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sabato 9 maggio 2015

..AMORE..: Dedicato: A TUTTE LE MAMME DEL MONDO


  Pasolini Mamma Roma finale
Dedicato:

Alle madri che stanno alzate tutta la notte tenendo in braccio i loro bambini ammalati dicendo "è tutto a posto tesoro, la mamma è qui con te".
continua... ..AMORE..: Dedicato: A TUTTE LE MAMME DEL MONDO:   A TUTTE LE MAMME DEL MONDO .    Pasolini Mamma Roma finale Dedicato: Alle madri che stanno alzate tutta la notte...



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mercoledì 4 giugno 2014

Erri De Luca #Esprimiamo la nostra solidarietà allo scrittore


Erri De Luca #Esprimiamo la nostra solidarietà allo scrittore

Evento Facebook

"Se mi condannano per istigazione alla violenza non farò ricorso in appello. Se dovrò farmi la galera per avere espresso una opinione, allora la farò". -Erri De Luca Il 5 giugno presso il Tribunale di Torino si terrà l’udienza preliminare del processo allo scrittore Erri De Luca per istigazione al sabotaggio in merito alla questione Tav.

In tutte le regioni d'Italia il 4 Giugno, associazioni , librerie, auditorium, teatri,sosterranno Erri De Luca organizzando eventi e letture. Segnalate in questa bacheca gli indirizzi in cui si terranno tali pacifiche e poetiche manifestazioni di solidarietà, in maniera da consentirne la partecipazione al massimo numero di persone.

https://www.facebook.com/events/247911452067176/?ref_newsfeed_story_type=regular



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martedì 4 febbraio 2014

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Banco farmaceutico: La crisi non ferma la solidarietà.


Banco farmaceutico: La crisi non ferma la solidarietà.
SABATO 8 FEBBRAIO
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mercoledì 5 giugno 2013

- LAVORO -: TERNI : SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI MANGANELLATI

TERNI : SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI MANGANELLATI



SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI MANGANELLATI DELL'ACCIAIERIA. LA LINEA REPRESSIVA DEL GOVERNO SI È FATTA SENTIRE ANCHE SUL SINDACO DI TERNI.

Quella che fino a pochi mesi fa si sarebbe risolta come un’occupazione simbolica dei binari della stazione, con una gestione controllata e pacifica da parte delle forze dell’ordine, oggi è diventata l’occasione per una chiara dimostrazione di forza nei confronti dei lavoratori. Lavoratori che in maniera del tutto legittima stavano difendendo il loro posto di lavoro e la dignità delle proprie famiglie. ..

continua a leggere ...
- LAVORO -: TERNI : SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI MANGANELLATI: SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI MANGANELLATI DELL'ACCIAIERIA. LA LINEA REPRESSIVA DEL GOVERNO SI È FATTA SENTIRE ANCHE SUL SINDACO DI TERN...

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mercoledì 1 maggio 2013

lupo solitario inferocito dalla crisi

lupo solitario


Solidarietà ai carabinieri,
 ma fare luce sul presunto
 'lupo solitario' inferocito dalla crisi ...

Non mi convincono nè il soggetto, nè le modalità e tantomeno la perfetta regia dei tempi giusti dell'attentato di Roma, e lo dico pur sapendo dell'incipiente accusa di essere un complottista.

Voglio evidenziare che per arrivare al compromesso DC-PCI,crearono il massacro della scorta e poi di Moro, mentre, come segno dei tempi,pur potendo mettere in campo protocolli più eclatanti (non che ora i servizi nostri e dei nostri occupanti siano usciti dalla gestione e finanziamento di gruppi e movimenti utilizzabili alla bisogna...), per questo compromesso, tra EX DC che guidano il PDL ed EX DC che guidano il PD, sotto l'egida di Giorgio Americano, è bastato che i media tenessero al centro l'attentato.

Lo shock mediatico ha messo insieme persone, sindacati,partiti che erano l'un contro l'altro armati sino a poche ora prima,silenziando ventilate coerenze interne tra i parlamentari e tra gli aderenti(inconsapevoli di far parte di una organizzazione mafio-clientelare denominata partito del CENTRODESTRASINISTRATA).
Lo stesso discorso di LETTA, infarcito di"contentini" per ogni forza (quasi ogni corrente o sottocorrente dei partiti di maggioranza e di minoranza), sarebbe stato da più parti accolto da sbuffi e ironie ....se non ci fosse stato l'attentato a spingere verso il"serrate le fila".

I sindacati faranno un 1° Maggio fingendo di credere alle promesse e dicendo .. aspettiamo il governo alla prova dei fatti .. altrettanto faranno gli oligarchi dei vari partiti, pur tenendo vive diffidenze pregresse,su cui saltare poco prima della prossima, imminente, campagna elettorale.
Fuori dal Governo sono state lasciate intere compagnie e/o singole squadre, con il compito di fingere una guerriglia politica contro l'INCIUCIONE, per evitare che Grillo faccia poi il pieno di dei voti di quanti, e cresceranno, continueranno ad essere vittime di questo sistema.



P.S. A proposito di "complottismo", pur rispettando quanti hanno creduto che davvero l'attentatore sia una persona singola ("alterata" vittima delle politiche della BCE, Trilaterale, Bilderberg &; complici ), mi permetto di richiamare l'attenzione sul fatto che riandando indietro nel tempo e cercando documenti e articoli, si scoprirà, anche attraverso documenti "desecretati" da servizi e archivi dei vari stati, che nella quasi totalità dei casi di attentati e omicidi politici (senza, per l'Italia, trascurare Ustica e Moby Prince) è poi emersa la presenza ed il ruolo in essi avuto dai servizi segreti, italiani, americani, israeliani,inglesi e francesi ... Quindi, in attesa di prove, siamo "per istinto" alla pari, ma i miei dubbi sono confortati e corroborati da dati storici e scientifici, visto che la statistica è una scienza ... .

da Fernando Rossi


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domenica 26 agosto 2012

Le Pussy Riot sono libere. Liberiamo la Russia‏



Dopo essere stata condannata a due anni di prigione per aver cantato in una chiesa una canzone che criticava il presidente Putin, una delle Pussy Riot si è rivolta alla corte e al processo show che l'ha vista coinvolta ha dichiarato "Nonostante il fatto che siamo fisicamente qui, siamo più libere di tutti coloro che siedono di fronte a noi ... Possiamo dire tutto quello che vogliamo ..."

La Russia sta inesorabilmente scivolando in una nuova autocrazia: un giro di vite sulle proteste pubbliche, elezioni presumibilmente truccate, intimidazioni ai media, divieto alle manifestazioni per i diritti degli omosessuali per i prossimi 100 anni, e addirittura violenze fisiche verso voci critiche come il campione di scacchi Garry Kasparov. Ma molti cittadini russi continuano a voler disubbidire, e il coraggio eloquente delle Pussy Riot ha galvanizzato la solidarietà verso la Russia nel mondo. Ora è l'Europa la nostra maggiore possibilità di provare a Putin che c'e' un prezzo da pagare per questa repressione.

Il Parlamento Europeo sta chiedendo un congelamento dei beni e uno stop alla libertà di movimento per il potente gruppo di élite attorno a Putin, accusato di molteplici crimini. La nostra comunità è diffusa in ogni angolo del mondo: se spingiamo gli europei ad agire, non solo ciò colpirà duramente la cerchia ristretta attorno a Putin, in quanto molte banche hanno la loro sede in Europa, ma contrasterà allo stesso tempo la sua propaganda anti-occidentale, mostrandogli che il mondo intero vuole farsi avanti per una Russia libera. Clicca sotto per sostenere le sanzioni e dillo a tutti: 

http://www.avaaz.org/it/free_pussy_riot_free_russia_a/?bkBgnbb&v=17297 

Il processo della scorsa settimana riguarda molto più di tre donne e della loro 'preghiera punk' di 40 secondi. Considerando che decine di migliaia di persone hanno invaso le piazze per contestare elezioni truccate, il governo ha rinchiuso in prigione per settimane gli organizzatori. E a giugno il Parlamento ha di fatto reso illegale il dissenso alzando le multe per proteste non autorizzate di 150 volte, portandole circa al livello del salario medio di un russo per un anno intero. 

Le Pussy Riot possono essere le più famose attiviste russe in questo momento, ma la loro condanna non è la più evidente ingiustizia nella guerra contro il dissenso di Putin. Nel 2009, l'avvocato anti-corruzione Sergei Magnitsky, dopo aver svelato una enorme frode fiscale che coinvolgeva i poteri forti, è morto in prigione: senza un processo, sulla base di accuse traballanti, e privato ripetutamente di assistenza medica. 60 membri dell'élite russa sono stati indagati relativamente a questo caso e al suo insabbiamento, e le sanzioni che il Parlamento Europeo sta proponendo sono contro questa élite ristretta. 

L'attenzione internazionale alla repressione russa sta montando proprio in questo momento, e le sanzioni elaborate dopo il caso Magnitsky sono il miglior modo di aumentare la pressione su Putin e aiutare a dare ossigeno al movimento per la democrazia in Russia. Diamo ai leader europei un mandato pubblico e globale ad adottare le sanzioni. Firma ora la petizione e condividila con tutti: 

http://www.avaaz.org/it/free_pussy_riot_free_russia_a/?bkBgnbb&v=17297 

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giovedì 3 maggio 2012

Sciopero della fame palestinese



Hebron, repressa con violenza

 manifestazione cittadina 

di solidarietà con prigionieri palestinesi



Al – Khalil (Hebron) – InfoPal. Questo pomeriggio, a Beit Umar, quattro cittadini palestinesi, tra cui un bambino, sono rimasti feriti a seguito di un attacco dei soldati israeliani contro una protesta di solidarietà con i prigionieri in sciopero della fame da 25 giorni.
Durante l’assalto, le forze di occupazione hanno lanciato gas lacrimogeni, aggredito e arrestati alcuni manifestanti.
Yousef Abu Marya, coordinatore della campagna cittadina di Beit Umar, ha dichiarato che l’occupazione ha represso la marcia di solidarietà con i prigionieri, e il tentativo di raggiungere le terre confiscate nella cittadina vicino alla colonia di “Karmi Tsur”.
Abu Marya ha spiegato che i 4 feriti sono Musa Abu Marya e Ayman Awad Abu, un ragazzino di 14 anni, Hamza al-Hashem, e uno straniero. Essi sono stati feriti con bastoni e calci di fucile.
Le truppe di occupazione hanno arrestato il segretario del Comitato popolare di Beit Umar, Ahmad Khalil Abu Hashem (45 anni), durante la manifestazione che è iniziata con una visita alle famiglie dei martiri e dei feriti, e a cui ha partecipato anche Khader Adnan, leader del movimento “Jihad Islamico”, liberato dalle prigioni israeliane poche settimane fa dopo uno sciopero della fame a oltranza.

Sciopero della fame palestinese

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APPELLO DI 

Solidarietà ai prigionieri palestinesi in sciopero della fame

Vauro Senesi


Migliaia di prigionieri palestinesi in sciopero della fame e nessuno ne parla: spezziamo il silenzio! 


Federica Pitoni, Mezzaluna Rossa Palestinese-Italia -palestinarossa.it
E’ dal 17 aprile, Giornata dei Prigionieri Palestinesi, che nelle carceri israeliane migliaia di detenuti palestinesi digiunano per protestare contro il regime disumano cui sono sottoposti.
Sono circa 6.000 i prigionieri palestinesi detenuti in 17 carceri, compresi donne e bambini. 330 sono trattenuti in detenzione amministrativa senza che siano state avviate accuse formali contro di loro. La detenzione amministrativa può durare anche anni e può essere prorogata da una corte militare, senza che ci sia possibilità di appello. E’ superfluo ricordare come un simile regime carcerario violi tutti i trattati internazionali per i diritti umani. Tra i detenuti palestinesi, 28 sono membri eletti del Parlamento, tra cui tre ex ministri. Vi sono anche Marwan Barghouti, leader di Al Fatah, condannato a più di cinque ergastoli, e Ahmad Sa’adat, leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, condannato a 30 anni. Ad oggi metà dei prigionieri è entrato in sciopero.

Quello che chiedono con questo sciopero della dignità e della fame i detenuti palestinesi è solidarietà internazionale e riconoscimento delle loro richieste:
1) la fine della politica di isolamento che viene utilizzata per deprivare i prigionieri palestinesi dei propri diritti; 2) il permesso alle famiglie dei prigionieri provenienti da Gaza di visitare i propri parenti, diritto che viene negato da oltre sei anni; 3) il miglioramento delle condizioni di vita nelle prigioni e la fine della “legge Shalit” che vieta quotidiani, materiali di studio e canali tv; 4) la fine delle politiche di umiliazione a cui i prigionieri e le loro famiglie sono sottoposti: perquisizioni fisiche, raid notturni e punizioni collettive.

Dal 1967 ad oggi, si stima che almeno il 20 per cento della popolazione palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza abbia subito un arresto. La Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione dei Civili in tempo di guerra all’articolo 76 recita che: “Le persone protette accusate di reati saranno detenute nel paese occupato, e se condannate, dovranno scontarvi la loro pena”. Israele, in palese violazione di questo articolo, tiene questi prigionieri fuori dal territorio occupato; all’articolo 49 la Convenzione ribadisce: “I trasferimenti forzati, di massa o individuali, come pure la deportazione di persone protette fuori dal territorio e a destinazione della Potenza Occupante o di quello di qualsiasi altro stato, occupato o no, sono vietati, qualunque ne sia il motivo”. All’articolo 32 si vieta esplicitamente “omicidio, tortura, punizioni corporali e ogni altra brutalità compiuta da agenti civili o militari”: sono centinaia i prigionieri palestinesi morti a causa delle torture subite.

Nella giornata del 29 aprile Ahmed Sa’adat, detenuto nel carcere di Raymon, è stato trasferito in ospedale a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute per il prolungato sciopero della fame. Come lui, molti altri prigionieri sono allo stremo e vedono le loro condizioni di salute peggiorare giorno dopo giorno. Tutto questo accade nel perfetto silenzio dei media internazionali. Pochissimi giornali hanno riportato la notizia di questo grande sciopero della fame.

Vogliamo provare a spezzare questo silenzio e chiediamo a tutte le forze politiche italiane, alle associazioni, ai giornalisti, alla società civile italiana di non rendersi complici di questo silenzio. Lo facciamo con questo articolo e cercheremo ogni mezzo per superare la barriera del silenzio, quel muro di gomma contro cui sempre, da decenni, i palestinesi vedono infrangersi le loro ragioni. Vi chiediamo solamente di parlarne, vi chiediamo di informare l’opinione pubblica, vi chiediamo una presa di posizione. Questo è quanto vogliono e chiedono i prigionieri palestinesi dalla Comunità Internazionale. Questo è quanto ogni palestinese, della diaspora e in Palestina, vi chiede.

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Per aggiornamenti, segui #PalHunger su Twitter

Dal 17 aprile 2012, giornata internazionale dei prigionieri politici, oltre 2.500 detenuti palestinesi sono in sciopero della fame per protestare contro il trattamento inumano a cui sono sottoposti nelle carceri israeliane e contro l'uso della detenzione amministrativa che consente a Israele di imprigionare i Palestinesi, senza precise accuse (considerate "segrete" da Israele) e senza processo, per un periodo di 6 mesi, rinnovabili all'infinito.

I prigionieri in sciopero della fame vengono puniti con l'isolamento in celle senza acqua né luce o con il trasferimento in altre prigioni non comunicate. Inoltre, a loro non è consentito essere curati da un medico di loro fiducia. Un comportamento che viola tutte le leggi internazionali, la Convenzione di Ginevra e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Quattro di questi prigionieri sono stati ricoverati in ospedale; i più gravi sono Bial Diab e Thaer Halahleh, al 75° giorno di sciopero della fame. https://www.facebook.com/events/368316756538398/?notif_t=plan_user_joined

Il 3 maggio, per questi due prigionieri si è tenuta l'udienza, presso l'Alta Corte israeliana, che doveva decidere sulla loro detenzione amministrativa. Entrambi sono stati portati all'udienza in sedia a rotelle. Bilal è svenuto e non c'erano medici presenti in aula; Thaer ha testimoniato sui maltrattamenti subito dal momento del suo arresto.
Il Giudice Ammon Rubinstein ha annunciato che la giuria avrebbe adottato una decisione, dopo aver esaminato il "fascicolo segreto" e che le parti sarebbero state informate della decisione in seguito, senza indicare quando.

Molti sono i palestinesi che manifestano in sostegno di questi prigionieri che hanno scelto di usare questo metodo nonviolento, iniziato da Khader Adnan, per ribadire la propria dignità e per essere trattati secondo le norme del diritto internazionale umanitario. Qui, le dichiarazioni di Richard Falk, delegato ONU per i Diritti Umani in Palestina http://www.giornalettismo.com/archives/286640/io-disgustato-dalle-carceri-isr... (link originale: http://richardfalk.wordpress.com/).

Durante la manifestazione del 2 maggio, davanti alla prigione di Ofer, una ragazza è riuscita a salire su un mezzo militare (un mezzo che lancia getti d'acqua mista a sostanze chimiche sconosciute che lasciano un odore nauseabondo addosso, per una settimana) e a sventolare la bandiera palestinese. Quando è scesa, i militari hanno spruzzato il peperoncino addosso a lei e agli altri manifestanti che la proteggevano. video: www.youtube.com/watch?v=C4C8_dyIiHw

Prof. Henry Siegman, ordinato rabbino ortodosso dalla Yeshiva Torah Vadaath e cappellano militare nella guerra di Corea, è stato Executive Director dell’American Jewish Congress (dal 1978 al 1994) e del Synagogue Council, Senior Fellow al Council on Foreign Relations. I suoi scritti sono pubblicati dai maggiori quotidiani Usa e dalla New York Review of Books. Il prof Siegman ha scritto: «I fondatori del sionismo furono fra i leader più illuminati e progressisti del mondo ebraico…loro non erano razzisti… Ma il governo Nethanyahu ha provato che, benché il sionismo non sia razzismo, ci sono dei sionisti che sono razzisti. Nel 1980 molti nell’establishment ebraico americano parteciparono alle dimostrazioni contro il regime dell’apartheid in Sud Africa. La battaglia contro l’apartheid era considerata – non solo dai liberals – una causa ebraica. Oggi in Israele l’apartheid, non è una possibilità futura come molti non hanno smesso di ammonire, ma è una realtà attuale. Nethanyahu e il suo governo si sono impegnati a travestire il loro regime di apartheid de facto fingendo che lo status quo nei territori occupati sia temporaneo… ».
In questo regime di apartheid creato progressivamente dal governo Nethanyahu vedono la luce tutte le vessazioni tipiche di tali regimi. Oggi, detenuti palestinesi in sciopero della fame per protestare contro le illegali detenzioni amministrative e le brutali condizioni di detenzione, subiscono ogni sorta di violenza punitiva fisica e psicologica, due di essi Bilal Thaer e di Diab  Halahleh, in sciopero da 67 giorni rischiano la vita. Il silenzio dei grandi della terra è assordante.

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mercoledì 11 maggio 2011

PISAPIA , hai tutta la nostra solidarietà



PISAPIA...rispondi a dovere e con gli argomenti...
hai tutta la nostra solidarietà...avanti...!

quando mancano gli argomenti si va a finire alla preistoria, con scarsi risultati anche...visto che non c'è stato il tempo di approfondire mi pare.. (ammesso che sia.VERO..e visto che c'è molto di peggio da quello che si vede in giro) e che si impegni per diventare sindaco di una Città...non più che essere un grande segnale per pulire Milano, che grazie anche alla Moratti è diventata madida, sporca e becera...una volta era la capitale artistica d'italia ora è la Capitale delle Mazzette davanti al Municipio...Letizia...lascia stare Giuliano che è una persona per bene...e lo sai vecchia arpia...!

Giuliano Pisapia querela Letizia M. per diffamazione aggravata.
 
Pisapia: “La Moratti mente. Milano non merita un sindaco bugiardo”. È evidente che L M è disperata. Fidandosi di qualche manina sporca che fabbrica dossier ad arte è incappata in un clamoroso errore. Ha diffamato Giuliano Pisapia alla fine della registrazione del confronto su Sky TG24, pensando di approfittare come in un agguato del diritto di parlare per ultima.   Letizia Moratti ha accusato Giuliano Pisapia di essere responsabile di un furto, citando una sentenza della Corte d’Assise, che dichiarava il reato estinto per amnistia. Nonostante l’amnistia, Giuliano Pisapia presentò appello, accolto. La III Corte d’Assise d’Appello di Milano presieduta dal dott. Luigi Maria Guicciardi nel procedimento n.76 del 1985 ha assolto Giuliano Pisapia per non aver commesso il fatto. La sentenza recita alle pagine 1562 e 1563: “In conclusione non vi è prova – né vi sono apprezzabili indizi – di una partecipazione del Pisapia, sia pure solo sotto il profilo di un concorso morale, al fatto per il quale è stata elevata a suo carico l’imputazione di furto, dalla quale l’appellante va pertanto assolto per non aver commesso il fatto”. Tale sentenza di assoluzione con formula piena è passata in giudicato ed è quindi definitiva.


Il candidato del centrosinistra a Bologna viene accusato per aver fumato spinello. Sul candidato milanese del Pd Giuliano Pisapia piovono critiche per una vecchia condanna per furto. Finisce nelle polemiche anche l’ultimo dei duelli organizzati da Sky tra i principali protagonisti della prossime Elezioni amministrative. SCONTRO MORATTI – PISAPIA - Nel corso degli appelli finali del confronto tra i concorrenti in corsa per la poltrona di sindaco di Milano, appena prima della chiusura della trasmissione, la candidata del Pdl Letizia Moratti ha rinfacciato all’avversario le sue passate vicende giudiziarie, scatenando l’ira dell’interessato, che però aveva già esaurito il tempo a disposizione per il suo intervento. La Moratti ha detto di “essere una moderata, di famiglia moderata”, “a differenza del candidato Pisapia, che è stato condannato con una sentenza della Corte d’Assise per il furto di un veicolo, veicolo utilizzato in seguito per il pestaggio di un ragazzo, e poi amnistiato”. Al candidato del centrosinistra non è stata concessa la replica, avendo già avuto lo spazio per l’appello finale prima dell’avversaria, ma Pisapia ha comunque reagito all’attacco della Moratti: “Questa è una calunnia vergognosa, non lo accetto. Il sindaco sa che ci sono tre gradi di giudizio?”. La trasmissione è terminata con le proteste dell’avvocato vendoliano. I due candidati non si sono stretti la mano davanti alle telecamere.
L’ACCUSA DI BANDA ARMATA - Su passate accuse del candidato Pd aveva già infierito nei giorni scorsi la stampa vicina al centrodestra berlusconiana. Nel 1980 la Procura della Repubblica di Milano accusava Pisapia di partecipazione semplice alla banda armata Prima Linea e di aver progettato insieme ad altri un sequestro di persona fra il settembre e l’ottobre del 1977. “Capi d’imputazione pesanti, – ricordava Libero – ma che si riveleranno inconsistenti, tanto da condurre nel giugno del 1982 al proscioglimento per il reato di banda armata e al rinvio a giudizio per il progettato sequestro, a cui seguirà un’assoluzione”. In casa di Pisapia nel settembre ’77 si sarebbe tenut una riunione fra il terrorista poi pentito Massimiliano Barbieri, il latitante Marco Donat Cattin (che meno di due anni più tardi ucciderà il magistrato Emilio Alessandrini) e l’ideologo di Prima Linea Roberto Rosso. Lo scopo dell’incontro era quello di una bella lezione a Walter Sisti, capo del servizio d’ordine del Movimento dei Lavoratori per il Socialismo. Negli ambienti di Autonomia Operaia è odiato perché, secondo quanto rivelano i pentiti, “alla guida di un gruppo di picchiatori, era solito aggredire compagni in maniera scriteriata, cagionando anche agli stessi lesioni gravi”. Un nemico del popolo, dunque, secondo i criteri del Collettivo milanese di via Decembrio, di cui i cugini Massimo Trolli e Giuliano Pisapia sono gli esponenti principali.


L’ASSOLUZIONE – La sentenza scagionò l’attuale candidato Pd. Scrivevano  giudici: “La proposta di Pisapia e Trolli a Barbieri e Donat Cattin, evidentemente noti come appartenenti a Prima Linea o comunque ben capaci di organizzare la sperata “punizione”, non costituisce in alcun modo una condotta integrante il reato di partecipazione a banda armata, perché non presenta quelle caratteristiche di consapevole contributo all’attivi – tà, al mantenimento, al rafforzamento o al conseguimento dei fini della banda armata”.

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