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mercoledì 1 maggio 2019

Emergenza Sicurezza si chiama CagaPound

Emergenza Sicurezza si chiama CagaPound


Emergenza Sicurezza si chiama CagaPound


Ma quali stranieri, la vera Emergenza Sicurezza si chiama CagaPound
Lo stupro di una donna nel loro circolo a Viterbo (uno dei due è pure consigliere comunale) ne è solo l’ultimo esempio. Furti, aggressioni, l’abusivismo che sono i primi a praticare: altro che barconi, la criminalità vera è quella di Casapound

Dice qualcuno che è una nemesi divina. Sicuramente è una legge del contrappasso: quelli che dovevano difendere le nostre donne (rivendicandone tra l’altro la proprietà) ne hanno trascinata una nel loro circolo privato e hanno abusato di lei. Uno dei due, addirittura Consigliere comunale di Casapound. Uno di quelli che ci hanno sfracellato le palle raccontandoci come ora loro sono nelle istituzioni e faranno vedere cosa sanno fare. Bene, bravi, bis.

La vera emergenza è rimpatriare questi loschi individui delle forze di ultradestra al loro Paese, ovvero nel secolo scorso, e fare in modo che nessuno sia di nessuno se non di se stesso e che la legge compia il proprio dovere senza bisogno di randellate vigliacche o buffe ronde che si preoccupano del venditore di cocco mentre i veri pregiudicati si travestono da legge. Il mese scorso uno di loro è stato beccato mentre si intrufolava in una casa (di italiani) per rubare i suppellettili come nella loro migliore narrazione rom. C’è di più: era uno di quelli che manifestava contro i rom qualche giorno prima. Giuro. Uno di quelli che urlava “questi rubano!” e faceva la voce grossa con i suoi tatuaggi tutti tesi per mettere in mostra un’insicura mascolinità. Evidentemente gli rubano il lavoro di rubare. Ha sbagliato la coniugazione dei verbi.

Quelli che dovevano difendere le nostre donne (rivendicandone tra l’altro la proprietà) ne hanno trascinata una nel loro circolo privato e hanno abusato di lei

Poi ci sono le decine di casi di aggressioni (chiedere a Claudio Riccio e all’eurodeputata Eleonora Florenza) fatte ovviamente in dieci contro uno, perché non tutti i vigliacchi sono fascisti ma tutti i fascisti sono vigliacchi, in cui ci hanno raccontato di essere stati provocati per essere poi smentiti dalle immagini. Fanno sempre così, vedono nemici dappertutto, come dei Sancho Panza smagriti, tirati a lucido e in anfibi che demoliscono mulini a vento spaccandogli i denti e giustificandosi dicendo di averli scambiati per demoni. Poveretti. Poveretti loro e poveretti noi che ancora non ci decidiamo a capire che, se andassimo a fare la conta della violenza nei partiti, questi vili di ultradestra supererebbero qualsiasi statistica media. E loro che se ne vantano in privato per poi negarlo in pubblico. Perché la cosa che più di tutto fa sorridere, di questi goffi gaglioffi che vorrebbero essere riconosciuti nel recinto democratico, è che non hanno nemmeno il coraggio delle loro azioni, sempre intenti a trovare una giustificazione come l’adolescente beccato dalla mamma nascosto in bagno con i pantaloni abbassati.

Parlano di sicurezza ma la vera sicurezza per loro sta nell’avere l’impunità di fare quello che vogliono, applicando regole che spesso non hanno niente a che vedere con le regole dello Stato. Parlano di Patria, ma la loro patria si riduce al circolino in cui si ritrovano per ubriacarsi di nostalgia, fuori dal mondo e fuori dalla storia

Parlano di sicurezza ma la vera sicurezza per loro sta nell’avere l’impunità di fare quello che vogliono, applicando regole che spesso non hanno niente a che vedere con le regole dello Stato. Parlano di Patria, ma la loro patria si riduce al circolino in cui si ritrovano per ubriacarsi di nostalgia, fuori dal mondo e fuori dalla storia. Vanno fuori dagli stadi a esercitarsi nel fare guerriglia e poi, quando qualcuno ci lascia le penne, provano a rivendercelo come eroe nazionale oppure vittima del sistema, quando invece sono solo degli sconsiderati che ritroviamo sempre nelle situazioni peggiori, come quei discoli che non vogliono imparare a non mettersi in pericolo.

Casapound che si lamenta delle case popolari a Roma, poi, è una barzelletta che andrebbe scritta nei Baci Perugina: loro, abusivi, vorrebbero stilare la classifica di chi ha più diritto degli altri ad essere abusivo. La legge non sanno nemmeno leggerla, la loro legge è un misero tornaconto personale sempre condonato dalla buon’anima di Mussolini in nome di cui si commettono le peggiori nefandezze (in continuità, verrebbe da dire) e non sanno che forse anche Mussolini li prenderebbe a calci nel culo per la loro passione a violare le regole e per la loro vigliaccheria nel non sostenere nemmeno le proprie tesi.

Avete bisogno di un’emergenza criminalità? Lasciate perdere i barconi, sono tutti qua, residenti, i nostri begli Stronxi di Cagapound.

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sabato 1 aprile 2017

Perchè la Moneta si chiama EURO ?


Credo che proprio in pochi in Italia (ed anche in Europa) sappiano veramente il perché è stata chiamata Euro la moneta che da 14 anni abbiamo in tasca e che da 21 anni ne sentiamo parlare.

Ritorniamo indietro velocemente per capire la genesi di tale scelta. A Maastricht il 7 febbraio 1992 fu firmato il Trattato che modificò giuridicamente la vecchia CEE (Comunità Economica Europea) del 1957 in UE (Unione Europea) per poter creare il “mercato unico” necessario all’adozione di una moneta unica secondo l’idioma “one market, one money”. I vincoli e parametri macroeconomici a cui gli Stati firmatari si erano impegnati a rispettare, erano il presupposto per giungere alla convergenza che desse vita ad una moneta comune.


Il nome prescelto per la moneta da condividere era ECU (European Currency Unit, ovvero Unità di
Conto Europea) che si basava sin dal 1978 su un paniere ponderato delle valute nazionali europee
aderenti, il cui corso variava in funzione dei rapporti
di cambio delle valute stesse che vi partecipavano.

Credo che il nome ECU sia ancora scolpito in modo indelebile nelle menti di molti italiani che
contrassero mutui in tale valuta nei primi anni ’90 attratti da tassi inferiori rispetto a quelli in lire, indotti da banche (come al solito!) più inclini a fare i propri interessi che quelli della clientela tacendo sul ben più oneroso insito rischio di cambio. Sappiamo purtroppo come andò a finire, con il corso dell’ECU aumentato vertiginosamente rispetto alla lira e i conseguenti bagni di sangue a cui furono sottoposte decine e decine di migliaia di famiglie italiane nel pagarne il salato conto.

Ebbene in ogni caso la valuta che sarebbe scaturita da Maastricht si sarebbe dovuta chiamare ECU e
molti paesi membri, nonostante rimase di fatto sempre una divisa “virtuale”, si cimentarono già in
emissioni, riservate ai numismatici, coniando monete con tale valore.


Ma nel 1995 avvenne la “svolta”: nel Consiglio Europeo di Madrid avvenuto, il 15 e 16 dicembre 1995, fu deciso di cambiare il nome da ECU in EURO. Ma quale fu la vera motivazione di questo cambio di denominazione? Le note ufficiali si affrettarono nel dare delle spiegazioni “di comodo”, come ad esempio che la parola ECU si pronunciasse con troppo “francesismo” essendo il vecchio scudo francese. Altri dissero che essendo un acronimo inglese di European Currency Unit non sarebbe stato “gradito” a tutti e che il nome EURO fosse più direttamente riconducibile all’EUROPA.

Ma la vera realtà fu un’altra, imposta fortemente dalla delegazione tedesca capeggiata dal Cancelliere Helmut Kohl e dal suo potentissimo, inflessibile e “sopraccicliatissimo” Ministro delle Finanze Theo
Waigel (che d’allora verrà chiamato il “papà dell’euro”), che proposero ed ottennero immediatamente, il cambiamento del nome da ECU in EURO. Infatti nella lingua tedesca la pronuncia di “un ecu” si sarebbe detta “eine ecu” creando una imbarazzantissima assonanza con “eine kuh” cioè “una vacca” e che pertanto avrebbe creato ovviamente non pochi problemi ai tedeschi già fortemente “dispiaciuti” nell’abbandonare
il loro amatissimo marco simbolo del riscatto economico del paese.

Di fronte a tale evidenza, a cui non mancarono sorrisi e battutine nelle delegazioni, il Consiglio d’Europa di Madrid decretò all’unanimità di cambiare il nome in EURO, mandando definitivamente in pensione l’acronimo ECU, ma soprattutto ribadendo ancora per una volta (come se non ce ne fosse bisogno) che la Germania avesse il pieno potere di decisione su ogni cosa riguardo al nuovo ordine monetario che si stava instaurando in Europa e che avrebbe così fortemente condizionato il futuro dell’intero Vecchio Continente e con esso i destini dei paesi membri.

Viene spontaneo da chiedersi se lo stesso problema di assonanza non felice fosse stato avanzato da
altri paesi come ad esempio l’Italia, la Spagna o la Grecia, oggi la moneta che adottiamo si chiamerebbe ugualmente EURO o sarebbe rimasta con il vecchio nome di ECU?

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