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sabato 22 agosto 2009

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti




Un basso rilievo posto nella Community Church di Boston. Ogni anno vi si tiene una celebrazione per i due anarchici italiani giustiziati


Settantacinque anni fa, la notte del 23 agosto 1927, nel penitenziario di Charlestown (stato del Massachussetts, Usa) venivano bruciati sulla sedia elettrica Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Italiani, immigrati, anarchici. Innocenti. La loro vicenda ha fatto il giro del mondo e le figure di Nick & Bart sono ben presenti nella storia quali icone universali della lotta all'ingiustizia e all'ottusità del potere. Il dramma vissuto dal pescivendolo piemontese Vanzetti e dall'operaio pugliese Sacco ha più connotazioni: il bisogno dell'emigrazione, l'umiliazione razzista, l'emarginazione, l'impegno politico. Che sono ancora di estrema attualità, purtroppo, come dimostra la cronaca d'oggi e, nello specifico lo splendido film realizzato da Giuliano Montaldo nel 1971 che ha riacceso l'attenzione sul “caso” emozionando milioni di persone soprattutto per l'intensa recitazione (ma il termine è riduttivo) di Gian Maria Volontè e Riccardo Cucciolla, impegnati a vestire i panni e le anime dei loro corregionali Vanzetti e Sacco. Con loro un'inedita Rosanna Fratello nell'interpretazione di Rosina, moglie di Nick e madre dei loro figli Dante e Ines. A segnare indelebilmente questo cult movie è la colonna sonora musicata da Ennio Morricone e interpretata da una struggente Joan Baez autrice anche dei testi delle canzoni. La Ballata per Sacco e Vanzetti e Her's To You sono entrate nel repertorio internazionale d'autore, così come la ballata di Woody Guthrie Voi anime di Boston, e hanno sicuramente contribuito alla mobilitazione di coscienze negli Usa su un “caso” che in molti (anche in Italia...) avevano frettolosamente archiviato.

Una mobilitazione che ha portato, il 19 luglio del 1977, il governatore del Massachussetts Dukakis alla proclamazione del “giorno commemorativo di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti” per il 23 agosto 1977 dichiarando “che ogni stigma e onta venga per sempre cancellata dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, dai nomi delle loro famiglie e discendenti (...) ed invito il popolo del Massachussetts a sostare nei suoi impegni quotidiani ed a riflettere su quei tragici eventi e da essi trarre il coraggio di impedire alle forze dell'intolleranza, della paura e dell'odio di unirsi ancora per sopraffare la razionalità, la saggezza e l'imparzialità a cui il nostro sistema legale aspira”.

Sembra incredibile ma ci è voluto il “mea culpa” del Massachussetts per convincere l'allora amministrazione comunale di Villafalletto, paese agricolo nella pianura del cuneese, a intitolare una strada a Sacco e Vanzetti (già ricordati a Torremaggiore, paese natale di Nicola Sacco) come richiesto a gran voce dal Comitato formato fra gli altri da Pietro Nenni, Umberto Terracini, Nuto Revelli, Manlio Vineis, Diego Borgna, Giancarlo Ramonda...Una serata memorabile, quella del 25 luglio (data davvero simbolica nell'anniversario della caduta del fascismo) 1977 con il consiglio comunale chiamato ad esprimersi davanti a centinaia di persone che acclamavano per Nick e Bart. Il corso Sacco e Vanzetti è stato inaugurato il 4 settembre del 1977 con la deposizione, anche e finalmente, di una lapide ricordo sulla casa natale di Bartolomeo Vanzetti. “Ma noi non abbiamo mai avuto bisogno di questi tardivi, anche se apprezzati, riconoscimenti ufficiali dell'innocenza di mio fratello e di Nicola: da sempre sappiamo che sono stati vittime dell'ingiustizia del potere”, ci disse Vincenzina Vanzetti, sorella di Tumlin (com'era chiamato Bartolomeo in famiglia), all'indomani della notizia della “riabilitazione” firmata dal governatore. Dukakis invitò ufficialmente a Boston Vincenzina Vanzetti (scomparsa nel '96) che, con Marcello Garino segretario del Comitato Sacco e Vanzetti, incontrò fra gli altri Guido Bono testimone che aveva giurato l'innocenza di Nick e Bart ma che, come molti altri, non era stato creduto dai giudici. “Furono giorni di grande commozione”, ricorda oggi Garino.

Vincenzina aveva cinque anni quando Tumlin, nel 1908, partì per la “Merica”. Un ricordo sfuocato nel tempo, ma fortissimo, alimentato dalla fitta corrispondenza che il fratello ha sempre tenuto con il padre e le sorelle: gente semplice, di provincia, di grande onestà intellettuale che, travolta da una tragedia di proporzioni internazionali, è sempre rimasta al proprio posto (fascismo e post-fascismo, ignoranza e malevolenza) a testimoniare l'orgoglio di una scelta, l'ingiustizia di un patimento infinito eppure una forza granitica. Nel canterano di casa, a Cuneo, Vincenzina teneva ordinate le fotografie e lettere mandate da Tumlin: pezzi di carta vergati con l'inchiostro appena sbiadito che raccontano di tristezze, di povertà e di speranze nelle cucine di New York a far da lavapiatti, nelle baracche dei cantieri a far da manovale, a tirare il carretto del pesce a Playmouth, nell'angoscia delle celle a Charlestown. Un carteggio di immenso valore storico, umano, politico (affidato da Vincenzina all'Istituto storico della Resistenza di Cuneo) che ci restituisce pienamente la statura di Tumlin. Ed è la lettera scritta al padre, Giovanni Battista, per annunciare la sua carcerazione che ha ispirato Joan Baez la Ballata per Sacco e Vanzetti.

Scrive Bartolomeo: “Carissimo Padre, ho frenato insino ad oggi il desiderio di scriverti, perché ho sempre sperato di potere, da un giorno all'altro, darti buone notizie. Ma le cose continuano ad andare male, per cui io mi son deciso a scriverti. So quanto dolorosa sia per te e per i cari tutti questa contingenza di mia vita ed è appunto questo pensiero che più mi fa soffrire. Vi esorto ad essere forti come io lo sono e perdonatemi il dolore che, involontariamente e senza colpa, vi cagiono (...) Io sono innocente e a dispetto di tutto sto bene e fò il possibile per conservarmi in salute (...) Non tenere celato il mio arresto. No, non tacete ma gridate dai tetti che il silenzio sarebbe vergogna”.

Bartolomeo era partito da Villafalletto per la “Merica” il 9 giugno del 1908, pochi giorni prima di compiere vent'anni. Aveva alle spalle già una storia di emigrazione avendo lavorato a Cuneo, Cavour, Torino come apprendista pasticciere entrando in contatto con garzoni di idee socialiste. A vent'anni era rientrato al paese per lavorare nel caffè del padre, ma la morte della mamma, Giovanna, cui era legatissimo, sconvolse Tumlin che, straziato, decise di lasciare tutto e di partire per la “Merica”.

I mille mestieri e patimenti portano Vanzetti, che legge avidamente libri e giornali, a militare, a Plymouth, nel gruppo anarchico “Cronaca sovversiva” fondato da Luigi Galleani: nel 1917, per sfuggire all'arruolamento, si trasferisce in Messico dove stringe amicizia con Nicola Sacco anche lui militante dello stesso gruppo a Milford. I due divengono inseparabili. Bartolomeo ha l'età di Sabino, il fratello con il quale Nicola è emigrato da Torremaggiore nello stesso anno di Vanzetti, il 1908. rientrati negli Usa i due riprendono a frequentare i circoli anarchici che sono decimati dall'onda repressiva ordinata dal presidente Woodrow Wilson contro i “sovversivi”. Ed è proprio dopo una riunione che Nick & Bart vengono arrestati su un tram fra Brockton e Bridgwater il 5 maggio del 1920. Bloccati da agenti in borghese (forse informati da una “soffiata”) i due italiani finiscono dentro. Hanno nascosto nei loro cappotti armi e volantini anarchici. Tre giorni dopo il procuratore legale Gunn Katzman, arrivato da Boston, contesta a Sacco e Vanzetti i reati di duplice omicidio e grassazione accusandoli di aver organizzato e realizzato una rapina il 15 aprile precedente a Sounth Baintree, sobborgo di Boston, ai danni del calzaturificio “Slater and Morrill” uccidendo il cassiere della ditta e una guardia giurata a colpi di pistola. E' l'inizio di un “processo di stato” che porterà all'omicidio, sulla sedia elettrica, di Nicola e Bartolomeo, nonostante contro di loro non ci sia alcuna prova certa ma, anzi, numerose testimonianze di innocenza e addirittura la confessione del detenuto portoricano Celestino Madeiros che ammette di aver preso parte alla sanguinosa rapina giurando che Sacco e Vanzetti non si erano mai visti. Naturalmente non è creduto. Anni dopo il gangster italo-americano Vincent Teresa nella sua autobiografia Piombo nei dadi ha scritto che gli autori della rapina erano stati i fratelli Morelli e che uno di questi, Butsey, gli aveva detto: “Quei due imbecilli ci andarono di mezzo. Questo ti mostra cos'è la giustizia!”.

I sette lunghi anni nel carcere di Charlestown vedono una grande mobilitazione in favore di Nick & Bart, con azioni legali, campagne stampa, comitati, appelli (persino di Mussolini): tutto inutile. Nicola Sacco, 36 anni, viene fulminato da una scarica elettrica alle ore 0,19: sette minuti dopo è la volta di Bartolomeo Vanzetti, 39 anni. E' il 23 agosto 1927. In questi ultimi giorni di vita dei due compagni dall'Italia la sorella di Tumlin, Luigina, assistita da immigrati italiani e anarchici. E' lei a riportare in patria le ceneri di Nick e Bart unite indissolubilmente fra di loro.

Poteva essere questa la fine di una tragica storia, ma così non è stato come già aveva dichiarato al suo accusatore Bartolomeo Vanzetti nella sua celebre requisitoria, magistralmente resa da Volontà nel film di Montaldo, guardando in faccia i giurati: “Mai vivendo l'intera esistenza avremmo potuto sperare di fare così tanto per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione fra gli uomini...Il fatto che ci tolgano la vita, la vita di un buon operaio e di un povero venditore ambulante di pesce...è tutto! Questo momento è nostro quest'agonia è la nostra vittoria!”.

Alberto Gedda – L'UNITA' – 21/08/2002

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