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venerdì 13 settembre 2019

Lascia Salvini perchè Non gli importa del Sud

Lascia Salvini perchè Non gli importa del Sud


"Matteo Salvini? A lui del Meridione non interessa nulla, mentre io devo difendere la mia terra". Carmelo Lo Monte, deputato della Lega e fino a lunedì scorso tra gli uomini più in vista del Carroccio in Sicilia racconta all'AdnKronos l'addio a Salvini. Ora si è iscritto al gruppo Misto della Camera non nasconde la sua amarezza: "Ho deciso di dire basta - spiega - e di lasciarli liberi di intercettare personaggini nell'Isola, si vede che non hanno bisogno della mia esperienza e onestà, che è un problema per loro, visto che sono abituati a ben altri uomini".

Lascia Salvini perchè Non gli importa del Sud


"In passato avevo visto Salvini qualche volta e gli avevo chiesto di fare il partito nazionale", racconta il politico il 63enne, già ex Dc e Psi, originario di Graniti, nel Messinese: "Io e altri del Sud abbiamo insistito e lui è stato coraggioso, ha aperto la Lega anche nelle nostre regioni e fino al 4 marzo è andato tutto bene, poi ha commissariato tutto, Sicilia, Calabria, Campania".

Uno choc per il siciliano, giunto alla quarta legislatura, che non si spiega quanto accaduto: "Nessuno di quelli che avevano vinto alle politiche del 2018, gli è più andato bene, sono arrivati i lombardi, ci hanno mortificato ripetutamente con gesti inspiegabili".

"Salvini è intelligente, coraggioso, ma si deve attrezzare meglio, suo cerchio magico è peggiore di quello di Bossi", dice Lo Monte che si sente tradito dalla Lega 'nazionale' del Capitano: "Ho dovuto prendere atto - insiste - che questi di adesso sono più nordisti dei leghisti della prima ora, in tutto il Mezzogiorno c'è un commissario, tutti provenienti dal Nord, dalla Lombardia".

Lo Monte è stato esautorato anche nella sua provincia, a Messina: "Domenica, alla vigilia del voto di fiducia in Aula al governo Conte, ho letto dai giornali, senza che ne sapessi nulla, che il giullare da due soldi di Salvini in Sicilia" Stefano Candiani "aveva commissariato anche la mia provincia, quella di Messina, così ho lasciato la Lega per il gruppo Misto".

"Nessuno ha voluto ascoltarmi, mi avevano pure offerta la segreteria della Commissione Agricoltura della Camera", si rammarica. Lasciandosi scappare "Io - lo scriva - ho più dignità di Salvini".


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sabato 27 gennaio 2018

Perchè Volere Bene a Laura Boldrini



Quattro buone ragioni per volere bene a Laura Boldrini
La presidentessa della Camera è oggetto di attacchi quotidiani feroci, denigratorii, perseveranti. 

La Boldrini ha passato 20 anni nelle organizzazioni umanitarie internazionali, prima alla Fao e poi 
all’Unhcr, l’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite. Cosa sipuò rinfacciare a una donna che, quando si insediò a Montecitorio e pronunciò la frase sulla lotta alla mafia, ci mise così tanta enfasi da rianimare le speranze di tutte le persone di buona fede? Si può pensare male di una donna, la terza dopo Irene Pivetti e Nilde Iotti a ricoprire la terza carica dello Stato, che parla in modo semplice, mai in politichese, apparentemente sempre col cuore in mano? Si può provare antipatia o reticenza verso una signora che restituisce un po’ di dignità a tutte quelle donne, per anni messe in imbarazzo da quella che è stata definita la “mignottocrazia” di Silvio ? 
Impossibile! Eppure è così per la miriade di senza neuroni contenti anche di rispondere alle sollecitazioni dei Grillo che chiede “cosa farebbero se si trovassero 
con lei in macchina”. E il Leghista Matteo che la Paragona ad una Bambola Gonfiabile. Contenti anche di appoggiare l’iniziativa dei leghisti volta a
 bruciare in piazza una figura della Presidente della Camera! 
POVERA ITALIA

Quattro buone ragioni per volere bene a Laura Boldrini: Perché è donna. E’ preparata. Non è una 
“politica”. Non ha un partito. Non tace.
La presidentessa della Camera è oggetto di attacchi quotidiani feroci, denigratorii, perseveranti. 

Quattro spunti di riflessione sul caso Boldrini

Laura Boldrini ha praticato solidarietà e l’ha fatto guadagnandosi la stima di molti (tra le persone, non tra gli infami - ndr). In un Parlamento zeppo di giovanotti di buone intenzioni passati dal baretto sotto casa al Parlamento lei ha una storia lavorativa, familiare e personale che non ha bisogno di accreditarsi con la politica. La Boldrini, per intendersi, è una che in politica ha solo da perderci: fosse rimasta dov’era sarebbe probabilmente una voce importante per leggere questo nostro triste tempo. Alla presidenza della Camera si prende tutti i giorni una vagonata di “si faccia i cazzi suoi”. Funziona così da noi in una Italia piena zeppa di idioti.

Personalmente me ne sono accorto per caso, scorrendo la rassegna stampa quotidiana e provando a 
buttare l’occhio su quei giornali (sono principalmente due o tre, quelli riconoscibili per il cattivo alito giornalistico nei titoli urlati e nel razzismo servile strisciante) che l’attaccano nei titoli, nei catenacci e tra le righe degli editoriali: Laura Boldrini è diventata senza che ce ne accorgessimo il bidone dell’umido del bullismo internettiano-giornalistico di un manipolo di vigliacchi che la usano come palestra della propria malcelata vigliaccheria che digrigna e io, me ne scuso, me ne sono accorto troppo tardi e troppo poco.
Ma andiamo con ordine, perché nel fango quotidiano riservato a Laura Boldrini ci sono dentro tutti gli ingredienti di un’epoca: a nessun rappresentante politico (io mi ci sveglio tutte le mattine, sulle rassegne stampa) subisce un trattamento così offensivo, feroce, denigratorio e perseverante come lei. Né i politici più in vista (parlo degli ex presidenti del consiglio come Matteo Renzi o dei potenziali leader nazionali come Beppe Grillo) e nemmeno i politici più incendiari 
(metti un Salvini, un Berlusconi dei tempi d’oro o uno a caso dei nostri politici 
che hanno bisogno di appiccare fuochi per accreditarsi come pompieri) 
sembrano meritarsi la stessa potenza di fuoco che viene caricata per la Presidentessa della Camera. 

Ma perché? Me lo sono chiesto per giorni, prima ancora che la Boldrini lanciasse l’iniziativa con cui 
annuncia di avere esaurito la pazienza e di volere prendere provvedimenti contro il profluvio di becere offese che le vengono rovesciate addosso. Già, mi sono chiesto, perché?
Perché è donna. E preparata. E il deserto culturale di questo tempo che partorisce bulli non sopporta 
l’idea che una donna decida di non “accompagnare” un’idea ma abbia lo spessore di intestarsela: Laura Boldrini (che si sia d’accordo o meno con ciò che dice e ciò che pensa) ha un’identità personale, prima ancora che politica, che la rende riconoscibile durante tutta la sua carriera parlamentare indipendentemente dai governi, dalle disperazioni, dagli allarmi che fanno moda e dai calcoli elettorali. È sempre lei. Coerente. In un momento (e in un Parlamento) in cui la coerenza è vissuta come un gravissimo pericolo: il coerente non svende le proprie idee e qui, dove l’essere corruttibile è il prerequisito fondamentale per essere ben accetto come classe dirigente, il coerente è un fastidiosissimo ostacolo al pensiero dominante. Ma soprattutto è donna: esiste un muscolo più forte della coerenza? No. Siamo un Paese che può accettare la “sconfitta” (anche solo nella lealtà morale) da parte di una donna? No. E infatti, se avete lo stomaco di leggerle, le offese alla Boldrini puntano tutte sulla sua femminilità e spesso sui suoi organi genitali: il maschilismo più bieco (quello che sfiora il machismo più patetico, per intendersi) si scandalizza anche solo per un suffisso che finisca per -a perché ha bisogno di essere rassicurato dai propri pregiudizi (e dalla sintassi). In pratica siamo di fronte a poppanti che hanno il proprio pene in sostituzione del dito come rifugio delle proprie fragilità. E rispondono con quello.

Poi non è una “politica”. Intendiamoci: da queste parti la professionalità politica non è certo un disonore (benché qualcuno giochi all’antipolitica per un pugno di voti intrisi di bile): il professionismo politico (nel senso costituzionale del “professare i propri valori” nella politica) è qualcosa di cui avremo un gran bisogno. Il fatto è che Laura Boldrini ha già dimostrato di essere capace e meritevole senza bisogno di stare seduta sullo scranno alto della Camera dei Deputati: Laura Boldrini ha praticato solidarietà e l’ha fatto guadagnandosi la stima di molti. In un Parlamento zeppo di giovanotti di buone intenzioni passati dal baretto sotto casa al Parlamento lei ha una storia lavorativa, familiare e personale che non ha bisogno di accreditarsi con la politica. La Boldrini, per intendersi, è una che in politica ha solo da perderci: fosse rimasta dov’era sarebbe probabilmente una voce importante per leggere questo nostro triste tempo. Alla presidenza della Camera si prende tutti i giorni una vagonata di “si faccia i cazzi suoi”. 

Funziona così da noi: c’è gente che legge Trilussa ma smette appena scopre che è stato un Senatore a vita, del resto.Non ha un partito. E in tempi di servitù esibita e conclamata essere “liberi” significa essere soli. A destra la attaccano perché così non disturbano comunque la “sinistra” al governo, convinti di mettersi (vigliaccamente) contro una persona senza innervosire un’intera comunità mentre dalle parti di una certa sinistra la difendono poco sperando che il giochetto la usuri e la possa mettere fuori gioco. La Boldrini è una ONG a forma di parlamentare: mette d’accordo una grosse koalition che tiene insieme leghisti, grillini, rossobruni e piddini tendenti a destra. La Boldrini si può usare nei tanti discorsi del “non sono razzista ma la Boldrini…” La bava, di fondo, è sempre quella.

Non tace. No, non tace. Non perde le staffe, non fa finta di niente e nemmeno si ammorbidisce. Forse è vero che un milione di querele non sarà LA soluzione ma decidere di prendersi la briga di affidarsi alla legge per richiamare i vigliacchetti commentatori alle proprie responsabilità è il gesto estremo di una situazione diventata estrema da un bel pezzo. La stragrande maggioranza degli odiatori seriali (mica solo sui social, anche su qualche giornalaccio della destra) è pronta a smutandarsi di fronte a una querela. Sono così: forti con i deboli e deboli con i forti. Codardi per definizione. Di fronte alla lettera di un avvocato si umiliano alla ricerca del perdono senza rendersi conto che l’umiliazione vera sta nel loro odio. Ed è una buona lezione. Una lezione giusta. Sì, giusta.
Io, da cittadino e lavoratore che con le parole ci ha a che fare tutti i giorni, alla Boldrini voglio bene. Nel senso che voglio il suo bene: credo che sia urgente che lei possa avere il diritto di esercitare le proprie idee e il proprio ruolo senza l'augurio di stupri, morte, lutti personali e senza che venga ricoperta di puttana, troia, baldracca. Perché? Davvero, c’è bisogno di scriverlo il perché?

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Previsioni per il 2018






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sabato 1 aprile 2017

Perchè la Moneta si chiama EURO ?


Credo che proprio in pochi in Italia (ed anche in Europa) sappiano veramente il perché è stata chiamata Euro la moneta che da 14 anni abbiamo in tasca e che da 21 anni ne sentiamo parlare.

Ritorniamo indietro velocemente per capire la genesi di tale scelta. A Maastricht il 7 febbraio 1992 fu firmato il Trattato che modificò giuridicamente la vecchia CEE (Comunità Economica Europea) del 1957 in UE (Unione Europea) per poter creare il “mercato unico” necessario all’adozione di una moneta unica secondo l’idioma “one market, one money”. I vincoli e parametri macroeconomici a cui gli Stati firmatari si erano impegnati a rispettare, erano il presupposto per giungere alla convergenza che desse vita ad una moneta comune.


Il nome prescelto per la moneta da condividere era ECU (European Currency Unit, ovvero Unità di
Conto Europea) che si basava sin dal 1978 su un paniere ponderato delle valute nazionali europee
aderenti, il cui corso variava in funzione dei rapporti
di cambio delle valute stesse che vi partecipavano.

Credo che il nome ECU sia ancora scolpito in modo indelebile nelle menti di molti italiani che
contrassero mutui in tale valuta nei primi anni ’90 attratti da tassi inferiori rispetto a quelli in lire, indotti da banche (come al solito!) più inclini a fare i propri interessi che quelli della clientela tacendo sul ben più oneroso insito rischio di cambio. Sappiamo purtroppo come andò a finire, con il corso dell’ECU aumentato vertiginosamente rispetto alla lira e i conseguenti bagni di sangue a cui furono sottoposte decine e decine di migliaia di famiglie italiane nel pagarne il salato conto.

Ebbene in ogni caso la valuta che sarebbe scaturita da Maastricht si sarebbe dovuta chiamare ECU e
molti paesi membri, nonostante rimase di fatto sempre una divisa “virtuale”, si cimentarono già in
emissioni, riservate ai numismatici, coniando monete con tale valore.


Ma nel 1995 avvenne la “svolta”: nel Consiglio Europeo di Madrid avvenuto, il 15 e 16 dicembre 1995, fu deciso di cambiare il nome da ECU in EURO. Ma quale fu la vera motivazione di questo cambio di denominazione? Le note ufficiali si affrettarono nel dare delle spiegazioni “di comodo”, come ad esempio che la parola ECU si pronunciasse con troppo “francesismo” essendo il vecchio scudo francese. Altri dissero che essendo un acronimo inglese di European Currency Unit non sarebbe stato “gradito” a tutti e che il nome EURO fosse più direttamente riconducibile all’EUROPA.

Ma la vera realtà fu un’altra, imposta fortemente dalla delegazione tedesca capeggiata dal Cancelliere Helmut Kohl e dal suo potentissimo, inflessibile e “sopraccicliatissimo” Ministro delle Finanze Theo
Waigel (che d’allora verrà chiamato il “papà dell’euro”), che proposero ed ottennero immediatamente, il cambiamento del nome da ECU in EURO. Infatti nella lingua tedesca la pronuncia di “un ecu” si sarebbe detta “eine ecu” creando una imbarazzantissima assonanza con “eine kuh” cioè “una vacca” e che pertanto avrebbe creato ovviamente non pochi problemi ai tedeschi già fortemente “dispiaciuti” nell’abbandonare
il loro amatissimo marco simbolo del riscatto economico del paese.

Di fronte a tale evidenza, a cui non mancarono sorrisi e battutine nelle delegazioni, il Consiglio d’Europa di Madrid decretò all’unanimità di cambiare il nome in EURO, mandando definitivamente in pensione l’acronimo ECU, ma soprattutto ribadendo ancora per una volta (come se non ce ne fosse bisogno) che la Germania avesse il pieno potere di decisione su ogni cosa riguardo al nuovo ordine monetario che si stava instaurando in Europa e che avrebbe così fortemente condizionato il futuro dell’intero Vecchio Continente e con esso i destini dei paesi membri.

Viene spontaneo da chiedersi se lo stesso problema di assonanza non felice fosse stato avanzato da
altri paesi come ad esempio l’Italia, la Spagna o la Grecia, oggi la moneta che adottiamo si chiamerebbe ugualmente EURO o sarebbe rimasta con il vecchio nome di ECU?

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mercoledì 16 settembre 2015

Ecco Perchè Lascio la Cgil di Giorgio Cremaschi


Giorgio Cremaschi: Ecco Perchè Lascio la Cgil

Le ragioni per le quali ho restituito dopo 44 anni la tessera della Cgil sono semplici e brutali. Oramai mi sento totalmente estraneo a ciò che realmente è questa organizzazione e non sono in grado minimamente di fare sì che essa cambi. La mia è quindi la presa d’atto di una sconfitta personale: ci ho provato per tanto tempo e credo con rigore e coerenza personale, non ci sono riuscito. Anzi la Cgil è sempre più distante da come avrei voluto che fosse. Non parlo tanto dei proclami e delle dichiarazioni ufficiali, ma della pratica reale, della vita quotidiana che per ogni organizzazione, in particolare per un sindacato, è l’essenza. Non è questo il sindacato che vorrei e di cui credo ci sia bisogno, e soprattutto non vedo in esso la volontà di diventarlo.

Naturalmente mi si può giustamente rispondere: chi ti credi di essere? Certo la mia è la storia di un militante come ce ne sono stati tanti, che ha speso tanto nell’organizzazione ma che non può pretendere di essere al centro del mondo. Giusto, tuttavia credo che la mia fuoriuscita possa almeno essere registrata come un pezzetto della più vasta e diffusa crisi sindacale di cui tanto si parla, e che come tale possa essere collocata e spiegata. Nei primissimi anni 70 del secolo scorso a Bologna come lavoratore studente ho preso con orgoglio la mia prima tessera Cgil. Poi sono stato chiamato a Brescia per cominciare a lavorare a tempo pieno nella Fiom. Nella quale sono rimasto fino al 2012. Ho visto cambiare il mondo, ma se tornassi indietro con la consapevolezza di oggi rifarei tutte le scelte di fondo. Scherzando penso che io ed il mondo siamo pari, io non sono riuscito a cambiarlo come volevo, ma pure lui non ce l’ha fatta con me. Quando ho cominciato a fare il “sindacalista” a tempo pieno questa parola suscitava rispetto. Io la maneggiavo con un pò di timore. Il sindacalista era una persona giusta e disinteressata che raddrizzava i torti, era il difensore del popolo. Oggi se dici che sei un sindacalista ti vedi una strana espressione intorno, molto simile a quella che viene rivolta ai politici di professione. Sindacalista eh? Allora sai farti gli affari tuoi…






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martedì 22 aprile 2014

Perchè gli uomini sono ossessionati dal seno femminile


Una recente ricerca scientifica americana ha tentato di spiegare i motivi per cui gli uomini sono ossessionati dal seno delle donne.




Il giornale tedesco Die Bild ha pubblicato i risultati di una recente ricerca americana che ha tentato di spiegare i motivi dell’ossessione maschile per il seno delle donne. Lo studio dell’università del Texas, condotto da Larry Young, ha analizzato una serie di test da cui è risultato che l’82% delle donne prova piacere nel momento in cui il partner accarezza il seno. Tale piacere è una peculiarità solo degli esseri umani dato che non è rintracciabile in altre specie animali. Sembra dunque che gli uomini abbiano una particolare propensione verso questa parte del corpo femminile proprio perchè sanno di poter provocare piacere tramite la stimolazione. La stessa ricerca inoltre affrema che le ragioni della predilizione maschile verso il seno debbano essere rintracciate anche considerando una questione puramente istintiva. Inaftti, un seno florido rappresenta in molti casi un elemento che può collegarsi alla riproduzione della specie, dato che con le mammelle la donna allatta i propri figli, nutrendoli e permettendo loro di sopravvivere.



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venerdì 26 luglio 2013

Perchè i politici hanno abolito Glass-Steagall ?


NoBigBanks risponde: perchè i politici hanno abolito Glass-Steagall?



no big banks.itLa separazione tra banche d’affari e banche di investimento fu una scelta degli anni ’30, a seguito della crisi di Wall Street del 1929. Come mai i politici hanno commesso l’errore di abolire negli anni ’90 la Glass-Steagall?
Quali effetti macroeconomici credevano di poter ottenere? Cosa invece è successo?
Ringraziamo il sito OMSEP-Osservatorio Meridionale per lo Sviluppo Economico e Politico, schierato in favore di Glass-Steagall, che ci ha posto alcune domande, le pubblichiamo in più parti, il testo integrale lo si legge invece su NoBigBanks.it risponde all’OMSEP
“Con NoBigBanks analizziamo il processo in corso – di cui l’Italia è solo un dettaglio – che formalmente potremmo far partire dal 15 agosto 1971, ma che in realtà trovava già un’ottima pasturazione nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di FDR (ndr:Franklin Delano Roosevelt), sia sul fronte politico-strategico che su quello economico e culturale.
JFKSi osservò in quell’evento un salto di fase con il graduale progressivo allontanamento dal potenziamento dell’economia fisica, nei ritardi nella realizzazione delle infrastrutture strategiche e investimenti a lungo termine ad alta intensità di tecnologie e capitali, a cui si è sostituito una economia orientata alla soddisfazione del consumo abreve termine, che è poi la condanna del nostro tempo: si punta ad alti margini di ritorno per investimenti di breve respiro.
E’ su tali basi che si è prodotta una rottura che è stata mascherata dai trucchettifinanziari.
In questo quadro, si comprendono le ragioni di fondo che hanno condotto all’abbattimento del muro del Glass-Steagall ed alla affermazione della banca universale, che opera indistintamente per operazioni a breve e a lungo termine, e utilizza i depositi dei risparmiatori per fare operazioni spericolate di borsa, dando luogo a quella banca-casinòcontro cui ci battiamo.
Ciò che va messo in stato d’accusa è il sistema filo-speculativo che vede coinvolte istituzioni finanziarie, centrali culturali, col potente ruolo dei media, che potremmo in una espressione indicare come liberoscambismo speculativo, che ha orchestrato, finanziato, sostenuto una corrente di opinione a favore del progressivo abbattimento delle regole che per 60 anni avevano, tutto sommato, tenuto, è lì il problema. Al solito, le responsabilità sono individuali, ma dobbiamo riconoscere nella scuola liberoscambista la matrice culturale che ha determinato la degenerazione attuale.
Le Banche centrali intervengono con ingentissime immissioni di liquidità per tenere in piedi il sistema finanziario che è entrato in una drammatica crisi da collasso.
Siamo dinanzi ad un dirigismo speculativo che indirizza le risorse allo scopo di tenere in vita banche e istituzioni schiacciate da una mole poderosa di titoli tossici.
Enrico Mattei.php
Il fenomeno ha raggiunto ormai un punto di non ritorno, ma il problema adesso è di leadership politica e di comprensione del processo così come lo abbiamo delineato.
La storia dell’umanità è sempre stata unoscontro tra forze e interessi, ci sono coloro che operano secondo una concezione imperiale, mirando al progressivo trasferimento di ricchezza e potere nelle mani di pochi privati, individuano nello stato nazionale il nemico pubblico numero 1, ma a queste si oppongono forze espressione degli ideali repubblicani, che operano per il conseguimento del benessere della comunità.
La stagione degli omicidi eccellenti tra gli anni ’60 e ’70 – i fratelli Kennedy, MartinLuther King, Enrico Mattei, Aldo Moro – rappresentò la rottura di un equilibrio che aveva sino ad allora visto prevalere la corrente repubblicana. Dopo di loro, tanto nei movimenti giovanili che nelle grandi organizzazioni politiche, si perse quella idealità che aveva animato quegli uomini simbolo, la cui eliminazione brutale servì da avvertimento – chi avrebbe ripreso la loro testimonianza avrebbe fatto quella stessa fine – in tal modo fumessa a sopire l’aspirazione al progresso così come l’avevano incarnata gli uomini e le donne della generazione precedente.”
***
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“La colpa, caro Bruto, non è nelle stelle, ma in noi stessi, se siamo schiavi”, dal Giulio Cesare di Shakespeare.
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lunedì 17 settembre 2012

L'omicidio di Vittorio Arrigoni è arrivato a sentenza

Vittorio Arrigoni


Perchè rapire Vittorio Arrigoni?

GAZA - Il corpo senza vita di Vittorio Arrigoni, l'attivista italiano rapito da islamisti a Gaza, è stato trovato in una casa abbandonata nella striscia di Gaza.

- Dopo tanti rinvii e tentennamenti la corte militare di Gaza ha deciso. L'omicidio di Vittorio è finalmente arrivato a sentenza.

Mahmoud Salfiti e Tamer Hasasnah, accusati di rapimento e omicidio - uno, Salfiti, venne preso nel corso del blitz in cui furono uccisi i «capi» della cellula salafita Abdel Rahman Breizat e Bilal al Omari - sono stati condannati all'ergastolo (che per la legge di Gaza equivale a 25 anni di prigione) più 10 anni e lavori forzati a vita. Khader Jram, colui che ha suggerito con insistenza ai compagni di sequestrare Vittorio, è stato accusato di rapimento e condannato a 10 anni di prigione . Amer Abu-Ghoula, colui che aveva affittato la casa dove Vittorio è stato ucciso e sul cui ruolo sembrano esserci ancora molte ombre, è stato condannato in contumacia ad un anno di prigione.

I quattro sono i superstiti della (presunta) cellula salafita (altri due membri, tra cui il giordano Abdel Rahman Breizat, sono morti in uno scontro a fuoco con le forze speciali di Hamas) che credeva, prendendo in ostaggio l'attivista italiano, di poter liberare lo sceicco jihadista al Maqdisi, arrestato dalla polizia di Gaza a inizio anno.

Intanto si respira tensione all'esterno del tribunale. I parenti degli assassini di Vik non sembrano accettare la sentenza e iniziano ad insultare e minacciare gli italiani e gli amici di Vik presenti, accusandoli di essere delle spie. É intervenuta la polizia che ha cercato di calmare gli animi ed ha allontanato i presenti, ma la paura è che adesso ci possano essere ritorsioni contro chi ha sempre chiesto a gran voce giustizia per Vik. Anche se c'è soddisfazione per la sentenza, nulla potrà mai colmare il vuoto immenso lasciato da Vik.

di Luca Salerno -  Restiamo Umani, Stay Human.

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=34848


 LEGGI ANCHE http://cipiri.blogspot.it/2011/04/perche-rapire-vittorio-arrigoni.html

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