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lunedì 25 giugno 2018

Salvini: Multe a chi Acquista dagli Ambulanti in Spiaggia

vietati anche massaggi e tattoo

 vietati anche massaggi e tattoo

Multe a chi acquista dai venditori ambulanti capi falsi, ma anche chi paga per ottenere un massaggio o un tatuaggio praticati sulla spiaggia. È quanto prevede la direttiva del ministero dell'interno «Spiagge sicure» destinata alle varie prefetture che sarà pronta a fine mese e lo staff del Viminale sta definendo le linee guide volute dal ministro dell'interno e vicepremier» Matteo Salvini.

Al centro del progetto - si legge - c'è il rafforzamento della collaborazione tra forze dell'ordine e la polizia municipale delle zone balneari. E proprio per andare incontro alle esigenze dei sindaci, che avrebbero difficoltà ad attingere dalle casse comunali per potenziare gli organici dei vigili urbani, Salvini pensa di ricorrere ai fondi europei della legalità. Una possibilità per la verità tutta da verificare visto che nessun paese Ue attinge a quei fondi per pagare
 gli straordinari alle forze dell'ordine.

Il grido di allarme era stato lanciato lo scorso 13 giugno dalla Confesercenti, che ha denunciato un giro di affari di 22 miliardi di euro nell'abusivismo dei settori del commercio e del turismo, in un appuntamento a cui aveva partecipato il ministro. Salvini punta «non solo a presidiare i litorali italiani dall'assalto dei venditori ambulanti abusivi, ma anche a monitorare chi affitta loro alloggi e magazzini per la merce.

Cocco bello, cocco fresco


Ed il Venditore di COCCO Fresco ???
COME FACCIAMO ???

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lunedì 16 aprile 2018

Qualcuno Fermi Silvio Non se ne può Più


Non è questione di disprezzo personale. 
Certo, c’è anche quello per un uomo ricco sfondato che per passare il tempo non trovava di meglio che organizzare festini con ragazzine dell’età delle sue nipoti negli scantinati della sua dimora e che ha fatto della Menzogna e dell’Inganno una Filosofia di Vita Pubblica e Privata. Non è neanche questione di Ribrezzo Politico. Certo, c’è anche quello per un personaggio che ha umiliato per anni la nostra Repubblica costringendola ad occuparsi dei suoi processi personali e delle sue aziende sfruttando un conflitto di interessi da terzo mondo. Non è neanche questione di rivalità partitica. Certo, c’è anche quello ma dopo un quarto di secolo il programma politico di Forza Italia lo conosciamo a memoria, è sempre lo stesso, difendere gli interessi di Mediaset e tener fuori il suo padrone dalla galera, una farsa che reggeva quando era al trenta percento e quando Renzi stava al gioco e i tempi sono cambiati. 
Non è neanche una questione penale. 
Certo c’è anche quello ma si sa che in Italia finiscono in Galera solo i poveri cristi. 
Lo Stato deve fermare il delinquente
Berlusconi ha sempre usato il suo potere politico ed i suoi soldi per impedire alla giustizia di fare il suo corso e alla fine se l’è cavata con decine di Prescrizioni, Multe e con una Condanna ai Servizi Sociali. E allora perché lo Stato deve fermare questo delinquente naturale, come lo definiscono i giudici? Lo deve fermare per ragioni di decenza, igiene e tenuta democratica. Lo deve fermare perché Berlusconi è un traditore dello Stato. A dirlo sono i Giudici. L’unica condanna di Berlusconi è per una gigantesca Evasione Fiscale. Per aver cioè truffato lo Stato con l’aggravante di averlo fatto anche mentre ricopriva la carica di premier. E grazie a questa condanna definitiva è decaduto da senatore e diventato non eleggibile. Lo Stato ha cioè ritenuto e ritiene ancora 
Berlusconi indegno di far parte del Parlamento


Che Berlusconi sia quindi “disonorevole” lo dice la legge, non i suoi nemici politici. Ma c’è di più. Berlusconi è riuscito a star fuori dalla galera barando, ma le sentenze dei suoi processi certificano un’infinità di fatti infamanti che dovrebbero impedire a chiunque anche solo di avvicinarsi allo Stato. Dalle sentenze, risulta come Berlusconi abbia corrotto giudici, testimoni, forze dell’ordine, politici e quant’altro per sottrarsi alla Giustizia. Ha cioè ancora una volta ingannato lo Stato corrompendo perfino servitori dello Stato. Ma c’è di più. Dalle sentenze è stato certificato come Berlusconi abbia addirittura stretto un patto con la mafia e l’abbia pagata per anni in cambio di protezione. È cioè sceso a patti col nemico numero uno dello Stato, con l’organizzazione criminale che lo Stato lo vuole distruggere.  Ma c’è di più. Nella complicità dei vecchi partiti come il Pd che con un personaggio del genere hanno governato, nell’impossibilita della Giustizia di punirlo per i suoi crimini, nell’inerzia delle istituzioni che gli hanno permesso addirittura di fare campagna elettorale col suo nome nel simbolo pur essendo Ineleggibile (e qualcuno un giorno dovrà spiegare come è stato possibile), ci hanno pensato i cittadini il 4 marzo a reagire scatenando un vero e proprio tsunami che ha travolto un sistema marcio e complice e succube di Berlusconi. 


Forza Italia – nonostante l’enorme potere economico e mediatico alle spalle – è stata battuta dalla Lega e clamorosamente umiliata dal Movimento 5 Stelle che i soldi li restituisce e aveva contro la stampa intera. Un urlo impetuoso in nome del cambiamento che almeno Mattarella non può ignorare. Le pagliacciate di Berlusconi al Quirinale, il suo ruolo nelle consultazioni e lo spazio che gli viene concesso dalle macerie del vecchio sistema, sono una umiliazione inaccettabile per tutti i cittadini che hanno espresso nelle urne una inequivocabile voglia di voltare pagina. 
Almeno ora, su mandato popolare, lo Stato deve reagire e 
fermare quel Delinquente in nome della dignità della nostra democrazia.
Scritto da : Tommaso Merlo

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giovedì 8 ottobre 2015

Francia: ai Senatori Assenteisti Multe di 4.400 Euro al Mese



Francia: ai Senatori Assenteisti Multe di 4.400 Euro al Mese

Il nuovo regolamento volto a rispolverare l’immagine di un’istituzione 
sempre meno apprezzata dalla cittadinanza.

I senatori che lasciano vuoto troppo frequentemente il loro seggio potranno essere sanzionati con multe fino a 4.400 euro al mese. E’ una delle misure previste dal nuovo regolamento del Senato di Parigi, che entrerà in vigore giovedì, volto essenzialmente a rispolverare l’immagine di un’istituzione poco apprezzata dai francesi.

I SENATORI – Eletti a suffragio indiretto, i senatori sono i rappresentanti delle collettività territoriali e hanno un forte radicamento nelle loro regioni di appartenenza, motivo per il quale sono spesso lontani da Parigi. Ma l’assenteismo rasenta quasi – dalle parole di una stessa senatrice, la socialista Catherine Tasca – “un’abitudine al lavoro fittizio”.

TROPPE ASSENZE – Le misure varate dall’ufficio di presidenza del Senato vogliono “promuovere” la partecipazione dei senatori, tanto in Parlamento che sui luoghi di elezione, e puntano a migliorare la trasparenza nella gestione finanziaria dell’assemblea.

A QUANDO QUESTA REGOLA ANCHE IN ITALIA ?

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mercoledì 19 agosto 2015

UE Multe : Quote Latte , Rifiuti e Salvini



4 miliardi 494 milioni 433.627 euro e 53 centesimi! Tanto hanno dovuto sborsare i contribuenti italiani per gli allevatori che hanno sforato le “quote latte”. La stragrande maggioranza di questa cifra non è mai stata recuperata dallo Stato, dato che gli allevatori più disonesti, sostenuti dalla Lega Nord, non hanno mai pagato le multe. Questa sparuta minoranza (che annovera la Emilat del leghista Fabio Raineri e alcune tra le aziende rappresentate dallo storico leader dei “Cobas del Latte”, Giovanni Robusti, già senatore della Lega Nord) non solo ha dissanguato le casse erariali ma si è anche fatto beffe delle migliaia di allevatori onesti che, senza la stessa protezione politica, hanno dovuto pagare di tasca propria.

I furboni delle “quote latte”, residenti per lo più in Lombarda, hanno negli anni sostenuto l’ascesa del leghismo da movimento dalle velleità regionalistiche (“Prima il Nord”) a partito nazionalista (e xenofobo), strenuo difensore della (presunta) efficienza amministrativa settentrionale. Con la gestione Salvini, infatti, la Lega Nord non solo si è messa in tutta fretta alle spalle lo scandalo delle “quote latte” ma si è pure sbarazzata degli scandali finanziari che hanno interessato alcuni tra gli esponenti più importanti (Belsito, Bossi, Cota , quello che ha comprato anche le MUTANDE VERDI coi soldi della Regione, solo per citare i primi nomi in ordine alfabetico). Succede così, che un Senatore della Repubblica, tale Paolo Arrigoni, capogruppo della Lega Nord in Commissione Ambiente a Palazzo Madama, dichiari candidamente “Venti milioni di euro di multa e 120 mila euro per ogni giorno che la Campania resterà inadempiente alle direttive europee in tema di rifiuti. Questo è il costo dell’incapacità degli amministratori locali campani che non riescono a risolvere un’emergenza che va avanti ormai da decenni e che ciclicamente ricade sulle spalle di tutti a suon di tasse […] Visto che sono un branco di incapaci almeno applichino la norma della responsabilità territoriale quindi questa multa se la paghino il comune di Napoli e la regione Campania”.

Il solito doppio-pesismo leghista: ma come, per i furbi delle quote latte del Nord hanno pagato tutti gli italiani e per la “monnezza” devono pagare solo i meridionali?

Il problema della gestione rifiuti in Campania continua a essere rilevante, ma non può considerarsi responsabilità dei soli cittadini o delle sole istituzioni del Sud. È ormai stato acclarato che per anni la terra nostra è stata teatro dei peggiori sversamenti sia di rifiuti urbani dei comuni anche del Nord sia dei veleni delle industrie settentrionali. Il rapporto “Rifiuti S.p.A. Radiografia dei traffici illeciti” di Legambiente e Comando Carabinieri Tutela Ambiente, di cui quest’anno ricorre il primo decennale, ha mostrato, in tempi non sospetti, che il problema rifiuti non ha paternità solo meridionale: “Nei primi anni novanta una vera e propria holding composta da imprenditori, clan criminali, soggetti affiliati a logge massoniche e politici corrotti – ribattezzata da Legambiente come “Rifiuti S.p.A.” – ha gestito il trasporto, dal centro nord del Paese verso il Mezzogiorno, di rifiuti industriali e urbani. Da Lombardia, Piemonte ma anche Toscana verso la Campania ma con propaggini significative nel Lazio, Calabria, Basilicata e Puglia, tir carichi di rifiuti finivano il loro tragitto presso discariche non autorizzate a riceverli e, soprattutto cave abusive, terreni scavati per l’occasione, riempiti di immondizia e ricoperti, aree dell’entroterra disabitate”.

Si parla di Terra dei Fuochi, un’area un tempo fertilissima trasformata in discarica grazie alla solita commistione di malavita organizzata del Sud e di interessi economici del Nord.

Come si legge dal Rapporto, non solo veleni industriali ma anche rifiuti urbani finivano a ingolfare il sistema delle discariche meridionali. È il caso del Comune di Piacenza che sversava la propria “monnezza” nella discarica di Pianura o delle terre di spazzamento di Milano accumulate vicino Grazzanise, oggetto del libro “Gomorra” di Saviano.

Come avete visto, il Nord non può dirsi senza responsabilità, quanto meno morale, nella crisi dei rifiuti in Campania e, pertanto, non può tirarsi indietro nel pagamento della multa.

A questo proposito il portavoce nazionale di Unione Mediterranea, Flavia Sorrentino, ha dichiarato: “ll mancato ottemperamento delle disposizioni dell’UE in materia di rifiuti in Campania, costringe l’Italia a pagare una multa di 20 milioni di euro a cui si aggiungono 120 mila euro per ogni giorno in cui la norma è stata violata. I giornali nazionali con i titoli in prima pagina e sedicenti politici in televisione, provano a far passare il messaggio che il Sud comporta costi insostenibili all’intero paese. Gli italiani popolo di navigatori, colonizzatori e smemorati, dimenticano quanto è costato al Mezzogiorno il pagamento delle multe per le eccedenze delle quote latte da parte degli allevatori del Nord, sacrificando i fondi FAS destinati dall’Europa per lo sviluppo delle aree meridionali. La Commissione europea ha avviato un procedimento contro l’Italia che non ha recuperato le multe dovute. Si tratta di ben 1,7 miliardi di euro che si aggiungono agli oltre 4,5 miliardi già pagati negli anni, mentre da gennaio sono partite 1.455 cartelle esattoriali per recuperare oltre 400 milioni di sanzioni non ancora versate dagli allevatori. La favoletta del Sud sprecone che ruba al Nord virtuoso non funziona più, se non per tenere in piedi la propaganda leghista che per autolegittimarsi si sfoga sui meridionali, svantaggiati dalla disinformazione o più banalmente dal paradosso secondo il quale il ladro si sente sempre derubato”.

Di Mattia Di Gennaro




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giovedì 17 gennaio 2013

Lega Nord e quote latte truffate

Secondo Gianantonio Girelli, consigliere regionale del Pd, “si continua a non rivolgere abbastanza attenzione ai temi dell’agricoltura, quella vera, quella sana, che lavora e si sacrifica. Invece, ancora una volta aleggia l’ombra di una parte della politica italiana sulla difesa di interessi illegittimi, come quelli delle quote latte non rispettate”.
E tutto ciò, aggiunge Girelli, è “reso ancora più grave dal sospetto, per quanto smentito dagli interessati, che i politici della Lega abbiano opposto agli investigatori la loro immunità parlamentare, per evitare così che venissero trovati documenti compromettenti. Questo è quello che si è portati a pensare, considerato quanto era successo all’epoca sulla vicenda quote latte, quando il Carroccio volle difendere a tutti i costi un manipolo di allevatori che non intendevano stare dentro i limiti imposti dalla Ue e per permettere loro di ritardare il pagamento degli sforamenti”.

MANGIATOIE PADANE



Maroni nega qualsiasi relazione con le cooperative degli allevatori “splafonatori” delle quote latte, già condannate per aver sottratto all’erario svariate decine di milioni di euro. Strano perché l’unica visita effettuata da Umberto Bossi all’arcinemico Monti, l’8 febbraio 2012, ebbe lo scopo di perorare a Palazzo Chigi la causa di queste cooperative fuorilegge, rimaste prive di copertura politica dopo la caduta del governo forza leghista. In loro soccorso già si era svenata Credieuronord, la banca del Carroccio poi salvata dal duo Fazio-Fiorani quando era ormai sull’orlo del fallimento.
C’è poco da menare scandalo, dunque, se la Guardia di Finanza fa ritorno nella sede di via Bellerio a nove mesi dalla scoperta delle malversazioni in cui era coinvolto l’intero “cerchio magico” del movimento. L’odore di stalla è ancora il più lieve, rispetto alle pestilenziali esalazioni dei bilanci leghisti che ammorbano la Lombardia, dai rimborsi a piè di lista del banchetto nuziale fino ai buoni per l’acquisto di elettrodomestici distribuiti al Senato. Sempre attingendo a fondi pubblici. La schiera dei don Rodrigo, ciascuno con i suoi famelici bravi, che ha occupato per un ventennio le istituzioni trasfor-mandole in mangiatoia personale, dalla quale elargire favori ai sudditi calpestandone i diritti, ha assunto dimensioni tali da coinvolgere un’intera classe dirigente. Il saccheggio di risorse pubbliche è stato vissuto come un premio naturale spettante ai vincitori delle elezioni. Riguarda in proporzioni massicce la Lega e il Pdl, rendendo temeraria la loro pretesa di ricandidarsi al governo della Lombardia e della nazione sbandierando un’inesistente rottura col passato. Come se a guidarli non fossero leader già protagonisti della stagione finita nel disonore. Maroni non avrebbe dovuto essere il ministro di polizia chiamato a vigilare sul rispetto della legge, anche da parte dei pubblici amministratori? E Berlusconi? E Formigoni? Con che faccia si ripresentano?
Grazie alla legge Porcellum sono ancora loro, in questi giorni, a selezionare i candidati da presentare alle elezioni. Berlusconi affiancato da Verdini,Maroni affiancato da Calderoli. Con Bossi già riconfermato capolista perché il poverino ignorava le ruberie della sua famiglia. Pretendono di stabilire i criteri del rinnovamento e della presentabilità, come se non fossero loro stessi i più vecchi e i veri impresentabili.
In proporzioni nettamente inferiori, ma non per questo giustificabili, l’uso improprio e la sottrazione di denaro pubblico hanno riguardato pure esponenti di altri partiti, sinistra compresa. Basti pensare al movimento di Di Pietro, che ne è uscito distrutto. Eppure nelle ultime settimane pareva diffondersi fra i leader in corsa nella campagna elettorale la speranza che il tema della corruzione potesse venir derubricato. Accantonato per convenienza.
Ecco scattare quindi le solite accuse ipocrite di giustizia ad orologeria, quasi che la magistratura dovesse sospendere i procedimenti in atto garantendo alla classe politica il privilegio di una moratoria. Il culmine lo si è raggiunto al processo Ruby, dove l’avvocato Ghedini ha chiesto, cito testualmente, un “legittimo impedimento perenne” per il suo assistito impegnato nella propaganda, sempre all’insegna della smemoratezza. Quasi fosse colpa dei giudici se le indagini rivelano ogni giorno la sistematicità del malaffare, oggi a Parma e domani chissà dove. Come se i tempi già ritardati dell’applicazione della legge dovessero sospendersi, per impedire ai cittadini di farsi un quadro veritiero sull’operato dei loro amministratori.
L’annosa vicenda delle quote latte, una truffa nei confronti dell’Unione europea e dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, perpetrata alla luce del sole con la copertura dei ministri leghisti, ha testimoniato per anni la rivendicazione pubblica del sistema clientelare. Ma ora testimonia anche l’impossibilità di protrarla ulteriormente, perché questo blocco di potere è giunto infine al disfacimento. In agricoltura così come nella sanità, nel sistema delle discariche, negli appalti e nelle licenze. Di nuovo la Lombardia si conferma epicentro di una sfida civica per il ripristino di condizioni minime di legalità, senza cui la politica non potrà mai fronteggiare la sofferenza sociale provocata dalla crisi. Maroni s’illudeva di condurre una campagna elettorale incentrata su inverosimili promesse fiscali, peraltro mai realizzate nei decenni di egemonia nordista. Il suo scopo era di rimuovere dal dibattito pubblico la piaga della corruzione che ha screditato il suo partito. Ma la realtà torna ogni giorno a imporsi in tutta la sua evidenza. E sollecita di fronte ai cittadini la scelta di un presidente della Regione come Umberto Ambrosoli: porto di rottura col cinismo politico, capace di rappresentare come prioritario il bisogno della moralità calpestata da troppi don Rodrigo.

Da La Repubblica (Gad Lerner)

IN POCHE PAROLE

 Gli allevatori producono più latte. Non pagano le multe. L’Ue sanziona tutti gli italiani. Nel 1996 l’arrivo delle prime multe scatena infatti le proteste degli allevatori e i tetti continuano ad essere superati. Nel 2011 la Lega interviene per “salvarli”, ma precisiamo ne salva “pochi”. L’emendamento sulle quote latte è stato fortemente voluto dalla Lega Nord e approvato al Senato nel 2010. In realtà non sfiora nemmeno la stragrande maggioranza degli interessati. Un tentativo di regolarizzare ci fu nel 2003, grazie alle decisione della Commissione europea numero 530 che ha consentito di rateizzare in 14 anni senza interessi le multe maturate per eccesso di produzione. Fuori da quei sei anni fa, restano soltanto 1.500 produttori, che devono allo Stato 470 milioni di euro di multe, soldi già anticipati dal Governo alla Ue. Di questi 1.500 alcuni avrebbero provveduto a mettersi in regola, altri invece, grazie alla legge 33, emanata in Italia in accordo con Bruxelles, ha spalmato le multe in 30 anni con rate semestrali da versare ad un apposito ente deputato al recupero delle somme, l’Agea. Lo hanno fatto, entro la scadenza del termine previsto, circa 90. Sospetti, pressing politici che spingono la magistatura milanese ad indagare. L’ipotesi rivelata negli anni sui media e sondo alcune ipotesi d’indagine è che dietro il mancato pagamento delle multe per il latte prodotto in eccedenza dagli allevatori lombardi ci siano soldi finiti alla Lega o a suoi esponenti. Il 14 maggio 2012 fu ascoltato in Procura come teste il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, in qualità di ex ministro dell’Agricoltura e come persona informata sui fatti. In pratica i 350 milioni di euro non versati dagli allevatori tra Milano e Torino per le multe possono esser finiti a esponenti della Lega (o di altri partiti) per aver sostenuto le posizione degli allevatori. L’ultimo status sulle quote latte è infatti la proroga avviata il 25 febbraio del 2011 grazie al governo Berlusconi. La stessa, per cui la Commissione europea ha aperto a febbraio una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Una costo di 2 miliardi versato all’erario europeo e classificando il decreto Milleprorghe come un vero e proprio aiuto di Stato a favore degli allevatori.


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