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martedì 14 maggio 2019

99 Immagini Raffiguranti Pose d' AMORE con Relativa Descrizione per Stimolare Meglio il Punto G

Pose d'AMORE da Mundimago

Pose d'AMORE da Mundimago
Come Stimolare il Punto G
mentre si fa L'Amore
Pose d'AMORE da Mundimago



99 Immagini con relative Descrizioni

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99 Immagini Raffiguranti 
Pose d' AMORE 
con Relativa Descrizione 
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lunedì 13 maggio 2019

Salvini è un Pallone Gonfiato Nullafacente


Salvini  non lavora, non sa governare, non sa fare nulla. Continua a essere coerentemente un nullafacente. Va preso in giro perché è un pallone gonfiato


Travaglio all’attacco: “Salvini è un cazzaro, non sa fare niente”

Direttamente dal Salone del Libro di Torino, Marco Travaglio usa parole al vetriolo contro Matteo Salvini. Parole davvero forti rilasciate ai giornali a margine della sua visita.
Il Direttore del Fatto Quotidiano, parte morbido con un auspicio per le Europee in cui augura a Salvini di avere lo stesso epilogo politico di Berlusconi e Renzi:

“Spero che Salvini vinca con la speranza che faccia la stessa fine di Berlusconi e Renzi. Se Salvini ci tiene tanto a vincere le elezioni europee, deve sapere che poi probabilmente perderà le politiche. È successo con Berlusconi e con Renzi, speriamo che succeda anche con lui”
A suo avviso infatti il banco di prova delle Europee non incide sulle nazionali, anzi per certi versi è inversamente proporzionale:

“Le elezioni europee danno un risultato che viene smentito alle politiche. Così è successo con Berlusconi e con Renzi. Quindi mi auguro che Salvini vinca questo referendum”.
Poi va dritto al sodo e attacca frontalmente il Ministro degli Interni:

“Salvini si sgonfia rinfacciandolo tutto quello che non ha fatto. I suoi talloni d’Achille sono una classe dirigente indecente non solo per motivi morali, di non avere idee e di usare le poche idee per propaganda senza fare nulla. Il problema di Salvini è che non lavora, non sa governare, non sa fare nulla. Continua a essere coerentemente un nullafacente.
 Va preso in giro perché è un pallone gonfiato”.
Infine chiosa con uno pseudo accostamento ai leader del ventennio:

“Quando qualcuno dice che è il nuovo Mussolini o il nuovo Hitler ci gode ma Mussolini era una cosa terribilmente seria. Salvini va preso in giro e va trattato per quello che è. Un cazzaro”.


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#Selfini  #Sparati #Buffone 


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Fabio Fazio fa Guadagnare la RAI


Fabio Fazio fa Guadagnare la RAI

Che tempo che fa 
- Il costo totale è 18, l’artista ne guadagna 2,2. 


Oltre 18 milioni di euro all’anno. Tanto costa mandare in onda il programma Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio, passato da Rai3 a Rai1. Il Fatto è ora in grado di rivelare – sulla base dei documenti interni all’azienda di Stato – i dettagli delle spese del programma, compreso l’incasso di Officina Srl, società proprietaria del format che ne realizza la produzione (le quote sono detenute al 50 per cento da Fazio stesso, il restante da Magnolia).

Finora era noto il compenso del conduttore: quei 2.240.000 milioni di euro all’anno (al lordo delle imposte) stabiliti dal contratto numero 19.630 stipulato il 28 luglio 2017: il compenso “per l’opera artistica e professionale” riguarda 64 puntate per il ruolo di “conduttore, autore testi/consulente artistico-autorale, direttore artistico”, per quattro anni, fino al 2021.

Il punto più delicato riguarda i costi di produzione con “appalto parziale” (senza gara) e lo sfruttamento del format, contrattualizzati con Officina Srl nel settembre 2017 per evitare che le emittenti concorrenti potessero mettere le mani sul programma di Fazio.

E qui la novità. I 18.325.350 euro di costi annui sono così suddivisi: 10.644.400 per il solo primo anno del quadriennio, di cui 704.000 annui per i diritti del format, il resto sono quindi i costi di produzione. Denaro che finisce nelle casse di Officina Srl. Poi, per la Rai, ci sono i costi di rete: scenografia, regia, redazione, acquisto diritti di filmati e foto, quantificati in 2,8 milioni di euro. A ciò si aggiungono altri 2,6 milioni per costumi, trucco, riprese, servizi in esterna e così via.

Per ogni puntata in prima serata, quindi, la Tv di Stato spende 409 mila euro. Un costo rilevante per un programma fatto di interviste ma, ripetono da viale Mazzini, comunque inferiore agli 800.000 di media a serata per “gli intrattenimenti tipici” trasmessi dalla rete in quella fascia oraria (come ad esempio le fiction) che salgono a 1,1 milioni per “i top di gamma”.

A parte il risparmio rispetto a trasmissioni di altro genere (che in Rai tengono a sottolineare), la dirigenza della tv è convinta che sia un buon affare: a fronte di 18,3 milioni di costi, stima ricavi per la stagione in 20,3 milioni di euro. Tali introiti pubblicitari, secondo i documenti Rai, sarebbero frutto di uno share atteso per la prima parte della trasmissione intorno al 18 per cento, 
per la seconda al 13 per cento.

Gli inserzionisti inoltre non possono avanzare reclami se lo share, rispetto a queste percentuali, è inferiore del 5 per cento, una soglia che prima era stata fissata al 2 e poi è stata alzata. In 11 puntate Che tempo che fa ha raggiunto e a volte superato il 18 per cento di share. Per esempio nella prima puntata del 24 settembre 2017, o di quella del 20 aprile con ospite Matteo Renzi. Anche Silvio Berlusconi ha portato bene, il 18 febbraio, 
quando hanno seguito il programma 4,6 milioni di spettatori.

Altre 18 puntate, però, sono state meno seguite: il 15 ottobre, per esempio, il programma si assesta al 14,9 per cento, quando erano ospiti i genitori di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso in Egitto e lo scrittore Andrea Camilleri; il 21 gennaio al 14,3; l’8 aprile al 16,7.

Di fatto, i costi del programma rispetto a quando andava in onda su Rai3 sono quasi raddoppiati: nell’edizione 2014-2016, costava 10,3 milioni di euro (c’era solo la prima serata). In questo caso, si scopre ora, era in perdita: i ricavi ammontavano a 7 milioni di euro, 
con un saldo negativo finale di 3 milioni all’anno.

Intanto i costi della stagione 2017-2021 sono stati analizzati dall’Anac. L’Autorità anticorruzione, guidata da Raffaele Cantone, in un parere del 21 febbraio scorso (dove peraltro i dettagli dei costi sono stati omissati), scrive: “Non conforme al codice dei contratti la stipula da parte di Rai del contratto preliminare con l’artista, prima fra l’altro che la società di produzione del format televisivo, con cui è stato poi stipulato il definitivo, venisse costituita”. Sono stati poi riscontrati “sussistenti possibili rischi di non conseguire l’equilibrio costi-ricavi”.

Gli atti dall’Anac sono stati inviati alla Corte dei Conti: la Procura contabile potrà fare una valutazione solo all’esito degli introiti finali, quando si sarà chiusa la prima stagione del programma e se dovesse riscontrarsi uno squilibrio superiore alle oscillazioni prevedibili (e previste) dello share, potrebbe decidere che c’è stato un danno erariale. Il Fatto ha chiesto alla Tv di Stato perché non abbiano mai pubblicato ufficialmente i costi del programma: “La Rai è un’azienda assolutamente trasparente – rispondono da Viale Mazzini –, pubblica tutto: lo dimostrano i fatti. Non ultimo il massimo riconoscimento internazionale ottenuto nel settore degli acquisti e gare di appalto. Quello che però non può fare è infrangere quel margine di riserbo industriale che le consente di poter operare su un mercato fortemente concorrenziale”.

Sullo share di Che tempo che fa, “i dati medi da settembre a maggio attestano uno share del 16,4% e del 14,6% per la seconda parte della domenica fino a mezzanotte e saranno oggetto di analisi e comparazioni al termine della stagione”. E sui ricavi pubblicitari assicurano:
 “Quelli finora conseguiti presentano valori superiori rispetto ai costi sostenuti”.

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La Rai ha deciso di cancellare le prossime tre puntate del lunedì della popolare trasmissione condotta da Fabio Fazio su Rai 1, Che tempo che fa, e molto criticata da anni dalle forze politiche oggi al governo, soprattutto la Lega di Matteo Salvini. La cancellazione delle puntate è stata annunciata dallo stesso Fazio, che domenica sera ha spiegato che quella di oggi sarà l’ultima puntata del lunedì della stagione (il 20 andrà in onda Porta a Porta, il 27 una trasmissione sulle elezioni europee). Fazio non è stato polemico nel suo annuncio – ha ringraziato il pubblico e citato gli ottimi risultati in termini di audience e share – ma moltissimi hanno messo in relazione la decisione con il nuovo atteggiamento muscolarmente filogovernativo della Rai e le frequenti dichiarazioni contro Fazio di Matteo Salvini (che proprio ieri si era rifiutato di farsi intervistare sostenendo 
che prima Fazio dovesse «tagliarsi lo stipendio»). 
La spiegazione offerta dall’ufficio stampa è che si tratta di una decisione autonoma della rete che fa capo a Teresa De Santis, vicina alla Lega (protagonista di una dura polemica con Claudio Baglioni prima del Festival di Sanremo) che, per bocca del leader Matteo Salvini, ha più volte ufficialmente chiesto a Fazio di ridursi lo stipendio. Ma dallo staff dell’ad Fabrizio Salini si fa sapere che il manager è «molto irritato» per la vicenda di Fazio al punto di aver convocato lunedì la De Santis, direttore di rete e il direttore editoriale e palinsesti.

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mercoledì 1 maggio 2019

Emergenza Sicurezza si chiama CagaPound

Emergenza Sicurezza si chiama CagaPound


Ma quali stranieri, la vera Emergenza Sicurezza si chiama CagaPound
Lo stupro di una donna nel loro circolo a Viterbo (uno dei due è pure consigliere comunale) ne è solo l’ultimo esempio. Furti, aggressioni, l’abusivismo che sono i primi a praticare: altro che barconi, la criminalità vera è quella di Casapound

Dice qualcuno che è una nemesi divina. Sicuramente è una legge del contrappasso: quelli che dovevano difendere le nostre donne (rivendicandone tra l’altro la proprietà) ne hanno trascinata una nel loro circolo privato e hanno abusato di lei. Uno dei due, addirittura Consigliere comunale di Casapound. Uno di quelli che ci hanno sfracellato le palle raccontandoci come ora loro sono nelle istituzioni e faranno vedere cosa sanno fare. Bene, bravi, bis.

La vera emergenza è rimpatriare questi loschi individui delle forze di ultradestra al loro Paese, ovvero nel secolo scorso, e fare in modo che nessuno sia di nessuno se non di se stesso e che la legge compia il proprio dovere senza bisogno di randellate vigliacche o buffe ronde che si preoccupano del venditore di cocco mentre i veri pregiudicati si travestono da legge. Il mese scorso uno di loro è stato beccato mentre si intrufolava in una casa (di italiani) per rubare i suppellettili come nella loro migliore narrazione rom. C’è di più: era uno di quelli che manifestava contro i rom qualche giorno prima. Giuro. Uno di quelli che urlava “questi rubano!” e faceva la voce grossa con i suoi tatuaggi tutti tesi per mettere in mostra un’insicura mascolinità. Evidentemente gli rubano il lavoro di rubare. Ha sbagliato la coniugazione dei verbi.

Quelli che dovevano difendere le nostre donne (rivendicandone tra l’altro la proprietà) ne hanno trascinata una nel loro circolo privato e hanno abusato di lei

Poi ci sono le decine di casi di aggressioni (chiedere a Claudio Riccio e all’eurodeputata Eleonora Florenza) fatte ovviamente in dieci contro uno, perché non tutti i vigliacchi sono fascisti ma tutti i fascisti sono vigliacchi, in cui ci hanno raccontato di essere stati provocati per essere poi smentiti dalle immagini. Fanno sempre così, vedono nemici dappertutto, come dei Sancho Panza smagriti, tirati a lucido e in anfibi che demoliscono mulini a vento spaccandogli i denti e giustificandosi dicendo di averli scambiati per demoni. Poveretti. Poveretti loro e poveretti noi che ancora non ci decidiamo a capire che, se andassimo a fare la conta della violenza nei partiti, questi vili di ultradestra supererebbero qualsiasi statistica media. E loro che se ne vantano in privato per poi negarlo in pubblico. Perché la cosa che più di tutto fa sorridere, di questi goffi gaglioffi che vorrebbero essere riconosciuti nel recinto democratico, è che non hanno nemmeno il coraggio delle loro azioni, sempre intenti a trovare una giustificazione come l’adolescente beccato dalla mamma nascosto in bagno con i pantaloni abbassati.

Parlano di sicurezza ma la vera sicurezza per loro sta nell’avere l’impunità di fare quello che vogliono, applicando regole che spesso non hanno niente a che vedere con le regole dello Stato. Parlano di Patria, ma la loro patria si riduce al circolino in cui si ritrovano per ubriacarsi di nostalgia, fuori dal mondo e fuori dalla storia

Parlano di sicurezza ma la vera sicurezza per loro sta nell’avere l’impunità di fare quello che vogliono, applicando regole che spesso non hanno niente a che vedere con le regole dello Stato. Parlano di Patria, ma la loro patria si riduce al circolino in cui si ritrovano per ubriacarsi di nostalgia, fuori dal mondo e fuori dalla storia. Vanno fuori dagli stadi a esercitarsi nel fare guerriglia e poi, quando qualcuno ci lascia le penne, provano a rivendercelo come eroe nazionale oppure vittima del sistema, quando invece sono solo degli sconsiderati che ritroviamo sempre nelle situazioni peggiori, come quei discoli che non vogliono imparare a non mettersi in pericolo.

Casapound che si lamenta delle case popolari a Roma, poi, è una barzelletta che andrebbe scritta nei Baci Perugina: loro, abusivi, vorrebbero stilare la classifica di chi ha più diritto degli altri ad essere abusivo. La legge non sanno nemmeno leggerla, la loro legge è un misero tornaconto personale sempre condonato dalla buon’anima di Mussolini in nome di cui si commettono le peggiori nefandezze (in continuità, verrebbe da dire) e non sanno che forse anche Mussolini li prenderebbe a calci nel culo per la loro passione a violare le regole e per la loro vigliaccheria nel non sostenere nemmeno le proprie tesi.

Avete bisogno di un’emergenza criminalità? Lasciate perdere i barconi, sono tutti qua, residenti, i nostri begli Stronxi di Cagapound.

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 A Proposito di Bollette non pagate


A Proposito di Bollette Non Pagate....




Walter Audisio scelse quel luogo, probabilmente su indicazione del Comitato Insurrezionale del CLN, proprio dove le vittime partigiane della strage del 10 agosto 1944 erano state abbandonate in custodia ai militi fascisti della Muti, che li avevano oltraggiati e lasciati esposti al sole per l’intera giornata, impedendo ai familiari di raccogliere i loro resti...



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Nelle liste della Lega con Accordo Clandestino

Nelle liste della Lega con Accordo Clandestino

Un Accordo Clandestino applicato anche in Piemonte

La storia è molto semplice. C’è un accordo politico tra la Lega di Matteo Salvini e Forza Nuova. Un accordo fino a ieri ufficioso, quasi che ne avessero reciprocamente vergogna. Ma da oggi è ufficiale e l’accordo consente così alla lista della Lega per le comunali di Arzignano, provincia di Vicenza, che nel primo decennio di questo secolo fu eletta a capitale degli evasori fiscali, di candidare anche il portavoce di Forza Nuova.
Chissà cosa ne pensano gli alleati di governo della Lega, i pentastellari. Ora che hanno scoperto l’antifascismo e il 25 aprile sapere che la Lega, a livello locale, se la intende con Forza Nuova dovrebbe creare un qualche problemino. O no? E la novità ancora più sorprendente è che queste intese “clandestine” sono diffuse anche altrove, come per le comunali di Druento, provincia di Torino, Piemonte.

Dunque Arzignano. Il sito web “Fascisti.info” riporta un articolo de “Il giornale di Vicenza” che racconta di questo accordo citando dichiarazioni dei protagonisti. Contatto attraverso Messenger il segretario vicentino della Lega, Enrico Marcigaglia, e il candidato forzanuovista Daniele Beschin.
Mi risponde solo Marcigaglia, ma per iscritto: «La ringrazio per l’opportunità con la quale posso specificare che non c’è nessun accordo politico con Forza Nuova. Semplicemente, assieme ad altri 80 candidati di lista, in un percorso di inclusione civica tipica dei comuni medio-piccoli, abbiamo dato una opportunità personale di candidatura a un ragazzo di Arzignano che già da ben 10 anni collabora con l’attuale amministrazione comunale di centrodestra».

Capito? La Lega dà l’opportunità a un ragazzo di candidarsi. A parte che il “ragazzo” è un quarantenne che nel 2004 fu candidato a sindaco di Alternativa sociale di Alessandra Mussolini, è vero che ha appoggiato dal 2009 le amministrazioni di centrodestra. Ma è proprio Marcigaglia a spiegare a “Il Giornale di Vicenza” – adesso raccontiamo dall’inizio questa storia – che «con Daniele Beschin già da dieci anni è in corso una collaborazione locale e da esterno dal 2014 si è impegnato sul decoro della città e sulle politiche della sicurezza».
Più esplicita, nel reportage del quotidiano vicentino, è la candidata a sindaco, Alessia Bevilacqua: «La nostra è una coalizione che va dal centro alla destra e in questo ci sta anche Forza Nuova».

Ma poi perché il segretario leghista scrive di 80 candidati? «Sono 16 candidati – mi spiega – per 5 liste di coalizione. Questo dato ritengo possa essere utile per comprendere perché una singola opportunità di candidatura sia da considerarsi un semplice esercizio di democrazia. Saranno poi i cittadini ad esprimere le preferenze che reputano più idonee».
A Roma dicono “aridaglie” con questa storia dell’opportunità. Lui, il candidato nero, Daniele Beschin rivendica l’accordo politico di Forza Nuova con la Lega: «Con la Lega – dice al quotidiano locale – ci sono assonanze in battaglie comuni sui temi dell’immigrazione e della legittima difesa». Poi esplicita: «La direttiva nazionale ci consente di allearci con la Lega con cui stiamo già lavorando bene a Montegrotto Terme e ad Abano. Con Fratelli d’Italia a Rovigo».

Il “ragazzo” quarantenne dunque svela gli accordi politici tra la Lega e la formazione di estrema destra. In una intervista del dicembre scorso a “Vicenza Today”, Beschin disse: «Siamo molto stupiti che la Lega porti avanti le battaglie che noi portiamo dal 1997, da quando siamo nati, con gli stessi slogan, come “Prima gli italiani”. Trovo questo molto positivo».
Come sono i rapporti con la Lega? «A livello locale discretamente buoni. Siamo vigili perché in passato con la Bossi-Fini, la Lega ha tradito gli italiani». Ma questa è preistoria. E anche l’intervista del dicembre scorso è storia vecchia. Siamo in campagna elettorale e ad Arzignano Daniele Beschin vuole essere eletto consigliere comunale.
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Giuseppina Ghersi

Giuseppina Ghersi, raccontano le cronache dei malcapitati, una volta mentre era a passeggio con dei fascisti indicò due giovani come presunti di aver parlato male del Duce, furono letteralmente massacrati a sangue.  Giuseppina Ghersi, come evidente collaborazionista, alla luce delle cronache, non è da escludere che fece catturare e poi fucilare partigiani nel savonese.  Alla luce dei fatti, la sua colpa non è stato un encomio scolastico, ma ben altro.  Quindi é stato un miracolo che sia stata uccisa solo la 14 enne Giuseppina Ghersi, andava fucilata l'intera famiglia...punto.

E poi, come non citare il tormentone delle analfabestie fasciste: 
Giuseppina Ghersi, crimine dei partigiani.
Ora vi racconto io una volta per tutte chi era Giuseppina Ghersi, capre ignoranti.
In primis la famosa foto che la ritrae è falsa, 
tale foto viene dalla Francia e non trattasi assolutamente di Giuseppina Ghersi.
Proseguendo dalle fonti savonesi dell'epoca, e leggete qualche libro caXXo, emerge che Giuseppina Ghersi era di una famiglia dichiaratamente fascista e tale famiglia aveva stretti rapporti con il fascismo, lo zio addirittura era un milite di Salò tra i più facinorosi del savonese. 
''Una famiglia da stare attenti a come si parlava'', citano le fonti dell'epoca.
Giuseppina Ghersi viaggiava armata, ebbene si, la 14 enne viaggiava armata e spesso appoggiata dalla protezione dei fascisti, visto che era affiliata alle Brigate Nere, non disdegnava di mostrare la pistola per intimorire il prossimo. 
Giuseppina Ghersi aveva l'abitudine la sera di intrattenersi con i militi del San Marco della Rsi di stanza in Liguria, non credo per farsi raccontare la favola della buona notte, piuttosto per dare informazioni sui presunti partigiani di Savona.
Giuseppina Ghersi, raccontano le cronache dei malcapitati, una volta mentre era a passeggio con dei fascisti indicò due giovani come presunti di aver parlato male del Duce, furono letteralmente massacrati a sangue.
Giuseppina Ghersi, come evidente collaborazionista, alla luce delle cronache, non è da escludere che fece catturare e poi fucilare partigiani nel savonese.
Alla luce dei fatti, la sua colpa non è stato un encomio scolastico, ma ben altro.
Quindi é stato un miracolo che sia stata uccisa solo la 14 enne Giuseppina Ghersi, andava fucilata l'intera famiglia...punto.


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Walter Audisio scelse quel luogo, probabilmente su indicazione del Comitato Insurrezionale del CLN, proprio dove le vittime partigiane della strage del 10 agosto 1944 erano state abbandonate in custodia ai militi fascisti della Muti, che li avevano oltraggiati e lasciati esposti al sole per l’intera giornata, impedendo ai familiari di raccogliere i loro resti...

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Per ordine del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà


Per ordine del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà sono incaricato di rendere giustizia al popolo italiano


Giustizia è fatta !!!..........
Valerio .....sospinge Mussolini verso l’inferriata e pronuncia la sentenza: “Per ordine del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà sono incaricato di rendere giustizia al popolo italiano“........... i 16 fucilati vengono caricati su un camion, coperti da un telone dove si issano e viaggiano dei partigiani del drappello venuto la mattina stessa da Milano. Una piccola colonna con il veicolo e auto parte per Milano, fermandosi nelle vicinanze per recuperare i corpi di Mussolini e della Petacci, sul luogo dell’esecuzione. Durante il viaggio di ritorno la colonna è costretta a fermarsi in diversi posti di blocco partigiani per controlli; rifiutandosi sempre di rivelare – per prudenza – il contenuto del camion, in alcuni casi “Valerio” ed i suoi passano i controlli dopo molte difficoltà.........Viaggiare in quei giorni fra il lago di Como e Milano (120 km circa, nelle strade in precarie condizioni, di allora) non è facile, il camion di “Valerio” ci mette nove ore:.......Walter Audisio scelse quel luogo, probabilmente su indicazione del Comitato Insurrezionale del CLN, proprio dove le vittime partigiane della strage del 10 agosto 1944 erano state abbandonate in custodia ai militi fascisti della Muti, che li avevano oltraggiati e lasciati esposti al sole per l’intera giornata, impedendo ai familiari di raccogliere i loro resti............I cadaveri dei capi fascisti vennero scaricati nel centro della Piazza e i partigiani – tranne pochissimi lasciati di guardia, che si addormentarono – si allontanarono. Verso le 7 del mattino, i primi passanti si accorsero dei cadaveri. Vi fu un passaparola fulmineo e la piazza si riempì velocemente. Non era stata incautamente prevista alcuna misura di contenimento: nella calca le prime file di folla vennero spinte verso i cadaveri dalle persone retrostanti, tutti curiose di vedere il cadavere di Mussolini, calpestando e sfigurando i cadaveri. Molti insultavano, sputavano, orinavano e prendevano a calci i cadaveri stessi. Una donna sparò al cadavere di Mussolini cinque colpi di pistola, per vendicare i propri cinque figli morti in guerra: la traccia dei proiettili inflitti post-mortem fu poi rilevata dall’autopsia........Alle 11 del mattino la situazione non era più governabile neanche con le scariche di mitra in aria. Una squadra di Vigili del Fuoco, giunta sul posto, intervenne: ripulì i cadaveri con gli idranti, lì trasse via dal centro della piazza, issando i sette cadaveri più noti alla pensilina del distributore di carburante Standard Oil (poi Esso) che si trovava all’angolo fra la piazza e corso Buenos Aires e lasciandoli lì appesi per i piedi, a testa in giù: non vi era altro modo, la rigidità cadaverica impediva di appenderli per le braccia, che si sarebbero spezzate rischiando di farli cadere.

Questo gesto, compiuto nel marasma dai Vigili del Fuoco e dai partigiani presenti, riportò un minimo di calma nella Piazza, in quanto tutti potevano vedere i cadaveri (essenzialmente, quello di Mussolini) senza accalcarsi. La zona del distributore era poi laterale al piazzale e meglio difendibile: da quel momento, infatti, un cordone di partigiani e vigili del fuoco riuscì a tenere la folla inferocita, ed a tratti in attitudine di linciaggio, a debita distanza dai cadaveri, mentre Piazzale Loreto era letteralmente stracolmo di cittadini milanesi. ....Il destino dei dittatori quando cadono è finire nella polvere ........ In piazzale Loreto di polvere non ce n' era, ma la sostanza non cambia........Buona giornata Comunisti Resistenti ??




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L' uomo che arrestò il Duce

Era la mattina del 27 aprile 1945 quando a Dongo, sul lago di Como, gli uomini della cinquantaduesima brigata Garibaldi fermarono un' autocolonna tedesca diretta in Svizzera.

Era la mattina del 27 aprile 1945 quando a Dongo, sul lago di Como, gli uomini della cinquantaduesima brigata Garibaldi fermarono un' autocolonna tedesca diretta in Svizzera. A bordo del quinto camion, i partigiani scorsero un uomo rannicchiato in un angolo, con l' elmetto in testa e addosso un cappotto militare ben abbottonato. «Camerata ubriaco, vino!» cercò di spiegare un soldato. Insospettito, uno dei partigiani avvertì il compagno «Bill», il più alto in grado. Lui si avvicinò, osservò, capì: «Lo chiamai. Prima gli dissi: "Camerata!". Niente, nessuna risposta. Allora feci: "Eccellenza!". Ancora niente. Provai così: "Cavalier Benito Mussolini!". Ebbe come una scossa elettrica. Saltai sul camion e, di fronte al suo stupore, gli dissi: 
"In nome del popolo italiano, io l' arresto"». 
L' uomo che arrestò il Duce:
......Mussolini e i suoi erano solo degli
usurpatori che si reggevano al potere solo in
virtù dell’appoggio tedesco 
e di spietati metodi di repressione... 
il mio sdegno contro gli
uni e contro gli altri –
scrive
– aumentava
di giorno in giorno... Mi convinsi così che
mi sarebbe stato impossibile rimanermene
con le mani in mano ad attendere
 la salvezza e la liberazione da altri, ............ 
partigiano Pedro,.........??.
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25 Aprile





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L'era di Salvini sta finendo e i giovanissimi lo hanno capito

Avevano una Banca ,  un Giornale , una Radio e Sono FALLITI...


L'era di Salvini sta finendo e i giovanissimi lo hanno capito
Il ministro dell'Interno e la stampa che lo appoggia sono passati al vittimismo, ultimo stadio del potere. Al loro odio si oppone una generazione che vive le guasconate col giusto disprezzo.


Non so che cosa altro dobbiamo aspettarci dalla Lega e dai giornali che la supportano. Ormai hanno tirato fuori tutti i luoghi comuni di tutte le destre possibili, facendoli passare per pensieri politicamente scorretti, non gli resta altro che l’invito alla violenza fisica.

Non c’è istituzione, non c’è personalità, non c’è area culturale, non c’è diversità di genere che non sia stata svillaneggiata e additata come responsabile delle sventure del Paese dal ministro “pizza e birra”. Se mettiamo in fila quelli che andrebbero odiati, i cui elenchi sono puntigliosamente scritti dal Giornale, da Libero e da La Verità, verrebbe fuori una pulizia etnica come poche.

LA MEGLIO GIOVENTÙ SI STA SVEGLIANDO
Eppure malgrado queste vagonate di odio, accade ancora che quando le piazze si trovano a celebrare qualcosa di bello e di giusto, le persone accorrano e fra queste tanti ragazzi e ragazze. Fateci caso, sta crescendo una gioventù di sentimenti democratici che non ha studiato in alcuna scuola politica, che non è stata comunista, socialista, democristiana, o altro ancora. Semplicemente non accetta questo clima di violenza, non le va giù («che no») questa persecuzione dei più deboli e diseredati, e vive le guasconate del ministro ingordo col giusto disprezzo.

la Lega si è Mangiata i 5 stelle


Se ne è accorta la stessa stampa di destra di cui parlavo prima, se è vero che negli ultimi giorni è passata dal descrivere Matteo Salvini come l’uomo che può tutto, al Salvini vittima del complotto di nemici che aumentano giorno per giorno. Da Salvini eroe che scaccia i “negri” al Salvini che deve combattere contro nemici potenti.

IL VITTIMISMO È L'ULTIMO STADIO DEL POTERE
Il vittimismo è l’ultimo stadio del potere. Quando si imbocca questa strada si è praticamente alla frutta. Il caso di Salvini verrà studiato, dopo quello di Matteo Renzi, nelle scuole di politologia. In queste settimane il leader più voltagabbana dell’Occidente sembra conservare e accrescere i voti nei sondaggi. Eppure tutto il suo mondo sente che questo successo ha basi fragilissime perché si regge sul continuo stato di tensione della pubblica opinione. Basterebbe un "vaffanculo" detto bene a tutto questo linguaggio reazionario, basterebbe fare “bau-bau” a queste minacce di violenza e a Salvini andrebbe la pizza di traverso.

L'era di Salvini sta finendo e i giovanissimi lo hanno capito


Prendere esempio da quel che sta succedendo dopo le prime intemerate di Luigi Di Maio. Il capo politico (“azz!”) dei grillini sta provando ad alzare la testa e ha capito che se non si butta un po’ a sinistra perde tutto il bottino elettorale. Di Maio non è un genio né un lottatore, è un ragazzo disperato che difende il suo posto di lavoro e per questo tira calci a chi gli vuole sottrarre il giocattolo. Salvini che fa? Balbetta, si infuria, finge di non vedere, rassicura che non sta succedendo niente. Temo che stia consumando scatole di Imodium.

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