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venerdì 8 aprile 2016

Olanda : Vietate Auto a Benzina e Gasolio dal 2025



Olanda verso divieto vendita auto benzina e gasolio dal 2025
Il Governo olandese ha iniziato il cammino legislativo per arrivare a vietare, dal 2025, la vendita di 
automobili con alimentazione a benzina o a gasolio. Il provvedimento è sostenuto dal partito Laburista PvdA, che ha ottenuto - nonostante la forte opposizione della Destra VVD - una prima approvazione in Parlamento. A sostenere l'iniziativa del PvdA, si sono affiancati anche i deputati dei Liberal Democratic D66, dei verdi GroenLinks e del partito ChristenUnie. Già nel 2013 il Governo olandese aveva siglato un 'accordo sull'energia' con una quarantina di organizzazioni indipendenti, al fine di promuovere iniziative 'verdi' nell'ambito dell'energia, dell'isolamento termico degli edifici e della riduzione della CO2. 
Nello scorso dicembre l'Olanda, assieme ad altre quattro nazioni e otto Stati del Nordamerica avevano formato la Zero-Emission Vehicle Alliance per arrivare entro al 2050 
alla esclusiva vendita di automobili eco-compatibili.


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giovedì 30 gennaio 2014

LO STATO ITALIANO HA FORAGGIATO LA FIAT ED ORA ?


Fiat diventa Fca e trasloca:
 sede legale in Olanda, 
quella fiscale in Gb

 Chiunque parli di Fiat evita accuratamente di entrare nel merito del sostegno
 che il Lingotto ha avuto dallo Stato italiano nel corso di tutta la sua storia. 

Caso eclatante, l'accordo di programma firmato nel 2004: 155 milioni di euro pubblici 
in cambio di investimenti e assunzioni. 
Promesse, queste, che Fiat ha spesso disatteso.

L’AZIENDA PIÙ ASSISTITA AL MONDO 

- Il conto dei favori pubblici concessi al Gruppo dal 1975 a oggi (220mila miliardi) è salatissimo. E ha reso molto meno Facciamo un breve quiz. Sapete a quanto ammonta il totale dei finanziamenti statali elargiti nel corso degli anni e dei governi alla Fiat? La risposta esatta è: oltre 200 mila miliardi di lire. La domanda potrebbe essere girata a qualche concorrente di “Chi vuol essere milionario?”: anche se qua, di milionario, ce n’è uno solo, ed è l’azienda più assistita dallo Stato che esista al mondo. La stima sopra citata, e che più precisamente si aggira sui 220 mila miliardi, comprende varie voci, dai contributi statali alle rottamazioni prodiane, dalla cassa integrazione per i dipendenti ai prepensionamenti, e ancora dalla mobilità lunga agli stabilimenti costruiti con i soldi pubblici (come quello di Melfi) o, di fatto, regalati dallo Stato (l’Alfa Romeo di Arese). Il periodo nel quale è stata spalmata l’ingente cifra è compreso tra oggi e il 1975, anno in cui la creatura degli Agnelli faceva registrare altri, più gloriosi record. Ad esempio lo stabilimento Mirafiori di Torino, con i suoi 50 mila operai, era allora il più grande del mondo e sfornava auto che avrebbero riempito le strade della Penisola (una su tutte, la “127”).

È STATA L’AZIENDA PIÙ ASSISTITA AL MONDO A fronte di tali chiamiamoli “investimenti”, ci si aspetterebbe che la Fiat fosse diventata padrona del mercato automobilistico mondiale, o quasi.

La realtà, impietosa, disegna tutt’altro quadro. Sempre nel 1975 la Fiat contava 250 mila dipendenti diretti (oltre a un indotto stimato sui 350 mila addetti), mentre oggi quel totale si è ridotto a poco più di 30 mila. Insomma, nonostante la pioggia di aiuti finanziari di ogni genere - per non parlare delle “protezioni” del mercato dalla concorrenza straniera, o delle eccezionali agevolazioni fiscali, o ancora delle politiche di lungo corso sulla mobilità in Italia - la Fiat ha perso per strada circa 220 mila assunti: guarda caso, la stessa cifra dei miliardi ricevuti dalle casse dello Stato. «Si può dunque affermare - osserva il parlamentare della Lega Dario Galli - che, per ogni miliardo pubblico intascato, la Fiat ha stracciato un contratto di lavoro; o, se preferite, che ogni posto di lavoro perduto è costato giusto un miliardo di lire. Nostre». Del resto, oggi Fiat produce principalmente all’estero.

Le auto di punta, come la nuova “Panda”, nascono in Polonia, come pure i motori Multijet. Nel Bel Paese sono rimaste solo produzioni “di nicchia”, quali la “Punto” (vecchia e nuova) e la “Croma” bis. Chissà come si sarebbero comportati i governi del passato, così prodighi di aiuti, se avessero saputo che la storica Fabbrica, da loro tanto blandita e protetta, avrebbe fatto marameo all’Italia e ai suoi lavoratori, mandandone a casa quanti più possibile per creare nuovi posti di lavoro solo all’estero. DAI CONTRIBUTI AGLI “AMMORTIZZATORI” La misura e la varietà degli aiuti di Stato elargiti alla principale azienda automobilistica del Paese sono stati ben riassunti dal giornalista Massimo Mucchetti nel libro Licenziare i padroni? (Feltrinelli). «Nell’ultimo decennio - scrive Mucchetti - il sostegno pubblico alla Fiat è stato ingente.

L’aiuto più cospicuo, pari a 6.059 miliardi di lire, deriva dai contributi in conto capitale e in conto interessi ricevuti a titolo di incentivo per gli investimenti nel Mezzogiorno d’Italia in base al contratto di programma stipulato con il governo nel 1988». Soldi a palate, dunque. Ma quello fu solo l’inizio. Le società beneficiate, infatti (la Sata di Melfi, in Basilicata, e la Fma di Pratola Serra, in Campania) hanno poi goduto dell’esenzione decennale dalle imposte sul reddito per le società meridionali. Mentre la legge 488 per il Mezzogiorno, in soli quattro anni (dal 1996 al 2000) ha fatto affluire nelle casse del Gruppo altri 328 miliardi di lire in conto capitale.

Quarta, sostanziosa fonte di sostegno (possiamo solo immaginare quanto invidiata dalle altre imprese private) sono gli “ammortizzatori sociali”: cassa integrazione, prepensionamenti e indennità di mobilità. Solo per la prima voce, in un decennio l’onere per le casse dello Stato risulta di 1.228 miliardi di lire. Altri 700 miliardi pubblici sono stati spesi per prepensionare 6.600 dipendenti nel 1994, e altri 300 miliardi per le indennità di 5.200 lavoratori messi in mobilità. IL REGALO DI PRODI: LE ROTTAMAZIONI Per non parlare della legge che nel 1997 ha introdotto gli incentivi per le rottamazioni delle auto più vecchie: l’ennesimo regalo al colosso (dai piedi d’argilla) torinese, scaturito in questa forma inedita dalla fantasia del governo di Romano Prodi.

Allo Stato quella legge è costata 2.100 miliardi di lire; poiché la Fiat aveva il 40% del mercato nazionale, ha ottenuto un beneficio di almeno 800 miliardi. Solo negli anni Novanta dunque lo Stato ha dato al Gruppo Fiat 10 mila miliardi di lire, ricavandone circa 6.500 di imposte.

La conclusione di Mucchetti è impietosa: «È curioso che i due terzi dei mezzi freschi immessi nella Fiat negli ultimi dieci anni provenga dallo Stato. E allora forse, tenuto conto che i risultati poco brillanti dell’azienda stanno inducendo i suoi padroni nella tentazione di liberarsene, ci si dovrà pur chiedere se ne valeva la pena».



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mercoledì 29 gennaio 2014

Olanda taglia i suoi investimenti in Israele


Olanda taglia i suoi investimenti in Israele

La più grande società di gestione dei fondi pensione nei Paesi Bassi, la Pggm,
 ha deciso di ritirare tutti i propri investimenti dalle cinque maggiori banche di Israele

Gerusalemme - L'Olanda è uno dei paesi europei che mantengono le relazioni più strette con Israele. Nonostante ciò le aziende, pubbliche e private, del paese dei tulipani non esitano ad adeguarsi alla linea europea di stop alla cooperazione con le imprese israeliane che operano nelle colonie ebraiche costruite dopo il 1967 nei Territori palestinesi occupati.

Ieri il quotidiano Haaretz ha rivelato che la più grande società di gestione dei fondi pensione nei Paesi Bassi, la Pggm, ha deciso di ritirare tutti i propri investimenti dalle cinque maggiori banche di Israele - Bank Hapoalim, Bank Leumi, Bank Mizrahi-Tefahot, First International Bank of Israel e Israel Discount Bank - perché hanno filiali nella Cisgiordania occupata e perchè sono coinvolte nel finanziamento della costruzione degli insediamenti colonici. La Pggm è la più grande società di gestione dei fondi pensione dell'Olanda e una delle principali nel mondo (amministra 150 miliardi di euro).

Un passo non isolato perchè, il mese scorso, l'azienda olandese Vitens ha sospeso la cooperazione con la compagnia idrica nazionale di Israele, Mekorot, alla luce delle operazioni di quest'ultima negli insediamenti colonici. Poche settimane prima un'altra società olandese aveva annullato un contratto per la costruzione di un impianto di trattamento delle acque reflue che aveva firmato con la società Hagihon di Gerusalemme perchè ha la sua sede proprio sopra la Linea Verde, il «confine» tra Israele e la Cisgiordania. Gli investimenti della Pggm nelle banche israeliane ammontano a solo poche decine di milioni di euro ma la revoca dell'impegno finanziario rischia di danneggiare l'immagine degli istituti di credito e di avere riflessi in altri settori economici di cooperazione tra Europa e Israele.

La Pggm ha spiegato che il suo passo è basato sul parere consultivo rilasciato dalla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia nel 2004, che ribadisce che gli insediamenti colonici nei Territori palestinesi sono illegali e violano l'articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra. Le banche si sono difese rispondendo che la legge israeliana non permette loro di cessare la fornitura del servizio a soggetti legati agli insediamenti colonici. Gli olandesi hanno respinto questa giustificazione e comunicato la loro decisione di tagliare i rapporti. Un pugno allo stomaco per Israele che, peraltro, già affronta un numero crescente di iniziative di boicottaggio della sua politica di occupazione militare e dei diritti dei palestinesi lanciate dai comitati BDS (Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) presenti in molti Paesi.

La notizia di Haaretz è giunta all'indomani degli scontri fra un gruppo di coloni israeliani, determinato a compiere un raid «price tag» (prezzo da pagare), e gli abitanti del villaggio cisgiordano di Qusra (Nablus). Tutto è nato dalla demolizione dell'avamposto di Esh Kodesh (illegale anche per la legge israeliana) da parte dell'Esercito. A questo atto «inaccettabile» i coloni hanno deciso di rispondere vendicandosi con i palestinesi e lanciando una scorribanda nelle terre coltivate di Qusra dove hanno attaccato una famiglia e alcuni contadini.

Fermati in primo tempo, i coloni hanno poi tentato una attacco allo stesso villaggio dove però hanno trovato gli abitanti decisi a vendere cara la pelle. Individuati e circondati, i coloni sono stati malmenati e rinchiusi per due ore in una casa in costruzione. Alcuni palestinesi hanno impedito una escalation fino all'arrivo dei militari israeliani che hanno preso in consegna i coloni. La stampa israeliana e diversi esponenti del governo Netanyahu hanno condannato le «teste calde» presenti tra i coloni e chiesto che sia fatta rispettare la legge.

Alle parole non sono seguiti fatti concreti e i coloni si sono immediatamente vendicati attaccando il villaggio di Madma (Nablus) e lanciano bottiglie molotov contro due macchine che hanno preso fuoco. A Gerusalemme, nel rione ortodosso Gheula, un palestinese è stato aggredito e ferito. La tensione intanto torna alta a Gaza dove un palestinese Mohamad Hejila, 32 anni, presunto militante del Jihad Islami, è stato ucciso ieri mattina da un missile sganciato da un drone israeliano.

di Michele Giorgio
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