l'originale dell'UDC o puntare sulla soluzione alternativa (e annacquata) di parlamento e governo?

La risposta dalle urne arriverà domenica pomeriggio. Per capire cosa cambierà per i frontalieri nel caso l'iniziativa «Prima i nostri» passasse, invece, bisognerà attendere l'applicazione del testo che - come il 9 febbraio ha ampiamente dimostrato - si scontra con gli accordi in vigore sulla libera circolazione.




Referendum, la Svizzera vota contro il lavoro agli stranieri

Il Canton Ticino ha votato contro il lavoro agli stranieri, tra i quali gli italiani. L’iniziativa popolare «Prima i nostri», lanciata dalla destra nazionalista dell’Udc, ha conseguito i 58% dei voti, mentre il 39,7% dei ticinesi ha detto no, prevalente soprattutto nei comuni di Quinto, Dalpe, Lavizzara, Linescio, Bosco Gurin, Onsernone, Orsellina, Gorduno, Vico Morcote e Novaggio. Negli altri 120 comuni ha prevalso il voto favorevole alla proposta di dare la precedenza ai residenti nell’assegnazione dei posti di lavoro nel cantone.


È stata invece respinta la proposta con cui la sinistra chiedeva misure di controllo sugli stipendi: il controprogetto governativo ha vinto con il 55% dei sì, riferisce Tio, il Portale del Ticino, mentre la proposta referendaria ha conseguito solo il 45% dei consensi contro il 52,4% delle bocciature. «È una vittoria incredibile», ha detto il presidente dell’Udc Ticino, consapevole però che il risultato non avrà effetti vincolanti sulle leggi che regolano il mercato del lavoro, che spettano alle autorità centrali.


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domenica 15 febbraio 2015

La Svizzera come Robin Hood



La Svizzera come Robin Hood: 
prelievo forzoso sui ricchi per aiutare i disoccupati

Dal prossimo gennaio sarà prelevato l’1% dai redditi superiori a 250mila euro dei cittadini elvetici, per ripianare il fondo che consente il pagamento della assicurazione di disoccupazione destinata a chi resta senza lavoro.

A partire da gennaio in Svizzera dai redditi superiori a 250mila euro sarà trattenuto - attraverso un prelievo forzoso – l’1 percento. Motivo? Cercare di recuperare circa 80 milioni di euro e scongiurare il crac per l’assicurazione garantita dal piccolo stato ai suoi disoccupati. Al momento il fondo per questo ammortizzatore sociale è difatti in profondo rosso: c’è un buco di ben 4 miliardi. In Svizzera il prelievo dai redditi esisteva già, ma paradossalmente non riguardava i ricchi.
 I calcoli del governo elvetico sono quelli di riportare in pareggio i conti dell’assicurazione, grazie al prelievo forzoso, nel giro di tre lustri. “Per anni la disoccupazione in Svizzera, con un tasso inferiore all’1%, non ha rappresentato un problema – si legge su Swissworld.org, il sito del Dipartimento federale degli affari esteri del Paese .
Durante la recessione degli anni ’90, tuttavia, il numero dei senza lavoro è aumentato drammaticamente, fino al tasso record del 5,7%, raggiunto nel febbraio del 1997, in seguito alle numerose ristrutturazioni aziendali che hanno comportato tagli di organico. Dalla fine degli anni ’90, grazie alla graduale ripresa dell’economia e a nuovi metodi di calcolo, il tasso di disoccupazione è sceso, fino ad assestarsi nel 2001 all’1,7%. Da allora il tasso di disoccupazione ha avuto un andamento varibile; alla fine del 2007 si aggirava intorno al 2,8%. Il tasso varia comunque secondo le regioni: nelle aree di lingua francese e italiana la disoccupazione è maggiore che nella Svizzera-tedesca. Le donne sono generalmente più colpite degli uomini e gli stranieri sono più colpiti rispetto agli svizzeri”.

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sabato 19 aprile 2014

- LAVORO -: Svizzera : Cercasi Lavoratori Disperatamente

Svizzera : Cercasi Lavoratori Disperatamente


Se in Italia la disoccupazione continua ad aumentare, 
nella vicina Svizzera le imprese cercano personale disperatamente.

 Lo dimostra tra l’altro l’indice Adecco, cresciuto del 10% nel primo trimestre a 118 punti, un dato record...
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- LAVORO -: Svizzera : Cercasi Lavoratori Disperatamente: Svizzera, cercasi lavoratori disperatamente Se in Italia la disoccupazione continua ad aumentare,  nella vicina Svizzera le imprese...



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martedì 11 febbraio 2014

Svizzera: i Migranti sono Italiani



Il risultato della votazione popolare sull’iniziativa della destra xenofoba contro l’immigrazione di massa è rivelatore di umori, paure e sentimenti antistranieri che credevamo alle nostre spalle, mentre continuano invece ad agitare componenti importanti della società elvetica. Al di là delle problematiche sociali che si sono acuite in alcune aree della Confederazione, il voto ripropone di fatto una questione identitaria non risolta che si esprime a scadenze regolari sui temi dell’immigrazione. E tuttavia il voto ci dà un quadro frammentato, su cui chi si batte per una Svizzera aperta e solidale deve riflettere: si ripropone in primo luogo il famoso Roestigraben, ossia la differenza di prospettiva tra Svizzera tedesca, dove ha prevalso il si all’iniziativa xenofoba, e Svizzera francese, dove invece essa è stata respinta con un no compatto ed omogeneo.

Un caso a sé è la posizione del Canton Ticino, una regione in cui alcune difficoltà effettive nel mercato del lavoro hanno dato la stura ad un forte riflesso anti italiano, che si è espresso in un voto plebiscitario a favore dell’iniziativa xenofoba. Altrettanto interessante è la differenza nel voto delle grandi aree urbane, in cui ha prevalso il no, rispetto al voto dei cantoni interni e periferici che hanno accolto l’iniziativa. Peraltro il no all’iniziativa antistranieri è stato netto proprio nelle città in cui più alta è la presenza di immigrati e più radicate sono le relazioni sociali e culturali con essi, mentre il sì ha avuto ampi consensi in aree della Svizzera meno interessate dai fenomeni migratori.

Con questa iniziativa, che liquida l’accordo sulla libera circolazione e reintroduce il sistema dei contingenti, la Svizzera torna ad una politica di immigrazione legata esclusivamente ai fattori congiunturali dell’economia locale. Di fatto i migranti tornano ad essere “braccia e non uomini”. Le conseguenze le pagheranno i tanti cittadini dell’Unione Europea che nei prossimi anni si vedranno precluso l’accesso al mercato del lavoro svizzero, i lavoratori frontalieri lombardi, colpevolizzati come la causa del dumping salariale nel Canton Ticino, ma potrebbero pagarle anche le nostre comunità di vecchia data non più garantite da alcune protezioni della legislazione europea. Non per niente, tra gli scenari prefigurati dalla destra vi è la riedizione del famigerato statuto dello stagionale a cui si legano le pagine più tristi dell’emigrazione italiana in Svizzera.

Tutto questo ci appare come un atto di ingratitudine, soprattutto se si pensa che la Svizzera vive una fase di alta congiuntura e di grandi successi economici, realizzati soprattutto grazie soprattutto all’apporto qualificato di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori provenienti dall’Unione Europea e dai cosiddetti Paesi terzi. E tuttavia nella propaganda xenofoba, rozza e poco attenta a tutte le implicazioni problematiche della loro sciagurata iniziativa, non è stato messo in conto che liquidando la libera circolazione si aprono per la Svizzera una serie di interrogativi di difficile soluzione in tema di rapporti con l’Unione Europea. Di fatto si mette in discussione l’intero assetto degli accordi bilaterali Svizzera-UE da cui la Svizzera trae non pochi vantaggi e che spaziano dalla libera circolazione alla ricerca, dall’accesso al mercato energetico ai rapporti commerciali ed economici.

Dal nostro punto di vista di italiani residenti in Svizzera si aprono anche interrogativi inquietanti sulla regolazione non solo dei nuovi immigrati, ma anche delle comunità tradizionali qui residenti, compresa la nostra. Come dimostrano le reazioni a caldo dell’intera Europa il risultato della votazione svizzera non riguarda solo il destino di questo paese. Esso costituisce un grave segnale di incoraggiamento per quanti nell’Unione Europea predicano il ritorno a logiche protezionistiche e nazionalistiche. Significativo a questo proposito che uno dei primi messaggi di felicitazioni per il voto elvetico sia giunto da Marine Le Pen! Ed è interessante notare l’imbarazzo evidente dei nostri leghisti, posti di fronte alla constatazione che c’è sempre qualcuno più a nord di te! Il voto svizzero è il risultato di una campagna martellante della destra a cui una parte della sinistra ha risposto con voce troppo flebile e anche con qualche messaggio contraddittorio.

Ci sembra a questo proposito importante ricordare la posizione scandalosa dei verdi ticinesi che, in contrasto con il movimento ecologista svizzero, hanno sostenuto l’ iniziativa antistranieri. Non v’è dubbio che in questo risultato paghiamo la grave ed evidente sottovalutazione che vi è stata da parte della nostra emigrazione organizzata, del sindacato e della sinistra svizzera nel suo complesso. L’alta affluenza al voto dimostra invece che si è trattato di un appuntamento storico, che rischia di avere conseguenze pesanti e di lungo periodo.

Un maggior impegno nella campagna avrebbe ribaltato il risultato! Da questa constatazione critica ed autocritica, anche noi, circolo di SEL impegnati nella realtà dell’emigrazione italiana in Svizzera, dobbiamo ripartire per contribuire a ricostruire un progetto di Paese aperto e solidale e per promuovere, anche in un contesto difficile come quello emerso dal voto del 9 febbraio, l’idea di una Europa più democratica e sociale.

Sinistra Ecologia Libertà-Svizzera

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martedì 19 novembre 2013

Svizzera : Referendum sul Reddito di Cittadinanza


Svizzera : Referendum sul Reddito di Cittadinanza

Il comitato promotore ha raccolto le firme, 
ora il governo deve stabilire una data: 

si propone di dare 2000 euro al mese a tutti, 
non solo i disoccupati

Venerdì 4 ottobre un comitato svizzero ha presentato le oltre 100mila firme necessarie per indire un referendum sull’introduzione del reddito di cittadinanza: la proposta, che si voterà in una data ancora da stabilire, prevede che la Svizzera conceda 2500 franchi svizzeri al mese (pari a circa 2000 euro) a ogni cittadino maggiorenne e l’equivalente di 500 euro mensili a chi non ha ancora compiuto 18 anni. I promotori dell’iniziativa hanno festeggiato il raggiungimento del numero necessario di firme con un’azione dimostrativa particolare: hanno versato letteralmente otto milioni di monete da cinque centesimi nella piazza del Parlamento di Berna, la capitale della Svizzera (una moneta per ogni persone che vive in Svizzera, hanno spiegato).

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Il reddito di cittadinanza proposto dall’iniziativa popolare non è “subordinato ad alcuna contro prestazione” e non è “sostitutivo di un salario o di un’indennità perduti”. È “individuale”, nel senso che si prevede venga dato alle singole persone, e non alle famiglie. L’introduzione del reddito di cittadinanza dovrebbe costare, secondo i promotori, circa 400 miliardi di franchi svizzeri (circa 326 miliardi di euro). La maggior parte dei soldi dovrebbe arrivare dal sistema di assicurazione sociale svizzero, quindi rielaborando del tutto il welfare: verrebbero a quel punto eliminati assegni famigliari, sussidi per malati, borse di studio, eccetera. Secondo alcuni critici, comunque, questa soluzione potrebbe non essere sufficiente a finanziare l’intera iniziativa.

Enno Schmidt, uno dei fondatori dell’iniziativa sul reddito di cittadinanza, ha detto a Russia Today: «Potrebbe essere un momento storico, come per l’abolizione della schiavitù o il movimento dei diritti civili. Certamente quelli che non lo vorranno troveranno delle scuse, ma quelli che lo vogliono troveranno soluzioni». Lo scorso maggio, quando già il gruppo promotore aveva annunciato di avere raggiunto le 100mila firme necessarie per il referendum, Repubblica aveva intervistato Bernard Kundig, esponente svizzero della piattaforma mondiale Basic Income Earth Network (BIEN). Kundig aveva spiegato: «Con il reddito di base garantito i cittadini sarebbero sollevati dalla necessità di trovare un lavoro, peraltro sempre più raro, ad ogni costo, disponendo della possibilità di scegliere l’attività a loro più congeniale, per contribuire al processo sociale e a porre le basi di una società postindustriale rispettosa della natura»

Il diritto di iniziativa popolare è previsto dalla Costituzione svizzera dal 1891. La Costituzione prevede per questo tipo di referendum una doppia maggioranza, di popolo e di cantoni. In Svizzera l’iniziativa popolare è uno strumento utilizzato piuttosto spesso: nel marzo di quest’anno la stampa di tutto il mondo si è molto occupata della decisione di imporre un tetto agli stipendi dei manager, approvata dalla grande maggioranza dei cittadini svizzeri in un referendum, malgrado l’opposizione di tutte le maggiori forze politiche. Il 24 novembre gli svizzeri voteranno per un altro referendum, sulla cosiddetta “iniziativa 1:12″, che prevede che lo stipendio mensile di un manager non possa superare la paga annuale del dipendente di più basso livello della società.

da http://www.ilpost.it/ .



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martedì 27 novembre 2012

Arafat: prove di avvelenamento?

Arafat: prove di avvelenamento?

Eseguiti stamani a Ramallah i prelievi. Esperti provenienti da Russia, Francia e Svizzera cercheranno tracce di polonio nei resti umani del presidente palestinese

  - La strana morte di Yasser Arafat, uno dei più grandi misteri del Medio Oriente, potrebbe cominciare ad avere una soluzione a partire da oggi con l'avvenuta esumazione, questa mattina alla Muqata di Ramallah, della salma del presidente palestinese, deceduto in un ospedale francese nel novembre 2004. Un medico palestinese, lontano dai riflettori dei media, ha prelevato campioni di tessuto umani dalla salma, che saranno analizzati da team di specialisti provenienti da Francia, Svizzera e Russia. Un mistero in effetti la morte di Arafat non lo è mai stato per i palestinesi che, un po' tutti, pensano che «Abu Ammar» (il nome di battaglia di Arafat) sia stato avvelenato da collaborazionisti di Israele. Gli esperti - quelli francesi sono stati nominati dopo una denuncia presentata alla Procura di Parigi dalla vedova di Arafat, Suha Tawill - andranno alla caccia di tracce di polonio, una sostanza altamente pericolosa trovata lo scorso agosto su indumenti ed oggetti appartenuti al leader palestinese.

La riesumazione della salma di Arafat giunge mentre un alto esponente dell'establishment israeliano, il ministro della difesa Ehud Barak, che nel 2000 legò il suo nome a quello del presidente palestinese scomparso, ha annunciato il suo inatteso abbandono della politica. Barak, in qualità di primo ministro laburista, fu protagonista 12 anni fa del drammatico fallimento a Camp David (era presidente americano Bill Clinton) delle trattative per quella che a quel tempo era nota come la «soluzione definitiva» del conflitto israelo-palestinese, sulla base degli Accordi di pace di Oslo, firmati sette anni prima alla Casa Bianca.

L'ex premier israeliano ordinò una dura repressione della seconda Intifada palestinese nei pochi mesi nei quali rimase ancora al potere fino alla pesante confitta elettorale che, all'inizio del 2001, vide l'ascesa della destra di Ariel Sharon. L'improvvisa uscita dalla scena politica di Barak - frutto anche di contrasti personali con il premier Netanyahu - apre la strada, con ogni probabilità, alla nomina a ministro della difesa dell'attuale ministro degli esteri Lieberman. Dopo le legislative israeliane del prossimo 22 gennaio Netanyahu sarà ancora primo ministro (lo dicono tutti i sondaggi) di un governo «di guerra» (all'Iran). Lieberman, un ultranazionalista di destra, da parte sua non nasconde di volere la difesa in vista dell'attacco israeliano alle centrali atomiche iraniane di cui si parla da mesi se non da anni. Netanyahu quindi potrebbe optare per un ministro degli esteri con una immagine più moderata da spendere all'estero.

Intanto, a pochi giorni dalla fine dell'offensiva militare israeliana "Colonna di Difesa" contro Gaza, il movimento islamico Hamas sembra spaccarsi sulla richiesta di adesione dello Stato di Palestina (come non membro-osservatore) che il 29 novembre il presidente dell'Olp e dell'Anp Abu Mazen presenterà all'Onu. Se da un lato il leader uscente, Khaled Meshaal, si dice favorevole all'iniziativa, dall'altro non pochi dei dirigenti di Hamas a Gaza, tra i quali il premier Ismail Haniyeh, si dichiarano contrari. La frattura sulla questione dello Stato segue i passi mossi nei giorni scorsi dal partito di Abu Mazen, Fatah, e dal movimento islamista verso una possibile riconciliazione nazionale, con l'annuncio della scarcerazione di prigionieri politici da entrambe le parti.

 di Michele Giorgio

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=42315
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martedì 24 aprile 2012

37 MILIARDI nascosti in Svizzera


I ...37 MILIARDI...CHE MONTI NON VUOLE
Per portarli nelle casse dello Stato basterebbe un accordo con la Svizzera sui capitali trasferiti nelle banche elvetiche: come hanno già fatto Gran Bretagna, Germania e Austria. Ma su questo il professore non ci sente.
Prima la Gran Bretagna, poi la Germania, ora l'Austria. Sono i paesi che hanno scelto di firmare un accordo fiscale con la Svizzera per tassare i capitali non dichiarati e trasferiti nelle banche elvetiche. Accordi con i quali i cittadini possono mettersi in regola, senza incorrere in sanzioni e mantenendo l'anonimato.
Nel caso tedesco si parla di una tassazione compresa tra il 21 e il 41 per cento del valore dei conti, in quello austriaco tra il 15 e il 38 per cento. Percentuali che permetterebbero al 2013 di far affluire alle casse di Berlino circa 10 miliardi e a quelle di Vienna tre. Se lo facesse l'Italia, considerando i 150 miliardi di euro che i nostri connazionali hanno portato in Svizzera 'in nero', con una tantum del 25 per cento, si potrebbero incassare oltre 37 miliardi.
Ma il governo di Mario Monti è contrario. Per il Presidente del Consiglio è più opportuno un accordo comune a livello europeo, tanto più che l'Unione ha avuto una reazione negativa di fronte ai primi accordi.
di Silvia Cerami--L'Espresso
CAPITALI SVIZZERI, ORA MONTI DICE Sì
Sui 150 miliardi evasi il premier pronto a trattare con Berna. Tutti i partiti d’accordo sulla proposta rilanciata dal Fatto per portare in cassa fino a 50 miliardi. Il Prof polemico con B: non ci sarebbe l’Imu se non avessero abolito l’Ici

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giovedì 25 agosto 2011

Germania e UK tassano i conti in Svizzera dei propri cittadini




Germania e UK tassano i conti in Svizzera dei propri cittadini. 

Perché noi no?

Svizzera e Regno Unito hanno raggiunto un accordo-quadro per tassare conti svizzeri non dichiarati da cittadini britannici. L’intesa dovrebbe fruttare allo Scacchiere britannico circa 5 miliardi di sterline entro il 2013. L’accordo prevede un do ut des tra i due paesi, nel quale viene preservato l’anonimato dei depositanti britannici in cambio di una robusta tassazione del reddito prodotto dai loro investimenti in Svizzera, sulla falsariga dell’altro accordo-quadro, raggiunto dalla Confederazione con la Germania, settimane addietro.

Il reddito prodotto dai depositi svizzeri di residenti britannici subirà dal 2013 una ritenuta d’imposta tra il 27 ed il 48 per cento, più un’una tantumcompresa tra il 19 ed il 34 per cento, a seconda della dimensione del deposito, in regime transitorio fino al 2013. La Svizzera anticiperà al Regno Unito una somma di 500 milioni di franchi a maggio 2013, a titolo di garanzia. L’aliquota dell’imposta sui depositanti britannici in Svizzera è quasi doppia di quella che verrà pagata dai depositanti tedeschi nella Confederazione. Ciò dovrebbe fornire un potente incentivo al rimpatrio di capitali nel Regno Unito prima che l’accordo divenga effettivo, a inizio 2013. L’accordo dovrà essere ratificato dal parlamento federale svizzero. Gli scettici meditino sul fatto che un accordo del genere, se è stato accettato dalla Svizzera, è enforceable, anche se ci incuriosisce molto sapere come.

Tasse (pesanti, tra l’altro) contro garanzia di anonimato. Non il trionfo dell’equità, ma un buon compromesso per un Tesoro britannico che ha fame di introiti. Il governo e l’opposizione italiani riflettano attentamente su questa prassi, che sta ormai affermandosi nei confronti della Svizzera, che ha peraltro l’esigenza di frenare l’apprezzamento del cambio del franco, ma di non perdere depositi a vantaggio (ad esempio) di piazze asiatiche.

Cari Tremonti e Bersani, servono soldi? 
Provate in questo modo, e la si smetta di cianciare su una demenziale riapertura dell’ultimo 
scudo fiscale.

http://www.agoravox.it/Germania-e-UK-tassano-i-conti-in.html

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