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sabato 30 novembre 2019

PROSTITUZIONE: EX SINDACO LEGHISTA NEI GUAI

PROSTITUZIONE: EX SINDACO LEGHISTA NEI GUAI

PROSTITUZIONE: EX SINDACO LEGHISTA NEI GUAI
Bufera in casa Lega Nord: immediata l'espulsione

E’ l’ex sindaco leghista di Silea lo sfruttatore di prostitute denunciato nell’ambito dell’indagine della squadra mobile di Treviso che ha scoperto alcuni appartamenti a luci rosse in via Dell’Olmo alle Stiore. Una notizia che ha sconvolto l’intera Silea e che ha provocato una vera e propria bufera in casa Lega Nord dove la reazione è stata immediata: Biasin è stato espulso dal partito.


Cesare Biasin, 46 anni, ex primo cittadino ed oggi consigliere comunale della Lega Nord è accusato dei reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Secondo gli inquirenti avrebbe, infatti, affittato a nome suo, o avvalendosi di un’amica come prestanome, alcuni appartamenti nella palazzina di via dell’Olmo alle Stiore. Case nelle quali, sempre secondo le accuse, Biasin sistemava giovani prostitute che lì ricevevano i clienti. In cambio le ragazze dovevano corrispondergli una somma di 350 euro a settimana. Un’attività che, secondo gli inquirenti, l’uomo ha portato avanti per oltre un anno arrivando ad intascare oltre 5 mila euro al mese.

Secondo gli investigatori sarebbero almeno 3 gli appartamenti nella disponibilità dell’ex sindaco. In uno di questi lavoravano due prostitute rumene di 32 e 35 anni. Nel terzo, scoperto solo ieri, gli agenti hanno trovato un transessuale siciliano che ha ammesso di corrispondere all’indagato una somma di 500 euro a settimana. Dai primi riscontri pare inoltre che il compito di Biasin non fosse solo quello di sistemare nelle case ragazze e trans, ma che li aiutasse anche a pubblicizzare la propria attività con appositi annunci su giornali e siti internet.

Un sistema portato avanti dall’ex sindaco per oltre un anno e che lo ha fatto diventare un nome noto degli ambienti del sesso mercenario tanto che erano le varie Isabella, Cristal o Sandra a cercarlo grazie ad un passaparola. Almeno una decina secondo gli inquirenti, le ragazze che si sono avvicendate negli appartamenti per un giro di clienti e d’affari al momento non ancora quantificato ma che si suppone molto elevato visto anche le numerose segnalazioni da parte degli altri residenti nel palazzo molestati dal continuo via vai di uomini ad ogni ora del giorno e della notte.

Le indagini da parte degli inquirenti continuano a tutto campo: “Vogliamo comprendere – spiega Riccardo Tumminia, dirigente della Squadra Mobile di Treviso -, se i proprietari fossero a conoscenza dell’esercizio della prostituzione ma più di ogni altra cosa del favoreggiamento dello sfruttamento della prostituzione”

LE REAZIONI

A Silea è stata la notizia del giorno. Non si è parlato d’altro neppure in via Bassa Trevigiana dove Biasin vive con la moglie e due figli. I vicini, 
che li descrivono come una coppia tranquilla, sono rimasti stupiti.

La moglie si è chiusa in casa e non vuole rilasciare dichiarazioni, travolta da uno scandalo di cui non aveva avuto il minimo sentore. Una vera e propria bufera è invece scoppiata in casa Lega Nord. La notizia accolta dai vertici del partito con grande imbarazzo ha provocato
 l’espulsione immediata di Biasin.

Il segretario provinciale e Sindaco di Vittorio Veneto Gianantonio Da Re, già questa mattina ha inviato un telegramma all’ex sindaco per informarlo che: “I gravi fatti personali che la coinvolgono sono in netto contrasto con i principi del movimento Lega Nord Liga Veneta e quindi le comunico l’immediata espulsione dal movimento. Da questo momento 
lei rappresenta solo ed esclusivamente se stesso”.

Milvana Citter



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sabato 7 novembre 2015

Ignazio Marino amministrazione OTTIMA per Fitch



Fitch annuncia: "I conti di ROMA migliorano"
Outlook migliora, era negativo. Il piano di rientro dell'ex assessore
 al Bilancio Silvia Scozzese ha funzionato. 
Marino: "Le cose a Roma sono cambiante"

Per la prima volta dopo tre anni i conti del Campidoglio migliorano. Fitch ha migliorato l'outlook sul 
debito della città di Roma da negativo a stabile e ha confermato il rating BBB di lungo termine. Lo 
comunica l'agenzia di rating, precisando che la decisione tiene conto del sostegno del governo ma 
anche dell'andamento dei conti, che presentano un "basso indebitamento diretto". Il piano di rientro 
dell'ex assessore al Bilancio Silvia Scozzese ha funzionato. "Le cose a Roma stanno cambiando: la 
valutazione di Fitch dà ragione al nostro lavoro. E sono convinto che sia un primo passo a cui 
seguiranno presto altri", ha commentato soddisfatto l'ex sindaco di Roma, 

Ignazio Marino.
"L'agenzia di rating internazionale, che certo non può essere tacciata di parzialità nei confronti di Roma - continua Marino - cambia le prospettive per la città (sia per i conti dell'amministrazione che per gli andamenti economici) da negativa a stabile, valorizzando i numeri e le azioni politiche 
dell'amministrazione. Le riforme profonde che abbiamo messo in campo vengono giudicate positive e i frutti si vedranno presto: penso alle aziende e ai servizi forniti ai cittadini che si stanno allontanando dagli anni opachi della vecchia amministrazione. In questi giorni, durante i miei molti incontri negli Stati Uniti con operatori economici, con le aziende e i professionisti che si occupano di cittaà, ho colto un grande interesse economico. Non solo la tradizionale simpatia o ammirazione per la bellezza della città ma una vera e nuova attenzione alle opportunità economiche che Roma, col cambiamento di rotta che abbiamo impostato in questi anni, offre agli investitori. L'appuntamento straordinario del Giubileo è una occasione ulteriore che, ne sono certo, offrirà occasioni di sviluppo anche al di là delle previsioni positive di Fitch".

"Insomma - continua Marino - nei primi due anni dell'amministrazione abbiamo lavorato per riportare legalità e trasparenza negli atti del Comune e per impostare il cambiamento. Questo lavoro sta dando i suoi frutti che coglieremo ancora di più a partire dai prossimi mesi. Sono ottimista e questo ottimismo nasce dalle cose fatte e dall'opinione verso la città che colgo in Italia e all'estero".

Roma. Record debito: Rutelli, Veltroni, Alemanno? 
Roma, debito fuori controllo, chi è stato il peggior amministratore?
 Rutelli record ma è con Alemanno che la gestione non è più trasparente: da commissario del debito decideva lui quanto era debito pregresso da mettere nella bad company, ma alla fine le cifre erano più alte dei bilanci ufficiali pre bad company.
 Debito e poste fuori bilancio, gestione contabile poco trasparenti,
 commissari che si alternano. 

Il passivo accumulato negli anni (diciamo dal primo sindaco eletto dal popolo, Rutelli a fine ’93) da 
Roma capitale peserà sui contribuenti con tasse e addizionali almeno fino al gennaio 2048. Tra Tesoro e addizionali, più la tassa di un euro per ogni biglietto aereo per Roma, il Comune riceve un assegno perpetuo di mezzo miliardo di euro l’anno. Ma, nonostante tutti i controlli, negli anni sono emersi nuovi debiti fuori bilancio, crediti non esigiti: la vera dimensione totale forse non è ancora conosciuta. Chi fra i sindaci ha contribuito di più all’accumulo del debito? Sul Sole 24 ore Gianni Dragoni propone una classifica giornaliera dell’aumento medio attribuito ai quattro sindaci: Rutelli ha prodotto un aumento giornaliero di 892.937 euro, Veltroni di 416.476 euro, Alemanno e di 450.160 euro, Ignazio Marino è l’unico con il segno meno, avendo diminuito il debito ogni giorno di 13mila euro. Rutelli. Secondo il bilancio del Comune, a fine 2000 i debiti finanziari erano 5,93 miliardi di euro. 

All’arrivo di Rutelli, secondo quanto ricostruito dal Sole 24 Ore (sul sito non si trova il bilancio prima del 1997), il Comune aveva circa 3,6 miliardi di debiti finanziari: quindi sotto Rutelli il debito è aumentato di circa 2,31 miliardi . Veltroni lascia il Comune con debiti finanziari, secondo il bilancio a fine 2007, per 6,95 miliardi, cioè un miliardo e 21 milioni in più rispetto all’addio di Rutelli .  Veltroni, che chiama in causa per la crisi di liquidità l’ex governatore del Lazio (di destra) 
Francesco Storace a causa del buco nella sanità la Regione non ha versato a Roma contributi per un 
miliardo. Alemanno evita il dissesto del Comune, che porterebbe al commissariamento, grazie a un 
accordo con Berlusconi e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Con un decreto legge viene 
costituito il commissario per il «debito pregresso» che si prende in carico tutto il debito fino al 28 aprile 2008, cioè fino all’elezione di Alemanno. 

Si crea la bad company dei debiti di Roma, il sindaco di destra parte leggero. Nel bilancio a fine 2008 apparirà che il debito finanziario del Comune è ridotto a soli 1.028 milioni. E nel 2010 Alemanno può scaricare ulteriori 644,2 milioni di debiti nella gestione commissariale. Per due anni Alemanno è anche commissario del debito del Comune, può quindi decidere consultando solo se stesso, fatta salva la verifica con Tremonti, quanto debito è «pregresso» e va scaricato nella bad company. È qui che la partita si fa meno trasparente. Solo a metà del 2013 arriva la prima relazione al Parlamento del nuovo commissario al debito, Varazzani. Secondo i dati di Varazzani, il debito di Roma Capitale trasferito al commissario e «accertato» alla data del 26 luglio 2010 ammonta a 8,64 miliardi di debiti non finanziari, più 7,12 miliardi di debiti finanziari. Cifre molto più alte di quelle che apparivano dai bilanci ufficiali fino al 2007. 
(Gianni Dragoni, Il Sole 24 Ore).

QUINDI 
Ignazio Marino ha messo i conti a posto per Roma
HA LAVORATO BENE ,
 non capisco ancora perchè l'hanno sfiduciato ???
Il Prossimo Sindaco si trovera' i CONTI IN ORDINE.

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sabato 3 ottobre 2015

Alemanno Complice in Mafia Capitale



Mafia Capitale: 
«Alemanno complice di Buzzi, 
corrotto con 125 mila euro»

L'ex sindaco in cambio delle somme avrebbe assicurato alla Cupola romana vantaggi e favori. Resta 
comunque indagato anche per l'associazione mafiosa.

Dall’inchiesta madre su Mafia Capitale scaturisce un rivolo che potrebbe portare presto alla sbarra
Gianni Alemanno. In attesa che gli inquirenti decidano che fare dell’indagine a suo carico per
associazione mafiosa, l’ex sindaco ha ricevuto la notifica di una nuovo capo d’accusa: corruzione in
concorso con Salvatore Buzzi, Massimo Carminati e il suo ex braccio destro Franco Panzironi, tutti
imputati nel maxi-processo che si aprirà tra un mese. La contestazione ad Alemanno riguarda il
pagamento di almeno 125.000 euro, a fronte di promesse per cifre ancora maggiori «per la vendita della sua funzione» di primo cittadino, e «per il compimento di atti contrari ai doveri d‘ufficio». Con
l’aggravante del favoreggiamento al sodalizio mafioso per Buzzi, l’ex leader delle cooperative rosse
romane che ha materialmente sborsato il denaro, e per l’ex estremista nero Carminati.

L’avviso di conclusione indagini - firmato dal procuratore Pignatone, dall’aggiunto Prestipino e dai
sostituti Cascini, Ielo e Tescaroli, preludio di un’imminente richiesta di rinvio a giudizio - è uno stralcio del procedimento principale dal quale sono emersi i finanziamenti contestati dalla Procura. Secondo gli inquirenti l’ex sindaco ha ricevuto tra il 2012 e il 2014 (quindi quando governava il Campidoglio ma anche dopo, in una sorta di saldo per i favori assicurati in precedenza), attraverso Panzironi che era d’accordo, 75.000 euro per cene elettorali, altri 40.000 alla fondazione Nuova Italia (che gli inquirenti considerano una sua «cassaforte», e dalla quale avrebbe a sua volta ricevuto soldi per sé), e almeno 10.000 euro in contanti, «a fronte di una originaria promessa di 40.000», che per l’accusa costituiscono anche una forma di finanziamento illecito all’esponente politico.

La contropartita che Alemanno avrebbe assicurato al duo Buzzi-Carminati comprende alcuni fatti
ricostruiti in ogni passaggio nell’indagine principale. Ecco allora il contributo di Alemanno nella nomina dell’avvocato Giuseppe Berti nel consiglio di amministrazione dell’Ama, la municipalizzata per la raccolta dei rifiuti, e di Fiscon come direttore generale della stessa società, due nomi sponsorizzati dal presunto clan; l’aver messo «strutture del suo ufficio a disposizione di Buzzi e Carminati», come quando il capo-segreteria di Alemanno, secondo il racconto di Buzzi, si decise a incontrarlo in tutta fretta solo dopo una telefonata di Carminati; aver favorito i pagamenti del Comune di Roma alla società Eur Spa, che servivano a onorare crediti di «soggetti economici riconducibili a Buzzi e Carminati».

Nella ricostruzione dei pubblici ministeri, Panzironi — recentemente condannato a cinque anni e tre
mesi di carcere per lo scandalo «parentopoli» all’interno dell’Ama — non è soltanto colui che riceveva i soldi da Buzzi e poi li girava ad Alemanno; era anche un «consigliere del sindaco», del quale si sarebbe reso complice nella vendita della funzione. Agli atti del Comune e ora del processo per Mafia Capitale, infatti, c’è una delibera del Giunta comunale guidata da Alemanno (il 2 luglio 2008, subito dopo le elezioni vinte dal centro-destra), nella quale Panzironi, in virtù dei «requisiti personali e professionali» e dei «rapporti eminentemente fiduciari» tra i due, viene nominato collaboratore del sindaco, per il quale «curerà le relazioni esterne e riferirà in via riservata all’onorevole Sindaco». Il tutto «a titolo gratuito», ma secondo i pm i guadagni venivano garantiti attraverso altre vie.
Per esempio i finanziamenti di Buzzi alla fondazione di Alemanno, elargiti sia regolarmente che «in
nero». Per i quali gli inquirenti non credono alla versione fornita dal capo delle cooperative, e cioè che Alemanno sapesse poco o nulla dei soldi girati a Panzironi. «Lei non è credibile», hanno insistito i pm, anche in considerazioni della diversa estrazione politica tra i due, uno di sinistra e l’altro di destra. «Il sindaco si finanziava a prescindere dal colore», è stata la risposta di Buzzi. La nuova imputazione contestata ad Alemanno certifica che la Procura non gli dà alcun credito, e ora considera l’ex sindaco un suo complice.
La replica di Alemanno «L'avviso di conclusione delle indagini preliminari che mi è stato notificato dalla Procura della Repubblica non contiene più i reati previsti dall'articolo 416 bis del codice penale, ovvero l'associazione a delinquere di stampo mafioso» ha scritto in una nota Gianni Alemanno. «Dopo dieci mesi finalmente sono stato liberato dall'accusa infamante di essere partecipe di un'associazione mafiosa. Per me è la fine di un incubo. Rimane la possibilità di una richiesta di rinvio a giudizio per reati di corruzione e finanziamento illecito, accuse che io respingo e da cui mi difenderò in ogni modo, convinto che la Magistratura mi darà giustizia con la stessa onestà intellettuale con cui ha archiviato per me l'ipotesi di reato di associazione a delinquere di stampo mafioso».

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domenica 6 settembre 2015

Alemanno ex Sindaco ha Dato ROMA ai fascisti Suoi Amici


Ex di Avanguardia Nazionale, esponenti di Terza Posizione, perfino naziskin vicini a Mokbel. Così Alemanno ha piazzato nei posti che contano della Capitale i suoi amici estremisti neri

Boia chi molla, gridava a fine anni Ottanta il giovane Gianni Alemanno, al tempo capo del Fronte della Gioventù e fedelissimo di Pino Rauti, leader dell'ala movimentista dell'Msi e futuro suocero.

Vent'anni dopo, nessuno può accusarlo di incoerenza: Gianni, diventato sindaco di Roma, non ha mollato nessuno. Non ha tradito, non ha lasciato per strada i vecchi camerati, nemmeno quelli finiti in galera per banda armata e atti terroristici, neppure i personaggi più discussi della galassia d'estrema destra protagonista degli anni di piombo. Anzi.

Nell'anno di grazia 2010 Roma è sempre più nera, con fascisti ed ex fascisti che spuntano dappertutto. Nei posti cardine dell'amministrazione comunale e nell'entourage ristretto del nuovo Dux, nell'assemblea capitolina e nelle società controllate dal Comune, passando per enti regionali e ministeri.

Vecchie conoscenze sono comparse anche nella parentopoli che ha investito l'Atac, dove lavorano - come ha scritto Ernesto Menicucci sul "Corriere" - l'ex Nar Francesco Bianco (in passato arrestato e processato per rapine e omicidi insieme ai fratelli Fioravanti, fu scarcerato per decorrenza dei termini) e l'ex di Terza posizione Gianluca Ponzio. Ponzio oggi è a capo del Servizio relazioni industriali della municipalizzata del Comune, negli anni Ottanta fu protagonista di arresti plurimi per rapina e possesso d'armi.

La sinistra ha gridato allo scandalo, ma i due sono sono solo la punta dell'iceberg di un gruppo di potere sempre più radicato in città, cementato dagli ideali e dall'antica appartenenza, da interessi (anche economici) e da relazioni amicali e familiari. La lista comprende ex militanti di Terza posizione e dei Nuclei armati rivoluzionari, uomini di Forza nuova, naziskin vicini alla cricca di Gennaro Mokbel, capi storici di Avanguardia nazionale, ultrà e combattenti delle battaglie degli anni Settanta e Ottanta. Battuto a sorpresa Francesco Rutelli, disintegrati i potentati di Forza Italia (già messi a dura prova durante la giunta regionale guidata da Francesco Storace) ora sono nella cabina di controllo e, nella nerissima capitale, comandano loro.

Uomini d'oro
I due personaggi più influenti dell'amministrazione non sono assessori, ma due amici del sindaco: Franco Panzironi e Riccardo Mancini. Del primo, a capo dell'Ama, si sa praticamente tutto. Meno noti, invece, sono i trascorsi dell'uomo che Alemanno ha voluto alla guida di Eur spa, società controllata dal Campidoglio e dal ministero dell'Economia che ha nel suo portafoglio immobili per centinaia di milioni. Mancini, classe 1958, ha finanziato la campagna elettorale del 2006 e ha fatto da tesoriere durante quella del 2008.

È un imprenditore di successo: erede di parte del patrimonio della famiglia Zanzi (energia e riscaldamento), ha comprato nel 2003 la Treerre, società di bonifiche e riciclaggio che fattura oltre 6 milioni di euro l'anno. Anche lui, che ha sempre vissuto all'Eur, è stato vicino ai camerati di Avanguardia nazionale: nel 1988 è stato processato - insieme ai leader del movimento Stefano Delle Chiaie e Adriano Tilgher, che oggi lavora in Regione con Teodoro Buontempo - e la Corte d'Assise lo condannò a un anno e nove mesi per violazione della legge sulle armi. Ora, dopo vent'anni, Alemanno gli ha dato le chiavi di un quartiere che conosce bene, quello del "mitico" bar Fungo, dove un tempo si ritrovavano quelli di Terza posizione, i ragazzi di Massimo Morsello e il gruppo di Giusva Fioravanti.

Una curiosità: un socio in affari di Mancini, Ugo Luini (amministratore della holding del gruppo, la Emis) è pure tra i consiglieri della fondazione del sindaco, Nuova Italia.

Mancini e Panzironi, ovviamente, si conoscono bene. A novembre il capo dell'Eur Spa ha assunto Dario, il figlio di Franco, già portaborse al Comune e ora funzionario con contratto a tempo indeterminato. La scelta ha fatto gridare allo scandalo il centrosinistra, ma sono altre le indiscrezioni che preoccupano Alemanno.

Mancini, l'uomo che dovrebbe gestire la Formula 1, è infatti amico di Massimo Carminati, tra i fondatori dei Nar e leader della sezione dell'Eur, simpatizzante di Avanguardia nazionale e sodale della Banda della Magliana: il personaggio del "Nero" del film "Romanzo Criminale" è ispirato alla sua storia. I due sono spesso insieme, tanto che qualcuno sospettava che l'ex estremista (incriminato per vari delitti efferati ma assolto - quasi sempre - da ogni accusa) fosse stato assunto dalla municipalizzata. «Una sciocchezza» chiosano a "L'espresso" gli uomini del sindaco «Mancini lo vede solo perché si conoscono da anni. Nessun rapporto di lavoro».

Naziskin & C. Un lavoro ben retribuito Alemanno e Panzironi l'avevano invece trovato a Stefano Andrini, assurto agli onori delle cronache perché insieme a un gruppetto di naziskin picchiò selvaggiamente, nell'estate del 1989, due "compagni" davanti al cinema Capranica. Andrini, 40 anni, fa parte di una generazione successiva a quella dei movimenti storici degli anni di piombo. La rissa costò a lui e al fratello gemello una condanna a quattro anni e otto mesi (poi ridotti a tre) per tentato omicidio.

La carriera criminale continua anche dopo la reclusione: entrato nell'orbita del gruppo di Delle Chiaie, Stefano nel 1994 viene arrestato per alcuni scontri con gli autonomi. Un passato burrascoso che nel 2009 non gli impedisce di sedersi sulla poltrona di amministratore delegato di Ama Servizi Ambientali. Andrini, ultrà della Lazio, non c'è rimasto molto. Lo scorso febbraio è stato travolto dall'inchiesta sugli affari della banda capeggiata da Gennaro Mokbel. Secondo i magistrati sarebbe stato proprio lui a organizzare - tramite i suoi agganci a Bruxelles - la falsa candidatura di Nicola Di Girolamo, il senatore tanto caro a Mokbel («Sei il mio servo», gli diceva) e alle famiglie 'ndranghetiste di Isola Capo Rizzuto.

Il sindaco, si sa, non molla mai nessuno. E perdona tutti, forse perché anche lui è stato sfiorato da vicende giudiziarie, come aggressioni e lancio di bombe molotov (sempre assolto). Non bisogna sorprendersi, così, che abbia provato a sistemare anche altri ex skin protagonisti del pestaggio al cinema Capranica. Così Mario Andrea Vattani (arrestato con gli Andrini ma poi assolto al processo), figlio del potente presidente dell'Ice Umberto, è diventato capo delle relazioni internazionali e del cerimoniale del Campidoglio. Assunto fino al 2013, costerà ai contribuenti 488 mila euro tra stipendio e oneri previdenziali.

Anche Demetrio Tullio, pure lui arrestato e prosciolto, ha ottenuto un posto fisso. Stavolta al ministero delle Politiche agricole: è entrato grazie a un concorso bandito nel 2006, quando Alemanno era titolare del dicastero. Tullio lavora alla direzione generale della Pesca marittima, ma nel tempo libero si occupa anche di manifestazioni culturali. Il mensile di Ostia "Zeus" lo indica come «presidente dell'associazione Minas Tirith», dal nome della città assediata del Signore degli Anelli, che qualche giorno fa ha organizzato un convegno intitolato "Serate dannunziane". Secondo il giornale, la tre giorni è stata un successo.

Mi manda Mokbel
Non sappiamo se Alemanno ha perdonato anche Mokbel, che si è vantato di averlo preso a schiaffi durante una manifestazione (era il 1998) in cui Gennaro organizzava il sevizio d'ordine. Di sicuro l'inchiesta sul faccendiere che ha messo in piedi la più colossale truffa dal dopoguerra non gli fa dormire sonni tranquilli.

Mokbel (in passato «destinatario», scrive il gip Aldo Morgigni nell'ordinanza, «di provvedimenti cautelari per fatti omicidiari collegati ad azioni di gruppi terroristici di estrema destra unitamente a soggetti - quali ad esempio Carminati Massimo - ancora oggi oggetto di ricerche da parte delle forze di polizia») ha infatti complici assai vicini al mondo di quella che fu Alleanza nazionale. In primis l'avvocato Paolo Colosimo, finito anche lui in galera per associazione a delinquere: fino a qualche tempo fa tra i suoi clienti c'era Nicolò Accame, l'ex portavoce di Francesco Storace alla Regione Lazio. Rampollo della dinastia Accame (il papà Giano, "fascista di sinistra", fu un intellettuale influente, la sorella Barbara è la moglie del leader carismatico di Terza posizione Peppe Dimitri, morto tragicamente nel 2006) è stato condannato per corruzione, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta "Lazio-gate".

Non solo. Del gruppo Mokbel fa parte anche Silvio Fanella, considerato dagli inquirenti il cassiere della banda. Il suo nome è spuntato a sorpresa nella compravendita di una società, la Mondo Verde, fondata anni fa dal capo della segreteria di Alemanno, Antonio Lucarelli, e da due suoi cugini. A "L'espresso" risulta che Fanella rilevi il 50 per cento delle quote nel luglio del 2000, quando Antonio ha già lasciato l'impresa. Dopo pochi mesi, Fanella e il suo socio Teodolo Theodoli vendono le azioni a una ditta amministrata da tal Fabrizio Moro. Sarà un caso, ma Moro è un amico di Lucarelli. Sarà una coincidenza, ma per la Mondo Verde targata Moro lavorerà in alcuni progetti - come ha rivelato "Repubblica" - il cognato di Gennaro Mokbel.

I fedelissimi
Lucarelli, classe 1965, imprenditore, è uno dei fedelissimi di Alemanno. Con l'estrema destra ha sempre avuto grande feeling: il segretario del sindaco nel 2000 era il portavoce romano di Forza Nuova, movimento di estrema destra fondato nel 1997 dai latitanti Massimo Morsello, ex Nar, e Roberto Fiore, ex Terza posizione, che sfuggirono a una retata.

Era il 1980, l'anno della strage di Bologna. I due scapparono a Londra, e tornarono solo quando le condanne per banda armata furono prescritte o, nel caso di Morsello gravemente malato, inapplicabili. Lucarelli si dà da fare: con i suoi organizza sit in inneggianti al leader dell'ultradestra austriaca Haider, manifestazioni contro il gay pride (i volantini lo definivano «la saga del pervertito») e risse davanti al Campidoglio (Marcello Fiori, vicecapo di gabinetto di Rutelli, denunciò di essere stato spintonato da Lucarelli).

Nel who's who della cerchia di Alemanno ci sono anche altri ex camerati di rango. Vincenzo Piso, ex militante di Terza posizione e di Ordine nuovo, siede oggi in Parlamento ed è coordinatore del Pdl regionale. Venne arrestato nel 1980, restò in carcere per quattro anni con l'accusa di banda armata, venne poi prosciolto.

Influente consigliere di Piso e del sindaco è poi Marcello De Angelis, anche lui di Terza posizione, cinque anni di carcere alle spalle e una carriera come cantante del gruppo musicale 27Obis, riferimento all'articolo del codice penale sulle associazioni con finalità di terrorismo. Fratello del leader di Terza posizione Nanni, morto in circostanze misteriose in carcere, Marcello ora è senatore e direttore di Area, la rivista fondata da Alemanno e Storace.

Duri e puri
Da un anno al Comune lavora anche Loris Facchinetti (nell'ordinanza del 31 dicembre 2009 si specifica che la collaborazione è «a titolo gratuito»), ex leader di Europa civiltà, un movimento neopagano e paramilitare di estrema destra nato nel 1969 che aveva rapporti pure con la massoneria. Fermato «per reticenza nell'inchiesta di piazza Fontana», come ricorda Ugo Maria Tassinari nel suo libro "Fascisteria", Facchinetti - sposato con la sorella di Fabio Rampelli - oggi è delegato del sindaco di Roma per il Mediterraneo, ed esperto di "Politiche internazionali" della fondazione di Alemanno.

Che ha voluto vicino a sé pure Claudio Corbolotti, aiutante di Lucarelli al Comune, arrestato nel 2004 per gli scontri avvenuti fuori l'Olimpico durante il derby Lazio-Roma. A proposito di ultrà, anche Guida Zappavigna, ex dei Boys della Roma ed ex Fuan, arrestato come presunto Nar e prosciolto in istruttoria, ha avuto un incarico dalla Polverini: ora è presidente del parco del Lago Lungo e Ripa. Grande tifoso di Totti e compagni è anche Mirko Giannotta.

Le cronache ricordano che è stato arrestato nel 2003 insieme al fratello perché accusato di rapine ai danni di banche e gioiellerie, e che dal 2008 è diventato capoufficio del decoro urbano del gabinetto del sindaco. Già. Alemanno, cuore nero, non molla mai nessuno.

DI EMILIANO FITTIPALDI
http://espresso.repubblica.it/palazzo/2010/12/09/news/roma-poltrone-ai-fascisti-1.26718



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