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giovedì 7 aprile 2011

Inquinamento radioattivo del Pacifico


L'Associazione per i Popoli Minacciati è seriamente preoccupata per l'inquinamento radioattivo del Pacifico. 
La farina di pesce è pericolosa.

Se le particelle radioattive emesse dalla centrale nucleare giapponese di Fukushima sono state in parte spinte dal vento verso l'oceano Pacifico, con il momentaneo e legittimo sollievo della popolazione locale, “Le dichiarazioni degli scienziati giapponesi - ha spiegato mercoledì scorso Hugo Senoner dell''Associazione per i Popoli Minacciati  (Apm) - secondo cui la contaminazione dei pesci non sarebbe poi tanto grave visto che la radioattività si concentrerebbe nelle spine che l'uomo non mangia, non sono solo un’irresponsabile minimizzazione, ma sono addirittura criminali”. Migliaia di tonnellate di pesce, infatti, incluse le spine vengono ogni anno trasformate in farina di pesce da cui a sua volta si ricavano alimenti per animali, ma anche i famosi bastoncini, “tanto che - ha ricordato Legambiente - il portavoce dell’esecutivo Yukio Edano non esclude di valutare la sospensione della vendita di pesce (dopo quella di latte e verdure), se le concentrazioni di radioattività dovessero aumentare ancora”.

”Le popolazioni indigene del Pacifico si considerano a tutti gli effetti vittime dell'era nucleare - ha continuato Senoner - Mai nessuno ha chiesto loro se erano favorevoli a questo tipo di produzione energetica, ma ciò nonostante ne subiscono tutte le conseguenze. Così dopo il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki con le loro conseguenze e in seguito a decenni di test atomici eseguiti nel Pacifico da USA e Francia, “l'Oceano Pacifico si è trasformato in una cloaca radioattiva dalle conseguenze incalcolabili”. Non si tratta in questi casi di catastrofi fortuite, che Legambiente ricorda “sono oltre un centinaio, venti dei quali molto gravi, solo negli ultimi 50 anni” (.pdf), ma di esperimenti deliberatamente provocati che in tutto il globo arrivano all’incredibile cifra di 2.054.

Nelle zone dei test atomici francesi e nella Micronesia ex-statunitense le vittime della radioattività si sono unite in associazioni di lotta. Per decenni è stato loro mentito sul proprio stato di salute mentre la percentuale di malati di tumore e di malformazioni nei neonati andava assumendo valori eccezionalmente alti. Per le popolazioni indigene del Pacifico non è mai stato possibile tutelarsi dalle radiazioni che secondo gli scienziati non avrebbero dovuto causare loro alcun danno.

Articolo completo su www.unimondo.org


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