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venerdì 14 giugno 2019

Sardegna, Ripristinati i Vitalizi per i Consiglieri Regionali della Lega

Sardegna, Ripristinati i Vitalizi per i Consiglieri Regionali della Lega




"È la prima iniziativa 
legislativa del nuovo corso". 

di MONIA MELIS

A pochi giorni dal voto amministrativo in Sardegna riesplode il caso vitalizi in Consiglio regionale. A lanciare la palla infuocata è Massimo Zedda – ex sindaco di Cagliari - che guida l'opposizione di centrosinistra in Aula. Lo fa con un post su Facebook in cui allega le foto della bozza della prima proposta di legge del nuovo corso, con il presidente della Regione Christian Solinas (Psd'Az- Lega) che l'ha battuto alle regionali di febbraio. Il tema è, appunto, quello dei vitalizi. Vale a dire l'assegno di fine mandato per i sessanta onorevoli. Un tema spinoso e dibattuto, considerato simbolo dei privilegi della casta, additato come populista dai difensori. Di fatto ritenuto dalla Corte costituzionale "diritto inviolabile acquisito" per chi ha raggiunto l'agognato traguardo: una rendita a vita di 3-4mila euro al mese, abolita per gli eletti dal 2014 in poi. Sono invece pagati – attualmente – a chi ne ha appunto maturato il diritto fino a due legislature fa, circa trecento 
con una spesa annua pari a 17 milioni di euro.

Ora, tornano come novità. Ed è la prima iniziativa legislativa del nuovo corso, sottolinea Zedda. Portata avanti con procedura d'urgenza. Una bozza illustrata ai capigruppo dal presidente del Consiglio regionale, il leghista Michele Pais sul "Ripristino, - scrive nel post - comunque lo si voglia giustificare e definire, degli assegni vitalizi da riconoscere ai consiglieri regionali". Il confronto con l'attualità, soprattutto economica, è da brivido: "Non la continuità territoriale, non la vertenza latte, non il porto canale di Cagliari, ma dopo tre mesi la prima legge è per le pensioni dei consiglieri regionali". E non manca di citare tra i protagonisti proprio il candidato per il centrodestra alle comunali a Cagliari, già consigliere regionale per Fratelli d'Italia, Paolo Truzzu. C'è la sua firma sulla proposta – con tutti i colleghi di maggioranza - non quella dei capigruppo d'opposizione. Da qui l'appello al voto per Francesca Ghirra, considerata sua erede – già assessora all'Urbanistica della sua giunta – vincitrice alle primarie di coalizione.

Secondo la ricostruzione: "La spesa, a carico delle cittadine e dei cittadini, nel bilancio regionale, per il solo 2019 è pari a 1.149.984 euro, che si ripeterà per gli anni a venire di questa legislatura per un totale di 5.749.920 euro". Un tema caldo per Zedda che prima di diventare primo cittadino a 35 anni, era già stato consigliere regionale per Sel e, con un gesto simbolico aveva già rinunciato – con le dimissioni nel 2011– alla pensione da circa 1800 euro, diritto acquisito dopo appena due anni e mezzo tra i banchi. "Nella bozza – aggiunge Francesco Agus, capo gruppo di Campo Progressista – c'è pure il principio retroattivo. Finirebbe per avere il vitalizio anche chi resta tra i banchi tre, quattro mesi. Anche per chi è vittima dei ricorsi al Tar. Sembra proprio un assalto alla diligenza, prendiamo il possibile finché dura". Il riferimento è all'udienza del tribunale amministrativo chiamato a decidere sulla posizione di 15 consiglieri – di cui otto leghisti – che hanno usato l'adesione tecnica per la presentazione delle liste alle regionali. Un apparente cavillo che avrebbe potuto portare addirittura a nuovo voto in caso di approvazione. Ma i giudizi amministrativi si sono espressi per la bocciatura: tutto resterà così com'è.

L'asse più combattivo e in linea è quello del Movimento 5 stelle, guidato dalla capogruppo Desirè Manca. D'altronde lo stesso Zedda a marzo aveva lanciato un'apertura inaspettata proprio nei confronti dei grillini. "Non siamo qui per regalarci privilegi – afferma con energia Manca – si tratta di una cosiddetta ‘indennità differita’. Si reintroduce così il diritto alla maturazione per tutti con cinque anni e la possibilità di abbassare l'età necessaria a 60 anni. Una volontà di ritorno al passato nascosta tra le pieghe del provvedimento che punta ufficialmente a tagliare le cifre con il sistema contributivo. Ma ad allargare – allo stesso tempo – la platea agli attuali e futuri onorevoli.

A tarda serata la risposta della maggioranza, a nome del presidente del Consiglio regionale Pais è affidata a una nota istituzionale. Nessuna nuova proposta, sostiene. Bensì: "La proposta di legge che arriva all’esame della Prima commissione è la riproposizione letterale del testo che deriva dall’accordo Stato-Regioni in attuazione della Legge di Bilancio dello Stato e dalla Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali”. Eppure secondo Manca c'è una postilla che esclude proprio le regioni che hanno già tagliato. Sui tempi stretti cita il 30 giugno come data da rispettare per l'approvazione. E tenta di ribaltare la prospettiva, si tratterebbe di "equità sociale" per far rispettare: "Il principio di diritto in base al quale qualunque lavoratore, dall’operaio al professionista, e quindi anche il politico, debba ricevere un trattamento previdenziale in funzione a quanto versato". Tiepido il Pd, anche se non ha firmato. Mentre la maggioranza va avanti compatta:
 lunedì inizia l'iter in prima commissione.

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Intanto mentre si rincorrono i distinguo politici, ancora un annuncio su Facebook da parte di Massimo Zedda sull'utilizzo dei soldi pubblici. Nel cuore del post il tema della seconda proposta di legge illustrata sempre da Pais ai capigruppo: "il ripristino dei fondi ai gruppi". Quegli stessi fondi il cui utilizzo – non consono per la procura di Cagliari, ha portato all'apertura di due inchieste e il coinvolgimento di circa ottanta consiglieri, condanne e restituzione di denaro. "Non ci crederete, perché non potevo crederci neanche io e neanche i miei colleghi del gruppo, finché non ho visto il testo della seconda proposta di legge della XVI legislatura. La nuova bozza prevede il ripristino dei famigerati fondi ai gruppi". "la maggioranza di destra ritiene che la seconda priorità per la Sardegna sia quella di dare decine di milioni di euro ai gruppi consiliari". E i conti della serva: "La spesa? 60.000 euro circa a consigliere per 60 consiglieri, ogni anno, per 5 anni. Totale per la legislatura? 18 milioni di euro. Sommati ai vitalizi? Quasi 24 milioni di aumento di costi della politica".


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venerdì 6 aprile 2018

Ex Parlamentari Scrivono a Fico e Casellati per i Vitalizi



Nella lettera è sottolineato 
che un colpo di spugna sarebbe "un atto punitivo"

Gli ex parlamentari scrivono ai presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, per avviare un confronto sul tema dell'abolizione dei vitalizi, mettendo tuttavia in guardia i vertici delle istituzioni sul rischio incostituzionalità 
di un intervento che andrebbe ad agire su diritti acquisiti. 


Nella lettera, inoltre, gli ex parlamentari sottolineano 
che un colpo di spugna tout court sarebbe un "atto punitivo". 
In vista delle decisioni che il Movimento 5 stelle si appresta ad assumere sul fronte vitalizi e 
costi della politica, l'Associazione degli ex parlamentari ha scritto a Fico e Casellati chiedendo un 
incontro e suggerendo anche degli spunti di riflessione all'Ufficio di presidenza, organo competente in materia, come ad esempio inserire il tema dei vitalizi all'interno del dibattito sul bilancio interno.  
"L'Associazione degli ex-parlamentari della Repubblica condivide l'esigenza di contenimento dei costi della politica razionalizzando le spese delle Camere senza tagliare i costi della democrazia", si legge nella lettera. Quindi, "l'Associazione degli ex-parlamentari chiede di essere ascoltata per esporre il proprio punto di vista sugli annunciati provvedimenti in materia di vitalizi". Gli ex parlamentari elencano quindi, nella lettera inviata ai presidenti di Camera e Senato, 
una serie di "temi del confronto".
Innanzitutto, "la necessità di un coordinamento tra Camera e Senato per giungere a decisioni comuni, 
evitando quanto è accaduto nella scorsa legislatura con la delibera sul contributo di solidarietà adottata dall'Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati". In secondo luogo, l'Associazione suggerisce che "le eventuali misure riguardanti i vitalizi" vengano inserite "nella sede del dibattito d'aula sul bilancio interno, in considerazione del fatto che all'origine delle disposizioni in materia previdenziale per i parlamentari vi fu una decisione d'aula (seduta del 20 maggio 1954) e perché la discussione avvenga con il massimo di trasparenza, e coinvolga tutti i gruppi presenti in Parlamento".
"Chiediamo il rispetto per la legalità costituzionale"
In terzo luogo, gli ex parlamentari chiedono il "rispetto della legalità costituzionale. A questo riguardo si ricorda che l'unica forma di intervento sui trattamenti previdenziali in essere ammessa dalla Corte costituzionale in varie sentenze, è quella del contributo di solidarietà, a fini di solidarietà interna al sistema previdenziale, nel rispetto dei principi di legittimo affidamento, di ragionevolezza, di proporzionalità e di non reiterabilità. Nessuna legge approvata dal Parlamento di modifica della 
disciplina previdenziale ha mai messo in discussione 
retroattivamente diritti già maturati dai cittadini. 

Infatti, le riforme delle pensioni che si sono susseguite negli anni, da quella Dini del 1995 a quella 
Fornero del 2011 tutte hanno fatto salvi i diritti dei cittadini 
maturati prima della loro entrata in vigore.
Anche i regolamenti vigenti di Camera e Senato in materia previdenziale hanno rispettato questo 
principio prevedendo l'applicabilità delle nuove norme soltanto a chi è diventato parlamentare dopo il 1 gennaio 2012 e lo stesso Collegio di Appello della Camera dei deputati con sentenza n. 2 del 24 
febbraio 2014 ha stabilito che proprio per rispetto di detto principio la misura del sistema contributivo introdotto dal regolamento del 2012 è 'adottata esclusivamente de futuro". Ne consegue che 
"pretendere di farlo per gli ex-parlamentari avrebbe soltanto un significato punitivo, di delegittimazione e umiliazione della funzione parlamentare che è libera e indipendente".
Per gli ex parlamentari "uscire dai binari della legalità costituzionale significa creare, inoltre, un 
pericoloso precedente che mette a rischio lo Stato di diritto e apre la strada al taglio delle pensioni in 
essere degli italiani". E ancora, per l'Associazione "quanto al ricalcolo dei vitalizi in essere con metodo contributivo ipotizzato da alcuni non si può non tener conto dei tanti problemi attuativi seri e complessi: il metodo di calcolo contributivo è stato introdotto in Italia a partire dal 1 gennaio 1996. È del tutto evidente che per i vitalizi erogati prima di quella data non si potrebbe procedere al metodo di ricalcolo contributivo. Nel sistema contributivo oggi in vigore non è prevista, come è noto, alcuna forma di tassazione dei contributi previdenziali nè è previsto alcun contributo aggiuntivo per avere titolo alla reversibilità. L'applicazione retroattiva del metodo contributivo ai vitalizi degli ex parlamentari obbligherebbe alla restituzione delle tasse, da loro pagate, sui contributi previdenziali (valutate, per il periodo 2001-2011, in oltre 154 milioni di euro tra Senato e Camera)
 e del contributo del 2,5% per la reversibilità".
Dopo altre perplessità ed eccezioni riguardanti il ricalcolo dei vitalizi con metodo contributivo, gli ex 
parlamentari osservano che "i problemi attuativi sopra indicati genererebbero, a nostro parere, oneri 
finanziari consistenti a carico delle Camere che vanno attentamente quantificati al fine di verificare 
l'esistenza di problemi di copertura". Inoltre, nella lettera si mette in guardia dalle "ricadute finanziarie delle inevitabili richieste di danni da parte di quanti, in base alle regole vigenti in passato, hanno rinunciato alla propria carriera professionale per mettersi al servizio del Paese. Per ultimo, non certo per ordine di importanza, si pone il tema della tutela giurisdizionale riconosciuta dalla Costituzione a tutti i cittadini quando ritengano lesi i loro diritti". Infine, gli ex parlamentari chiedono che ogni decisione in materia non sia adotatta "prima che siano costituiti gli organi di giurisdizione interna". e che sia garantita la "terzietà di questi organi. Riteniamo necessario garantire, come avviene per il personale dipendente delle Camere, la presenza negli organi di giurisdizione interna di rappresentanti dell'Associazione degli ex parlamentari della Repubblica", 

conclude la lettera, firmata dal presidente dell'Associazione, 

Antonello Falomi. 



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Previsioni per il 2018






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giovedì 8 dicembre 2016

Politici Italiani : Pensioni d'Oro al 15/09/2017



Vitalizi, 608 eletti rischiano pensione con voto anticipato

Secondo il regolamento approvato dal governo Monti nel 2012 chi è alla prima legislatura ha diritto all'assegno solo se raggiunge il limite dei 4 anni, 6 mesi e 1 giorno. La data a cui tutti aspirano è il 15 settembre 2017. Secondo il Messaggero tra i parlamentari interessati ci sono 209 esponenti del Pd, oltre ai 154 eletti con il M5s. Il grillino Toninelli: "Abbiamo paura che si vada avanti fino al 2018 perché vogliono le pensioni d'oro"


PRIMA DEL VOTO SERVE LEGGE ELETTORALE
Crisi di governo, se Mattarella scioglie le Camere 600 parlamentari resteranno senza pensione

Sono circa 600 i deputati e i senatori che in caso di voto anticipato potrebbero perdere non solo la poltrona ma anche i contributi versati come parlamentari. L'assegno della pensione scatta per loro solo se rimangono in carica almeno 4 anni, 6 mesi e 1 giorno, una soglia fissata dal regolamento in vigore il 1° gennaio del 2012.

I peones che rischiano di buttare il tesoretto contributivo appartengono a tutte le forze politiche, ma sono soprattutto grillini, ex M5s, appartenenti al Gruppo Misto e 209 del Pd. I versamenti dei parlamentari sono trattati come gestione separata e non si possono né ricongiungere ad altri profili previdenziali né riscattare, per cui se non si maturano i requisiti stabiliti dal governo Monti andranno irrimediabilmente perduti.

Il diritto a ricevere il trattamento pensionistico ormai si matura solo al conseguimento di un duplice requisito, e anagrafico e contributivo. In definitiva il parlamentare ha diritto al vitalizio solo dopo avere svolto il mandato parlamentare per almeno 4 anni e mezzo e una volta compiuti 65 anni di età. Per ogni anno di mandato oltre il quinto, il requisito anagrafico
 è diminuito di un anno sino al minimo di 60 anni.

Sono in pericolo le posizioni dei parlamentari alla prima esperienza, in particolare 417 deputati sui 630 totali alla Camera e191 su 315 al Senato; in totale, 608 su 945.

L'argomento non è oggetto di dibattito ufficiale ma nei corridoi di Montecitorio e di Palazzo Madama in tanti ne parlano, non senza una certa apprensione. Come racconta al "Messaggero" l'onorevole Emiliano Minnucci, "mi troverò con un buco contributivo".

La speranza di prolungare la legislatura fino a settembre 2017 potrà ritardare l'appuntamento con le urne? Lo esclude al momento l'onorevole Tommaso Currò, ex M5s ora Pd, che al quotidiano romano confessa: "non sarei sincero se non ammettessi che tra noi parliamo anche di questo".


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COSA TI PORTA IL 2017 ?



martedì 10 maggio 2016

I Vitalizi dei Parlamentari sono Insostenibili


Si risparmierebbero circa 76 milioni l’anno
 se si portassero le pensioni dei parlamentari a valori normali, 
applicando il sistema contributivo si avrebbe un risparmio di circa un miliardo e 457 milioni sui primi 10 anni (oltre 100 milioni all’ anno). Il meccanismo dovrebbe essere applicato non solo ai parlamentari ma anche ai consiglieri regionali.

L’elenco dei pensionati d’oro:
Luciano Violante percepisce un vitalizio di 9.363 euro al mese, 
Giuliano Amato arriva a 31.411 euro al mese, Walter 
Veltroni ogni mese incassa 5.373, Massimo D’ Alema appena 90 euro in meno del suo storico rivale. 
Marco Pannella porta a casa una pensione da 5.691 euro al mese.
Percepisce il vitalizio anche l’ ex presidente della Camera Gianfranco Fini (5.614 euro). Poi Prodi 
(2.864), Rodotà (4.684) e Franco Marini (5.800  Irene Pivetti dal 2013, ovvero da quando aveva solo 50 anni, percepisce 6.203 euro al mese. Alfonso Pecoraro Scanio, deputato dal 1992 al 2008, riceve 8.836 euro al mese da quando aveva 49 anni. A Vittorio Sgarbi per essere rimasto in carica per 4 legislature riceve 8.455 euro. Rosa Russo Iervolino, parlamentare per oltre 20 anni e più volte Ministro, riceve mensilmente il suo assegno da circa 5400 euro netti. Pensionata a 41 anni e con un assegno di 8.455 euro: accade a Claudia Lombardo, 
definita Miss Vitalizio d’ oro. Gianni De Michelis, percepisce 5.800 euro netti al mese.

FINALMENTE! L'INPS avverte: "I vitalizi dei parlamentari ormai sono insostenibili"

Per gli ex parlamentari sono in pagamento 2.600 vitalizi per una spesa di 193 milioni nel 2016, 
circa 150 milioni superiore rispetto ai contributi versati.

Lo dice il presidente dell’Inps, Tito Boeri in una audizione alla Camera sui vitalizi. "Applicando - dice - le regole del sistema contributivo oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori all’intera carriera contributiva dei parlamentari, la spesa per vitalizi si ridurrebbe del 40%, scendendo a 118 milioni, con un risparmio, dunque, di circa 76 milioni di euro l’anno (760 milioni nei prossimi 10 anni)". 

Boeri nell’audizione sottolinea come la spesa negli ultimi 40 anni sia stata "sempre più alta dei contributi. Normalmente un sistema a ripartizione (in cui i contributi pagano le pensioni in essere) - precisa - alimenta inizialmente forti surplus perchè ci sono molti più contribuenti che percettori di rendite vitalizie. Nel caso di deputati e senatori, invece, il disavanzo è stato cospicuo fin dal 1978, quando ancora i percettori di vitalizi erano 
poco più di 500, prova evidente di un sistema insostenibile".

"Essendo il numero dei contribuenti fisso - dice - questi andamenti erano più che prevedibili. Eppure si è ritenuto per molte legislature di non intervenire. Addirittura si sono resi questi trattamenti ancora più generosi, come testimoniato da una crescita, per lunghi periodi, più accentuata della spesa che del numero di percettori. I correttivi apportati più di recente alla normativa, pur avendo arrestato quella che sembrava una inarrestabile crescita della spesa - continua - non sono in grado di evitare forti disavanzi anche nei prossimi 10 anni". "Con le regole attuali - sottolinea Boeri - la spesa per vitalizi è destinata ad eccedere anche nel prossimo decennio di circa 150 milioni l’anno i contributi versati da deputati e senatori. Applicando le regole del sistema contributivo oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori italiani all’intera carriera contributiva dei parlamentari, la spesa per vitalizi si ridurrebbe del 40%, scendendo a 118 milioni. Vi sono 117 ex-deputati e senatori con lunghe carriere contributive per i quali il ricalcolo potrebbe comportare un incremento del vitalizio. I risparmi derivanti dal ricalcolo contributivo salirebbero a circa 79 milioni se la correzione alla luce del ricalcolo contributivo avvenisse solo al ribasso, tenendo conto del fatto che per la stragrande maggioranza degli ex- parlamentari ha ricevuto un trattamento di favore rispetto agli altri contribuenti". "Supponendo poi che il rapporto fra vitalizi in essere e vitalizi 
ricalcolati sia lo stesso per i consiglieri regionali, il risparmio complessivo in caso di ricalcolo per 
l’insieme delle cariche elettive - avverte il presidente Inps - salirebbe a 148 milioni di euro circa per il solo 2016 (e circa un miliardo e 457 milioni sui primi 10 anni presi in considerazione dalle nostre 
simulazioni). Si tratta, dunque, di misure non solo simboliche, ma in grado di contribuire in modo 
significativo alla riduzione della spesa pubblica o al finanziamento di programmi sociali".

"Abbattere del 50% la povertà tra chi ha più di 50 anni", istituendo un reddito minimo da 500 euro per gli over 55.  Per finanziarlo l'Istituto avanza l'ipotesi di prelievi sui pensionati d'oro, circa 250 mila persone, e il blocco di sostegni assistenziali per le famiglie più ricche, oltre mezzo milione di teste. È questo il piano dell'Inps di Boeri che non piace al Governo. Una proposta in 16 articoli dal titolo "Non per cassa ma per equità". Reddito minimo Tra le proposte consegnate al Governo c'è la previsione di un reddito minimo per un costo di circa 1,1 miliardi di euro e una platea di possibili beneficiari di 567.000 persone. 

Buona parte delle risorse arriverebbero dal blocco dei trasferimenti assistenziali a chi ha un reddito 
equivalente lordo sopra i 32 mila euro. Per finanziare invece le uscite anticipare, a partire dai 63 anni, viene proposto il ricalcolo con il contributivo delle pensioni più alte, oltre i 5 mila euro al mese e un 
congelamento degli importi per quelle oltre i 3.500.

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sabato 9 maggio 2015

FREE - WEB: Stop ai Vitalizi dei Politici ?



Stop ai Vitalizi dei Politici ?


CHI DOVRÀ RINUNCIARE AL "PRIVILEGIO PREVIDENZIALE"?
Dopo mesi di rinvii e di continue polemiche tra i partiti, gli uffici di presidenza di Senato e Camera hanno detto sì alla delibera che taglia il vitalizio ai parlamentari condannati... 
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domenica 22 marzo 2015

Politici in Carcere: Votano Contro l’Abolizione dei Vitalizi

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Il 24 settembre il Senato della Repubblica italiana ha dato l’ennesima prova del suo spirito a delinquere, votando contro l’abolizione dei vitalizi per i politici in carcere. L’emendamento, promosso dal Senatore Giarrusso del M5S, non è passato. 176 senatori hanno votato contro: ecco i loro nomi.


241 votanti. 242 presenti ai fini del numero legale. 176 contrari, maggioranza di 121.
Il 24 settembre al Senato 176 Senatori della Repubblica, che dovrebbero promuovere la legalità del Paese, hanno votato contro l’abolizione del vitalizio ai parlamentari in carcere. Berlusconi, Dell’Utri, Cuffaro e altri possono dormire sonni tranquilli: nonostante siano dietro le sbarre potranno continuare a percepire lo stipendio pagato dai contribuenti italiani. Una vergogna che grida vendetta.
Ma chi sono questi 176 “signori” che hanno avuto il barbaro coraggio di votare contro? Spunta persino il nome della giornalista antimafia, o presunta tale, Rosaria Capacchione. I suoi colleghi del Pd non sono da meno, con sole 3 eccezioni: Casson, Lumia e Mineo, favorevoli all'emendamento e quindi all'abolizione del vitalizio.
Ecco il documento con l’elenco dei nomi di quanti hanno votato contro. Ricordatevelo alla prossima tornata elettorale.





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giovedì 20 novembre 2014

Politica Italia : VITALIZI INDECENTI



VITALIZI DI STATO: LA LISTA DEGLI INDECENTI

L’Italia è in deflazione, la gente non ha soldi da spendere, il Governo si aggrappa a provvedimenti dai dubbi effetti come il bonus degli 80 euro e il Tfr in busta paga. In questo contesto di sofferenza, c’è chi sta benissimo anche se non avrebbe nessun diritto di farlo. E’ l’esercito di coloro che, da indecenti, ricevano soldi dallo Stato. Soldi nostri.

A metterli in lista è stato il Fatto Quotidiano. Leggere quei nomi – e quei numeri – tutti in una volta non fa certamente bene all’umore. Ma tant’è, la lista degli ex parlamentari condannati a reati penali e che ricevono comunque il vitalizio è lunga.

Sia chiaro, non si parla di spiccioli, ma di decine di migliaia di euro all’anno. In media, sono più 4.000 euro al mese. Non male, per un paese in cui il reddito medio supera di poco il migliaio di euro. Che i delinquenti di Stato godano ancora della qualifica di onorevole è vergognoso. Che questi individui ricevano un regolare vitalizio è insopportabile.

Il Parlamento ha cercato sporadicamente di porre fine a questa assurda distorsione, ma i disonesti hanno sempre prevalso sugli onesti e quindi qualsiasi legge a riguardo si è arenata nelle commissioni o, addirittura, nemmeno è stata calendarizzata.

Ad ogni modo, è bene conoscere nomi e cognomi dei ladri che tutt’ora la cittadinanza, sebbene depauperata, mantiene a sue spese.

Nella lista a spiccare è Marcello Dell’Utri. Considerato l’anello mancante tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi, condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, famoso per la celebre frase “Mangano è un eroe” (perché non ha parlato), riceve ogni mese qualcosa come 4.985 euro. Netti, ovviamente.

L’ex presidente di Forza Italia è in buona compagna. Tra i vip, infatti, va segnalato anche Gianni De Michelis, storica figura del Psi, personaggio che si è saputo più volte rinnovare in modo gattopardesco, attraversando varie epoche politiche praticamente indenne. Condannato a un anno e mezzo di reclusione per episodi di corruzioni nell’affare autostrade venete, percepisce la bellezza di 5.517 euro al mese.

E che dire di Pomicino, autentico cimelio della Prima Repubblica, compagno fedele di Andreotti. E’ stato condannato a un anno e otto mesi per finanziamento illecito ai partiti (insomma, ha preso la classica tangente) e a un anno e due mesi per corruzione nell’ambito dei fondi neri Eni. Il suo vitalizio consiste in 5.573 euro.

Ma c’è chi si deve accontentare di meno. Il “povero” Cesare Previti riceve infatti solo 4.235 euro. Per l’ex avvocato di Berlusconi si parla però di una signora condanna: corruzione in atti giudiziari.

Discorso simile per Arnaldo Forlani, storico leader della Dc. Condannato a due anni si reclusione per finanziamento illecito – ancora una volta, Tangentopoli, percepisce 4.029 euro al mese.

Il più paperone tra i paperoni è Alfredo Biondi. Lo storico segretario del Partito Liberale, parlamentare per 37 anni (quasi ininterrottamente) si è macchiato “solo” di evasione fiscale. Ha pure patteggiato. Sforzi di poco conto quando sai che ogni mese ti aspettano 6.939 euro senza praticamente fare nulla. Si deve accontentare solo di 1.645 euro Giorgio Calvagno (ex sindaco Asti ed esponente di Forza Italia), condannato per inquinamento di falde acquifere. Staccato, ma anche lui nel fondo della classifica, Aldo Brancher (sottosegretario per Berlusconi nei primi anni 2000), condannato per ricettazione e appropriazione indebita. Per lui solo 3.444 euro.

Questa lista si riferisce ai soli parlamenti. I beneficiari dei vitalizi “indebiti” (ammesso che ce ne sia qualcuno legittimo dal punto di vista morale) sono in verità molti di più. Quelli derivanti da attività politica nei consigli regionali non si contano certo nelle dita di una mano.

Giuseppe Briganti

DA : https://www.cosapubblica.it/



Abolizione vitalizi, M5S: “Ci avevamo visto giusto, dal Caso Cuffaro una spinta per cambiare la legge”

“I vitalizi sono un istituto indecente. Il MoVimento 5 Stelle da sempre chiede la loro abolizione. Il vitalizio a persone condannate è ancora più assurdo, lo conferma il parere dell’Avvocatura dello Stato sul caso Cuffaro”.

Lo dicono i deputati all’Ars e quelli della Commissione Affari Costituzionali della Camera.

“Ci avevamo visto giusto – dice Giancarlo Cancelleri, in rappresentanza del gruppo parlamentare a palazzo dei Normanni. Il pronunciamento dell’Avvocatura è il sigillo di qualità sulle nostre argomentazioni e mette definitivamente all’angolo le tesi di coloro che volevano smontarle”.

“Il parere sul caso Cuffaro dimostra che la battaglia dei portavoce regionali in Sicilia e nazionali del M5S era quanto mai corretta – spiega il deputato palermitano Riccardo Nuti – Noi continueremo a dare battaglia per estendere la revoca del vitalizio anche a persone condannate per reati non solo contro la Pubblica amministrazione”.

Sul tema il M5S si sta muovendo su due fronti. Da un lato la proposta di legge alla Camera a prima firma Nuti, ferma da maggio. Dall’altro le proposte in ufficio di Presidenza sia al Senato che alla Camera per inserire nei regolamenti parlamentari la revoca dei vitalizi.

“Continuiamo battaglia – proseguono i deputati M5S nazionali – per impedire in tutta Italia l’erogazione dei vitalizi a coloro che hanno subito condanne ma non interdizioni dai pubblici uffici. E’ una battaglia di civiltà nel rispetto di tutti i cittadini onesti”.


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PREVISIONI 2015

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martedì 4 settembre 2012

Monti aveva promesso tagli: ci hanno preso in giro

 
Casta, ci hanno preso in giro

Il governo Monti aveva promesso tagli al numero dei parlamentari, ai rimborsi elettorali, ai vitalizi, alle auto blu. 'L'Espresso' è andato a verificare, quattro mesi dopo, che cosa è cambiato in concreto dopo quegli annunci (03 settembre 2012). Parole, parole, parole. Buona per raccogliere facile consenso e guadagnare qualche titolo di giornale, neppure i tecnici nostrani hanno disdegnato la politica degli annunci quando si è trattato di proclamare una lotta senza quartiere agli sprechi. Ma finora la classe politica ha dato solo una limatina ai propri privilegi. Qualche esempio? Montecitorio ha annunciato un risparmio di 150 milioni per i prossimi tre anni: appena il 5% del "costo" generale dell'istituzione. Al Senato, il presidente Renato Schifani ha annunciato trionfante un bilancio inferiore «di ben 4 milioni in meno rispetto al consuntivo 2011». Anche qui, non una cifra stratosferica, considerato che la dotazione supera il mezzo miliardo l'anno.

Emblematica anche la vicenda della riduzione dei parlamentari: il testo approvato a Palazzo Madama prevede la riduzione da 630 a 508 deputati e da 315 a 250 senatori, più altri 21 senatori "regionali". Peccato che la riduzione non entrerà in vigore in tempo per le prossime elezioni. Il testo, ammesso che riesca a essere approvato in doppia lettura dal Parlamento prima della fine della legislatura, dovrà essere sottoposto a referendum confermativo. Il motivo? Le aspirazioni quirinalizie di Silvio Berlusconi hanno fatto saltare l'accordo faticosamente raggiunto fra i partiti e la riforma è stata votata a maggioranza semplice da Pdl e Lega.

E che dire delle auto blu? Nel primo semestre 2012 il parco auto dello Stato è sceso a quota 60.551 vetture pubbliche (erano 64.524), mente le vetture blu-blu, in uso a politici ed eletti dei vari livelli, sono diminuite da 9.721 a 7.837 ma di fatto le dismissioni vere e proprie sono pochissime, appena 582. Per non parlare dell'abuso delle auto con autista: in Campania, Molise e Basilicata rappresentano un terzo del totale.

Non va meglio con le pensioni d'oro. Il deputato Pdl Guido Crosetto con un emendamento aveva chiesto al governo di fissare a quelle erogate dallo Stato un tetto di 6 mila euro (10 mila in caso di cumulo) ma è stato costretto al ritiro per le pressioni subite. Il governo si è impegnato ad affrontare il problema ma finora non ha mosso un dito.

L'unico concreto risultato è il dimezzamento del contributo pubblico ai partiti, sceso da 182 a 91 milioni l'anno. Il sistema però rimane: la Camera ha respinto gli emendamenti di Lega e Idv che chiedevano di abrogare del tutto il finanziamento. Per il resto, poco o nulla, visto che anche le province sembrano essere sfuggite al taglio: l'esecutivo era partito lancia in resta con l'idea della soppressione totale, poi ha ripiegato sull'accorpamento e infine si è dovuto accontentare del semplice "riordino", affidato fra l'altro alle regioni.

Ciliegina finale, gli enti inutili, oggetto negli ultimi anni di decine di proclami, appelli e dichiarazioni. Ebbene, lo sapete quanti sono quelli tagliati davvero dal 2002 a oggi? Appena 37, uno ogni tre mesi. Con un paradosso ulteriore: l'Ispettorato generale per la liquidazione degli enti disciolti è in fase di chiusura, mentre tutte le strutture che avrebbe dovuto sopprimere sono ancora al loro posto.
di Primo Di Nicola e Paolo Fantauzzi
Gli approfondimenti e i dati integrali dell'inchiesta sull'Espresso in edicola.

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giovedì 1 dicembre 2011

I DIS-ONOREVOLI NON VOGLIONO MOLLARE I VITALIZI




 I DIS-ONOREVOLI 
NON VOGLIONO MOLLARE I VITALIZI

Ieri con la sonora grancassa dei mezzi di informazione radiotelevisivi è stata data la notizia che dal prossimo anno saranno aboliti i vitalizi, o meglio si passerà al sistema contributivo. E’ stata data con altrettanta enfasi la notizia che, per effetto delle nuove regole, la ex deputata e Presidente della Camera, Irene Pivetti, invece di ottenere il vitalizio di 6.200 euro mensili (è stata 9 anni in parlamento) dal compimento di 50 anni, lo conseguirà da quando avrà 60 anni.
Credo che sia necessario fare chiarezza sui provvedimenti che saranno presi, poiché si capirà bene che non ci sarà nessuna mannaia a carico della casta ma solo un temperino.
Ricordo che attualmente sono in vigore tre differenti situazioni a seconda che un parlamentare sia stato eletto prima del 1994, prima del 2006, dal 2006 in avanti. In ciascun periodo sono cambiati gli importi conseguibili, il tempo necessario (anche un solo giorno per gli eletti fino al 1994, 2 anni e sei mesi per quelli entrati fino al 2006, 5 anni per gli eletti dal 2006), l’anno di inizio del beneficio (60 anni fino al 2006, 65 anni dopo), la possibilità di anticipo in funzione del numero di anni da parlamentare (senza limiti per gli eletti fino al 1994, fino a 60 dopo).
L’unica parte del provvedimento annunciato ieri, che colpisce tutti, è che da questo momento in avanti l’età di percezione è a 65 anni, riducibili fino a 60 in caso di più legislature. Come grande effetto di questa misura è stata citata la Pivetti. Ma in realtà è un caso raro, perché altri sono tutt’ora parlamentari (come al Melandri), per altri forse si tratta di ritardare di uno o due anni. Meglio è andata a Ilona Staller (al secolo Cicciolina) che ha compiuto 60 anni qualche giorno fa e da questo mese percepirà 3.108 euro (con le nuove regole avrebbe dovuto aspettare altri 5 anni)


  Giuseppe Gambale, entrato ragazzino nel 92', è andato in pensione nel 2006 a 42 anni con 8.455 euro lordi al mese e continuerà a prenderli. Così come tutti coloro che seguono (l’età è quella in cui hanno iniziato a percepire il vitalizio): Antonio Martusciello, Fi, , 46 anni, dal 1° maggio 2008, intasca 7.959 euro lordi al mese di vitalizio; lo stesso avviene per Rino Piscitello, Pd, 47 anni e mezzo; Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), 49 anni, deputato dal 1992, 16 anni di mandato effettivo, vitalizio di 8.836 euro lordi al mese; Enrico Boselli (Sdi), 51 anni, 4 mandati e 7.958 al mese; Oliviero Diliberto, già segretario del Pdci, 52 anni; ricevono 6.203 euro al mese: Mauro Fabris (Udeur) e Franco Giordano (Prc) entrambi da quando avevano 50 anni, Stefano Boco (Verdi), 52 anni, Carlo Leoni (SD), 53 anni, Gloria Buffo (SD) 54 anni, Marco Fumagalli (SD), Maurizio Ronconi (Udc), 55 anni, Dario Rivolta (FI) 55 anni, Salvatore Buglio (RnP), 57 anni, Tana de Zulueta (Verdi), 57 anni, Mauro del Bue (Psi), 57 anni, Francesco Monaco (Pd), 57 anni. Hanno un mensile di 3.636 euro: Dario Galli (Lega), 57 anni, Giannicola Sinisi (Pd), 51 anni, Natale D’Amico (Dini), 52 anni, Roberto Barbieri (Psi), 55 anni, Roberto Manzione (Consumatori), Gianni Nieddu (Pd), 56 anni; percepiscono 7.959 euro al mese Ettore Peretti (Udc), 50 anni, Ramon Mantovani (Prc), 53 anni, Enrico Nan (FI), 55 anni, Fulvia Bandoli (SD), 56 anni. Pietro Folena (Prc), 50 anni, 8.836 euro; incassano 8.164 euro al mese Franco Danieli (PD), 52 anni, Stefano Morselli (La Destra), 54 anni, Euprepio Curto (An), 56 anni, Aniello Palumbo (Pd), 56 anni, Tiziana Valpiana (Prc), 57 anni. Ancora, tra coloro che hanno iniziato da giovani a fare i pensionati, ritroviamo Marco Taradash, 57 anni, ex deputato di Forza Italia, un tempo radicale, Alfonso Gianni, 58 anni, 15 di anzianità parlamentare, di Rifondazione , Valerio Calzolaio (Pd), e Vittorio Sgarbi, 55 anni, con 8.455 euro al mese. Hanno iniziato sotto i sessant’anni anche l’ex magistrato di «Mani pulite» Tiziana Parenti, Maura Cossutta, figlia del fondatore dei Comunisti italiani Armando; e Annamaria Donati, Verde della prima ora, Peppino Calderisi, storico combattente contro il finanziamento dei partiti quando era seguace di Marco Pannella, ora in Forza Italia e Nando Dalla Chiesa, 58, Pd. Così gli ex senatori Edo Ronchi (Pd), da 58 anni,e Willer Bordon, da 59 anni: entrambi con il massimo del vitalizio senatoriale di 9.604 euro.
Così come non è cambiato nulla per tutti i condannati con sentenze passate in giudicato per gravi reati (corruzione, concussione, finanziamento illecito, banda armata, ed altro ancora), come Cirino Pomicino, come Altissimo, Di Donato, Pillitteri, La Ganga, De Lorenzo, Martelli, Tognoli.
Senza dimenticare i falsi testimoni come Formica, e i condannati ante Tangentopoli: Pietro Longo, Franco Nicolazzi e Mario Tanassi(poi deceduto). Così come continueranno a percepire i vitalizi le vedove ( o i vedovi) degli ex parlamentari scomparsi.
L’altra questione riguarda il passaggio al sistema contributivo. Io ho chiesto ripetutamente che l’effetto del cambiamento dovesse essere quello di accantonare al "Fondo separato presso l’Inps" quanto attualmente trattenuto al parlamentare ogni mese (circa 1000 euro). Dopo 5 anni verrebbero versati circa 60.000 euro, che permetterebbero a 65 anni di percepire un vitalizio di circa 500 euro mensili. Ma i parlamentari non si accontentano e pretendono lo stesso trattamento previsto per i precari (i contributi, pari a circa il 30% delle somme pagate vengo versati per un terzo dal dipendente e per due terzi dal datore di lavoro). Il Parlamento, di conseguenza, sarà chiamato d’ora in avanti a sostenere ogni mese e per ogni parlamentare un costo di circa 2.000 euro: ciò darà luogo alla erogazione di un vitalizio da parte dell’Inps, a partire dal compimenti dal 65° anno in poi di circa 1.500 euro mensili.
In conclusione e per riassumere, le nuove regole:
-non toccheranno il passato e gli ex parlamentari continueranno a percepire lo stesso assegno ed in futuro anche coloro che, essendo attualmente in carica, cesseranno dal mandato. Dunque per almeno 20 anni i cittadini italiani dovranno sborsare non meno di 200 milioni di euro all’anno;
-vi sarà un modesto effetto di riduzione dei costi in relazione ai parlamentari che “andranno in pensione” a 60 anni, pur avendo la possibilità di farlo, con le vecchie regole, a meno di 60;
-dal prossimo anno con il passaggio al sistema contributivo i contribuenti italiani dovranno sopportare un ulteriore onere di circa 25 milioni di euro all’anno, per la quota contributiva a carico del Parlamento (due terzi dei contributi).
Ci voleva davvero più coraggio facendo passare al sistema contributivo tutti, ricalcolando i vitalizi sulla base dei contributi effettivamente versati da ogni parlamentare!

 http://www.italiadeivalori.it/antonio-borghesi/10022-bolizione-dei-vitalizi-con-il-trucco

 LEGGI ANKE :

http://cipiri.blogspot.com/2011/11/fini-aboliremo-i-vitalizi-ma-col-trucco.html




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lunedì 21 novembre 2011

Fini: “Aboliremo i vitalizi”. Ma col trucco

 
LO SPREAD COL GOVERNO MONTI



Fini: “Aboliremo i vitalizi”. Ma col trucco


LA RIFORMA RIGUARDERÀ SOLO I FUTURI EX PARLAMENTARI. E LE PENSIONI CAMBIERANNO, NON SPARIRANNO


Tra qualche settimana la Camera abolirà i vitalizi degli ex parlamentari”. In tempi di sobrietà l’annuncio del presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini vuole cogliere il nuovo clima. Dice Fini: “L’ufficio di Presidenza della Camera ha dato mandato ai questori di predisporre una riforma che porterà l’abolizione del vitalizio per gli ex parlamentari a partire dalla prossima legislatura”. Sembra una riforma epocale, ma ovviamente non lo è: infatti quando Fini parla di ex parlamentari non si riferisce a chi prende come ex senatore o ex

deputato pensioni d’oro, ma ai futuri ex parlamentari, quelli che ancora devono essere eletti. E quando annuncia l’abolizione dei vitalizi pensa in realtà a “nuove e diverse forme di previdenza”, come precisa una nota dell’Ufficio di Presidenza della Camera.

La novità però, dopo tanti annunci fatti dallo stesso Fini nei mesi passati, è che ora una riforma allo studio c’è. Esiste anche una commissione. Secondo il Regolamento in vigore dal 2007, per avere il vitalizio il parlamentare deve aver fatto almeno 5 anni di mandato e aver compiuto 65 anni. Per ogni anno in più di mandato, diminuisce di un anno l’accesso alla pensione (fino a 60) e aumenta l’assegno. Cinque anni da deputato valgono 2340 euro di vitalizio, 15, 7022. Chi ha maturato questo diritto con i precedenti regolamenti riceve trattamenti ancora più vantaggiosi. Uno scherzetto che costa 38 milioni e 200 mila euro l’anno alla Camera, al Senato 81 milioni e 250 mila euro. Spiega il Questore di Montecitorio, Antonio Mazzocchi, che si parla di una riforma in senso contributivo: ovvero i parlamentari dovrebbero ricevere come pensione il corrispettivo di quanto hanno versato (e non come accade adesso una percentuale sulla loro indennità, che cresce a seconda degli anni di mandato), compiuto il sessantacinquesimo anno d’età. “Stiamo cercando di capire tecnicamente come elaborare questa proposta, con l’Inps, in maniera che chi – per esempio – prima faceva un altro lavoro e poi diventa parlamentare, possa collegare i vari versamenti”.

La commissione intanto ha già cominciato a discutere. I parlamentari che maturerebbero la pensione solo a fine legislatura (248 deputati e 102 senatori) hanno posto il problema: e se cadiamo prima del 2013, che facciamo? Pare che si stia lavorando per loro alla possibilità, pagandosi quel che resta del contributo, di maturarlo comunque. Quindi mentre si parla di tagliare un privilegio, si trova il modo di garantirlo anche a chi non ne avrebbe diritto.

L’ufficio della Presidenza della Camera si riunisce mercoledì, ma l’argomento vitalizi non è (ancora?) all’ordine del giorno. Entro il 30 dicembre si approva il bilancio 2012, ad aprile 2013 si fa la previsione di bilancio 2013-2015. La riforma, dunque, deve arrivare per quella data. Senza contare che il bilancio dei due rami del Parlamento dev’essere fatto e votato dai parlamentari. L’ultima volta il 21 settembre del 2010 la Camera ha respinto la proposta di Antonio Borghesi (Idv) di abolire i vitalizi con 498 no (su 525 presenti). Spiega lo stesso Borghesi: “Il problema, sono i privilegi acquisiti. Se anche si riformano le pensioni dei futuri ex parlamentari, i vitalizi continueranno a costare a Camera e Senato 200 milioni di euro l’anno per almeno 20 anni”.

Wanda Marra -

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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