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sabato 21 novembre 2015

Stefano Rodotà e Limitazione di Espressione e Privacy



Stefano Rodotà
e la Limitazione di Espressione e Privacy
dopo gli Attentati a Parigi

Francia e Spagna hanno appena approvato due leggi che limitano la libertà di espressione e autorizzano la vigilanza di massa, mentre il caso Nsa continua a scatenare polemiche. Parla il giurista e già garante della privacy. Che punta il dito contro la politica

È dal giugno del 2013, quando Il The Washington Post ed il The Guardian pubblicarono le rivelazioni di Edward Snowden sulle attività di intercettazione e sorveglianza a tappeto messe in atto dalla Nsa, che il termine "sorveglianza di massa" è entrato nella discussione pubblica e nella consapevolezza collettiva.

Se da un lato è proprio di questi ultimi giorni la notizia che una Corte Federale di New York ha dichiarato "illegali" queste attività di sorveglianza, dall’altro, proprio in Europa, dopo gli attentati terroristici di Parigi, i governi di Francia e Spagna, sostenuti dai rispettivi parlamenti, hanno avviato un’attività di legiferazione mirata a censurare la libertà di espressione e ad attivare meccanismi giuridici e tecnologici volti a controllare massivamente i cittadini e le loro comunicazioni.

Con grave pericolo per la democrazia di quei paesi. Ma anche con il timore che quella che sta diventando una vera e propria deriva autoritaria, possa espandersi ad altri paesi del vecchio continente o comunque minarne l’integrità e la fragile unità istituzionale.

Per Stefano Rodotà è un momento di importante verifica della tenuta delle istituzioni ed ordinamenti europei da cui potrebbe nascere, sul piano della democrazia, un’Europa a due velocità.

Professor Rodotà, in Francia e Spagna la democrazia e la libertà di espressione sembrano a rischio. Cosa sta accadendo nel cuore dell’Europa?
Sta accadendo, e non è la prima volta, che utilizzando come argomento, o meglio, come pretesto, fatti riguardanti il terrorismo o la criminalità organizzata si dice "l'unico modo per tutelare la sicurezza è quello di diminuire le garanzie e di aumentare le possibilità di controllo che le tecnologie rendono sempre più possibile".
E questo è sempre avvenuto, è avvenuto in particolare dopo l’11 settembre, vicenda che ho vissuto in prima persona perché all’epoca presiedevo i garanti europei e ho avuto una serie di contatti continui con gli Stati Uniti che chiedevano un’infinità di informazioni da parte dell’Europa,
 cui abbiamo in parte resistito.
Questa volta si tratta di una spinta molto interna. Però mi consenta di fare una notazione perché in questi anni si è parlato infinite volte di "morte della privacy": questa è una vecchia storia, perché già negli anni ’90 l’amministratore delegato di Sun Microsistems Scott McNealy diceva, riferendosi alla potenza della tecnologia: "Voi avete zero privacy, rassegnatevi". La verità è che il rischio non viene dalla tecnologia, viene dalla politica, dalla pretesa di una politica autoritaria di usare tutte le occasioni per poter aumentare il controllo sui cittadini. Controllo di massa, non controllo mirato. Politica in senso lato. Perché sono i governi, le agenzie governative di sicurezza che in questo modo cercano di impadronirsi della maggior quantità di potere possibile.

C’è un "pericolo democrazia"?
Questo momento rappresenta un passaggio istituzionale importante, vi è una prepotenza governativa, rispetto alla quale i parlamenti non se la sentono di resistere: tanto in Spagna quanto in Francia, in sostanza c’è una accettazione sia della maggioranza che dell’opposizione. In Francia addirittura l’iniziativa è di un governo socialista, anche se sappiamo chi è Manuel Valls e perché è stato scelto. Tutto questo sta spostando l’attenzione e le garanzie nella direzione degli organismi di controllo giurisdizionali, cioè gli organismi che vegliano sulla legittimità di queste leggi dal punto di vista del rispetto delle garanzie costituzionali. Che sono le Corti Costituzionali in Europa
 e negli Stati Uniti le Corti Federali.
Non vorrei che si dicesse "Eh cari miei voi la privacy l’avete già perduta perché la tecnologia in ogni momento vi segue e vi controlla", perché la verità è che l’attentato ai diritti fondamentali legati alle informazioni viene dalla politica e questo è il punto. Non è la tecnologia.

La motivazione che viene proposta dai governi è sempre di voler individuare i criminali, non spiare i cittadini e con la tecnologia è possibile farlo…
Non tutto ciò che è tecnologicamente possibile è politicamente ammissibile e giuridicamente accettabile. C’è un momento in cui la politica si deve assumere le sue responsabilità e non può dire "ma la tecnologia già rende disponibile tutto questo".
La legge spagnola e la legge francese mettono radicalmente in discussione la libertà di manifestazione del pensiero. Finora commettere un reato nell’accesso ad un sito era previsto solo per la pedopornografia. Adesso in Spagna è previsto "l’indottrinamento passivo": il semplice fatto che io vada su un certo sito può essere reato.
D’altro canto, nella norma francese in discussione si è introdotta la possibilità di mettere in rete strumenti che consentono di seguire continuamente l’attività delle persone. Nella legge francese si usa addirittura l’espressione "boîtes noires" per definire dei congegni che riducono le persone ad oggetti, utilizzando un apparato tecnologico per verificarne minuto per minuto, il comportamento. E qui c’è una trasformazione stessa del senso della persona, della sua autonomia, del suo vivere libero. La Germania ha stabilito che non è possibile farlo, esiste una privacy dell’apparato tecnologico che si utilizza, estendendo l’idea di privacy dalla persona alla strumentazione di cui si serve.
Inoltre, relativamente alla possibilità di entrare all’interno dell’apparato tecnologico dell’utente, che è una delle ipotesi al vaglio del legislatore, la Corte costituzionale tedesca recentemente ed ancor più recentemente la Corte Suprema degli Stati Uniti hanno affermato che non è legittimo.
Se la Francia porta avanti questa discussione e la Germania resta ferma sui principi enunciati dalla sua Corte Costituzionale allora avremo nuovamente un’Europa a due velocità, dove i cittadini francesi perdono velocità, perdendo diritti.

Ma ormai forniamo, consapevolmente o meno, i nostri dati ovunque, in rete. Non è già andata perduta la nostra privacy?
Io so che se uso la carta di credito in quel momento sono localizzato, viene individuato che tipo di transazione viene effettuata e quindi si sa qualcosa sui miei gusti, sulle mie disponibilità finanziarie e così via. Però questo argomento non giustifica il fatto che poi, la conseguenziale raccolta delle informazioni implichi che chiunque se ne possa impadronire impunemente. Anzi il problema di uno stato democratico è quello di rendere compatibile la tecnologia con la democrazia. È questo il punto. Uno stato che dice di voler mantenere il suo carattere democratico non dice "visto che ho una tecnologia disponibile la uso in ogni caso".
Il problema ulteriore è che si sta determinando un’alleanza di fatto tra soggetti che trattano i dati per ragioni economiche e agenzie di sicurezza che li trattano per finalità di controllo. Perché, dopo l’11 settembre in particolare, l’accesso ai dati raccolti dalle grandi società da parte dei servizi di intelligence c’era e c’è stato solo l’accenno a qualche timida reazione, ad esempio, da parte di Google. Sappiamo che in quel momento si sedettero allo stesso tavolo gli "Over the Top" (intendendo con questo termine le grandi multinazionali dell’ICT - ndr) 
ed i responsabili delle agenzie di sicurezza.

Ma oltre la questione giuridica vi è la necessità di una maggiore consapevolezza degli utenti, che si rendano conto anche di cosa accade, di come sono gestiti i propri dati 
che capiscano l’uso che ne viene fatto…
Assolutamente d’accordo. C’è un grande problema culturale. È un problema che investe il sistema dell’istruzione ed il sistema dei media. Molte delle sentenze che ho citato, infatti, provengono da richieste di semplici cittadini o di associazioni che hanno portato davanti alle corti questi comportamenti. Quindi non c’è dubbio che oggi il problema, in largo senso, della "consapevolezza civile" è un problema fondamentale.
I cittadini non sanno ad esempio, che possono rivolgersi persino al ministero dell’Interno per sapere se vi sono trattamenti in corso sul proprio conto. Addirittura in Italia, tramite il Garante, il cittadino in alcuni casi può accedere ai dati trattati dai servizi di intelligence che lo riguardano.


Abbiamo visto che i servizi di intelligence hanno completamente sbagliato. Tutti i servizi del mondo affermano che i sistemi di criptaggio siano un problema. Eppure sono emerse prove che testimoniano come gli attacchi di Parigi siano stati commessi da persone che usavano carte di credito con il loro vero nome, che utilizzavano messaggi di testo non criptati per dire cose come “facciamolo”.
Nessuno si chiede come queste persone traffichino in armi - sono oggetti fisici, che non viaggiano su Internet. Come hanno fatto i servizi di intelligence a sbagliare così miseramente, e perché cercano di distrarci con contro-accuse, suggerendo che il criptaggio, qualcosa che le persone non capiscono, sia il vero problema?
La nostra sicurezza necessita di una forte privacy, la nostra sicurezza necessita di autonomia, necessita di trasparenza ed accountability, necessita di libertà di parola, necessita che i diritti umani fondamentali vengano rispettati. E piuttosto che di meno democrazia, abbiamo bisogno di più democrazia. Piuttosto che sistemi meno sicuri, abbiamo bisogno di sistemi più sicuri. E abbiamo bisogno di usarli, di farli funzionare, di sovvenzionarli.


LEGGI ANCHE 
LA STORIA DELL' UMANITA' ILLUSTRATA DA MILO MANARA

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mercoledì 11 settembre 2013

11 Settembre



Per non dimenticare...non solo le 3000 vittime dell'11 Settembre...ma anche i morti nella guerra seguente ...
Il film di Michael Moore spiega le vere ragioni sull'attentato del 11 settembre e chi sono i veri cospiratori della democrazia.

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LEGGI ANCHE : http://cipiri.blogspot.it/2012/09/11-settembre-2001-ricordiamo-le-cose.html

11 settembre 2001 : Ricordiamo le cose giuste?


Ricordiamo le cose giuste?
11 settembre 2001: 2996 morti delle torri gemelle, 5.000 civili morti nel solo primo anno di guerra in Afghanistan dichiarata dall’America in seguito alla caduta delle torri gemelle.




Santiago del Cile, 11 Settembre 1973.
L'11 settembre che nessuno ricorda....L'11 Settembre 1973 cadeva sotto le bombe contro il palazzo de La Moneda, il presidente eletto dal popolo Cileno Salvador Allende, e con lui la "via cilena al socialismo". L'11 Settembre, le forze armate cilene guidate dal Generale Augusto Pinochet rovesciarono con l'aiuto americano il governo democraticamente eletto. Poi

vennero le torture, le esecuzioni, il terrore.
Durante la dittatura militare venne attuata una forte repressione dell'opposizione,,,
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mercoledì 12 settembre 2012

11 settembre 2001 : Ricordiamo le cose giuste?



Ricordiamo le cose giuste? 
11 settembre 2001: 2996 morti delle torri gemelle, 5.000 civili morti nel solo primo anno di guerra in Afghanistan dichiarata dall’America in seguito alla caduta delle torri gemelle.





Santiago del Cile, 11 Settembre 1973.

L'11 settembre che nessuno ricorda....L'11 Settembre 1973 cadeva sotto le bombe contro il palazzo de La Moneda, il presidente eletto dal popolo Cileno Salvador Allende, e con lui la 
"via cilena al socialismo". L'11 Settembre, le forze armate cilene guidate dal Generale Augusto Pinochet rovesciarono con l'aiuto americano il governo democraticamente eletto. 

 Poivennero le torture, le esecuzioni, il terrore.
Durante la dittatura militare venne attuata una forte repressione dell'opposizione, ritenuta un vero sterminio di massa, con l'uccisione di circa 3.000 oppositori politici - 2279 è la cifra ufficiale - su 130.000 arrestati in maniera arbitraria, e sistematiche violazioni dei diritti umani, anche se c'è chi sostiene che i morti furono invece 40.000, comprese le sparizioni forzate.
Il conto dei morti è sempre una cosa di cattivo gusto, come mettere in antagonismo due eventi cosi, come se il ricordo del '73 fosse di sinistra ed il 2001 di destra. Il problema è che spesso non si ricorda cosa avvenne in Cile e delle responsabilità dei governi occidentali in quel colpo di stato; per non scordare la visita di Giovanni Paolo II che si affacciò alla finestra con il criminale Pinochet.

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“Il nostro è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non
dimenticare” (Sciascia)

11 SETTEBRE, l'ultima vergogna,di Bush e Cheney



11 SETTEBRE: l'ultima vergogna


E’ stata l’ultima legge approvata dal parlamento americano nel 2010, e per un soffio ha rischiato di non farcela. Si tratta di un finanziamento di circa 4 milioni di dollari destinato ai soccorritori dell’11 settembre...

leggi tutto http://cipiri.blogspot.it/2011/01/11-settebre-lultima-vergognadi-bush-e.html

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lunedì 26 settembre 2011

Quale 11 settembre

Salvador Allende Gossens
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 Non lo ricordo, non potrei ricordarlo, quel terribile 11 settembre di 38 anni fa, avevo solo 9 anni…
Ricordo però un manifesto in bianco e nero alla Radio, l’immagine e la frase e di un uomo coraggioso: «Sono pronto a resistere con ogni mezzo, anche a costo della vita, in modo che ciò possa costituire una lezione nella storia ignominiosa di coloro che hanno la forza ma non la ragione…» - Salvador Allende.
1970 - La coalizione di sinistra Unidad Popular (che raggruppa Partito Socialista, Partito Radicale, Partito Comunista e Movimento de Acciòn Popular Unitario con l'appoggio esterno di tutti i sindacati) vince le elezioni in Cile.
Il candidato si chiama Salvador Allende Gossens, prende più voti di tutti e il Congresso Nazionale ratifica la sua elezione a presidente.
E' il primo candidato marxista ad essere eletto democraticamente in un paese del Sudamerica, un fatto incontrovertibile. Per il momento Nixon non può farci niente.
La posizione degli Stati Uniti in merito allo svolgersi della legislatura di Unidad Popular, viene ben espressa dal segretario di stato Henry Kissinger durante le elezioni: "L'irresponsabilità di un popolo scellerato che pone le basi per il socialismo, non deve essere tollerata. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati soli a decidere....".
E' solo questione di tempo, se Allende vuole modi ficare fattivamente la situazione del paese deve fare in fretta.  
Allende riesce in breve a farsi amare dal popolo e odiare da tutti quegli imprenditori, stranieri e cileni, i cui interessi vengono fortemente minati dalle sue politiche. Nazionalizza le miniere di rame, le principali industrie e dei latifondi di proprietà straniera, mette in atto la riforma agraria, sospende il pagamento del debito estero, tassa le plusvalenze e aumenta i salari di base.  
Il  1973 è l'anno della fine. Il prolungato sciopero dei camioneros, foraggiati dalla CIA e diversi tentativi di colpo  di stato mettono il governo in ginocchio. Il tentativo del presidente è di placare il malcontento dei militari con diversi rimpasti che li includano nel governo.
L' 11 se ttembre un golpe militare appoggiato da Stati Uniti, esponenti di ceti elevati, vertici della Chiesa cattolica cilena, rovesciò il governo legittimo di Allende. 
Il golpe, guidato da Augusto Pinochet, appena nominato generale dallo stesso Allende, pose fine alla via cilena per il socialismo e alla speranza che una rivoluzione potesse ancora darsi per mezzo delle istituzioni dello Stato.
Pinochet governò il Paese da dittatore dall'11 settembre 1973 fino all'11 marzo 1990; d urante la sua dittatura militare venne attuata una forte repressione dell'opposi zione, ritenuta un vero “democidio”. 
La tortura contro i dissidenti era pratica comune. I dissidenti assassinati per aver pubblicamente parlato contro la politica di Pinochet venivano definiti "desapparecidos” (scomparsi). Non si  sa  esattamente quanta gente sia stata uccisa dalle forze del governo e dei militari durante i diciassette anni che rimase al potere, ma la “Commissione Rettig”, voluta dal governo democratico succeduto alla dittatura, elencò ufficialmente 2.095 morti e 1.102 "scomparsi".
L'ultimo computo aggiornato, presentato nell'agosto 2011 da una commissione incaricata dal governo, porta il numero totale delle vittime a 40.018 di cui circa 3000 oppositori politici e 130.000 arrestati in maniera arbitraria. Tra le vittime, ucciso nello Estadio Nacional de Chile (*) insieme a molti altri, anche il regista e cantante Víctor Jara, (*) senza contare le decine di migliaia di cileni che lasciarono il Paese per sfuggire al regime.
Pinochet lasciò ufficialmente il potere solo nel 1990, rimanendo però capo delle forze armate fino al 1998. Divenne poi senatore a vita, godendo dell'immunità parlamentare.
I rapporti con il Vaticano
Papa Giovanni Paolo II visitò il Cile nell'aprile 1987 e incontrò Pinochet. A volere fortemente quel viaggio l'allora nunzio apostolico nel Paese sudamericano Angelo Sodano.
Polemiche in tutto il mondo ci furono per l'affacciarsi giulivo del Papa al balcone del Palazzo della Moneda con il generale sanguinario e la benedizione impartita, nel cortile interno dello stesso palazzo ai funzionari del suo governo.
Il 18 febbraio del 1993 giunsero a Pinochet due lettere di auguri da parte del papa Wojtyła e del Segretario di Stato Angelo Sodano in occasione della ricorrenza delle sue nozze d'oro.
Nell'ottobre del 1998, mentre si trovava a Londra, Pinochet fu arrestato su mandato del governo spagnolo, per crimini contro l'umanità, per la sparizione di cittadini iberici; la magistratura spagnola indagava sul ruolo di Pinochet nella Operazione Condor (*), il piano concordato negli anni settanta tra le dittature latinoamericane e gli Stati Uniti d'America per reprimere le "derive progressiste" del continente.
Pinochet non fu però mai condannato per motivi di salute: rientrò in Cile, dove riuscì ad evitare i processi e dove morì nel 2006.     [Benedetto Randazzo]

(*) link:
Video: “Ellas danzan solas” di Sting
Video: “Il giorno del Falco” di Pippo Pollina
Video: “Salvador” dei Nomadi


[di Benedetto Randazzo]

 http://www.radio100passi.net/radio/index.php?option=com_k2&view=item&id=140:quale-11-settembre

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venerdì 23 settembre 2011

VIDEO: Tutte le bugie dell'11 settembre




Tutte le bugie dell'11 settembre

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Intervista al giornalista Giulietto Chiesa sulle recenti prove e sviluppi emersi dalle indagini sulla tragedia americana dell'11 settembre.

Servizio di Jacopo Venier
Riprese di Roberto Pietrucci
Montaggio di Simone Bucci

http://www.libera.tv/videos/1725/tutte-le-bugie-dell11-settembre.html


ANKE :

11 Settembre, la

Democrazia

americana è  imperfetta,

ma è senza tempo



11 Settembre

Democrazia la americana è imperfetta
ma è senza tempo


Leggi anche: http://cipiri.blogspot.com/2011/01/11-settebre-lultima-vergognadi-bush-e.html .

VIDEO: Tutte le bugie dell'11 settembre: Tutte le bugie dell'11 settembre . . Intervista al giornalista Giulietto Chiesa sulle recenti prove e sviluppi emersi dalle indag...

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mercoledì 14 settembre 2011

11 SETTEMBRE , la democrazia americana è imperfetta, ma è senza tempo




11 SETTEMBRE

la democrazia americana è imperfetta
ma è senza tempo


LEGGI ANCHE :
http://cipiri.blogspot.com/2011/01/11-settebre-lultima-vergognadi-bush-e.html

11 SETTEMBRE: TRA RETORICA, CRISI ECONOMICA E RIVOLTE ARABE…

E’ passato tra la psicosi di nuovi attentati e commemorazioni fuori e dentro gli Stati Uniti d’America il decennale dell’attacco alle torri gemelle e pentagono dell’ 11 settembre 2001. Il Presidente nordamericano Barack Obama, nei suo interventi, ha affermato che gli Stati Uniti “non cedono alla paura: sono cambiate molte cose, ma non il nostro carattere come nazione, la nostra fede in Dio e in noi stessi”.  A far sopravvivere il paese secondo Obama “lo stile di vita americano”, che ha sconfitto “Il terrore come lo sono stati la schiavitù, la recessione, il fascismo e il comunismo, perché la democrazia americana è imperfetta, ma è senza tempo”. Una democrazia imperfetta che dopo l’11 settembre ha minato alla radice la libertà di movimento e di espressione. Ma si è trattato veramente di un cambiamento epocale che ha cambiato la ” percezione del mondo” come sentiamo spesso ripetere dai mass-media in queste ore?
Sentiamo il commento di Lucio Manisco giornalista ed americanista 


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lunedì 12 settembre 2011

Il futuro di Santoro - Comizi d’amore

SANTORO RITORNA,


SANTORO RITORNA

Comizi d’amore


Il futuro di Santoro - Comizi d’amore Michele Santoro arriva alla festa del Fatto Quotidiano a Marina di Pietrasanta e non delude le attese di migliaia di lettori in fila da questa mattina per trovare un posto nell’arena della Versiliana: “In tv ci vuole qualcuno che possa dire liberamente ‘Berlusconi fuori dalle balle’”. Quale sarà il suo futuro televisivo, dopo le stagioni di Annozero? “Che cosa faremo lo abbiamo già fatto vedere due volte a Bologna, con Raiperunanotte e Tuttinpiedi – risponde il conduttore -. Per cui se vi piacciono quei programmi realizzati in maniera indipendente e grazie al vostro aiuto, noi quei programmi vogliamo rifarli”. Nel corso del suo intervento, Santoro ha rivelato il nome e le modalità del suo programma futuro: “Con l’aiuto di imprenditori qui presenti, del gruppo televisivo di Parenzo, del Fatto Quotidiano riusciremo a fare un programma che si chiamerà Comizi d’amore”





Michele Santoro annuncia "Comizi d'Amore"





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| Michele Santoro annuncia la sua nuova trasmissione TV "Comizi D'Amore" dal palco della Versiliana dalla Festa del Fatto Quotidiano, con Antonio Padellaro, Marco Travaglio e i collaborati di Michele Santoro. 11 settembre 2011

 http://www.ilfattoquotidiano.it


SANTORO RITORNA, SENZA RETE


SANTORO RITORNA

SENZA RETE


LEGGI ANKE :

http://cipiri.blogspot.com/2011/09/santoro-ritorna-senza-rete.html

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domenica 12 settembre 2010

11 settembre, missione incompiuta



11 settembre, missione incompiuta:
tutti gli errori Usa nella lotta al terrore


In America, l’anniversario dell’11 settembre si profila polemico. Da una parte la destra cristiana incita a bruciare il Corano nelle pubbliche piazze e dall’altra il Tea Party, il movimento conservatore, accusa il Presidente Obama di essere musulmano.
Invece di onorare i 3 mila morti nell’attacco terrorista più spettacolare della storia moderna, l’America cerca vendetta. Eppure pochi giorni fà le truppe di stanza in Iraq sono tornate a casa, una decisione che Washington ha preso per motivi elettorali: l’amministrazione non vuole arrivare alle mid-term elections di novembre, considerate una sorta di referendum sulla sua popolarità, con i cadaveri dei soldati americani negli aeroporti militari.

Voltare pagina senza una vittoria è però difficilissimo. L’elettorato sa bene che le truppe si sono lasciate alle spalle una nazione democratica, che però da sei mesi non riesce a formare un governo, un Paese etnicamente diviso dove la violenza sta tornando a far parte del quotidiano. Il desiderio di vendetta della destra cristiana nasce proprio dalla certezza di aver perso la guerra contro il terrorismo, non solo in Iraq ma anche in Afghanistan dove l’esercito talebano continua ad avanzare ed Osama bin Laden è ancora a piede libero. Quello del resto del Paese invece è stimolato dalla crisi economica dal momento che molti intuiscono che tra terrorismo ed economia esiste un filo diretto.
Per seguirlo bisogna rivisitare l’assurda certezza di bin Laden, espressa alla fine degli anni Novanta in una serie di lettere, le Epistole Ledenesi, dove spiegava che l’11 settembre avrebbe inflitto un colpo mortale all’economia americana. Anche se i danni a Wall Street sono stati trascurabili, paradossalmente la risposta di Bush ha messo in moto una serie di eventi che hanno fatto precipitare l’America e l’occidente nel pantano economico attuale.

Il Patriot Act, introdotto poche settimane dopo la distruzione delle Torri Gemelle, non solo non ha tarpato le ali al finanziamento del terrorismo ma ha inflitto un durissimo colpo al dollaro.
Per paura di essere perseguitati, gli investitori musulmani hanno rimpatriato circa 3000 miliardi di dollari mentre le banche internazionali, per evitare i controlli delle autorità monetarie americane, hanno suggerito alla clientela di ridurre gli investimenti in dollari ed aumentare quelli in euro. Infine, il riciclaggio del denaro sporco ha traslocato dagli Stati Unti in Europa, dove ancora oggi non esiste una legislazione simile. Questi eventi hanno rivoluzionato i flussi dei capitali, riducendo drasticamente la domanda mondiale di dollari che a sua volta ha fatto crollare il valore del biglietto verde.

La war on terror passerà alla storia come il conflitto più costoso mai intrapreso e questo perché lo scopo vero non era catturare Osama bin Laden e distruggere al Qaeda, ma ridisegnare la mappa geopolitica del mondo. Un’impresa gigantesca preannunciata nel lontano 1993 dall’allora sottosegretario alla difesa Dick Cheney che voleva rilanciare il ruolo egemonico degli Stati Uniti nelle aree strategiche del pianeta.
L’Iraq dove dal 1991 tutte le amministrazioni americane, inclusa quella di Clinton, avevano cercato di sbarazzarsi di Saddam Hussein, era una di queste. Con l’elezione di Bush figlio questa visione del mondo diventa il credo dei neo-conservatori e la guerra contro il terrorismo lo strumento per metterla in atto.

A finanziare questa follia economica e politica non è però l’erario pubblico ma la vendita del debito pubblico statunitense all’estero. E per rendere competitivi i 4 mila miliardi di dollari di buoni del tesori che l’America di Bush ha smerciato sul mercato dei capitali internazionali la Federal Riserve non esita a tagliare drasticamente i tassi di interesse. Si tratta di un vero crollo: dal 6% alla vigilia dell’11 settembre al 1,2% nei primi mesi dell’estate del 2003 quando Bush dichiara Missione Compiuta.
Alan Greenspan persegue questa politica deflazionista in un momento in cui l’economia mondiale cresce troppo rapidamente e c’è pericolo che si formino bolle finanziarie, quando insomma c’è bisogno di una politica di tassi alti per frenare l’economia. Lo fa perché l’abbattimento dei tassi è lo strumento utilizzato per combattere tutte le crisi economiche della globalizzazione, da quella del Rublo, a quella dei mercati asiatici, e l’11 settembre ha innescato in occidente una mini recessione.

Oggi sappiamo che questa politica ha creato le condizioni ideali per la creazione e diffusione dei mutui subprime e per la cartolarizzazione del debito insolvente, ovvero la genesi della crisi del credito. A quasi 10 anni dall’11 settembre l’America ha capito che la guerra contro il terrorismo è alla radice dei suoi mali economici e cerca quella vendetta che ne’ Bush ne’ Obama hanno saputo darle: la distruzione del vero nemico.


11 settembre 2010 - L'Unità

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sabato 12 settembre 2009

Altro 11 settembre quello del 1973


 Il Palacio de La Moneda sotto i bombardamenti

11 SETTEMBRE 1973 SANGUINARIO COLPO DI STATO IN CILE PERPETRATO DAL TRADITORE FASCISTA AUGUSTO PINOCHET COL FORTE E SOSTANZIALE AIUTO DELL' IMPERIALISMO AMERICANO. SALVATOR ALLENDE MUORE IN COMBATTIMENTO E MIGLIAIA DI LAVORATORI CILENI UCCISI, 
TORTURATI E FATTI SCOMPARIRE.

Un altro 11 settembre.... quello del 1973

Un colpo di stato che la patria della democrazia preferisce rimuovere o - nella migliore delle ipotesi - considerare una parte della storia americana di cui non esser fieri.
Di G. Alessandroni

Il golpe cileno dell'11 settembre 1973 fu un evento fondamentale della storia del Cile e della Guerra Fredda, anche se un 11 settembre più recente sembra aver offuscato la memoria.

Nelle elezioni presidenziali cilene del 1970, in accordo con la costituzione, il Congresso risolse la situazione creatasi con il risultato del voto — tra Salvador Allende (con il 36,3%), il conservatore (ed ex presidente) Jorge Alessandri Rodríguez (35,8%), e il cristiano-democratico Radomiro Tomic (27,9%) — votando per l'approvazione della maggioranza relativa ottenuta da Allende. Diversi settori della società cilena continuavano ad opporsi alla sua presidenza, così come gli Stati Uniti, che esercitarono una pressione diplomatica ed economica sul governo. L'11 settembre 1973 le forze armate cilene rovesciarono Allende, che morì durante il colpo di Stato. Una junta guidata da Augusto Pinochet prese il potere.


Henry Kissinger
A proposito dell'elezione di Salvador Allende in Cile, Henry Kissinger,Segratario di stato degli Stati Uniti d'America (parte riveduta e corretta) nonché premio nobel per la pace disse: «Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli.»


Palazzo della Moneda
Il generale Pinochet prese il potere con un colpo di Stato, l'11 settembre 1973, nel quale i golpisti bombardarono il Palazzo Presidenziale con dei caccia Hawker Hunter di fabbricazione britannica. Allende morì nel corso dell'assedio al palazzo della Moneda. Le cause della sua morte sono rimaste incerte e controverse. La tesi ufficiale fu sin da subito che Allende si fosse suicidato con il fucile mitragliatore che stava utilizzando durante l'assedio ed un'autopsia etichettò il suo decesso come suicidio. Tuttavia, sia in Cile sia all'estero, si sostenne da subito la tesi che fosse stato assassinato dalle truppe di Pinochet durante l'irruzione finale all'interno del palazzo che stava difendendo.

Il colpo di Stato, indipendentemente dal grado di coinvolgimento degli USA, fece raggiungere al governo statunitense l'obbiettivo di sradicare la minaccia del socialismo in Cile e portò al potere un regime favorevole agli interessi statunitensi.(...)


Salvator Allende
Il golpe di Pinochet ebbe un'influenza politica enorme in tutto il mondo, e l'eco di questo avvenimento si farà sentire anche in Italia negli anni '70. Salvador Allende rimane tuttora uno dei pochi presidenti che, eletti democraticamente, abbiano tentato la costruzione di una società socialista.
Con l'appoggio a Pinochet, gli USA vollero preventivamente stroncare sul nascere la via democratica al socialismo, mandando un inquietante segnale di avvertimento a tutti i partiti socialisti e comunisti che in maniera democratica stavano rafforzandosi in vari paesi del mondo. In Italia, in particolare, il P.C.I. visse gli anni '70 con una sorta di "paura di vincere" e di subire una sorte analoga a quella di Allende (peraltro giustificata a posteriori dalla scoperta di organizzazioni segrete come Operazione Gladio e P2), e dall'altra parte le frange più estreme e violente si diedero definitivamente alla lotta armata e al terrorismo, ritenendo impossibile la costruzione di una società socialista in Occidente con metodi democratici. Questo evento rappresentò quindi uno spartiacque per la storia non soltanto cilena.

Nulla se si pensa agli oltre 30.000 desaparecidos, frutto di questo colpo di stato. Si ritiene che fra il 1976 e il 1983 in Argentina, sotto il regime militare, siano scomparsi oltre 30.000 dissidenti e - per lo più - sospettati tali (9.000 accertati secondo i rapporti ufficiali del CONADEP).


Augusto Pinochet
La tecnica di sequestrare e far sparire le vittime della repressione ha fatto scuola ed è stata in ideata per perseguire due obiettivi. Evitare quanto verificatosi in Cile all'indomani del golpe militare del generale Pinochet, quando le immagini televisive degli arresti di massa e degli oppositori ammassati negli stadi avevano fatto il giro del mondo suscitando ondate di indignazione dell'opinione pubblica mondiale. L'assoluta segretezza degli arresti viceversa garantì per lungo tempo al regime militare argentino una sorta di "invisibilità" agli occhi del mondo: dovettero passare infatti almeno 4 o 5 anni dall'inizio della dittatura prima che all'estero si iniziasse ad avere una percezione esatta di quanto stesse accadendo in Argentina.

GLI STADI-LAGER
L'utilizzo di uno stadio come campo di concentramento è un'idea che non si deve ad Augusto Pinochet; prima di lui, nel 1967, ci aveva pensato un altro golpe fascista, quello dei colonnelli greci. Pinochet ha solo perfezionato l'iniziativa trasformando gli spogliatoi in camere di tortura e patiboli. Struttura chiusa con accessi controllabili, lo stadio è un luogo nel quale, senza biglietto, non si entra; allo stesso modo, non se ne esce quando le porte sono chiuse o presidiate. Preparando il colpo di stato dell'11 settembre 1973, le forze armate cilene avevano così pianificato l'uso dello stadio Nacional di Santiago per rinchiudervi migliaia di sovversivi. A loro giudizio, per risultare sovversivo bastava portare i capelli lunghi; con parametri del genere, è ovvio che le prigioni della capitale non potevano bastare. La decisione della Camera dei Lord inglese di negare a Pinochet l'immunità, aprendo la strada all'estradizione in Spagna, è stata variamente commentata. Curiosa la posizione di quanti avrebbero voluto lasciarlo andare per ragioni umanitarie, essendo l'ex dittatore cileno un vecchio di 83 anni.

La giustizia non va confusa con la vendetta, ed è quindi normale che, al termine di un regolare processo e della scontata condanna, un gesto di civile clemenza gli risparmi la galera. Ma questo gesto può venire dopo la sentenza, non prima del processo. Il destino personale di un singolo assassino è forse trascurabile; ma quando quest'assassino, per sua scelta, è diventato un simbolo, tutto ciò che lo riguarda assume un valore esemplare. Garantendogli l'immunità, i Lord avrebbero tirato una riga sulla strada della giustizia, oltre questo punto non si può andare. E una giustizia limitata non può esistere. Tra le varie reazioni, impressionano le lacrime di certe signore cilene alla notizia che il loro beniamino non l'aveva fatta franca. Quelle signore non sono mai andate allo stadio Nacional, o per lo meno non l'hanno fatto nei due mesi intercorsi fra il golpe e il suo frettoloso sgombero per la messa in scena di una farsa: la disputa, il 21 novembre, dello spareggio di ritorno fra Cile e Urss per la qualificazione al Mondiale '74.

Per motivi politici, i sovietici rifiutarono di recarsi a Santiago, autoeliminandosi dal torneo; malgrado questo, la Federcalcio cilena mandò in campo la sua nazionale, che al fischio d'inizio attraversò la metà campo avversaria deserta spingendo in porta il pallone. Per preparare la farsa, il Nacional venne svuotato e ripulito in tre giorni; durante i quali la carneficina subì l'accelerata finale. Chi ha la memoria corta o è troppo giovane per ricordare, provi a immaginarsi prigioniero per due mesi sulle gradinate dell'Olimpico o di San Siro, con i militari che ti puntano le armi dal campo ed entrano in forze sugli spalti per scegliere i disgraziati da trascinare negli spogliatoi verso la morte. Provi a pensare al terrore quotidiano che il suo turno sia arrivato perché i capelli si sono allungati troppo.
(Condo' P Gazzetta dello Sport, 27 novembre 1998)
(FONTE peacelink.it)

LE ULTIME PAROLE DI ALLENDE
10:10 A.M.

sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui posso rivolgermi a voi.
La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Magallanes.
Le mie parole non contengono amarezza bensì disinganno.
Che siano esse un castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento: soldati del Cile, comandanti in capo titolari, l’ammiraglio Merino, che si è autodesignato comandante dell’Armata, oltre al signor Mendoza, vile generale che solo ieri manifestava fedeltà e lealtà al Governo, e che si è anche autonominato Direttore Generale dei carabinieri.
Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncerò!
Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo.
E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente.
Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza.
La storia è nostra e la fanno i popoli.

Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece.
In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.


Allende
Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini.
Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.
Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta.
Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere.
Erano d’accordo. La storia li giudicherà.
Dinanzi a tali fatti non posso dire che una sola parola ai lavoratori: io non (a questo punto la registrazione è confusa, si odono sempre più forti scoppi di bombe) ...al quale essi erano sottomessi.
Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più.
Non importa. Continuerete a sentirla. Starò sempre insieme a voi.
Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.
Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi.
Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.

Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.
Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi.
Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.


Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!


Queste sono le mie ultime parole (si odono ancora scoppi vicinissimi) e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento.

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