Le Carte Parlanti

Le Carte Parlanti
Mundimago
Visualizzazione post con etichetta Di Battista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Di Battista. Mostra tutti i post

sabato 30 novembre 2019

Di Battista il Picconatore

Non sono né di sinistra né di destra

Attacco contro Repubblica e i "Matthews" Renzi e Salvini
"Non sono né di sinistra né di destra" scrive in un lungo post su Facebook in cui esorta i grillini su conflitto interessi, Imu, Autostrade e Mes: "Accelerate! Gli altri seguiranno"

“Sono le mie idee, condivisibili o meno ma sono sempre le stesse”. In un lungo post su Facebook, Alessandro Di Battista ribadisce le sue convinzioni - dalla legge sul conflitto di interessi al recupero dell’Imu non versato dalla Chiesa, dalla nazionalizzazione delle Autostrade alla opposizione al Mes - smentisce quanti affermano che stia riportando il Movimento 5 stelle a destra e invita i rappresentanti di M5S ad accelerare su alcuni temi chiave.

“Io non sono né di destra e né di sinistra” afferma Di Battista, che si scaglia contro il quotidiano La Repubblica definendolo il “giornale più liberista d’Italia” 
e il rappresentante della “peggior destra conservatrice”.

Quella che odierebbe le nazionalizzazioni (non è un segreto che i Benetton abbiano foraggiato con pubblicità per anni La Repubblica), quella che odierebbe favorire l’entrata degli operai nella proprietà delle aziende in crisi, quella che odia Trump anche se è stato il Presidente, ad oggi, meno guerrafondaio dai tempi di Jimmy Carter e certamente più “pacifista” del premio Nobel per la Pace Obama, responsabile, insieme a Sarkozy, Napolitano e Berlusconi della guerra in Libia che ha provocato morti e destabilizzazione oltre che l’avanzata del fondamentalismo islamico.

Secondo Di Battista, ad esempio, i liberal di oggi “cercano di rifarsi una coscienza parlando di ambiente” con “ipocrite e banali prese di posizione liberiste che vogliono far pagare i danni ambientali ai poveri cristi e non a chi inquina davvero”. Un esempio è lo sponsor alle “grandi opere inutili” da parte dei “giornaloni della pseudo-destra o della pseudo-sinistra in perfetta sintonia con i “Matthews” (Renzi e Salvini, i “Matthews”, sono incredibilmente simili, sulla politica economica, sulle privatizzazioni e sulla politica estera la pensano allo stesso identico modo). Ma su tutto questo le battaglie non si fanno o si fanno solo di facciata”.

Di Battista esorta M5S ad avere il “coraggio di scagliarsi contro il falso ambientalismo abbracciando proposte concrete quali il telelavoro”, anche nella P.A.; di combattere “contro le nuove forme di corruzione” che oggi foraggia la politica e ne detta la linea attraverso “le consulenze e le conferenze”, con una legge sul conflitto di interessi. 

Io non so come finiranno le inchieste sulla fondazione renziana Open. Ma il punto è politico. Nel 2016 Alberto Bianchi, ex-Presidente di Open (grande amico di Renzi e piazzato dal rottamatore dell’etica politica nel CDA di ENEL) ha ricevuto consulenze da centinaia di migliaia di euro dal gruppo Toto, il gruppo che gestisce le autostrade A24 e A25. Poco dopo Bianchi ha versato centinaia di migliaia di euro alla Fondazione Open, fondazione che, a quanto pare, metteva a disposizione di politici renziani carte di credito. Ma la questione centrale è un’altra. Nel 2017, il governo Gentiloni, controllato di fatto da Renzi che oltre a vari ministri piazza la Boschi come numero 2 a Palazzo Chigi, fa un bel favore al gruppo Toto: un abbuono di 121 milioni di euro per la concessione dell’autostrada dei parchi. È lecito pensare che il gruppo Toto abbia di fatto elargito centinaia di migliaia di euro alla fondazione Renziana (passando attraverso la consulenza ad Alberto Bianchi) per poi vedersi restituito il favore dal governo Gentiloni? Magari è ancora legale questa roba (vedremo l’inchiesta), ma è vomitevole.

Come sarebbe vomitevole scoprire che il senatore semplice di Scandicci, Impruneta, Signa e Lastra a Signa, riceva compensi da parte dei sauditi. Ormai Renzi sta più a Riad che a casa sua. Perché ci va? Partecipa a convegni? Fa l’ospite d’onore nelle conferenze sulle armi? Riceve denaro per questo? Sarebbe gravissimo che un senatore della Repubblica italiana fosse pagato da un paese straniero. Non sarebbe un palese conflitto di interessi?

Di Battista invita i pentastellati: “Accelerate! Soprattutto adesso. Luigi lo sta facendo e lo sostengo per questo. Accelerate sul conflitto di interessi, sulla nazionalizzazione di autostrade, sulla commissione di inchiesta sul finanziamento ai partiti, sul recupero dell’Imu non versato dagli istituti religiosi”. Facendo così renziani e Pd seguiranno, perché 2se si dovesse andare ad elezioni adesso, non solo prenderebbero meno voti di Calenda ma molti di loro perderebbero l’immunità parlamentare e mai come ora credo ne abbiano bisogno...”




.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.


venerdì 20 aprile 2018

Berlusconi è il Male Assoluto


Sondaggio : 
Emg Acqua per Cartabianca ha chiesto a circa duemila italiani 
se fossero d'accordo con la definizione 
che l'esponente del Movimento 5 Stelle sull'ex Cavaliere.

Berlusconi è il male assoluto come dice Di Battista



Una definizione di Alessandro Di Battista su cui è stato chiesto il parere degli italiani. È quanto fatto da Emg Acqua in un sondaggio per Cartabianca, la trasmissione Rai di Bianca Berlinguer. Oggetto? Silvio Berlusconi, definito dall’esponente del Movimento 5 Stelle come “il male assoluto“. I risultati sono sorprendenti. La domanda posta a circa duemila intervistati era la seguente: “Di Battista del Movimento 5 Stelle ha definito Berlusconi ‘il male assoluto’. Lei quanto è d’accordo con questa affermazione?”. Bene: per il 50,6 per cento delle persone intervistate la risposta è stata “Molto”, mentre solo il 2 per cento ha detto “Per nulla“. In mezzo ci sono il 28,1 per cento che ha detto “abbastanza” e il 10,6 per cento che ha risposto 
“Poco“. L’8,7 per cento, infine, si è trincerato dietro un “non so”.

Più politica la seconda domanda, strettamente legata all’attuale mancanza di un esecutivo. “Se non si dovesse trovare un accordo tra le forze politiche, lei sarebbe favorevole ad un governo di altro profilo istituzionale con il sostegno di tutti i partiti?”. Alla domanda di Emg Acqua, il 25,1 per cento dei circa duemila italiani intervistati si è detto favorevole, mentre il 43,3 per cento si è dichiarato contrario. I “non so” sono stati il 32,6 per cento.



Non è questione di disprezzo personale. 
Certo, c’è anche quello per un uomo ricco sfondato che per passare il tempo non trovava di meglio che organizzare festini con ragazzine dell’età delle sue nipoti negli scantinati della sua dimora e che ha fatto della Menzogna e dell’Inganno una Filosofia di Vita Pubblica e Privata. Non è neanche questione di Ribrezzo Politico. Certo, c’è anche quello per un personaggio che ha umiliato per anni la nostra Repubblica costringendola ad occuparsi dei suoi processi personali e delle sue aziende sfruttando un conflitto di interessi da terzo mondo. Non è neanche questione di rivalità partitica. Certo, c’è anche quello ma dopo un quarto di secolo il programma politico di Forza Italia lo conosciamo a memoria, è sempre lo stesso, difendere gli interessi di Mediaset e tener fuori il suo padrone dalla galera, una farsa che reggeva quando era al trenta percento e quando Renzi stava al gioco e i tempi sono cambiati. 
Non è neanche una questione penale. 
Certo c’è anche quello ma si sa che in Italia finiscono in Galera solo i poveri cristi. 
Lo Stato deve fermare il delinquente
Berlusconi ha sempre usato il suo potere politico ed i suoi soldi per impedire alla giustizia di fare il suo corso e alla fine se l’è cavata con decine di Prescrizioni, Multe e con una Condanna ai Servizi Sociali. E allora perché lo Stato deve fermare questo delinquente naturale, come lo definiscono i giudici? Lo deve fermare per ragioni di decenza, igiene e tenuta democratica. Lo deve fermare perché Berlusconi è un traditore dello Stato. A dirlo sono i Giudici. L’unica condanna di Berlusconi è per una gigantesca Evasione Fiscale. Per aver cioè truffato lo Stato con l’aggravante di averlo fatto anche mentre ricopriva la carica di premier. E grazie a questa condanna definitiva è decaduto da senatore e diventato non eleggibile. Lo Stato ha cioè ritenuto e ritiene ancora 
Berlusconi indegno di far parte del Parlamento. 


Che Berlusconi sia quindi “disonorevole” lo dice la legge, non i suoi nemici politici. Ma c’è di più. Berlusconi è riuscito a star fuori dalla galera barando, ma le sentenze dei suoi processi certificano un’infinità di fatti infamanti che dovrebbero impedire a chiunque anche solo di avvicinarsi allo Stato. Dalle sentenze, risulta come Berlusconi abbia corrotto giudici, testimoni, forze dell’ordine, politici e quant’altro per sottrarsi alla Giustizia. Ha cioè ancora una volta ingannato lo Stato corrompendo perfino servitori dello Stato. Ma c’è di più. Dalle sentenze è stato certificato come Berlusconi abbia addirittura stretto un patto con la mafia e l’abbia pagata per anni in cambio di protezione. È cioè sceso a patti col nemico numero uno dello Stato, con l’organizzazione criminale che lo Stato lo vuole distruggere.  Ma c’è di più. Nella complicità dei vecchi partiti come il Pd che con un personaggio del genere hanno governato, nell’impossibilita della Giustizia di punirlo per i suoi crimini, nell’inerzia delle istituzioni che gli hanno permesso addirittura di fare campagna elettorale col suo nome nel simbolo pur essendo Ineleggibile (e qualcuno un giorno dovrà spiegare come è stato possibile), ci hanno pensato i cittadini il 4 marzo a reagire scatenando un vero e proprio tsunami che ha travolto un sistema marcio e complice e succube di Berlusconi. 


Forza Italia – nonostante l’enorme potere economico e mediatico alle spalle – è stata battuta dalla Lega e clamorosamente umiliata dal Movimento 5 Stelle che i soldi li restituisce e aveva contro la stampa intera. Un urlo impetuoso in nome del cambiamento che almeno Mattarella non può ignorare. Le pagliacciate di Berlusconi al Quirinale, il suo ruolo nelle consultazioni e lo spazio che gli viene concesso dalle macerie del vecchio sistema, sono una umiliazione inaccettabile per tutti i cittadini che hanno espresso nelle urne una inequivocabile voglia di voltare pagina. 
Almeno ora, su mandato popolare, lo Stato deve reagire e 
fermare quel Delinquente in nome della dignità della nostra democrazia.
Scritto da : Tommaso Merlo



LEGGI ANCHE
SILVIO EVASORE FISCALE ED INELEGGIBILE

.
Previsioni per il 2018






.

sabato 14 aprile 2018

Di Battista non ha avuto parole morbide per Berlusconi e Salvini



Quali conseguenze per il M5s?
Alla fine del secondo giro di consultazioni, 
il Movimento aspetta gli sviluppi nel centrodesta. 
E tra le ipotesi c'è anche quella di scegliere per l'opposizione.

Luigi Di Maio era convinto di portare al Capo dello Stato i "passi in avanti fatti". E invece il secondo giro di consultazioni, chiuso con lo stallo 'certificato' da Sergio Mattarella, non ha fatto registrare progressi e anzi sembra mettere in un vicolo cieco i due protagonisti Luigi Di Maio e Matteo Salvini.
Entrambi, a chiare lettere, hanno espresso la volontà di dar vita ad un governo M5s-Lega ma lo scoglio continua ad essere lo stesso: Silvio Berlusconi. Che rappresenta un ostacolo insormontabile per i 5 stelle, oggi più che mai dopo la 'battutaccia' di ieri.
In ambienti M5s, secondo quanto viene sottolineato, si aspetta che sia il leader del Carroccio a 'strappare' dal Cavaliere e si lascia filtrare che la linea pentastellata resta la stessa: nessun passo indietro sulla premiership e netto No a Forza Italia e al Cavaliere. Alessandro Di Battista torna a lanciare i suoi 'strali': "Io dico no a Forza Italia e dico no a Berlusconi. Forza Italia è Berlusconi, è un partito padronale ed è l'emblema del berlusconismo, di quello spirito che ha pervaso e contaminato questo Paese dell'illegalità e della distruzione morale".
"Berlusconi emblema dell'illegalità, Salvini come Dudù"
Ma non è tenero nemmeno con Salvini a dimostrazione che una certa irritazione nei confronti del leader leghista serpeggia tra i 5 stelle: "Salvini ieri sembrava Dudù - attacca l'ex deputato M5s - lui muoveva la bocca, ma era un ventriloquo, a parlare era Berlusconi". Per poi insinuare: "Salvini dovrebbe avere il coraggio di staccarsi, ma forse non può farlo, magari non sappiamo alcune cose" ha aggiunto, "si parla di fideiussioni, quattrini dati alla Lega, non lo so...".
In questo momento comunque tutte le ipotesi sono prese in considerazione in attesa che il presidente della Repubblica comunichi, probabilmente i primi giorni della prossima settimana, la sua decisione. Un preincarico o un mandato esplorativo, forse. Tra i nomi che giravano per un pre incarico c'era anche quello di Giancarlo Giorgetti, il leghista fedelissimo di Salvini: un nome che non è circolato a caso, viene sottolineato, e che non troverebbe l'ostilità dei pentastellati - almeno così sembra - anche se ad oggi Di Maio non rinuncia al suo ruolo di candidato premier.
L'ipotesi incarico istituzionale
E se Mattarella desse un incarico istituzionale alla presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati? Da M5s si ribadisce la massima fiducia nel capo dello Stato e quindi nelle scelte che riterrà opportune. Come dice il deputato M5s Manlio Di Stefano su Fb: "Fortunatamente il presidente Mattarella sta agendo al meglio delle sue prerogative e questo, alla fine, porterà a una soluzione per il nostro paese che veda il Movimento 5 Stelle al governo, così come ribadito dagli elettori il 4 marzo".
Di fatto, i pentastellati fanno i conti con tutti gli scenari possibili, anche con il rischio di essere relegati di nuovo al ruolo di opposizione. Del resto, secondo quanto viene ribadito, i 5 stelle non voterebbero mai per un governissimo e quindi se venissero 'fatti fuori dai giochi', questo il ragionamento di alcuni grillini, "sarebbe peggio per gli altri perché alle prossime elezioni aumenteremmo ancora di più il nostro consenso elettorale". Ragionamento analogo si fa dentro la Lega: qui, secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari, la convinzione è che non si troverebbero i numeri per dare la fiducia ad un governo tecnico o di tutti.
"E anche se li trovassero, durerebbero al massimo uno o due anni e poi li spazzeremmo via" sostiene qualcuno tra i leghisti, facendo riferimento a Pd e Forza Italia. Nel Carroccio, del resto, c'è chi pensa che adesso tocchi a Forza Italia fare qualcosa - entro martedì, prima che Mattarella faccia la sua mossa istituzionale - e ipotizza anche un possibile riposizionamento di una parte importante di FI.
Nessuno sembra temere un ritorno al voto 
In ogni caso, sia i leghisti che i 5 stelle dicono di non temere un ritorno al voto: che non si chiede - viene puntualizzato - ma che sarebbe affrontato, come extrema ratio, con la certezza che la prossima tornata elettorale premierebbe entrambi riducendo il peso, già minore, delle altre forze politiche. "Noi non abbiamo nessun paura di andare al voto" hanno ripetuto spesso i 5 stelle pur ribadendo, allo stesso tempo, l'esigenza di non lasciare il paese nel caos e di dargli un governo politico nel pieno dei suoi poteri.
La capogruppo M5s alla Camera, Giulia Grillo, ribadisce su Fb che "la situazione in Siria, gli importanti impegni europei dei prossimi mesi, le esigenze dei cittadini italiani: tutto questo richiede un governo serio che si metta a lavorare subito. Basta a governi che pensano solo a risolvere le proprie dinamiche interne e concentrati su se stessi ma che non risolvono i problemi dei cittadini italiani".
Quindi, insiste: "è necessario far partire un governo del cambiamento e noi siamo pronti". Quella di oggi è stata una giornata di silenzio per Di Maio che questa mattina è andato a visitare i box della Formula E all'Eur - senza l'usuale cravatta, 'solo' giacca blu e camicia bianca - e non ha voluto rispondere alle domande dei cronisti sulla politica. Poi alla Camera, un pranzo veloce in buvette e successivamente un lungo colloquio, in un bar nei pressi di Montecitorio, con il giudice Rosario Salvatore Aitala, eletto alla Corte penale internazionale e già consigliere per gli affari internazionali dell'ex presidente del Senato Pietro Grasso.
Domani Di Maio assisterà alla tappa romana della Formula E, poi domenica sarà a Verona alla manifestazione di Vinitaly, nello stesso giorno in cui sarà presente Salvini. Ci potrebbe essere un incontro tra i due? Da fonti M5s garantiscono di no, nessun faccia a faccia previsto. E in ambienti parlamentari c'è chi ironizza: "Non mi sembra che la fiera del vino sia il luogo ideale per parlare di programmi di governo...".

LEGGI TUTTO SULLO SHOW FATTO DA BERLUSCONI

.
Previsioni per il 2018






.

lunedì 25 marzo 2013

India e i sottufficiali italiani Latorre e Girone

Figuraccia internazionale e, come al solito, nessun responsabile

Lo scorso 17 luglio la nave della Marina Usa Rappahannock, appena al largo dello Stretto di Hormuz, è stata avvicinata da pescherecci indiani.
In una copia esatta dell’incidente che ha portato al tormentato caso dei sottufficiali italiani Latorre e Girone. Dopo avere dato gli stessi segnali di ricognizione dei marò, i militari americani hanno aperto il fuoco uccidendo un pescatore indiano e ferendone gravemente altri tre. Il governo del premier indiano Singh ha espresso «profonda tristezza», il governo americano ha inviato «condoglianze». Nessun graduato americano è stato fermato, interrogato, tratto in arresto o processato in India. L’ambasciatore di Washington non è stato fermato o ha visto negata l’immunità internazionale diplomatica, Washington e Nuova Delhi sanno che le acque dell’Oceano Indiano sono zona ad altissima tensione, tra pirati, terroristi, crescente influenza di Pechino. La vicenda — triste e tragica - è stata chiusa subito, tra due nazioni amiche. Il caso della Rappahannock è, ripetiamo, identico nella meccanica a quello in cui sono rimasti uccisi i pescatori Ajesh Binki e Gelastine: ma tra India e Stati Uniti niente ombre.
Se, davanti al disastro del ritorno dei sottufficiali del San Marco in un’India ora infuriata per il doppio voltafaccia del nostro governo il lettore riflettesse, «Beh l’India tratta l’America con maggiore rispetto dell’Italia, diverso peso nel mondo» sbaglierebbe. Perché nella discussione che da più di un anno divide due Paesi di solito amici, due democrazie, due tra le culture più antiche del pianeta, India e Italia, nessuno ricorda mai che la Marina Militare di Sri Lanka, non certo una flotta da paura, ha ucciso negli ultimi anni 500 (cinquecento) pescatori indiani, ferendone migliaia, sequestrando pescherecci e attrezzature senza che i diplomatici mai venissero presi in ostaggio, i militari di Sri Lanka processati, che i governi montassero la propaganda etnica e populista.
All’Italia gli indiani non hanno concesso quel che concedono agli Usa e a Sri Lanka. Chiunque, gli indiani per primi sulla loro difficile frontiera atomica con Cina e Pakistan, si occupi di zone militari a rischio sa che gli incidenti sono frequenti, dolorosi, inevitabili. E che la diplomazia serve dopo, a non farli degenerare in aggressività. Ma sull’Italia le autorità indiane, con passione militante le locali, riluttanti le nazionali, hanno deciso di puntare i piedi. Volevano una prova di forza che, agli occhi dell’inquieta opinione pubblica della sterminata democrazia e sulla scena mondiale dove la nuova India cerca prestigio, desse loro credibilità. Gliel’abbiamo data con ingenuità, l’hanno stravinta.
Il governo Monti era, nel difficilissimo febbraio del 2012, distratto da mille altri impegni e ha delegato la gestione al ministro Terzi e al suo vice De Mistura: due esperti diplomatici, abituati però dal loro mestiere a cercare sempre la conciliazione, il negoziato, lasciando poi che semmai la rottura, il pugno sul tavolo, sia sbattuto dai politici. Solo che, stavolta, «i politici» erano loro. E dall’incuria con cui i sottufficiali sono stati fatti scendere dalla nave Enrica Lexia, che proteggevano, alla conduzione casual del negoziato, le offerte di fiducia all’India non sono mai state contraccambiate. Nessun processo per gli americani che hanno fatto vittime tra i pescatori a Hormuz, abitudine rassegnata alle vittime quotidiane della Marina di Sri Lanka, inflessibili con gli uomini del San Marco.
L’opinione pubblica italiana ha ignorato Latorre e Girone. Qualcuno, a destra, ha provato a strumentalizzarli in campagna elettorale, altri a sinistra, specie sul web, li hanno considerati «assassini». In generale indifferenza, «abbiamo ben altro a cui pensare». Poi, mentre l’esperienza del governo Monti si avvia al crepuscolo, l’irrigidimento, «i marò non tornano a casa», figuraccia internazionale che almeno avrebbe schermato i militari da un processo umiliante.
Qui l’India ha trasformato una ragione in torto, violando il diritto internazionale da Grozio in avanti, la Convenzione di Vienna e mettendo in pratica agli arresti il nostro ambasciatore Mancini, reo di avere fatto il suo lavoro: garantire il proprio governo. Il premier Singh poteva cacciarlo, non fermarlo. A questo punto pressioni economiche, l’Italia è quarto partner europeo in India, dove operano oltre 400 nostre aziende, e il silenzio europeo, con Lady Ashton, ministro degli Esteri che ha fatto da Ponzio Pilato azzittendo l’Ue, hanno fatto capire a Roma che dall’estrema mollezza si passava a
una grinta assurda. Invece di «vedere» il bluff di New Delhi, trattare, fare altre concessioni, si rimandano i due militari Latorre e Gfrone, da soli, a fronteggiare l’ira indiana e a pagare le colpe della nostra inanità diplomatica.
Storia triste, l’Italia ne esce male, l’India vince la mano ma non riuscirà a ripetere con partner meno fragili il colpo riuscito con l’Italia.
Fedeli alla disciplina militare Latorre e Girone tornano in India. Chi resta, tranquillo, in Italia dovrebbe riflettere sulla disciplina politica, economica, civile, diplomatica che ci servirebbe per essere rispettati nel mondo globale come gli Usa o almeno come Sri Lanka. I due pescatori indiani, i due militari italiani a processo in un tribunale ora ostile, con il presidente della Corte Suprema che anticipa il verdetto annunciando di non fidarsi più degli italiani, sono vittime. Tutti gli altri troveranno
una scusa per pensare ad altro, destra, centro, sinistra, Grillo. Povera Italia.


La Stampa

-



.  .

-

CONDIVIDI

Share

FEED

Subscribe

MI PIACE

Share

popolarita del tuo sito

widgets

members.internetdefenseleague

Member of The Internet Defense League

Add

disattiva AD BLOCK

Questo blog è autogestito Sostienici

Visualizzazioni totali

seoguru