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lunedì 1 dicembre 2014

CONDANNATO : Scorta , Auto Blindata e Stipendio


Mentre gli Italiani PER MANGIARE , Cercano nei Cassonetti dell' Immondizia

8MILA EURO AL MESE + SCORTA AD UN CONDANNATO e 

PAGANO I CITTADINI. 

Come è noto, Silvio Berlusconi nonostante sia stato condannato in via definitiva per frode fiscale, continua a percepire ad oggi un vitalizio di circa Euro 8.000,00 al mese da parte dello Stato Italiano. Dunque, direttamente dai cittadini.

Come lui anche Marcello Dell'Utri, Cuffaro, ecc., tutti stipendiati ad oggi con i nostri soldi.
Ad una richiesta presentata dal M5S nelle Aule parlamentari, tesa a tagliare ed eliminare stipendi ed indennità per i politici condannati, la Maggioranza (PD e FI) ha votato contro. Ma non solo. C'è, infatti, di più.

Silvio Berlusconi, continua a girare indisturbato per le vie del Paese a nostre spese con auto blindate e decine e decine di uomini di scorta pagati direttamente con le tasse dei cittadini. Inoltre, tutte le sue abitazioni private, incluso Palazzo Grazioli, noto più per i festini che per altro, sono rigorosamente presidiate da decine di carabinieri.

Provate a passare da Palazzo Grazioli, e vi renderete conto da soli.

Tale privilegio, evidentemente ad personam, è frutto di un Decreto Legge (atto quest'ultimo previsto per fronteggiare uno stato d'urgenza.. mha!!) presentato dall'allora ex Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi e di un successivo atto legislativo del 2006 (entrambi ad oggi purtroppo in vigore...) che hanno consentito in sostanza a Berlusconi di far assumere direttamente a spese dallo Stato gran parte dei componenti (circa 40) della sua scorta privata (alcuni ex dipendenti di sue aziende private) e di mantenere e garantirsi tale privilegio per tutta la sua vita. Dunque, anche successivamente alla cessazione di ogni sua carica istituzionale o pubblica.

 Costo dell'operazione pari a Euro 2,5 Milioni di Euro annuo.

Naturalmente, il M5S ha depositato in merito un'interrogazione parlamentare con atto n. 4 - 01761, pubblicato nella seduta n. 195 del 19.02.14 con il quale è stata chiesta la immediata rimozione dell'ennesimo indebito privilegio in favore di Berlusconi.


Chiediamo, dunque, al Sig. Silvio Berlusconi di rinunciare espressamente e volontariamente a tale privilegio .
I SOLDI NON GLI MANCANO

LEGGI ANCHE :  Politica Italia : VITALIZI INDECENTI


LEGGI ANCHE : Quanto ci costa la scorta di Berlusconi



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Previsioni per il 2018






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sabato 12 maggio 2012

Gianni De Gennaro: sottosegretario alla Presidenza del Consiglio


massacrato donne e uomini inermi (tra cui minorenni, suore, anziani…, secondo Amnesty fu compiuta «la più grave sospensione della democrazia» degli ultimi decenni)
 Do you remember Diaz and Bolzaneto?

 Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio Mario Monti, «ha deliberato la nomina a sottosegretario di Stato della presidenza del Consiglio del Prefetto Gianni De Gennaro, che cessa dalle funzioni di Direttore del Dis». A darne conferma è il comunicato di Palazzo Chigi, emesso al termine del Consiglio dei Ministri.
Un'altra promozione nei confronti di uno dei principali protagonisti degli abusi nei confronti dei manifestanti inermi durante le contestazioni al g8 di Genova del 2001. E una promozione a capo di un settore chiave: i servizi segreti. Infatti De Gennaro assumerà la guida della Autorità delegata all'intelligence.

 Irruzione alla scuola Diaz

Nell'aprile 2008 viene richiesto il rinvio a giudizio per De Gennaro per istigazione alla falsa testimonianza nelle indagini inerenti ai fatti del G8 di Genova e in particolare i fatti della scuola Diaz.

Il 1 luglio 2009 il pm chiede che gli siano attribuiti due anni di reclusione per istigazione alla falsa testimonianza, cioè per pressioni sull'ex questore affinché dichiarasse il falso sugli eventi alla scuola Diaz durante il G8 di Genova, per cui in aprile dell'anno prima era stato chiesto il rinvio. L'8 ottobre 2009 nella sentenza di 1º grado, De Gennaro viene assolto.

Il 17 giugno 2010 De Gennaro viene condannato in appello ad un anno e quattro mesi di reclusione per istigazione alla falsa testimonianza nei confronti dell'ex questore di Genova Francesco Colucci nel processo per l'irruzione alla Diaz del G8 nel 2001. Il 23 novembre 2011 viene infine assolto in quanto "i fatti non sussistono"


Nel giorno in cui il Governo Monti nomina come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni De Gennaro - il responsabile numero uno delle torture, le violenze, le sevizie e i soprusi compiuti durante il vertice del G8 a Genova nel luglio 2001 contro manifestanti inermi - , il Gip del Tribunale di Genova Nadia Magrini ha rinviato a giudizio il vice questore Luca Cinti per falsa testimonianza.

I processi del G8 di Genova sembrano non finire mai. Mentre a giugno a Roma si terrà davanti alla Corte di Cassazione la fase conclusiva del processo Diaz e mentre ancora si attende una data per il processo di Bolzaneto, anche il Tribunale di Genova è ancora impegnato con il G8 di 11 anni fa.

Questa mattina infatti il gip Nadia Magrini ha rinviato a giudizio per falsa testimonianza il vice questore della polizia di Stato Luca Cinti . Il 20 luglio, poi dopo le 15, il reparto mobile di Bologna, comandato da Conti, caricò i manifestanti pacifici riuniti nella piazza e arrestò due ragazzi spagnoli accusandoli di resistenza. I due furono poi prosciolti da ogni accusa mentre sono stati condannati in via definitiva per “falso e calunnia” quattro poliziotti di quel reparto (Antonio Cecere, Luciano Berretti, Marco Neri e Simone Volpini), oggi sospesi dal servizio.

Nell’ambito del processo d’appello contro i quattro Cinti, che era il loro superiore, testimoniò in aula di aver visto il momento dell’arresto aggiungendo che uno dei due arrestati aveva in mano una spranga. Fatto non vero che ha spinto il presidente della corte d’appello a rinviare gli atti alla Procura di Genova. Oggi il rinvio a giudizio, chiesto dal pubblico ministero Francesco Cardona Albini e dagli avvocati di parte civile Emanuele Tambuscio e Laura Tartarini.

“Sono nove fino a oggi gli appartenenti alle forze dell’ordine condannati in via definitiva per falso e calunnia nell’ambito dei processi relativi ai fatti del 2001 e oltre una ventina fra Diaz e Bolzaneto. E’ un fatto che non può passare inosservato” ha commentato l’avvocato Tambuscio. “Anche nell’ambito del processo a 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio – racconta il legale – ci furono 4 appartenenti alle forze dell’ordine che testimoniarono il falso e per i quali il tribunale chiese la trasmissione degli atti. In quel caso, però, la procura non si mosse per tempo, lasciando cadere il reato in prescrizione”.

La prima udienza del processo si terrà il prossimo 18 ottobre

DIAZ : Don't clean up this blood


 "DIAZ Don't clean up this blood"

 Guarda il trailer .




Trama del film Diaz:

 http://cipiri12.blogspot.it/2012/04/diaz-dont-clean-up-this-blood.html

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martedì 22 novembre 2011

Al presidente del Consiglio Monti e al ministro della Difesa




 Lettera aperta al presidente del Consiglio Monti 

e al ministro della Difesa



Ci chiederete sacrifici, questo lo sappiamo bene. E saremmo anche disposti a farne, di sacrifici. Ma vi preghiamo, fate che questi sacrifici abbiano un senso diverso dal mantenere una costosissima macchina di morte.
Caro presidente Monti, caro ministro ammiraglio Giampaolo Di Paola
Il vostro è un governo tecnico, che più tecnico non si può. Nemmeno un politico ne fa parte, e questa oggi potrebbe essere anche una buona notizia.
Siete stati incaricati di risanare il nostro Paese. Potreste per favore cominciare dalle spese più mostruose, più mostruosamente inutili e più inumane che lo Stato italiano affronta?
Ve ne elenco qualcuna: lo Stato spende 50 mila euro al minuto (tre milioni di euro all'ora, 72 milioni al giorno, oltre due miliardi di euro al mese, ventisette all'anno) per mantenere l'esercito da cui il ministro ammiraglio proviene.
Siete sicuri che siano tutti indispensabili?
Siete sicuri che sia indispensabile spendere oltre un miliardo e mezzo per fare la guerra agli afgani?
Siete sicuri che sia indispensabile spendere 15 miliardi di euro per dei cacciabombardieri (che poi vanno mantenuti, e Lei sa bene, egregio ministro, quanto costa mantenere un cacciabombardiere, si raddoppiano quasi, le cifre)
E' proprio necessario avere in dotazione due portaerei?
Ma è proprio necessario che nell'esercito italiano ci siano più graduati che soldati semplici?
Che ci siano più di 500 generali? E che a questi generali debbano essere pagate non solo le Maserati blindate ma addirittura le case e persino le colf?
Ci chiederete sacrifici, questo lo sappiamo bene. E saremmo anche disposti a farne, di sacrifici. Ma vi preghiamo, fate che questi sacrifici abbiano un senso diverso dal mantenere una costosissima macchina di morte.
Buon lavoro e grazie per l'attenzione
Maso Notarianni


 http://it.peacereporter.net/articolo/31620/Lettera+aperta+al+presidente+del+Consiglio+Monti+e+al+ministro+della+Difesa

LEGGI ANKE
http://cipiri.blogspot.com/2011/11/tre-milioni-allora-litalia-in-crisi-li.html

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domenica 9 ottobre 2011

Il presidente del Consiglio può essere esonerato per inidoneità





Anche un presidente del Consiglio

può essere esonerato per inidoneità



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Il voto di sfiducia del Parlamento non e' la sola possibilità di legittima deposizione di un Presidente del Consiglio. Egli infatti, come ogni altro cittadino, può essere esonerato dal suo incarico per inidoneità fisio-psichica. L'ipotesi non e' prevista dalla Costituzione perché e' consentita dalla legge ordinaria. Un Direttore Generale che, per i suoi comportamenti anomali, faccia dubitare della sua idoneità all'incarico, può essere sottoposto, presso un istituto pubblico, ad accertamenti sanitari che, ove si concludano con un giudizio di inidoneità alle funzioni, comporteranno la sua cessazione dall'incarico.


Il voto di sfiducia del Parlamento non e' la sola possibilità di legittima deposizione di un Presidente del Consiglio. Egli infatti, come ogni altro cittadino, può essere esonerato dal suo incarico per inidoneità fisio-psichica. L'ipotesi non e' prevista dalla Costituzione perché e' consentita dalla legge ordinaria. Un Direttore Generale che, per i suoi comportamenti anomali, faccia dubitare della sua idoneità all'incarico, può essere sottoposto, presso un istituto pubblico, ad accertamenti sanitari che, ove si concludano con un giudizio di inidoneità alle funzioni, comporteranno la sua cessazione dall'incarico. Ciò potrebbe accadere anche per un Presidente del Consiglio. Nessuno può sostenere che, in caso di sua inidoneità per ragioni di salute, egli possa essere deposto solo dalle Camere con il voto di sfiducia. Si tratterebbe infatti di una valutazione medico-legale, non politica, da effettuare anche nel suo interesse.
L'accertamento dovrebbe essere disposto dal Presidente della Repubblica che, come nomina il Premier, così può revocarlo, ove ne sussistano le condizioni previste dalla legge.
Affermando questa possibilità, non intendiamo certamente esprimere un giudizio medico-legale, che non ci compete, nei confronti del Premier in carica. Ci sembra pero' necessario che il problema si ponga, sicché il Paese non sia eventualmente impreparato a risolverlo.

 di Domenico d'Amati


 http://www.articolo21.org/3974/notizia/anche-un-presidente-del-consiglio-puo.html

SMETTIAMOLA DI RIPETERE KE NON CI SONO ALTERNATIVE , ABBIAMO UOMINI/DONNE KE RICOPRIREBBERO L' INCARICO CON MOLTA PIU' PROFESSIONALITA' , FACENDO RIALZARE L' ITALIA ...

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giovedì 28 luglio 2011

Lettera del Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio sul tema del decentramento delle sedi dei Ministeri sul territorio




Lettera del Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio sul tema del decentramento delle sedi dei Ministeri sul territorio

La lettera
di Napolitano
a Berlusconi

Questo è il testo integrale della lettera inviata dal Presidente Napolitano a Silvio Berlusconi sulla recente istituzione di "sedi distaccate di rappresentanza operativa" a Monza
Lettera del Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio sul tema del decentramento delle sedi dei Ministeri sul territorio.
"Mi risulta che il Ministro delle riforme per il federalismo e il Ministro per la semplificazione normativa, con decreti in data 7 giugno 2011 - peraltro non pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale - hanno provveduto a istituire proprie "sedi distaccate di rappresentanza operativa"; ho appreso altresì che analoghe iniziative verrebbero assunte a breve anche dal Ministro del turismo e dal Ministro dell'economia e delle finanze (quest'ultimo titolare di un importante Dicastero, anziché Ministro senza portafoglio come gli altri tre).

Come ho già avuto occasione di sottolineare al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dott. Letta, la dislocazione di sedi ministeriali in ambiti del territorio diversi dalla città di Roma deve tener conto delle disposizioni contenute nel regio decreto n. 33 del 1871, ancora pienamente vigente, che nell'istituire, all'articolo 1, Roma quale capitale d'Italia ha altresì previsto che in essa abbiano sede il Governo ed i Ministeri.
E' altresì noto che la scelta di Roma capitale è stata costituzionalizzata con la riforma del titolo V della nostra Carta che, con la nuova formulazione dell'articolo 114, terzo comma, ha da una parte introdotto un bilanciamento con le più ampie funzioni attribuite agli enti territoriali e dall'altra ha posto un vincolo che coinvolge tutti gli organi costituzionali, compresi ovviamente il Governo e la Presidenza del Consiglio: vincolo ribadito dalla legge n. 42 del 2009, che all'art. 24 prevede un primo ordinamento transitorio per Roma capitale diretto "a garantire il miglior assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere quale sede degli Organi Costituzionali".
Infine, recentemente e sia pure in un contesto non univoco, nel corso dell'esame parlamentare del d.l. n. 70 del 2011, sono stati discussi e votati diversi ordini del giorno finalizzati ad escludere ipotesi di delocalizzazione dei Ministeri pur nell'accoglimento, senza voto, di un o.d.g. (Cicchitto ed altri) di contenuto autorizzatorio.
Quanto al contenuto dei citati decreti istitutivi devo rilevare che i Ministri emananti, Ministri senza portafoglio, hanno provveduto autonomamente ad istituire sedi distaccate, rispettivamente, di un Dipartimento e di una Struttura di missione, che costituiscono parte dell'ordinamento della Presidenza del Consiglio.

Poiché ai fini di una eventuale sua elasticità, il decreto legislativo n. 303 del 1999, all'articolo 7, attribuisce al Presidente del Consiglio la facoltà di adottare con DPCM le misure per il miglior esercizio delle sue funzioni istituzionali, ritengo che l'autorizzazione ad una eventuale diversa allocazione di sedi o strutture operative, e non già di semplice rappresentanza, dovrebbe più correttamente trovare collocazione normativa in un atto avente tale rango, da sottoporre alla registrazione della Corte dei Conti per i non irrilevanti profili finanziari, come affermato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 221 del 2002.
Peraltro l'apertura di sedi di mera rappresentanza costituisce scelta organizzativa da valutarsi in una logica costi-benefici che, in ogni caso, dovrebbe improntarsi, nell'attuale situazione economico-finanziaria, al più rigido contenimento delle spese e alla massima efficienza funzionale.

Tutt'altra fattispecie, prevista dalla stessa Costituzione e da numerose leggi attuative, è quella della esistenza, storicamente consolidata, di uffici periferici (come ad esempio i Provveditorati agli studi e le Sovraintendenze ai beni culturali e ambientali), che non può quindi confondersi in alcun modo con lo spostamento di sede dei Ministeri; spostamento non legittimato né dalla Costituzione che individua in Roma la capitale della Repubblica, né dalle leggi ordinarie, quale ad esempio l'articolo 17, comma 4-bis, della legge n. 400 del 1988, che consente di intervenire con regolamento ministeriale solo sull'individuazione degli uffici centrali e periferici e non sullo spostamento di sede dei Ministeri. Inoltre, il rapporto tra tali uffici periferici e gli enti locali va assicurato sull'intero territorio nazionale nell'ambito dei già delineati uffici territoriali di Governo.

Va peraltro rilevato che a fronte della scelta, non avente connotati di particolare rilievo istituzionale, di aprire meri uffici di rappresentanza, non giova alla chiarezza una recente nota della Presidenza del Consiglio, che inquadra tale iniziativa nell'ambito di "intese già raggiunte sugli uffici decentrati e di rappresentanza di alcuni ministeri sia al Nord che al Sud, come già in essere per molti altri ministeri", così preludendo ad ulteriori dispersioni degli assetti organizzativi dei Ministeri tanto da consentire la prefigurazione, da parte di esponenti dello stesso Governo, di casuali localizzazioni in vari siti regionali o municipali delle amministrazioni centrali.

E' necessario ribadire che tale evoluzione confliggerebbe con l'articolo 114 della Costituzione che dichiara Roma Capitale della Repubblica, nonché con quanto dispongono le leggi ordinarie attuative già precedentemente citate.
La pur condivisibile intenzione di avvicinare l'amministrazione pubblica ai cittadini, pertanto, non può spingersi al punto di immaginare una "capitale diffusa" o " reticolare" disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di Capitale della città di Roma, sede del Governo della Repubblica.

Ho ritenuto doveroso, onorevole Presidente, prospettarle queste riflessioni di carattere istituzionale al fine di evitare equivoci e atti specifici che chiamano in causa la mia responsabilità quale rappresentante dell'unità nazionale e garante di princìpi e precetti sanciti dalla Costituzione".

Roma, 28 luglio 2011


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mercoledì 7 luglio 2010

Europa all'Italia: chiarire la sorte degli eritrei in Libia

Il Consiglio d'Europa all'Italia: chiarire la sorte degli eritrei in Libia
http://www.rainews24.it


Da Rainews24. In due lettere ai ministri Maroni e Frattini inviate il 2 luglio e rese note solo oggi, il commissario ai diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, ha chiesto aiuto al governo italiano per fare chiarezza sulla sorte dei 250 eritrei detenuti in Libia. Frattini: «L'Italia è pronta a fare la sua parte ma nel quadro di un'azione Ue»

Il commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, ha chiesto aiuto al governo italiano per fare chiarezza sulla sorte di 250 eritrei detenuti in Libia. Con due lettere inviate lo scorso 2 luglio al ministro degli Esteri, Franco Frattini, e al ministro degli Interni, Roberto Maroni – il cui testo è stato reso noto solo oggi – Hammarberg ha chiesto al governo italiano di «collaborare al fine di chiarire con urgenza la situazione con il governo libico».
È sempre più grave la situazione dei rifugiati eritrei chiusi nel centro di detenzione di Brak, vicino Sabha, nel sud del deserto libico e serve con urgenza un intervento internazionale: a chiederlo è stato ieri il Consiglio italiano rifugiati [Cir] assieme ad Amnesty international, mentre uno dei detenuti parla di «condizioni disumane» e torture ripetute anche su donne e bambini.
La Farnesina, da parte sua, fa sapere che l’Italia «è pronta a fare la sua parte ma nel quadro di un’azione Ue», ha detto a CNRmedia Maurizio Massari, portavoce del ministro degli Esteri Franco Frattini. Massari ha spiegato come non si tratti di «un problema tra Italia e Libia», e «non si capisce perché solo l’Italia si debba fare carico di questi rifugiati e del problema dei rifugiati in generale».
Il Cir ha chiesto al governo italiano di «trasferire e reinsediare i rifugiati in Italia», secondo quanto ha spiegato oggi il suo direttore, Christopher Hein. Inoltre, chiede che una delegazione di enti umanitari non politici sia ammessa ad una visita nel centro di Brak e che, «senza alcun ritardo», vengano fornite le cure di emergenza ai feriti.
Intanto Amnesty si appella alle autorità di Tripoli affinché, oltre a fornire acqua, cibo, servizi igienici adeguati e cure, non si rinviino forzatamente in Eritrea i rifugiati, «rispettando il principio internazionale del ‘non respingimento’ verso paesi in cui una persona potrebbe essere a rischio di tortura o altre forme di maltrattamento».
Intanto, dal deserto libico le voci dei rifugiati descrivono condizioni sempre peggiori: «Ci torturano a tutte le ore, ci insultano e ci picchiano. Stiamo morendo nel deserto», ha detto a CNRmedia uno dei 250 eritrei. «Prima – ha raccontato – eravamo in un centro di detenzione a Misurata. Alcuni di noi erano stati arrestati perché già abitavano in Libia, altri sono stati presi nelle città, altri ancora sono stati respinti dall’Italia lo scorso anno. Anche se avevano il diritto di essere accolti come rifugiati sono stati respinti». Molti, ha proseguito l’uomo, «hanno braccia, gambe, teste rotte, ci sono anche 18 donne e bambini. Le torture sono state molto pesanti». E attorno, ha concluso, «abbiamo solo l’Ambasciata eritrea che ci vuole rimpatriare e le autorità libiche. Il problema è ottenere dei visti, abbiamo bisogno di essere riconosciuti come rifugiati, abbiamo bisogno di aiuto da parte della comunità internazionale».

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