Le Carte Parlanti

Le Carte Parlanti
Mundimago
Visualizzazione post con etichetta minimo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta minimo. Mostra tutti i post

martedì 4 febbraio 2014

Subito il reddito minimo garantito



La Camera dei Deputati ha approvato una mozione, presentata da Sinistra Ecologia Libertà, 
che "impegna il governo ad introdurre il reddito minimo garantito" nel nostro Paese. 
L'unico, assieme alla Grecia, ad esserne sprovvisto in tutta Europa.

Nel frattempo i dati Istat mostrano un Paese in ginocchio, la crisi che morde la carne viva delle persone, dove povertà e precarietà sono diventate le fondamenta del nostro tempo. Il tasso di disoccupazione è a livelli altissimi, il 12,7%, la disoccupazione giovanile è oltre il 40%, il resto dei giovani è per la maggior parte precario e senza diritti. Vi sono milioni di lavoratori e lavoratrici che una volta perso il lavoro non hanno più nessuna fonte di reddito e possibilità di rientrare nel mondo del lavoro, oltre 9 milioni di persone vivono nell'area della sofferenza, i giovani Neet, coloro che non studiano e non lavorano perché non vedono in essi strumenti per il futuro, sono oltre 2 milioni. Una sofferenza sociale inaudita che non viene intercettata da queste "sorde intese", incapaci di mettere in campo misure adeguate sul lavoro, la precarietà, il disagio generazionale.

Un Paese che sta crepando. E che non ha bisogno di perdere diritti su diritti, ma di un nuovo sistema di welfare, universale, che estenda tutele e diritti acquisiti a coloro cui vengono negati. Il diritto dei giovanissimi ad avere un reddito di formazione che renda uguali per tutti i punti di partenza; il diritto dei giovani a uscire dalla marginalità e a scegliere il proprio futuro al di fuori dei ricatti; il diritto delle persone oggi fuori dal mercato del lavoro e della formazione a non soccombere sotto il peso dell'annientamento, ma ad avere uno strumento per ricominciare; il diritto alla dignità per chi vive al di sotto della soglia di povertà; il diritto di essere indipendenti dai propri genitori e la possibilità di diventare genitori a propria volta, perché la paternità e la maternità non possono essere un lusso; il diritto dei liberi professionisti, dei ricercatori, degli intermittenti dello spettacolo, dei lavoratori atipici, dei free-lance, dei mille arcipelaghi in cui è frazionato oggi il mondo del lavoro a non essere divorati dalla fragilità esistenziale e, spesso, dalla povertà.

Sono loro, non solo l'Europa, a chiederci di istituire subito un reddito minimo come diritto inalienabile di ogni individuo. Che tecnicamente passa per l'erogazione di un beneficio monetario - Sel ha proposto 600 euro al mese a tutti coloro (inoccupati, disoccupati, precariamente occupati) che non superano gli 8.000 euro annui - e reddito indiretto, cioè beni e servizi, come fanno tutti i Paesi d'Europa, per garantire una dignità di vita e una possibilità di futuro. Rivoluzionando il mercato del lavoro, il sistema professionale, facendo diventare i centri per l'impiego non l'ultimo tentativo con la sorte, ma dei centri efficienti, dove si incrociano domanda e offerta di lavoro.

In un Paese in cui il 10% della popolazione detiene il 50% delle ricchezze, il reddito minimo rappresenta una misura decisiva per l'uguaglianza e un fattore anticiclico rispetto alla crisi che, redistribuendo risorse, aiuta a rimettere in moto i consumi e l'economia, diminuendo così gli squilibri sociali e reddituali. Non solo. Parte dei soldi rimessi in circolo torna nelle casse dello Stato sotto forma di tasse e imposte indirette, alimentando un meccanismo virtuoso.

Si tratta di uno strumento che lenisce il dramma della povertà e garantisce un minimo di autonomia e libertà di scelta: aiuterebbe una generazione a compiere scelte non dettate dalla condizione economica della propria famiglia e ad avviare un percorso di crescita formativa, professionale e di vita con una minima rete di protezione sociale. Il reddito minimo è anche un argine contro il lavoro nero, il lavoro sottopagato e la negazione delle professionalità e della formazione acquisita. Perché significa in buona sostanza non vendersi sul mercato del lavoro alle peggiori condizioni possibili. Per questo è uno strumento fondamentale di lotta antimafie, perché sottrae manovalanza al ricatto della criminalità organizzata.

Alla Camera giacciono 3 proposte di legge, una di parlamentari del Pd, una dei parlamentari di Sel e un'altra dei parlamentari del M5S. Di fronte alla richiesta esplicita del Parlamento che vincola il governo ad agire, ora non ci sono più scuse, milioni di persone non possono più aspettare. Perché la povertà, la disoccupazione e la precarietà hanno bisogno di risposte concrete, non di slogan e nemmeno di elemosina. Caro Renzi, caro Grillo, lo facciamo subito?


.

.
leggi tutto sullo zodiaco
.
leggi anche 



NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://www.mundimago.org/carte.html


GUARDALE QUI SOTTO CLICCA
LA FOTO


.

.
. Bookmark and Share .

giovedì 24 ottobre 2013

Sel presenta la proposta per un reddito minimo garantito


Sel presenta la proposta per un reddito minimo garantito!

Sinistra Ecologia Libertà ha presentato a Roma presso la Sala Stampa di Montecitorio la proposta di istituzione del Reddito Minimo Garantito nel nostro Paese. Alla conferenza stampa erano presenti oltre al presidente di Sel Nichi Vendola, il coordinatore della segreteria nazionale Ciccio Ferrara, i capigruppo di Camera e Senato Loredana De Petris e Gennaro Migliore, da Titti Di Salvo e Marco Furfaro.

Una proposta che è il frutto di un lavoro importante e impegnativo realizzato dalla società civile. Essa è stata discussa in decine e decine di assemblee pubbliche ed ha trovato il consenso di oltre 50.00 elettori e di oltre 170 tra associazioni, comitati e forze politiche. Si tratta di una legge di iniziativa popolare che, per ragioni unicamente tecniche, non ha assunto tale veste formale in Parlamento e che i deputati e le deputate di Sinistra Ecologia Libertà condividono e hanno presentato alla Camera. Con quest’ atto vogliamo valorizzare l’importante lavoro di così tante associazioni e cittadini, vogliamo seguire la Costituzione -la via maestra- che richiede il rafforzamento del contributo della società civile e vogliamo rappresentare l’impegno di SEL a favore del reddito minimo garantito. In sede Parlamentare, in occasione della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione ordinaria del Consiglio dell’Unione europea del 27 e 28 giugno 2013, Sel ha presentato una risoluzione che chiedeva al Governo di proporre l’introduzione di un sistema continentale di reddito minimo garantito cofinanziato dagli Stati Europei, ricordando che il 21 ottobre 2010 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sul «reddito minimo nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa.

VIDEO

Per un reddito minimo garantito

La presente proposta è il frutto di un lavoro importante e impegnativo realizzato dalla società civile. Essa è stata discussa in decine e decine di assemblee pubbliche ed ha trovato il consenso di oltre 50.00 elettori e di oltre 170 tra associazioni, comitati e forze politiche. Si tratta di una legge di iniziativa popolare che, per ragioni unicamente tecniche, non ha assunto tale veste formale in Parlamento e che i deputati e le deputate di Sinistra Ecologia Libertà condividono e presentano oggi alla Camera. Con questo atto vogliamo valorizzare l’importante lavoro di così tante associazioni e cittadini, vogliamo seguire la Costituzione -la via maestra- che richiede il rafforzamento del contributo della società civile e vogliamo rappresentare l’impegno di SEL a favore del reddito minimo garantito. In sede Parlamentare, in occasione della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione ordinaria del Consiglio dell’Unione europea del 27 e 28 giugno 2013, abbiamo presentato una risoluzione che chiedeva al Governo di proporre l’introduzione di un sistema continentale di reddito minimo garantito cofinanziato dagli Stati Europei, ricordando che il 21 ottobre 2010 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sul «reddito minimo nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa». Siamo convinti che, in attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Carta di Nizza), il reddito minimo sia un diritto sociale fondamentale, destinato a fungere da strumento di protezione della dignità della persona e della sua «possibilità di partecipare pienamente alla vita sociale, culturale e politica.

Vi è fin troppo nota per doverla ricordare in questa sede la condizione di profonda crisi in cui tuttora versa la società italiana. Gli ultimi rilevamenti dell’Istat ci hanno restituito ancora una volta un’immagine drammatica: sono 2,8 milioni i lavoratori precari, la disoccupazione è prossima ormai alla soglia inaudita del 12%, con punte che sfiorano il 40% tra i più giovani, tra i disoccupati solo 1 su 4 riesce a trovare un lavoro, sempre più spesso precario, entro un anno (dati Bankitalia, novembre 2011). I furti dei generi di prima necessità nei supermercati sono aumentati del 7,8% nell’ultimo anno (dato tratto dal “Barometro dei furti nella vendita al dettaglio” a cura del Centre for Retail Research, ottobre 2011). Si aggiunga a tutto questo l’emergere di continui scandali nella gestione delle risorse pubbliche (ammonta a 60 miliardi ogni anno il costo della corruzione, secondo la Corte dei Conti), e la perdurante incapacità dei poteri pubblici di agire in modo convincente sul fronte dell’evasione fiscale (l’Agenzia delle Entrate stima l’evasione fiscale in misura pari a 120 miliardi annui). Il mix esplosivo tra crisi economica e impoverimento di massa da un lato, e corruzione e ingiustizie sociali dall’altro, rende sempre meno differibile l’avvio di un’operazione di importante redistribuzione delle risorse.

La presente proposta di legge, istitutiva del reddito minimo garantito, si propone di porre un argine alla spirale di declino che sta avviluppando il Paese in modo sempre più grave. La proposta, modellata sugli schemi di tutela del reddito presenti nella maggior parte dei Paesi europei e rispettosa delle indicazioni in materia del Parlamento europeo, prevede un sostegno ai soggetti disoccupati, precariamente occupati o in cerca di prima occupazione pari a 600 euro mensili, oltre integrazioni in beni e servizi a carico delle Regioni. Il beneficiario del reddito minimo garantito è tenuto ad accettare eventuali proposte di impiego, purché le stesse siano effettivamente compatibili con la carriera lavorativa pregressa del soggetto e con le competenze, formali o informali, in suo possesso. Sono infine previste delle deleghe al Governo per la fissazione di un salario minimo orario e per il riordino degli ammortizzatori sociali e della spesa assistenziale in genere, allo scopo di rendere l’insieme del welfare italiano coerente con la nuova misura di garanzia dei minimi vitali. I proponenti auspicano che da tale iniziativa possa finalmente scaturire per l’Italia una riforma da lungo attesa, adatta a fornire tutela al cittadino nell’epoca della crisi e della così detta “produzione flessibile”. Da troppo tempo il nostro Paese attende che vengano corrette le drammatiche carenze di un sistema di protezione sociale incapace di offrire protezioni adeguate ai soggetti più esposti ai rischi di esclusione sociale: giovani, donne e lavoratrici e lavoratori precari primi fra tutti.

La Commissione europea ci esorta da anni a combattere quella che definisce la “segmentazione“ del nostro mercato del lavoro e ci chiede di adottare in particolare misure in favore del precariato e dei giovani nonché di adottare forme inclusive e universali di indennità di disoccupazione, oltre che efficienti misure di sostegno al reddito. Risale addirittura al 1992 la prima Raccomandazione in questo senso, con la quale veniva chiesto all’Italia di “adottare misure di garanzia a partire dal reddito minimo come elemento qualificante del modello sociale europeo. Il Parlamento europeo ha adottato nell’ottobre del 2010 a larghissima maggioranza una Risoluzione dai toni ancora più netti. E’ noto che in numerosi Stati europei quando si perde il posto di lavoro si ha la possibilità di accedere ad un sussidio di disoccupazione (in Italia solo il 17,2 per cento di disoccupati riesce a farlo, contro il 94,7 per cento dell’Olanda o il 91,8 per cento del Belgio o il 70,9 per cento della Francia o l’80 per cento della Germania) e sappiamo anche che quando questo tipo di misura termina si può ancora avere un sostegno economico quale il reddito minimo garantito. E non si tratta di sostegni simbolici perché l’ammontare medio è pari a circa 600 euro al mese in Belgio, a circa 700 euro in Austria, altrettanti in Irlanda o in Belgio, senza poi menzionare i livelli di tutela offerti dagli ordinamenti scandinavi. E’ noto poi che oltre al sostegno finanziario i nostri concittadini europei in stato di bisogno possono contare sull’accesso alla casa, ai trasporti, alla cultura o alle misure di supporto per la famiglia o per i figli.

Il testo di legge proposto al dibattito parlamentare prende le mosse dalla legge numero 4/2009 della Regione Lazio che seppure solo in via sperimentale, ha introdotto sul territorio di quella regione una misura di reddito garantito dalle caratteristiche fortemente innovative, che molti osservatori hanno salutato con entusiasmo come possibile momento di svolta per le politiche sociali del nostro Paese.

Sulla scia di quanto previsto nella summenzionata legge regionale, e in accordo con le migliori prassi in vigore nei Paesi europei, l’erogazione ha carattere individuale (e non familiare, come molte prestazioni assistenziali del nostro welfare) ed è destinata non soltanto ai soggetti irrevocabilmente esclusi dal mercato del lavoro, bensì anche ai soggetti in cerca di prima occupazione o ai lavoratori precariamente occupati o a basso reddito. La trasformazioni sociali degli ultimi decenni hanno infatti ridimensionato il ruolo del lavoro e della famiglia, baluardi un tempo, rispettivamente, dei diritti di cittadinanza e dell’inclusione sociale in caso di bisogno, e tale mutata condizione rende indispensabile una revisione critica di alcune impostazioni tradizionali della nostra politica assistenziale.

Il carattere individuale dell’erogazione non impedisce un’interferenza con il reddito familiare. Infatti se più sono gli aventi diritto all’interno della famiglia (art. 3, co 4) l’erogazione individuale decresce (e quella complessivamente a disposizione della famiglia aumenta) secondo delle scale di equivalenza comunemente utilizzare dall’Istat per calcolare gli indici di povertà e dunque la situazione di bisogno degli individui.

L’ammontare in termini monetari per un beneficiario singolo è pari a 600 euro mensili, la detta previsione rispetta l’indicazione del Parlamento europeo che ha raccomandato agli Stati membri di prevedere schemi di reddito minimo in misura almeno pari al 60% del reddito mediano. Oltre all’allocazione fissa versata mensilmente la legge prevede di destinare agli aventi diritto – con modalità da stabilire con un regolamento di attuazione – un contributo economico per fronteggiare spese impreviste. L’accesso al così detto reddito indiretto e alle prestazioni del welfare locale è regolamentato dall’art. 5 che mira ad ottenere – con l’introduzione della nuova misura – una complessiva riorganizzazione del sistema di tutele multilivello. La Conferenza unificata Stato-Regioni è la sede istituzionale individuata per la discussione e la realizzazione di un simile obiettivo. La razionalizzazione del sistema della spesa sociale è un fine perseguito anche dall’art. 9 che affida al Governo una delega per il riordino delle principali prestazioni assistenziali erogate dallo Stato, in modo da renderle coerenti con l’istituzione del reddito minimo garantito.

La gestione della misura è stata demandata sul piano amministrativo ai centri per l’impiego, seguendo in ciò la “buona prassi” avviata dalla Regione Lazio nell’esperienza sopra menzionata. I centri per l’impiego hanno la dimensione territoriale ottimale e gli strumenti operativi adeguati per situare l’erogazione del beneficio in una più vasta strategia d’intervento e per, eventualmente, propiziare l’attivazione del beneficiario con proposte acconce di tipo lavorativo o formativo. Si stima inoltre che la misura qui in discussione non sia rivolta in via esclusiva a soggetti irretrattabilmente esclusi dal mondo del lavoro. La procedura amministrativa è strutturata secondo criteri di speditezza, semplificazione, buon andamento; è stabilito che la domanda possa essere presentata anche on line e si postula la rapida capacità del sistema di registrare mutazioni della situazione di fatto del beneficiario che possano comportare di volta in volta un diverso atteggiarsi del diritto al reddito garantito.

La previsione di obblighi più o meno stringenti di attivazione da parte del beneficiario è un punto particolarmente sensibile in qualsiasi legislazione in tema di reddito minimo. Una subordinazione troppo netta del beneficiario alle indicazioni e ai desiderata dell’ente erogatore della misura rischia infatti di porsi in frontale contrasto con gi obiettivi perseguiti dalla legge. Va scongiurata la formazione di un mercato del lavoro destinato a soggetti di serie B, indirizzati verso impieghi di scarsa qualità, dietro minaccia più o meno esplicita di essere privati di ogni residuo sostegno. Le esperienze in Italia dei lavoratori socialmente utili negli anni Novanta, così come quelle del così detto workfare in alcuni Paesi europei hanno dato pessima prova di sé e sono decisamente da non replicare. L’art. 7, co 5 indica dunque a tale riguardo un punto di equilibrio tra contrapposte esigenze, stabilendo che non opera la decadenza dal beneficio nella ipotesi di non congruità della proposta di impiego eventualmente offerta, ove la stessa non tenga conto del salario precedentemente percepito dal soggetto interessato, della professionalità acquisita, della formazione ricevuta e del riconoscimento delle competenze formali e informali in suo possesso certificate dal Centro per l’impiego territorialmente competente attraverso l’erogazione di un bilancio di competenze. La logica del provvedimento è in definitiva quella di imporre un obbligo di qualità delle proposte di attivazione formulate dai centri per l’impiego.

Completano la proposta di legge, come già accennato, tre deleghe al Governo (artt. 9, 10 e 11) in tema di salario minimo orario, di riordino della spesa assistenziale e di riforma degli ammortizzatori sociali. Ci si propone così di raggiungere una certa coerenza tra i livelli di reddito nei vari momenti della vita lavorativa della persona, con una modulazione coerente delle forme di protezione nei casi di disoccupazione di breve o di lunga durata.

Art. 1. (Istituzione del reddito minimo garantito)

1. Al fine di dare attuazione al diritto fondamentale sancito dall’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e ai principi di cui agli articoli 2, 3, 4 e 38 della Costituzione è istituito il reddito minimo garantito.

2. Il reddito minimo garantito ha lo scopo di contrastare la marginalità, garantire la dignità della persona e favorire la cittadinanza, attraverso l’inclusione sociale per gli inoccupati, i disoccupati e i lavoratori precariamente occupati, quale misura di contrasto alla disuguaglianza e all’esclusione sociale nonché quale strumento di rafforzamento delle politiche finalizzate al sostegno economico, all’inserimento sociale dei soggetti maggiormente esposti al rischio di marginalità nella società e nel mercato del lavoro.

3. Le prestazioni del reddito minimo garantito costituiscono livelli essenziali concernenti i diritti sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, ai sensi dell’art. 117, comma 2, lettera m) della Costituzione.

4. Entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge è emanato un regolamento d’attuazione ai sensi dell’art. 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Art. 2. (Definizioni)

1. Ai fini di cui alla presente legge si intende per:

a) «reddito minimo garantito»: quell’insieme di forme reddituali dirette ed indirette che mirano ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa; le forme reddituali dirette consistono nell’erogazione di somme di denaro, quelle indirette nell’erogazione di beni e servizi in forma gratuita o agevolata da parte di Stato, Enti territoriali, enti pubblici e privati convenzionati;

b) «centri per l’impiego»: le strutture previste dal decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469;

c) «nucleo familiare»: l’insieme delle persone che dividono una medesima abitazione che, indipendentemente dalla composizione anagrafica, formano una relazione di coniugio o del tipo genitore-figlio;

d) «lavoratori autonomi»: i lavoratori che prestano attività lavorativa senza vincoli di subordinazione e che sono titolari di partita IVA;

e) «lavoratori a tempo parziale»: i lavoratori che prestano attività di lavoro subordinato con un orario di lavoro inferiore a quello normale individuato all’articolo 13, comma 1, della legge 24 giugno 1997, n. 196, e successive modificazioni, o l’eventuale minor orario normale fissato dai contratti collettivi.

Art. 3. (Reddito minimo garantito)

1. Il reddito minimo garantito, quanto alla forma reddituale diretta, consiste nella erogazione di un beneficio individuale in denaro pari a 7200 euro l’anno, da corrispondere in importi mensili di 600 euro ciascuno, rivalutate annualmente sulla base degli indici sul costo della vita elaborati dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT).

2. La persona ammessa a beneficiare del reddito minimo garantito riceve altresì un contributo parziale o integrale per fronteggiare le spese impreviste, secondo i criteri e le modalità stabilite dal regolamento d’attuazione di cui all’articolo 1, comma 4.

3. Le somme di cui al comma 1 sono ricalcolate secondo i coefficienti di cui all’allegato A, in ragione del numero dei componenti del nucleo familiare a carico del beneficiario.

4. L’erogazione in denaro del reddito minimo garantito, per ogni nucleo familiare, è pari alla somma di cui al comma 1, maggiorata secondo i coefficienti di cui all’allegato A. Il regolamento d’attuazione di cui all’articolo 1, comma 4 disciplina le modalità di erogazione in presenza di minorenni o di più aventi diritto all’interno del nucleo familiare, assicurando il principio di pari trattamento tra i coniugi e tra tutti gli aventi diritto.

5. Le prestazioni di cui al comma 1 non sono cumulabili dai soggetti beneficiari con altri trattamenti di sostegno al reddito di natura previdenziale, ivi compresi i trattamenti di cassa integrazione, nonché con gli altri trattamenti assistenziali erogati dallo Stato indicati dell’elenco di cui all’allegato B.

6. Le prestazioni previste dal comma 1 sono personali e non sono cedibili né trasmissibili a terzi.

7. Le funzioni amministrative di cui alla presente legge, tenuto conto dei criteri di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, sono attribuite ai centri per l’impiego. La domanda di reddito minimo garantito va presentata al centro per l’impiego del luogo di residenza del richiedente. Il centro per l’impiego acquisisce la documentazione necessaria e provvede nel termine di dieci giorni. In caso di mancata risposta la domanda si intende accolta, fatta salva la facoltà di revoca del beneficio in caso di adozione tardiva del provvedimento di reiezione della domanda. Il regolamento d’attuazione di cui all’articolo 1, comma 4 disciplina le modalità di presentazione, anche telematica, delle domande e stabilisce gli ulteriori compiti dei centri per l’impiego.

Art. 4. (Soggetti beneficiari e requisiti)

1. Sono beneficiari del reddito minimo garantito coloro che, al momento della presentazione dell’istanza per l’accesso alle prestazioni di cui all’articolo 3, siano in possesso dei seguenti requisiti:

a) residenza sul territorio nazionale da almeno ventiquattro mesi;

b) iscrizione alle liste di collocamento dei centri per l’impiego, salvo che si tratti di lavoratori autonomi, di lavoratori a tempo parziale, oppure di lavoratori che hanno subito la sospensione della retribuzione nei casi di aspettativa non retribuita per gravi e documentate ragioni familiari ai sensi dell’articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53;

c) reddito personale imponibile non superiore ad 8 mila euro nell’anno precedente alla presentazione dell’istanza ;

d) reddito del nucleo familiare in cui il soggetto richiedente è inserito non superiore all’ammontare stabilito dal regolamento d’attuazione di cui all’articolo 1, comma 4. Il regolamento opera un ragionevole bilanciamento tra il carattere individuale dell’attribuzione e criteri di equità e solidarietà sociale;

e) non aver maturato i requisiti per il trattamento pensionistico;

f) non essere in possesso a livello individuale di un patrimonio mobiliare o immobiliare superiore a quanto stabilito dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 1, comma 4. Il regolamento assicura che nella determinazione della soglia patrimoniale oltre la quale si perde il diritto al reddito minimo garantito non si tenga conto della titolarità della casa di prima abitazione, né degli altri beni mobili e immobili necessari alla soddisfazione dei bisogni primari della persona, come indicati dall’art. 5, comma 2.

Art. 5. (Compiti delle regioni e degli enti locali)

1. In sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sono definite, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le linee guida per il riconoscimento e l’erogazione di prestazioni di reddito minimo garantito nelle forme dirette e indirette, ulteriori e aggiuntive rispetto a quanto previsto dall’art. 3.

2. Le linee di guida di cui al comma 1 stabiliscono le modalità con cui:

a) garantire la circolazione gratuita, previo accordo con gli enti e con i soggetti privati interessati, sulle linee di trasporto pubblico locale e regionale su gomma, rotaia e metropolitane;

b) favorire la fruizione di attività e servizi di carattere culturale, ricreativo o sportivo;

c) contribuire al pagamento delle forniture di pubblici servizi;

d) garantire la gratuità dei libri di testo scolastici;

e) erogare contributi per ridurre l’incidenza del costo dell’affitto sul reddito percepito nei confronti dei soggetti beneficiari di cui all’articolo 4, titolari di contratto di locazione;

f) garantire la gratuità delle prestazioni sanitarie;

g) erogare somme in denaro aggiuntive rispetto a quelle di cui all’articolo 3, tenuto conto delle particolari esigenze di protezione e sostegno nei differenti contesti territoriali.

3. Le regioni che intendono partecipare al raggiungimento degli obiettivi definiti nelle linee guida di cui al comma 1, di concerto con i comuni e gli enti locali, stabiliscono un piano d’azione annuale e un piano d’azione triennale, nel quale definiscono la platea dei beneficiari e il contenuto dei diritti da garantire che eccedono i livelli essenziali di cui all’articolo 3.

Art. 6 (Durata del beneficio e obblighi del beneficiario)

1. Il provvedimento di concessione del reddito minimo garantito ha una durata di dodici mesi. Alla scadenza del periodo indicato il beneficiario che intenda continuare a percepire il reddito minimo garantito è tenuto a ripresentare la domanda al centro per l’impiego competente con le modalità stabilite dal regolamento d’attuazione di cui all’articolo 1, comma 4.

2. Il beneficiario è tenuto a comunicare tempestivamente al centro per l’impiego, con le modalità stabilite dal regolamento d’attuazione di cui all’articolo 1, comma 4, ogni variazione della propria situazione reddituale, lavorativa, familiare o patrimoniale rilevante ai fini dell’erogazione del reddito minimo garantito.

Art. 7 (Sospensione, esclusione e decadenza dalle prestazioni)

1. Nel caso in cui uno dei beneficiari di cui all’articolo 4, comma 1, all’atto della presentazione dell’istanza o nelle successive sue integrazioni, dichiari il falso in ordine anche ad uno solo dei requisiti previsti, l’erogazione delle prestazioni di cui all’articolo 3 è sospesa e il beneficiario medesimo è tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito ed è escluso dalla possibilità di richiedere l’erogazione di tali prestazioni, pur ricorrendone i presupposti, per un periodo doppio di quello nel quale ne abbia indebitamente beneficiato.

2. Il beneficiario decade dal reddito minimo garantito al compimento dell’età di 65 anni ovvero al raggiungimento dell’età pensionabile.

3. La decadenza dalle prestazioni di cui all’articolo 3 opera nel caso in cui il beneficiario venga assunto con un contratto di lavoro subordinato o parasubordinato, ovvero nel caso in cui lo stesso svolga un’attività lavorativa di natura autonoma, ed in tutti i casi, qualora percepisca un reddito imponibile superiore alla soglia di cui all’articolo 4, comma 1, lettera c).

4. La decadenza opera altresì nel caso in cui il beneficiario rifiuti una proposta di impiego offerta dal centro per l’impiego territorialmente competente.

5. Non opera la decadenza di cui al comma 4 nella ipotesi di non congruità della proposta di impiego, ove la stessa non tenga conto del salario precedentemente percepito dal soggetto interessato, della professionalità acquisita, della formazione ricevuta e del riconoscimento delle competenze formali e informali in suo possesso certificate dal centro per l’impiego territorialmente competente attraverso l’erogazione di un bilancio di competenze.

6. In caso di rifiuto, di sospensione o di decadenza dalle prestazioni di cui all’articolo 3 i centri per l’impiego rendono un provvedimento motivato da notificare all’interessato. Tutte le controversie relative alla presente legge sono esenti da spese.

Art. 8 (Oneri derivanti dal reddito minimo garantito)

1. Il reddito minimo garantito è erogato dall’INPS a seguito di comunicazione del centro per l’impiego competente.

2. A tal fine sono trasferite dal bilancio dello Stato all’INPS le somme necessarie, con conguaglio, alla fine di ogni esercizio, sulla base di specifica rendicontazione.

3. Per il finanziamento del reddito minimo garantito di cui all’articolo 3 è istituito un Fondo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in cui confluiscono dotazioni provenienti dalla fiscalità generale.

Art. 9 (Delega al Governo in materia di riordino della spesa assistenziale)

1. Il Governo è delegato, entro il termine di novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, a riordinare la disciplina delle prestazioni assistenziali erogate dallo Stato di cui all’allegato B, in modo da renderle coerenti con l’istituzione del reddito minimo garantito prevista nella presente legge.

Art. 10 (Delega al Governo in materia di ammortizzatori sociali)

1. Il Governo è delegato, entro il termine di novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, a riformare la disciplina degli ammortizzatori sociali, in modo tale da introdurre un sussidio unico di disoccupazione, esteso a tutte le categorie di lavoratori in stato di disoccupazione, indipendentemente dalla tipologia contrattuale di provenienza e dall’anzianità contributiva e assicurativa.

Art. 11 (Delega al Governo in materia di istituzione del salario minimo garantito)

1. Il Governo è delegato, entro il termine di novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, a stabilire le modalità di determinazione del compenso orario minimo applicabile a tutti i rapporti aventi ad oggetto una prestazione lavorativa, inclusi quelli di natura parasubordinata e quelli con contenuto formativo.

2. Il salario base dei lavoratori dipendenti e parasubordinati non può essere determinato in misura tale che il reddito del lavoratore risulti inferiore a quello che risulterebbe dall’applicazione del compenso orario minimo di cui al comma 1.

DA : http://www.sinistraecologialiberta.it/notizie/sel-presenta-la-propostaper-un-reddito-minimo-garantito/
.


Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

PER TABLET E PC

LE IMAGO
.

 ANCHE

PER CELLULARE


NON SI SCARICA NIENTE
TUTTO GRATIS


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

.

lunedì 17 settembre 2012

LINKS: Reddito minimo garantito


Reddito minimo garantito


Dal 15 al 21 ottobre…una settimana per il reddito garantito!
Nel giugno scorso un’ampia coalizione di associazioni, reti sociali, partiti, movimenti, comitati, collettivi ha lanciato la campagna per un reddito minimo garantito in Italia. Una campagna nata intorno ad una proposta di legge di iniziativa popolare che intende istituire anche nel nostro Paese una garanzia per il reddito per coloro che sono precari, disoccupati e inoccupati, oggi soprattutto giovani, donne e Working Poor.
Una campagna che vuole rilanciare quelle fondamenta di un modello sociale europeo che le politiche neoliberiste hanno minato, per un Welfare universale che garantisca misure di sostegno alle persone, per rilanciare politiche di redistribuzione delle ricchezze e mettere al centro del dibattito politico le garanzie, i diritti, le libertà di scelta delle persone.
La proposta di legge di iniziativa popolare per il reddito minimo garantito in Italia,,,
leggi tutto e firma qui
LINKS: Reddito minimo garantito: Dal 15 al 21 ottobre…una settimana per il reddito garantito! Nel giugno scorso un’ampia coalizione di associazioni, reti sociali, part...

-

.
 .
 .
-

lunedì 9 luglio 2012

ITALIA : reddito minimo per tutti


campagna per il reddito minimo per tutti

Sì, però c’è un problema. Quanto costa allo Stato sostenere chi non lavora?La proposta di legge per la quale stiamo raccogliendo le firme guarda anche alla compatibilità finanziaria di quest’operazione: non è una proposta velleitaria, le risorse ci sono, occorre solo redistribuirle meglio. Inoltre, il nostro testo individua scrupolosamente i requisiti e i coefficienti legati all’erogazione del reddito minimo”.


Intanto, decine di associazioni, partiti e movimenti hanno già aderito alla campagna, dal popolo viola al collettivo San Precario, da Sinistra e Libertà ai Giovani Comunisti. E nei territori cominciano a nascere i primi comitati locali: a Catania a Trieste a Salerno. Obiettivo? Raccogliere, sotto la proposta di legge, 50.000 firme entro dicembre.
Per aderire o per leggere i documenti qui il sito della campagna

http://www.redditogarantito.it/#!/home

 ALTRO GRUPPO SU FB
 https://www.facebook.com/events/206994722742864/258745294234473/?notif_t=plan_mall_activity

-


.
 .
 .

-

sabato 30 giugno 2012

François Hollande: aumenta lo stipendio minimo




Il nuovo governo socialista francese ha decretato l'aumento dello stipendio minimo del 2%, rispettando così una delle promesse elettorali di François Hollande. Il salario minimo sale così da 9,22 euro l'ora a 9,40. Questo porterà 21,50 euro in più nelle buste paga, ha commentato il ministro del lavoro Michel Sapin. La Francia garantisce il salario minimo più alto in Europa dopo Lussemburgo, Irlanda, Olanda e Belgio, secondo i dati raccolti da Eurostat. Inoltre, per arrivare al pareggio di bilancio, è prevista un primo pacchetto di misure: si parte dal taglio del 30% dei costi della politica, dell'abolizione dell'IVA sociale messa da Sarkozy, l'aumento delle tasse sulle classi più agiate e una tassa del 3% sui dividendi delle aziende.


Tutto questo, mentre in Italia il governo tecnico di Monti parla di taglio all ferie e ai salari per rispondere alla crisi. Ragionamenti perversi di menti perverse.



-

 
.
 .
 .

-

lunedì 14 maggio 2012

REDDITO MINIMO DI CITTADINANZA



RACCOLTA ADESIONI ONLINE PER L'INTRODUZIONE DEL REDDITO MINIMO DI CITTADINANZA DI 600 EURO MENSILI 

INDICE: A) OBIETTIVO E MOTIVAZIONI B) COME PUOI AIUTARCI C) STRUTTURA ORGANIZZATIVA E PARTECIPAZIONE D)STRATEGIA DI COMUNICAZIONE

A) Obiettivo e motivazioni.
L'obiettivo è naturalmente una legge che istituisca il reddito di cittadinanza. In tutti i paesi europei c'è la crsii, ma dove esiste una rete di sicurezza economica per momenti di difficolta' che tutti potremo avere, non ci sono 3 cose: suicidi per la disperazione economica, code davanti alla caritas e offerte di lavoro per 300 euro al mese. In Italia purtroppo....

Strumenti...Come?

1) La raccolta firme online(partecipazione all'evento) e la sua diffusione...per divenire una massa critica ed un movimento d'opinione rilevante.
2) diffusione di notizie e documenti sul reddito di cittadinanza(ad esempio il fatto che in una regione, il friuli è stato adottato per 2 anni con ottimi risultati.
3) Coinvolgimento di partiti, associazioni ,media singole personalita'...

Chi simao, quali partiti ci rappresentano.

L'obiettivo è talmente preciso che ogni partecipante associazioe ecc che faccia qualcosa per raggiungerlo ci rappresenta tutti....in quel momento per quell'argomento.
Per i partiti...ci rappresentera'...non un partito ma la coalizione che mettera' nel suo programma, l'immediata istituzione del reddito di cittadinanza. Non ci sara' nessun Daniele Compagni o tizio caio candidato che rappresentera' singolarmente questa richiesta.

Le 2 fasi della campagna

La prima è per l'appunto l'azione di lobbing sui programmi delle coalizioni che si presenteranno alle elezioni politche, probabilmente entro fine 2012(il programma). Il secondo step sara' il controllo attento ed attivo pe rl'istituzione della legge entro 'il 2013

Che dire d'altro...Aiutaci anche tu..

B) COME PUOI AIUTARCI
Alcune azioni utili che ognuno di noi puo' fare per sostenere la campagna Online per il Reddito di Cittadinanza
1) Invitare amici su questa pagina
2) Condividere per piu' giorni(ogni nostro post viene letto mediamente dal 3% dei nostri amici) il link dell'iniziativa sulla propria bacheca
3) Contattare singolarmente amici particolarmente attivi su facebook
4) Condividere documenti, post sul reddito di cittadinanza, sia sulla vostra bacheca che qui.

Come condividere i link, le pagine, i documenti. Copiate l'indirizzo sul vostro Browser (Modzilla...explorer Google Crome ecc) che inizia con https:// ed incollatelo sulla vostra bacheca. L'indirizzo da copiare per questa pagina ad esempio è: https://www.facebook.com/

events/206994722742864/
Per invitare tutti gli amici (se hai Chrome) scarica facebook inviter a questo link https://chrome.google.com/
webstore/detail/ofcnbnhefnmjancehemliplicihbcjjb/related

C) STRUTTURA ORGANIZZATIVA

1) Raccolta adesioni( rimane per ora l'attivita' principale)
https://www.facebook.com/
events/206994722742864/

2) Pagina Movimento....servira' a diffondere piu' informazioni possibili e nel modo piu' ordinato sul reddito di cittadinanza e su iniziative.

https://www.facebook.com/
MovimentoPerLintroduzioneDelRedditoDiCittadinanza

3) Ci sono 2 gruppi di lavoro, Comunicazione RdC e Cultura RdC, ai quali chiunque vogli dare una mano puo' partecipare. Il primo si occupa della raccolta adesioni e lobbing su partiti ed associazioni, il secondo si occupa di diffondere aggiore conoscenza, intgeragire con assoc che gia' lo promuovono ed in particolare della Pagina sopracitata.
il link a Comunicazione RdC
https://www.facebook.com/
groups/368700153175568/
Il link a Cultura RdC
https://www.facebook.com/
groups/326724410726265/

D) STRATEGIA DI COMUNICAZIONE

1) L'obiettivo è chiaro, non siamo un partito nascente ma un movimento con un obiettivo chiaro ed una scadenza precisa, il reddito di cittadinanza e la sua istituzione entro il 2013(passaggio intermedio...che sia un punto chiaro del programma di coalizione progressista)
2) L'investimento di tempo ed impegno è quindi prima ancora nella comunicazione e diffusione di conoscenza che sul lato organizzativo.
3) Facebook viene defiita la Internet in Luce, nel senso che è un'area molto frequentata e che richiede un investimento minore per rendersi visibili. Anche perchè attraverso i suoi amci ed il suo profilo ognuno di noi è puo' essere attivo nella divulgzione. Sui siti internet questo non è possibile, l'unica forma di pubblicita' è gestita dai motori di ricerca...a pagamento. Questo non vuol dire che non si stia lavorando per un sito...ma stiamo cercando di aggregarci ad altre realta' che lavorano per lo stesso obiettivoe vi faremo sapere presto novita'. Un ultima cosa finora tra inviti e condivisioni si puo' pensare di aver informato ca 30.000 persone...su FB credo si sia oltre i 10.000.000 abbiamo ampio spazio di crescita.
4) Infine ma non meno importante, e che nelle nostre pagine FB non vedete è l'attivita' di informazione che stiamo costruendo(sempre nel nostro piccolo) verso associazioni partiti media e gruppi FB. L'effetto lo vedete nei ca 60 circoli di partiti associazioni e sindacati che hanno aderito. Come gia' detto per fortuna non siamo soli gia' partiti e sindacati, associazioni, intellettuali stanno richiedendo questo diritto. Noi vogliamo dare ulteriore forza ed un indirizzo chiaro alla richiesta....perchè se una coalizione progressista si presentasse alle elezioni senza questo punto...che la si vota a fare?


Reddito minimo di cittadinanza




SEI DISOCCUPATO? 
LO SAPEVI CHE ANCHE IN ITALIA PUOI OTTENERE IL REDDITO MINIMO GARANTITO?

FAI VALERE I TUOI DIRITTI; FIRMA QUI http://
www.petizionionline.it/petizione/applicazione-anche-in-liguria-del-reddito-minimo-garantito/6832
. -


.
 .
 .

- -

venerdì 13 aprile 2012

Reddito minimo di cittadinanza




SEI DISOCCUPATO? 

LO SAPEVI CHE ANCHE IN ITALIA PUOI OTTENERE IL REDDITO MINIMO GARANTITO?

FAI VALERE I TUOI DIRITTI; FIRMA QUI http://
www.petizionionline.it/

petizione/
applicazione-anche-in-liguria-del-reddito-minimo-garantito/6832

Il reddito minimo garantito, detto anche reddito di cittadinanza, è una misura di sostegno sociale adottata in tutta Europa che si applica - in genere - a categorie di cittadini che vivono un momento di difficoltà rispetto al lavoro: giovani in attesa di prima occupazione, ultracinquantenni disoccupati con difficoltà di reinserimento, persone in condizione di marginalità sociale.

SCOPRIAMO CHE ANCHE IN ITALIA ESISTE QUESTA REALTA’ ed è già applicata in alcune regioni, (Lazio, Campania, Basilicata, Friuli, Trentino, Valle d’Aosta, Puglia) peccato che nessuno ne parli. Se ci fosse stata una volontà di occultamento di questa realtà, essa non avrebbe potuto raggiungere meglio il suo obiettivo.

FIRMA IL TUO FUTURO!!! Stiamo raccogliendo firme, partendo dalla Liguria, per chiedere alle Regioni di applicare (come la legge prevede) IL REDDITO MINIMO GARANTITO.

-
FIRMA

Per chi volesse approfondire un minimo il tema ecco una semplice tabella Reddito minimo in Europa,  tanto per dare un'idea di ciò di cui si sta parlando. Ho omesso Svezia e Finlandia dove il reddito minimo viene pagato anche a chi lavora nel caso non raggiungesse  una soglia minima, diversa a seconda delle regioni. , ma comunque intorno ai 13 mila euro l'anno. E così pure ho tralasciato Spagna e Portogallo in cui il reddito minimo è stabilito anno per anno (circa 8000 mila euro nel 2011) che funge anche da salario minimo e in cui sono le Regioni ad occuparsi in via diretta dei sussidi.

Reddito minimo di cittadinanza



- -

Ragazzi lo sapete che in tutta l'UE (tranne Italia e Grecia) è riconosciuto un reddito minimo di cittadinanza (almeno 350€+spese affituali) a ogni maggiorenne con meno di 12mila euro di reddito annuo?

Altri dati welfare (ma sono solo alcuni, di esempi ce ne sono molti altri):

1)Indennità disoccupazione:
-Per avere l'indennità di disoccupazione in Italia occorrono almeno due anni di contributi, oppure 52 contributi settimanali negli ultimi due anni. In Francia per aver diritto all'indennità è necessario aver lavorato almeno 6 degli ultimi 22 mesi. L'ammontare dell'indennità viene stabilito con una media della retribuzione degli ultimi 12 mesi, secondo un sistema che salvaguarda i redditi più bassi. La durata dell'indennità varia da un minimo di 7 mesi ad un massimo di 60. A ciò si aggiungono circa 10 euro fissi al giorno, in determinate circostanze.
-In Germania l'indennità di disoccupazione si chiama Arbeitslosenhilfe. Viene calcolata in base al netto dell'ultimo stipendio (il 60% e con figli il 67%), e non è una voce soggetta a tassazione. Fino al 2002 si aveva diritto alla sovvenzione dell'Arbeitslosenhilfe anche con un'occupazione di sole 12 ore alla settimana. Sarà sopravvissuta alla riforma restrittiva questa opportunità? Diciamo che per noi cambia veramente poco. La durata dell'indennità di disoccupazione varia dai 6 ai 32 mesi (per chi ha 57anni). Ma a partire dal 31.01.06 si porterà a 12 mesi con un massimo di 18 mesi per chi ha più di 55 anni. Dopo questi 12 mesi gli Arbeitslosen tedeschi dovranno "accontentarsi" dell'Arbeitslosengeld II che di fatto è illimitata.

2)Aiuti affittuali:
Quante volte si è chiacchierato del problema del costo degli alloggi? Qui veramente i numeri parlano da soli. L'Italia spende un ridicolo 0,1%, mentre la Francia spende il 3,1% e l'Inghilterra il 5,5.

FONTI:
Situazione europea:

http://www.redditodicittadinanza.com/articoli/Redditominimogarantito_MicroM05...

. .
- di Giovanni Perazzoli  – MicroMega -

La trasmissione sullo stato sociale di Michele Santoro è stata un’altra occasione persa per parlare dello stato sociale.
Per me che vivo in Olanda appare assolutamente incomprensibile che non si ponga in Italia alcuna attenzione ai sussidi di disoccupazione europei.
I giornali parlano di un “modello tedesco” che è frutto più di fantasia che di realtà. Tanto più, allora, perché non informare l’opinione pubblica italiana che in Germania (come in tutta Europa) non sono, attenzione, coloro che sono stati licenziati ad avere dallo stato l’affitto dell’alloggio e un sussidio illimitato, ma tutte le persone maggiorenni disoccupate, indipendentemente dal fatto che abbiamo o meno mai lavorato? Il sussidio termina, in mancanza di un’occupazione, con la pensione. Non è assolutamente vero quello che scrivono i giornali italiani che sia a tempo determinato. Confondono per ignoranza o in modo intenzionale l’indennità di disoccupazione e il sussidio di disoccupazione.
Come si fa a ignorare in Italia un aspetto così importante della vita di ogni cittadino europeo? Non me ne capacito. In Italia non si sa neanche che chi in Europa (Francia, Germania, Gran Bretagna e non solo Danimarca, Svezia…) non guadagna abbastanza ottiene un’integrazione del reddito, e anche chi lavora part time ottiene un’integrazione del reddito. Poi si scopre che in Italia il reddito medio è da miseria. E tutti si sorprendono. Ma veramente in Italia si ignora l’abc dello stato sociale? Mi pare strano da credere.

L’esistenza di quello che di fatto è un reddito di cittadinanza in Europa spiega molte cose che in Italia vengono riproposte, lasciatemi dire, in modo del tutto assurdo. Spiega la flessibilità europea (peraltro di gran lunga minore che in Italia), spiega l’assenza di lavoro nero, spiega l’assenza delle massicce raccomandazioni, spiega anche il fatto che le persone competenti occupino in genere il posto che compete loro (mentre così non è in Italia). Non capisco perché nonostante l’Europa raccomandi dal lontano 1992 all’Italia di introdurre un reddito di cittadinanza questo non succede neanche con la crisi. E soprattutto è incomprensibile che a sinistra nessuno ne parli chiaramente. A chi giova? Evidentemente a qualcuno gioverà.
Certo non giova agli operai che si danno fuoco, alle famiglie che resteranno senza un reddito, e senza una casa di cui Santoro mostra ogni volta il dramma. Ma senza mostrare le soluzioni che in altri paesi hanno adottato da decenni, la denuncia mi pare parziale e anche un po’ ambigua. Non mi pare che sia uno scoop scoprire quello che per diversi milioni di persone è assolutamente normale. La Francia è stata l’ultimo paese in Europa ad adottare una forma di sussidio che di fatto è un reddito di cittadinanza ben venti anni fa. La rivista “Esprit” dedicò un numero speciale all’evento. Possibile che in Italia nessuno ne sappia nulla?
Le persone giudicano per paragoni e confronti. Se il confronto con gli altri paesi viene loro negato non ci si può lamentare che non cambi nulla. La primavera araba è iniziata con la possibilità di guardare con la televisione e con internet fuori del recinto nazionale. Lo stesso avvenne nei paesi dell’Est.
Forse non si vuole la democrazia europea e si guarda ad altro? In ogni caso, per scegliere bisognerebbe conoscere. Sapere che un’altra società non solo è possibile, ma già esiste da diversi decenni, impegnerebbe diversamente le forze politiche, e i sindacati. Questo sarebbe “rivoluzionario”, e sarebbe europeo. L’unico che in Italia sta ponendo con coerenza il problema del reddito di cittadinanza sul modello europeo è Maurizio Landini; temo però sia un outsider, una scheggia impazzita del sistema.
Ichino ha detto in trasmissione che l’indennità di disoccupazione che vorrebbe introdurre il governo Monti è di qualche mese più lunga dell’indennità di disoccupazione tedesca (12 o 18 mesi). Ma non ha spiegato bene (anche perché nessuno glielo ha chiesto) che dopo l’indennità di disoccupazione in Germania (e in tutta Europa) c’è un altro sussidio, meno “ricco”, per modo dire, ma che è illimitato (ovvero limitato solo dalla pensione e, ovviamente, da una nuova eventuale occupazione) e che copre anche l’affitto dell’alloggio. Vi pare poca cosa? Vi sembra un dettaglio trascurabile? Una donna sola e disoccupata con figli ha in Germania dallo stato più di 1800 euro mensili. Non mi fermo qui sulle cifre e sulla tipologia dei benefici che hanno le persone che non lavorano nei paesi europei e in particolare in Germania: l’ho fatto nel numero in uscita su MicroMega.
Io mi chiedo sgomento: come è possibile dedicare un’intera trasmissione sullo stato sociale, far iniziare la Fornero con la sua proposta di riforma degli “ammortizzatori sociali”, e non parlare dei sussidi di disoccupazione che esistono in Europa? Possibile che nessuno ritenga importante ricordare che è dal 1992 che l’Europa raccomanda all’Italia di adottare il reddito di cittadinanza? Possibile che nessuno abbia notato che anche nella famosa lettera della Bce (sic!) si rinnova al governo italiano l’invito a introdurre i sussidi di disoccupazione sul modello europeo e che la stessa cosa viene ripetuta nelle famose domande di chiarimento dell’Europa?
Una breve ricerca su internet: ecco una parte del testo della raccomandazione 92/441 CEE pubblicato anche sulla Gazzetta ufficiale. Leggo:

Ogni lavoratore della Comunità europea ha diritto ad una protezione sociale adeguata e deve beneficiare, a prescindere dal regime e dalla dimensione dell’impresa in cui lavora, di prestazioni di sicurezza sociale ad un livello sufficiente.

Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi, e che sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale.

Poi leggo:
(12) … il Parlamento europeo, nella sua risoluzione concernente la lotta contro la povertà nella Comunità europea (5), ha auspicato l’introduzione in tutti gli Stati membri di un reddito minimo garantito, inteso quale fattore d’inserimento nella società dei cittadini più poveri;

O anche
il Comitato economico e sociale, nel suo parere del 12 luglio 1989 in merito alla povertà (6), ha anch’esso raccomandato l’introduzione di un minimo sociale, concepito ad un tempo come rete di sicurezza per i poveri e strumento del loro reinserimento sociale

E dunque l’Europa raccomanda a tutti gli stati membri:
di riconoscere, nell’ambito d’un dispositivo globale e coerente di lotta all’emarginazione sociale, il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana e di adeguare di conseguenza, se e per quanto occorra, i propri sistemi di protezione sociale ai principi e agli orientamenti esposti in appresso.

E questo significa che al reddito minimo garantito si può avere accesso
senza limiti di durata, purché il titolare resti in possesso dei requisiti prescritti e nell’intesa che, in concreto, il diritto può essere previsto per periodi limitati, ma rinnovabili (eur-lex.europa.eu)
In tutti i Paesi dell’Europa questo è realtà. Non in Italia, in Grecia e in Ungheria.
Possibile che nessuno abbia capito che quello che manca in Italia è quella sicurezza economica che viene dalla rete dei sussidi che permette alle persone di cambiare lavoro con relativa tranquillità soprattutto da giovani? Un mio giovane amico olandese ha fatto un’infinità di mestieri; è stato, tra le altre cose, maestro di sci, ha aperto una scuola di windsurf, ha aperto un Hotel, poi lo ha chiuso e aperto una ditta di costruzioni. È questo che si chiama “flessibilità”, non la macelleria sociale che hanno in mente in Italia destra e sinistra.
Possibile che non si capisca il significato di apertura del mercato e della protezione sociale? Non significa licenziare in massa la gente, significa fare in modo che i giovani possano sperimentare le loro possibilità e le loro idee in un mercato aperto e non controllato dalla corporazioni e dalle varie rendite (vera potenza italiana). È per questo che l’Europa chiede le liberalizzazioni, non certo per perseguitare i tassisti (una delle cose, non so se più ridicole o drammatiche, è stata la farsa sui tassisti, come se da loro dipendesse lo spread. Magari si voleva solo alzare un gran polverone e mandare tutto il resto in caciara?).
Liberalizzare significa aprire l’accesso alle professioni senza doversi fare un tessera di partito, pagare tangenti, essere parte di un sistema di potere, di una lobby famigliare, politica, religiosa ecc. Significa che in Italia uno che vuole fare il giornalista o il notaio non debba essere figlio di un giornalista o di un notaio, significa che se vuole aprire un negozio si viene aiutati (come avviene in tutta Europa) e non ostacolati. È così difficile da capire? Aprire il mercato significa andare un po’ a vedere come si fa carriera nella televisione di stato, alla Rai. Significa andare a vedere quanti sono i figli di papà dentro le università. Magari dei papà “riformisti”. Ma veramente nessuno capisce che una cosa è la precarietà con la certezza del reddito e dell’alloggio, e un’altra è la precarietà con il niente?
Ho capito che il reddito minimo garantito è come un punto archimedeo: sembra piccolo, ma in realtà è il punto d’appoggio di due concezioni della società completamente diverse.
Fonte: MicroMega
leggi anke : http://cipiri.blogspot.it/2012/05/reddito-minimo-di-cittadinanza.html

REDDITO MINIMO DI CITTADINANZA



RACCOLTA ADESIONI ONLINE PER L'INTRODUZIONE DEL REDDITO MINIMO DI CITTADINANZA DI 600 EURO MENSILI ....-

-

 .
 .

- .

lunedì 5 dicembre 2011

Nazionalizzate le banche Chavez aumenta salario minimo del 30%




Nazionalizzate le banche Chavez aumenta salario minimo del 30% alla faccia dei mondialisti usurai!



. .

 Dopo la nazionalizzazione delle banche Chavez aumenta il salario minimo del 30% dimostrando che chi si svincola dai banchieri internazionali porta nel proprio paese il benessere per tutti e soprattutto per il popolo




.

.

venerdì 12 agosto 2011

Finlandia, salario minimo a 1800 euro



Finlandia, salario minimo a 1800 euro


Si è concluso il congresso del SAK, uno dei maggiori sindacati finlandesi con un milioni di iscritti di cui il 48% donne, e tra le risoluzioni finali spicca la richiesta di portare a 1800 euro mensili il salario minimo garantito per i lavoratori finlandesi.
Il SAK è una confederazione composta da 21 federazioni di categoria e 110 strutture locali con una forte presenza nell’industria e nei servizi privati e, la pari delle altre due centrali sindacali finlandesi, si preoccupa di tutelare le garanzie sociali ed economiche dei lavoratori attraverso accordi diretti con le compagini sociali e con il governo.
La Finlandia è una delle tre nazioni dell’Europa del nord, insieme a Svezia e Norvegia, che hanno dato da sempre una particolare attenzione al loro modello sociale. In questo particolare periodo dove la ripresa economica globale fa fatica a partire, il SAK ha deciso di condurre alcune lotte su diversi temi che il nostro Paese già conosce.



In effetti, con un tasso di disoccupazione all’8,2%, una disoccupazione giovanile nell’ordine del 23% e un forte scontro in tema di diritto del lavoro, il sindacato finlandese intende chiedere forti garanzie sociali al governo: dall’innalzamento del salario minimo garantito a 1800 euro al miglioramento del sistema dei servizi passando per una riforma fiscale incisiva.
Temi fortemente sentiti dai lavoratoti e che la stessa organizzazione sindacale, in questo particolare momento, ha ribadito.
Bernardette Ségol, neo segretario generale del CES, ha approfittato del congresso nazionale dell’SK per ribadire la posizione dell’intera CES sul particolare momento congiunturale.
Il CES, per voce di Bernardette Ségol, non ha fatto altro che ribadire la volontà di accelerare il processo di integrazione dell’Unione Europea con particolare attenzione verso le politiche sociali e di salvaguardia dei diritti del lavoro.
Il segretario della confederazione sindacale europea ha anche ribadito la posizione critica del sindacato sul patto Euro plus poiché sarebbe non lesivo all’autonomia sindacale ma anche in contrasto con la necessità con il problema del consolidamento finanziario europeo.

.

CONDIVIDI

Share

FEED

Subscribe

MI PIACE

Share

popolarita del tuo sito

widgets

members.internetdefenseleague

Member of The Internet Defense League

Add

disattiva AD BLOCK

Questo blog è autogestito Sostienici

Visualizzazioni totali

seoguru