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mercoledì 1 maggio 2019

Emergenza Sicurezza si chiama CagaPound

Emergenza Sicurezza si chiama CagaPound


Emergenza Sicurezza si chiama CagaPound


Ma quali stranieri, la vera Emergenza Sicurezza si chiama CagaPound
Lo stupro di una donna nel loro circolo a Viterbo (uno dei due è pure consigliere comunale) ne è solo l’ultimo esempio. Furti, aggressioni, l’abusivismo che sono i primi a praticare: altro che barconi, la criminalità vera è quella di Casapound

Dice qualcuno che è una nemesi divina. Sicuramente è una legge del contrappasso: quelli che dovevano difendere le nostre donne (rivendicandone tra l’altro la proprietà) ne hanno trascinata una nel loro circolo privato e hanno abusato di lei. Uno dei due, addirittura Consigliere comunale di Casapound. Uno di quelli che ci hanno sfracellato le palle raccontandoci come ora loro sono nelle istituzioni e faranno vedere cosa sanno fare. Bene, bravi, bis.

La vera emergenza è rimpatriare questi loschi individui delle forze di ultradestra al loro Paese, ovvero nel secolo scorso, e fare in modo che nessuno sia di nessuno se non di se stesso e che la legge compia il proprio dovere senza bisogno di randellate vigliacche o buffe ronde che si preoccupano del venditore di cocco mentre i veri pregiudicati si travestono da legge. Il mese scorso uno di loro è stato beccato mentre si intrufolava in una casa (di italiani) per rubare i suppellettili come nella loro migliore narrazione rom. C’è di più: era uno di quelli che manifestava contro i rom qualche giorno prima. Giuro. Uno di quelli che urlava “questi rubano!” e faceva la voce grossa con i suoi tatuaggi tutti tesi per mettere in mostra un’insicura mascolinità. Evidentemente gli rubano il lavoro di rubare. Ha sbagliato la coniugazione dei verbi.

Quelli che dovevano difendere le nostre donne (rivendicandone tra l’altro la proprietà) ne hanno trascinata una nel loro circolo privato e hanno abusato di lei

Poi ci sono le decine di casi di aggressioni (chiedere a Claudio Riccio e all’eurodeputata Eleonora Florenza) fatte ovviamente in dieci contro uno, perché non tutti i vigliacchi sono fascisti ma tutti i fascisti sono vigliacchi, in cui ci hanno raccontato di essere stati provocati per essere poi smentiti dalle immagini. Fanno sempre così, vedono nemici dappertutto, come dei Sancho Panza smagriti, tirati a lucido e in anfibi che demoliscono mulini a vento spaccandogli i denti e giustificandosi dicendo di averli scambiati per demoni. Poveretti. Poveretti loro e poveretti noi che ancora non ci decidiamo a capire che, se andassimo a fare la conta della violenza nei partiti, questi vili di ultradestra supererebbero qualsiasi statistica media. E loro che se ne vantano in privato per poi negarlo in pubblico. Perché la cosa che più di tutto fa sorridere, di questi goffi gaglioffi che vorrebbero essere riconosciuti nel recinto democratico, è che non hanno nemmeno il coraggio delle loro azioni, sempre intenti a trovare una giustificazione come l’adolescente beccato dalla mamma nascosto in bagno con i pantaloni abbassati.

Parlano di sicurezza ma la vera sicurezza per loro sta nell’avere l’impunità di fare quello che vogliono, applicando regole che spesso non hanno niente a che vedere con le regole dello Stato. Parlano di Patria, ma la loro patria si riduce al circolino in cui si ritrovano per ubriacarsi di nostalgia, fuori dal mondo e fuori dalla storia

Parlano di sicurezza ma la vera sicurezza per loro sta nell’avere l’impunità di fare quello che vogliono, applicando regole che spesso non hanno niente a che vedere con le regole dello Stato. Parlano di Patria, ma la loro patria si riduce al circolino in cui si ritrovano per ubriacarsi di nostalgia, fuori dal mondo e fuori dalla storia. Vanno fuori dagli stadi a esercitarsi nel fare guerriglia e poi, quando qualcuno ci lascia le penne, provano a rivendercelo come eroe nazionale oppure vittima del sistema, quando invece sono solo degli sconsiderati che ritroviamo sempre nelle situazioni peggiori, come quei discoli che non vogliono imparare a non mettersi in pericolo.

Casapound che si lamenta delle case popolari a Roma, poi, è una barzelletta che andrebbe scritta nei Baci Perugina: loro, abusivi, vorrebbero stilare la classifica di chi ha più diritto degli altri ad essere abusivo. La legge non sanno nemmeno leggerla, la loro legge è un misero tornaconto personale sempre condonato dalla buon’anima di Mussolini in nome di cui si commettono le peggiori nefandezze (in continuità, verrebbe da dire) e non sanno che forse anche Mussolini li prenderebbe a calci nel culo per la loro passione a violare le regole e per la loro vigliaccheria nel non sostenere nemmeno le proprie tesi.

Avete bisogno di un’emergenza criminalità? Lasciate perdere i barconi, sono tutti qua, residenti, i nostri begli Stronxi di Cagapound.

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 A Proposito di Bollette non pagate


A Proposito di Bollette Non Pagate....




Walter Audisio scelse quel luogo, probabilmente su indicazione del Comitato Insurrezionale del CLN, proprio dove le vittime partigiane della strage del 10 agosto 1944 erano state abbandonate in custodia ai militi fascisti della Muti, che li avevano oltraggiati e lasciati esposti al sole per l’intera giornata, impedendo ai familiari di raccogliere i loro resti...



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lunedì 20 ottobre 2014

Emergenza Lavoro in Italia


Emergenza lavoro: 
secondo l'Istat la disoccupazione in Italia
 è al massimo storico dal 1977. 
Il tasso raggiunge il 13,6%

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Maurizio Landini (FIOM) - Che tempo che fa (19... di .



 DISOCCUPAZIONE  in ITALIA |

L'emergenza lavoro in Italia continua ad essere un problema all'ordine del giorno. Secondo l'Istat, il tasso di disoccupazione nel primo trimestre del 2014 raggiunge il 13,6%, in più dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta, in base a confronti annui, di un massimo storico, ovvero del valore più alto dall'inizio delle serie trimestrali, partite nel 1977.

Grave anche il livello dei senza lavoro tra i giovani (tra i 15 e i 24 anni), che sale al 46,0%. Passando ai dati destagionalizzati e più aggiornati, forniti sempre dall'Istat (non comparabili con i dati trimestrali grezzi), il tasso di disoccupazione dei giovani under25 ad aprile è al 43,3%. Anche in questo caso si tratta di un massimo storico.

Nel primo trimestre del 2014 il numero delle persone disoccupate sfiora i 3,5 milioni, salendo precisamente a 3 milioni 487mila (in aumento di 212mila su base annua).

Il tasso di disoccupazione ad aprile risulta pari al 12,6%, stabile rispetto a marzo, ma in aumento di 0,6 punti su base annua.

Il dato tocca il suo picco nel Mezzogiorno, dove vola al 21,7% nel primo trimestre del 2014 (dati non destagionalizzati). E tra i giovani (15-24 anni) raggiunge addirittura il 60,9%. Sono 347mila i ragazzi in cerca di lavoro nel Sud, pari al 14,5% della popolazione in questa fascia d'età.

Sono invece 2,5 milioni gli under 30 che non studiano e non lavorano (+4,8%). I ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano, i cosiddetti Neet, sono saliti a 2 milioni 442mila nel primo trimestre del 2014. Rispetto all'anno precedente sono cresciuti di 113mila unità (+4,8%). Tra i Neet si ritrovano i giovani disoccupati under 30, nonché gli inattivi, con molti scoraggiati, ovvero ragazzi che si sono rassegnati a stare fuori dal mercato del lavoro. Non mancano tra loro anche le mamme.

SCIOPERO SOCIALE : #SCIOPEROSOCIALE



#SCIOPERIAMOEXPO – ANCHE A MILANO INCROCIAMO LE BRACCIA, INCROCIAMO LE LOTTE.

Laboratorio Milanese

Venerdì 14 novembre sciopero sociale precario nazionale per fermare Jobs Act, austerità, piano casa, legge di Stabilità, decreto Sblocca Italia, contro “la ‘Buona Scuola’ di Renzi e l’entrata dei privati nei luoghi della formazione”.

A Milano l’opposizione sociale organizza la protesta lanciando l’appello #‎ScioperiamoExpo: il mega-evento finanziato con miliardi sottratti alla risorse collettive, sostenuto da manodopera gratuita, sottopagata e sfruttata...CONTINUA A LEGGERE
http://cipiri.blogspot.it/2014/11/sciopero-sociale-scioperosociale.html

Perché #SCIOPERIAMOEXPO?

La sintesi del nuovo modello di società che ci aspetta si regge su tre pilastri: debito, cemento e precarietà in quantità sempre crescenti, e di questo Expo e le grandi opere diventano volano e simbolo, attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche per profitti privati.

Quartieri militarizzati per proteggere i cantieri; risorse, territorio, diritti sacrificati alle logiche del megaevento; lavoro gratuito spacciato per opportunità; una città sempre più vetrina, tra sgomberi, speculazioni e spartizioni; mafie che proliferano; dispositivi di governo del territorio e procedure speciali che diventano norma e modello su scala più ampia; corporations del biotech, OGM e marchi globali del cibo spazzatura, grande distribuzione e Eataly, questa la tragicomica marmellata con cui nutrire il Pianeta; numeri sparati a caso su benefici, turisti, biglietti venduti a fronte della concreta realtà di tagli, tasse e beni comuni scippati o privatizzati.

Perchè scioperiamo Expo?

1. Perché dei 70’000 posti di lavoro promessi, ne sono stati attivati quasi 1’000, compresi gli stage formativi. Non è stato in alcun modo preso in considerazione il contratto a tempo indeterminato e svuotato quello a termine dei suoi diritti (impossibilità di scioperare per tutta la durata dell’esposizione che coincide con i mesi di presidenza italiana dell’Unione Europea). Sfruttando il contesto della crisi viene proposto il precariato come unica via per l’ eccezionalità dell’ evento anche oltre la durata dello stesso.

2. Perché avrebbero dovuto essere impiegati 18’500 volontari solo per la gestione del sito di Expo, poi ridotti a 7’000, anche se non si sa chi svolgerà il lavoro delle 10’000 persone che sono state giudicate non necessarie. Sicuramente non sono stati diminuiti i numeri dei volontari per aumentare quello dei lavoratori a contratto. La campagna di reclutamento di giovani è basata sul concetto dell’ ampliamento del curriculum e delle capacità lavorative e ha come fine il rendere possibile la “conoscenza e fruizione del patrimonio sociale, culturale e civile della città ospitante” da parte dell’ affluenza di stranieri.

3. Perché Expo nella sua globalità costerà 1,3 miliardi di soldi pubblici, che arriveranno a 10 miliardi se consideriamo autostrade (pedemontana) e opere collegate (vie d’acqua), oltre alla manutenzione della stessa città.

4. Per la corruzione presente negli alti ranghi dirigenziali di Expo spa che ha dato il via ad una ventina di arresti per tangenti e alla segnalazione di più di 40 imprese implicate con mafia.

5. Per la gestione emergenziale dell’ evento a discapito dei diritti, tra cui la possibilità di muoversi al di fuori dei protocolli sindacali e la possibilità per i paesi stranieri di non rispettare la legislazione italiana all’ interno dei padiglioni.

6. Per l’uso del Commissario unico, con poteri speciali (che possono eludere la normale legislazione giocando sullo stato di emergenza) alla sovraintendenza del mega-evento. Una delle politiche al centro del decreto “sblocca Italia” di Renzi.

8. Perché la retorica del’Esposizione esalta il modello del successo e dell’iniziativa individuale rappresentato da start-up, microimprese e sacrifici. Salario, diritti e dimensione collettiva non sono più elementi costitutivi del lavoro.

9. Perché anche questo megaevento diventa canale comunicativo per riaffermare la dicotomia di genere, funzionale ad un sistema di crisi. Si normalizzano corpi, identità, favolosità, al solo scopo di creare fette di mercato “pink”, invece che decostruire ruoli ed identità statiche.

10. Perché dietro lo slogan vuoto “nutrire il pianeta” si confermano quelle politiche agroalimentari che negano accesso al cibo e all’acqua, impongono modelli alimentari utili solo alle multinazionali, tra i primi sponsor dei sei mesi dell’evento Expo 2015.

Rete Attitudine No Expo
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martedì 7 gennaio 2014

ECOLOGIA: Fukushima : Usa e Giappone Preparano l'Emergenza


Fukushima :

 Usa e Giappone Preparano l'Emergenza


Fukushima esploderà? 

Usa e Giappone preparano l'emergenza

nella foto - Il rogo del reattore quattro della centrale nucleare di Fukushima causato da un terremoto e da un successivo tsunami.

Governi ordinano milioni di dosi di iodio per contrastare disastro nucleare. Se due barre d'uranio si toccano durante il trasferimento si rischia il disastro planetario... continua  a leggere
ECOLOGIA: Fukushima : Usa e Giappone Preparano l'Emergenza: Fukushima esploderà?  Usa e Giappone preparano l'emergenza nella foto - Il rogo del reattore quattro della centrale nucleare...

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lunedì 4 novembre 2013

Schiavone e le Bonifiche : Terra dei Fuochi


La partita per le bonifiche è appena cominciata. L’investimento pubblico su questo tema si preannuncia come il più grande investimento pubblico al netto della realizzazione del Tav. 
Una pioggia di denaro pubblico su cui non vedono l’ora di mettere le mani gli attori dei principali disastri italiani: mafiosi, imprenditori e politici corrotti. 
E sorge il dubbio quindi che il signor Schiavone, 
che del fenomeno dei rifiuti interrati sapeva l’esistenza dagli anni ottanta
 e che in questi 16 anni da cui ha rilasciato quelle dichiarazioni alla commissione d’inchiesta sui rifiuti non ha mai sentito il bisogno di parlare davanti ad una telecamera, 
sia funzionale a montare “il caso bonifiche”. 
La “soluzione” che una parte del mondo della politica starebbe pensando
 è sintetizzabile nella categoria: emergenza.

Bonifiche:

Le dichiarazioni per nulla eclatanti del pentito Schiavone ed il ritorno della logica dell’emergenza. La politica prepara le leggi speciali

“Non so”.

“Puo’ darsi”.

“Non ricordo”.

L’audizione desecretata del pentito Carmine Schiavone è piena di queste frasi. Nelle 63 pagine di verbale il camorrista pentito non fa altro che ricostruire l’organigramma di chi gestiva il traffico di rifiuti per conto dei casalesi che vede al vertice quell’avvocato Cipriano Chianese già arrestato dopo lunghe e complesse indagini. Suo braccio destro era il geometra Gaetano Cerci anche lui arrestato circa tre anni fa.

Indica qualche luogo di sversamento illegale già noto come la discarica di Pianura e quella di Parete, allega una delibera della giunta provinciale di Massa Carrara che autorizzava i camion dei casalesi a trasportare rifiuti, ci racconta il ben noto sistema delle cave che venivano svuotate di sabbia e riempite di monnezza.

Cose note da molto tempo.

Quando si passa ai politici poi, come si legge a pagina 31 dell’audizione, si chiude in un “Perché non li lasciamo fuori i politici?”.

Insomma francamente il clamore ed addirittura la credibilità che questo camorrista pentito sta guadagnando in parte dell’opinione pubblica è francamente sconcertante. Schiavone non dice nulla. Di certo però contribuisce ad aumentare il clamore sul disastro ambientale in Campania. Da più parti piovono le critiche sui “mancati interventi da parte dei giudici”. In buona sostanza l’accusa che viene rivolta a chi raccolse tra il 1988 ed il 1997 le dichiarazioni di Schiavone è quella di non essere andati a scavare dove diceva.

Eppure Francesco Cafiero de Raho e Raffaele Cantone l’hanno ribadito a chiare lettere: “nei luoghi indicati da Schiavone in alcuni casi furono ritrovati rifiuti ed in altri non fu ritrovato nulla”.

Cafiero de Raho è stato il magistrato che ha condotto le principali indagini contro il clan dei Casalesi ed è stato, insieme con Cantone, uno degli artefici del processo Spartacus.

Quindi delle due l’una: o le indagini sui casalesi sono tutte sbagliate e magistrati come Cafiero de Raho e Cantone hanno commesso delle omissioni – ed allora a questo punto andrebbero riviste anche tutte le indagini sul clan dei casalesi – oppure le parole del pentito sono funzionali non tanto a quello che è avvenuto in passato ma a quello che sta per avvenire in Campania.

Le mobilitazioni di questi mesi le marce che hanno attraversato le province di Napoli e Caserta hanno fatto crescere la forza delle rivendicazioni che il mondo dei comitati in difesa della salute e dell’ambiente dice da anni. C’è bisogno di bonifiche certo. Ma anche di un sacco di altre cose. Innanzitutto del controllo dei cittadini sull’intero processo di bonifica del territorio visto che le principali opere di bonifica in Italia negli ultimi anni sono tutte finite nelle aule di tribunale. Ma c’è bisogno anche di stabilire come si fanno queste bonifiche. I comitati da tempo indicano la fitodepurazione, le coltivazioni di prodotti no food non destinati alle biomasse come sistemi economici ed efficaci, contrastando l’idea dell’asportazione di milioni di tonnellate di terreni che non si saprebbe poi dove stoccare. Più che di una bonifica dunque parliamo di un risanamento dei territori. Così come davanti al dato sanitario sui tumori non si può solo rispondere con il risanamento dei terreni, ma anche con un potenziamento del servizio sanitario pubblico, mettendo in condizione i cittadini di poter eseguire analisi tossicologiche e di potersi curare i tumori qui in Campania senza essere costretti ad emigrare. Le rivendicazioni dunque riguardano un intervento ampio e pongono al centro il tema della partecipazione e del controllo dei cittadini su tutto il processo. Già perché della politica c’è da fidarsi poco. E c’è da fidarsi ancora meno quando nel dibattito pubblico sul biocidio in Campania sembrano ormai non esserci controparti. Infatti i negazionisti del dramma ambientale e sanitario in Campania sono sempre di meno e sempre più isolati. Di contro invece cresce la flotta di chi soffia sul fuoco. Sono quanto mai discutibili, ad esempio, le dichiarazioni del presidente Stefano Caldoro che parla di circa 80 anni per bonificare il territorio.

Su quali basi lo dice? Secondo quali tecniche e misurata questa tempistica?

Insomma siamo passati, in un tempo quantificabile in non più di 24 mesi, dal bollare come “pazzi allarmistici” tutti quelli che chiedevano le bonifiche in Campania a definire “ultradecennale la bonifica del territorio”.

Insomma la politica locale e nazionale ha girato la frittata.

E quando a migliaia di persone che scendono in piazza la politica risponde solo con grandi sorrisi ed assensi allora c’è da preoccuparsi davvero.

La partita per le bonifiche è appena cominciata. L’investimento pubblico su questo tema si preannuncia come il più grande investimento pubblico al netto della realizzazione del Tav. Una pioggia di denaro pubblico su cui non vedono l’ora di mettere le mani gli attori dei principali disastri italiani: mafiosi, imprenditori e politici corrotti. E sorge il dubbio quindi che il signor Schiavone, che del fenomeno dei rifiuti interrati sapeva l’esistenza dagli anni ottanta e che in questi 16 anni da cui ha rilasciato quelle dichiarazioni alla commissione d’inchiesta sui rifiuti non ha mai sentito il bisogno di parlare davanti ad una telecamera, sia funzionale a montare “il caso bonifiche”. La “soluzione” che una parte del mondo della politica starebbe pensando è sintetizzabile nella categoria : emergenza.

Si parla di “situazione straordinaria” nella mozione presentata dal Pdl alla Camera dei Deputati sulla Terra dei Fuochi che vede tra i primi firmatari Paolo Russo ex presidente della commissione d’inchiesta sui rifiuti e Luigi Cesaro ex presidente della Provincia di Napoli. La parola “emergenza” rievoca una prassi amministrativa fatti di “stati d’eccezione”, di commissariati straordinari, di appalti affidati in maniera diretta, di minore controlli sulle ditte vincitrici degli appalti, di procedure semplificate. E cosa c’è di piu’ comodo per spendere i finanziamenti per le bonifiche che uno stato d’emergenza?

C’è il dubbio quindi che anche le dichiarazioni “ad effetto” del camorrista pentito Schiavone contribuiscono a far crescere “l’emergenza”, che per politici ed imprenditori però è solo “un grande piano di investimenti”. Il nemico è alle porte.

Il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando intanto annuncia che il prossimo 15 novembre arriverà in Consiglio dei Ministri la proposta di legge per la Terra dei Fuochi. Guarda caso proprio il giorno prima della grande manifestazione di Napoli.

Impariamo a diffidare da affabulatori, politici sorridenti e pentiti.

Il nemico è alle porte.

Intanto arriva, come ampiamente prevedibile, l’assoluzione per Antonio Bassolino ed i vertici della Fibe – Impregilo per il disastro rifiuti in Campania ai tempi del commissariato straordinario. Nonostante gli sforzi dei pm Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello la maggior parte dei reati era già andata in prescrizione. “Il fatto non sussiste” secondo i giudici della V sezione penale del Tribunale di Napoli.

leggi anche : http://cipiri.blogspot.it/2013/11/napoli-la-terra-dei-fuochi.html

Napoli : La Terra dei Fuochi



The Day After Mobilitazione Generale

 Conferenza Stampa

leggi anche  http://cipiri3.blogspot.it/2013/11/terra-dei-fuochi-tumori-aumentati-del-40.html

Terra dei Fuochi : TUMORI AUMENTATI DEL 40%


NELLE NOSTRE CITTÀ I TUMORI 
SONO AUMENTATI DEL 40% IN 4 ANNI

Ha raggiunto le 619 condivisioni lo schema postato dai medici per l’ambiente che evidenzia l’aumento delle richieste di esenzione ticket per le malattie neoplastiche maligne
 nella ASL Napoli 2 Nord.

Non essendo a disposizione ancora un registro per la mortalità e la morbilità gli unici dati certi e riscontrabili sono quelli proprio dei ticket. Solo a Giugliano dal 2009 al 2012 c’è stato un aumento di più del 60% e si è passati da 1236 a 2025 richieste...
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lunedì 4 aprile 2011

NAPOLI, RIFIUTI , ANCORA EMERGENZA




NAPOLI, RIFIUTI ,

ANCORA EMERGENZA


NAPOLI - Secondo una stima del Comune di Napoli lungo le strade del capoluogo, al momento, ci sono ancora circa 1600 tonnellate di spazzatura ma il quantitativo potrebbe aumentare perchè gli impianti oggi chiudono prima per la giornata festiva. La scorsa notte gli autocompattatori del Comune di Napoli hanno conferito 154 tonnellate alla discarica di Chiaiano, 385 allo Stir di Giugliano, 411 a quello di Caivano, 285 a Santa Maria Capua Vetere e 85 a Pianodardine. Sempre la scorsa notte gli addetti dell'Asia hanno eseguito un'operazione di pulizia straordinaria lungo corso Vittorio Emanuele dove nella tarda serata di ieri alcuni cittadini hanno inscenato una manifestazione di protesta. «Al corso Vittorio Emanuele ora c'è solo qualche cumulo - spiega l'assessore all'Igiene Urbana del Comune di Napoli, Paolo Giacomelli - mentre la situazione resta particolarmente difficile nelle periferie». Al Comune di Napoli temono però che gli sforzi compiuti nei giorni scorsi per ridurre il quantitativo di giacenza lungo le strade possano essere vanificati nelle prossime ore. «Ad esempio non sappiamo quanto riusciremo a conferire oggi negli impianti, come quello di Giugliano che chiude alle 13», aggiunge l'assessore.

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mercoledì 16 febbraio 2011

LAMPEDUSA, RALLENTANO GLI SBARCHI MA E’ EMERGENZA UMANITARIA



LAMPEDUSA,

RALLENTANO GLI SBARCHI

MA E’ 

EMERGENZA UMANITARIA

Rallentano sensibilmente, ma non si fermano, gli sbarchi dalla al Sud Italia. Le promesse e le minacce di Frattini e , che hanno promesso l’apertura di una linea di credito da 100milioni di euro al neonato governo tunisino, hanno portato al blocco di almeno quattro barconi appena partiti dalle coste maghrebine. Nonostante questo alcune decine di persone sono sbarcate non più a ma a a Pantelleria, a Marina di Ragusa e a Cirò Marina, in Calabria. Ad ammetterlo è il prefetto Angela Pria, capo dipartimento al Viminale, secondo cui “con quelli di oggi sono saliti a 5.526 gli sbarchi di migranti sulle coste italiane dall’inizio dell’anno, centro volte tanto che nello stesso periodo del 2010″. La capienza dei Centri – ha aggiunto la Pria – “é esaurita” e per questo il governo punta a realizzare tendopoli a macchia di leopardo in tutta la Sicilia, dal paese siracusano di Rosolini all’ex base americana di Comiso.  Da Lampedusa, Tariq, operatore della Ong Save The Children
Nelle parole del prefetto emerge con chiarezza tutta la difficoltà del fragilissimo e malfinanziato sistema della cosiddetta accoglienza dei migranti, con centri più simili a lager che a punti di passaggio temporaneo. E’ questo ovviamente il caso dei CIE, che risultano essere in questi giorni praticamente al collasso. Diverse le rivolte nei giorni scorsi, da Bari a Torino passando per Modena, mentre ieri è stato il turno di Gradisca d’Isonzo. Qui una trentina di detenuti hanno appiccato un incendio a quattro locali usando carta, suppellettili e altro materiale infiammabile presente nella struttura, tentando anche di impedire l’intervento dei Vigili del fuoco.
Intanto sul fronte politico la Commissione Ue ha ricevuto una lettera dell’Italia che chiede un intervento europeo per gestire il flusso di migranti tunisini sulle sue coste ed è pronta ad assicurare “assistenza finanziaria” nell’ambito dei fondi europei disponibili per rifugiati e frontiere. La commissaria Ue agli affari interni Cecilia Malmstrom è “in stretto contatto” con l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, Frontex, lo strumento utilizzato da anni dall’ per erigere muri e steccati attorno ala Fortezza Europa, dal mar Mediterraneo sino ai confini fra Grecia e Turchia. A questa militarizzazione si è poi aggiunta, a partire dagli anni ’90, la sciagurata politica degli accordi bilaterali, firmati con evidenti campioni della democrazia come Gheddafi.  Stefano Galieni, giornalista di Liberazione
Sulla vicenda degli sbarchi oggi da registrare anche la passeggiata mediatica del Presidente del Consiglio e del ministro in Sicilia, per effettuare un sopralluogo nel Residence degli Aranci a Mineo, nel catanese, che potrebbe fino a 7 mila persone.


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mercoledì 17 marzo 2010

Svuotare gli alberghi ABRUZZO post-terremoto

Abruzzo, Pezzopane: «Un piano d'emergenza per svuotare gli alberghi»

La presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane, ha trascorso il pomeriggio di ieri con i cittadini aquilani ancora sfollati negli hotel della costa adriatica a Montesilvano, a Roseto e Giulianova. «E’ accorato l’appello che ho ricevuto ovunque sia stata; da Montesilvano a Pescara, da Roseto a Giulianova, per trovare una soluzione affinché l’anniversario del terremoto ormai prossimo non debba celebrarsi con una gravissima nota stonata. Ancor più grave – ha detto la Pezzopane – perché le rassicurazioni che ci erano state date erano quelle di un rientro. Migliaia di persone sono ancora fuori casa e 12 mesi in albergo sono davvero troppi. Va applicato immediatamente un piano d’emergenza, affinché tutte le possibili soluzioni, la Scuola della Guardia di Finanza, la caserma Pasquali, gli alberghi in provincia dell’Aquila, il Fondo immobiliare, i Map ancora vuoti nei paesi, vengano rese disponibili per far sì che gli aquilani possano far ritorno nelle loro zone».

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sabato 30 gennaio 2010

Case da pazzi in TIVU'

Tv. La trasmissione di Iacona sull'emergenza abitativa: «Case da pazzi»

Domenica 31 gennaio alle ore 21,30 su Rai 3 riprende la trasmissione «Presa diretta» di Riccardo Iacona. La puntata, con cui si apre la nuova serie, è dedicata all’emergenza abitativa e intitolata «Case di pazzi». Il titolo si riferisce alla situazione romana in cui molti cittadini sono nell’impossibilità concreta di avere un tetto e molti sono destinati a perderlo. La puntata s’interroga su questo fenomeno presentando quello che accade in altre metropoli e quello che, a Roma, invece non avviene. Viene presentata l’esperienza della casa occupata di via Masurio Sabino, strappata da Action alla speculazione, le bugie di Veltroni, gli inganni verso i migranti e i richiedenti asilo, la possibilità di rispondere con progetti sociali al modello di valorizzazione economico finanziario romano che da Veltroni a Alemanno è immutato basato; e cioè piegato al volere e al potere della rendita fondiaria e agli affari dei soliti voraci energumeni del cemento.


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mercoledì 9 dicembre 2009

Emergenza umanitaria a Rosarno

Emergenza umanitaria a Rosarno

Antonello Mangano www.terrelibere.org

Sono più di mille gli africani giunti nella Piana per la raccolta delle arance. Come ogni inverno, da vent’anni, è emergenza umanitaria. In centinaia vivono vicino all’inceneritore, in un ex stabilimento destinato alla raffinazione dell’olio di oliva e poi abbandonato. Ora nei silos di metallo ci dormono i ghanesi. Gli africani sono vittime dell’economia mafiosa e delle leggi razziste. Fiumi di denaro accanto alla povertà più estrema, promesse senza seguito vicino a una violenza senza interruzioni

«Cosa facciamo con una tonnellata di marijuana?», si chiedono i carabinieri della compagnia di Vibo Valentia, dopo aver passato molte ore a raccogliere l’erba messa ad essiccare tra i capannoni e i magazzini. Siamo nell’azienda agricola di proprietà del direttore dell’«Istituto vendite giudiziarie» del tribunale. La soluzione che segna la fine del più grande sequestro della zona, avvenuto quindici giorni fa, è semplice e pittoresca: i tre camion strapieni di droga partono dalle campagne di Francica e si fermano di fronte all’inceneritore di Gioia Tauro, gestito dalla multinazionale francese Veolia e obiettivo di una lunga campagna dei movimenti ambientalisti. Sei milioni di euro letteralmente in fumo. Gli africani sono lì, a due passi, di fronte a questo strano ed enorme incastro di parallelepipedi grigi e azzurri che brucia i rifiuti della Calabria e delle regioni circostanti.
Ormai sono in 700 nella città africana che dall’estate in poi si è popolata in seguito allo sgombero della ex Cartiera, la fabbrica abbandonata che da una ventina d’anni dava l’illusione di un tetto ai raccoglitori africani impegnati a duellare con l’inverno rosarnese. Sono ghanesi, ivoriani, sudanesi, maliani, togolesi, burkinabé. Non tutti sono irregolari: molti hanno il permesso per motivi umanitari, e tanti ne possiedono uno in scadenza, perché erano al Nord ed hanno perso il lavoro. Un licenziamento che li ha proiettati direttamente qui, in questo limbo a metà tra Africa ed Europa.
Quest’area si chiama Opera Sila, Arssa o Esac. Sono agli acronimi degli enti per l’agricoltura, agenzie per lo sviluppo che avevano impiantato qui uno stabilimento per la raffinazione dell’olio. Uffici e capannoni, binari e grandi contenitori. Tutto abbandonato, come la vicina area industriale, una sequenza di strisce d’asfalto ortogonali, lampioni ed erbacce che rappresenta il più grande monumento italiano allo spreco di denaro pubblico. Gli africani hanno questo brutto vizio, in Campania come in Calabria: si concentrano in questi edifici diroccati, che le erbacce ed il tempo lentamente consegnerebbero alla dimenticanza, e senza volerlo ci sbattono in faccia la tendenza nazionale al latrocinio. Ci costringono a riflettere sulle carriere costruite incolonnando promesse, ci fanno immaginare solenni inaugurazioni, stanziamenti cospicui, tagli di nastri, discorsi a base di volani di sviluppo che si tramutano in auto di lusso, mogli in pelliccia, e lacrime amare di lavoratori ingannati e costretti a partire su una cuccetta a sei posti di un Espresso diretto a Milano o a Torino.
«Io dormo qui», dice Stephan, indicando l’oblò del silos che dovrebbe essere pieno di ottimo olio calabrese frutto di ulivi secolari e che invece è diventato la sua stanza. Ha sistemato le sue coperte all’interno del cilindro di metallo, e sta preparando la cena con un cucinino smaltato bianco ed una bombola a gas. «Lamb soup», precisa. Pomodoro e agnello, cottura a fuoco lento accompagnata da spezie tritate col barattolo di vetro della conserva. Se questo è un uomo, viene da pensare. Costretto a dormire in un cilindro di metallo alto venti metri. Con un documento in tasca e qualche euro in più potrebbe affittarsi un posto letto, ma la legge prevede il sequestro dell’immobile per una locazione ad un irregolare. Il sistema economico della Piana è scientificamente organizzato per assicurare profitti a molti zeri a pochi e la miseria per tutti gli altri, compresi i piccoli produttori che negli anni passati conobbero l’orgoglio della rivolta e che oggi sembrano rassegnati alla sopraffazione. I decreti da Reich imposti da tristi politici delle province padane da un lato, l’economia malata di mafia e ignoranza dall’altro. Gli africani lì in mezzo.


Italia Uno.
«Italia Uno!», ride Mohamed, anche lui ghanese, dopo avermi concesso il permesso di fotografarlo. Alcuni non ne possono più di essere ripresi e poi dimenticati, nuovamente oggetti, ancora merce, questa volta nel mercato della comunicazione. Altri contrattano: «Ok, ma stampi le foto e ce le fai avere». Mohamed, invece, ha ancora voglia di scherzare in questo delirio di capannoni dal tetto sfondato, cucine con la bombola, tende da camping, silos vuoti, binari interrotti, sveglie all’alba, inceneritori francesi, chilometri sulla nazionale, giornate di lavoro durissimo, fango e stivali, promesse di politicanti perennemente in campagna elettorale e solo due motivi per distrarsi e sperare: Dio e la televisione, che condividono un salone attrezzato con sedie di plastica, un pulpito, uno schermo ed una parabolica. I volontari della chiesa pentecostale non sono conviti di questa commistione tra sacra scrittura e ballerine scosciate, ed hanno deciso di porvi rimedio con una scatola gialla di chiodi provenienti dalla Romania, un martello e alcune assi di legno. Stanno costruendo la nuova chiesa, aperta a tutti, precisano: cattolici, evangelici, musulmani. Una decina di persone si danno da fare per inchiodare i legni della base ed innalzare i pilastri. La tv vince, quindi, il salone sarà destinato allo svago, Dio deve farsi più in là. Pino, il volontario che ha dato il via ai lavori, mi contraddice: «Gli africani non salveranno nessuno, solo Dio può». «Ma Dio ha bisogno di strumenti». Sembra convincersi, e batte con più forza col suo martello.
I sudanesi, invece, hanno fatto da soli, costruendo con teli blu di plastica una tenda che resisterebbe benissimo anche nel Sahara. All’interno, grazie ad una parabola, si vedono i canali di Kartoum. In fondo un piccolo spaccio con generi alimentari, e a ferro di cavallo tappeti e divani per bere insieme il tè verde. I sudanesi hanno esperienza: ormai sono dei professionisti del lavoro stagionale. Molti fanno base a Palermo e girano in automobile le campagne del Sud inseguendo il lavoro. Hanno il permesso di soggiorno come rifugiati politici e per questo stanno meglio degli altri, per esempio possono spostarsi più facilmente, senza temere controlli, senza tremare di fronte ad ogni divisa.
Arriva un furgoncino, pieno di cassette gialle. Due galline cinque euro. Finiranno arrostite qualche metro più in là. Nello spiazzo alcuni giocano a calcio, altri sono intenti a riparare automobili dalle targhe più varie, da Matera a Pistoia. All’ingresso c’è uno spaccio messo sù dai due ghanesi che sono arrivati qui da più tempo, sulla destra lo stabile messo meglio [ha le finestre sfondate, ma il tetto c’è e ci sono le stanze]. Un’agghiacciante «X Mas» ed una svastica meriterebbe subito una mano di vernice, per fortuna la scritta precede l’arrivo degli africani, serve solo a ricordare che qui oltre alla corruzione, all’inquinamento, alla mafia ed all’umidità ci sono pure i fascisti. Quando si dice non farsi mancare nulla.
Inerzia grigia. Per loro non sarà una novità: in gran parte dell’Africa le piccole élite al potere vivono nel lusso sfrenato condannando alla fame più estrema la maggioranza del popolo. Potrà essere una sorpresa scoprire che in questo lembo meridionale dell’Europa le cose funzionano allo stesso mondo. I rivoli dei bilanci, gli interstizi dei fondi, le provvidenze europee e tutto quello che si riesce a raccattare dallo Stato sono l’ossessione dei politici locali, perennemente col cappello in mano quando sono rivolti verso Roma o Bruxelles, arroganti e chiusi quando le risorse vanno trasformate prima in clientele, quindi in voti, infine in lussi senza felicità. Si sapeva da mesi che l’emergenza sarebbe arrivata, puntuale come l’inverno. E nessuno ha fatto nulla. La scorsa stagione era trascorsa con bagni chimici installati e poi tolti, cisterne inviate e ritirate, fiumi di denaro spediti, non rendicontati, non spediti. Tanti piccoli interventi non risolutori, circondati dai progetti a cinque zeri che seguono costanti il loro iter, incuranti dei tempi stringenti dell’emergenza umanitaria.
Il progetto Assi [Azioni di sviluppo sociale per immigrati], partito un anno fa grazie ai soldi del «Fondo Lire Unrra», prevede interventi in tutta la provincia che oggi si concretizzano in otto infopoint distribuiti sul territorio [«mediazione linguistica e culturale; consulenza legale e sanitaria; orientamento al lavoro»]. «Ci sono 200 mila euro disponibili e non sono ancora stati spesi. Maroni è venuto a Reggio ed ha fatto la sua bella figura, ha promesso i soldi, li ha mandati e ora questi soldi non si possono spendere?», denuncia l’Osservatorio migranti, riferendosi ai fondi del «Pon sicurezza» gestiti dal ministro leghista.
Nel frattempo, gli africani stanno facendo da soli. L’area si basa sull’autorganizzazione e una semplice regola. Si entra solo con una tenda, per evitare i cubi di cartone che alla Cartiera portarono all’incendio. Ma i posti si stanno esaurendo, qua e là ci sono cumuli di eternit, tutti gli immobili hanno il tetto o le finestre sfondate e sta per arrivare il freddo. Sono forti gli africani, sia moralmente che fisicamente. Ma non è facile resistere cinque mesi al fumo dei rami bruciati per riscaldarsi, all’umidità delle cinque di mattina, agli antiparassitari irrorati nelle campagne o alle notti passate in casolari diroccati. I volontari diffondono la notizia della circolare del ministero, che annulla [o chiarisce] le disposizioni precedenti sui «medici-spia» che avrebbero dovuto denunciare gli irregolari. Non si fidano, i ragazzi. Sanno che è facile farsi mare in campagna, o tornando dal lavoro. Ma chi non ha i documenti in regola ha paura lo stesso. Forse si farà medicare da un compagno, forse si farà accompagnare al pronto soccorso. Non tutti vivono qui. Molti africani sono alla «Rognetta», il rudere di un ex stabilimento di trasformazione del succo d’arancia, nel centro di Rosarno. Altri alla «Collina», due casolari con il tetto sfondato in mezzo a campi di ulivi nei pressi di Rizziconi. Ovunque la società civile, fin dall’estate, porta generi di prima necessità.
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OROSCOPO
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Film d’azione.
Una Panda nera fa un primo giro dell’isolato. Poi un secondo. I quattro giovani a bordo rallentano e guardano dentro un locale, «Accademia Texas Hold’em» dice l’insegna. Siamo a Gioia Tauro, sono le 21 di un sabato sera di fine novembre. I carabinieri notano le manovre e pensano: è un sopralluogo. Tra poco ci sarà una rapina. Arrivano i rinforzi, da entrambe le parti: una seconda Panda nera ed altre gazzelle della compagnia di Taurianova. I rapinatori vengono arrestati, sono rosarnesi, due di loro braccianti agricoli. In macchina numerosi armi e quattro passamontagna modello «Mephisto», cioè neri e con tre piccoli fori. I carabinieri sequestrano anche un cd-rom masterizzato, col pennarello avevano scritto «Misto ‘ndrangheta», intitolando così la compilation di mp3 contenente «’A vinditta veni i luntanu», «A mugghieri du capubastuni», «Pi nu sgarbu all’onorata», «Cu sgarra paga». I giovani ascoltavano quindi le lugubri cantilene mai mutate nel tempo che celebrano coltellate, omertà e vendette implacabili. I loro «colleghi» napoletani, almeno, preferiscono melodie a base di destini infami e amori travagliati. La rapina non avrà luogo. Sarebbe stata una scena alla Tarantino, quattro invasati col passamontagna che urlano e puntano le «Herstal» calibro 7.65 d una piccola folla di giocatori terrorizzati. Un normale sabato sera della Piana.
Biagio Vecchio sta per uscire dalla sua officina, per oggi la giornata è finita. Siamo all’inizio di novembre. Meccanico, 67 anni, soprattutto nonno ed omonimo del giovane che due mesi prima fa uccise Antonio Marano, venti anni, al termine di un litigio concluso a colpi di pistola automatica. Dopo qualche giorno Marano si presenta ai carabinieri di Vibo Valentia per ammettere le sue responsabilità. Ma non è bastato. Il killer aspetta il nonno di fronte all’officina, pochi colpi, poi sale nell’auto dove un complice aspetta col motore acceso. Vendetta trasversale, niente da capire. Tutto consueto.
Deve essere emozionante entrare in uno stadio che si chiama «Giovanni Paolo II». Il presidente del Rosarno, per qualche tempo, non potrà farlo, perché è stato colpito da Daspo, la misura «irrogata» – secondo il burocratese della polizia – dalla Questura di Reggio Calabria al termine di una rissa scoppiata per una partita del campionato di serie D, disputato a metà ottobre al campo di Bocale, periferia reggina. «Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio», commenta il massimo dirigente. E ricorda le attività di valenza sociale svolte, «per esempio, quando ci recammo dalle suore, vittime di alcuni atti intimidatori, per mostrare la nostra vicinanza».
Insomma, non siamo in paradiso. Eppure è così che lo definisce un quotidiano locale. «Gli africani hanno trovato qui il loro eldorado». Dopo lo sgombero estivo della Cartiera, lo stesso giornale scrisse: da oggi, «la strada tra San Ferdinando e Rosarno non farà più paura ai viaggiatori assidui che percorrevano quel breve tratto di carreggiata con l’ansia di incontrare un ‘nero’».

QUELLO KE NN DICE NESSUNO E ' KE UN LAVORATORE ISCRITTO ALLE LISTE DELL'AGRICOLTURA HA DIRITTO AD UN ASSEGNO KE PERCEPIRA' L'ANNO SUCESSIVO , IN BASE ALLE GIORNATE LAVORATE L'ANNO PRECEDENTE , SICURAMENTE I RAGAZZI STRANIERI NON LO SANNO ED OVVIAMENTE GLI ISCRITTI ALLE LISTE SARANNO GLI ABITANTI DEL LUOGO , KE FACENDO ESEGUIRE IL LAVORO AGLI IMMIGRATI PAGATI POKI EURI , L'ASSEGNO LO PRENDONO GLI ABITANTI SENZA SFORZO ,,,,,,,,,,,,, ECCO PERKE GLI IMMIGRATI VENGONO TENUTI ILLEGALI ,,,,,,,,,,,,,,,,,,

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