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martedì 7 giugno 2016

Famiglia o Comunità Allargate


La famiglia?
Nei famosi e favolosi anni post Sessantotto, il libero amore aveva fatto teorizzare a comunità libere di persone un modello di famiglia diverso da quella che ci impone la “tradizione”. Una famiglia libera, fondata sull'amore libero, in cui i figli sono di tutti, sono in comune. Perché in comunità del genere si può sapere chi è la madre, ma non si può sapere con certezza chi è il padre. Il potere ha bisogno della famiglia, mantiene l'ordine anagrafico per avere il controllo.

Quindi è un dividi et impera?
Sì, perché per controllare una società devi atomizzarla e così è stata favorita la famiglia “tradizionale”, che ora spacciano per “naturale”, ma che in realtà è una costruzione assolutamente artificiale. Difatti la famiglia è la cellula più piccola che c'è nella società. E intesa come la intendono i difensori delle “famiglia naturale” è una invenzione bella e buona. non esiste in natura la famiglia, in natura esiste il branco, lo stormo, la mandria, il banco e via dicendo. Anche per noi, fino alla fine dell'Ottocento la famiglia era molto più larga. E non solo perché si avevano più figli. Non era una famiglia mononucleare, era una comunità. La società si divideva in contrade, in rioni, in cascine, in fattorie, in casolari, aggregazioni molto più larghe, sono forme collettive di comunità.

In che cosa ne sentiamo la mancanza?
Questa composizione sociale evitava tutte le situazioni, che ora sembrano intensificarsi, di violenza in famiglia. Mariti che uccidono le mogli e poi si ammazzano, madri che uccidono i figli e poi si ammazzano. Fino a un secondo prima nessuno sospettava nulla, “erano una famiglia normale”, dicono tutti. Succede perché ogni famiglia è isolata dalle altre. Esistono dirimpettai che non sanno nemmeno come si chiamano. Questo tipo di famiglia, la famiglia che chiamano “tradizionale”, è funzionale al potere perché frammenta la società e la rende sempre più controllabile, più inerte. Ognuno pensa per sé e le organizzazione politiche collettive come i sindacati
 perdono sempre più potere...
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venerdì 27 novembre 2015

Per il Clima in Tutto il Mondo Mobilitazione Internazionale


In marcia per il clima

Grande mobilitazione nazionale per il clima, marcia e concertone il 29 novembre a Roma. Manifestazioni in contemporanea in tutto il mondo per chiedere un nuovo modello di sviluppo .
Il 2015 è un anno importante per il futuro del Pianeta: a dicembre, nel prossimo vertice delle Nazioni Unite che avrà luogo a Parigi (30 novembre/11 dicembre), si dovrà definire il nuovo accordo internazionale sul clima. Una partita non scontata. I governi dovranno assumere impegni significativi per ridurre le emissioni di gas serra, attivare aiuti per le comunità e i territori maggiormente colpiti dall'effetto devastante dei mutamenti climatici, e, non ultimo, definire strategie e investimenti per uno sviluppo senza fonti fossili. Ci stiamo avventurando verso un surriscaldamento del Pianeta di 4°C con scenari apocalittici se non interverremo rapidamente. Milioni di persone nel mondo stanno pagando le conseguenze di un sistema economico, di produzione, di consumi insotenilbile e ingiusto che va radicalmente cambiato, per salvare il clima del Pianeta, per restituire dignità e speranza alle persone. 

Legambiente con la campagna "In marcia per il clima" vuole contribuire a mettere in moto il cambiamento stimolando cittadini, amministrazioni, piccole e medie imprese verso un modello di sviluppo differente, sostenibile, nel rispetto dei territori e delle comunità.

29 novembre 2015  marcia globale per il clima e per la pace www.coalizioneclima.it  
Il 29 novembre a Roma, in contemporanea con tante altre città del mondo, ci mobiliteremo contro il cambiamento climatico e le politiche economiche e sociali che lo hanno prodotto. Con una grande marcia e un concerto per il clima e per la pace
concentramento per la marcia, ore 14.00 in piazza Campo de' Fiori INFO 
concentramento In bici per il clima ore 14.00 Largo Tacchi Venturi
Ore 17,00 CONCERTO PER IL CLIMA fino alle 21,00

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domenica 17 novembre 2013

No Tav : Ragazza Bacia il Poliziotto


bacio al poliziotto della ragazza No Tav

Il gesto a Susa durante la manifestazione contro il cantiere

+ Il bacio, la porta della vita

È come se calasse il silenzio, fra i clangori di un corteo, i volti d’ira e le paure. Il bacio è silenzio. Lei è una brunetta, un volto da francesina, una disadorna frangetta di capelli, gli occhiali, 
un orecchino punk, le mani sottili con cui accarezza il casco dell’agente di polizia, 
che bacia sporgendo le labbra.

Lui ha un volto tenero, e socchiude gli occhi ancor più teneramente, come se credesse davvero a quel bacio. Anche noi ci crediamo. La manifestazione No Tav di ieri, lo spavento e la paura, vorremmo racchiuderla in questa immagine, per quanto potesse essere stata provocatoria, fermata da uno scatto fra l’odore acre dei fumogeni e gli insulti beceri ai poliziotti, all’incrocio delle statale 25 con la 24, a Susa. Ma le foto non hanno rumori. E non ci sono rumori, in quel bacio, non ci sono urla, non ci sono insulti, non c’è rabbia, non c’è nient’altro che questo respiro, come in tutti i baci del mondo, che sono segni di pace, non solo di amore. Non sappiamo se questa foto diventerà famosa come quella di Bernie Boston, dell’ormai lontano 21 ottobre 1967, a Washington, che vinse il Premio Pulitzer per aver fermato l’immagine di un giovane con i capelli lunghi e la dolcevita cascante che si metteva di fronte ai militari schierati per la marcia al Pentagono contro la guerra del Vietnam e infilava dei fiori nelle canne dei loro fucili.

Ci sono immagini che fanno storia. Quella di Jan Rose Kasmir, scattata sempre lo stesso giorno nello stesso posto, 21 ottobre 1967 a Washington, è diventata il manifesto del flower power movement. La fece un fotografo francese, Marc Riboud e riprese Jan Rose mentre porgeva dei fiori ai fucili puntati contro di lei dai militari in tenuta antisommossa. La guerra del Vietnam sarebbe ancora continuata per tanti anni. Kasmir aveva solo 17 anni, allora. Ritornò a fare la stessa cosa nel febbraio 2003, questa volta contro l’attacco all’Iraq. Ma non ebbe lo stesso effetto. Ci sono gesti e ci sono cose che hanno la stessa spontaneità delle foto. È una questione di tempi e di effetti. In un certo senso, questa immagine della Val Susa ce l’ha, se non fosse altro per quegli occhi chiusi dell’agente di polizia, come se quel bacio lo desiderasse davvero. Il bacio non è solo un incontro, uno sfiorare di pelle.

Ieri, a Susa, erano in qualche migliaio a manifestare. C’era anche Turi Vaccaro, che il 27 giugno 2011 venne fermato mentre benediceva la ruspa che doveva infrangere le barricate di un presidio con delle teste d’aglio. Un reparto di polizia ha seguito il corteo dall’autoporto di Susa. E all’incrocio fra la statale 24 e la 25, mentre gli agenti erano tutti schierati, due ragazze molto carine, una bionda e una bruna, si sono avvicinate e hanno cominciato a distribuire baci sui caschi degli agenti. Questo forse è stato il più tenero, perché è come se fosse stato accettato.

Qui dentro, negli occhi chiusi dell’agente e in quelli coperti della ragazza, la colonna sonora, fra le pulsazioni di un corteo, con le sue urla, gli slogan, quell’odore della rabbia e della paura, per una volta è davvero il silenzio. Poi, hanno ripreso a marciare. Gli altri hanno continuato a insultare. Alla fine, Sandro Piano, presidente della Comunità Val Susa, ha detto: 
«Quella di oggi è stata una manifestazione civile e corretta.
 Di questo vi ringrazio». 
La politica ha sempre la sua retorica. Forse è vero, forse no. Però questa immagine è senza parole. È questo il suo bello.


PIERANGELO SAPEGNO - http://www.lastampa.it/


Oggi la Stampa di Torino va fino in fondo e scopre che la storia della foto-simbolo era in effetti falsa.
Lo fa sentendo i due protagonisti della storia, ovvero il poliziotto, un ragazzo siciliano di 25 anni, da pochi mesi a Torino, che fa parte del V Reparto Mobile, e Nina De Chiffre, che vive a Milano, ha 20 anni, studia e lavora.

Un collega racconta alla Stampa cosa è davvero accaduto:

Giuseppe Corrado, collega e caposquadra del giovane poliziotto conferma: «Bacio? Diremmo forse meglio un tentativo fallito di provocazione risolto grazie alla professionalità del nostro operatore». Ancora: «E’ stato un gesto fondamentalmente ostile, e che quasi rasenta un reato penale, oltraggio a pubblico ufficiale. Il collega ha mantenuto i nervi saldi, è stato ineccepibile sul piano professionale, nessuno di noi cade in questi equivoci». La ricostruzione del caposquadra va avanti:

«Dopo il bacio sulla visiera, la ragazza che era stata gentilmente allontanata, si era infilata due dita in bocca, le aveva bagnate di saliva e poi aveva tentato di toccare il volto dell’agente. Francamente, non mi sembra un gesto granché romantico. Un’altra ragazza, poi, aveva leccato la visiera di un altro poliziotto, insomma, a questi episodi va dato solo il significato che hanno, e non altro». E aggiunge: «I nostri reparti, in Val Susa, hanno un compito delicatissimo, quello di consentire che le proteste, legittime in un Paese democratico, si svolgano nella legalità. Purtroppo, in passato, non è avvenuto. E ora siamo qui, a discutere se quello fu un bacio gradito oppure no».

NINA DE CHIFFRE E IL BACIO AL POLIZIOTTO DURANTE LA MANIFESTAZIONE NO TAV – Il quotidiano ha sentito anche la ragazza, Nina De Chiffre: «Ci sono due cose che vorrei subito chiarire – puntualizza lo giovane attivista, militante del collettivo meneghino Remake -. Quella foto non è stata assolutamente organizzata ad arte, come molti hanno insinuato. Il fotografo ha solamente avuto fortuna. Ma soprattutto: il mio intento non era quello di lanciare unmessaggio di pace alle forze dell’ordine. Al contrario: volevo ridicolizzare i poliziotti. Volevo metterli in imbarazzo: volevo prenderli in giro.Direi che ci sono riuscita».

Come è avvenuto l’episodio?

«Èmolto semplice. Stavamomarciando in corteo, quando improvvisamente ci siamo trovati di fronte questo schieramento di polizia. Gli agenti in tenuta antisommossa, per regolamento, non possono reagire adalcuno stimoloprovenientedaimanifestanti. Cosìmi sono avvicinata con lamani in alto. Ho visto un giovane agente – avrà avuto 20 anni – e ho iniziato a provocarlo. Prima gli ho leccato il casco, poi gliel’ho baciato. Infine ho infilato le mie dita nelle sue labbra,ma in quelmomento è intervenuto un suo superiore chemi ha allontanato».

Cosa hai visto negli occhi dell’agente?

«Il panico, solo il panico: non sapeva come reagire. Ed era quello che volevo».
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venerdì 5 aprile 2013

ECOLOGIA: La comunità Masai e' in pericolo sfratto

La comunità Masai e' in pericolo sfratto




 Tra poche ore il Presidente della Tanzania Kikwete potrebbe iniziare a sgomberare decine di migliaia di noi Masai dalle nostre terre 
 per permettere la caccia a leopardi e leoni. 
L'ultima volta Avaaz ha contribuito ad attirare l'attenzione globale e il Presidente ha dovuto abbandonare il piano. Una pressione da tutto il mondo può permetterci di fermarlo di nuovo. 
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 Siamo gli anziani dei Masai della Tanzania, una delle più antiche tribù dell'Africa. Il governo ha appena annunciato di voler cacciare migliaia delle nostre famiglie dalle nostre terre per permettere a ricchi turisti di usarle per la caccia a leoni e leopardi. Gli sgomberi inizieranno immediatamente.
 LEGGI TUTTO ...
ECOLOGIA: La comunità Masai e' in pericolo sfratto:   Tra poche ore il Presidente della Tanzania Kikwete potrebbe iniziare a sgomberare decine di migliaia di noi Masai dalle nostre terre...

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martedì 18 maggio 2010

Presentata la settima edizione di Terra futura

Le comunità di Terra futura


Presentata la settima edizione di Terra futura, in programma alla Fortezza da basso di Firenze dal 28 al 30 maggio. La grande mostra sulla buone pratiche quest'anno è dedicata al tema della comunità

Le comunità sostenibili: questo il tema di Terra futura 2010, la mostra-convegno internazionale sulla buone ospitata a Firenze dal 28 al 30 maggio, presentata venerdì 14 a Roma. La conferenza stampa è stata una buona occasione per i promotori [la Fondazione culturale responsabilità etica del gruppo Banca etica e altri] per ragionare su alcuni temi ed eventi dell’ultimo anno, tra cui, la crisi globale che precipita in Europa, ma anche i terremoti de L’Aquila e di Haiti, i fatti di Rosarno, le questioni del clima, intorno ai quali sono stati pensati alcuni appuntamenti. Del resto, Terra futura vuole essere anche quest’anno uno spazio nel quale movimenti, associazioni, istituzioni e imprese si incontrano per confrontarsi e costruire inedite cooperazioni sulle grandi questioni sociali e ambientali.
«Domani e domenica saremo tutti alla Marcia per la pace, un evento al quale Terra Futura si unisce idealmente nello spirito e negli obiettivi», ha esordito Ugo Biggeri, presidente Fondazione culturale Responsabilità Etica onlus, presentando la settima edizione di Terra futura che si volgerà sempre alla Fortezza da Basso. «A Firenze vogliamo ribadire – ha detto Biggeri [un’intervista a Biggeri è stata pubblicata su Carta 14/2010] – come resti fondamentale il ruolo del cittadino responsabile e della società civile organizzata nel promuovere nuova cultura e nel dar vita ad esperienze che generano sui territori percorsi virtuosi e possono spingere la politica a occuparsi di tante questioni spesso gravemente trascurate».

Terra futura, che sette anni fa quando è nata [dopo lo straordinario Forum sociale europeo di Firenze] era l’unico evento di questo tipo, è promossa e organizzata da Fondazione culturale del gruppo Banca etica, insieme a Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’economia sociale, ma anche Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete e Legambiente [e numerosi media partner tra cui Carta].
Pace, diritti umani, giustizia sociale, sostenibilità: ancora una volta Terra Futura chiede una svolta e impegni concreti: «Ci hanno fatto credere che servono troppi soldi per realizzare gli obiettivi del millennio, e che questi soldi, qualche decina di miliardi di euro, mancano – ha continuato Biggeri – Non si trova denaro per salvare beni comuni come l’acqua, l’istruzione, i diritti a una vita dignitosa per tutti,… eppure soltanto per l’ultima manovra finanziaria per salvare l’economia europea sono stati destinati ben 750 miliardi di euro. Questo ci fa capire chiaramente, fa quasi male dirlo, che quella finanza è considerata un bene comune. E allora, per lo stesso motivo, dobbiamo come cittadini far sentire la nostra voce, chiedere che sia seriamente regolamentata, ad esempio con tasse sulle transazioni finanziarie».
«La profondità della crisi che attraversa l’intero pianeta costringe a interrogarsi sulla sostenibilità del modello di sviluppo, di crescita, di progresso che ha dominato sin qui e che ha prodotto gli effetti drammatici che sono sotto gli occhi di tutti – ha aggiunto Paolo Beni, presidente Arci nazionale – L’emergenza climatica è emblematica del rischio di autodistruzione che corre una società che ha consegnato il bene della vita allo strapotere dell’economia, e con drammatica urgenza richiama alla necessità del cambiamento». Ma mentre la politica annaspa, a livello popolare cresce la sensibilità su temi come l’acqua, per la quale sono state già raccolte 420.000 firme in meno di venti giorni in favore del referendum sull’acqua pubblica, ma anche sul cibo, i rifiuti, l’inquinamento, la vivibilità delle città. «Terra Futura è l’occasione per condividere e mettere in rete riflessioni, proposte e buone pratiche – ha spiegato Beni – per tentare di costruire insieme il paradigma etico e culturale di un nuovo umanesimo nell’era della globalizzazione».

Interessante l’intervento di don Andrea La Regina, responsabile dell’area macroprogetti di Caritas Italiana, che ha spiegato come a Firenze occorre ragionare anche di diritto alla casa e di esclusione sociale, citando ad esempio, quanto accaduto a Rosarno a proposito di migrazioni. A Terra futura 2010, inoltre, saranno segnalate le esperienze di associazioni e imprese che hanno detto forte il loro no alle mafie, in particolare attraverso la presentazione del Rapporto di Libera sui beni confiscati alla mafia.
Il programma di quest’anno prevede seicento aree espositive [con circa cinquemila enti rappresentati, ci sarà anche lo stand di Carta], oltre duecento appuntamenti culturali che vedranno l’intervento di ottocento relatori, quaranta presentazioni di libri, duecentocinquanta animazioni e laboratori. Tra gli altri, ci saranno Susan George, Euclides Mance, Vanda Shiva e Wolfgang Sachs.
Il programma culturale completo è on line.

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