Dario Fo
ci racconta la crisi
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E' la più grossa truffa che potevano farci, perché ci hanno tolto la
serenità, i sogni, la voglia di agire, il piacere di lavorare, il
piacere di vivere. Oggi si sta sopravvivendo, si tira a campare e si
spera che succeda qualcosa che cambi la situazione. Meritano la galera
Suicidio degli imprenditori; andare oltre le belle parole.
InGlass-Steagall su aprile 18, 2012 a 5:48 AM

Finalmente,
nei media si comincia a parlare di uno dei risvolti più drammatici
della crisi economica degli ultimi anni: il numero non piccolo di
imprenditori che schiacciati dai debiti e di fronte alla perdita
dell’attività per cui hanno speso una vita, decidono di farla finita.
Per chi avesse voluto ascoltare, il tema era stato sollevato ripetutamente dal movimento
ICR – ImpreseCheResistono già quasi 3 anni fa
; ora si comincia a sentirne parlare di più, in seguito all’attenzione data anche da alcuni noti giornalisti.
Ci preme dire la nostra sul tema in questo momento, perché mentre è fondamentale fare capire alla gente e alle istituzioni
la vera portata della crisi, vorremmo
che si evitasse di creare l’ennesimo momento strappalacrime pieno di apparente empatia, ma senza un atteggiamento serio per affrontare il problema.
Se ascoltiamo le storie degli imprenditori che vengono spinti ad un gesto di questo tipo, troviamo praticamente
sempre un denominatore comune: il problema con le banche.
Sì,
le banche, quelle stesse banche che
prendono i soldi all’1% dalla BCE, allo 0% dalla Fed per molte banche
internazionali, ma poi li rimettono in luoghi “sicuri”, oppure li
utilizzano per operazioni speculative che rendono un profitto immediato,
senza il rischio dell’economia reale.
Una rete di psicologi e psicoterapeuti per dare ascolto a piccoli imprenditori e lavoratori in difficoltà.
www.terraferma-icr.it
A grandi linee, i problemi delle
PMI sono
legati a due fattori: il crollo del mercato, a causa della crisi e della
globalizzazione che spinge la produzione verso zone con lavoro a basso
costo, e l’impossibilità di trovare fiducia da parte del sistema
creditizio.
I
liberisti ci diranno che questa è la nuova realtà: chi non è competitivo non potrà farcela.
O ci si adegua al nuovo mercato, oppure si vada a fare qualcos’altro
(magari il commesso all’ipermercato che ora sarà aperto sempre la
domenica… ma chi comprerà quando non ci sarà più il lavoro?).
Ma la realtà è innegabile. Il sistema è fatto per
salvare le grandi banche, le grandi società (sempre meno produttive) che gestiscono la globalizzazione.
Il “libero” mercato significa che non conviene investire laddove ci sono incertezze.
Se l’economia è in crisi allora è chiaro che un imprenditore non potrà
più garantire i risultati del passato. Quindi, cosa si fa?
Con il sistema attuale, si agisce più o meno come i professori di
Harvard che hanno suggerito di chiudere tutte le imprese poco produttive
nei paesi dell’ex Unione Sovietica. Tutti a casa. E’ la realtà
economica. Quando dimostri di poter competere con i più forti
ripresentati. Negli ultimi anni si sono fatte pure le regole bancarie
per garantire che i deboli non potranno accedere al credito.
Così però si fa solo il gioco della speculazione finanziaria.
E’ il
dirigismo speculativo: teniamo i soldi dove rendono di più, subito. Mentre le attività produttive muoiono.
L’alternativa è il ritorno ad un sistema in
cui si investe nell’economia reale, non per fare i soldi facili, ma per
dare lavoro, per costruire il futuro. Significa privilegiare chi
produce qualcosa, chi contribuisce al mantenimento e al progresso fisico
della nazione. Occorre un sistema bancario che investa proprio laddove
ce n’è bisogno. Altrimenti, chi ha bisogno di soldi non li può avere,
che non ne ha bisogno sì; questa è la situazione attuale.
Il cambiamento che serve sarà pure
“dirigista”, ma se vogliamo sopravvivere è d’obbligo.
Prestiti
a lungo termine e a basso tasso di interesse per l’economia reale, con
un regime privilegiato rispetto alle attività non-produttive.
Occorre separare le banche, rimuovere la parte speculativa e sostenere le banche ordinarie, attraverso una riforma
Glass-Steagall.

E poi
serve il volano: progetti infrastrutturali, ricerca scientifica, sviluppo di nuove tecnologie.
Tutto questo è stato fatto in passato, dall’America di
Franklin Roosevelt
all’Italia del dopoguerra. Solo negli ultimi decenni si è deciso che le
vere regole dell’economia non valgono più; ora ci sono gli esperti al
comando.
In conclusione, ci dispiace sentire che la gravissima questione del
suicidio di molti imprenditori venga ridotta ad una pedina nella
demagogia politica.
L’economia va male? Allora diamo i soldi dei partiti agli imprenditori!
Ben vengano i soldi, ma creare qualche fondo per chi non ce la fa più non rappresenta una soluzione vera.
Il problema è sistemico, serve ribaltare la folle politica di austerità e
riforme “strutturali” imposte dalla BCE e dai suoi portavoce in Italia,
o ci saranno ancora moltissime aziende che arriveranno alla fine delle
energie nel prossimo periodo.
I risultati ultimi del “risanamento” sono davanti ai nostri occhi, in
Grecia, in Spagna, in Africa. Dobbiamo proprio arrivare fino a lì prima
di cambiare strada?
Riformiamo la finanza, salviamo la gente.
Da adesso in avanti
NOBIGBANKS (siamo presenti su
Facebook e su
Twitter) passa alla fase due, per allargare la conoscenza della
separazione bancaria e arrivare alla popolazione.
Vi invitiamo a usare per Twitter gli hashtag
#separazionebancaria e
#nobigbanks.
Teniamo sempre dritta la barra:
“Salviamo la Gente, Riformiamo la finanza”.
Difendiamoci dalle minacce per la salute pubblica come l’
EMS.
Ma ricordiamoci sempre che per costruire l’alternativa alla folle politica di austerità il primo passo è
Glass-Steagall.
Frattanto, continua la campagna di raccolta firme per
Glass-Steagall, vi invitiamo a diffonderla e socializzarla tra i vostri contatti:
http://www.firmiamo.it/nobigbanks
Questi alcuni commenti dei firmatari:
la speculazione finanziaria sta soffocando la democrazia. Maurizio C.
………fermiamo questi maledetti strozzini !! Maria Rosaria
ImpreseCheResistono
Chi siamo
Gruppo di imprese costituite in Comitato composto per l’80%
circa da piccole aziende. Siamo trasversali alle associazioni ed
apartitici. Valorizziamo la nostra "FORZA LAVORO" per difendere
Occupazione e Impresa.
Il Movimento spontaneo nasce nel Maggio del 2009. Luca
Peotta riunisce per la prima volta una quarantina di imprenditori a
Moretta (CN) e successivamente alla GAM (Galleria d’Arte Moderna) di
Torino si incontrano stavolta centocinquanta imprese, dove vengono
formalizzati i nove punti che saranno le richieste di ICR alle
istituzioni su Irap, accesso al credito, scadenze bancarie,
previdenziali e fiscali, crediti di imposta, IVA, ammortizzatori
sociali, certezza dei pagamenti.
Come PMI chiediamo la possibilità di continuare ad esistere
e salvaguardare l’occupazione su tutto il Territorio Nazionale
(4.000.000 di Micro, Piccole e Medie Imprese e dei loro dipendenti, VERA
Spina Dorsale del Paese).
Scarica il PDF con la nostra presentazione
Le proposte
Misure a breve termine
- Blocco esecutività Equitalia
- Credito diretto alle imprese
- Riduzione IRAP
- Certezza dei pagamenti
- IVA all’incasso
- Prolungamento CIGO
Misure a medio e lungo termine
- Nuovi studi di settore per micro e piccole imprese
- Revisione del sistema di tassazione delle imprese e delle persone
fisiche e l’eliminazione dell’anticipo delle imposte
- Sospensione applicazione Basilea 2
- Deducibilità integrale interessi passivi
Siamo "ImpreseCheResistono" e che REAGISCONO:
- all'indifferenza sostanziale della Politica
- alla Pressione Fiscale tra le più alte d'Europa
- alla cronica mancanza di Ordinativi causata dalla Globalizzazione malgestita
- a Pagamenti MAI certi
- ad una Burocrazia esasperante
- ad un Sistema di Welfare inefficiente
- all'illegalità tollerata, quando non legalizzata
- al rapporto "asettico" delle Banch-
- alla inadeguatezza delle associazioni di categoria
- alle "logiche spartitorie" prive di Meritocrazia
- alle tentazioni di andarsene dall'Italia
E' ora di dire BASTA!
Visualizza la Presentazione "Analisi della Situazione REALE"
realizzata in occasione del 2° ICR DAY
ImpreseCheResistono
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