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sabato 7 novembre 2015

Pablo Neruda è Stato Assassinato



Il Cile ammette che Pablo Neruda potrebbe essere stato assassinato

Un documento ufficiale del ministero dell’interno cileno riconosce per la prima volta la possibilità che il poeta Pablo Neruda sia stato assassinato. Il testo sostiene che il premio Nobel per la letteratura del 1971 non è morto “a causa del cancro alla prostata di cui soffriva”, ma che “risulta chiaramente 
possibile e altamente probabile l’intervento di terzi”.

Neruda è morto alle 22.30 del 23 settembre 1973 nella clinica Santa María di Santiago.
 Aveva 69 anni. 

Poche ore dopo, doveva partire per il Messico. Dodici giorni prima, l’11 settembre, l’esercito guidato dal generale Augusto Pinochet aveva preso il potere e il presidente Salvador Allende si era "suicidato" nel suo ufficio del palazzo della Moneda. Erano già cominciate le persecuzioni contro gli oppositori e la maggior parte degli amici di Neruda erano finiti in prigione. Chi era riuscito a nascondersi, aveva chiesto asilo in altri paesi. Nei giorni del golpe, Neruda non era a Santiago, ma nella sua casa di Isla Negra, sulla costa. Si informava da radio e televisione e aveva programmato un viaggio a Città del Messico per raggiungere amici cileni fuggiti in esilio e denunciare a livello internazionale il regime militare appena installato nel suo paese. Il 19 settembre, però, è tornato nella capitale per essere ricoverato.

Queste circostanze e il momento della morte di uno dei più celebri oppositori alla dittatura militare hanno da sempre alimentato forti perplessità sulla versione ufficiale: il certificato firmato dal medico nel 1973 imputa il decesso alle metastasi del tumore alla prostata. Il caso è stato riaperto nel 2011, quando l’autista del poeta, Manuel Araya, ha detto che Neruda era stato ucciso. Il Partito comunista cileno ha presentato una denuncia e quindi i magistrati hanno cominciato ad indagare. L’8 aprile del 2013 è stato addirittura riesumato il cadavere, affinché una squadra di periti potessero esaminarlo. Allora, non erano state trovate tracce di veleno nel corpo.

Ma nonostante la diffidenza diffusa tra i cileni e varie rivelazioni uscite negli anni, è la prima volta che la versione fornita dal regime di Pinochet è contraddetta ufficialmente da un governo del Cile.

“Di fronte ai persistenti dubbi sulla causa della morte di Neruda – si legge nella nota di oggi del 
ministero dell’interno di Santiago – il governo, attraverso il suo dipartimento sui diritti umani [che 
appunto fa capo al ministero dell’interno] ha costituito due commissioni di esperti internazionali e 
interdisciplinari per produrre perizie che permettano di arrivare ad una conclusione scientifica”.

Il documento che raccoglie i risultati cui sono giunti questi periti è stato inviato il 25 marzo al magistrato che indaga sulla morte del premio Nobel. Protetto dal segreto istruttorio, il rapporto è arrivato al quotidiano spagnolo El País che lo pubblica oggi. Santiago ha subito confermato l’esistenza del documento e la sostanza del suo contenuto in un comunicato stampa: “Quello che oggi pubblica El País effettivamente fa parte di uno scritto che questo organismo ha mandato al giudice per le indagini preliminari Mario Carroza”.

Il giudice Carroza, interpellato dal giornale di Madrid, ha riconosciuto che i documenti dei periti del 
ministero portano a credere all’omicidio, ma che bisogna aspettare la fine delle indagini: “Noi abbiamo sempre pensato che ci fosse qualcosa di strano. Neruda aveva il cancro, ma non era in agonia e nemmeno in fase terminale. Eppure, quel 23 di settembre la sua malattia peggiorò di colpo e in sei ore è morto”.

Lo studio del ministero rivela che quel giorno al paziente “fu applicata un’iniezione o gli fu somministrato qualcosa per via orale che ha fatto precipitare la sua prognosi in appena sei ore”.

C’è un’altra novità, svelata dal giudice Carroza al quotidiano di Madrid: “Sto aspettando il risultato di un’ultima analisi scientifica. Nel corpo del poeta è stato trovato un batterio, il germe dello stafilococco dorato”. Secondo gli esperti consultati dal País si tratta di una sostanza che non si usa nei trattamenti contro i tumori e che, se alterata e somministrata in dosi massicce, può essere tossica e mortale.


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giovedì 11 settembre 2014

11 Settembre 1973 Santiago del Cile


Santiago del Cile, 11 Settembre 1973.
L'11 settembre che nessuno ricorda....L'11 Settembre 1973 cadeva sotto le bombe contro il palazzo de La Moneda, il presidente eletto dal popolo Cileno Salvador Allende, e con lui la 
"via cilena al socialismo". L'11 Settembre, le forze armate cilene guidate dal Generale Augusto Pinochet rovesciarono con l'aiuto americano il governo democraticamente eletto. 

 Poivennero le torture, le esecuzioni, il terrore...


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11 Settembre

Per non dimenticare...non solo le 3000 vittime dell'11 Settembre...ma anche i morti nella guerra seguente ...
Il film di Michael Moore spiega le vere ragioni sull'attentato del 11 settembre e chi sono i veri cospiratori della democrazia...






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domenica 24 novembre 2013

Cile, Camila Vallejo : Riprenderemo il Progetto di Salvador Allende


Vallejo: riprenderemo il progetto di Salvador Allende

 Parla la giovane deputata comunista cilena, protagonista delle lotte studentesche e ora simbolo della voglia di cambiare: una nuova Costituzione
Da poco tempo è diventata una deputata in Cile, Camila Vallejo è stata il simbolo delle lotte studentesche dal 2011, quando aveva attraversato il Paese sudamericano. Adesso è l'icona del cambiamento, rappresentato da un deciso cambio di rotta, con la coalizione progressista che si presenterà in netto vantaggio al ballottaggio.

La giovane deputata del partito comunista spiega i suoi progetti in un'intervista: «Ho sempre avuto fiducia nel lavoro fatto per strada. Siamo stati molto sul territorio, parlando faccia a faccia con le persone. Però il risultato ha superato le aspettative. Oggi il Cile si è svegliato e vuole cambiare. Questo va oltre la mia candidatura, ci sono gli altri deputati del Partito comunista o gli altri ex dirigenti universitari, i loro risultati sono tutti parte di questa voglia di cambiare».La Vallejo punta l'indice contro i retaggi della dittatura di Pinochet, ancora presenti nel Paese, assicurando però di essere convinta del cambiamento: «Prima nessuno parlava di una nuova Costituzione e adesso la riforma è una delle priorità. Non è possibile vivere con una Costituzione ereditata dalla dittatura militare solo perché non siamo stati capaci di modificarla. Riprenderemo il progetto di Salvador Allende, che è stato interrotto ma non sconfitto. La dittatura di Pinochet ha lasciato una profonda ferita che ancora non è stata sanata. Ora si tratta di recuperare quello che ci è stato tolto».

Alle critiche che adesso gli arrivano dal movimento studentesco, la Vallejo infine replica: "Questa è una caratteristica dei movimenti. Devono mantenersi indipendenti rispetto ai governi di turno. È proprio così che danno vita ai cambiamenti. Abbiamo bisogno di un Parlamento aperto alla partecipazione dei cittadini in generale".

leggi anche  http://cipiri.blogspot.it/2013/11/camila-vallejo-e-una-donna-politica-non.html

Camila Vallejo : È una Donna Politica non è una Velina


Camila Vallejo non è una velina.

 È una donna politica, ha idee e sa parlare ma, invece che da sue interviste,
 c’invadono di gallerie di foto

Non ricordo di aver visto gallerie di foto per neoelette deputate 
comuniste bulgare o sudafricane o svizzere. 

Cile, Camila Vallejo in Parlamento: la ‘pasionaria’ nella coalizione di Bachelet La leader dei movimenti studenteschi è stata eletta tra le file di Gioventù Comunista

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mercoledì 20 novembre 2013

Camila Vallejo : È una Donna Politica non è una Velina


Camila Vallejo non è una velina.

 È una donna politica, ha idee e sa parlare ma, invece che da sue interviste,
 c’invadono di gallerie di foto

Non ricordo di aver visto gallerie di foto per neoelette deputate 
comuniste bulgare o sudafricane o svizzere.

Cile, Camila Vallejo in Parlamento: la ‘pasionaria’ nella coalizione di Bachelet La leader dei movimenti studenteschi è stata eletta tra le file di Gioventù Comunista

In queste ore, da Repubblica al Fatto, tutto il mainstream sgomita per mostrare gallerie di foto della neodeputata comunista cilena Camila Vallejo. E’ evidente che l’unica cosa che interessa ai quotidiani non sia informare ma aizzare il voyerismo dei lettori mostrandone l’avvenenza. Altrimenti intervisterebbero la donna politica cilena per raccoglierne la storia, le idee, i progetti, la radicalità della militanza. Eppure sa parlare Camilla, ha idee ben chiare, milita in un partito che viene da lontano e ha avuto centinaia di martiri, uomini e donne, sa tenere discorsi pubblici e incantare il pubblico non col bel viso ma con le cose che ha da dire. Al contrario il nostro mainstream la umilia privandola di voce e la sbatte lì, come una velina qualsiasi, per racimolare qualche click accomunandola alla nostra triste tradizione politica, quella delle Nicole Minetti. Non è in parlamento perché è bella Camila Vallejo. Lei e i suoi colleghi sono in parlamento perché leader di un movimento di moltitudini che ha tenuto in scacco per un anno e mezzo il governo neoliberale e oggi chiede a Michelle Bachelet di rispettare i patti per un sistema educativo pubblico, efficiente e gratuito.

È vero, Camila è la “fidanzata d’America”, ricevuta insieme ad altri leader studenteschi cileni, come Karol Cariola, segretaria generale della gioventù comunista, anch’essa eletta ma non oggetto di gallerie, da tutti i principali dirigenti integrazionisti latinoamericani, da Fidel Castro a Hugo Chávez.

E’ stata definita la pasionaria delle manifestazioni studentesche cilene del 2011 e ora è diventata parlamentare. Camila Vallejo, 25 anni, ed ex presidente della Federazione Studentesca (Fech), è stata eletta tra le file di Gioventù Comunista che sostiene la coalizione Nueva Mayorìa dell’ex presidente socialista Michelle Bachelet, alla quale prima si opponeva.
 “Festeggiamo il trionfo nelle vie de La Florida!”, 
scrive la deputata sul suo account twitter 
che cita il distretto dove ha ottenuto il 43,66% dei voti.

leggi anche :  http://cipiri.blogspot.it/2013/11/cile-camila-vallejo-riprenderemo-il.html

Cile, Camila Vallejo : Riprenderemo il Progetto di Salvador Allende


Vallejo: riprenderemo il progetto di Salvador Allende

 Parla la giovane deputata comunista cilena, protagonista delle lotte studentesche e ora simbolo della voglia di cambiare: una nuova Costituzione ...

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mercoledì 12 settembre 2012

11 settembre 2001 : Ricordiamo le cose giuste?



Ricordiamo le cose giuste? 
11 settembre 2001: 2996 morti delle torri gemelle, 5.000 civili morti nel solo primo anno di guerra in Afghanistan dichiarata dall’America in seguito alla caduta delle torri gemelle.





Santiago del Cile, 11 Settembre 1973.

L'11 settembre che nessuno ricorda....L'11 Settembre 1973 cadeva sotto le bombe contro il palazzo de La Moneda, il presidente eletto dal popolo Cileno Salvador Allende, e con lui la 
"via cilena al socialismo". L'11 Settembre, le forze armate cilene guidate dal Generale Augusto Pinochet rovesciarono con l'aiuto americano il governo democraticamente eletto. 

 Poivennero le torture, le esecuzioni, il terrore.
Durante la dittatura militare venne attuata una forte repressione dell'opposizione, ritenuta un vero sterminio di massa, con l'uccisione di circa 3.000 oppositori politici - 2279 è la cifra ufficiale - su 130.000 arrestati in maniera arbitraria, e sistematiche violazioni dei diritti umani, anche se c'è chi sostiene che i morti furono invece 40.000, comprese le sparizioni forzate.
Il conto dei morti è sempre una cosa di cattivo gusto, come mettere in antagonismo due eventi cosi, come se il ricordo del '73 fosse di sinistra ed il 2001 di destra. Il problema è che spesso non si ricorda cosa avvenne in Cile e delle responsabilità dei governi occidentali in quel colpo di stato; per non scordare la visita di Giovanni Paolo II che si affacciò alla finestra con il criminale Pinochet.

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“Il nostro è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non
dimenticare” (Sciascia)

11 SETTEBRE, l'ultima vergogna,di Bush e Cheney



11 SETTEBRE: l'ultima vergogna


E’ stata l’ultima legge approvata dal parlamento americano nel 2010, e per un soffio ha rischiato di non farcela. Si tratta di un finanziamento di circa 4 milioni di dollari destinato ai soccorritori dell’11 settembre...

leggi tutto http://cipiri.blogspot.it/2011/01/11-settebre-lultima-vergognadi-bush-e.html

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giovedì 18 agosto 2011

Cile, rivolta studentesca degli indignados




Cile
rivolta studentesca degli indignados



Cile, rivolta studentesca degli indignados


Santiago del Cile – Una rivolta così non si vedeva dai tempi di Pinochet. Sono giorni e settimane calde quelle che si stanno vivendo in Cile. Negli ultimi tre mesi si sono registrate ben 9 mobilitazioni: a scendere in piazza sono gli studenti, stanchi di un sistema scolastico esclusivo ed elitario. Stufi di veder puntualmente frustrate e disattese le proprie richieste. Ma il malcontento degli indignados si sta allargando a macchia d’olio ad altri settori della società: nel mirino c’è sempre l’operato del reazionario e conservatore governo Piñera.

La rivolta studentesca



I rapporti fra studenti e governo sono tesi da sempre. Ma da quando è salito al potere il conservatore Sebastián Piñera la situazione è peggiorata. I giovani cileni chiedono da tempo un sistema educativo aperto a tutti e democratico, ma Palácio de La Moneda risponde picche. Anzi, inasprisce gli animi. Ad inizio luglio, il presidente ha annunciato la creazione di un fondo di 4mila milioni di dollari (pari a 2797 milioni di euro) per migliorare il sistema educativo, ma nella stessa proposta ha inserito il Gran Acuerdo Nacional por la Educación - l’accordo Gane -, i cui capisaldi avrebbero dovuto essere migliorare la qualità, l’accesso e il finanziamento dell’educazione superiore. Un correttivo palesemente insufficiente per un sistema ‘marcio’ dalle fondamenta. La diseguaglianza tra settore pubblico e privato, anche dopo questa manovra, rimarrebbe comunque abissale: le agevolazioni bancarie per gli universitari sono pressoché nulle, i trasporti carissimi e mal regolati, le municipalità hanno a disposizione fondi insufficienti per le scuole superiori mentre le scuole private non sembrano conoscere crisi.  Un male figlio della massiccia privatizzazione del settore, da sempre sponsorizzata dalla classe dirigente.

La mossa del governo si è tramutata nella classica goccia che fa traboccare il vaso, e così gli studenti, che sinora hanno ottenuto solamente le dimissioni del ministro dell’Istruzione Joaquín Lavín, sono scesi in piazza. O almeno ci hanno provato, visto che le forze dell’ordine hanno impedito che i giovani sfilassero per le vie cittadine con una marcia non autorizzata. Così, il 5 agosto scorso è scoppiata una vera a propria guerriglia in molti angoli del paese. 874 arresti e 90 carabinieri contusi è il bilancio della rivolta che ha paralizzato la capitale e coinvolto diverse città del Cile.

“Il comportamento del governo è stato inaccettabile – ha dichiarato Camila Vallejo, presidente della Fech, federazione studentesca cilena – e assolutamente in linea con le minacce continue a cui siamo sottoposti. Ho ricevuto minacce ripetute, chiamate al telefono di casa, con avvertimenti che mi avrebbero picchiata. Sono gruppi dichiaratamente di destra. È preoccupante e sento che in qualche modo stanno tartassando tutto il movimento, concentrandosi in particolare su di me“. E per spiegare le ragioni del malcontento aggiunge: “Riteniamo necessario che oggi il Governo riconsideri nuove misure concrete che permettano al Cile di arrivare a un sistema realmente più democratico, a carico dello Stato, gratuito e di qualità. Il Governo deve organizzarsi per dare una risposta concreta a queste esigenze, cosa che non ha fatto. E come se non bastasse il ministero dell’Interno osa reagire in modi assolutamente inaccettabili. Ha messo sotto assedio il centro di Santiago,violando diritti costituzionali come la libertà di riunione, di associazione, di transito negli spazi pubblici. È preoccupante“.

Il ritorno del “cacerolazo”



Le dichiarazioni della Vallejo esprimono un sentimento diffuso in ampi strati della società cilena. Il malcontento, infatti, si spinge al di là della ‘semplice’ rivolta studentesca: una simile mobilitazione non si vedeva da decenni. La gente è scesa in piazza sbattendo pentole e padelle, rispolverando il cacerolazo (da caserola, pentola), la forma di protesta che Argentina e Cile hanno imparato durante gli anni bui della dittatura. Giorni fa, gli autisti di autobus del trasporto pubblico hanno incrociato le braccia per un’ora e, spontaneamente, coloro che aspettavano alla stazione di partenza, hanno occupato la strada. Un gruppo di tassisti, per protesta contro l’aumento del prezzo dei carburanti, ha bloccato varie strade in varie città. I lavoratori delle due principali imprese minerarie del Paese si sono fermati senza autorizzazione per uno sciopero, chiedendo aumenti salariali, approfittando dell’aumento del prezzo del rame sui mercati mondiali.

Il clima instaurato dal governo destrorso, salito al potere grazie alle divisioni interne della Concertatión, sta soffocando il paese e allargando il gap già ampio tra il ceto medio-basso e l’elite. Il movimento di protesta si sta estendendo in dimensioni e natura delle richieste. Tra queste, sono entrate nell’agenda dei contestatori anche la ri-nazionalizzazione del rame e la riforma del trasporto pubblico nella capitale Santiago



http://www.mondoliberonline.it/cile-rivolta-studenti-indignados/5874/

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domenica 24 luglio 2011

Camila ha 23 anni e fa tremare il Cile , Tanto da far paura al presidente Sebastián Piñera



Camila ha 23 anni e fa tremare il Cile 

Tanto da far paura al presidente Sebastián Piñera


Giovane, bella e dotata di carisma politico. Camila Vallejo Dowling ha 23 anni e sta scalando le classifiche di popolarità in Cile. Tanto da far paura al presidente Sebastián Piñera. Camila non ha tempo per un fidanzato, perché sta guidando il movimento degli studenti cileni. Un movimento pronto alla politica.



Camila Vallejo Dowling ha 23 anni, due spettacolari occhi verde-azzurro e un piercing al naso. Al momento è la nemica numero uno del presidente del Cile Sebastián Piñera, il “Berlusconi cileno”. Se la popolarità di quest’ultimo è scivolata dal 70 per cento dell’exploit del salvataggio dei minatori (nell’ottobre dell’anno scorso) all’attuale 35 per cento, lo si deve anche a Camila. O meglio, alle proteste degli studenti cileni che stanno mettendo in ginocchio il governo e di cui lei rappresenta il volto. E che volto. «Devi sicuramente avere la coda, da qualche parte, qualche difetto devi pure averlo. Non è possibile che sia così bella e così intelligente, o mia dea», ha scritto uno delle migliaia di ammiratori sotto lo streaming in youtube in cui appariva una sua intervista alla Cnn. Camila spiegava, pacatamente ma con grinta, le ragioni della protesta ed esponeva le richieste degli studenti: scuola gratuita e di qualità, al posto di quella dispendiosissima e classista che esiste in Cile dai tempi della dittatura.

Fino a novembre dell’anno scorso era soltanto una studentessa della Facoltà di Geografia della Università del Cile, uno degli istituti più prestigiosi e barricaderi. Poi è stata eletta presidente della Fech, la Federazione degli Studenti dell’Università del Cile (la seconda donna presidente in 106 anni) e dopo qualche mese è diventata la leader della ribellione più massicia e straordinaria del dopo Pinochet. Da quattro mesi gli studenti cileni occupano circa settecento istituti, nell’ultimo mese hanno portato in piazza per ben tre volte duecentomila persone (non solo studenti ma anche famiglie e molti docenti) per chiedere una istruzione più equa. In Cile anche le università statali sono a pagamento, le rette sono tra le più alte dei Paesi dell’Ocse (fino a mille euro al mese), e per pagarle le famiglie sono costrette a contrarre debiti decennali a interessi esosi (si calcola che le spese per l’istruzione rappresentino il 40 per cento delle entrate di una famiglia di classe media).

L’investimento statale nell’educazione è sotto la media mondiale e si aggira intorno allo 0,84 per cento del Pil, dal sette per cento che era nel 1973. Le università private sono carissime e male organizzate, create a scopo di lucro benché la legge lo vieti. Ma è l’istruzione in generale a essere un disastro, che ripropone fin dalla prima età una rigidissima differenza in classi. Alle richieste degli studenti, il governo ha risposto con un progetto di legge che si chiama Gane e che prevede un innesto massiccio di denaro nell’istruzione, ma gli studenti lo hanno rifiutato perché non vogliono soldi ma una riforma strutturale.

Tanto hanno fatto che qualche giorno fa il Ministro de Educación, Joaquín Lavín, è stato spostato a un altro dicastero, e nel frattempo l’appoggio agli studenti da parte della gente è salito all’81 per cento, e dire che i cileni del dopo dittatura sono piuttosto restii alle proteste. Ma era difficile resistere all’appeal delle marce di questi indignados, un vero sfoggio di creatività e ironia. Più che marce, sembrano carnevali. Tremila ragazzi si sono esibiti per esempio nel balletto Thriller di Michael Jackson davanti al Palazzo della Moneda, per rappresentare il loro stato di esclusi nella società cilana. Decine di studenti hanno corso per 1.800 ore intorno al Palazzo del Governo, con una bandiera nera con su scritto Educación gratuita ahora, e alcune migliaia di coppie si sono baciate, in perfetta sincronia, per simboleggiare la passione con cui combattono per questa causa.

Per le strade sfilano carri allegorici e negli atenei occupati si organizzano maratone teatrali e spettacoli. Oltre che alla testa delle manifestazioni, con i capelli al vento e il suo megafono, Camila è sempre su tutti i media più autorevoli. Le chiedono della sua lotta e, qualche volta, della sua bellezza. Su quest’ultima glissa con fastidio. «Non ho scelto io il mio aspetto fisico, mentre ho scelto le ragioni della mia protesta». Il suo discorso ruota intorno al fatto che il Cile è un Paese ricco (gli indicatori macroeconomici segnalano la situazione più favorevole nella storia recente del Paese) e che l’istruzione è utile per l’intera comunità e dunque va finanziata con un aumento progressivo delle imposte, per esempio di quelle sull’estrazione del rame che rappresenta l’industria più importante del Cile.

Invitata al programma Tolerancia Cero dell’emittente Chilevision, l’hanno incalzata tre vecchie volpi della politica e della stampa. Lei aveva il solito piercing al naso e sembrava ancora più ragazzina ma si è difesa con freddezza e vigore. Citava dati e numeri e argomentava con la perizia di una veterana. Qualche ora dopo, lo streming del video era inondato da dichiarazioni d’amore.«Compañera Camila», diceva uno. «Sei tanto intelligente. Ma dovresti essere un po’ meno bella perché a questo modo capita che uno si distrae e non ascolta». Niente di nuovo. La sua pagina su fb ha più di 20.000 fans e i gruppi dedicati a lei sono decine. Spicca su tutti Yo tambien amo a Camila Vallejo. I post arrivano da tutta l’America Latina e oscillano tra la solidarietà politica e la devozione incondizionata.

Lei, intanto, non si scompone e va per la sua strada. «Non ho un fidanzato perché non ho tempo», ha dichiarato di recente. Anche la tesi di laurea ha deciso di rimandarla a tempi migliori. I politologi ne lodano l’intelligenza, la maturità politica e il carisma, ma anche l’intuito politico. «Questa ragazzina ha tutte la carte per diventare una grande leader», dicono in sintesi. Per moltissime ragazze in Cile è diventata un modello, un esempio di impegno e serietà fuori dalle logiche dei partiti benché lei sia comunista. Figlia di comunisti, Camila vive con i genitori nel quartiere modesto di La Florida, a Santiago. A 18 anni ha letto Bakunin ed è stata fulminata, spiega, dal modo in cui descriveva le strutture del potere. Qualche anno fa è entrata nella Gioventù Comunista e ancora oggi si considera soltanto l’espressione di una protesta che era comunque già pronta a esplodere. Di sicuro è un riferimento importantissimo per gli studenti, perché è decisa e non molla. Qualche giorno fa il presidente Piñera ha dichiarato che l’istruzione è un bene di consumo scatenando un vespaio nel Paese. Ma Camila non si è agitata. Vale per questa occasione quello che ha scritto, qualche tempo fa, nel suo blog: «Siamo disposti a non abbassare le braccia e continueremo a mobilitarci fino a quando non riceveremo la garanzia di impegni concreti, non inviti a dialoghi tra i sordi».

ML.



La giovane leader degli studenti cileni, e militante comunista, Camila Vallejo vive sotto scorta a causa delle numerose minacce di morte ricevute. La più clamorosa è venuta da Tatiana Acuña Selles, alta funzionaria del Ministero della Cultura, che in un post su Twitter ha rivolto alla ragazza la frase (già pronunciata dal dittatore Augusto Pinochet all'indirizzo di Salvador Allende) «se mata la perra y se acaba la leva» (ammazzare la cagna per sterminare la nidiata). 

leggi anche http://cipiri.blogspot.it/2013/11/cile-camila-vallejo-riprenderemo-il.html


Camila Vallejo : Riprenderemo il Progetto di Salvador Allende



Vallejo: riprenderemo il progetto di Salvador Allende

 Parla la giovane deputata comunista cilena, protagonista delle lotte studentesche e ora simbolo della voglia di cambiare: una nuova Costituzione
Da poco tempo è diventata una deputata in Cile, Camila Vallejo è stata il simbolo delle lotte studentesche dal 2011, quando aveva attraversato il Paese sudamericano. Adesso è l'icona del cambiamento, rappresentato da un deciso cambio di rotta, con la coalizione progressista che si presenterà in netto vantaggio al ballottaggio.

La giovane deputata del partito comunista spiega i suoi progetti in un'intervista: «Ho sempre avuto fiducia nel lavoro fatto per strada. Siamo stati molto sul territorio, parlando faccia a faccia con le persone. Però il risultato ha superato le aspettative. Oggi il Cile si è svegliato e vuole cambiare. Questo va oltre la mia candidatura, ci sono gli altri deputati del Partito comunista o gli altri ex dirigenti universitari, i loro risultati sono tutti parte di questa voglia di cambiare».La Vallejo punta l'indice contro i retaggi della dittatura di Pinochet, ancora presenti nel Paese, assicurando però di essere convinta del cambiamento: «Prima nessuno parlava di una nuova Costituzione e adesso la riforma è una delle priorità. Non è possibile vivere con una Costituzione ereditata dalla dittatura militare solo perché non siamo stati capaci di modificarla. Riprenderemo il progetto di Salvador Allende, che è stato interrotto ma non sconfitto. La dittatura di Pinochet ha lasciato una profonda ferita che ancora non è stata sanata. Ora si tratta di recuperare quello che ci è stato tolto». 



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IMAGO 

Termine introdotto da C.G. Jung (1875-1961), con riferimento a un’Imago ‘materna’, ‘paterna’, ‘fraterna’ e divenuto di uso comune in psicanalisi. Caratterizzata come ‘rappresentazione o immagine inconscia’, l’Imago è piuttosto uno schema immaginario, un prototipo inconscio che orienta in maniera specifica il modo in cui il soggetto percepisce l’altro, ne orienta cioè le proiezioni. Formatasi sulla base delle prime relazioni del bambino con l’ambiente familiare, l’Imago non va peraltro considerata come correlato di figure reali, ma presenta carattere fantasmatico; così a un’Imago genitoriale minacciosa e terribile possono corrispondere genitori reali estremamente miti...leggi tutto -

 Pagina delle IMAGO 

 http://mundimago.org/imago.html





Le 12 costellazioni dello Zodiaco, che si trovano lungo l'eclittica, 
e vengono quindi percorse dal Sole nel suo moto apparente sulla volta celeste durante l'anno ...QUI - http://www.mundimago.org/costellazioni.html



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