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domenica 26 giugno 2016

Uscita Italiana dall’Euro è un SUICIDIO ?


DALL'EURO SI ESCE PER DECRETO ED A MERCATI CHIUSI 

Se da un lato i Trattati europei prevedono espressamente la facoltà per ciascuno Stato membro di 
recedere dall’Unione - articolo 50 del Tfue, Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea - ponendo come solo obbligo il rispetto delle disposizioni costituzionali e non anche – ad esempio - la 
predisposizione di un atto motivato (questo vuol dire che il recesso può avvenire senza che ricorra un 
legittimo o giustificato motivo di autotutela della sovranità e dell’ordine pubblico interno propri di un determinato Stato membro), 
dall’altro l’uscita dall’euro presenta certamente maggiori problemi (ma solo in apparenza). 
I Trattati, infatti, non sono così chiari come nel caso di recesso dall'Unione. 


Se da un lato gli artt. 139 e 140 del Tfue, prevedendo la distinzione tra Stati “la cui moneta è l'euro” e Stati in deroga, non escludono la possibilità per ciascuno degli Stati “la cui moneta è l'euro” di tornare allo status di Stato in deroga (in tal caso le predette norme andrebbero lette in parallelo con la 
Convenzione di Vienna), dall'altro il recesso dalla moneta unica può avvenire attraverso un atto di 
imperio da parte del Governo italiano, cioè un decreto legge emanato dall'esecutivo – che il Parlamento dovrebbe convertire in legge secondo il dettato costituzionale entro sessanta giorni – attraverso il quale si preveda il ritorno ad una moneta nazionale (da convertire 1:1 con l'euro) provvedendo altresì alla parallela e indispensabile conversione del nostro debito pubblico (il cui ammontare è per circa il 96% ancora sotto giurisdizione italiana) in nuova moneta nazionale (alla quale il Governo dovrebbe ovviamente attribuire valore intrinseco, 
cioè fissare l'imposizione fiscale in nuova moneta nazionale). 

Il tutto, ovviamente, dovrebbe essere accompagnato dal necessario superamento dello scellerato 
divorzio avvenuto nel 1981 tra Banca d'Italia e Tesoro (per cui la Banca d'Italia dovrebbe tornare ad 
esercitare l'importantissima ed irrinunciabile funzione di prestatrice di ultima istanza) e dalla 
nazionalizzazione delle banche, le quali, invece di perseguire lo scopo della speculazione, dovrebbero tornare ad esercitare la funzione per la quale furono costituite, cioè quella di finanziare cittadini e 
imprese nell'interesse nazionale e nel perseguimento delle finalità costituzionali (lavoro, uguaglianza 
sostanziale, risparmio, credito e libera iniziativa economica)!

Del resto, nel caso si decidesse di far leva sul combinato disposto rappresentato dagli artt. 139 e 140 
del Tfue e dalla Convenzione di Vienna, uscire dall'euro restando nell'Ue (vestendo quindi lo status di Stato in deroga) non risolverebbe affatto i nostri problemi in quanto saremmo comunque legati ai vincoli esterni, salvo si decidesse di non rispettarli più, ma in tal caso saremmo comunque esposti a procedure di infrazione da parte di Bruxelles. 

Ciò detto, al fine di poter porre in essere tutte le misure necessarie allo scopo di risolvere le gravissime problematiche economiche e occupazionali cui versa il nostro Paese, la strada consigliata sarebbe quella dell'uscita dall'UE facendo leva sull'art. 50 del Tue e della parallela uscita dall'euro per decreto, con necessaria conversione del debito pubblico in nuova moneta nazionale e applicando - nell’interesse nazionale e secondo quanto già previsto dal codice civile
 – il principio della Lex Monetae.

A tal proposito si precisa che l'eventuale ritorno ad una moneta nazionale non significa tornare alla 
vecchia lira come l'abbiamo conosciuta, bensì ad una nuova moneta (da convertire 1:1 con l'euro e il cui cambio sarebbe stabilito di volta in volta dal mercato) 
che può chiamarsi in qualsiasi modo: nuova lira, 
fiorino, scudo, ducato, grano, eccetera.

A questo punto, una delle argomentazioni che gli euristi contrappongono all’uscita dall’euro è quello che gli italiani si vedrebbero impennare la rata del mutuo. Una sciocchezza che non ha senso. 

E vi spiego il perché grazie al principio della Lex Monetae (combinato disposto degli artt. 1277, 1278 e 1281 co. I del codice civile).

Ma leggiamo l’art. 1277 co. I e II c.c. 
“I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale. Se la somma dovuta era determinata in una moneta che non ha più corso 
legale al tempo del pagamento, 
questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore alla prima”. 


Questo articolo si applicherebbe qualora deflagrasse l’intera Eurozona con la conseguenza che non vi sarebbe più la moneta unica e quindi questa non avrebbe più corso legale in nessuno degli Stati che vi avevano aderito. 

In tal caso i pagamenti andrebbero fatti in moneta legale (ad esempio la nuova Lira) ragguagliata per 
valore all’Euro, e il rapporto di cambio sarebbe uno a uno (il cosiddetto changeover, cioè il cambio “in uscita” e non, come sostengono alcuni sprovveduti, il cambio “in entrata”).

Ciò detto, qualora vi fosse una deflagrazione di tutta l’Eurozona (e quindi la fine dell’Euro), per noi non vi sarebbero eccessivi problemi perché troverebbe applicazione la norma di cui all’art.1277 c.c.! 

I problemi sorgerebbero invece – quantomeno in apparenza – qualora ad uscire fosse l’Italia con parallela sopravvivenza dell’Eurozona e quindi della moneta unica.

A tal proposito leggiamo l’art. 1278 c.c. “Se la somma dovuta è determinata in una moneta non avente corso legale nello Stato, il debitore ha facoltà di pagare in moneta legale, al corso del cambio nel giorno della scadenza e nel luogo stabilito per il pagamento”.

In tal caso il debitore potrebbe optare di pagare in Euro (e ciò sarebbe una iattura) oppure in moneta 
legale (la nuova Lira), con il rischio della svalutazione di questa nuova moneta (svalutazione che in 
questo preciso caso rappresenterebbe un’ulteriore iattura). 
Per dirla con parole povere, ecco un esempio pratico: chi ha acceso un mutuo a tasso variabile, in caso di uscita dell’Italia dall’Euro potrebbe scegliere di pagare in Euro (che però non avrebbe più corso legale in Italia e quindi sarebbe difficile da procurare), oppure potrebbe optare di pagare in nuova moneta nazionale che tuttavia sarebbe soggetta a svalutazione, con conseguenze molto pesanti 
sull’ammontare delle rate di mutuo. 

Ed è proprio qui che trova applicazione un altro dei principi cardine del nostro ordinamento giuridico, ossia lex specialis derogat generali (la norma speciale deroga quella generale), richiamato 
espressamente in merito a tale argomento dall’art. 1281 co. I c.c.: “Le norme che precedono si 
osservano in quanto non siano in contrasto con i principi derivanti da leggi speciali”. 

Il che vuol dire che il Governo, con il medesimo decreto di uscita, deve prevedere che i rapporti di 
debito e credito espressi in euro siano regolati in nuova moneta nazionale al cambio previsto alla data del changeover (1:1), e non a quella della scadenza del debito/credito (che ovviamente incorporerebbe la svalutazione della nuova lira). 

Uscire dall’euro è possibile. Basta Volerlo. 
E non mi si parli di referendum. 

Se qualche forza politica italiana proponesse seriamente un referendum consultivo sull’euro (che al 
momento non è giuridicamente praticabile), dovremmo sostenere una campagna elettorale sotto il 
ricatto violento dei mercati, che spingerebbe i cittadini a votare
 (sotto costrizione) per la permanenza nell’eurozona. 

Non credo proprio che gli italiani sarebbero disposti a sopportare un mese di campagna elettorale con lo spread alle stelle e con prelievi limitati agli sportelli bancari.

Per di più, dal punto di vista strettamente giuridico, la nostra Costituzione vieta espressamente 
referendum abrogativi sui Trattati internazionali, oltre a non prevedere alcuna forma di referendum 
consultivo. 

Quindi quando sento qualcuno parlare di referendum sull’euro mi viene da ridere! Tuttavia, per onestà intellettuale, è bene ammettere che, se la riforma costituzionale renziana superasse la prova 
referendaria di ottobre, questa introduce referendum popolari propositivi e di indirizzo senza preclusioni su alcuna materia, ma in ogni occorrerebbe una successiva legge costituzionale che ne disciplini sia l’introduzione che la normativa.

In pratica, nelle migliore delle ipotesi, occorrerebbero almeno altri 3-4 anni perché si giunga ad una 
eventuale consultazione sull’euro come quella proposta ad esempio dal Movimento 5 Stelle, con tutti i problemi sopra richiamati. 

Ciò detto, io mi sto impegnando in prima persona perché la riforma non passi il referendum 
confermativo di ottobre, non perché non voglia l’introduzione di referendum cosiddetti “consultivi”, ma perché si tratta di una riforma pessima che presenta una pericolosa e grave assenza di pesi e 
contrappesi.
Dall’euro, quindi, si può uscire solo per decreto, da emanarsi un sabato o una domenica, cioè a mercati chiusi. Punto. 
Chi afferma il contrario non sa che cosa dice. 
di Giuseppe Palma : giurista e scrittore, autore del blog ScenariEconomici.it e dei libri "Figli destituenti. I gravi aspetti di criticità della riforma costituzionale”, "Il tradimento della Costituzione. Dall’Unione Europea agli Stati Uniti d’Europa: la rinuncia alla sovranità nazionale" e "Il male assoluto. Dallo Stato di diritto alla modernità Restauratrice. L'incompatibilità tra Costituzione e Trattati dell'UE. Aspetti di criticità dell'Euro" ed "€uroCrimine. Cos'è la moneta unica e come funziona. Soluzioni giuridiche per uscire dall'euro"?.

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lunedì 27 luglio 2015

Luigi Tenco : Suicidio o Omicidio?


La morte di Luigi Tenco è stato un suicidio o un omicidio? 

Di certo rimarrà l’emblema di una delle inchieste investigative più pasticciate e demenziali che si siano mai svolte in Italia.

L’inchiesta ufficiale, comunque, ha detto: suicidio. Concludendosi con un decreto di archiviazione che non lascia dubbi: nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967, il cantautore Luigi Tenco si tolse la vita con un colpo di pistola alla tempia destra nella stanza 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo. Durante le giornate del Festival.

Tenco aveva cantato in coppia con Dalida una canzone francamente brutta, “Ciao, amore ciao”. Poi, visibilmente depresso, era andato a cena con la stessa Dalida, il suo produttore Paolo Dossena e altri amici, ma giunto al ristorante aveva deciso di tornare in albergo. Da questo momento cominciano i pasticci investigativi.

 “All’1.40 - ha scritto Aldo Fegatelli Colonna in una recente biografia - Tenco è ancora vivo. Dalida riferirà al commissario Molinari di essere entrata nella stanza di Tenco tra le 2.00 e le 2.10. Il dottor Borelli, che ne constata il decesso, è arrivato sul posto alle 2.45 e presume che la morte risalga a quindici-venti minuti prima al massimo, cioè non prima delle 2.25. Ci sono due “buchi”, uno di dieci minuti, l’altro di mezz’ora”.

La porta della stanza 219 è accostata e con la chiave nella toppa esterna.

Ai primi soccorritori Dalida appare mentre alza da terra il busto di Luigi e lo abbraccia. E’ un flash d’agenzia a diffondere la notizia della morte del cantautore, dando per certa la tesi del suicidio. Il primo inquirente a giungere sul posto è il vicedirigente del commissariato di Sanremo, Arrigo Molinari, il cui nome (detto per inciso), anni dopo, finirà nelle liste della P2.

Il cadavere, stranamente, viene subito trasferito all’obitorio e poi riportato in albergo, dal momento che gli investigatori si sono dimenticati (sembra incredibile!) di “fare effettuare i rilievi fotografici essenziali per la completezza del fascicolo da trasmettere alla Procura”.

Tenco è stato ucciso da un colpo di calibro 22, la stessa pistola che stringe in pugno, ma nella sua stanza viene trovata anche un’altra arma: una Walter Ppk. Salta fuori che la sera prima di morire Tenco aveva vinto al casino circa 6 milioni delle vecchie lire. Nella stanza del Savoy c’era solo un assegno da 100 mila lire di un collaboratore. Suicidio dunque o omicidio?

L’archiviazione, come detto, non ha esitazioni: suicidio.

Prima di morire Luigi Tenco scrive un biglietto che verrà riconosciuto come scrtto da lui da una perizia grafoscopica fatta, però, solo nel 1990, cioè ben 23 anni dopo la sua morte. Nel biglietto è scritto: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io, tu e le rose” in finale e una commissione che seleziona “La Rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”.

Altre stranezze: non si è mai capito quale fosse la posizione esatta del cadavere di Tenco. Ecco ben sette diverse descrizioni: in tre persone videro il corpo senza vita del cantautore “perfettamente parallelo al letto, tra questo e il cassettone, con la testa rivolta verso il fondo”. Per un quarto testimone era “nella stessa posizione, ma con il braccio destro piegato sotto la schiena”. Per un quinto: era “in posizione supina, ai piedi del letto e a questo perpendicolare”. Per un sesto era “seduto in terra e poggiato con il busto alla sponda del letto”. E infine per il dirigente del commissariato, Molinari: “il corpo è in posizione genericamente supina e il report specifica trovarsi in posizione trasversale rispetto all’angolo sinistro inferiore del letto con i piedi rivolti verso la porta d’ingresso”.

E la posizione della pistola? Altro balletto di versioni: per il commissario era “nella mano” (destra o sinistra?). Per un secondo testimone “l’arma era lontana dal corpo, addirittura in fondo alla stanza”. Per un terzo era “in mezzo alle gambe”. Per altri due “sotto il comò”. Per chi ha effettuato i rilievi invece era “tra le gambe”, mentre una foto la evidenzia “sotto le natiche”.

Misteriosa rimane a tutt’oggi l’ora della morte: il medico legale la fa risalire intorno all’1.30. Dalida alle 2.10. Il commissario Molinari, nel fascicolo inviato alla Procura, afferma che il cantautore si era sparato alle 2.30. Ergo, Tenco sarebbe morto in tre orari differenti: 1.30, 2.10 e 2.30.

E poi ancora troppe incertezza investigative: la polizia effettua sul corpo e nella stanza una ricognizione approssimativa. Non viene effettuata alcuna autopsia. Non viene fatto il “guanto di paraffina” sulle mani del cantautore. Sono stati avanzati dubbi sul foro di entrata del proiettile che ha ucciso Tenco. Qualcuno ha anche avanzato l’ipotesi che in realtà il foro di entrata sarebbe a sinistra. In questo caso, dal momento che Tenco non era mancino, per spararsi alla tempia sinistra, avrebbe dovuto fare una manovra un po’ ardita per un suicida che impugna la pistola con la destra.

Insomma, qualsiasi ragionamento torna al punto di partenza: suicidio o omicidio? Ad essere certo resta solo il mito di un grande artista, dall’esitenza troppo breve.
Luigi Tenco forse non morì nella sua camera. Chi fu a ucciderlo e a portare lì il corpo?



Verità nascoste e oscuri intrighi nel libro di Ferdinando Molteni: probabilmente la morte raggiunse il cantautore lontano dall'hotel Savoy e poi volenterosi “maldestri necrofori” si misero all’opera traslando il suo corpo nella stanza 219. Implausibile, poi, quella pistola automatica senza più caricatore (terminato grottescamente sotto le sue gambe).





Il 27 gennaio del 1967, nella camera 19 dell’Hotel Savoy di Sanremo, viene ritrovato il cadavere di Luigi Tenco. Vicino al corpo senza più vita si staglia il controverso bigliettino: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio tutto questo non perché sono stanco della vita, tutt’altro, ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” (di Orietta Berti ndc) in finale e a una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”.

Poco prima Tenco si era esibito nella diciassettesima edizione del Festival della canzone italiana. “L’anno della resa dei conti tra matusa e giovani” strillavano, guerrafondai, i giornali per le masse. In verità, la sua esibizione non l’aveva vista nessuno: quando Tenco salì sul palco, ultimo in scaletta, trentesimo in gara, il secondo canale Rai aveva staccato da più di un’ora la diretta tv. Sugli apparecchi televisivi degli italiani c’era il monoscopio quando Tenco cominciò a cantare “Ciao amore ciao”. La salmodiò lentamente; la sua compagna di canzone e amante nella vita, la diva francese Dalida, l’aveva intonata poco prima a mo’ di marcetta.


“Ciao amore ciao” venne bocciata dalla giuria, e in modo schiacciante, imprevisto, assurdo. Al suo posto entro in finale un inno “reazionario” come “La rivoluzione” di Gianni Pettenati. Esattamente quel tipo di canzone contro cui il nostro primo cantautore si batteva allo spasimo.
“Chi ha ucciso quel piccolo principe che non credeva nella morte?”. Torna a chiederselo oggi un bel libro, costruito come un processo indiziario, scritto da Ferdinando Molteni ed edito da Giunti. “L’ultimo giorno di Luigi Tenco” il titolo. Troppe cose non tornano in questa pagina squallida della nostra recente storia nazionale. Troppe reticenze, troppe verità negate, troppe acque intorbidate. In tanti mentirono sulle ultime ore dell’autore di “Vedrai vedrai”. Oppure tacquero, come ne “Il porto delle nebbie” di Simenon.

Tenco era un ragazzo profondo e dall’avvenire sicuro. Prima di partire per Sanremo aveva confidato al suo amico Fabrizio De André (uno dei pochissimi colleghi del mondo della canzone che avrebbe preso parte al suo funerale): “Mi parlò della sua angoscia di affrontare la bolgia del festival. Mi disse: non vedo l’ora che tutto finisca per tornare da te e mettere su uno spettacolo insieme”. Ad altri aveva confidato il suo nuovo progetto: un disco di canzoni etniche, popolari, che tracciasse i confini di una sorta di nuovo folk italiano. “Sì, Tenco diceva che a Sanremo non ci voleva andare. Ma in realtà ci voleva andare”.

Troppe ombre in questa vicenda, ed è sempre più arduo credere a un suicidio. Molteni mette in fila domande abrasive, suffragate da fatti veri e notizie certe e verificate. Perché nessuno udì il colpo di pistola al Savoy? Eppure c’era il sold-out di cantanti, impresari, giornalisti. Dove morì veramente Luigi Tenco? E chi premette il grilletto? Fu un incidente, un colpo partito per sbaglio? Trenta giorni dopo, Dalida cercò a sua volta di togliersi la vita, e lasciò scritto: “Tenco è andato avanti, in staffetta, senza volerlo veramente. E io l’ho seguito, volendolo veramente”. Cosa voleva dire questo messaggio tra le righe? Forse che la morte lo raggiunse altrove, e poi volenterosi “maldestri necrofori” si misero all’opera traslando il suo corpo nella stanza 219? Implausibile, poi, quella pistola automatica senza più caricatore (terminato grottescamente sotto le sue gambe).

Altri misteri insondabili, in un interminabile carosello macabro di morti precoci e spesso violente. Lucian Morisse, l’ex potentissimo marito di Dalida, forse legato alla mala marsigliese, finì i suoi giorni sicuramente suicida: si sparò nel 1970, a quarantuno anni. Non riusciva più a sopportare l’abbandono di Dalida, e anche lui (come il rivale d’amore Tenco) usò una Walther Ppk 7,65. E che dire dell’ineffabile commissario di polizia Arrigo Molinari? Fu sempre legato ai francesi, Molinari, che millantò pure una militanza in Gladio e nella congrega anticomunista “Stay Behind”. “Coprendo la messa in scena del cadavere dentro la camera 19 dell’Hotel Savoy, aveva salvato la carriera di Dalida e aveva fatto un piacere, ancora una volta, ai francesi – scrive Ferdinando Molteni -. A Lucien Morisse, prima di tutto”. Lo stesso Molinari non è morto di vecchiaia, ma ucciso a coltellate nel 2005, ufficialmente per una rapina.

Nessuno pensò nemmeno minimamente di interromperlo quel Sanremo del ’67. “The show must go on”, e tutti fecero finta di niente, i moralisti e i sepolcri imbiancati attaccarono i loro predicozzi da strapazzo, la politica e quasi tutta la “classe musicale” esecrarono l’“insano gesto”, che fu nascosto oscenamente sotto il tappeto rosso del salone del Casinò. Ma in verità nulla fu più come prima. La canzone italiana perse ogni sua possibile innocenza, e le ragioni dell’industria si divaricarono per un bel pezzo dalle istanze del cuore e della poesia. Sarà un caso, ma le parole più belle su quella maledetta sera le ha tessute il grande poeta Luigi Gatto: “Luigi Tenco, con la sua morte, non s’è visto nemmeno riconoscere la ragione che l’ha portato a dichiarare il suo amore alla vita nel momento stesso in cui aveva deciso di togliersela. È questo il suo testamento che tutti hanno cercato di dimenticare, nell’addurre a stanchezza, a delusione, a fragilità il suo atto consapevole di amare la vita e di rifiutare una qualunque esistenza, che sia solo l’affronto del lasciarsi vivere, del ridursi a oggetto del potere altrui”.



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martedì 27 gennaio 2015

Suicidio del Movimento 5Stelle




Non ci sono più parole per descrivere il lento e inesorabile, ma tutt’altro che inevitabile, suicidio del Movimento 5Stelle. Un suicidio di massa che ricorda, per dimensioni e follia, quello dei 912 adepti della setta “Tempio del Popolo”, che il 18 novembre 1978 obbedirono all’ultimo ordine del guru, il reverendo Jim Jones, e si tolsero la vita tutti insieme nella loro comune di Jonestown, nella giungla della Guyana, bevendo un cocktail al cianuro. L’ultima mattana del Tempio del Grillo è l’avviso di sfratto per i deputati Artini e Pinna, accusati di violare da mesi l’impegno – a suo tempo sottoscritto da tutti i candidati – di restituire parte dello stipendio e rendicontare tutto sul blog. I due sostengono che non è vero ed esibiscono ricevute, ma la loro difesa non appare nella requisitoria pubblicata sul blog di Grillo che ieri ha chiamato gli iscritti a votare per l’espulsione. Finora gli “enucleandi” potevano difendersi nell’assemblea dei gruppi parlamentari, dopodiché scattava il voto sul web. Stavolta invece la procedura è stata invertita: prima il voto sul web, poi eventualmente quello degli eletti. In questo guazzabuglio di scontrini e carte bollate, capire chi ha ragione e chi ha torto sul merito è arduo. Ma anche inutile.
È vero che chi si candida in un partito o movimento ne accetta le regole e, se le viola, può essere espulso. Ed è vero che la restituzione dei fondi pubblici (42 milioni di rimborsi elettorali totali e 10 di indennità parziali) fa parte del Dna dei 5Stelle ed è una delle ragioni del loro successo. Ma, chiunque abbia ragione sul restituire&rendicontare, c’erano mille strade per risolvere la questione in modo meno traumatico. Lo dimostrano le perplessità non solo dei soliti dissidenti, ma anche di diversi “duri e puri”. Chi ha messo in piedi il processo a ciel sereno ne trascura la devastante ricaduta esterna: nei giorni più neri del governo Renzi, alle prese con mille guai che per la prima volta danno ragione alle opposizioni e in primis ai 5Stelle, tg e giornali hanno buon gioco a parlar d’altro. Cioè – paradosso dei paradossi – dei guai del M5S. Che così riesce nell’impresa di calciare in tribuna l’ennesimo rigore a porta vuota: invece di affacciarsi a dire “noi l’avevamo detto che Renzi sbagliava tutto”, regala al governo e ai suoi fans un’occasione d’oro per dire “noi l’avevamo detto che Grillo sbagliava tutto”.
Geniale: un auto-sabotaggio identico a quello rinfacciato a Orellana&C. Nell’ultima settimana, poi, anziché analizzare seriamente la fuga di elettori registrata in sei mesi tra Emilia Romagna e Calabria (401.847 voti in meno rispetto alle Europee di maggio), il blog di Grillo è riuscito prima a cantare vittoria (col raffronto tipicamente doroteo con le regionali del 2010, quando il M5S era nella culla). Poi a ospitare un’intervista allo storico Petacco sulla (non)responsabilità di Mussolini nel delitto Matteotti, trascurando inspiegabilmente le guerre puniche e il Congresso di Vienna. Infine a scomunicare un deputato per leso divieto (peraltro intermittente) di andare in tv. Risultato: il buon lavoro dei parlamentari pentastellati resta sullo sfondo, mentre la fame atavica di forze anti-sistema viene confiscata da un Salvini qualunque, portatore insano di ricette fallimentari lunghe vent’anni, solo perché le sue felpe sono sempre in tv e riescono a imbonire quel pubblico periferico e ultracinquantenne che è magna pars dell’elettorato italiano.
E dire che basterebbe poco per raddrizzare la baracca: eleggere due o tre portavoce da mandare nei tg e nei talk meno indigesti a rappresentare la linea del M5S, evitando che a farlo sia il primo peone semidissidente che passa. E nominare un direttorio che giri per i meetup dirimendo i dissensi che inevitabilmente esplodono qua e là. L’alternativa è il permanente stillicidio suicidio di espulsioni che fra l’altro assottiglia i gruppi parlamentari: due anni fa gli eletti erano 163, ora si son già ridotti a 143. Se poi gli espulsi votano col governo, magari sperando che qualcuno li ricandidi, si può pure sputtanarli come i nuovi Razzi e Scilipoti. Ma il primo colpevole è chi li ha espulsi, gettandoli fra le braccia di Renzi. Il quale, con degli avversari così, può campare cent’anni.

Il Movimento che si suicida e' una Realta' Purtroppo ,
 Peccato Buttare a Mare tutta quella ENERGIA NUOVA ,
 Hanno perso il Momento Giusto ...

oggi altri 10 deputati hanno abbandonato il Movimento .

La decrescita infelice ( Marco Travaglio ).

La senatrice 5 Stelle Paola Taverna commenta così l'uscita dei 10 Parlamentari 5 Stelle:

Clap clap ai nuovi fuoriusciti che vanno a gonfiare le fila del peggior governo del quale si abbia memoria. Quelli dichiarati tipo Anitori e Battista rispettivamente passati ad NCD e ad SVP e quelli mascherati da "oddio oddio Grillo fa il padre padrone" ad "andiamo a sentire i nomi che ci propone il buon Matteo".

Posso gentilmente dichiarare che mi sono fracassata le bip bip bip di tanta ipocrisia? Ma prenditi questi quattro soldi ed ammetti che fa più comodo sentirsi chiamare senatore che continuare a fare il cittadino?

Ma vadano dove vogliono portandosi appresso la loro squallida valigia di cartone piena di false promesse, le stesse che hanno sbandierato in campagna elettorale e che oggi li vede pontificare in conferenza stampa, insieme al vuoto cosmico che alberga nelle loro testoline. Il tempo è galantuomo e questa gente non merita neppure i giorni che li dividono dalla resa dei conti, quella che li consegnerà alla storia come i peggiori dei traditori. (Paola Taverna, Senatrice 5 Stelle)


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martedì 22 aprile 2014

Suicidio in Diretta su Facebook


Morte in Diretta su Facebook

“Mi sto suicidando, perdonatemi tutti“. Erano le 16 di ieri, quando Mario Mulas, 44 anni compiuti il 13 marzo, di Perdasdefogu, istruttore di scuola guida senza più lavoro, ha annunciato sul suo profilo Facebook la decisione di farla finita. Sotto quel post ci sono ora 615 commenti, una catena umana che da subito ha provato a convincere Mario a non fare quel gesto. Ma lui non si è mai più riavvicinato al suo pc.
 Due ore dopo è stato trovato senza vita.

Il dramma di Mario lo raccontano i suoi stessi amici. “Mi rattrista tantissimo che questa crisi ci porti a questo punto”, si legge tra i commenti. In questo periodo l’istruttore di guida non stava lavorando e poco tempo fa aveva perso la madre.

Il post con l’annuncio è stato visto subito. “Cosa stai dicendo”, gli ha scritto immediatamente un’amica, “non permetterti neppure di pensarlo”. E poi subito altri provano a calmarlo, a farlo desistere. “Mario, guai”, “Mario, tutto bene?”. Partono quindi le chiamate al 112 e al 113. Qualcuno poi, posta tra i commenti il numero di telefono di Mario. Ma “è spento”, segnala un’altra persona. Intanto, quel post comincia a essere condiviso su Facebook. Due ore le forze dell’ordine trovano Mario Mulas impiccato nella sua casa di Perdasdefogu.

Mario era di fede comunista, era un militante. Dal Prc di Quartu hanno scritto: “Piangiamo un compagno che non siamo riusciti ad aiutare”. Nulla faceva presagire quel gesto, quella fine. Avant’ieri aveva scritto sul propria pagina: “Compagni e compagne, amici e amiche, colleghi e colleghe, vi giungano anche se in notevole ritardo i miei + sinceri auguri di buone festività pasquali, vi abbraccio tutti”. Il 16 aprile, un pensiero per la madre: “La stella più luminosa? La mia mamma”. E quello stesso giorno ancora un post condiviso da un altro sito, per mangiare a Pasqua l’agnello sardo. Ieri la decisione più estrema.Oggi l’ultimo saluto a Perdasdefogu.

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martedì 2 ottobre 2012

IL SUICIDIO SUPERA GLI INCIDENTI STRADALI



STUDIO SHOCK – IL SUICIDIO SUPERA GLI INCIDENTI STRADALI COME CAUSA PRINCIPALE DI MORTE: COLPA DELL’ECONOMIA?

Italia +52%, Grecia +24%, Irlanda +16%, USA +15%.



DI KATHLEEN GEIER
alternet.org

Uno studio molto inquietante pubblicato sull’ American Journal of Public Health (Giornale Americano di Sanità Pubblica) rivela che i suicidi hanno sorpassato gli incidenti stradali [1] come principale causa di morte negli USA. Questo in parte perché le morti per incidenti stradali si sono ridotte – e questa è in ogni caso una buona notizia.
Ma la notizia catastrofica è che la percentuale di suicidi è aumentata drammaticamente: tra il 2000 e il 2009, secondo i dati dell’U.S. National Center for Health Statistics (l’ISTAT sanitario americano), le morti per suicidio sono aumentate del 15% e le morti per avvelenamento di un incredibile 128%.
Inoltre, i ricercatori dicono che molti dei casi di morte per avvelenamento, etichettate come “accidentali”, il più delle volte sono intenzionali.
Secondo l’autore dello studio, il Professor Ian Rockett, epidemiologo dell’Università del West Virginia, “I suicidi sono terribilmente sottovalutati; io penso che il problema sia ancor più grave di quanto ci possano far credere i dati ufficiali”. E, aggiunge: “C’e’ un 20% dei suicidi che non è riconosciuto o individuato”.
Gli esperti ritengono che gran parte dell’aumento delle morti da avvelenamento sia dovuta a overdosi di medicinali prescritti, ma nessuno dei dati che ho trovato nello studio solleva questioni sulle ragioni psicologiche, sociali o economiche dietro a quest’aumento vertiginoso dei suicidi (non ho trovato online neanche una copia dello stesso studio). Eppure ci sono prove evidenti che il nostro disastro economico possa avere in questo un ruolo determinante. L’anno scorso, un rapporto [2] del Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie mostrò che “la percentuale dei suicidi negli U.S.A. tende regolarmente a salire durante i periodi di recessione e si riduce nei periodi di stabilità economica”.
In Europa, una recente ondata di “suicidi legati alla crisi economica” è stata ben documentata [2], come attestano queste scioccanti statistiche:
in Grecia, le statistiche pubbliche indicano che la percentuale di suicidio tra gli uomini è aumentata del 24% dal 2007 al 2009. In Irlanda, nello stesso periodo, i suicidi tra gli uomini sono aumentati del 16%. In Italia, i suicidi legati a difficoltà economiche sono aumentati del 52%, 187 casi nel 2010 – anno più recente di rilevamento statistico – dai 123 del 2005.
E davanti a questi casi sconvolgenti di tragedie e devastazioni umane, abbiamo un candidato presidenziale del partito di maggioranza che pare sia convinto che il più grande problema dell’America oggi sia che troppe persone a basso reddito non paghino abbastanza tasse.
Mi si gela il sangue al solo pensiero.
Kathleen Geier
Fonte: www.alternet.org
Link: http://www.alternet.org/news-amp-politics/shocking-study-suicide-overtakes-car-accidents-leading-cause-death-economy-blame
24.09.2012
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63
NOTE:
1 – http://medicalxpress.com/news/2012-09-suicide-americans-car.html
2 – http://www.nytimes.com/2012/04/15/world/europe/increasingly-in-europe-suicides-by-economic-crisis.html?pagewanted=all&_r=0
Fonte
Il professor Giacinto Auriti disse, in tempi non sospetti, che due alternative si presentavano alle nuove generazioni: la disperazione o il suicidio. Questo se non si fosse sostituita la moneta debito alla moneta proprietà. Infatti il professore dell’Università di Teramo denunciò Ciampi e Fazio, allora Governatori della Banca d’Italia, anche per istigazione al suicidio. Bisognerebbe riflettere su questi gesti estremi e non considerarli solo numeri, statistiche. Sono omicidi indiretti commessi dai criminali in giacca e cravatta che ci governano.

Daniele Di Luciano


LEGGI ANKE




http://cipiri.blogspot.it/2012/04/1000-suicidi-per-debito-nel-2011-2012.html

http://cipiri.blogspot.it/2011/12/suicidi-in-aumento-litalia-scivola.html

http://cipiri.blogspot.it/2012/01/suicidi-colpa-della-crisi.html


Il problema del suicidio

Temete che qualcuno voglia commettere un suicidio? Ecco alcuni segnali da non trascurare...


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mercoledì 5 settembre 2012

Equitalia: cartella esattoriale a un'orfana di 7 anni



Equitalia invia una cartella esattoriale a un'orfana di 7 anni Il padre della bambina è morto in un incidente stradale nel 2008. Alla bambina, residente a Olbia, è stata inviata una cartella esattoriale da pagare del valore di 170 euro.

Ad una bambina di soli 7 anni, rimasta orfana, è arrivata a casa una cartella esattoriale di 170 euro da parte di Equitalia. Il curioso accaduto si è svolto ad Olbia. L'agenzia di riscossione ha notificato alla piccola, che “al centro del procedimento, c'è il mancato pagamento delle tasse sulla liquidazione versata dall'azienda per cui lavorava il padre“, secondo quanto riportato dal quotidiano l'Unione Sarda. L'uomo è deceduto in un incidente stradale nel mese di maggio 2008. Il Fisco, non potendo far affidamento sulla madre, si è diretto sulla bambina.
“Ho detto che non pago, se vogliono pignorino il triciclo della bimba”, queste le parole del nonno della piccola, il quale ha chiesto spiegazioni all'ufficio dell'Agenzia delle Entrate di Olbia. Giuseppe Rossi, questo il nome dell'uomo, con molta rabba ha dichiarato che non pagherà un centesimo della cartella esattoriale intestata alla nipote.

leggi anche ,,, http://cipiri.blogspot.it/2012/04/federcontribuenti-denuncia-equitalia.html

FEDERCONTRIBUENTI DENUNCIA EQUITALIA 

PER ISTIGAZIONE AL SUICIDIO


FEDERCONTRIBUENTI

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PER ISTIGAZIONE

 AL SUICIDIO



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sabato 12 maggio 2012

Equitalia: pagare le tasse senza sanzioni e interessi annui


Equitalia: 

far pagare le tasse evase

 senza sanzioni e interessi annui. 

Per evitare il caos.


Per ammorbidire l’assedio di cittadini esasperati ma anche pilotati, c’è solo questa strada.  Però  pagare le imposte evase è giusto. Dieci poliziotti feriti davanti la sede Equitalia a Napoli. Giorni fa, poi,  dipendenti tenuti in ostaggio da un imprenditore esasperato dalle cartelle esattoriali. E ancora:   buste con polvere pirica a Roma, esattori presi a botte in Lombardia o nel viterbese. Picchiati o minacciati duramente. Un bollettino di guerra, insomma.

 Ma purtroppo, ad osservare bene,  era inevitabile che si arrivasse allo scontro. Uno scontro orchestrato da qualcuno che ha interesse ad alimentare la rivolta sociale.

 A soffiare sul fuoco. I giornali di destra, in effetti,  lo stanno facendo in maniera scientifica. Suonano la grancassa delle troppe tasse. E prevedono giornate ancora più nere per il braccio ‘armato’ della Agenzia delle entrate.

Del resto di che stupirsi se l’ex premier, non più tardi di tre anni fa, dichiarava che ‘non pagare le tasse è giusto’? Di che stupirsi se una parte politica, la destra ,  ha sempre visto come fumo negli occhi le gabelle? Seguono una  logica ben precisa, in fondo, il pdl e la lega nord. Il bacino dei loro elettori , non è una novità, non brilla per onestà. Le tasse si eludono, del welfare, che proprio grazie alle tasse dovrebbe esser sostenuto,  non ce ne frega nulla.

 Questi i ragionamenti molto basic di chi probabilmente in vita sua non sa cosa siano un 740 o dei registri contabili. E che si ingegna da sempre a fare slalom meglio di Alberto Tomba tra le regole aggirabili  della dichiarazione dei redditi annuale. Va da se che, in maniera scontata e banale, meno persone pagano le tasse, più l’aliquota continuerà ad essere alta. Cosi prima Tremonti, quindi si badi bene uno del vecchio governo,   ora Monti, decidono che deve iniziare seriamente la lotta all’evasione fiscale e si scatena la rabbia dei cittadini. Tra loro, molti onesti ma in difficoltà economica e solo per questo da aiutare, altri disonesti di cui sospettare. Una rabbia che  sembra  davvero pilotata. Creata ad arte.

 Un po’ come nei mesi scorsi era capitato con gli autotrasportatori e i tassisti. Che ad un tratto, senza più la protezione al governo della destra e dei caudilli mafiosi, avevano bloccato per giorni l’Italia con i loro scioperi. Adesso è chiaro che l’aliquota è fuori controllo. In maniera paradossale, schizzata  in alto  proprio in questi ultimi dieci anni di governi berlusconiani. E’ chiaro anche però  che, per equità e giustizia sociale, le tasse  vadano pagate fino all’ultimo euro. Che  dunque l’agenzia delle entrate faccia semplicemente il proprio dovere, non ci sono dubbi. Tutti , ovvio. Tranne qualche mela marcia che , pare, trae beneficio dalle  case ipotecate ai debitori dello stato, acquistandole  all’asta a prezzi vantaggiosissimi. Si può discutere invece, e molto, sui metodi persecutori, adottati  almeno fino ad un anno fa , da Equitalia. E soprattutto si dovrebbe assolutamente  discutere sui tassi d’interesse da usura praticati dall’agenzia delle entrate.
Perchè se è vero che le imposte non versate e le contravvenzioni aggirate vadano saldate, è altrettanto vero che non puoi raddoppiarne gli importi. Tanto meno ora, in un momento di grave sofferenza economica e sociale del Paese.

 Dunque c’è solo una strada per evitare che la rabbia sociale abbia conseguenze ancora più gravi di quelle che si stagliano all’orizzonte: far pagare l’importo delle tasse evase,  evitando le sanzioni di mancato pagamento, gravando la cifra   al massimo del due per cento di interessi annui. Meglio ancora, per i prossimi dieci anni,   sarebbe evitarli , questi  interessi, rateizzando  in dieci anni l’importo dovuto allo Stato.

 Una sanatoria, un condono? Forse. Ma  il termine giusto è un altro. Questo provvedimento sarebbe meglio chiamarlo 'onorevole compromesso'.

 Che però avrebbe il merito di evitare una Santabarbara.

 DI LUCIO GIORDANO
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 PERKE' CON I GRANDI EVASORI TIPO VALENTINO ROSSI O PAVAROTTI E NE POTREI CITARE ALTRI -
 L' AGENZIA
GLI HA FATTO DEI FORTI SCONTI PUR DI INCASSARE MENTRE CON I COMUNI MORTALI
NON ACCETTA COMPROMESSI ???

NO EQUITALIA, SI FA !

Sbarazzarsi di Equitalia si può. Basta fare ricorso alla legge 166/2011, che stabilisce che i Comuni possano non servirsi della società creata da Agenzia delle entrate e Inps per la riscossione dei tributi. È quello che ha fatto Luca De Carlo, sindaco di Calalzo di Cadore, in provincia di Belluno.


Per il file world *.doc basta cliccare su: "VOGLIAMO NARDO De-Equitalizzata
VOGLIAMO NARDO De-Equitalizzata 2

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venerdì 11 maggio 2012

Mestre: Occupata e murata la sede di Equitalia



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 Mestre.

 Occupata e murata la sede di Equitalia

 No allo strozzinaggio
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domenica 6 maggio 2012

Pugno duro contro Equitalia

FEDERCONTRIBUENTI DENUNCIA EQUITALIA PER ISTIGAZIONE AL SUICIDIO


FEDERCONTRIBUENTI

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Equitalia: condannata dal Giudice di Pace di Roma
 http://cipiri.blogspot.it/2012/05/equitalia-condannata-dal-giudice-di.html
 
De Magistris caccia Equitalia da Napoli
Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, ha reso noto che, a partire dal prossimo anno, Equitalia non provvederà più alla riscossione per conto del Comune di Napoli. «Stiamo lavorando alla creazione di una una nuova struttura di riscossione con l' Anci che possa gestire l' intera riscossione 'in housè all' interno del Comune. Bisogna migliorare moltissimo rispetto quanto è stato fatto finora».
Il sindaco, parlando con la stampa, ha anche ricordato il suicidio del 72 enne Pietro Paganelli che doveva, secondo i fratelli, circa 30 mila euro al fisco.
De Magistris ha dichiarato: «Bisogna creare reti di solidarietà verso chi soffre di più ma stare attenti a meccanismi psicologici pericolosi. Al governo stiamo rivolgendo continui appelli perchè riveda la sua politica economica. Nelle città del Sud, come in quelle del Nord, si sta soffrendo troppo e siamo preoccupati perchè non vediamo segnali importanti su lavoro e crescita, ma solo tagli che producono ancora miseria, diseguaglianza e conflitto sociale».

 Federcontribuenti:

 Ci rivolgeremo alla Corte internazionale dell’Aja per fermare la strage italiana.

 Ennesimo imprenditore che tenta di uccidersi. 

Adesso basta.


Sara’ cosi’ dopo la notizia del 72 enne che si è “sparato” per una cartella Equitalia non ci resta che rivolgerci alla Corte Internazionale dell’Aja per fermare questa strage. Lo faremo la prossima settimana con una formale denuncia. Una strage collettiva che coinvolge ormai un popolo intero. Lo annuncia il Presidente Nazionale di Federcontribuenti, Carmelo Finocchiaro.  Equitalia protetta dalla politica è il soggetto protagonista “centrale” del disaggio sociale che sta provocando nel Paese fatti drammatici. Bloccate imprese, vessati i cittadini e’ ora di dire basta. E’ per questo và ristabilita giustizia. Lo chiediamo agli organismi internazionali. Se quelli italiani non ci ascoltano dopo la denuncia presentata alla Procura della Repubblica di Roma. Le tasse vanno pagate ma bisogna mettere in condizione gli italiani di poterlo fare con piani di rientro sostenibili e come dice il codice civile non eccedendo il quinto del reddito e senza l’applicazione di interessi e sanzioni che diventano “usurai”. Al Tribunale dell’Aja chiederemo di punire azioni fiscali che stanno portano al suicidio tanti italiani e alla povertà assoluta milioni di essi. Adesso basta, l’Italia vuole pagare ma vuole leggi che consentono di poterlo fare. Chiederemo anche al tribunale dell’Aja di pronunciarsi sulla violazione della privacy da parte del fisco italiano che ormai chiede di verificare durante una normale verifica fiscale la corrispondenza personale via mail. Insomma il mondo si pronunci se è legittimo che questo Paese sia uno stato di polizia o uno stato di diritto.

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 ROMA - «Non è più tempo del pugno duro di Equitalia. Abbiamo una proposta alternativa: apriremo una società di riscossione dei tributi locali al servizio esclusivo dei Comuni, gestita e partecipata dall'Anci nazionale». A dirlo Graziano Delrio, presidente dell'Anci, in un'intervista a Repubblica.
Sarà, spiega il sindaco di Reggio Emilia, «un'agenzia meno costosa, che distingua i contribuenti in base al reddito, che adotterà pesi diversi a seconda che si tratti di un evasore o di un pensionato in bolletta». La quota di maggioranza e il controllo saranno dell'Anci Nazionale, prosegue, ma «non sarà tutta in house. Attraverso un bando di gara individueremo uno o più operatori privati, soggetti che forniranno il know how organizzativo».
L'agenzia, il cui obiettivo «non è fare utili», si occuperà sia della riscossione ordinaria, sia del recupero crediti. La differenza con Equitalia, sottolinea Delrio, è che «noi partiamo da un principio diverso. Non si può trattare allo stesso modo il pensionato che ha un appartamento di 80 mq e l'imprenditore che ha lo stesso tipo di alloggio.
Prima di mettere in campo delle azioni per il recupero crediti - aggiunge - verificheremo se si tratta di un lavoratore dipendente o di un cassintegrato. Non metteremo certo ganasce fiscali per debiti da 1000 euro, come abbiamo visto accadere».


LE SANZIONI DI EQUITALIA POSSONO ARRIVARE AL 14000%


di Paolo Cardenà-
Si, avete letto proprio bene. Le sanzioni che il nostro Stato totalitario pretende in caso di omesso o tardivo versamento di tributi,  possono arrivare all'astronomica  cifra del quattordicimila per cento ed oltre. In altre parole,  per ogni euro non pagato al fisco, voi schiavi di questo totalitarismo fiscale,  rischiate di doverne corrispondere 140. Ecco come.
Pochi giorni fa mi ha fatto visita in ufficio un mio carissimo amico che non vedevo da tempo e mi ha raccontato che è stato destinatario di una cartella esattoriale di Equitalia per la quale, a suo dire, non è dovuto alcun importo poiché egli riferisce di aver sempre adempiuto ai propri obblighi tributari. Quindi, l'ho invitato a fornirmi tutto il carteggio e tutta la documentazione relativa al periodo di imposta per il quale Equitalia ha  emesso il ruolo.
L'amico Marco, dopo qualche ora, è ritornato in ufficio consegnandomi  tutto il plico e,  spulciandolo subito i vari documenti, è emerso che il povero contribuente nell'anno 2009, anziché versare un tributo di 485.36 euro alla sua naturale scadenza, ha versato  l'importo venti giorni dopo avvalendosi dell'istituto del ravvedimento operoso,  che consente di sanare eventuali ritardi nell'adempiere all'obbligazione tributaria.
Quindi, il nostro amico, fuori dai tempi rituali del versamento, ha pagato il debito corrispondendo la relativa sanzione di euro 10.90, ma omettendo di versare  gli interessi di un euro. Fin qui tutto apparentemente tranquillo.
L'Agenzia delle Entrate competente, dopo qualche mese, ha notificato  al contribuente un avviso bonario con il quale, disconoscendo il ravvedimento operoso di cui il contribuente si era avvalso - poiché carente del versamento degli interessi (1 euro)-, ha invitato il mal capitato al pagamento della somma di euro 44.51 entro 30 giorni, corrispondente al dieci per cento dell'intero tributo versato in ritardo, dedotta la sanzione già corrisposta in occasione del ravvedimento operoso. E già qui si può riscontrare tutta l'arroganza del fisco che applica la sanzione su un importo comunque già sanato per effetto del ravvedimento e non, eventualmente, sui soli interessi non corrisposti.
L'incauto contribuente, non  conoscendo la tirannia del fisco oppressore, suo malgrado, ha dimenticato di pagare l'avviso bonario di 44 euro nel termine dei  trenta giorni indicati dal fisco, provvedendovi solamente qualche giorno più tardi.
L'Agenzia, non  accontentandosi  neanche di aver già incassato una somma pari al 4400% dell'importo omesso (1 euro), considerato che  anche  questo versamento è stato  fatto in ritardo di due giorni,  attraverso Equitalia, ha emesso  una cartella esattoriale di 97 euro  comprensivi di diritti di notifica e compensi di riscossione. E quindi, il conto per il mal capitato è salito  fino ad arrivare a 141 euro, pari ad oltre il 14000% dell'importo omesso di un euro. Ecco come da un euro non corrisposto si è arrivati ad oltre 140 euro di sanzioni.
L'amico mi ha riferito  che, nonostante si sia recato più volte presso l'agenzia per poter ottenere l'annullamento della cartella esattoriale che va oltre la folle immaginazione, sembra che nulla possa esser ottenuto se non promuovendo un ricorso presso le autorità competenti.
Comprenderete bene che, al di la della questione di principio certamente difendibile, nel caso che ci occupa, esiste anche una latente convenienza economica nel promuovere un ricorso e quindi il contribuente dovrà pagare l'indebita pretesa del fisco, nonostante egli abbia già pagato più del dovuto.
La storia sopra raccontata si ripete per tutti i giorni dell'anno in ogni angolo d'Italia e non solo per importi risibili come quelli indicati, ma per somme che mettono in ginocchi aziende, famiglie e conseguentemente l'intero Paese. Non ci  trovate qualcosa di assurdo, diabolico e insostenibile? Tutto questo per rappresentarvi, almeno in parte, l'indicibile criterio alla base della pretesa illegittima ed opprimente  del fisco, che si manifesta in tutta la sua spregiudicatezza nel metodo utilizzato per recuperare la risibile somma di un euro; per la quale avrebbe potuto procedere con mezzi meno "invasivi", con notevole risparmio di risorse per l'agenzia stessa, e non contrastando con la sensibilità del contribuente già notevolmente provata dall'invasione fiscale in atto, che si sostanzia  in una pretesa tributaria con i tratti tipici dell'espropriazione. Non deve affatto sorprendere se il risultato di questo distruttivo modo di operare, è una Nazione prossima al fallimento con la sua popolazione indotta all'esasperazione, anche  a causa dell'accanimento che quotidianamente  subisce da parte di uno Stato che ha fatto del totalitarismo fiscale, elemento di compressione e coercizione dei diritti del popolo.
A voi ogni ulteriore considerazione ...



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venerdì 20 aprile 2012

FEDERCONTRIBUENTI DENUNCIA EQUITALIA PER ISTIGAZIONE AL SUICIDIO


FEDERCONTRIBUENTI

 DENUNCIA EQUITALIA 

PER ISTIGAZIONE

 AL SUICIDIO


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 Mestre.

 Occupata e murata la sede di Equitalia

 No allo strozzinaggio
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Federcontribuenti ha presentato stamane un esposto alla Procura di Roma in cui si accusa il governo e in particolare l’agenzia di riscossione Equitalia di essere tra i responsabili della “mattanza” che dall’inizio dell’anno avrebbe provocato almeno 18 suicidi tra artigiani, imprenditori e lavoratori oppressi dai debiti e da una crisi economica sempre più drammatica.
Il presidente di Federcontribuenti, Carmelo Finocchiaro, spiega che la denuncia propone di accertare “se chi si è preposto ad evitare questa mattanza sociale non lo fa”, aggiungendo che “lo Stato non può fare stalking. È una persecuzione assoluta verso chi non può pagare, non verso chi non vuole pagare”. Lo Stato sotto accusa sia di “persecuzione” che di “omissione di soccorso”, insomma.
Nell’esposto è stata presentata anche una serie di proposte a favore dei lavoratori e imprenditori schiacciati dalla crisi e dai debiti, tra cui una riforma del sistema di riscossione con piani di rientro dal debito “compatibili con le reali possibilità del debitore”.
Un’altra proposta è quella che una percentuale del valore degli appalti pubblici venga accantonata presso la Cassa Depositi e Prestiti e usata come fondo di garanzia per i mancati pagamenti della Pubblica Amministrazione.
Alla presentazione dell’esposto era presente anche il senatore di Italia dei Valori Stafano Pedica. “Equitalia non distingue l’evasore dal moroso – ha detto Pedica – tante persone, tanti imprenditori, si uccidono perché si sentono abbandonati dallo Stato. Presenterò un’interrogazione parlamentare per chiedere che le piccole e medie imprese siano tutelate. Il primo responsabile di questa situazione è il governo che le vessa”.
Pedica inoltre ha ipotizzato una raccolta firme per l’abolizione di Equitalia, ente che definisce “inutile e dannoso”. Il senatore di Italia dei Valori auspica un ritorno del servizio di riscossione delle imposte all’Agenzia delle Entrate.
Secondo Federcontribuenti il numero dei suicidi avvenuti nel 2012 potrebbe essere ancora più tragico rispetto ai 18 figuranti ufficialmente nelle statistiche dell’associazione, poiché numerosi suicidi non vengono denunciati o non ne viene data notizia sulla stampa.

Fonte: net1news.org – Tratto da: ecplanet


 E’ ufficiale: è illegittima l'adozione di ipoteche sugli immobili da parte dell'Equitalia-Agenzia della Riscossione per cifre inferiori  8 mila euro. E’ quanto stabilisce con la sentenza del 12 aprile 2012, n. 5771  la Corte di Cassazione anche se la notizia diventa ufficiale solo da poche ore. Costringere il contribuente a pagare la somma ipotecando il proprio appartamento è da oggi illegittimo e agisce contro la legge chiunque, comprese eventuali altre agenzie di riscossione se applicassero l’intervento.
Dopo il suicido di diversi imprenditori italiani, tra cui un artigiano bolognese che poche settimane fa si è dato fuoco sotto l’Agenzia delle Entrate, la corte suprema è corsa ai ripari sanando una situazione ormai ingestibile che stava portando sul lastrico tantissime famiglie italiane anche per piccoli debiti.

Alla luce dell’intervento migliaia di ipoteche sugli immobili verranno e dovranno essere cancellate da Equitalia. Appresa la notizia diverse associazioni di consumatori si sono dette pronte a sollecitare il Governo e del Ministro della Giustizia al fine di adottare strumenti per far rispettare le norme.


"Liberati da Equitalia: Mettici la firma!"

  • Autore: Federcontribuenti Feder
  • Registrata il: 04/01/2012
  • 17:15:03
  • La petizione "Liberati da Equitalia: Mettici la firma!"
  • è stata creata e scritta da
  • Federcontribuenti Feder.


http://www.firmiamo.it/liberati-da-equitalia--mettici-la-firma--

http://www.federcontribuenti.it/

Obiettivo firme: 20912/500000
Domenica 15 gennaio alle ore 10, davanti a Palazzo Chigi, il Senatore dell'IdV, Stefano Pedica, e il Presidente della Federcontribuenti, Carmelo Finocchiaro, accompagnati da una importante delegazione in rappresentanza del popolo italiano, depositeranno, simbolicamente, una corona di fiori in memoria e in onore dei tanti imprenditori che si son tolti la vita a causa di questa grave crisi economica e oppressione fiscale. Un gesto che vuole svegliare le coscienze politiche, che vuole fissare un punto da non superare.  «Esistono delle priorità, - dicono all'unisono Pedica e Finocchiaro -, e oggi la priorità sta nel difendere questa stremata classe fatta di piccoli e medi imprenditori». È stato pubblicato, sul sito della Federcontribuenti un documento che raccoglie la macabra cronologia degli imprenditori in difficoltà che si son tolti la vita. Dopo la commemorazione la delegazione si sposterà al Teatro – Sala Umberto – in via Mercede 50, ( zona Barberini ). Verrà illustrata ai presenti la Legge Delega per lo scioglimento di Equitalia e la riforma del sistema della riscossione che si vuole ridare all'Agenzia delle Entrate per sgravare, le cartelle esattoriali, dagli aggi che servono al sostentamento di Equitalia ma che incombono sulle spalle dei cittadini. Per accelerare l'iter legislativo e affrettare governo e camera al suo varo, si darà il via ad una raccolta firme in tutta Italia. Si discuterà anche dell'appena varata norma che ha di fatto vietato, senza nessun tipo di informazione alla cittadinanza, la conversionelire\euro prima della sua naturale scadenza fissata al 28 febbraio 2012. Questo stop ha interessato tantissimi cittadini che, per un motivo o un altro, attendevano tutti l'ultimo momento per recarsi in Banca Italia. Parliamo di risparmi, di soldi sottratti senza nessun motivo o avviso e destinati all'Erario. Come un ladro che ti entra in casa, fruga nel tuo armadio o sotto al tuo materasso e ti ruba i risparmi. I temi sono tutti caldi ed importanti e riguardano tutti i cittadini. L'ingresso è libero e la partecipazione anche.-

LEGGI ANKE

http://cipiri.blogspot.it/2012/04/federcontribuenti-denuncia-equitalia.html

http://cipiri.blogspot.it/2012/02/equitalia-pratica-tassi-usurari.html

http://cipiri.blogspot.it/2011/10/fisco-equitalia-due-mesi-per-pagare.html

http://cipiri.blogspot.it/2012/01/giuridicamente-inesistente-una-multa.html




la tassa sui rifiuti solidi urbani è una truffa , chiedete il rimborso ...

la tassa sui rifiuti solidi urbani è una truffa , 
chiedete il rimborso

ATTENZIONE......SVEGLIATEV
IIIIIIIIIIIIIIIIII
La Cassazione ha finalmente stabilito che la tassa sui rifiuti solidi urbani è di fatto una tassa e non una tariffa; di conseguenza hanno applicato l'IVA su un importo dove non doveva essere applicata in quanto appunto "tassa".
http://cipiri2.blogspot.it/2011/10/la-tassa-sui-rifiuti-solidi-urbani-e.html

LEGGI ANKE
http://cipiri.blogspot.it/2012/03/equitalia-la-multa-e-illegale.html

http://cipiri.blogspot.it/2012/01/giuridicamente-inesistente-una-multa.html

http://cipiri.blogspot.it/2012/05/equitalia-condannata-dal-giudice-di.html


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