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domenica 6 settembre 2015

Alemanno ex Sindaco ha Dato ROMA ai fascisti Suoi Amici


Ex di Avanguardia Nazionale, esponenti di Terza Posizione, perfino naziskin vicini a Mokbel. Così Alemanno ha piazzato nei posti che contano della Capitale i suoi amici estremisti neri

Boia chi molla, gridava a fine anni Ottanta il giovane Gianni Alemanno, al tempo capo del Fronte della Gioventù e fedelissimo di Pino Rauti, leader dell'ala movimentista dell'Msi e futuro suocero.

Vent'anni dopo, nessuno può accusarlo di incoerenza: Gianni, diventato sindaco di Roma, non ha mollato nessuno. Non ha tradito, non ha lasciato per strada i vecchi camerati, nemmeno quelli finiti in galera per banda armata e atti terroristici, neppure i personaggi più discussi della galassia d'estrema destra protagonista degli anni di piombo. Anzi.

Nell'anno di grazia 2010 Roma è sempre più nera, con fascisti ed ex fascisti che spuntano dappertutto. Nei posti cardine dell'amministrazione comunale e nell'entourage ristretto del nuovo Dux, nell'assemblea capitolina e nelle società controllate dal Comune, passando per enti regionali e ministeri.

Vecchie conoscenze sono comparse anche nella parentopoli che ha investito l'Atac, dove lavorano - come ha scritto Ernesto Menicucci sul "Corriere" - l'ex Nar Francesco Bianco (in passato arrestato e processato per rapine e omicidi insieme ai fratelli Fioravanti, fu scarcerato per decorrenza dei termini) e l'ex di Terza posizione Gianluca Ponzio. Ponzio oggi è a capo del Servizio relazioni industriali della municipalizzata del Comune, negli anni Ottanta fu protagonista di arresti plurimi per rapina e possesso d'armi.

La sinistra ha gridato allo scandalo, ma i due sono sono solo la punta dell'iceberg di un gruppo di potere sempre più radicato in città, cementato dagli ideali e dall'antica appartenenza, da interessi (anche economici) e da relazioni amicali e familiari. La lista comprende ex militanti di Terza posizione e dei Nuclei armati rivoluzionari, uomini di Forza nuova, naziskin vicini alla cricca di Gennaro Mokbel, capi storici di Avanguardia nazionale, ultrà e combattenti delle battaglie degli anni Settanta e Ottanta. Battuto a sorpresa Francesco Rutelli, disintegrati i potentati di Forza Italia (già messi a dura prova durante la giunta regionale guidata da Francesco Storace) ora sono nella cabina di controllo e, nella nerissima capitale, comandano loro.

Uomini d'oro
I due personaggi più influenti dell'amministrazione non sono assessori, ma due amici del sindaco: Franco Panzironi e Riccardo Mancini. Del primo, a capo dell'Ama, si sa praticamente tutto. Meno noti, invece, sono i trascorsi dell'uomo che Alemanno ha voluto alla guida di Eur spa, società controllata dal Campidoglio e dal ministero dell'Economia che ha nel suo portafoglio immobili per centinaia di milioni. Mancini, classe 1958, ha finanziato la campagna elettorale del 2006 e ha fatto da tesoriere durante quella del 2008.

È un imprenditore di successo: erede di parte del patrimonio della famiglia Zanzi (energia e riscaldamento), ha comprato nel 2003 la Treerre, società di bonifiche e riciclaggio che fattura oltre 6 milioni di euro l'anno. Anche lui, che ha sempre vissuto all'Eur, è stato vicino ai camerati di Avanguardia nazionale: nel 1988 è stato processato - insieme ai leader del movimento Stefano Delle Chiaie e Adriano Tilgher, che oggi lavora in Regione con Teodoro Buontempo - e la Corte d'Assise lo condannò a un anno e nove mesi per violazione della legge sulle armi. Ora, dopo vent'anni, Alemanno gli ha dato le chiavi di un quartiere che conosce bene, quello del "mitico" bar Fungo, dove un tempo si ritrovavano quelli di Terza posizione, i ragazzi di Massimo Morsello e il gruppo di Giusva Fioravanti.

Una curiosità: un socio in affari di Mancini, Ugo Luini (amministratore della holding del gruppo, la Emis) è pure tra i consiglieri della fondazione del sindaco, Nuova Italia.

Mancini e Panzironi, ovviamente, si conoscono bene. A novembre il capo dell'Eur Spa ha assunto Dario, il figlio di Franco, già portaborse al Comune e ora funzionario con contratto a tempo indeterminato. La scelta ha fatto gridare allo scandalo il centrosinistra, ma sono altre le indiscrezioni che preoccupano Alemanno.

Mancini, l'uomo che dovrebbe gestire la Formula 1, è infatti amico di Massimo Carminati, tra i fondatori dei Nar e leader della sezione dell'Eur, simpatizzante di Avanguardia nazionale e sodale della Banda della Magliana: il personaggio del "Nero" del film "Romanzo Criminale" è ispirato alla sua storia. I due sono spesso insieme, tanto che qualcuno sospettava che l'ex estremista (incriminato per vari delitti efferati ma assolto - quasi sempre - da ogni accusa) fosse stato assunto dalla municipalizzata. «Una sciocchezza» chiosano a "L'espresso" gli uomini del sindaco «Mancini lo vede solo perché si conoscono da anni. Nessun rapporto di lavoro».

Naziskin & C. Un lavoro ben retribuito Alemanno e Panzironi l'avevano invece trovato a Stefano Andrini, assurto agli onori delle cronache perché insieme a un gruppetto di naziskin picchiò selvaggiamente, nell'estate del 1989, due "compagni" davanti al cinema Capranica. Andrini, 40 anni, fa parte di una generazione successiva a quella dei movimenti storici degli anni di piombo. La rissa costò a lui e al fratello gemello una condanna a quattro anni e otto mesi (poi ridotti a tre) per tentato omicidio.

La carriera criminale continua anche dopo la reclusione: entrato nell'orbita del gruppo di Delle Chiaie, Stefano nel 1994 viene arrestato per alcuni scontri con gli autonomi. Un passato burrascoso che nel 2009 non gli impedisce di sedersi sulla poltrona di amministratore delegato di Ama Servizi Ambientali. Andrini, ultrà della Lazio, non c'è rimasto molto. Lo scorso febbraio è stato travolto dall'inchiesta sugli affari della banda capeggiata da Gennaro Mokbel. Secondo i magistrati sarebbe stato proprio lui a organizzare - tramite i suoi agganci a Bruxelles - la falsa candidatura di Nicola Di Girolamo, il senatore tanto caro a Mokbel («Sei il mio servo», gli diceva) e alle famiglie 'ndranghetiste di Isola Capo Rizzuto.

Il sindaco, si sa, non molla mai nessuno. E perdona tutti, forse perché anche lui è stato sfiorato da vicende giudiziarie, come aggressioni e lancio di bombe molotov (sempre assolto). Non bisogna sorprendersi, così, che abbia provato a sistemare anche altri ex skin protagonisti del pestaggio al cinema Capranica. Così Mario Andrea Vattani (arrestato con gli Andrini ma poi assolto al processo), figlio del potente presidente dell'Ice Umberto, è diventato capo delle relazioni internazionali e del cerimoniale del Campidoglio. Assunto fino al 2013, costerà ai contribuenti 488 mila euro tra stipendio e oneri previdenziali.

Anche Demetrio Tullio, pure lui arrestato e prosciolto, ha ottenuto un posto fisso. Stavolta al ministero delle Politiche agricole: è entrato grazie a un concorso bandito nel 2006, quando Alemanno era titolare del dicastero. Tullio lavora alla direzione generale della Pesca marittima, ma nel tempo libero si occupa anche di manifestazioni culturali. Il mensile di Ostia "Zeus" lo indica come «presidente dell'associazione Minas Tirith», dal nome della città assediata del Signore degli Anelli, che qualche giorno fa ha organizzato un convegno intitolato "Serate dannunziane". Secondo il giornale, la tre giorni è stata un successo.

Mi manda Mokbel
Non sappiamo se Alemanno ha perdonato anche Mokbel, che si è vantato di averlo preso a schiaffi durante una manifestazione (era il 1998) in cui Gennaro organizzava il sevizio d'ordine. Di sicuro l'inchiesta sul faccendiere che ha messo in piedi la più colossale truffa dal dopoguerra non gli fa dormire sonni tranquilli.

Mokbel (in passato «destinatario», scrive il gip Aldo Morgigni nell'ordinanza, «di provvedimenti cautelari per fatti omicidiari collegati ad azioni di gruppi terroristici di estrema destra unitamente a soggetti - quali ad esempio Carminati Massimo - ancora oggi oggetto di ricerche da parte delle forze di polizia») ha infatti complici assai vicini al mondo di quella che fu Alleanza nazionale. In primis l'avvocato Paolo Colosimo, finito anche lui in galera per associazione a delinquere: fino a qualche tempo fa tra i suoi clienti c'era Nicolò Accame, l'ex portavoce di Francesco Storace alla Regione Lazio. Rampollo della dinastia Accame (il papà Giano, "fascista di sinistra", fu un intellettuale influente, la sorella Barbara è la moglie del leader carismatico di Terza posizione Peppe Dimitri, morto tragicamente nel 2006) è stato condannato per corruzione, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta "Lazio-gate".

Non solo. Del gruppo Mokbel fa parte anche Silvio Fanella, considerato dagli inquirenti il cassiere della banda. Il suo nome è spuntato a sorpresa nella compravendita di una società, la Mondo Verde, fondata anni fa dal capo della segreteria di Alemanno, Antonio Lucarelli, e da due suoi cugini. A "L'espresso" risulta che Fanella rilevi il 50 per cento delle quote nel luglio del 2000, quando Antonio ha già lasciato l'impresa. Dopo pochi mesi, Fanella e il suo socio Teodolo Theodoli vendono le azioni a una ditta amministrata da tal Fabrizio Moro. Sarà un caso, ma Moro è un amico di Lucarelli. Sarà una coincidenza, ma per la Mondo Verde targata Moro lavorerà in alcuni progetti - come ha rivelato "Repubblica" - il cognato di Gennaro Mokbel.

I fedelissimi
Lucarelli, classe 1965, imprenditore, è uno dei fedelissimi di Alemanno. Con l'estrema destra ha sempre avuto grande feeling: il segretario del sindaco nel 2000 era il portavoce romano di Forza Nuova, movimento di estrema destra fondato nel 1997 dai latitanti Massimo Morsello, ex Nar, e Roberto Fiore, ex Terza posizione, che sfuggirono a una retata.

Era il 1980, l'anno della strage di Bologna. I due scapparono a Londra, e tornarono solo quando le condanne per banda armata furono prescritte o, nel caso di Morsello gravemente malato, inapplicabili. Lucarelli si dà da fare: con i suoi organizza sit in inneggianti al leader dell'ultradestra austriaca Haider, manifestazioni contro il gay pride (i volantini lo definivano «la saga del pervertito») e risse davanti al Campidoglio (Marcello Fiori, vicecapo di gabinetto di Rutelli, denunciò di essere stato spintonato da Lucarelli).

Nel who's who della cerchia di Alemanno ci sono anche altri ex camerati di rango. Vincenzo Piso, ex militante di Terza posizione e di Ordine nuovo, siede oggi in Parlamento ed è coordinatore del Pdl regionale. Venne arrestato nel 1980, restò in carcere per quattro anni con l'accusa di banda armata, venne poi prosciolto.

Influente consigliere di Piso e del sindaco è poi Marcello De Angelis, anche lui di Terza posizione, cinque anni di carcere alle spalle e una carriera come cantante del gruppo musicale 27Obis, riferimento all'articolo del codice penale sulle associazioni con finalità di terrorismo. Fratello del leader di Terza posizione Nanni, morto in circostanze misteriose in carcere, Marcello ora è senatore e direttore di Area, la rivista fondata da Alemanno e Storace.

Duri e puri
Da un anno al Comune lavora anche Loris Facchinetti (nell'ordinanza del 31 dicembre 2009 si specifica che la collaborazione è «a titolo gratuito»), ex leader di Europa civiltà, un movimento neopagano e paramilitare di estrema destra nato nel 1969 che aveva rapporti pure con la massoneria. Fermato «per reticenza nell'inchiesta di piazza Fontana», come ricorda Ugo Maria Tassinari nel suo libro "Fascisteria", Facchinetti - sposato con la sorella di Fabio Rampelli - oggi è delegato del sindaco di Roma per il Mediterraneo, ed esperto di "Politiche internazionali" della fondazione di Alemanno.

Che ha voluto vicino a sé pure Claudio Corbolotti, aiutante di Lucarelli al Comune, arrestato nel 2004 per gli scontri avvenuti fuori l'Olimpico durante il derby Lazio-Roma. A proposito di ultrà, anche Guida Zappavigna, ex dei Boys della Roma ed ex Fuan, arrestato come presunto Nar e prosciolto in istruttoria, ha avuto un incarico dalla Polverini: ora è presidente del parco del Lago Lungo e Ripa. Grande tifoso di Totti e compagni è anche Mirko Giannotta.

Le cronache ricordano che è stato arrestato nel 2003 insieme al fratello perché accusato di rapine ai danni di banche e gioiellerie, e che dal 2008 è diventato capoufficio del decoro urbano del gabinetto del sindaco. Già. Alemanno, cuore nero, non molla mai nessuno.

DI EMILIANO FITTIPALDI
http://espresso.repubblica.it/palazzo/2010/12/09/news/roma-poltrone-ai-fascisti-1.26718



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Ignazio Marino sta Cambiando ROMA #iostoconmarino


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mercoledì 3 dicembre 2014

#‎Mafia‬ a #Roma o #sistema #italia : #‎MafiaCapitale






Due giorni dopo lo scandalo di ‪#‎MafiaCapitale‬ i partiti di maggioranza e minoranza ( Lega in primis) votano compatti per bloccare l'utilizzo da parte della magistratura delle intercettazioni del senatore Azzolini (NCD), accusato di reati gravissimi come frode, associazione a delinquere, 
abuso d'ufficio.
PD, LEGA NORD E FORZA ITALIA SALVANO ANCORA AZZOLINI (NCD)
Come già avvenuto in Giunta delle Autorizzazioni al Senato, appena adesso il Senato ha salvato nuovamente il Presidente della Commissione Bilancio Azzolini.
Cosa chiedeva la Procura di Trani?

Di poter utilizzare le intercettazioni contro il Senatore Azzolini, indagato per abuso di ufficio, associazione a delinquere, truffa aggravata e falso ideologico, minaccia ad un pubblico ufficiale per gli appalti, da 160 milioni di euro, per il Porto di Molfetta.
vedremo come andra' a finire quest'altra???
#‎Mafia‬ a #Roma

In ogni posto chiave avevano sistemato una persona fidata. Aziende municipalizzate, assessorati, persino il bilancio del Campidoglio erano in grado di modificare. Per riuscire a controllare le commissioni Trasparenza e Anticorruzione hanno fatto carte false, forse convinti che questo li avrebbe salvati.


È una rete di potere autentico quella creata da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, «inserendo nei ruoli decisionali della pubblica amministrazione uomini che, per ragioni diverse di affiliazione o di subordinazione, rispondono direttamente al sodalizio, non sempre con una piena consapevolezza delle sue caratteristiche».

Quando Gianni Alemanno cede la guida di Roma a Ignazio Marino, si concentrano sugli esponenti del Pd che potevano mettersi a disposizione in cambio di favori e tangenti. E riescono ad agganciarli. Nelle intercettazioni che fanno da filo conduttore alle indagini dei carabinieri del Ros guidati dal generale Mario Parente, si parla di appuntamenti chiesti al vicesindaco Luigi Nieri, di incontri con il capo di gabinetto Mattia Stella. Mentre Eugenio Patanè avrebbe preso soldi per «pilotare» appalti alla Regione, del senatore del Pd Lionello Cosentino, segretario della federazione Pd romana, dicono: «È proprio amico nostro».
L'Arresto dell'ex terrorista dei Nar, Massimo Carminati



Alemanno e il ricatto

Ad Alemanno, dipinto dalle carte dell’accusa quasi come un burattino nelle loro mani, pagano le cene elettorali oltre ai contanti versati alla sua Fondazione «Nuova Italia» e portano «comparse» per la claque ai comizi. A far da «cerniera» ci pensa spesso l’assessore Luca Gramazio. Ma alla vigilia delle amministrative di giugno 2013, quando lui tentenna sulla concessione di una proroga alle cooperative, il ricatto di Buzzi è esplicito: «Me la proroghi a sei mesi, arrivi a dopo le elezioni... se li famo tutti in santa pace, qui c’hai pure gente che ti vota... così ci costringi a fare le manifestazioni».

«M’ha prosciugato»
Riccardo Mancini, amministratore delegato di Eur spa è sempre stato uno dei personaggi di riferimento, «espressione dell’amministrazione comunale avendo gestito le campagne elettorali di Alemanno ed essendo considerato una sorta di plenipotenziario nella gestione dei rapporti con gli imprenditori, soprattutto nel settore trasporti». È quello che «deve passa’ i lavori buoni».


Quando finisce sotto inchiesta Buzzi racconta: «Lo semo annati a pija’, gli amo detto cioè “o stai zitto e sei riverito o se parli poi non c’è posto in cui te poi anda’ a nasconde’’». Regolarmente stipendiato con 15 mila euro mensili è Franco Panzironi, ex amministratore delegato di Ama spa, «indicato quale reale dominus della stessa municipalizzata, nonostante non rivestisse più nessun incarico formale». Buzzi è categorico: «M’ha prosciugato tutti i soldi Panzironi... dovevo daje un sacco de soldi, 15 mila euro, gli ultimi glieli do oggi e poi ho finito».

Gli assi nella manica
Con la giunta Alemanno il controllo dell’Ama è totale. Quando arriva Marino, l’organizzazione si attrezza. E in vista della gara per la raccolta del Multimateriale Buzzi appare sicuro: «I nostri assi nella manica per farci vince la gara dovrebbero essere la Cesaretti per conto di Sel, Coratti che venerdì ce vado a prende un bel caffè e metto in campo anche Cosentino».


Parlando del presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti, Buzzi dice «me lo so’ comprato, ormai gioca con me», e il 23 gennaio 2014 racconta di avergli «promesso 150 mila euro se fosse intervenuto per sbloccare un pagamento di 3 milioni sul sociale». L’8 aprile invia un sms a Mattia Stella: «Sono da Coratti». Lui lo chiama immediatamente: «Oh Salvato’ io sto giù da me». Buzzi è pronto: «Appena finisco da Coratti, scendo giù da te». Del resto con i collaboratori più stretti era stato esplicito: «Sto’ Mattia lo dobbiamo valorizzare, lo dobbiamo lega’ di più a noi».

Le primarie Pd
Luca Odevaine, vicecapo di gabinetto del sindaco Walter Veltroni, viene ritenuto un esponente dell’organizzazione e infatti Buzzi conta sulla possibilità che diventi capo di gabinetto di Marino «così ci si infilano tutte le caselle... qualche assessore giusto... ci divertiremo parecchio». L’interesse dell’organizzazione a orientare la politica è palese sin dalla scelta del candidato sindaco.


A ottobre 2012 Carminati si informa con Buzzi: «Come siete messi per le primarie?» e lui risponde: «Stiamo a sostene’ tutti e due... avemo dato 140 voti a Giuntella e 80 a Cosentino che è proprio amico nostro». In realtà a novembre Buzzi annuncia: «Noi oggi alle cinque lanciamo Marroni alle primarie per sindaco eh!». Il possibile cambio in giunta era per loro un’ossessione e il 22 gennaio 2013, analizzando ogni possibilità dice: «È vero, se vince il centrosinistra siamo rovinati, solo se vince Marroni andiamo bene».


Marroni diventa deputato del Pd mentre l’altro «amico» Daniele Ozzimo è nominato assessore alla Casa. Tutti restano comunque inseriti nella «rete» che ha continuato a garantire affari e potere.



Ecco la ‘cupola’ di Roma, si dimettano tutti i coinvolti

ROMA, 2 dicembre 2014 - “Scoperchiata la “Cupola” che ha le mani sulla Capitale e della quale, secondo gli inquirenti, fanno parte esponenti politici di destra e sinistra al servizio di personaggi come l'ex Nar Massimo Carminati. Se hanno un minimo di dignità tutti i coinvolti dovrebbero immediatamente dimettersi dalle proprie cariche pubbliche, così come ha fatto l’assessore PD alla casa Ozzimo”. Così parlamentari e consiglieri del Comune e dei Municipi di Roma in una nota congiunta con i colleghi della Regione Lazio.
“L’operazione ‘Terra di Mezzo’ svela i contorni di un ramificato sistema corruttivo nelle amministrazioni locali del Lazio che, come da noi denunciato più volte in ogni sede istituzionale e giudiziaria, inquina l'assegnazione di incarichi, appalti e finanziamenti pubblici.

L’operazione di stanotte, frutto dell’encomiabile impegno della procura di Roma e delle Forze dell’ordine, ne è l’ennesima dimostrazione, con una lista di indagati e arrestati che abbraccia destra e sinistra, da Alemanno a Luca Odevaine, capo di Gabinetto del sindaco Veltroni e già al ministero dell'Ambiente con la Melandri, l’ex ad dell’ente Eur, Riccardo Mancini e l’ex presidente di Ama Franco Panzironi, nomi messi lì dall’amico sindaco di turno. Il fatto che siano coinvolti nell’indagine anche Eugenio Patanè, consigliere Pd Lazio, il capogruppo di FI Luca Gramazio e il presidente dell’Assemblea capitolina, Mirko Coratti dimostra a cosa servono veramente le larghe intese”.

Movimento Cinque Stelle di Roma


La Mafia a Roma è capace di infiltrarsi e fare business nella gestione di centri di accoglienza degli immigrati e campi nomadi, finanziare cene e campagne elettorali, come quella dell’ex sindaco di Roma Gianni ‪#‎Alemanno‬, coinvolgere nella loro rete politici di ‪#‎destra‬ e di ‪#‎sinistra‬.
Quello che succede oggi a Roma non è altro che la conferma di quello che il Movimento 5 Stelle sostiene da sempre. L’esistenza del mega-inciucio tra centro-sinistra-destra, tra ‪#‎Stato‬ e #Mafia.

La mafia è negli appalti truccati, nei concorsi truccati, nello scambio di voti, nelle discariche abusive, la mafia è nei Comuni, nelle Regioni ed in ‪#‎Parlamento‬. E' giunto il momento per tutti di cominciare a combattere il comportamento mafioso in tutti i suoi aspetti.
E’ giunto il momento di smetterla di fare ciò che ci conviene per cominciare a fare quello che è GIUSTO!

INTERCETTAZIONE TELEFONICA

Buzzi: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”

Uno dei settori in cui la "cupola" era più influente era quello delle politiche sociali: Luca Odevaine, membro del Tavolo di coordinamento nazionale sull'immigrazione, al telefono spiega: "Avendo questa relazione continua con il Ministero, sono in grado un po’ di orientare i flussi". Il braccio destro di Carminati: "Tu c'hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati?"


Operazione Mondo di Mezzo: i nomi degli arrestati
„Nomi noti e meno noti tra gli arrestati dell'operazione Mondo di Mezzo. Centro nevralgico dell'organizzazione è Massimo Carminati, ex Nar ed leader della Banda della Magliana. Dal mondo delle municipalizzate vengono Giovanni Fiscon, ex direttore generale dell'Ama, Franco Panzironi, ex ad della municipalizzata dei rifiuti, Riccardo Mancini, ex Ad di Eur Spa e Luca Odevaine ex capo della polizia provinciale.“


Operazione Mondo di Mezzo: i nomi degli arrestati
„In carcere anche: Riccardo Brugia; Roberto Lacopo; Matteo Calvio; Fabio Gaudenzi; Raffaele Bracci; Cristiano Guarnera; Giuseppe Ietto; Agostino Gaglianone; Salvatore Buzzi; Fabrizio Franco Testa; Carlo Pucci; Sandro Coltellacci; Nadia Cerrito; Claudio Caldarelli; Carlo Maria Guarany; Emanuela Bugitti; Alessandra Garrone; Paolo Di Ninno; Pierina Chiaravalle; Giuseppe Mogliani; Giovanni Lacopo; Claudio Turella; Emilio Gammuto; Giovanni De Carlo. Ai domiciliari sono finiti invece: Patrizia Caracuzzi; Emanuela Salvatori; Sergio Menichelli; Franco Cancelli; Marco Placidi; Raniero Lucci; Rossana Calistri; Mario Schina.“

DA : http://www.romatoday.it/cronaca/nomi-arrestati-oggi-roma.html


"La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.” Giovanni Falcone

#Torino, #TAV,
Venezia, #MOSE,
E' IL SISTEMA ITALIA CHE NON FUNZIONA

non deve essere la dignità del singolo a farlo dimettere,
 ma un preciso ed automatico obbligo di legge. 
Arrestato per certi reati? 
Automatica sospensione da Carica e Stipendio, 
fino a sentenza...

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LEGGI ANCHE  :


Alemanno, sindaco fallito


ALEMANNO, IL SINDACO FALLITO

Scandali. Degrado, Traffico. Criminalità. 
Assunzioni di amici e parenti. 
E trenta milioni di euro
 spesi per i collaboratori esterni. 
Storia e ritratto dell'uomo
 che in quattro anni di Campidoglio
 è riuscito a sbagliare tutto
 A Gianni Alemanno non gliene va dritta una, nemmeno per sbaglio. Sarà la sfiga, come la nevicata del secolo che ha paralizzato la città, l'incapacità sua e dei suoi uomini (dal Gran Premio di Formula Uno all'Eur alla candidatura alle Olimpiadi, non c'è mezza ciambella che gli riesca con il buco) o le inchieste dei magistrati (l'ultima è sulle mazzette intascate dai vigili urbani, ma ne sta arrivando un'altra sugli appalti dei Punti verde qualità), fatto sta che Giovanni detto Gianni, barese di nascita e capitolino d'adozione, dopo quattro anni in Campidoglio è già considerato uno dei peggiori sindaci della storia di Roma. Non solo dai denigratori e dai nemici della sinistra, ma pure nel Pdl girano ormai battute maligne. "A Roma dopo Alemanno non vinciamo nemmeno se .... CONTINUA



Stato Italia ed i Poteri Criminali




Documentario che racconta i rapporti di Berlusconi con la mafia.

LEGGI ANCHE : http://cipiri.blogspot.it/2014/11/expo-2015-la-mafia-partecipa-al.html

La Mafia Partecipa al Banchetto


ED HANNO IL CORAGGIO DI CHIEDERCI DI 
LAVORARE GRATIS ???


se vuoi copia e diffondi questi loghi


Perché NOEXPO ?

La sintesi del nuovo modello di società che ci aspetta si regge su tre pilastri: debito, cemento e precarietà in quantità sempre crescenti, e di questo Expo e le grandi opere diventano volano e simbolo, attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche per profitti privati...
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CARCERE S. VITTORE

EXPO 2015 E' SOLO UN SET CINEMATOGRAFICO

11mila metri quadrati di EXPO 2015 saranno solo delle enormi scenografie a causa dei ritardi.

Venerdì 13 è partito un bando di gara del valore di 1.100.000 euro
 per appaltare il “camouflage” delle zone incompiute...
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PREVISIONI 2015

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lunedì 16 luglio 2012

ROMA : Sindaco Alemanno e CasaPound


 Il direttore del quotidiano online «Il Futurista», Filippo Rossi, ideatore e animatore di Caffeina Cultura, in corso di svolgimento a Viterbo, è stato aggredito e con pugni e calci da un manipolo di militanti di CasaPound.


 Il direttore del quotidiano online «Il Futurista», Filippo Rossi, ideatore e animatore di Caffeina Cultura, in corso di svolgimento a Viterbo, è stato aggredito e con pugni e calci da un manipolo di militanti di CasaPound.

Il leader Iannone: «Quante storie per uno schiaffone futurista»

L'aggressione è avvenuta all'1,30 nel quartiere medievale di San Pellegrino. Rossi è stato trasportato in ambulanza al pronto soccorso dell'ospedale cittadino, dove gli sono state riscontrate contusioni al volto guaribili in pochi giorni. Sono in corso indagini da parte della Digos.


Filippo Rossi è stato dimesso questa mattina alle 5. Il giornalista, nella denuncia presentata in questura, avrebbe indicato in Gianluca Iannone, fondatore e presidente di CasaPound Italia colui che lo ha colpito con un violento pugno al volto. Un altro militante del movimento neofascista, non ancora identificato, gli ha sferrato dei calci mentre era disteso a terra.

Il gruppo di militanti di CasaPound che ha preso parte al raid era composto da una quindicina di giovani. Tutti indossavano un maglietta nera con il logo dell'organizzazione. Ma all'aggressione avrebbero preso parte in quattro o cinque.

Alemanno: 12 milioni in "regalo" per CasaPound

Polemica sulla sede del movimento di estrema destra CasaPound. Masini (Pd): «Sindaco Alemanno per l'acquisto della sede in via Napoleone III per ben 11,8 milioni di euro». Alemanno e quei terreni per CasaPound di ma.ge.

Torna a montare la polemica sulla sede del movimento di estrema destra CasaPound, dopo l'aggressione ai danni del direttore del giornale online "Il Futurista", Filippo Rossi, ad opera del leader di Casapound, Gianluca Iannone. Nei mesi scorsi il Pd romano aveva sollevato la questione che il Campidoglio intendesse acquistare lo stabile dove ha sede Casapound per 11,8 milioni di euro e che l'acquisto fosse contenuto nella delibera di bilancio, in questi giorni all'esame dell'assemblea capitolina.

Il capogruppo del Pdl Luca Gramazio cerca di smentire: «Si tratta di una delibera che verrà collegata al bilancio. Il Campidoglio non spenderà nulla per acquisirlo perché è uno scambio patrimoniale tra l'Agenzia del Demanio e il Comune. Uno scambio peraltro che converrà al Comune in quanto lo Stato libererà anche terreni utili a sviluppare il progetto del "water front" di Ostia».

Mette benzina sul fuoco delle polemiche il consigliere del Pd, Paolo Masini che spiega: «Oggi il Consiglio Comunale di Roma inizierà a discutere del Bilancio. Si tratta di una manovra "lacrime e sangue" con l'aumento di tasse e tariffe voluto dal sindaco Alemanno. In questo quadro drammatico per i cittadini, trovo scandaloso che vengano "regalati" a Casapound ben 11,8 milioni di euro per l'acquisto della loro sede a ViaNapoleone III. L'ennesima elargizione che Alemanno fa a questa associazioneche si definisce "i fascisti del nuovo millennio" e che proprio ieri hanno aggredito e percosso il direttore del Futurista, Filippo Rossi. Alemanno faccia chiarezza e tolga dal Bilancio questo regalo a Casapound. Basta con le ambiguità e le furbizie». 

Figlia di Pound fa causa: «Non usate mio padre»


Figlia di Pound fa causa: «Non usate mio padre»



“Non usate il nome di mio padre”. La figlia del poeta americano Ezra Pound fa causa al gruppo di estrema destra CasaPound, con sede a Roma e altre affiliate in Italia. L'86enne Mary de Rachelwitz maturava l'idea da un paio di anni, rivela il quotidiano britannico The Guardian, ma è passata alle vie legali dopo che il simpatizzante di Casa Pound Casseri la settimana scorsa a Firenze ha ucciso due senegalesi, ne ha feriti tre e poi si è suicidato. Per il centro di estrema destra è un brutto colpo: come si difenderanno?

La figlia del letterato americano, uno dei poeti principali e più complessi del Modernismo anglosassone, autore di un'opera fondamentale come i “Cantos Pisani” ma di note simpatie fasciste, esplicito estimatore di Mussolini e dalle dichiarate idee antisemite, ha avviato un procedimento legale contro il gruppo di estrema destra per «uso improprio» del nome del padre. La signora de Rachewiltz, che vive in un castello nel nord Italia e ha studiato a Firenze, ha deciso di agire dopo il duplice omicidio e la mancata strage per mano di Gianluca Casseri.

LA FIGLIA: “CASAPOUND SCREDITA MEMORIA”
Al Guardian la donna dice: «Un'organizzazione politica compromessa come questa non ha nulla a che fare con il nome Pound». L'idea di avviare il procedimento legale contro il movimento, spiega la 86enne de Rachewiltz, è nata due anni fa «quando ho capito che CasaPound si era allargata fuori da Roma». Il doppio assassinio xenofobo di Casseri del 13 dicembre a Firenze l'ha scossa: «Mi ha colpito terribilmente. È stata l'ultima goccia anche perché ho studiato a Firenze e ciò mi ha reso i fatti ancora più dolorosi». 

fonte:  http://www.unita.it/

SATIRA DI CATERINA GUZZANTI SU CASAPOUND
http://cipiri9.blogspot.it/2012/05/le-foibe-della-guzzanti.html

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sabato 24 marzo 2012

Alemanno, sindaco fallito


Alemanno, il sindaco fallito

Scandali. Degrado, Traffico. Criminalità. 
Assunzioni di amici e parenti. 
E trenta milioni di euro
 spesi per i collaboratori esterni. 
Storia e ritratto dell'uomo
 che in quattro anni di Campidoglio
 è riuscito a sbagliare tutto


 A Gianni Alemanno non gliene va dritta una, nemmeno per sbaglio. Sarà la sfiga, come la nevicata del secolo che ha paralizzato la città, l'incapacità sua e dei suoi uomini (dal Gran Premio di Formula Uno all'Eur alla candidatura alle Olimpiadi, non c'è mezza ciambella che gli riesca con il buco) o le inchieste dei magistrati (l'ultima è sulle mazzette intascate dai vigili urbani, ma ne sta arrivando un'altra sugli appalti dei Punti verde qualità), fatto sta che Giovanni detto Gianni, barese di nascita e capitolino d'adozione, dopo quattro anni in Campidoglio è già considerato uno dei peggiori sindaci della storia di Roma. Non solo dai denigratori e dai nemici della sinistra, ma pure nel Pdl girano ormai battute maligne. "A Roma dopo Alemanno non vinciamo nemmeno se candidiamo Gesù Cristo", è la più in voga al momento. Non c'è nulla da ridere, però. Perché la parabola di Alemanno coincide, tra il comico e il tragico, con il declino vertiginoso della città eterna.

Prendiamo un mese a caso, febbraio 2012. Le cronache danno l'idea plastica del fallimento dell'amministrazione nera che comanda la capitale dal 2008. Prima i 30 centimetri di neve gestiti alla Brancaleone, poi rapine, sparatorie e omicidi diventati un refrain quotidiano, poi il "no" di Monti alle Olimpiadi 2020 e l'accusa della Corte dei conti sui costi - raddoppiati - della metropolitana C.

Infine il fango sugli uomini del corpo di polizia municipale, novelli estortori paragonati ai criminali del clan dei Casamonica, e i nuovi, enormi problemi di bilancio, con la richiesta affannata di liquidità al governo. Ecco: l'elenco di febbraio non è l'eccezione, ma la norma. Perché tra Parentopoli nelle municipalizzate, blocchi del traffico per l'apertura di megastore, allagamenti per pioggia e l'occupazione delle poltrone da parte di ex fascisti e raccomandati, non c'è settimana che il sindaco e la sua squadra non finiscano in prima pagina.
Partiamo dall'inizio della fine.


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Il crepuscolo di Alemanno è cominciato con lo scandalo delle assunzioni facili all'Ama e all'Atac, le società comunali che tra il 2008 e il 2009 hanno fatto centinaia di contratti "anomali" (tra cui quelli alla figlia e al figlio del caposcorta di Alemanno) a decine di parenti e fidanzate di dirigenti del centrodestra, finiti poi al vaglio della procura. Gli uomini del nuovo Dux non sembrano aver perso il vizio, e l'ultimo assunto eccellente che ha scatenato nuove polemiche si chiama Paolo Zangrillo, fratello del medico personale di Silvio Berlusconi, da settembre direttore del personale in Acea con stipendio di 300 mila euro e casa di 200 metri quadri pagata. Alemanno non ha dimenticato il suo, di medico personale: Adolfo Panfili è infatti "delegato del sindaco per i rapporti con gli enti sanitari", mentre sua moglie Valeria Mangani - non si sa a che titolo - è stata nominata vicepresidente della spa comunale di moda Alta Roma.

Al di là delle aziende partecipate, nessun ente pubblico in Italia ha assunto tanta gente come il Campidoglio targato Pdl. "Si devono ridurre gli sprechi. Cancelleremo consulenze, nomine e integrazioni economiche dettate da logiche politiche", giurava Gianni in campagna elettorale. Non è andata così. "L'Espresso" ha spulciato tutte le delibere del Comune firmate finora dalla giunta e ha scoperto che tra staff del sindaco, assessorati, segretarie e uffici stampa in meno di quattro anni sono stati assunti ben 303 esterni, tra dirigenti, funzionari e co.co.co. Spesso amici degli amici (come quelli della lobby dell'Unire di Franco Panzironi), famigli di potenti o semplici simpatizzanti del centrodestra, spesso senza competenze specifiche. Un esercito costato alla collettività, tra stipendi e oneri previdenziali, la cifra monstre di oltre 30 milioni. Alla faccia del buco in bilancio.

Il recordman è Antonio Turicchi, ex direttore esecutivo scappato poi all'Alstom, che è riuscito a strappare un contrattino che pesava sui conti per quasi un milione di euro. Ma anche Umberto Broccoli, il sovrintendente ai musei noto per la sua passione radiofonica (qualche giorno fa ha letto su RadioUno brani di un romanzo su re Artù, mago Merlino e Fata Morgana, definita "la femmina più calda e lussuriosa di tutta la Gran Bretagna") si porta a casa una busta paga più che dignitosa (Broccoli costerà, fino a tutto luglio 2012, ben 667 mila euro). Stessa cifra per i direttori "tecnici" Francesco Coccia ed Errico Stravato, impegnato nel mega progetto di abbattere le 14 torri di Tor Bella Monaca.

 di Emiliano Fittipaldi
 http://espresso.repubblica.it/dettaglio/alemanno-il-sindaco-fallito/2176660



OLIMPIADI : in Grecia fu un disastro 

 ALEMANNO FERMATI ...

 questo e' alemanno
 ke cerca di sciogliere
 la neve a Roma



 leggi anke
http://cipiri.blogspot.it/2012/02/olimpiadi-in-grecia-fu-un-disastro.html


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martedì 14 febbraio 2012

OLIMPIADI : in Grecia fu un disastro , ALEMANNO FERMATI ...

 questo e' alemanno
 ke cerca di sciogliere
 la neve a Roma



Atene 2004
Una festa per lo sport, con grandi risultati tecnici e splendidi scenari. Il guaio è che la Grecia non poteva permettersi tanto sfarzo: 8,9 miliardi di euro di spesa, soltanto 1,7 dai privati. 

Gli introiti derivanti dai diritti tv furono altissimi (1,2 miliardi) ma non bastarono. 

Si veniva dallo choc Torri Gemelle e dall'attentato alla stazione ferroviaria Atocha di Madrid e non si vollero correre rischi: 1,23 miliardi di euro spesi in sistemi di sicurezza, con 45mila uomini impegnati. 
L'effetto immediato sull'economia greca,  fu ottimo con un incremento del Pil dello 0,3% e un aumento del turismo. 

L'onda lunga di quelle spese folli, però, si è fatta sentire dopo pochi anni.



 L’Europa ha cominciato a crollare il 5 settembre 1997. Senza saperlo: maledetta Grecia e maledette le sue Olimpiadi. Gliele assegnarono quel giorno : come risarcimento per non aver affidato ad Atene i Giochi del 1996, quelli del centenario.


Risarcimento, proprio così dissero tutti. Pazzesco no? Risarcimento al Paese che sta mandando tutti a catafascio. Come indennizzare uno che ha il vizio del gioco d’azzardo. Il paradosso dei paradossi è questo, ora:l’Europa e poi il mondo sono tenuti per il collo da quella storia che sembra non c’entrare e invece è la base di tutto. Perché la Grecia ha mentito a se stessa e a tutti per ottenere di riospitare i Giochi che i suoi antenati avevano inventato e che i suoi avi avevano trasformato poi in un evento globale.

Siamo lì,rovinati dall’oro mitologico di Stefano Baldini che vinse la maratona più importante della storia senza sapere che lo stadio nel quale trionfò, il podio su quale gli infilarono la medaglia al collo, il villaggio olimpico nel quale alloggiò per un mese, erano costruiti su una montagna di debiti e su una clamorosa e gigantesca bugia internazionale: Atene ha mentito per anni sui suoi conti, li ha truccati, ritoccati, rivisti, abbelliti: tutto per ottenere dal pianeta quel malaugurato sì all’organizzazione dell’Olimpiade 2004.

S’erano innamorati tutti del miracolo greco: per l’intero periodo della costruzione, Atene fu presa come modello di sviluppo politico, sociale, persino urbano. Atene, la città più caotica della terra, trasformata per qualche mese in un punto di riferimento, in un gioiello di efficienza e funzionalità. Succede sempre così: gli altri meglio di noi, quindi anche i greci, quindi anche chi negli ultimi duemila anni è stato ai margini della storia e della attualità. Però piaceva la Grecia in quei giorni, anche a noi. La grande occasione, il grande rilancio, la grande sfida. Tutto grande, quando non si spingevano addirittura a definire ogni cosa riguardasse la Grecia «grandissimo». Anche i personaggi diventarono improvvisamente popolari.

 Dora Bakoyannis,all’epoca sindaco di Atene, paragonata a Hillary Clinton, a Condoleezza Rice, ma pure a Margaret Thatcher o a Madre Teresa di Calcutta: una santa laica, che da donna in un Paese di maschi e maschilisti, aveva avuto la forza di portare la prospettiva femminile per la grande rincorsa della Grecia verso il suo futuro.

Dissero che alla fine dei giochi sarebbe diventata ministro degli Esteri per quanto era brava. Oggi è scomparsa, coperta dalla montagna di trucchetti finanziari e di sbianchettamenti della realtà che hanno occultato al mondo le reali condizioni del suo Paese e della sua città per divertirsi con i Giochi olimpici. All’epoca le credevano, però. Scrissero così, in molti: «Atene ha puntato tutto sulle Olimpiadi, otto miliardi di euro. Con tre scommesse: la crescita dell'occupazione, del turismo, del Pil. Obiettivo: abbandonare il ruolo di Cenerentola e diventare un Paese forte nella Ue».

Di forte, poi, la Grecia ha avuto soltanto lo schiaffo dal mondo. Il sogno di un Paese moderno s’è schiantato sui libri contabili dello Stato: non era passato neanche un mese dalla fine delle Olimpiadi e Le Monde pubblicò un’inchiesta in due puntate nella quale si raccontava che dal 1997 in poi i governi greci avevano gonfiato i loro numeri per far bella figura agli occhi del resto del mondo, che avevano artefatto i bilanci pubblici per ottenere credibilità. Nel 2000 il deficit non era stato del 2 per cento del Pil, come annunciato dal governo di Atene, ma del 4,1 per cento. Nel 2001, l'anno in cui il Paese era entrato nella zona dell' euro, la cifra reale era del 3,7 per cento, non dell'1,4. Nel 2004, il dato corretto era 5,3 per cento invece di 1,2. Tutti i dati forniti dalla Grecia erano semplicemente falsi. Un imbroglio senza precedenti, come lo definì qualche mese dopo Joaquim Almunia, Commissario europeo per gli Affari Economici e Monetari.


 Un bidone agevolato dalla complicità e dalla cecità degli altri: se Le Monde svelò la vergogna,c’erano molti altri che sapevano. Altri hanno coperto, in giro per l’Europa. D’altronde con le Olimpiadi di Atene ci hanno guadagnato in tanti: le aziende che hanno costruito gli stadi, quelle che hanno venduto i tram ad Atene, quelle che hanno fornito gli aiuti militari contro il terrorismo. Ognuno aveva l’appoggio dichiarato o tacito del proprio governo. Tutti al gran ballo dei Giochi: la Grecia ha mentito per sentirsi quella che non è. I cinque cerchi, il centro del mondo per un mese. Ad Atene si vantano di essere stati i primi nella storia a pronunciare la parola «Europa». Forse qualcuno li maledirà anche per questo.

 ALEMANNO
 ( il sindaco chiede le olimpiadi a Roma )
FERMATI ... NON VORRAI RIPETERE IL DISASTRO CAUSATO A ROMA PER LA NEVE ,,,,,,,,,


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mercoledì 12 gennaio 2011

De Pierro, azzeramento giunta dimostra fallimento di Alemanno

De Pierro, azzeramento giunta dimostra fallimento di Alemanno

Il presidente dell’Italia dei Diritti: “La città di Roma è stata allo sbando senza una guida efficace per circa tre anni, tutti i problemi reali sono stati completamente ignorati e il tutto è stato mascherato da roboanti proclami trasmessi alla gente per diffondere verità altamente distorte”

Roma – “Quanto avvenuto pone il suggello definitivo su una gestione  fallimentare dell’esecutivo targata Alemanno.
Tutto ciò è stato il frutto di un’incapacità gestionale senza precedenti, come del resto non li ha nella storia delle amministrazioni capitoline, un azzeramento di giunta. La città di Roma è stata allo sbando senza una guida efficace per circa tre anni, tutti i problemi reali sono stati completamente ignorati e di conseguenza disattesi gli impegni, il tutto è stato mascherato da roboanti proclami da trasmettere alla gente per diffondere verità altamente distorte”.  Non si fa attendere il commento deciso del presidente dell’Italia dei Diritti, Antonello De Pierro, riguardo alla notizia sullo scioglimento della giunta comunale ad opera del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Come si legge dai giornali infatti, il rimpasto deciso dal primo cittadino romano fa si che tutte le deleghe di consiglieri e assessori siano annullate, dando così inizio ad una fase di consultazione per la formazione di una nuovo organo collegiale.

“Tutto questa accade – afferma il numero uno dell’Italia dei Diritti – in una Roma attualmente stritolata dai problemi del traffico, del parcheggio, del trasporto pubblico, ma anche della sicurezza, dell’ambiente, per non parlare poi dello schiaffo dato alle aspirazioni lavorative dei giovani con le 4mila assunzioni a chiamata diretta nell’ambito dell’ormai famigerata Parentopoli romana, dove tra gli assurdi figurava finanche un ex terrorista nero che sembrerebbe abbia continuato a fare terrorismo anche nell’ambito di lavoro. In questo quadretto disastroso, e direi altresì mortificante per chi in perfetto stile berlusconiano si era proposto come il curatore di tutti i mali della Capitale, si colloca la decisione di azzerare la giunta a voce del sindaco, che con assoluta e disarmante placidità, roba da non crederci, dichiara che il cambiamento arriva per il lavoro ben svolto ed è ora di passare alla fase due”.
De Pierro non perdona le dichiarazioni rilasciate da Alemanno e incalza: “Forse in qualche città ‘padana’ sarebbe stato più facile trovare un manipolo di personaggi affetti da stupidità permanente, disposti a credere a quanto detto, ma i romani probabilmente riusciranno a comprendere con facilità quanto siano menzognere e fantasiose le affermazioni del primo cittadino”.
Il presidente del movimento extraparlamentare a tutela dei diritti esprime la sua reale preoccupazione per il benessere dei romani e vede nell’allontanamento del sindaco l’unica soluzione possibile ai problemi della Capitale: “Chiediamo che Alemanno rassegni le dimissioni e se ne vada, possibilmente ritirandosi a vita privata per non fare altri danni. Nostro malgrado siamo anche consapevoli che ciò non accadrà mai, perché una peculiarità tipica della destra, è quella di restare ancorata alla poltrona piuttosto che al senso istituzionale a alle esigenze di benessere della cittadinanza. Sono troppe le cose sbandierate demagogicamente a cui non sono mai seguiti risultati concreti, non dimentichiamo la pagliacciata della lotta alla prostituzione di strada che è stata affrontata in maniera manifestamente dilettantistica”.
“Nell’ambito della nostra iniziativa contro la corruzione dei vigili urbani e dei dipendenti degli Uffici tecnici comunali mediante rotazione intermunicipale, già approvata a parole dal primo inquilino del Campidoglio – continua De Pierro –, chiediamo che per una volta questi dimostri di riuscire a far seguire anche azioni concrete, portando a termine finalmente questo progetto che senza dubbio darebbe un forte segnale di moralità nell’apparato istituzionale capitolino, e che potrebbe rappresentare un riscatto per una situazione ormai indifendibile. Più volte abbiamo affermato che avremmo considerato il sindaco Alemanno politicamente colpevole per qualsiasi episodio di corruzione di questi comparti lavorativi, e le occasione per affibbiare questa responsabilità alla sua figura si presentano quotidianamente, basti soffermarsi sul recente arresto di un funzionario tecnico dell’VIII municipio”.
“Anche la nostra pazienza ha un limite – conclude il leader del movimento –. Daremo dura battaglia, e con molta probabilità, proporremo un rappresentante dell’Italia dei Diritti come candidato sindaco per poter finalmente affrontare da cittadini e non da burattini della partitocrazia, i veri problemi che ci affliggono quotidianamente e a cui troppo spesso nessuno dà voce”.

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