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lunedì 25 febbraio 2019

Gianni Alemanno era l'uomo politico di Mafia Capitale

L'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato condannato a sei anni con l'accusa di corruzione e finanziamento illecito


 L'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato condannato a sei anni con l'accusa di corruzione e finanziamento illecito in uno dei filoni dell'inchiesta Mondo di mezzo. La sentenza è stata emessa dalla seconda sezione penale del tribunale di Roma. "Una sentenza sbagliata. Ricorreremo sicuramente in appello dopo aver letto le motivazioni. Io sono innocente l'ho detto sempre e lo ribadirò davanti ai giudici di secondo grado", ha commentato l'ex sindaco. Alemanno e' stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, per due anni non potrà contrattare con la pubblica amministrazione. È quanto disposto dai giudici della II sezione penale. I magistrati hanno anche deciso l'interdizione legale per tutta la durata della pena. L'ex sindaco di Roma dovrà risarcire sia Ama che Roma Capitale ed è stata fissata una provvisionale di 50mila euro sia per la municipalizzata che per il Campidoglio. Ad Alemanno sono stati anche confiscati 298mila euro.

Pesantissima l'accusa: secondo i magistrati Alemanno era "l'uomo politico di riferimento dell'organizzazione Mafia Capitale all'interno dell'amministrazione comunale, soprattutto, in ragione del suo ruolo apicale di sindaco, nel periodo 29 aprile 2008 -12 giugno 2013 (e successivamente di consigliere di minoranza in seno al Pdl". 
I reati contestati all'ex sindaco sono corruzione e finanziamento illecito.

 Il pm Luca Tescaroli ha tenuto una requisitoria durata sei ore. Secondo l’accusa l’ex sindaco, oggi segretario del Movimento Nazionale per la Sovranità, tra il 2012 e il 2014 avrebbe ricevuto oltre 220.000 euro per compiere atti contrari ai suoi doveri d’ufficio. I soldi sarebbero arrivati da Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative, e Massimo Carminati, l’ex Nar, entrambi condannati nel filone principale dell’inchiesta, e versati alla fondazione Nuova Italia, 
di cui era presidente lo stesso Alemanno.

Secondo la procura, Alemanno era «l’uomo politico di riferimento dell’organizzazione Mafia Capitale in ragione del suo ruolo apicale di sindaco» e anche perché dopo, diventato consigliere comunale di minoranza con il Pdl, sarebbe rimasto il referente dell’organizzazione. Un comportamento, quello dell’ex sindaco, tanto grave secondo la procura da non doversi considerare meritevole delle attenuanti generiche.

Il pm ha anche chiesto di confiscare ad Alemanno la somma di 223.500 euro, l’equivalente del prezzo della corruzione. Schermandosi dietro altri personaggi, Alemanno avrebbe «venduto» la sua funzione di sindaco permettendo che Mafia capitale ottenesse il controllo del territorio istituzionale di Ama, la società presieduta dal Comune di Roma incaricato di pubblico servizio ed ente aggiudicatore degli appalti che interessavano al sodalizio criminale. Dopo l’elezione di Alemanno a sindaco, le cooperative in capo a Buzzi avrebbero moltiplicato i loro introiti: 26,5 milioni nel 2010, 36,5 milioni nel 2011 e 46.5 milioni nel 2012

La difesa

Alemanno, sentito il 14 gennaio scorso, si è difeso sostenendo di essere stato vittima dei propri collaboratori. Oggi ha aggiunto: «Lunedì gli avvocati della difesa risponderanno a un teorema accusatorio che appare esasperato e contraddittorio. 
Da parte mia posso solo ribadire la mia completa innocenza».



I soldi, in base all'impianto accusatorio, sarebbero giunti da Salvatore Buzzi in accordo con Massimo Carminati e sarebbero stati versati alla fondazione Nuova Italia, presieduta da Alemanno.




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sabato 3 ottobre 2015

Alemanno Complice in Mafia Capitale



Mafia Capitale: 
«Alemanno complice di Buzzi, 
corrotto con 125 mila euro»

L'ex sindaco in cambio delle somme avrebbe assicurato alla Cupola romana vantaggi e favori. Resta 
comunque indagato anche per l'associazione mafiosa.

Dall’inchiesta madre su Mafia Capitale scaturisce un rivolo che potrebbe portare presto alla sbarra
Gianni Alemanno. In attesa che gli inquirenti decidano che fare dell’indagine a suo carico per
associazione mafiosa, l’ex sindaco ha ricevuto la notifica di una nuovo capo d’accusa: corruzione in
concorso con Salvatore Buzzi, Massimo Carminati e il suo ex braccio destro Franco Panzironi, tutti
imputati nel maxi-processo che si aprirà tra un mese. La contestazione ad Alemanno riguarda il
pagamento di almeno 125.000 euro, a fronte di promesse per cifre ancora maggiori «per la vendita della sua funzione» di primo cittadino, e «per il compimento di atti contrari ai doveri d‘ufficio». Con
l’aggravante del favoreggiamento al sodalizio mafioso per Buzzi, l’ex leader delle cooperative rosse
romane che ha materialmente sborsato il denaro, e per l’ex estremista nero Carminati.

L’avviso di conclusione indagini - firmato dal procuratore Pignatone, dall’aggiunto Prestipino e dai
sostituti Cascini, Ielo e Tescaroli, preludio di un’imminente richiesta di rinvio a giudizio - è uno stralcio del procedimento principale dal quale sono emersi i finanziamenti contestati dalla Procura. Secondo gli inquirenti l’ex sindaco ha ricevuto tra il 2012 e il 2014 (quindi quando governava il Campidoglio ma anche dopo, in una sorta di saldo per i favori assicurati in precedenza), attraverso Panzironi che era d’accordo, 75.000 euro per cene elettorali, altri 40.000 alla fondazione Nuova Italia (che gli inquirenti considerano una sua «cassaforte», e dalla quale avrebbe a sua volta ricevuto soldi per sé), e almeno 10.000 euro in contanti, «a fronte di una originaria promessa di 40.000», che per l’accusa costituiscono anche una forma di finanziamento illecito all’esponente politico.

La contropartita che Alemanno avrebbe assicurato al duo Buzzi-Carminati comprende alcuni fatti
ricostruiti in ogni passaggio nell’indagine principale. Ecco allora il contributo di Alemanno nella nomina dell’avvocato Giuseppe Berti nel consiglio di amministrazione dell’Ama, la municipalizzata per la raccolta dei rifiuti, e di Fiscon come direttore generale della stessa società, due nomi sponsorizzati dal presunto clan; l’aver messo «strutture del suo ufficio a disposizione di Buzzi e Carminati», come quando il capo-segreteria di Alemanno, secondo il racconto di Buzzi, si decise a incontrarlo in tutta fretta solo dopo una telefonata di Carminati; aver favorito i pagamenti del Comune di Roma alla società Eur Spa, che servivano a onorare crediti di «soggetti economici riconducibili a Buzzi e Carminati».

Nella ricostruzione dei pubblici ministeri, Panzironi — recentemente condannato a cinque anni e tre
mesi di carcere per lo scandalo «parentopoli» all’interno dell’Ama — non è soltanto colui che riceveva i soldi da Buzzi e poi li girava ad Alemanno; era anche un «consigliere del sindaco», del quale si sarebbe reso complice nella vendita della funzione. Agli atti del Comune e ora del processo per Mafia Capitale, infatti, c’è una delibera del Giunta comunale guidata da Alemanno (il 2 luglio 2008, subito dopo le elezioni vinte dal centro-destra), nella quale Panzironi, in virtù dei «requisiti personali e professionali» e dei «rapporti eminentemente fiduciari» tra i due, viene nominato collaboratore del sindaco, per il quale «curerà le relazioni esterne e riferirà in via riservata all’onorevole Sindaco». Il tutto «a titolo gratuito», ma secondo i pm i guadagni venivano garantiti attraverso altre vie.
Per esempio i finanziamenti di Buzzi alla fondazione di Alemanno, elargiti sia regolarmente che «in
nero». Per i quali gli inquirenti non credono alla versione fornita dal capo delle cooperative, e cioè che Alemanno sapesse poco o nulla dei soldi girati a Panzironi. «Lei non è credibile», hanno insistito i pm, anche in considerazioni della diversa estrazione politica tra i due, uno di sinistra e l’altro di destra. «Il sindaco si finanziava a prescindere dal colore», è stata la risposta di Buzzi. La nuova imputazione contestata ad Alemanno certifica che la Procura non gli dà alcun credito, e ora considera l’ex sindaco un suo complice.
La replica di Alemanno «L'avviso di conclusione delle indagini preliminari che mi è stato notificato dalla Procura della Repubblica non contiene più i reati previsti dall'articolo 416 bis del codice penale, ovvero l'associazione a delinquere di stampo mafioso» ha scritto in una nota Gianni Alemanno. «Dopo dieci mesi finalmente sono stato liberato dall'accusa infamante di essere partecipe di un'associazione mafiosa. Per me è la fine di un incubo. Rimane la possibilità di una richiesta di rinvio a giudizio per reati di corruzione e finanziamento illecito, accuse che io respingo e da cui mi difenderò in ogni modo, convinto che la Magistratura mi darà giustizia con la stessa onestà intellettuale con cui ha archiviato per me l'ipotesi di reato di associazione a delinquere di stampo mafioso».

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martedì 4 agosto 2015

Alemanno e Polverini Indagati per Finanziamento Illecito



Regione Lazio, Alemanno e Polverini Indagati per Finanziamento Illecito

Due persone, Fabio Ulissi, già collaboratore dell’ex sindaco, e Giuseppe Verardi, ex manager della
società di consulenza 'Accenture', sono finiti agli arresti domiciliari. L'inchiesta era scattata dopo da una denuncia della stessa società di consulenza che dopo un'audit interno aveva riscontrato alcune
irregolarità

L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno 
e l’ex presidente di Regione Lazio Renata Polverini sono 
indagati, a quanto ha appreso dal ilfattoquotidiano.it, dalla procura di Roma per finanziamento illecito. 

Due persone, Fabio Ulissi, membro dell’ufficio di presidenza con delega ai rapporti con le imprese della Roma Capitale Investments Foundation (ente presieduto onorariamente dall’ex primo cittadino), e Giuseppe Verardi, ex manager della società di consulenza ‘Accenture’, sono finiti agli arresti domiciliari.

Le misure sono state emesse nell’ambito dell’inchiesta dei pm Paolo Ielo e Mario Palazzi. A eseguire le ordinanze ai domiciliari gli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza ed i carabinieri del Ros.
L’accusa, secondo quanto si è appreso, fa riferimento ad una provvista di denaro di circa
25mila euro, realizzata con false fatture di Accenture e destinata ad un falso sondaggio sulla qualità dei servizi scolastici, in prossimità delle elezioni regionali del Lazio vinte dalla Polverini. L’inchiesta era scattata  da una denuncia della stessa società di consulenza che dopo un’audit interno aveva
riscontrato alcune irregolarità.

Il 2010 è l’anno in cui il Pdl viene escluso dalle liste elettorali. La Accenture quindi commissiona un
sondaggio. L’oggetto del sondaggio commissionato riguardava in teoria le mense scolastiche. In realtà, secondo gli inquirenti, quando le persone rispondevano al telefono si sentivano fare domande diverse.

Un testimone sentito durante le indagini dichiara: “La finalità del progetto (il sondaggio, ndr) era far
vincere le elezioni alla Polverini. Il telemarketing è un vero e proprio spot pubblicitario, in questo caso a favore della Polverini”. Della lista Polverini faceva parte anche la moglie di Alemanno, Isabella Rauti. Già ad aprile del 2013, Roma Capitale Investments Foundation era stata oggetto di perquisizioni da parte della procura di Roma.

Mafia Capitale, Alemanno

 L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno durante l’audizione in commissione Antimafia sull’inchiesta ‘Mafia Capitale‘ che lo vede indagato per associazione a delinquere. Anzi, risponde ai cronisti a margine, “sarei pronto a rifare il sindaco”.
 Quanto alle frequentazioni dei suoi uomini, Alemanno continua a negare di essere stato a conoscenza di rapporti con Massimo Carminati, agli arresti con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. In particolare di quelli tra l’ex Nar e Riccardo Mancini, già finanziatore delle campagne elettorali di Alemanno nel 2006, tesoriere di quella del 2008 e nominato ad dell’ente Eur spa, una delle partecipate più ricche del Campidoglio. “Chiesi a tutti se avessero rapporti con Carminati.
 Mi risposero di no”, ribadisce oggi Alemanno. A smentirlo, già nel 2010, sarebbe lo stesso portavoce dell’allora sindaco Alemanno, Simone Turbolente, che all’Espresso dichiarò: “Ho chiesto anche ad Alemanno (dei rapporti di Mancini con Carminati): i due stanno sempre insieme perché si conoscono”. “Turbolente può dire quello che vuole”, si smarca oggi Alemanno, sostenendo che il contatto di Carminati in Campidoglio fosse Salvatore Buzzi: “ leader di una cooperativa potesse avere rapporti con un ex appartenente alla banda della Magliana”. Insomma,
Mancini non avrebbe un ruolo diretto nell’aprire le porte del Comune di Roma agli affari di Carminati . Il tribunale del riesame, decidendo la scarcerazione di Mancini (sempre indagato per associazione a delinquere), si espresse così: “Personaggio certamente contiguo ad ambienti criminali di elevato spessore e può senz’altro essere affermato che il suo modo di interpretare la funzione pubblica non abbia nulla a che vedere con i principi di fedeltà, di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione” .

leggi anche : http://cipiri.blogspot.it/2015/06/ignazio-marino-sta-cambiando-roma.html



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