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domenica 15 febbraio 2015

La Svizzera come Robin Hood



La Svizzera come Robin Hood: 
prelievo forzoso sui ricchi per aiutare i disoccupati

Dal prossimo gennaio sarà prelevato l’1% dai redditi superiori a 250mila euro dei cittadini elvetici, per ripianare il fondo che consente il pagamento della assicurazione di disoccupazione destinata a chi resta senza lavoro.

A partire da gennaio in Svizzera dai redditi superiori a 250mila euro sarà trattenuto - attraverso un prelievo forzoso – l’1 percento. Motivo? Cercare di recuperare circa 80 milioni di euro e scongiurare il crac per l’assicurazione garantita dal piccolo stato ai suoi disoccupati. Al momento il fondo per questo ammortizzatore sociale è difatti in profondo rosso: c’è un buco di ben 4 miliardi. In Svizzera il prelievo dai redditi esisteva già, ma paradossalmente non riguardava i ricchi.
 I calcoli del governo elvetico sono quelli di riportare in pareggio i conti dell’assicurazione, grazie al prelievo forzoso, nel giro di tre lustri. “Per anni la disoccupazione in Svizzera, con un tasso inferiore all’1%, non ha rappresentato un problema – si legge su Swissworld.org, il sito del Dipartimento federale degli affari esteri del Paese .
Durante la recessione degli anni ’90, tuttavia, il numero dei senza lavoro è aumentato drammaticamente, fino al tasso record del 5,7%, raggiunto nel febbraio del 1997, in seguito alle numerose ristrutturazioni aziendali che hanno comportato tagli di organico. Dalla fine degli anni ’90, grazie alla graduale ripresa dell’economia e a nuovi metodi di calcolo, il tasso di disoccupazione è sceso, fino ad assestarsi nel 2001 all’1,7%. Da allora il tasso di disoccupazione ha avuto un andamento varibile; alla fine del 2007 si aggirava intorno al 2,8%. Il tasso varia comunque secondo le regioni: nelle aree di lingua francese e italiana la disoccupazione è maggiore che nella Svizzera-tedesca. Le donne sono generalmente più colpite degli uomini e gli stranieri sono più colpiti rispetto agli svizzeri”.

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PREVISIONI 2015

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del Nostro Sistema Solare 
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venerdì 5 aprile 2013

ECOLOGIA: La comunità Masai e' in pericolo sfratto

La comunità Masai e' in pericolo sfratto




 Tra poche ore il Presidente della Tanzania Kikwete potrebbe iniziare a sgomberare decine di migliaia di noi Masai dalle nostre terre 
 per permettere la caccia a leopardi e leoni. 
L'ultima volta Avaaz ha contribuito ad attirare l'attenzione globale e il Presidente ha dovuto abbandonare il piano. Una pressione da tutto il mondo può permetterci di fermarlo di nuovo. 
Clicca subito per aiutarci:









 Siamo gli anziani dei Masai della Tanzania, una delle più antiche tribù dell'Africa. Il governo ha appena annunciato di voler cacciare migliaia delle nostre famiglie dalle nostre terre per permettere a ricchi turisti di usarle per la caccia a leoni e leopardi. Gli sgomberi inizieranno immediatamente.
 LEGGI TUTTO ...
ECOLOGIA: La comunità Masai e' in pericolo sfratto:   Tra poche ore il Presidente della Tanzania Kikwete potrebbe iniziare a sgomberare decine di migliaia di noi Masai dalle nostre terre...

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venerdì 15 giugno 2012

Finanziaria-ombra di 'Sbilanciamoci'.

 

Patrimoniale e più Irpef per i ricchi.

 Arriva la Finanziaria-ombra di 'Sbilanciamoci'.

Irpef al 49% per chi guadagna più di 200mila euro e 5 per mille sui patrimoni superiori ai 3 milioni. E tagli sulle grandi opere, i costi della politica e le spese militari. Ecco le misure della Contro-Finanziaria presentata dalla campagna "Sbilanciamoci!"


Altro che tagli, altro che Ici sulla prima casa, altro che blocco delle pensioni. Per rimettere a posto i conti dello Stato e scampare al default i modi sono altri. Ne sono convinti quelli della campagna "Sbilanciamoci!" che, come ogni anno, hanno presentato al Senato la Contro-Finanziaria, una manovra di bilancio alternativa. Che in quest'anno di misure di emergenza acquista un significato particolare.

Non si tratta di indicazioni generali ma di proposte dettagliate e concrete con numeri precisi. Che per alcuni puzzano di invadenza dello Stato nell'economia o addirittura di "comunismo". Ma per altri sono misure realmente alternative, efficaci e di vera equità fiscale. Vediamo le principali.

Maggiori entrate

 Ambito InterventoMaggior gettito
previsto
 Aliquote
 Irpef
Modifica delle aliquote attuali:
 • redditi superiori ai 70.000 euro: Irpef al 45%
   (ora è al 41% fino a 75mila è al 43% oltre),
 • per i  redditi superiori 200.000 euro: Irpef al 49%
   (ora è sempre al 43%).
Lo scopo è aumentare la progressività dell'imposizione fiscale sui redditi.
1,2 miliardi
(per il 77% a carico dei contribuenti
con più di
200mila euro)
 Patrimoniale  5 per mille sui patrimoni oltre i 3 milioni di euro. Da ogni patrimonio consistente si ricaverebbero (almeno) 15mila euro.10,5 miliardi
 Rendite
 finanziarie
Aliquota unica al 23% (anziché al 20%) per interessi su conti bancari, obbligazioni, plusvalenze ecc. La tassazione attuale prevede ancora due aliquote distinte (12,5 e 27%) ma verrà unificata al 20% dal 1° gennaio 2012.2 miliardi
 Diritti
 televisivi
 per lo sport
Imposta del 5% sul totale dei diritti secondo il metodo francese di tassazione. L'introito va a finanziare lo sport per tutti e la costruzione di impianti pubblici polivalenti.40 milioni
 PubblicitàPrelievo del 5% sugli utili del comparto pubblicitario (attualmente in Italia ha un giro d'affari circa 9 miliardi) per frenare l'effetto distorsivo sulla concorrenza e sui consumi nell’era della grandi concentrazioni dei media e delle agenzie pubblicitarie.450 milioni
 Tassa sulle
 emissioni
 di CO2
 delle auto
Tassazione progressiva delle automobili in base al livello di emissioni di CO2 (e non in base alla cilindrata o ai cavalli come avviene oggi) per colpire le auto più inquinanti (Suv e veicoli vecchi) .500 milioni

Tagli alle spese

AmbitoInterventoRisparmio
 Grandi/ 
 piccole
 opere
Abbandono della logica delle grandi opere (ponte sullo Stretto, Tav) a favore della ottimizzazione delle reti esistenti e del loro uso (con i necessari adeguamenti e potenziamenti). Criteri di intervento basati sulla valutazione costi/benefici e sul minor impatto ambientale, economico, sociale. 3,850 miliardi
(in 3 anni)
 Spese
 militari
Riduzione del 20% delle spese militari attraverso:
 • la riduzione degli organici delle forze armate a 120mila unità,
 • il  ritiro dall'Afghanistan,
 • blocco dell'acquisto di 131 cacciabombardieri F35.
5,5 miliardi(in 3 anni)
 Scuole
 private
Abolizione dei fondi alle scuole private e del buono scuola: utilizzo delle stesse risorse per rilanciare la scuola pubblica (diritto allo studio, edilizia scolastica, qualità dell’offerta formativa
700 milioni
 Sanità
 privata
Istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta per esaminare e riordinare le convenzioni con le strutture private, che costituiscono una grossa fetta della spesa sanitaria e dei suoi sprechi ed abusi.
2,2 miliardi(in 3 anni)
 Costi
 della
 politica
Principalmente attraverso:
 • il dimezzamento del numero dei parlamentari,
 • il dimezzamento dei rimborsi elettorali alle forze politiche,
 • la riduzione delle indennità dei parlamentari nazionali e regionali al livello della Spagna.
4,6 miliardi(in 3 anni)
 Copy
 left
Adozione del software libero da parte della pubblica amministrazione centrale e locale.
2 miliardi
 CieChiusura dei Centri di identificazione ed espulsione. 115 milioni

Lavoro più tutelato

Ma nella Finanziaria-ombra non ci sono solo tasse e tagli. La proposta prevede anche capitoli di spesa diversi. Uno per tutti: quello sulla lotta al precarietà. Oggi, il 29% dei giovani è disoccupato e il 50% di chi lavora ha un rapporto di lavoro precario. Gli interventi in questa direzione sono:

• un credito di imposta fino a 3mila euro l’anno per l’assunzione dopo 2 anni di lavoro parasubordinati,
• una indennità di disoccupazione del 60% per 6mesi per tutti i lavoratori subordinati che abbiamo almeno maturato un anno di versamenti di contributi. (A.D.M.)

Di' la tua http://www.sbilanciamoci.org/

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martedì 3 aprile 2012

ZEDDA STANGA LE SECONDE CASE SFITTE E I RICCHI



ZEDDA STANGA LE SECONDE 

CASE SFITTE E I RICCHI;

 TASSE RIDOTTE O TOLTE A PIU' POVERI. 

TAGLIATE AUTO BLU (DA 15 A 5) E SPESE FESTE

 

IL SINDACO DI CAGLIARI, Massimo Zedda...

Si è dimesso da consigliere regionale poche settimane prima di raggiungere il vitalizio, il suo stipendio è passato da 15000 a 3300euro, ha ridotto il numero di assessori da 13 a 10, ha ridotto da 14 a 4 le auto blu per sindaco e assessori, ha rinunciato all'abbonamento gratuito al teatro lirico (per poi comprarselo di tasca sua) e anche all'abbonamento gratuito allo stadio. Ed è sindaco da soli 5 mesi!! E' la politica che vogliamo!

 

«Abbiamo tagliato le spese inutili. Quali? ad esempio i biglietti per andare a teatro elargiti agli amministratori. Perché uno studente deve pagare, e un politico - che il più delle volte a teatro neanche ci va, e se va bene gira il biglietto a qualche amico o parente - deve poter entrare gratis? Li abbiamo eliminati e abbiamo recuperato 60mila euro. Intendiamoci, tagliare le auto blu come i biglietti non mi risolve i problemi di bilancio. Ma è un segnale che va dato, sempre e comunque, non solo quando si è in difficoltà»

(Massimo Zedda, Sindaco di Cagliari)




Stangata in arrivo a Cagliari sui “ricchi”. Cioè su quelli che possiedono una seconda casa e la tengono sfitta: pagheranno un’Imu altissima. Ma il costo si potrà decisamente abbattere se sceglieranno invece di affittarla a canone concordato. Il sindaco Massimo Zedda illustra il bilancio e presenta un piano per ripopolare le tante case che a Cagliari sono abbandonate. “Il nostro sarà un bilancio decisamente più povero con 35 milioni in meno che arriveranno da parte dello Stato- spiega il sindaco- per questo abbiamo deciso di tagliare spese superflue per non andare a gravare su settori fondamentali come l’assistrenza sociale. Le auto blu sono state ridotte di due terzi, passeranno da 15 a 5. Le tribune di Sant’Efisio, come sapete, costeranno molto meno ed è stata abolita quella delle autorità. Cercheremo di risparmiare ovunque sia possibile”. Ma la notizia è anche un’altra: cala invece il pressing fiscale sui redditi bassi, quelli sino a diecimila euro saranno infatti esentati. “Sull’Irpef la maggioranza dei cagliaritani pagherà di meno dello scorso anno- ha detto il sindaco- L’aliquota sarà dello 0,80 oltre i 75mila euro di reddito”. L’aliquota Imu sulla prima casa sarà del 5 per mille, si prevede un introito di 57 milioni di euro. Per le seconde case invece sarà del 9.6 per mille. M.B.
castedduonline.it
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Diminuisce rispetto al 2011 l'Irpef per i redditi medio bassi, ma sale l'Imu per le seconde case sfitte, cinquemila a Cagliari secondo l'ultimo censimento. Sono alcuni dei dati presentati questa mattina dal sindaco Massimo Zedda e dalla sua Giunta, illustrando il bilancio di previsione 2012. Per quanto riguarda l'Imu sulla prima casa l'aliquota è stata fissata allo 0,5%, mentre per la seconda abitazione affittata a canone concordato Zedda parla di "una delle aliquote più basse d'Italia". "Un bilancio - ha detto il sindaco - che risente dei tagli e del blocco delle spese per il patto di stabilità. Per quanto riguarda i trasferimenti in meno a settembre c'era un'ipotesi di dieci milioni in meno, ora dopo le ultime manovre si è passati a circa 35 milioni. Tra l'altro con un'Imu che ribattezzerei imposta non municipale, ma statale unica". Zedda difende la scelta di non aver applicato la aliquota base sull'Imu. "Per noi - ha detto - è un'azione obbligata da decisioni prese a Roma. Non è nelle nostre possibilità applicare un'aliquota inferiore o uguale a quella base senza compromettere l'erogazione di servizi indispensabili". Per le case, incentivi per chi affitta la casa (0,86 per locazioni con contratto registrato), ha spiegato Zedda, e disincentivi (aliquota a 1,06) per chi la tiene vuota o dichiara di tenerla disabitata.
Sull'Irpef, secondo Zedda, "la maggior parte dei contribuenti cagliaritani pagherà una tariffa più bassa del 2011". Prevista esenzione totale per redditi sino a 10mila euro. Poi crescita progressiva con aliquota dello 0,80% oltre i 75mila euro. Il Comune segnala un generale aumento dei bisogni come dimostra l'esempio delle 500 persone che ogni giorno chiedono un pasto caldo al Centro di solidarietà. Come mantenere quantità e qualità dei servizi? Con i tagli agli sprechi. E il Comune ha riepilogato tutte le misure applicate in questi mesi: dismissioni degli uffici in affitto ad esempio a Palazzo Doglio, auto blu passate da 15 a 5, consulenze dimezzate e risparmio di 300mila euro per Sant'Efisio. Giovedì, dopo il sì della Giunta, il bilancio ripercorrerà l'iter delle commissioni consiliari. Obiettivo: approvazione della Manovra entro giugno da parte del Consiglio comunale.
UNIONESARDA.IT
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martedì 2 novembre 2010

SOLO I RICCHI ANDRANNO A SCUOLA




Articolo 34 della Costituzione: “i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”. Non è più così, non sarà più così in futuro. I ministri Tremonti e Gelmini, come scrive oggi la Repubblica, hanno decretato la fine dell’istituto delle borse di studio universitarie, nato nel 1946, negando di fatto un diritto sacrosanto garantito dalla Costituzione a tutti i cittadini. Il fondo per le borse di studio, ad ottobre di questo anno, per volere dell’ineffabili Giulio e Maria Stella, è passato da 246 milioni di euro a 25,7, con un taglio di circa il 90%. Hanno lasciato le briciole, quel tanto che basta per non perdere completamente la faccia. Nel 2012 sarà anche peggio: il fondo sarà tranciato di un’altra abbondante metà arrivando a scarsi 13 milioni di euro. Cosa vuol dire questo? Che dal prossimo anno, per otto studenti su dieci, meritevoli e con famiglie dal reddito basso – che sono sempre di più vista la crisi - non ci saranno più soldi, acuendo ancora di più le distanze tra Nord e sud Italia. Sì perché essendo il nostro sistema universitario molto regionalizzato, mentre alcune regioni del Nord come Piemonte, Toscana ed Emilia Romagna potranno garantire ancora tale diritto, le altre saranno brutalmente colpite. Alla faccia di un federalismo equo e solidale. Nasce così la scuola ai tempi di “Berlusconi, Tremonti e Gelmini”, quella dove il merito non conta niente, dove la Costituzione è un libro per nostalgici, ed ogni principio e diritto sacro e inviolabile non segue più lo spirito dei padri costituenti del buon padre di famiglia che si prende cura dei più deboli ma il nuovo dio indiscusso, Re denaro, che a tutto vede e provvede. Ha fatto di tutto la Gelmini pur di assecondare le esigenze di cassa di Tremonti fregandosene del ruolo di ministro per l’Istruzione della Repubblica: ha tagliato i fondi alla scuola, ha ridotto il tempo pieno, ha fatto una riforma che riforma non è, ha cancellato le graduatorie di ricercatori e soppresso alcuni atenei. Proprio oggi, si alza forte nel Paese il lamento del rettore del Politecnico di Torino, un fiore all’occhiello della nostra istruzione universitaria, che rischia di finire in ginocchio per colpa dei tagli. Non paga, supinamente ai voleri del ministro dell’Economia, cancella un diritto fondamentale che, dal 1946 ad oggi, ha accompagnato l’evoluzione democratica e scolastico di questo Paese. Molti degli scrittori, degli scienziati, degli artisti, dei medici che danno lustro oggi al nostro Paese non avrebbero mai potuto studiare senza borse di studio. Se questo è il Paese che vogliono, noi diciamo no. E chiediamo al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, massimo garante della Costituzione, di fermare queste mani scellerate.

(Massimo Donadi)



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venerdì 2 ottobre 2009

Clima, l'Onu: I paesi ricchi aiutare quelli poveri

Clima, l'Onu: «I paesi ricchi devono aiutare quelli poveri a difendersi»

Rosa Mordenti

Sisma in Indonesia, tsunami sulle Samoa, tempesta tropicale su Filippine, Vietnam, Cambogia e Laos: le catastrofi del sud est asiatico irrompono a Bangkok, dove sono in cosrso i negoziati di preparazione del summit di Copenaghen sul clima. L'Onu: i paesi poveri devono essere aiutati ad affrontare i cambiamenti climatici. La Banca mondiale ha già fatto i conti

Una catena di catastrofi e disastri naturali che sembra non avere fine sta colpendo i paesi del Pacifico e del sud est asiatico: prima l’alluvione nelle Filippine, poi lo tsunami che ha colpito le Samoa, le Samoa americane e Tonga, ora si contano i morti e i danni causati dal terremoto in Indonesia. E mentre si cerca di capire cosa sia successo nelle isole e negli atolli vicino all’epicentro dello tsunami, che il mare gonfiato dal global warming stava già inghiottendo poco per volta, continua a piovere anche oggi, giovedì, su Vietnam, Cambogia e Laos, a causa dalla tempesta tropicale Ketsana che tra sabato e domenica scorsa ha causato 277 morti e 42 dispersi nelle Filippine. Ma Ketsana in tutto ha provocato, finora, 383, vittime: in Vietnam i morti accertati sono 92, in Cambogia 14.
Se ne discute, e non potrebbe essere altrimenti, ai negoziati sul clima in corso a Bangkok fino al 9 ottobre, in vista del summit di Copenaghen sul clima di dicembre. Il capo della Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici [Unfccc] Yvo de Boer, ha detto che «l’elemento chiave per ottenere un accordo a Copenhagen è aumentare il sostegno ai paesi in via di sviluppo, sia nella regione del sud est asiatico che altrove, per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici. Tifoni, inondazioni e fenomeni meteorologici estremi si stanno intensificando – ha aggiunto de Boer – Far fronte a situazioni di emergenza, riducendo i rischi di calamità e aumentando la ‘resistenza climatica’, è una necessità». Sempre a Bangkok, la Banca mondiale ha presentato uno studio commissionato dai governi di Olanda, Gran Bretagna e Svizzera, che prova a fare i conti: per adattarsi ai cambiamenti climatici, e cioè per difendersi da precipitazioni sempre più intense e dall’aumento del livello del mare, i paesi poveri dovrebbero ricevere tra i 75 e i 100 miliardi di dollari ogni anno fino al 2050.
Nelle Filippine, nonostante la fine delle piogge da giorni, la situazione intanto non accenna a migliorare. Gli sfollati sono almeno 700 mila. L’impatto maggiore dell’alluvione è stato nei pressi del fiume Pasing, dove sono state colpite sia le zone residenziali che le baraccopoli, queste ultime quasi spazzate via e dove c’è stato il maggior numero di vittime.
Come aveva riportato l’agenzia missionaria Misna due giorni fa, a causare molti danni nel paese sono state anche le tonnellate di rifiuti lasciate lungo le strade in discariche improvvisate o lungo corsi d’acqua. La presenza di cumuli di immondizia ha di fatto sigillato intere aree impedendo all’acqua piovana di defluire.
Il segretario all’ambiente ed ex-sindaco della città Lito Atienza ha detto che «siamo di fronte a un campanello d’allarme sugli effetti dei cambiamenti climatici» e sui disastri che possono derivarne quando sono combinati con l’urbanizzazione selvaggia. «A essere colpiti sono stati coloro che erano già i più poveri e che ora hanno perso tutto» ha detto alla Misna padre David Domingues, missionario comboniano che si trova a Manila. Il missionario ha spiegato che lungo i corsi d’acqua sorgono molte baraccopoli: «Un fatto che unito all’alta densità abitativa, all’assenza di colline o aree anche di poco elevate e a un sistema fognario inesistente o inadeguato, ha prodotto il risultato ora sotto i nostri occhi».
La Commissione europea ha stanziato 150 mila euro di aiuti urgenti per le vittime dello tsunami nelle isole Samoa nel Pacifico e 4 milioni di euro alle vittime del tifone Ketsana nelle Filippine, in Vietnam, in Cambogia e nel Laos.
Intanto, è scattato l’allarme siccità nelle campagne indiane, alla fine della stagione delle piogge: quello del 2009 è stato il monsone più avaro di acqua negli ultimi 40 anni. In India grandissima parte dei piccoli contadini che costituiscono la stragrande maggioranza degli abitanti delle campagne conta sul monsone per la riserva idrica annuale.

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