Le Carte Parlanti

Le Carte Parlanti
Mundimago
Visualizzazione post con etichetta Stati Uniti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stati Uniti. Mostra tutti i post

lunedì 21 maggio 2018

Usa, sparatoria al liceo in Texas


Dieci morti
Sospetto assalitore ha 17 anni. 
Polizia: 
“Trovati tubi bomba”

Le forze dell'ordine hanno confermato che le vittime sono 9 studenti e un professore. Nel campus del Santa Fe High School e nella zona circostante sono stati trovati degli esplosivi: si tratta di tubi bomba e pentole a pressione. Testimoni alla Cnn: "È iniziato tutto dopo un'esercitazione anti-sparatoria". 
Il Buffo presidente Donald Trump ha annunciato che farà tutto quello che è in suo potere per proteggere gli studenti (ridicola e scontata affermazione). 
Quella di oggi è la 22esima sparatoria in un liceo statunitense dall'inizio del 2018, 
in una Nazione dove le Armi si possono Comprare come le Caramelle.

Ha aperto il fuoco subito dopo un’esercitazione anti-sparatoria. Pistola in mano, è entrato in una classe dove si stava svolgendo una lezione di Arte, facendo dieci morti (nove studenti e un docente). Il presunto autore è il 17enne Dimitrios Pagourtzis, riferisce la Cbs, ed è stato arrestato insieme a un altro sospetto dopo circa un’ora dalla sparatoria. Entrambi, ha dichiarato lo sceriffo Ed Gonzalez, sono studenti della scuola. Successivamente la polizia ha ritrovato diversi esplosivi nel campus dell’istituto, il Santa Fe High School, e nella zona circostante. Si tratta di tubi bomba e pentole a pressione, su cui ora sono al lavoro gli artificieri.

Le modalità e l’autore della carneficina ricordano da vicino quanto accaduto in Florida, lo scorso febbraio, quando Nikolas Cruz fece una strage nell’high school di Parkland. Questa volta il teatro dell’ennesima sparatoria in un liceo è il distretto scolastico di Santa Fe Independent, in Texas, dove si contano anche diversi feriti, trasportati nell’ospedale della vicina Galveston. Tra loro c’è un agente, ignote le loro condizioni.

Anche il presunto autore della strage è rimasto ferito, riferisce la Cnn, ma sta collaborando con le autorità. E iniziano a uscire informazioni sulla sua vita. Secondo il sito Khou, Dimitrios Pagourtzis in passato ha pubblicato sui social una sua foto in cui indossa una t-shirt con scritto Born to kill (Nato per uccidere) e altre immagini di una giacca verde con simboli nazisti. Da quanto si apprende, il giovane gioca a football nel team della scuola ed è membro della squadra di danza di una chiesa greca ortodossa locale. La polizia fa sapere inoltre che non risultano a suo carico documenti di acquisto di armi da fuoco.

“La giornata era cominciata normalmente, avevamo finito la prima ora e poi è scattata l’esercitazione anti-sparatoria”, ha dichiarato una ragazza che frequenta il liceo texano dove è avvenuta la strage. “Cinque minuti dopo abbiamo sentito dei colpi“. L’istituto scolastico, a una trentina di miglia da Houston, è in lockdown e alcune fonti parlano di un conflitto a fuoco con gli agenti prima dell’arresto. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che su Twitter scrive: “Le prime notizie non sembrano buone. Che Dio benedica tutti”. Il capo della Casa Bianca ha poi aggiunto ai media che “da troppi anni, da troppi decenni piangiamo per le perdite di vite. La mia amministrazione è determinata a fare tutto quello che è nel nostro potere per proteggere i nostri studenti, rendere sicure le nostre scuole e togliere le armi a chi costituisce una minaccia per se stesso e per gli altri”. Fra le soluzioni indicate da Trump quasi tre mesi fa c’è anche quella di fornire armi ai docenti, ipotesi che ha scatenato un’ondata di polemiche in America.

Poco dopo la sparatoria, nella cittadina texana di 13mila abitanti un uomo con una bandiera americana, un cappellino col nome di Trump e una pistola al fianco si è presentato davanti alla telecamere. Voleva andare davanti alla scuola e “rendere nuovamente grande l’America”, ha dichiarato ai giornalisti, rispolverando lo slogan elettorale del presidente Usa. Un gesto che ha scatenato l’ira di un passante: “Questo idiota sta camminando sulla strada con una dannata pistola al fianco quando abbiamo dei bambini colpiti con arma da fuoco. Anche io sono a favore delle armi – ha spiegato alle telecamere – e ne ho una, ma questo va in giro dicendo che bisogna fare di nuovo grande l’America. Non è questo ciò di cui il nostro Paese ha bisogno”. Quella di Santa Fe è la terza sparatoria in una scuola negli ultimi sette giorni, la 22esima dall’inizio dell’anno negli Stati Uniti.


MANIFESTAZIONE CONTRO LE ARMI
L'evento è stato preparato per settimane 
da quanti ritengono che la Casa Bianca
 e il Congresso non abbiano fatto abbastanza per limitare il ...

.
Previsioni per il 2018






.

lunedì 19 marzo 2018

Profili Facebook Rubati per fini Elettorali : referendum Brexit e Elezioni Usa 2016


 Tegola su Zuckerberg 
Lo scandalo si allarga. 
Stati Uniti e Regno Unito 
ora puntano il dito contro l'amministratore delegato Mark Zuckerberg. Elezioni Usa 2016, con la vittoria di Trump, e referendum Brexit sono stati "manipolati"? E chi lo avrebbe fatto ha utilizzato dati contenuti proprio su uno dei più famosi e frequentati social del web? 


Si ingrandisce lo scandalo Facebook, il giorno dopo l'inchiesta del New York Times e del Guardian, che ha dimostrato come i dati dei profili di 50 milioni di elettori americani siano stati illecitamente usati da Cambridge Analytica e da una società canadese per fini elettorali.                                          Nel mirino è finito il fondatore di Fb, Zuckerberg: gli Usa vogliono ascoltarlo davanti alla Commissione d'inchiesta per il voto alle presidenziali del 2016, in cui ha vinto Trump, e Londra per il referendum che ha portato poi alla Brexit. Facebook, intanto, ha già silurato Cambridge Analytica e i due scienziati responsabili della raccolta dati.  In una nota, Facebook fa sapere che sta conducendo un "controllo interno per accertare se i profili personali dei 50 milioni di utenti segnalati come dati utilizzati in modo improprio da un consulente politico esistano ancora". Facebook sta "cercando di stabilire l'accuratezza delle accuse", ovvero "che un ricercatore abbia fornito alla società Cambridge Analytica dati di user Facebook, a partire dal 2014, in modo inappropriato". Paul Grewal, vice presidente Facebook, ha affermato di essere impegnato ad "applicare con forza tutte le politiche aziendali per proteggere le informazioni degli utenti". 

LEGGI ANCHE

Cambridge Analytica è finita nel mirino del procuratore speciale per il Russiagate Robert Mueller.
Facebook ha oscurato dalla sua piattaforma, la società dati britannica che ha aiutato il presidente Donald Trump durante le elezioni del 2016...





LEGGI ANCHE
GUADAGNA COL TUO BLOG

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST
O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO



domenica 14 gennaio 2018

4 Errori di Trump a 1 anno dall’Elezione


 Se pensiamo all’intero corso della storia 
sono appena una manciata di secondi, 
ma a Trump sono bastati pochi mesi per peggiorare
 nettamente lo stato del mondo.

Il primo dei suoi misfatti è quello di essersi preso gioco della libertà e dello stato di diritto. Gli Stati Uniti hanno ancora contropoteri efficaci, ma ora che hanno scelto come presidente un lunatico rispetto al quale Silvio Berlusconi sembra una persona saggia, non sono certo nella posizione di dare lezioni al resto del mondo. Dopo esserne stata il baluardo, l’America sta umiliando la democrazia. Ma non è tutto.

Il secondo errore di quest’uomo deprecabile è quello di aver messo in dubbio l’alleanza tra le grandi democrazie. Fino all’elezione di Trump, l’alleanza formata dall’Europa e dagli Stati Uniti sembrava indistruttibile, ma facendo presente che ai suoi occhi l’indipendenza dell’Estonia non è necessariamente un casus belli per Washington, Trump ha indebolito lo strumento di difesa comune delle democrazie che è l’Alleanza atlantica, la Nato.

Trump ha rafforzato il nazionalismo a scapito del multilateralismo e del negoziato

Potremmo dire (senza sbagliare) che in questo modo gli Stati Uniti hanno convinto gli europei a dotarsi di un esercito comune, ma resta il fatto che, dopo aver umiliato la democrazia, 
Trump l’ha anche disarmata.

La sua terza malefatta è quella di aver rafforzato il nazionalismo a scapito del multilateralismo e del negoziato. Facendo di America first, l’America prima di tutto, il nuovo credo degli Stati Uniti, Trump ha riabilitato l’egoismo nazionalista, l’attenzione prioritaria all’interesse immediato dello stato, l’ognuno per sé e il tutti contri tutti. In questo modo il presidente americano ha reso il mondo ancora più instabile di quanto non fosse prima del suo avvento.

Il suo quarto sbaglio, il più inquietante di tutti, è quello di aver messo la stupidità alla guida degli Stati Uniti. Ogni giorno i suoi tweet rappresentano un insulto all’intelligenza, tanto che i suoi collaboratori passano il tempo a cercare di impedirgli di fare passi falsi irreparabili.

Ma i passi falsi arrivano comunque. Gli aiutanti di Trump, per esempio, non sono riusciti a convincerlo a evitare di denunciare il trattato sul nucleare con l’Iran, di mettere in dubbio la parola degli Stati Uniti e di compromettere la possibilità di approvare un accordo simile con la Corea del Nord. Il 7 novembre Trump dovrebbe chiarire, in Corea del Sud, come intende gestire la crisi e come intende evitare, senza mandare l’esercito, che Pyongyang costruisca la bomba atomica destabilizzando profondamente l’Asia e scatenando un’inarrestabile corsa all’arma nucleare.


LEGGI ANCHE
AMERICA ZIMBELLO DEL MONDO

.
Previsioni per il 2018






.

giovedì 7 dicembre 2017

Trump soffia sul Fuoco a Gerusalemme



Gli Stati Uniti riconosceranno Gerusalemme capitale di Israele, trasferendo nella Città santa la propria ambasciata. Donald Trump rompe gli indugi e lo annuncia in una fitta serie di telefonate, a partire da quelle ai diretti interessati: il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il leader dell'Autorità palestinese Abu Mazen. A niente sono valse le fortissime preoccupazioni espresse dagli alleati arabi ed europei che nelle ultime ore hanno sommerso la Casa Bianca di appelli alla prudenza, inviando al presidente americano un chiaro messaggio: non si può scherzare col fuoco, con la regione mediorientale pronta ad esplodere.

Un piccolo gruppo di truppe Usa, intanto, è stato riposizionato per essere più vicino a paesi che presentano timori di disordini in seguito all'atteso annuncio del presidente Donald Trump del riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele e l'indicazione di voler spostare nella città da Tel Aviv l'ambasciata americana. Lo riferisce la Cnn citando fonti ufficiali americane. Si tratterebbe principalmente di Marine solitamente impiegati per la sicurezza di ambasciate Usa.

Sarebbe un errore fatale. In campo anche Papa Francesco, che ha parlato al telefono con Abu Mazen. Ma il dado sembra ormai tratto. Resta solo da capire la tempistica dello strappo fortemente voluto dal tycoon, una delle solenni promesse fatte durante la campagna elettorale. La mossa della Casa Bianca era attesa già lo scorso fine settimana. Proprio le reazioni dei governi amici, messi al corrente del piano di Trump dagli ambasciatori Usa, l'hanno fatta slittare, spingendo l'amministrazione a rivedere per l'ennesima volta ogni minimo dettaglio. La posta in gioco del resto è altissima, e il rischio concreto è quello di un vero e proprio terremoto in Medio Oriente e di un'ondata di violenze contro Israele e contro gli interessi americani.

Senza escludere - avvertono gli 007 Usa - un'escalation del terrorismo internazionale. Nonostante ciò, la svolta dovrebbe essere ufficializzata nelle prossime ore: il New York Times l'annuncia per domani, mercoledì 6 dicembre. L'ipotesi più probabile è quella di una dichiarazione di principio da parte del presidente Trump cui non seguirebbe un immediato trasloco dell'ambasciata Usa. Ambasciata che come tutte le altre rappresentanze diplomatiche si trova da decenni a Tel Aviv, visto che ad oggi Gerusalemme non è riconosciuta come capitale d'Israele da parte della comunità internazionale. Con i palestinesi che rivendicano il settore Est della città come capitale del loro futuro Stato.

Perché si passi dalle parole ai fatti, dunque, potrebbero volerci ancora dei mesi, se non degli anni. Ma l'effetto annuncio di Gerusalemme capitale potrebbe già provocare dei danni incalcolabili, con lo spettro di una nuova sanguinosissima intifada dietro l'angolo. Tutti i principali gruppi palestinesi hanno già dato il via libera alla protesta, annunciando 'tre giornate della collerà fino a venerdì. E il sistema di difesa israeliano si prepara per una «possibile rivolta violenta», con la polizia, lo Shin Bet e il comando centrale dell'esercito in stato di massima allerta. Dai Paesi arabi all'Europa è un coro di no a Trump.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha invitato i 57 Paesi membri dell'Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) a riunirsi tra una settimana (il 13 dicembre) a Istanbul per un summit straordinario sull'attesa decisione di Donald Trump. Lo ha reso noto il suo portavoce, Ibrahim Kalin, spiegando che Erdogan ha avuto in queste ore contatti telefonici in merito con il suo omologo palestinese Abu Mazen e i leader di Iran, Arabia Saudita, Qatar, Tunisia, Pakistan, Indonesia e Malesia.

Il re di Giordania Abdallah e il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi hanno espresso direttamente al presidente americano tutta la loro contrarietà mettendolo in guardia dalle conseguenze pericolose in tutta la regione. Anche per l'Arabia Saudita cambiare i diritti dei palestinesi sullo status di Gerusalemme porterà ad un'esasperazione dei sentimenti dei musulmani in tutto il mondo. Mentre il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha avvertito la Casa Bianca che l'eventuale riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele rappresenta «una linea rossa per i musulmani» e potrebbe portare alla rottura delle relazioni diplomatiche della Turchia con lo Stato ebraico.

Le stesse preoccupazioni arrivano in queste ore dalle cancellerie europee. Da Parigi e Berlino si ribadisce in maniera compatta come l'unica strada da seguire per risolvere la questione mediorientale sia quella dei due Stati: «La questione dello status di Gerusalemme dovrà essere risolto nel quadro dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi», il monito del presidente francese Emmanuel Macron.


La Palestina e lo stato di Israele
Perché la guerra?

Il conflitto arabo-israeliano, che da cinquanta anni ha trasformato la terra di Palestina in un campo di battaglia permanente, è un prodotto tragico del nazionalismo, inserito in un contesto di forte conflittualità religiosa.
Israele, stato indipendente dichiarato il 14 maggio 1948, si costituisce al termine di una contraddittoria politica di decolonizzazione attuata con gravissime responsabilità da Francia e Gran Bretagna.

La Palestina non è mai stata una nazione indipendente. Fino al 1914 era parte dell'impero Ottomano; una regione scarsamente popolata, arretrata e con un sistema semifeudale. Gli abitanti erano in grandissima maggioranza poveri braccianti al servizio di proprietari terrieri. Nel 1880 la zona contava circa 24 mila ebrei e 150 mila arabi. Nel 1945 gli arabi erano saliti a 1 milione e 240 mila, mentre gli ebrei erano 553 mila. Solo Gerusalemme era un centro urbano di una qualche importanza.

Cosa accadde nel frattempo? La prima guerra mondiale segnò la fine dell'impero Ottomano; l'area mediorientale passò sotto il controllo (protettorato) franco-inglese. Le diplomazie dei due stati avviarono un triplice gioco:

A) fu promessa l'indipendenza ai grandi proprietari arabi in cambio del loro appoggio in guerra (1915)

B) Balfour (premier britannico) rispose alla pressione del movimento sionista dichiarando di vedere con favore la creazione di uno stato ebraico indipendente in Palestina (1917).

C) l'accordo Sykes-Picot, siglato nel marzo 1915, e tenuto a lungo segreto, fissò la spartizione dell'intero Medio Oriente in aree di influenza.

La creazione dello stato di Israele

I Trattati di Versailles assegnarono la Palestina al protettorato britannico.
Sia ebrei che arabi si aspettavano una qualche forma di indipendenza; la Gran Bretagna non va oltre a qualche proposta di spartizione territoriale; la conflittualità tra le popolazioni - sempre più numerose - cresce continuamente. Il vento di guerra, e i rischi di una penetrazione tedesca nell'area, indussero il ministro Eden a favorire una strategia di accordo tra i paesi arabi e a proporre (1939) la costituzione di uno stato indipendente, basato sulla coesistenza etnica. Per limitare la supremazia ebraica e per non rompere l'alleanza con i paesi islamici, fu fortemente limitata l'immigrazione ebraica - fissata a quota 75.000.
Con l'inizio in grande scala della persecuzione nazista, è facile immaginare quale ripercussione drammatica abbia comportato questa scelta.
Non mancarono scontri tra terrorismo ebraico e autorità britanniche, considerate ostili al sionismo. Terminata la guerra, forse anche in seguito all'ondata emotiva dell'olocausto, l'immigrazione verso la Palestina non fu più ostacolata dal controllo britannico. Nell'immediato dopoguerra la zona era teatro di scontri tra ebrei e britannici, e tra ebrei e arabi. Nel maggio 1947 La Gran Bretagna annunciò all'ONU che si sarebbe ritirata dalla regione. Nel novembre dello stesso anno dalla stessa assemblea delle Nazioni Unite venne la proposta di dividere la regione in due parti: agli ebrei sarebbe andata la zona del Negev (permetteva una notevole espansione e capacità di accoglienza di nuovi immigrati). Usa, Urss e Francia si dichiararono a favore; la Gran Bretagna si astenne; stati arabi, India, Grecia e Pakistan votarono contro.
Quando le truppe inglesi lasciarono il Medio Oriente, nel maggio 1948, fu immediatamente proclamato lo stato di Israele.
Gli stati arabi considerarono la creazione dello stato ebraico - fondato su basi religiose e razziali - un atto di forza intollerabile: un esercito di palestinesi e truppe dei paesi arabi circostanti attaccò il nuovo stato iniziando la lunga stagione delle sconfitte militari. Aggressioni dei paesi arabi e controffensive violentissime portarono i soldati di Israele ad occupare vaste zone interamente abitate dai palestinesi. I conflitti del 1956, 1967 e 1973 aprirono le porte alla tragedia dei "territori occupati": le alture del Golan, la striscia di Gaza e la Cisgiordania diventarono campi di guerriglia permanente; con una popolazione a grandissima maggioranza palestinese (1,5 milioni gli arabi acquistati nei confini israeliani) discriminati e disprezzati da autorità e coloni. Soltanto nella controffensiva del 1949 e in seguito ai disordini dovuti alla proclamazione del nuovo stato ci furono quasi 1 milione di palestinesi espulsi dalla propria terra, accolti in miserabili campi profughi messi a disposizione dai paesi arabi e dall'UNRRA.





Le guerre e l'intifada

Dal 1949 il conflitto ha assunto connotati sempre più drammatici.
Nel 1956 i palestinesi costituiscono un movimento di liberazione (Al-Fatah) capace di collaborare con le forze armate degli stati arabi e di muovere azioni di guerriglia nel territorio israeliano. Nel 1967 - con fronti caldi come Siria e Egitto - scoppiò una crisi internazionale intorno al controllo del golfo di Aqaba (Sharm el Sheikh), innescato principalmente da Nasser , presidente dell'Egitto. Forte dell'appoggio sovietico - se Usa e Francia erano filo-israeliani, ovviamente i sovietici erano filo-arabi -  Nasser annunciò il blocco delle navi che attraversavano il golfo di Aqaba per rifornire Israele. Lo stato ebraico rispose con la forza: il 5 giugno 1967 l'aviazione bombardò gli aeroporti dei paesi arabi; le truppe di terra occuparono Gaza, Sherm el Sheikh, la Cisgiordania e Gerusalemme, le alture del Golan, l'Alta Galilea e il Sinai.
L'attacco passò alla storia come la guerra dei 6 giorni: il 10 giugno le offensive erano già terminate.
Ma le ferite aperte risultarono gravissime: lo scontro all'interno del territorio palestinese si trasformò in guerriglia permanente, con una militarizzazione molto estesa del movimento di liberazione arabo e un ricorso alla rappresaglia indiscriminata e violentissima.
Nel 1969 nasce l'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) sotto la guida di Yasser Arafat. Intanto anche il Libano, con il bombardamento di Beirut nel 1968 ad opera dell'aviazione israeliana, entrava nella spirale di guerra del Medio Oriente. La Francia di De Gaulle divenne sostenitrice della pacificazione nell'area, appoggiando di fatto l'azione diplomatica dei paesi arabi.
1972
E' l'anno del massacro di Monaco. Il 5 settembre un commando di guerriglieri palestinesi fece irruzione negli alloggi israeliani del villaggio olimpico, prendendo in ostaggio nove atleti e uccidendone due. Quando le trattative fallirono le truppe speciali assaltarono il commando: nel conflitto rimasero uccisi cinque feddayyin, un poliziotto e tutti gli ostaggi.
1973
Anwar Sadat, successore di Nasser alla presidenza dell'Egitto, tentò nuovamente nell'autunno del 1973 di cambiare i rapporti di forza nell'area. Il 6 ottobre, sfruttando l'effetto sorpresa offerto dalla festività dello Yom Kippur, Egitto e Siria attaccarono. Dopo primi parziali successi, l'armata araba fu costretta alla ritirata, al punto da veder quasi minacciato Il Cairo. Il 22 ottobre la controffensiva ebbe termine.
Sadat si convinse dell'irrimediabilità della presenza di Israele e avviò una serie di contatti che portarono a una normalizzazione completa dei rapporti tra i due paesi e una fuoriuscita dell'Egitto dalla spirale di violenza del conflitto arabo-israeliano (trattato di pace di Washington, 1979). Sadat, tacciato di tradimento della causa araba, fu assassinato nell'autunno 1981.
Teatro principale degli scontri divenne il Libano, dove si erano rifugiati circa 200.000 palestinesi, armati e decisi a sostenere in grande scala azioni terroristiche e militari contro Israele. Il paese era caduto in una tragica guerra civile su cui Siria e Israele stavano pesantemente contribuendo. All'inizio del 1980 Israele invase il Libano meridionale coinvolgendo nella controffensiva anche i territori palestinesi e proclamò Gerusalemme capitale dello stato. I fatti sono terribilmente complicati per gli intrecci tra scontri locali e religiosi con le questioni di politica internazionale e di supremazia nell'area. Il massacro di Sabra e Shatila (settembre 1982) - un campo di profughi palestinesi alla periferia di Beirut - ad esempio è stato compiuto da truppe dell'esercito cristiano-libanese ma con la complicità dell'esercito israeliano, guidato tra gli altri da Sharon, che aveva il controllo dei campi.

Il resto è storia recente, con l'Intifada, la progressiva istituzionalizzazione dell'OLP e i decisivi accordi, con la mediazione USA, della prima metà degli anni '90 (1994, autonomia a Gaza e Gerico). L'assassinio di Rabin e i continui problemi di coesistenza sono sfociati nei primi mesi del 2000 nella ripresa gravissima dello scontro militare, cercato e alimentato dal governo Sharon.

Si tratta della Seconda Intifada, a cui sono seguiti attentati e conferenze di pace, parziale applicazione dell'autonomia amministrativa nei territori palestinesi e continui attacchi terroristici e controffensive militari. L'agenzia Afp aggiorna i dati delle vittime della Seconda Intifada - iniziata il 28 settembre 2000 - settimanalmente. Al 16 dicembre 2008 i numeri ci dicono:

Palestinesi 5302

Isrealiani 1082

Altre vittime 79    TOT  6463

Nel dicembre 2008, a seguito di una serie di lanci missilistici effettuati dalla striscia di Gaza e che hanno provocato in otto anni circa 15 morti e alcune centinaia di feriti, Israele lancia una durissima offensiva militare denominata "piombo fuso" . L'attacco provoca 1203 vittime tra i palestinesi - tra cui 450 bambini - e oltre 5000 feriti; mentre i morti dell'esercito di Tel Aviv sono stati 10 e 3 i civili. L'Onu ha condannato l'aggressione con la risoluzione 1860 del 8 gennaio 2009.

Ariel Sharon è in stato vegetativo permanente dall'aprile 2006. Il suo successore e attualmente premier in carica è  Benjamin Netanyahu. Entrambi appartengono al Likud, partito di destra, fautore di una politica di occupazione armata e una sottomissione dell'autorità politica palestinese.

Yasser Arafat fondatore e guida dell'Olp è morto nel 2004. Suo succesore è Abu Mazen leader del partito Al Fatha (i moderati palestinesi). L'altro partito importante e vincitore delle ultime elezioni è invece Hamas, molto attivo nella vita sociale e sostenitore di una linea di scontro aperto con Israele.

Nota - La presenza ai vertici istituzionali di Israele e dei territori palestinesi dei due partiti fautori dello scontro rende impossibile la risoluzione del conflitto. In caso di un nuovo e definitivo accordo, infatti, sia il Likud che Hamas perderebbo gran parte del consenso elettorale. E' loro interesse pertanto mantenere la situazione incandescente e alimentare lo scontro ogniqualvolta le pressioni internazionali sembrano aprire scenari diversi. Penso sia questa terribile trappola a inchiodare le popolazioni israeliane e palestinesi a un destino terribile e apparentemente immodificabile. La storia ci dice però che la questione è politica e non religiosa; che quindi sono le scelte a determinare i fatti e non viceversa, come troppo spesso politici e media vogliono far credere.

.

lunedì 15 agosto 2016

El Bloqueo : Embargo contro Cuba



L'embargo contro Cuba, conosciuto anche come el bloqueo, è un embargo commerciale, economico e finanziario imposto dagli Stati Uniti d'America contro Cuba all'indomani della rivoluzione castrista.

Come il blocco degli Stati Uniti a Cuba ha avuto origine?

Prima del 1959 a Cuba gli statunitensi controllavano il petrolio, le miniere, le centrali elettriche, la telefonia e un terzo della produzione di zucchero di canna. Quell'anno gli Stati Uniti erano il primo partner commerciale cubano, comprando il 74% delle esportazioni e fornendo il 65% delle importazioni dell'isola.

La riforma agraria
Dopo la presa del potere da parte dei rivoluzionari di Fidel Castro il 17 maggio 1959 viene varata la prima riforma agraria cubana, affidata all'INRA, Istituto Nazionale per la Riforma Agraria, che aveva il compito di espropriare e ridistribuire la terra.

La legge di riforma prevedeva la nazionalizzazione delle proprietà al di sopra dei 405 ettari e l'affidamento delle terre espropriate a cooperative agricole o a singoli coltivatori. Contemporaneamente, per impedire il minifondo, fissava dimensioni minime di 27 ettari e proibiva la vendita dei fondi ricevuti, il loro affitto e il frazionamento. Era inoltre previsto un sistema di indennizzo per gli espropriati basato sul valore dei terreni dichiarato a fini fiscali e il pagamento di questi compensi era liquidato in buoni del tesoro ventennali con un interesse massimo del 4%.

Gli espropri colpirono cittadini e compagnie statunitensi e spinsero il governo degli Stati Uniti a richiedere, inutilmente, una modifica degli indennizzi improntata a criteri di prontezza (compensi immediati e non dilazionati nel tempo), equità (stime basate sul valore reale e non su quello dichiarato al fisco) ed effettività (pagamenti in denaro liquido e non in titoli).

Nell'ottobre 1959 il Presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower reagì approvando un piano, proposto dal Dipartimento di Stato e dalla CIA, che prevedeva il supporto agli oppositori interni e includeva raid degli esuli contro l'isola a partire dal territorio statunitense.


Questa prima strategia venne modificata il 17 marzo 1960 dopo una riunione nello Studio Ovale che approvò un documento, elaborato dal gruppo 5412, denominato "A Program of Covert Actions Against the Castro Regime", basato su quattro punti: creare un'opposizione unitaria al regime all'estero; mettere in pratica un'offensiva basata sulla propaganda anticastrista; mantenere agenti sull'isola; addestrare una forza paramilitare all'estero preparata per future azioni sull'isola. Queste azioni erano conosciute dal Presidente e da una ristretta cerchia di persone ma ignorate dalla grande maggioranza dei membri del Congresso statunitense.

Come sapete, un paio di giorni fa il Stati Uniti e Cuba hanno avviato negoziati per normalizzare le loro relazioni bilaterali, congelati dal 1961.

In questo momento ha raggiunto quello che era essenzialmente uno scambio di prigionieri e una promessa da entrambi i paesi a partecipare a nuovi negoziati. Dal punto di vista di Cuba, gli Stati Uniti mantengono un blocco e dal punto di vista americano, dicono che è un embargo.




Beh, sono entrambi: blocco e dell'embargo. L'embargo è "un ordine del governo che vieta la partenza delle navi mercantili dei suoi porti e commercio". Mentre il blocco è "una misura restrittiva lo scopo di ostacolare gli scambi e le comunicazioni con una nazione ostile."

Come è cominciato tutto? 

Il commercio degli Stati Uniti con Cuba prima del 1959 era buono. Lo zucchero è il principale prodotto di esportazione di Cuba verso gli Stati Uniti. Entrambi i paesi, come fondatori dell'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT), concessi reciprocamente lo status di nazione più favorita (MFN).

Il primo ad attuare misure restrittive su Cuba fu il presidente Dwight Eisenhower. Quasi immediatamente dopo il trionfo della Rivoluzione cubana, il governo degli Stati Uniti ha implementato misure per premere e rovesciare il nuovo governo cubano arrivato con la rivoluzione.

Nel 1960, Eisenhower ha detto che era impossibile raggiungere un accordo per gli Stati Uniti con il governo di Fidel Castro. Quindi, prima decise di sospendere l'assistenza tecnica, quindi ha ridotto la quota di zucchero, ha sospeso tutte le esportazioni, ad eccezione di cibo, medicine e alcune apparecchiature mediche. In risposta, Cuba ha deciso di nazionalizzare le imprese straniere, e nazionalizzato tutte le banche.

Nel gennaio 1961, il governo degli Stati Uniti ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche e consolari con Cuba, dopo il fallimento dell'operazione nota come Baia dei Porci, in cui le truppe di esuli cubani, sostenuta dagli Stati Uniti hanno cercato di invadere in modo da formare un governo provvisorio.

Nel 1962 hanno scoperto che la Russia stava trasportando missili a Cuba, poi Bobby Kennedy, fratello dell'ex presidente John F. Kennedy, è stato procuratore generale e nemico giurato di Fidel Castro (che ha tentato di uccidere più volte).

Consapevole del fatto che le sue trame contro Castro sono stati il ​​motivo principale che avrebbe creato una situazione dannosa per la presidenza del fratello, è stato convenuto che invece di fare un attacco aereo sarebbe un blocco commerciale o mettere in quarantena, questa politica ha impedito qualsiasi confronto iniziale, ma implica anche che in caso di un grave conflitto di questa portata.

Inizia così la capitolo della realizzazione di un blocco economico e commerciale di Cuba senza precedenti nella storia.

Alla fine del Nixon aveva colloqui segreti tra i governi di Cuba e degli Stati Uniti, che hanno contribuito a allentare le tensioni tra i due paesi e gli accordi sono stati raggiunti per risolvere alcuni problemi. Più tardi, durante l'amministrazione di J. Carter il blocco è stato facilitato, che riflette lo stato delle relazioni tra i due governi.

Fino al 1992, gli fu permesso alle navi di paesi terzi che commerciano con Cuba di toccare qualsiasi degli Stati Uniti per fare rifornimento porte, ma quest'anno, Bush ha incaricato una restrizione su tali porte per qualsiasi barca a prendere i passeggeri o merci da o verso Cuba.

Attraverso tutti questi anni ha messo al bando il commercio diretto tra i due paesi, compresi gli alimenti e medicine; rimanere congelato i beni di Cuba o di cittadini cubani che erano negli Stati Uniti il ​​trionfo dei conti Rivoluzione e bancari; Ha rifiutato l'importazione di prodotti trasformati parzialmente o completamente di materiali di origine cubana. Ci sono alcune eccezioni, come l'esportazione di pubblicazioni, filmati, registrazioni fonografiche, manifesti, microfilm, microfiche, audiocassette, videocassette e tutti i tipi di materiali informativi.

Perché è stato mantenuto il blocco?

Nonostante la fine della guerra fredda, gli Stati Uniti ha detto che in tutti questi anni che l'isola è un punto di conflitto, nonostante il riconoscimento che esiste una minaccia per la sicurezza della nazione americana. La posizione degli Stati Uniti contro Cuba era già obsoleta e inutile. Isolare e strangolare economicamente Cuba  e diplomaticamente aveva lo scopo di ottenere la caduta di Fidel, ma dopo 53 anni è stato dimostrato che questa strategia non ha funzionato.

Anche se Cuba non è una priorità per gli americani, relazione dell'isola con gli Stati Uniti è di fondamentale importanza, il suo benefattore principale, il Venezuela non è più in grado di sostenere l'economia cubana dal rivestimento crisi economica, che è stato in parte dovuto al in calo la produzione di petrolio.

Cosa accadrà nelle prossime settimane o mesi?

La storica decisione del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, a cercare la normalizzazione delle relazioni con Cuba avrà la sua opposizione
 a Capitol Hill con i repubblicani.


La Casa Bianca non esclude una visita di Raul Castro a Washington, 
anche se finora nessun piano concreto.




LEGGI ANCHE 
FIDEL CASTRO

http://cipiri.blogspot.it/2016/08/fidel-castro.html


a Cuba , non avranno tutti il cellulare 

ma di Fame non e' Morto mai nessuno

http://cipiri.blogspot.it/2016/08/ma-questo-cuba-non-succederebbe.html

 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALI
 OGNI DESIDERIO  REALIZZATO 
IL TUO FUTURO ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


giovedì 3 dicembre 2015

USA in guerra il 93% dalla loro Nascita



Gli Stati Uniti sono stati in guerra 222 anni su 239 che esistono come stato
Gli USA sono stati in guerra il 93% del tempo, dalla loro creazione nel 1776, 
vale a dire 222 dei 239 anni della loro esistenza
Gli anni di pace sono stati solo 21 dal 1776

Qui sotto è riportata una cronologia anno per anno delle guerre degli Stati Uniti, che rivela qualcosa di molto interessante: dal 1776 gli Stati Uniti sono stati in guerra il 93% del tempo, vale a dire 222 dei 239 anni della loro esistenza
Gli anni di pace sono stati solo 21.
Per mettere questo in prospettiva:

Nessun presidente degli Stati Uniti è mai stato un Presidente di pace. Tutti i presidenti degli che si 
sono succeduti sono stati tutti, in un modo o nell'altro, coinvolti almeno in una guerra.
 Gli Stati Uniti non hanno mai passato un intero decennio, senza fare una guerra.
L'unica volta che gli Stati Uniti sono rimasti 5 anni senza guerra (1935-1940) è stato durante il periodo isolazionista della Grande Depressione.
Timeline per ogni anno delle grandi guerre in cui gli Stati Uniti sono stati coinvolti (1776-2015)

1776 - Guerra d'indipendenza americana, Chickamagua Guerre, Seconda Guerra Cherokee, 
Pennamite-
1777 - Guerra d'indipendenza americana, Chickamauga Guerre, Seconda Guerra Cherokee, 
Pennamite-
1778 - Guerra d'indipendenza americana, Chickamauga Guerre Pennamite-
1779 - Guerra d'indipendenza americana, Chickamauga Guerre Pennamite-
1780 - Guerra d'indipendenza americana, Chickamauga Guerre Pennamite-
1781 - Guerra d'indipendenza americana, Chickamauga Guerre Pennamite-
1782 - Guerra d'indipendenza americana, Chickamauga Guerre Pennamite-
1783 - Guerra d'indipendenza americana, Chickamauga Guerre Pennamite-
1784 - Chickamauga Guerra Guerre Pennamite, Guerra Oconee
1785 - Chickamauga Guerre, Northwest Guerra indiana
1786 - Chickamauga Guerre, Northwest Guerra indiana
1787 - Chickamauga Guerre, Northwest Guerra indiana
1788 - Chickamauga Guerre, Northwest Guerra indiana
1789 - Chickamauga Guerre, Northwest Guerra indiana
1790 - Chickamauga Guerre, Northwest Guerra indiana
1791 - Chickamauga Guerre, Northwest Guerra indiana
1792 - Chickamauga Guerre, Northwest Guerra indiana
1793 - Chickamauga Guerre, Northwest Guerra indiana
1794 - Chickamauga Guerre, Northwest Guerra indiana
1795 - Guerra indiana del Nord-Ovest
1796 - 1800 - Nessuna guerra
1801 - Prima guerra Barbary
1802 - Prima guerra Barbary
1803 - Prima guerra Barbary
1804 - Prima guerra Barbary
1805 - Prima guerra Barbary
1806 - Sabine Expedition
1807 - 1809 - Nessuna guerra
1810 - Stati Uniti occupano West Florida spagnola
1811 - La guerra di Tecumseh
1812 - La guerra di Tecumseh, Guerre Seminole, gli Stati Uniti occupano East Florida spagnola
1813 - La guerra di Tecumseh, Guerra Peoria, Creek War, gli Stati Uniti espandono territorio nel West Florida spagnola
1814 - Creek War, US espansione territorio in Florida, la guerra anti-pirateria
1815 - Guerra del 1812, seconda guerra Barbaresca, guerra anti-pirateria
1816 - Prima guerra Seminole, la guerra anti-pirateria
1817 - Prima guerra Seminole, la guerra anti-pirateria
1818 - Prima guerra Seminole, la guerra anti-pirateria
1819 - Yellowstone Expedition, la guerra anti-pirateria
1820 - Yellowstone Expedition, la guerra anti-pirateria
1821 - la guerra anti-pirateria
1822 - la guerra anti-pirateria
1823 - la guerra anti-pirateria, Guerra Arikara
1824 - la guerra anti-pirateria
1825 - Yellowstone Expedition, la guerra anti-pirateria
1826 - Nessuna guerra
1827 - Guerra Winnebago
1828 - 1830 - Nessuna guerra
1831 - Sac e Fox guerra indiana
1832 - Guerra di Falco Nero
1833 - Guerra indiana Cherokee
1834 - Guerra indiana Cherokee, Pawnee Campagna territorio indiano
1835 - Guerra indiana Cherokee, Guerre Seminole, Seconda Guerra Creek
1836 - Guerra indiana Cherokee, Guerre Seminole, Seconda Guerra Creek, Missouri-Iowa Border 
guerra
1837 - Guerra indiana Cherokee, Guerre Seminole, Seconda Guerra Creek, Osage Guerra indiana, 
Guerra Buckshot
1838 - Guerra indiana Cherokee, Guerre Seminole, Guerra Buckshot, Heatherly Guerra indiana
1839 - Guerra indiana Cherokee, Guerre Seminole
1840 - Guerre Seminole, Forze Navali USA invadono Isole Figi
1841 - Guerre Seminole, Forze Navali USA invadono McKean Island, Isole Gilbert, e Samoa
1842 - Guerre Seminole
1843 - Le forze americane si scontrano con la Cina, le truppe statunitensi invadono costa africana
1844 - Guerre indiane Texas-
1845 - Guerre indiane Texas-
1846 - Guerra messicano-statunitense, guerre Texas-indiane
1847 - Guerra messicano-statunitense, guerre Texas-indiane
1848 - Guerra messicano-statunitense, guerre Texas-indiane, Guerra Cayuse
1849 - Guerre Texas-indiane, Guerra Cayuse, indiano Guerre Southwest, Guerre Navajo
1850 - Guerre Texas-indiane, Guerra Cayuse, Southwest guerre indiane, guerre Navajo, Guerra Yuma,
1851 - Guerre Texas-indiane, Guerra Cayuse, Southwest guerre indiane, guerre Navajo, Guerre 
Apache, Guerra Yuma, indiano Guerre Utah, California Guerre indiane
1852 - Guerre Texas-indiane, Guerra Cayuse, Southwest guerre indiane, guerre Navajo, Guerra Yuma, indiano Guerre Utah, California Guerre indiane
1853 - Guerre Texas-indiane, Guerra Cayuse, Southwest guerre indiane, guerre Navajo, Guerra Yuma, indiano Guerre Utah, Guerra Walker, indiano Guerre California
1854 - Guerre Texas-indiane, Guerra Cayuse, Southwest guerre indiane, guerre Navajo, Guerre 
Apache, California guerre indiane Skirmish entre 1 ° Cavalleria e indiani
1855 - Seminole Guerre, guerre Texas-indiane, Guerra Cayuse, Southwest guerre indiane, guerre 
Navajo, Guerre Apache, California guerre indiane, Guerra Yakima, Winnas Expedition Guerra Klickitat, Puget War Sound, Rogue River guerre, le forze americane invadono Isole Figi e Uruguay
1856 - Guerre Seminole, Guerre Texas-indiane, Southwest guerre indiane, Guerre Navajo,
1857 - Guerre Seminole, Guerre Texas-indiane, Southwest guerre indiane, Guerre Navajo, Guerra 
Utah, Conflitto in Nicaragua
1858 - Guerre Seminole, Guerre Texas-indiane, Southwest guerre indiane, Guerre Navajo, Guerra 
Mohave, California guerre indiane, Spokane-Coeur d'Alene Guerra-Paloos, Guerra Utah, le forze 
americane invadono Isole Fiji e UruguayGuerre 1859 Texas-indiani, Southwest guerre indiane, Guerre Navajo, California guerre indiane, Pecos Expedition Antelope Hills Expedition, Bear River Expedition, incursione di John Brown, le forze americane lanciano attacchi contro il Paraguay e invadono Messico
1860 - Guerre Texas-indiane, Southwest guerre indiane, Guerre Navajo, Guerre Apache, California 
indiana Guerre Guerra Paiute, Kiowa-Comanche guerra
1861 - Guerra civile americana, Guerre Texas-indiane, Southwest guerre indiane, Guerre Navajo, 
Guerre Apache, California guerre indiane, Campagna Cheyenne
1862 - Guerra civile americana, Guerre Texas-indiane, Southwest guerre indiane, Guerre Navajo, 
Guerre Apache, California guerre indiane Campagna Cheyenne, Guerra Dakota del 1862
1863 - Guerra civile americana, Guerre Texas-indiane, Southwest guerre indiane, Guerre Navajo, 
Guerre Apache, California guerre indiane Campagna Cheyenne, Colorado Guerra, Guerra Goshute
1864 - Guerra civile americana, Guerre Texas-indiane, Guerre Navajo, Guerre Apache, California 
guerre indiane Campagna Cheyenne, Colorado Guerra, Guerra Snake
1865 - Guerra civile americana, Guerre Texas-indiane, Guerre Navajo, Guerre Apache, California 
guerre indiane, Guerra Colorado, Guerra Snake, Black War Hawk Utah
1866 - Guerre Texas-indiane, Guerre Navajo, Guerre Apache, California guerre indiane Skirmish entre 1  Cavalleria e indiani, Guerra Snake, Guerra Black Hawk di Utah, Guerra di Nuvola Rossa, Franklin County War, ci invade Messico conflitto con la Cina
1867 - Texas-Guerre Indiane, lunga passeggiata dei Navajo, Apache Guerra Skirmish , Guerra Snake, guerra Black Hawk di Utah, guerra di Nuvola Rossa, guerra Comanche , Franklin County War, le truppe statunitensi occupano il Nicaragua e attaccano Taiwan
1868 - Texas-Guerre Indiane, Long Walk dei Navajo, Apache Guerra Skirmish, Guerra Snake, guerra Black Hawk di Utah, guerra di Nuvola Rossa, guerra Comanche, Battaglia del Washita, Franklin County War
1869 - Guerre Texas-indiane, Guerre Apache, guerra Black Hawk di Utah, guerra Comanche , Franklin County War
1870 - Guerre Texas-indiane, Guerre Apache, guerra Black Hawk di Utah, Comanche Guerre, Franklin County War
1871 - Guerre Texas-indiane, Guerre Apache, guerra Black Hawk di Utah, Comanche Guerre, Franklin County War, Kingsley Cave strage, le forze americane invadono la Corea
1872 - Guerre Texas-indiane, Apache Wars, La guerra di Utah Black Hawk, Comanche Guerre Guerra Modoc, Franklin County War
1873 - Guerre Texas-indiane, Comanche Guerre Guerra Modoc, Guerre Apache, Cypress Hills 
Massacre, guerra col Messico
1874 - Guerre Texas-indiane, Guerre Guerra Comanche Red River, Mason County Guerra, 
le forze americane invadono Messico
1875 - Conflitto in Messico, Guerre Texas-indiane, Comanche Guerre, Nevada orientale, 
Mason County 
War, Colfax County War, le forze americane invadono Messico
1876 ??- Guerre indiane, Texas-nero Guerra Hills, Mason County Guerra,
 le forze americane invadono Messico
1877 - Guerre Texas-indiane, Nero Guerra Hills, Nez Perce Guerra, Guerra Mason County, Lincoln 
County War, San Elizario Salt guerra, le forze americane invadono Messico
1878 - Paiute conflitto indiano, Guerra Bannock, Guerra Cheyenne, Lincoln County War,
 le forze americane invadono Messico
1879 - Guerra Cheyenne, Sheepeater Guerra indiana, Bianco Guerra Fiume, 
le forze americane invadono Messico
1880 - Forze statunitensi invadono Messico
1881 - Forze statunitensi invadono Messico
1882 - Forze statunitensi invadono Messico
1883 - Forze statunitensi invadono Messico
1884 - Forze statunitensi invadono Messico
1885 - Guerre Apache, Orientale Nevada Expedition, Forze invadono Messico
1886 - Guerre Apache, Pleasant Valley Guerra, le forze americane invadono Messico
1887 - Forze statunitensi invadono Messico
1888 - US dimostrazione di forza contro Haiti, Forze invadono Messico
1889 - Forze statunitensi invadono Messico
1890 - Sioux Guerra indiana, Ghost Dance Guerra, Wounded Knee, Forze invadono Messico
1891 - Sioux Guerra indiana, Ghost Dance Guerra, le forze americane invadono Messico
1892 - Johnson County War, le forze americane invadono Messico
1893 - Stati Uniti invadono Messico e Hawaii
1894 - Forze statunitensi invadono Messico
1895 - Le forze americane invadono Messico
1896 - Forze statunitensi invadono Messico
1897 - Nessuna guerra
1898 - Guerra ispano-americana, Battaglia di Leech Lake Chippewa
1899 - Guerra filippino-americana, guerra delle banane
1900 - Guerra filippino-americana
1901 - Guerra filippino-americana
1902 - 1912 - Guerra filippino-americana, guerra delle banane
1913 - Guerra filippino-americana, guerra della banane, guerra Navajo
1914 - Guerra delle banane, Stati Uniti invadono Messico
1915 - Guerra delle banane, invasione del Messico Messico, guerra Paiute
1916 - Guerra delle banane, Stati Uniti invadno Messico
1917 - Guerre delle banane, prima guerra mondiale
1918 - Guerre della banana, la prima guerra mondiale
1919 - Guerra delle banane, Stati Uniti invadono il Messico
1920 - 1934 - Guerre delle banane
1935 - 1940 - Nessuna guerra
1941 - 1945 - Seconda guerra mondiale
1946 - USA occupano Filippine e Corea del Sud
1947 - le forze di terra americana in Grecia nella guerra civile
1948 - 1949 - Nessuna guerra
1950 - 1953 - Guerra di Corea
1954 - Guerra in Guatemala
1955 - 1958 - guerra del Vietnam
1959 - guerra del Vietnam: Conflitto in Haiti
1960 - guerra del Vietnam
1961 - 1964 - guerra del Vietnam
1965 - Guerra del Vietnam, occupazione americana della Repubblica Dominicana
1966 - Guerra del Vietnam, l'occupazione americana della Repubblica Dominicana
1967 - 1975 guerra del Vietnam
1976 - 1978 - nessuna guerra
1979 - Guerra Fredda (guerra per procura CIA in Afghanistan)
1980 - Guerra Fredda (guerra per procura CIA in Afghanistan)
1981 - Guerra Fredda (guerra per procura CIA in Afghanistan e Nicaragua), 
primo incidente del Golfo della Sirte
1982 - Guerra Fredda (guerra per procura CIA in Afghanistan e Nicaragua), Conflitto in Libano
1983 - Guerra Fredda (invasione di Grenada, guerra per procura CIA in Afghanistan e Nicaragua), 
Conflitto in Libano
1984 - Guerra Fredda (guerra per procura CIA in Afghanistan e Nicaragua), 
Conflitto in Golfo Persico
1985 - Guerra Fredda (guerra per procura CIA in Afghanistan e Nicaragua)
1986 - Guerra Fredda (guerra per procura CIA in Afghanistan e Nicaragua)
1987 - Conflitto in Golfo Persico
1988 - Conflitto in Golfo Persico, l'occupazione americana di Panama
1989 - Seconda Golfo della Sirte incidente, l'occupazione americana di 
Panama conflitto nelle Filippine
1990 - Prima guerra del Golfo, occupazione americana di Panama
1991 - Prima guerra del Golfo
1992 - Conflitto in Iraq
1993 - Conflitto in Iraq
1994 - Conflitto in Iraq, Stati Uniti invadono Haiti
1995 - Conflitto in Iraq, Haiti, bombardamenti NATO della Bosnia-Erzegovina
1996 - Conflitto in Iraq
1997 - Nessuna guerra
1998 - Bombardamento di Iraq, Afghanistan e missili contro il Sudan
1999 - Guerra del Kosovo
2000 - nessuna guerra
2001 - Guerra in Afghanistan
2002 - Guerra in Afghanistan e Yemen
2003 - Guerra in Afghanistan e in Iraq
2004 - 2006 - Guerra in Afghanistan, Iraq, Pakistan e Yemen
2007 - Guerra in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Somalia e Yemen
2008 - 2010 - Guerra in Afghanistan, Iraq, Pakistan e Yemen
2011 - Guerra al Terrore in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Somalia e Yemen; Conflitto in Libia
 (libica guerra civile)
2011 - 2015 - Guerra in Afghanistan, Iraq. Guerra civile in Ucraina e Siria

Nella maggior parte di queste guerre, gli Stati Uniti erano all'offensiva, in alcune sulla difensiva ma 
abbiamo tralasciato tutte le operazioni segrete della CIA con rivolte, ribaltamento di regimi e altri atti che potrebbero essere considerati atti di guerra.

Il 95% delle operazioni militari lanciate dalla fine della seconda guerra mondiale, sono state degli Stati Uniti, la cui spesa militare è maggiore di quella di tutte le altre nazioni del mondo messe insieme. 

Nessuna meraviglia quindi che il mondo pensi che gli Stati Uniti 
sono la prima minaccia del mondo per la pace.

Eppure ci sono ancora alcuni nord americani (più di quello che sembra) 
che fanno ancora la domanda: 

"Perché tutte queste persone nel mondo ci odiano?" E la risposta della propaganda USA è sempre, 
invariabilmente, la stessa "...perché sono gelosi di noi, della nostra libertà, della nostra grandezza. 

Gelosi della nostra cultura..."

Ecco, soprattutto della loro cultura e del loro squisito modo di rapportarsi col prossimo.

LEGGI ANCHE
VENDONO ARMI COME
LE CARAMELLE AL SUPERMERCATO
E SI LAMENTANO DELLE STRAGI NEL LORO PAESE

.



Sono Web Designer, Web Master e Blogger, creo siti internet e blog personalizzati
 a prezzi modici e ben indicizzati. 
Studio e realizzo i vostri banner pubblicitari con foto e clip animate. 
Mi diletto alla creazione di loghi per negozi , aziende, studi professionali,
 campagne di marketing e vendite promozionali.

MIO SITO  :  http://www.cipiri.com/



FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .

MUNDIMAGO


.

sabato 21 novembre 2015

Stefano Rodotà e Limitazione di Espressione e Privacy



Stefano Rodotà
e la Limitazione di Espressione e Privacy
dopo gli Attentati a Parigi

Francia e Spagna hanno appena approvato due leggi che limitano la libertà di espressione e autorizzano la vigilanza di massa, mentre il caso Nsa continua a scatenare polemiche. Parla il giurista e già garante della privacy. Che punta il dito contro la politica

È dal giugno del 2013, quando Il The Washington Post ed il The Guardian pubblicarono le rivelazioni di Edward Snowden sulle attività di intercettazione e sorveglianza a tappeto messe in atto dalla Nsa, che il termine "sorveglianza di massa" è entrato nella discussione pubblica e nella consapevolezza collettiva.

Se da un lato è proprio di questi ultimi giorni la notizia che una Corte Federale di New York ha dichiarato "illegali" queste attività di sorveglianza, dall’altro, proprio in Europa, dopo gli attentati terroristici di Parigi, i governi di Francia e Spagna, sostenuti dai rispettivi parlamenti, hanno avviato un’attività di legiferazione mirata a censurare la libertà di espressione e ad attivare meccanismi giuridici e tecnologici volti a controllare massivamente i cittadini e le loro comunicazioni.

Con grave pericolo per la democrazia di quei paesi. Ma anche con il timore che quella che sta diventando una vera e propria deriva autoritaria, possa espandersi ad altri paesi del vecchio continente o comunque minarne l’integrità e la fragile unità istituzionale.

Per Stefano Rodotà è un momento di importante verifica della tenuta delle istituzioni ed ordinamenti europei da cui potrebbe nascere, sul piano della democrazia, un’Europa a due velocità.

Professor Rodotà, in Francia e Spagna la democrazia e la libertà di espressione sembrano a rischio. Cosa sta accadendo nel cuore dell’Europa?
Sta accadendo, e non è la prima volta, che utilizzando come argomento, o meglio, come pretesto, fatti riguardanti il terrorismo o la criminalità organizzata si dice "l'unico modo per tutelare la sicurezza è quello di diminuire le garanzie e di aumentare le possibilità di controllo che le tecnologie rendono sempre più possibile".
E questo è sempre avvenuto, è avvenuto in particolare dopo l’11 settembre, vicenda che ho vissuto in prima persona perché all’epoca presiedevo i garanti europei e ho avuto una serie di contatti continui con gli Stati Uniti che chiedevano un’infinità di informazioni da parte dell’Europa,
 cui abbiamo in parte resistito.
Questa volta si tratta di una spinta molto interna. Però mi consenta di fare una notazione perché in questi anni si è parlato infinite volte di "morte della privacy": questa è una vecchia storia, perché già negli anni ’90 l’amministratore delegato di Sun Microsistems Scott McNealy diceva, riferendosi alla potenza della tecnologia: "Voi avete zero privacy, rassegnatevi". La verità è che il rischio non viene dalla tecnologia, viene dalla politica, dalla pretesa di una politica autoritaria di usare tutte le occasioni per poter aumentare il controllo sui cittadini. Controllo di massa, non controllo mirato. Politica in senso lato. Perché sono i governi, le agenzie governative di sicurezza che in questo modo cercano di impadronirsi della maggior quantità di potere possibile.

C’è un "pericolo democrazia"?
Questo momento rappresenta un passaggio istituzionale importante, vi è una prepotenza governativa, rispetto alla quale i parlamenti non se la sentono di resistere: tanto in Spagna quanto in Francia, in sostanza c’è una accettazione sia della maggioranza che dell’opposizione. In Francia addirittura l’iniziativa è di un governo socialista, anche se sappiamo chi è Manuel Valls e perché è stato scelto. Tutto questo sta spostando l’attenzione e le garanzie nella direzione degli organismi di controllo giurisdizionali, cioè gli organismi che vegliano sulla legittimità di queste leggi dal punto di vista del rispetto delle garanzie costituzionali. Che sono le Corti Costituzionali in Europa
 e negli Stati Uniti le Corti Federali.
Non vorrei che si dicesse "Eh cari miei voi la privacy l’avete già perduta perché la tecnologia in ogni momento vi segue e vi controlla", perché la verità è che l’attentato ai diritti fondamentali legati alle informazioni viene dalla politica e questo è il punto. Non è la tecnologia.

La motivazione che viene proposta dai governi è sempre di voler individuare i criminali, non spiare i cittadini e con la tecnologia è possibile farlo…
Non tutto ciò che è tecnologicamente possibile è politicamente ammissibile e giuridicamente accettabile. C’è un momento in cui la politica si deve assumere le sue responsabilità e non può dire "ma la tecnologia già rende disponibile tutto questo".
La legge spagnola e la legge francese mettono radicalmente in discussione la libertà di manifestazione del pensiero. Finora commettere un reato nell’accesso ad un sito era previsto solo per la pedopornografia. Adesso in Spagna è previsto "l’indottrinamento passivo": il semplice fatto che io vada su un certo sito può essere reato.
D’altro canto, nella norma francese in discussione si è introdotta la possibilità di mettere in rete strumenti che consentono di seguire continuamente l’attività delle persone. Nella legge francese si usa addirittura l’espressione "boîtes noires" per definire dei congegni che riducono le persone ad oggetti, utilizzando un apparato tecnologico per verificarne minuto per minuto, il comportamento. E qui c’è una trasformazione stessa del senso della persona, della sua autonomia, del suo vivere libero. La Germania ha stabilito che non è possibile farlo, esiste una privacy dell’apparato tecnologico che si utilizza, estendendo l’idea di privacy dalla persona alla strumentazione di cui si serve.
Inoltre, relativamente alla possibilità di entrare all’interno dell’apparato tecnologico dell’utente, che è una delle ipotesi al vaglio del legislatore, la Corte costituzionale tedesca recentemente ed ancor più recentemente la Corte Suprema degli Stati Uniti hanno affermato che non è legittimo.
Se la Francia porta avanti questa discussione e la Germania resta ferma sui principi enunciati dalla sua Corte Costituzionale allora avremo nuovamente un’Europa a due velocità, dove i cittadini francesi perdono velocità, perdendo diritti.

Ma ormai forniamo, consapevolmente o meno, i nostri dati ovunque, in rete. Non è già andata perduta la nostra privacy?
Io so che se uso la carta di credito in quel momento sono localizzato, viene individuato che tipo di transazione viene effettuata e quindi si sa qualcosa sui miei gusti, sulle mie disponibilità finanziarie e così via. Però questo argomento non giustifica il fatto che poi, la conseguenziale raccolta delle informazioni implichi che chiunque se ne possa impadronire impunemente. Anzi il problema di uno stato democratico è quello di rendere compatibile la tecnologia con la democrazia. È questo il punto. Uno stato che dice di voler mantenere il suo carattere democratico non dice "visto che ho una tecnologia disponibile la uso in ogni caso".
Il problema ulteriore è che si sta determinando un’alleanza di fatto tra soggetti che trattano i dati per ragioni economiche e agenzie di sicurezza che li trattano per finalità di controllo. Perché, dopo l’11 settembre in particolare, l’accesso ai dati raccolti dalle grandi società da parte dei servizi di intelligence c’era e c’è stato solo l’accenno a qualche timida reazione, ad esempio, da parte di Google. Sappiamo che in quel momento si sedettero allo stesso tavolo gli "Over the Top" (intendendo con questo termine le grandi multinazionali dell’ICT - ndr) 
ed i responsabili delle agenzie di sicurezza.

Ma oltre la questione giuridica vi è la necessità di una maggiore consapevolezza degli utenti, che si rendano conto anche di cosa accade, di come sono gestiti i propri dati 
che capiscano l’uso che ne viene fatto…
Assolutamente d’accordo. C’è un grande problema culturale. È un problema che investe il sistema dell’istruzione ed il sistema dei media. Molte delle sentenze che ho citato, infatti, provengono da richieste di semplici cittadini o di associazioni che hanno portato davanti alle corti questi comportamenti. Quindi non c’è dubbio che oggi il problema, in largo senso, della "consapevolezza civile" è un problema fondamentale.
I cittadini non sanno ad esempio, che possono rivolgersi persino al ministero dell’Interno per sapere se vi sono trattamenti in corso sul proprio conto. Addirittura in Italia, tramite il Garante, il cittadino in alcuni casi può accedere ai dati trattati dai servizi di intelligence che lo riguardano.


Abbiamo visto che i servizi di intelligence hanno completamente sbagliato. Tutti i servizi del mondo affermano che i sistemi di criptaggio siano un problema. Eppure sono emerse prove che testimoniano come gli attacchi di Parigi siano stati commessi da persone che usavano carte di credito con il loro vero nome, che utilizzavano messaggi di testo non criptati per dire cose come “facciamolo”.
Nessuno si chiede come queste persone traffichino in armi - sono oggetti fisici, che non viaggiano su Internet. Come hanno fatto i servizi di intelligence a sbagliare così miseramente, e perché cercano di distrarci con contro-accuse, suggerendo che il criptaggio, qualcosa che le persone non capiscono, sia il vero problema?
La nostra sicurezza necessita di una forte privacy, la nostra sicurezza necessita di autonomia, necessita di trasparenza ed accountability, necessita di libertà di parola, necessita che i diritti umani fondamentali vengano rispettati. E piuttosto che di meno democrazia, abbiamo bisogno di più democrazia. Piuttosto che sistemi meno sicuri, abbiamo bisogno di sistemi più sicuri. E abbiamo bisogno di usarli, di farli funzionare, di sovvenzionarli.


LEGGI ANCHE 
LA STORIA DELL' UMANITA' ILLUSTRATA DA MILO MANARA

.



Sono Web Designer, Web Master e Blogger, creo siti internet e blog personalizzati
 a prezzi modici e ben indicizzati. 
Studio e realizzo i vostri banner pubblicitari con foto e clip animate. 
Mi diletto alla creazione di loghi per negozi , aziende, studi professionali,
 campagne di marketing e vendite promozionali.

MIO SITO  :  http://www.cipiri.com/



FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .

MUNDIMAGO


.

CONDIVIDI

Share

FEED

Subscribe

MI PIACE

Share

popolarita del tuo sito

widgets

members.internetdefenseleague

Member of The Internet Defense League

Add

disattiva AD BLOCK

Questo blog è autogestito Sostienici

Visualizzazioni totali

seoguru