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martedì 3 aprile 2018

Anche Salvini ha usato i soldi che hanno messo nei guai Bossi


Secondo il settimanale "l’attuale leader della Lega" ed "anche Maroni" avrebbero utilizzato parte dei 48 milioni di euro per cui sono finiti sotto accusa il Senatur e Belsito. Lo dimostrerebbero le carte del partito tra la fine del 2011 e il 2014, denuncia esplosiva de L'Espresso.

Stando alla inchiesta di Giovanni Tizian e Stefano Vergine  pubblicata da L’Espresso anche Matteo Salvini avrebbe utilizzato i soldi per cui sono finiti nei guai Bossi e Belsito. E come lui Roberto Maroni. “Gli eredi del Senatùr sostengono di non aver visto un euro di quegli oltre 48 milioni  - fa presente il settimanale  - ma i documenti ottenuti da L’Espresso" dimostrerebbero che "esiste un filo diretto tra la truffa firmata dal fondatore e i suoi successori”.

Secondo L’Espresso (testualmente) “tra la fine del 2011 e il 2014, infatti, prima Maroni e poi Salvini hanno incassato e usato i rimborsi elettorali frutto del reato commesso dal loro predecessore. E lo hanno fatto quando ormai era chiaro a tutti che quei denari rischiavano di essere sequestrati”.

L'accusa
Per meglio comprendere occorre tornare al 5 aprile del 2012, allorché, "a poche ore dalla perquisizione della Guardia di Finanza nella sede di via Bellerio, a Milano, il Senatur si dimette da segretario del partito. A metà maggio molti giornali riportano che a essere indagato non è solo il tesoriere Francesco Belsito, ma anche il fondatore della Lega Nord Umberto Bossi. Si parla ovviamente del reato di truffa ai danni dello Stato in relazione ai rimborsi elettorali".

L'elezione di Maroni
Il 1 luglio “Maroni viene eletto nuovo segretario del partito. E quattro mesi dopo, il 31 ottobre, passa per la prima volta alla cassa. Come certifica un documento inviato dalla ragioneria del Senato alla Procura di Genova, quel giorno l’attuale governatore della Lombardia riceve 1,8 milioni di euro. È il rimborso che spetta alla Lega per le elezioni politiche del 2008, quelle vinte da Berlusconi contro Veltroni. Il primo di una lunga serie. Da qui in poi a Maroni verranno intestati parecchi bonifici provenienti dal Parlamento”, scrive L’Espresso.

In questo modo – si legge sul settimanale – alla fine del 2013, al termine del mandato di segretario, Maroni  aveva “ricevuto 12,9 milioni di euro. Tutti rimborsi relativi a elezioni comprese tra il 2008 e il 2010, quando a capo del partito c’era Bossi e a gestire la cassa era Belsito. Insomma, proprio i denari frutto della truffa ai danni dello Stato”.

Con Maroni le cose non cambiano, “solo le cifre”, precisa il settimanale diretto da Tommaso Cerno. Intanto l’inchiesta procede. A giugno del 2014 arrivano le richieste di rinvio a giudizio. Si chiede il processo per il Senatur. “Un mese e mezzo dopo, il 31 luglio – riporta l’inchiesta de L’Espresso - Salvini incassa 820mila euro di rimborsi per le elezioni regionali del 2010”.

La costituzione di parte civile
Eppure dopo aver messo in saccoccia gli oltre 800 mila euro, "Salvini e la Lega si costituiscono parte civile contro i compagni di partito. I nuovi – fa notare il settimanale – sono dunque consapevoli della provenienza illecita del denaro accumulato sotto la gestione di Bossi. Ma il 27 ottobre Salvini fa qualcosa che appare in netta contraddizione con quella scelta: ritira altri soldi. Questa volta la somma è piccola, poco meno di 500 euro: l’ultima tranche di rimborso per le elezioni regionali del 2010”.

Due giorni dopo l’ultimo prelievo Salvini avrebbe ricevuto persino una lettera dall’avvocato di Umberto Bossi. “Ti diffido dallo spendere quanto da te dichiarato corpo del reato”, si leggerebbe nella stessa.

"Un mese dopo essersi dichiarato con gli altri responsabili del partito vittima di una truffa Salvini fa marcia indietro e ritira la costituzione di parte civile davanti al giudice. Successivamente tuttavia, lui e Maroni, vengono meno al patto di non belligeranza e danno mandato all’avvocato di procedere con la costituzione di parte civile".

Uno “smacco a Bossi, a cui poco dopo segue un altro colpo di scena – precisa L’Espresso - . A novembre durante l’udienza preliminare contro B&B, l’avvocato Aiello ritira l’atto di costituzione. In pratica la Lega non chiede più i danni per la truffa. Un’idea di Salvini con una particolare motivazione ufficiale: “Non abbiamo né tempo né soldi per cercare di recuperare soldi che certa gente non ha”.

Una ritirata strategica per rappacificare le opposte fazioni ed evitare rivelazioni scomode. Soprattutto in merito ai soldi lasciati in cassa da Bossi, quelli finiti al centro delle inchieste di tre procure?

I bilanci
I bilanci della Lega dicono “che le cose andavano molto meglio, almeno dal punto di vista finanziario, quando al comando c’era Bossi. Con lui i bilanci degli ultimi anni si sono infatti chiusi sempre in positivo. Le cose cambiano nel 2012, quando arriva Maroni: per la prima volta la Lega chiude i conti in rosso, con una perdita di 10,7 milioni di euro. L’anno seguente, il primo interamente firmato da Bobo, le cose vanno persino peggio: il bilancio evidenzia una perdita di 14,4 milioni. Colpa della diminuzione dei rimborsi elettorali e del calo delle donazioni private, si legge nei resoconti padani”. Inoltre, nonostante i dipendenti diminuiscano, i costi sostenuti dalla Lega aumentano, fa notare il settimanale.

Perché allora si sono spesi tanti soldi in avvocati? I bilanci non lo spiegano, ma un documento ottenuto da L’Espresso, un contratto datato 18 aprile 2012, aiuterebbe a comprendere.

“Bossi si è dimesso da due settimane e il Carroccio è retto dal triumvirato Maroni-Dal Lago-Calderoli. Sono loro ad affidare la consulenza legale allo studio Ab di Domenico Aiello. Nel contratto si specifica che la consulenza riguarderà proprio i procedimenti penali che coinvolgono Bossi e i rimborsi truccati. Si tratta delle indagini in corso a Milano, Napoli, Genova e Reggio Calabria, ciascuna segnalata con il relativo numero di fascicolo”.

I bilanci spiegano anche “perché oggi i conti del partito sono a secco. E quale la strategia scelta per evitare il sequestro effettivo dei soldi. Nel 2015, quando è Salvini a comandare, la ricchezza della Lega cala, infatti, vistosamente. Il patrimonio netto passa da 13,1 milioni dell’anno precedente a 6,7 milioni. Il motivo è spiegato chiaramente nella relazione sulla gestione finanziaria: i soldi del partito sono stati trasferiti alle sezioni locali, 13 in tutto, dotate nel frattempo di codici fiscali autonomi”. I magistrati comunque sequestrano le ricchezze del Carroccio.

La questione singolare
Anche se c’è una questione singolare da risolvere. “Il tribunale di Genova, di recente, ha deciso di bloccare il sequestro – spiega L’Espresso - I giudici hanno annunciato di aver congelato poco meno di 2 milioni. Eppure, come detto, alla fine dell’anno scorso sui conti della Lega c’erano 4,3 milioni. Mancano dunque all’appello oltre 2 milioni. Possibile che la Lega li abbia spesi in questo 2017. O anche che siano stati trasferiti su altri conti. Un’ipotesi, questa, impossibile da verificare. Perché “Noi con Salvini”, il movimento creato tre anni fa dal nuovo leader del Carroccio per conquistare il Centro-Sud, non ha mai pubblicato un bilancio”.

"I bossiani non dimenticano"
"Per Salvini comunque  – notano gli autori dell’inchiesta - non si prospetta vita facile. I bossiani non dimenticano. E i mal di pancia iniziano a diventare veri e propri tumulti silenziosi. Pare che siano persino pronti a muoversi autonomamente per le prossime elezioni politiche. Cosa che potrebbe portar via al novello Alberto da Giussano una forza valutata sul 2-3 per cento”.

L'attacco del M5S
La bomba lanciata da L'Espresso viene ripresa dal M5S. "A due anni dalla prima denuncia del Movimento 5 Stelle, emerge sempre più con forza che anche Salvini e Maroni hanno utilizzato parte dei 48 milioni di euro pubblici frutto della truffa orchestrata da Umberto Bossi e l'ex tesoriere Belsito, entrambi già condannati per la vicenda 'Tanzania & diamanti'", scrive il M5s sul blog di Beppe Grillo in un post rivolto a Salvini e Maroni: "Toc, toc. Vi ricordate di quando avete utilizzato i soldi pubblici rubati da Bossi e Belsito? Parliamo di un partito, la Lega, che mentre gridava Roma ladrona in 20 anni ha incassato oltre 180 milioni di euro di finanziamento ai partiti-rimborsi elettorali. Il tutto senza mai rinunciare ad un solo privilegio o tagliarsi stipendi. Nelle Regioni come in Parlamento".

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I CONTI SEGRETI DI SALVINI


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martedì 16 febbraio 2016

Sanità in Lombarda e Appalti Truccati




Sanità lombarda, appalti truccati: 
arrestato Rizzi, braccio destro di Maroni

 Tra gli arrestati l’autore della riforma della Sanità lombarda. Al centro l’imprenditrice Maria Paola 

Canegrati, definita dalla Procura di Monza la principale indagata

Il presidente della commissione Sanità della regione Lombardia, il leghista Fabio Rizzi, è stato arrestato martedì 16 febbraio 2016 nell’ambito dell’indagine “Operazione Smile”. Rizzi è uno dei leghisti più vicini a Roberto Maroni, tanto che il presidente lombardo gli ha affidato  uno dei compiti più importanti dell’attuale consiliatura, la redazione della riforma sanitaria regionale. Ex sindaco di Besozzo, cittadina che si trova vicino a Varese che è stata uno dei primi comuni conquistati dalla Lega Nord negli anni novanta, Rizzi è diventato consigliere regionale nel 2013 dopo esser diventato senatore nel 2008. Secondo le agenzie Fabio Rizzi è stato sottoposto a misura cautelare per l’indagine “Smile”. Stando a una nota dei Carabinieri, nel corso delle indagini sono stati ricostruiti episodi corruttivi nei confronti di 10 soggetti investiti di funzioni pubbliche, condizionamenti nell’aggiudicazione e nello svolgimento di appalti indetti da Aziende Ospedaliere della Lombardia, nonchè analoghe ingerenze nelle procedure di contrattazione con importanti strutture sanitarie private accreditate con il Sistema Sanitario Nazionale per quanto riguarda gli appalti nel settore odontoiatrico, effettuati da un gruppo imprenditoriale. Oltre a Rizzi, che di professione fa il medico anestesista, sarebbe stata arrestata anche la moglie.


Ancora arresti nella Sanità lombarda. Ancora imprenditori e politici accusati di corruzione. Dopo gli 
scandali San Raffaele e Maugeri, ai tempi dell’allora giunta guidata da Roberto Formigoni, e l’arresto dell’ex assessore Mario Mantovani, le manette stavolta colpiscono il numero uno del Carroccio nella 
sanità lombarda, il presidente della Commissione regionale Sanità ed ex senatore leghista Fabio Rizzi. Varesino, braccio destro del governatore Roberto Maroni, Rizzi è il padre della nuova riforma della Sanità in Lombardia approvata lo scorso agosto. L’inchiesta «Smile» condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Milano ha visto martedì mattina l’esecuzione di 21 ordini di custodia cautelare (9 in carcere, 7 ai domiciliari e 5 con obbligo di firma) emessi dal gip del Tribunale di Monza, su richiesta della Procura, per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbata libertà degli incanti e riciclaggio. Tra gli arrestati anche Valentino Longo, imprenditore vicino allo stesso Rizzi. Ai domiciliari le mogli di Rizzi e Longo: a loro era intestato il 50% delle quote di società odontoiatriche aperte insieme all’imprenditrice 55enne Maria Paola Canegrati, arrestata, definita dalla Procura di Monza la principale indagata nell’ inchiesta. Fu lei a finanziare interamente la campagna elettorale di Rizzi. Le indagini, avviate nel 2013, vertono su un giro d’affari per oltre 400 milioni di euro.

Servizi odontoiatrici
L’indagine «Smile» ha consentito di ricostruire come un gruppo imprenditoriale abbia turbato in proprio favore l’aggiudicazione di una serie di appalti pubblici — banditi da diverse Aziende ospedaliere per la gestione, in outsourcing, di servizi odontoiatrici - corrompendo i funzionari preposti alla gestione delle gare. È stato il componente di un collegio sindacale di un’azienda ospedaliera lombarda a far partire le indagini della Procura di Monza. «Sono quattro gli imprenditori che si sono aggiudicati importanti gare d’appalto per la gestione dei servizi odontoiatrici nel territorio lombardo, su cui ha indagato il Nucleo investigativo di Milano - spiega il Comandante Provinciale dei carabinieri di Milano, colonnello Canio Giuseppe La Gala -. Le gare di appalto pubbliche venivano vinte illecitamente da questo gruppo con la complicità di undici funzionari pubblici. Gli arresti sono stati eseguiti prevalentemente nelle province di 
Milano, Monza, Como, Bergamo e Varese».

Vincevano tutti gli appalti
Le indagini, svolte dal Nucleo Investigativo di Milano ed avviate nell’autunno del 2013, hanno riguardato il servizio di gestione di ambulatori odontoiatrici. Il tutto era nelle mani di un gruppo imprenditoriale con sede ad Arcore (Odontoquality), vincitore della pressoché totalità degli appalti. Dall’indagine sono emersi funzionari pubblici di diverse Aziende Ospedaliere che, corrotti dalle imprese fornitrici dei servizi sanitari, hanno reso loro favori illeciti nella gestione delle pratiche di loro competenza; corruttori che hanno beneficiato dell’aggiudicazione di importanti appalti pubblici truccati o di altre prestazioni illecite, accaparrandosi i proventi di un giro d’affari complessivo stimato in circa 400 milioni di euro dal 2004 ad 
oggi; un consigliere della Regione Lombardia ed un componente del suo staff che hanno garantito, con il loro appoggio strategico, le condizioni per far perdurare l’esistenza del «sistema» clientelare. 

La ricerca della necessaria «copertura politica» da parte dell’imprenditrice al vertice del gruppo, Maria Paola Canegrati, si è tradotta in un interessato connubio tra i livelli imprenditoriale e politico, dando vita ad una associazione per delinquere responsabile della commissione di molteplici reati contro la pubblica amministrazione.

L’imprenditrice e i favori
Dominus del «gruppo» Maria Paola Canegrati, amministratrice del complesso sistema societario che, 
nel corso degli anni, ha potuto procurarsi «attraverso turbative d’asta, la corruzione di Mario Longo, 
imprenditore e Fabio Rizzi e di funzionari pubblici che si occupavano della gestione dei servizi di 
odontoiatria affidati in service ai privati dalle singole aziende ospedaliere e alle forniture per i medesimi servizi». Rizzi e Longo, scrivono gli inquirenti, «nelle rispettive qualità, il primo di consigliere Regionale e presidente della Commissione Sanità e Politiche Sociali del Consiglio Regionale, il secondo di appartenente allo staff del primo con incarichi pubblici nell’ambito dell’odontoiatria, abusando dei propri 
ruoli e poteri, inducevano i funzionari pubblici preposti alla gestione dei servizi di odontoiatria e alle 
forniture odontoiatriche dell’aziende Ospedaliere della Regione, nonché gli amministratori delle strutture private e private convenzionate della Regione, a favorire nell’indizione delle gare d’appalto o nella scelta del contraente privato le società riconducibili alla Canegrati». In particolare per quanto riguarda due gare d’appalto bandite dagli Istituti Clinici di Perfezionamento (del 2015, da 45 milioni di euro) e dall’Ospedale di Circolo di Busto Arsizio (del 2014, da 10 milioni di euro); -Longo e Rizzi avrebbero ricevuto un finanziamento per a campagna elettorale per le regionali del febbraio 2013 e una tangente da 50.000 euro (pagata in contanti grazie all’intermediazione
 di un soggetto accusato di riciclaggio).

MENTRE SALVINI TUONA CONTRO LA MAGISTRATURA, 
ed elogia LE BUFFONATE DI MUSSOLINI


 VENGONO ARRESTATI 
FABIO RIZZI ( AIUTO DI MARONI) CON LA MOGLIE ED ALTRI VENTI LEGHISTI PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, RICICLAGGIO E TURBATIVA DI ASTA NEL SETTORE DELLA SANITA' LOMBARDA CHE MANEGGIA INTERESSI MILIARDARI.
E COSI' NASCE UN PALASPORT NELLA PICCOLA ADRO E VENTI MILIONI VANNO A VARESE INTERESSATA ALLA ELEZIONE DEL SINDACO.
AZZERATA OGNI CIFRA PER L'EDILIZIA SCOLASTICA E LA CULTURA.

Nella finanziaria del Pirellone spuntano 600mila euro per il Palasport del piccolo comune di Adro e oltre venti milioni di euro per la città-vetrina di Varese, dove in primavera ci saranno le elezioni. Mentre vengono azzerati i fondi per l’edilizia scolastica e la cultura
e mentre della riforma della sanità lombarda, un settore che muove interessi miliardari. 

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mercoledì 4 novembre 2015

Matteo Salvini e Roberto Maroni Restituiscano 59 Milioni allo Stato



Truffa sui finanziamenti elettorali, la Lega nei guai Richiesta di risarcimento
 per 59 milioni di euro

Camera e Senato alla Lega: "Truffa sui rimborsi, restituite allo Stato 59 milioni"

Dal processo che riprende oggi a Genova contro l'ex amministratore del Carroccio e contro il Senatur, spuntano carte inedite che chiamano in causa anche Salvini e Maroni

Truffa contro Bossi e Belsito sui rimborsi elettorali della Lega: Camera e Senato presentano al partito di Salvini il conto da restituire allo Stato. Non più "solo" 40 milioni, come conteggiato dai magistrati, bensì 59 milioni. Dal processo che riprende oggi a Genova contro l'ex amministratore del Carroccio e contro il Senatur, spuntano carte inedite depositate dal Parlamento che dimostrano che una parte di quei rimborsi elettorali truffaldini sono stati incassati dalla Lega anche dopo il "movimento delle scope" del 5 aprile 2012 che aveva defenestrato Bossi.

“Le condotte truffaldine contestate agli imputati – si legge nella citazione di Camera e Senato contro la Lega -, proprio nella fase di certificazione ed attestazione della corretta e conforme gestione economica e patrimoniale del partito politico in coerenza con la funzione che la nostra carta Costituzionale gli affida per la determinazione della vita politica nazionale, ove confermate all’esito della verifica dibattimentale, sono state tali da aver arrecato inequivocabilmente un gravissimo danno al prestigio ed alla immagine delle Istituzioni parlamentari ed alla stessa essenziale funzione
 svolta dalle stesse”.

Complessivamente, nel periodo in cui la segreteria leghista è stata retta da Roberto Maroni, nelle casse dei lumbard sono stati versati dal Parlamento quasi 13 milioni oggetto della truffa, e 820mila euro durante la segreteria Salvini. Ma al di là di quanto sia l'importo, che fine hanno fatto quei milioni di euro che, secondo l'accusa, Bossi e Belsito hanno ottenuto da Camera e Senato falsificando i rendiconti delle spese elettorali? Perché, se il governatore della Lombardia e l'attuale segretario sapevano della truffa (Salvini s'è addirittura costituito parte civile), hanno continuato a incassarli, e, soprattutto, a spenderli, visto che la Lega è stata costretta a licenziare il personale per essere rimasta senza un euro in bilancio?

A proposito di dove siano finiti i quaranta o i cinquantanove milioni oggetto della truffa, i documenti depositati nel processo genovese rivelano uno scontro all'ultimo sangue tra leghisti. Bossi, per voce del suo avvocato Matteo Brigandì, chiede a Salvini la restituzione dei 40 milioni che la procura ritiene il corpo del reato della truffa elettorale. Il 29 ottobre del 2014, il legale di Bossi invia al segretario leghista una lettera dai toni affabili ("Caro Matteo....". "Un abbraccio padano"), ma dal contenuto al vetriolo. Lettera presente tra i documenti processuali. Bossi ha lasciato in bilancio un attivo da 41 milioni: "Sono certo - scrive, sarcastico, il legale di Bossi - che mai verrà dalla Lega adoperato anche per il futuro un solo euro da questa detenuto e da questa stessa dichiarato (con la costituzione di parte civile, ndr) corpo di reato".

"Tenterò ogni conciliazione - aggiunge il legale Brigandì alludendo alle costituzioni di parte civile di Camera e Senato - sul presupposto della vostra disponibilità a rendere quanto da voi dichiarato come prezzo della truffa aggravata, prezzo presente nelle vostre casse". "Quindi - conclude l'avvocato di Bossi, ben sapendo che tutti i soldi sono stati spesi - ti diffido dallo spendere quanto da te stesso considerato come corpo di reato".

La coppia Bossi-Brigandì è consapevole della portata devastante che questa lettera, inviata a Salvini, possa avere sul processo: il Senatur e il suo legale vogliono che i giudici valutino se aver incassato i soldi oggetto della truffa costituisce concorso nel reato e, averli spesi, ricettazione. La difesa di Bossi, a questo punto, sembra essere quella (fatti di dovuti distinguo) di Sansone: che muoia Bossi, ma con tutti i (segretari) leghisti. Almeno quelli che gli hanno fatto la guerra.

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giovedì 23 aprile 2015

Expo 2015: Maroni Fece Assumere due Conoscenti



Expo 2015: Maroni Fece Assumere due Conoscenti

Contratti a termine in Expo2015 spa e in Eupolis.

Inchiesta su Maroni, i pm: "Nelle telefonate del suo braccio destro, la prova delle pressioni su 'mandato' del governatore lombardo per far avere contratti di collaborazioni a due Conoscenti."

Avrebbero esercitato "pressioni" per far ottenere indebitamente contratti a tempo determinato a due persone ritenute a vicine a Maroni, Mara Carluccio, in passato sua collaboratrice al ministero dell'Interno, e Maria Grazia Paturzo.

Nel dettaglio, Maroni e Ciriello avrebbero dato "indebite utilità economiche" a Carluccio e Paturzo - si legge nell'avviso di garanzia - "non essendo riusciti a collocarle nello staff del presidente, in quanto la loro assunzione sarebbe stata soggetta ai controlli della Corte dei Conti sulla Regione". Ciriello, "manifestando che tale era il desiderio del presidente Maroni - si sostiene - richiedeva e otteneva da esponenti di Eupolis un contratto conclusivo al fine esclusivo di garantire a Carluccio una indebita utilità economica pari a 29.500 euro annui. Inoltre, otteneva "da esponenti di Expo 2015, anche per il tramite di 'Obiettivo lavoro temporary manager', un contratto concluso al fine esclusivo di garantire a Paturzo, una indebita utilità economica pari alla somma di 5.417 euro mensili (per la durata di due anni)". 

La società Expo, in una nota, ha chiarito che l'assunzione di Paturzo è stata fatta su indicazione del gabinetto del presidente della Regione per curare alcuni progetti, tra cui i tour promozionali di Expo a livello internazionale e nelle province lombarde.

Sul fronte politico al governatore è arrivata la "piena fiducia" e "solidarietà" degli assessori della sua giunta e dei capigruppo della maggioranza (in diverse note congiunte), oltre a quella della coordinatrice lombarda di Forza Italia, Mariastella Gelmini. Mentre Pd e Patto civico hanno espresso "preoccupazione" per la "pletora di notizie su irregolarità nelle nomine" (il riferimento indiretto è anche al contratto alla moglie di Matteo Salvini da parte dell'assessorato al Welfare). E il Movimento 5 Stelle ha 'prenotato' la richiesta di dimissioni nel caso in cui le accuse contro Maroni fossero confermate. 

Da Palazzo Lombardia la voce dell'ex ministro dell'Interno è arrivata solo attraverso una nota, diffusa a metà pomeriggio. Al centro dell'inchiesta, ha chiarito Maroni, vi sono "due contratti a termine per persone che svolgono, con mansioni diverse, attività quotidiana di supporto della Regione Lombardia dalla sede di Roma". "La loro attività - ha continuato - è finalizzata alla ottimizzazione e alla efficienza della macchina organizzativa in vista dell'evento Expo. In particolare, una figura professionale ha un preciso scopo di raccordo tra la RegioneLombardia e la società Expo, mentre l'altra, di provata esperienza professionale, ha un ruolo di consulenza delle diverse tematiche organizzative legate a Expo". "Sono, ribadisco, sereno e fiducioso che le cose verranno al più presto chiarite", ha concluso Maroni.

Nel fascicolo sulle presunte irregolarità nei contratti a termine per due ex collaboratrici, le intercettazioni delle telefonate di Giacomo Ciriello, capo segreteria in Regione, con funzionari Expo ed Eupolis

Tra le presunte prove a carico di Roberto Maroni ci sarebbero numerose telefonate nelle quali il capo della sua segreteria, Giacomo Ciriello, parlando con funzionari di Expo 2015 e Eupolis, ente della Regione, avrebbe fatto pressioni su 'mandato' del governatore lombardo per far avere contratti di collaborazioni a due professioniste.

E' quanto emerge dagli atti dell'inchiesta della Procura di Busto Arsizio, che vede indagati il presidente del Pirellone e il suo stretto collaboratore con l'accusa di induzione indebita in relazione ai lavori assegnati alle due donne che sono state anche collaboratrici dell'esponente della Lega quando era ministro.

Per tutto il pomeriggio nell'ambito dell'indagine, coordinata dai pm Eugenio Fusco e Pasquale Addesso, è stata sentita come testimone Maria Grazia Paturzo, scelta il 21 novembre 2013 per una collaborazione per due anni a oltre 5.000 euro al mese con Expo 2015. In relazione a questo contratto sono state messe a verbale le dichiarazioni di due funzionari della società e quelle del commissario unico per l'Esposizione universale, Giuseppe Sala, il quale ascoltato come teste avrebbe fornito chiarimenti utili per gli inquirenti. 

I magistrati sono convinti di aver trovato, anche con le testimonianze di questi giorni, riscontri importanti sul presunto 'pressing' indebito che Ciriello avrebbe esercitato sui funzionari per conto di Maroni. Tra l'altro, in una informativa del Noe datata 9 luglio, sarebbero contenute molte conversazioni intercettate in cui il capo della segreteria del Pirellone avrebbe richiesto l'assegnazione di quei lavori.

Ciriello ha ricevuto un invito a comparire da parte dei pm che lo avevano già convocato. Poi, per un disguido, l'appuntamento è stato rimandato e i magistrati lo attendevano mercoledì 16, ma lui non si è presentato per rispondere. "Non era atteso per oggi", ha comunicato il suo legale, avvocato Domenico Aiello, anche legale di Maroni. Il difensore ha spiegato che concorderà con la Procura un'altra possibile data per un eventuale interrogatorio. I pm sono anche pronti a convocare a breve Maroni, il quale ha sempre ribadito la regolarità delle procedure su quei due contratti e la sua estraneità alle accuse.

Verifiche da parte degli investigatori intanto sono in corso in merito all'ipotesi che i contratti siano fittizi. Su quello ottenuto da Mara Carluccio con Eupolis, in particolare, ci sarebbe stato secondo l'accusa un "accordo" tra più soggetti. Gli inquirenti stanno cercando capire se le due donne hanno effettivamente fornito le prestazioni previste nei documenti (in un contratto si parla di ricerche sulla "alimentazione") a fronte dei compensi ricevuti.

da : http://milano.repubblica.it/

 "Al novantesimo minuto, a 9 giorni dall'inaugurazione,  Maroni sostituisce nel cda di Expo Marazzi con il suo uomo di fiducia Domenico Aiello, avvocato difensore del governatore nell'indagine sulle assunzioni illegittime di due dipendenti", lamenta il Movimento 5 stelle Lombardia, in una nota. "Ormai non ci sorprendiamo piu' di niente. Dato che non ci sono motivi apparenti di merito, che nel gioco delle nomine in Regione Lombardia non ci sono mai stati, non ci resta che pensare che Maroni abbia un secondo fine - sostiene il capogruppo M5s al Pirellone, Dario Violi -. Ci chiediamo quali motivi portino, a pochi giorni dall'inaugurazione di Expo, a decidere una nomina meramente politica, senza le opportune valutazioni sulle competenze richieste dal ruolo". "Ora, in tutta fretta, - conclude - ha piazzato la sua bandierina leghista anche in Expo, dimostrando per l'ennesima volta la sua continuita' con il sistema 'formigoniano': ancora una volta Maroni fa rima con Formigoni".

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“Il lavoro gratuito è fuorilegge in Expo per la semplice ragione che non rientra nelle fattispecie del volontariato previste e autorizzate dalla legge 266 del 1991 e confermate da importanti sentenze della magistratura. Expo non è una organizzazione no profit e i volontari non agiscono per ragioni di solidarietà sociale . Essi dovrebbero essere lavoratori retribuiti a tutti gli effetti, compresi quelli previdenziali e non basta un accordo sindacale per violare la legge”

Di seguito trovi l'esposto che denuncia la società Expo 2015 spa e Cgil-Cisl-Uil quali firmatari dell’accordo del 23.7.2013 che prevede l’utilizzo di 18.500 lavoratori reclutati come “volontari”:

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lunedì 16 gennaio 2012

Bossi voleva licenziare Maroni





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Lega Nord - Mafia e Cosentino .
Il nuovo spot elettorale dopo aver lasciato libero Cosentino 

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L'azienda di famiglia Bossi voleva licenziare Maroni. 

Che tempo che fa 15 01 2012

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Leghisti sotto choc Radio Padania.

Ma non sanno che Bossi è

SOTTO CONTRATTO 

di Berlusconi ?

Nel 2000 Bossi e Berlusconi avrebbero firmato un patto di ferro dal notaio, che prevedeva il salvataggio del Carroccio sull'orlo della bancarotta da parte del Cavaliere, che in cambio acquisiva la titolarità del simbolo della Lega. - http://cipiri.blogspot.com/
2011/10/
silvio-si-e-comprato-la-lega.html

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