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giovedì 3 ottobre 2019

Nessun aumento di sbarchi, il Sindaco di Lampedusa Sbugiarda Salvini

Nessun aumento di sbarchi, il Sindaco di Lampedusa Sbugiarda Salvini


Un ritornello che va avanti da giorni, da quando Matteo Salvini con non troppo abile mossa ha finito per perdere il proprio posto al Viminale. “Senza di me gli sbarchi sono aumentati” è la cantilena del 
Capitano, non più ministro dell’Interno, che punta oggi il dito contro il governo giallorosso, pronto a 
riaprire quanto da lui chiuso. Ma è davvero così che stanno le cose?

La realtà non sembra coincidere perfettamente con le teorie del numero uno della Lega, che in passato era stato smentito da dati che sottolineavano come, in realtà, al netto della sua lotta personale ad alcune Ong, gli sbarchi clandestini 
continuavano ad andare in scena puntuali, lontano dai riflettori. 

Nessun aumento di sbarchi, il Sindaco di Lampedusa Sbugiarda Salvini


Numeri ai quali si sono aggiunte in queste ore le dichiarazioni del sindaco di Lampedusa Salvatore 
Martello, intervenuto in queste ore nella trasmissione Cosa succede in città su Radio C C.

“Il fenomeno degli sbarchi è identico a prima, con una differenza che prima non se ne poteva parlare. 

Nessuno poteva raccontare se c’era o non c’era uno sbarco. Oggi invece gli arrivi vengono comunicati a tutti gli italiani”. Martello ha denunciato “un’assenza dell’informazione nel 2018 e nel 2019” mentre oggi che è cambiato il governo tutti vogliono sapere e documentare “ma il problema degli sbarchi è rimasto lo stesso, è uguale a prima”.

Nessun aumento di sbarchi, il Sindaco di Lampedusa Sbugiarda Salvini


Martello ha detto che “il precedente governo ci aveva cancellati dalla geografia politica, ora invece ci interpellano, vuol dire che siamo tornati ad essere italiani. Gli italiani sono convinti che con il 
precedente Governo i porti fossero chiusi, che gli sbarchi non ci fossero più. Invece non è così: c’erano comunque gli sbarchi e i porti erano aperti. C’è stato solo un cambiamento mediatico”.
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È emerso così che un’altra delle grandi promesse di Salvini,   quella di rimandare tutti quelli che non   potevano stare in Italia al loro paese, è stata disattesa.

È emerso così che un’altra delle grandi promesse di Salvini, 
quella di rimandare tutti quelli che non 
potevano stare in Italia al loro paese, è stata disattesa...
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mercoledì 3 ottobre 2018

Mimmo Lucano, sindaco di accoglienza dei migranti

Mimmo Lucano, sindaco di Riace e protagonista di una delle più riuscite esperienze di accoglienza dei migranti dell’ultimo ventennio


Ci vogliono occhi lontani, preferibilmente d’oltreoceano, per cogliere il senso globale di cose che accadono in un Mezzogiorno d’Italia tanto ingabbiato negli stereotipi della marginalità e della criminalità da essere illeggibile per i connazionali. Accade così che Mimmo Lucano, sindaco di Riace e protagonista di una delle più riuscite esperienze di accoglienza dei migranti dell’ultimo ventennio, si ritrovi, unico italiano, nella lista dei cinquanta personaggi più influenti del mondo stilata dalla rivista americana Fortune. Com’era accaduto già qualche anno fa che fosse il tedesco Wim Wenders a dire che la vera rivoluzione di fine secolo lui non l’aveva vista nel crollo del muro nella sua Berlino ma in quel piccolo paese della Locride dove aveva girato il suo poeticissimo corto intitolato Il volo. Com’è accaduto più di recente che sia stato il newyorchese Jonas Carpignano, “regista-rivelazione” dell’anno secondo la giuria dei Gotham awards, a cogliere nel suo Mediterranea tutti i cambiamenti innescati dall’immigrazione africana nella piana calabrese di Rosarno.

Al riconoscimento tributato a Lucano da Fortune i mezzi d’informazione italiani di destra hanno reagito con gran dispetto, attribuendolo a un vezzo politically correct della rivista statunitense. Altri invece hanno dato a Lucano la ribalta della prima pagina o di un invito in tv. Ma tutta insieme l’informazione italiana dovrebbe interrogarsi sul perché un laboratorio come quello di Riace è stato ignorato per anni, o è arrivato agli onori della cronaca con grande ritardo, sporadicamente e come se si trattasse di una curiosa bizzarria piuttosto che di un esperimento amministrativo da seguire nel tempo e da portare a esempio di come la famigerata accoglienza sia possibile e praticabile con vantaggio per la comunità ospitante e senza innescare guerre tra poveri né isterie xenofobe né speculazioni truffaldine. Ma si sa che le guerre tra poveri, le isterie xenofobe e le speculazioni delle cooperative rosse fanno audience, mentre i casi di buona politica dell’immigrazione ne fanno molta meno; e se poi vengono dalla Locride, come conciliarli con la narrativa criminale
 in cui la Locride è confinata?

Mimmo Lucano, sindaco di Riace e protagonista di una delle più riuscite esperienze di accoglienza dei migranti dell’ultimo ventennio


All’esperimento di Riace va restituito, intanto, il contesto d’origine, perché nulla nasce dal nulla. A metà anni novanta, nel 1997 per l’esattezza, fu sulla costa jonica calabrese che arrivarono le prime navi di esuli e richiedenti asilo. Tra maggio e dicembre sbarcarono a Soverato, Badolato, Monasterace, di nuovo a Soverato a centinaia – più di 800 su una grande nave che pareva presa da un negozio di giocattoli vintage e si chiamava Ararat, due giorni dopo Natale. Erano per lo più curdi, in fuga dall’Iraq di Saddam Hussein e dalla Turchia, ma anche dalle guerre di fazione tra i curdi stessi; ti mostravano le foto che documentavano la loro persecuzione, ti chiedevano un cellulare per telefonare in Svezia o in Germania perché l’agognata Western Europe, per loro, era quella, il sud d’Italia era solo una tappa del viaggio. Invece vi trovarono un’insospettabile accoglienza, coordinata dal comune di Soverato, all’epoca governato da una coalizione di giovani ed entusiasti ulivisti antelitteram guidati da Gianni Calabretta, un sindaco che fu precursore di tutto: si allestirono scuole e ospedali, ci si impadronì dei meandri burocratici attraverso i quali, allora come ancora oggi, passano i permessi di soggiorno e le richieste d’asilo. Si aprirono le prime case a Badolato, che all’epoca era un borgo medievale abbandonato tanto che al sindaco era venuto in mente di metterlo provocatoriamente in vendita, e che da allora, grazie anche alla curiosità suscitata dalla prima comunità curda che vi si stabilì, è stato riscoperto e ripopolato da un turismo intelligente e non solo stagionale.

Tuttavia non fu solo questione di buone amministrazioni. A legare nell’impresa i comuni della costa, solitamente tutt’altro che inclini alla cooperazione, fu piuttosto un sentimento diffuso e tangibile, l’opposto di quelli che si respirano oggi nell’Italia dei Salvini e nell’Europa dei fili spinati: la percezione che il mare stava restituendo quello che alla costa jonica aveva tolto con decenni di emigrazione oltreoceano. Non un’invasione ma una restituzione, non un assedio ma un segno benevolo della ciclicità della storia, questo volevano dire quelle navi 
che arrivavano da non si sa dove.

Mimmo Lucano, sindaco di Riace e protagonista di una delle più riuscite esperienze di accoglienza dei migranti dell’ultimo ventennio


L’esperimento di Riace nasce l’anno dopo in questa scia, e la consolida con l’idea tanto visionaria quanto tenace di Mimmo Lucano che quella restituzione poteva diventare, per Riace, un principio non solo di ripopolamento e di rinascita, ma di riorganizzazione economica. Sembrava, all’inizio, la follia fantasiosa e fragile di un sindaco arrivato alla politica attraverso i movimenti degli anni settanta e perciò stesso sospetto di utopismo e inconcludenza: nessuno avrebbe scommesso che il borgo semideserto si potesse davvero rianimare, che le botteghe artigiane della tessitura della ginestra o della lavorazione della ceramica potessero davvero riaprire, che a Riace si potessero davvero organizzare asili e scuole multilingue per far crescere i figli dei migranti. Invece tutto questo non solo si è davvero realizzato, ma di anno in anno si è consolidato e si è ampliato, coinvolgendo nel tempo anche i comuni limitrofi di Caulonia e di Stignano e la diocesi di Locri. L’albergo diffuso, cioè l’assegnazione ai migranti delle case abbandonate, è arrivato a disporre di 150 posti letto, dopo i laboratori artigianali è cominciata la scuola invernale e quella estiva in un antico palazzotto ristrutturato e pieno di colori, dopo la scuola la raccolta differenziata dei rifiuti – all’inizio i migranti la facevano con gli asini, per inerpicarsi nei vicoli del borgo –, dopo la raccolta differenziata le piccole imprese di agricoltura biologica e con queste il rifacimento di tutto l’impianto di illuminazione del paese, che adesso, di sera, sembra proprio un presepe adagiato sulla collina. Al fondo di tutto, tre idee semplici semplici di Lucano: primo, i migranti non sono una maledizione ma una risorsa; secondo, alla valorizzazione della costa jonica non servono gli ecomostri in riva al mare ma il recupero dei vecchi borghi in collina; terzo, i 35 euro al giorno che lo stato elargisce per l’ospitalità di ogni migrante – un costo comunque dimezzato rispetto a quello che comporterebbe la sua permanenza in un centro d’accoglienza – non va usato in modo assistenziale e parassitario, ma va investito per creare un posto di lavoro.

A distanza di ormai quasi vent’anni, i risultati si vedono: su un totale di duemila abitanti, a Riace vivono oggi stabilmente e lavorano 400 rifugiati, e attorno a loro sono nati e cresciuti anche i posti di lavoro della struttura comunale che se ne occupa. I rifugiati vengono dal Sudan, dall’Eritrea, dall’Afghanistan, dall’Etiopia, dalla Palestina; sono donne, uomini, bambini, hanno imparato l’italiano e un mestiere, guadagnano quanto basta per vivere più che dignitosamente, praticano le loro religioni che siano cattolici, islamici o ortodossi. Ma soprattutto sono usciti dall’anonimato delle statistiche sull’“invasione” dei migranti e hanno ciascuno e ciascuna un volto, un nome, una storia da raccontare: storie tutte uguali – la fuga da una situazione invivibile, l’attraversamento del deserto libico o della Turchia, il viaggio rischioso per mare pagato a caro prezzo, qualche volta la triste sosta in un centro d’accoglienza italiano – e ciascuna diversa – la guerra in Sudan, la fuga da Kabul e dall’arruolamento forzato con i taliban, la disumanizzazione nei territori occupati palestinesi. Nel corso del tempo i bambini sono diventati adulti, e faceva un gran bell’effetto, l’estate scorsa, vederli assistere e intervenire alla presentazione di un libro del collettivo di scrittura Lou Palanca, che s’intitola Ti ho vista che ridevi e racconta la storia di un’altra emigrazione: quella di una ragazza “permale” di Riace, militante nel movimento di occupazione delle terre degli anni cinquanta del secolo scorso e perciò spedita a ingrossare le file delle “langherotte”, le giovani del sud date in sposa ai contadini delle Langhe abbandonati dalle loro donne che andavano a lavorare in fabbrica a Torino. Il libro si chiude con il movimento inverso di un’altra ragazza che negli anni novanta arriva a Riace dall’Africa con il primo sbarco delle migrazioni globali di fine novecento: un’altra restituzione. I cicli della migrazione e della modernizzazione, in fondo, 
assomigliano alle onde del mare: sempre uguali e sempre diversi.



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lunedì 13 agosto 2018

Il Sindaco chiede le dimissioni del ministro Lorenzo Fontana

PER NON DIMENTICARE   Sant’Anna di Stazzema, 12 agosto 1944. La strage, 560 persone trucidate, 130 delle quali bambini sotto i quattordici anni, (la più piccola, una femmina, aveva 20 giorni), rientrava nei piani tedeschi e nella direttiva del giugno 1944, di Albert Kesselring, il capo supremo dell’esercito germanico in Italia, di terrorizzare la popolazione civile. Quel mattino, di 74 anni fa, le belve naziste accompagnate da fascisti italiani, travestiti da tedeschi, irruppero nel piccolo paese delle Alpi Apuane e uccisero tutti coloro che trovarono, donne, bambini e vecchi, nel giro di poche ore. Sant'Anna di Stazzema era stato dichiarato dal comando tedesco un luogo adatto a raccogliere sfollati. Apparentemente protetto. Invece no. Le vittime vennero rastrellate, chiuse nelle case, nelle stalle e brutalmente uccise con colpi di mitra e bombe a mano. Dopo, tutto venne bruciato. Fu un atroce atto terroristico premeditato, un crimine contro l’umanità. Quei morti, quei bambini che nei giorni prima facevano il girotondo sul piazzale della chiesa, ci chiedono di ricordare e tramandare la storia, di tenere sempre alta la guardia, di lottare senza tregua contro qualsiasi forma di fascismo e nazismo. #oraesempreresistenza

Sant'Anna di Stazzema, 
Venga qui a dire 
che bisogna togliere la legge Mancino!

PER NON DIMENTICARE   Sant’Anna di Stazzema, 12 agosto 1944. La strage, 560 persone trucidate, 130 delle quali bambini sotto i quattordici anni, (la più piccola, una femmina, aveva 20 giorni), rientrava nei piani tedeschi e nella direttiva del giugno 1944, di Albert Kesselring, il capo supremo dell’esercito germanico in Italia, di terrorizzare la popolazione civile. Quel mattino, di 74 anni fa, le belve naziste accompagnate da fascisti italiani, travestiti da tedeschi, irruppero nel piccolo paese delle Alpi Apuane e uccisero tutti coloro che trovarono, donne, bambini e vecchi, nel giro di poche ore. Sant'Anna di Stazzema era stato dichiarato dal comando tedesco un luogo adatto a raccogliere sfollati. Apparentemente protetto. Invece no. Le vittime vennero rastrellate, chiuse nelle case, nelle stalle e brutalmente uccise con colpi di mitra e bombe a mano. Dopo, tutto venne bruciato. Fu un atroce atto terroristico premeditato, un crimine contro l’umanità. Quei morti, quei bambini che nei giorni prima facevano il girotondo sul piazzale della chiesa, ci chiedono di ricordare e tramandare la storia, di tenere sempre alta la guardia, di lottare senza tregua contro qualsiasi forma di fascismo e nazismo. #oraesempreresistenza

PER NON DIMENTICARE 
Sant’Anna di Stazzema, 12 agosto 1944. La strage, 560 persone trucidate, 130 delle quali bambini sotto i quattordici anni, (la più piccola, una femmina, aveva 20 giorni), rientrava nei piani tedeschi e nella direttiva del giugno 1944, di Albert Kesselring, il capo supremo dell’esercito germanico in Italia, di terrorizzare la popolazione civile. Quel mattino, di 74 anni fa, le belve naziste accompagnate da fascisti italiani, travestiti da tedeschi, irruppero nel piccolo paese delle Alpi Apuane e uccisero tutti coloro che trovarono, donne, bambini e vecchi, nel giro di poche ore. Sant'Anna di Stazzema era stato dichiarato dal comando tedesco un luogo adatto a raccogliere sfollati. Apparentemente protetto. Invece no. Le vittime vennero rastrellate, chiuse nelle case, nelle stalle e brutalmente uccise con colpi di mitra e bombe a mano. Dopo, tutto venne bruciato. Fu un atroce atto terroristico premeditato, un crimine contro l’umanità. Quei morti, quei bambini che nei giorni prima facevano il girotondo sul piazzale della chiesa, ci chiedono di ricordare e tramandare la storia, di tenere sempre alta la guardia, di lottare senza tregua contro qualsiasi forma di fascismo e nazismo. #oraesempreresistenza 


Il ministro Lorenzo Fontana venga a Sant'Anna di Stazzema a dire che bisogna togliere le leggi che puniscono i reati contro i sostenitori di razzismi e violenze.


"Il ministro Lorenzo Fontana venga a Sant'Anna di Stazzema a dire che bisogna togliere le leggi che puniscono i reati contro i sostenitori di razzismi e violenze. Che venga a raccontarlo ad Enrico, Enio, Adele, Cesira, Mauro, Milena, Siria e a tutti gli altri superstiti della strage che hanno visto cadere accanto a loro padri, madri, fratellini e sorelle, che negli anni successivi non hanno più ritrovato amici di scuola e compagni di gioco perché nazisti e fascisti avevano distrutto tutto". Lo ha detto il sindaco di Stazzema Maurizio Verona, nel suo intervento al Sacrario di Sant'Anna per il 74/o anniversario della strage. Verona ricorda che "il 7 agosto 2018 il consiglio comunale di Stazzema ha votato un ordine del giorno con cui si chiede conto delle affermazioni del ministro che ha proposto di abolire la legge Mancino che a suo dire 'si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano'. 
Attendiamo le sue scuse, attendiamo le sue dimissioni".

Inoltre oggi il sindaco di Stazzema ha annunciato che sarà dedicato uno spazio del Parco a Carlo Azeglio Ciampi ed ha espresso l'intenzione di organizzare un Festival dei Valori a Sant'Anna di Stazzema coinvolgendo artisti, sportivi, personaggi della cultura. Vogliamo parlare ai giovani ed amplificare il messaggio di Sant'Anna". Verona ricorda l'Anagrafe Antifascista del Comune di Stazzema, che ha superato 40.000 iscritti, e la Carta di Stazzema.

C'è stato anche l'intervento del vicepresidente del Parlamento Europeo David Sassoli: "Il razzismo non è mai una goliardata. Chi avrebbe pensato agli inizi del Novecento, vivendo nella Belle Epoque, che da lì a poco si sarebbe scatenata una guerra provocando fra i 15 e 17 milioni di morti? Chi avrebbe creduto che uno scialbo pamphlet scritto da un caporale austriaco sarebbe diventata la nuova Bibbia per una generazione di tedeschi e non solo?".

La cerimonia ha avuto inizio con la messa officiata dall'Arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto. Successivamente c'è stata una via crucis per raggiungere il Monumento Ossario, dove si sono tenute le orazioni.

Il messaggio di Mattarella. "Tutti gli italiani e tutti gli europei considerano irrinunciabile quel patrimonio di libertà, di diritti, di solidarietà che, dopo la Liberazione, i nostri popoli sono riusciti a costruire e che siamo sempre chiamati a difendere da ogni minaccia". Il monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella giunge nel giorno del 74esimo anniversario dell'eccidio nazifascista di Sant'Anna di Stazzema.

Nel ricordare uno dei "vertici di più sconvolgente disumanità" della seconda guerra mondiale, il capo dello Stato rimarca la "fermezza e dignità" della popolazione della cittadina toscana, che contò 560 vittime civili. Seppero "ricostruire la comunità e trasmettere ai giovani valori fondamentali", a partire da quelli di democrazia e pace. La memoria di quell'orrore, che ebbe alla base "violenza, odio e smania di dominio", consegna "alle nostre coscienze - sottolinea Mattarella - un monito che mai può essere cancellato". Nei "tempi nuovi" che stiamo vivendo "sta al nostro impegno e alle nostre responsabilità, personali e collettive, rafforzare la cultura della vita, la pace tra uomini e popoli liberi, la solidarietà per uno sviluppo davvero condiviso e sostenibile".





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venerdì 9 ottobre 2015

Macchina del Fango Contro Ignazio Marino



CON MARINO STAVAMO RIPORTANDO LA LEGALITÀ, 
TUTTO IN MALORA PER UNA BOTTIGLIA DI VINO 

Sulle dimissioni del sindaco il magistrato ammette: 
non c'erano le condizioni per andare avanti. 

"Non credo che abbia rubato o mentito intenzionalmente ha solo fatto un pò di confusione" .
Troppo onesto!, ha sciacciato i piedi a troppi, chiunque scombussola questo sistema di corrotti e 
mafiosi, ecco perché non lo difendono (PD COMPRESO!)... Come al solito la macchina del fango ha funzionato benissimo! Adesso di mafia Capitale non si ricorda più nessuno? 

"Lui non ha cercato di resistere, ha solo provato a capire se c'erano le condizioni politiche per andare 
avanti. Ma non c'erano, e alla fine ne ha preso atto. Io non ho dovuto convincere nessuno. Capisco che far passare Marino per fesso è diventato uno sport nazionale, ma non lo è per niente". Così l'assessore della Capitale alla legalità Alfonso Sabella spiega al Corriere della Sera come ieri è arrivata la decisione delle dimissioni da parte del sindaco Marino. 

"Stavamo riportando la legalità"
 "La cosa che più mi fa rabbia, a me come a lui" è che sia accaduto per qualche scontrino: "Stavamo 
facendo qualcosa di importante in questa città, stavamo riportando il rispetto delle regole e la legalità, e tutto rischia di andare in malora per una bottiglia di vino da 55 euro". 

"Una leggerezza ma era difficile andare avanti"
 "Certamente - prosegue - si tratta di una leggerezza, non so se di Marino o del suo entourage. E per 
me rimanere al fianco di un sindaco sottoposto a indagine per peculato e falso in atto pubblico, al di là delle cifre irrisorie, era complicato..." e "non perché penso che Marino sia colpevole, ma perché in 
questo momento non è in grado di dimostrare la propria innocenza. 
Una situazione politicamente insostenibile". 

"Non ha rubato, solo molta confusione" 
Sabella ribadisce: "Io non credo che il sindaco abbia rubato o mentito intenzionalmente; credo che 
abbia fatto un pò di confusione, anche perché la scelta di mettere a disposizione gli scontrini è stata 
sua". Una scelta pagata "a caro prezzo". 

MARINO: "PER CACCIARMI MI AVREBBERO MESSO COCAINA IN TASCA"

 Sulle note spese contestate: "Non ero io a compilarle". L'ex primo cittadino, che ha tempo 20 giorni per fare dietro front, dice di temere un ritorno della mafia .

"Ci avevano provato con la Panda rossa, i funerali di Casamonica, la polemica sul viaggio del Papa. Se non fossero arrivati questi scontrini, prima o poi avrebbero detto che avevo i calzini bucati o mi 
avrebbero messo della cocaina in tasca". È lo sfogo del sindaco dimissionario di Roma, Ignazio Marino, in un'intervista a La Stampa. Note spese contestate Sulle note spese contestate, Marino si difende: "Io non so cosa ci hanno scritto sopra. Ho consegnato gli scontrini agli uffici, come si fa in questi casi. Non escludo che possa esserci stata qualche imprecisione da parte di chi compila i giustificativi", e ribadisce di essere "disposto a pagare di persona le mie spese di rappresentanza di questi due anni: 19.704,36 euro. Li regalo al Campidoglio". 

"Rotto le uova nel paniere al consociativismo" 
Marino rivendica di aver "rotto le uova nel paniere del consociativismo politico", ricorda che "Roma sarà parte civile nel processo di Mafia Capitale. Noi abbiamo tagliato le unghie a chi voleva mettere le mani sugli affari" e ora si augura che "chi verrà dopo di me non riporti Roma indietro".

 "Non conosco il giudizio di Renzi" 
Afferma poi che in questa vicenda nel Pd "mi hanno espresso vicinanza in due. Il ministro Graziano 
Delrio e Giovanni Legnini, entrambi molto avviliti per quanto accaduto". E in Comune "dieci consiglieri del Pd su diciannove" piangevano. Su Renzi dice: "Non avendo avuto l'opportunità di parlare col presidente del consiglio, non ho potuto conoscere qual è il suo giudizio". 

20 giorni per ritirare le dimissioni 
Nessuna minaccia - aggiunge - dietro la puntualizzazione di avere 20 giorni per ritirare le dimissioni: 
"Prendo atto che Pd e Sel, due partiti della maggioranza, hanno chiesto le mie dimissioni. E un chirurgo non può restare in sala operatoria senza il suo team". 
Ora "la decisione non è più nelle mie mani. 
E io sono l'ultima persona al mondo che vuole occupare una poltrona". 

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giovedì 8 ottobre 2015

Chi è IGNAZIO MARINO



Chi è
 IGNAZIO MARINO 

Chirurgo dei trapianti di fama internazionale, Ignazio R. Marino , Direttore della Divisione Trapianti e Chirurgia Epato-Biliare del Thomas Jefferson University Hospital e Professore di Chirurgia al Jefferson Medical College della Thomas Jefferson University. 
Ad oggi, il Prof. Marino ha eseguito personalmente più di 650 trapianti d’organo e ha pubblicato oltre 500 articoli scientifici e 3 libri. Arriva a Jefferson dall’University of Pittsburgh Medical Center e dall’Italia dove ha diretto l’ Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione, nato dalla joint venture fra l’University of Pittsburgh Medical Center e il Governo Italiano. 
Specializzato in chirurgia generale e vascolare, il Prof. Marino è stato Assistant Professor di Chirurgia dal 1983 al 1990 presso l’Università Cattolica di Roma. Nello stesso periodo ha frequentato per 4 anni i due centri trapianto più prestigiosi al mondo, il Centro Trapianti dell’University of Cambridge, diretto dal Prof. Sir Roy Y. Calne e il Pittsburgh Transplantation Institute, diretto dal Prof. Thomas E. Starzl. 
Nel 1989 ha accettato un incarico fisso alla University of Pittsburgh, dove è diventato Professore di Chirurgia. E’ stato inoltre responsabile di diversi servizi clinici presso lo University of Pittsburgh Medical Center e il Children’s Hospital di Pittsburgh, Direttore Associato del National Liver Transplant Center of the Veterans Affairs Medical Center di Pittsburgh (uno dei pochi programmi di trapianto di fegato finanziati dal Governo degli Stati Uniti) e Direttore della European Medical Division dello University of Pittsburgh Medical Center. 
Nel 2001, è stato insignito col riconoscimento ufficiale della National Italian American Foundation e del Console Generale d'Italia in Pennsylvania, per il prestigio internazionale ed i brillanti risultati ottenuti nel campo della chirurgia dei trapianti. 
In Italia è stato uno dei tre consulenti nominati con decreto del Ministro della Salute per fare parte della Consulta Tecnica Permanente per i Trapianti. E' stato membro del primo Centro Nazionale Trapianti nominato dal Governo Italiano nel Febbraio del 2000. 
Sempre in Italia, fra il 1999 e il 2002 ha eseguito la prima serie di trapianti di fegato (sia da donatore cadavere che da donatore vivente) a sud di Napoli e, nell’estate del 2001, il primo trapianto d’organo su paziente sieropositivo. 
Ha ricevuto più di 50 riconoscimenti internazionali, compreso il "35° Oscar dell’Anno" per i risultati ottenuti in campo medico. E’ membro di 27 società scientifiche, fra le quali l’American Society of Transplant Surgeons, l’American Association for the Study of Liver Diseases, l’American College of Surgeons, l’International Liver Transplantation Society e l’American Hepato Pancreato Biliary Association. 
Fa parte del Comitato Editoriale di 10 riviste scientifiche internazionali fra cui Transplantation, Clinical Transplantation, Digestive Diseases and Sciences and the Journal of Investigative Surgery. 
Il Prof. Marino è a capo dell’equipe che ha sperimentato con grande successo una nuova combinazione di farmaci immunosoppressivi per ridurre gli episodi di rigetto nei pazienti sottoposti a trapianto di fegato. I risultati dello studio sono stati descritti in un articolo pubblicato nel settembre 2004 sulla rivista Transplantation.

Ad oggi il prof. Marino è Sindaco di Roma.


Maturità Classica: Collegio S. Giuseppe De Merode, Roma, Italia 
Laurea in Medicina e Chirurgia : Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Roma, Italia 
Elective Clinical Clerkship : Department of Pediatric Surgery of the Hospital for Sick Children, London, England

Scuola di Specializzazione: Chirurgia Generale, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Catania, Catania, Italia.
Corso di Epatologia, British Postgraduate Medical Federation, King’s College, Londra, UK.
Scuola di Specializzazione: Chirurgia Vascolare, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma, Italia.
Research & Clinical Fellowship : Chirurgia dei Trapianti, Department of Surgery, University of Cambridge Clinical School, Cambridge, UK.
Fellowship: Chirurgia dei Trapianti Multiorgano, Thomas E. Starzl Transplantation Institute, University of Pittsburgh, School of Medicine, Pittsburgh, PA, USA.

LEGGI ANCHE
Ignazio Marino ha Cambiato ROMA #iostoconmarino

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martedì 6 ottobre 2015

Tutta Colpa del Sindaco di Roma, Ignazio Marino



Che Roma viva una fase di enormi difficoltà non è un mistero per nessuno. Altra cosa è però cercare di capire e spiegare perchè ormai da mesi, il sindaco di Roma, eletto con oltre il 60% dei consensi dei romani, sia l’uomo più attaccato dai partiti (tutti), dalle lobby che per 40 anni si sono divorate la
Capitale, dalla stampa (renziana e non), e dal potere che nessuno aveva osato mettere in discussione
finora: il Vaticano. Eppure non poco – ma non quanto basta – è stato fatto per pulire Roma da degrado e malaffare. I risultati non sono ancora visibili: Roma è tuttora sporca e il trasporto pubblico, con l’eccezione della nuova metro C, versa in condizioni più o meno disastrose. Ma è davvero tutta colpa di Ignazio Marino? E perché i suoi maggiori detrattori sono all’interno del suo Partito Democratico? Chi vuole la testa di un sindaco forse colpevole di non essere sufficientemente renziano, troppo a sinistra per chi sogna, alla guida di Roma, magari un esponente del futuro Partito della Nazione? Cerchiamo di capirlo ripercorrendo le fasi e le problematiche che attraversano e tormentano la Città Eterna.

INCIVILTÀ ROMANA
Sia chiaro: se Roma è sporca non è solo colpa di Ama, la municipalizzata che (mal) gestisce la raccolta dei rifiuti. È colpa anche dei tanti cittadini e turisti a cui nulla importa di tenere pulita la città e che gettano ovunque i propri rifiuti. Stesso discorso vale per chi parcheggia sulle strisce pedonali o sui marciapiedi, per chi blocca con la propria auto i passaggi dei disabili, per chi scavalca i tornelli per non obliterare il biglietto, per il conducente di autobus che insulta e minaccia un giornalista che fa il suo lavoro. La puntata dello scorso lunedì di Piazza Pulita su La7 è stato il più duro schiaffo che potesse essere dato ai romani, messi di fronte ai fallimenti di una città al collasso. Un ritratto avvilente di una Capitale – o di una sua parte importante – che che ha fatto dell’illegalità, del malcostume, della violenza – il proprio tratto distintivo.

10 IMPORTANTI DISCONTINUITÀ DELL’AMMINISTRAZIONE MARINO
Partiamo da Malagrotta: la mostruosa discarica è stata chiusa. Lo smaltimento dei rifiuti è passato dai privati – che per anni hanno lucrato su un sistema che ha macinato milioni di euro – al Comune. Ed è stata indetta la prima gara d’appalto pubblica. Inoltre, è raddoppiata la raccolta differenziata. Roma oggi è ancora sporca, ma i risultati promettono dal Comune si vedranno nei prossimi mesi. Vedremo.
Ignazio Marino ha avuto la folle di idea di contrastare il potere della famiglia Tredicine, quella che
gestisce i terribili camion bar che il sindaco ha fatto sgomberare dal Colosseo. Marino ha anche fatto
saltare la Festa di Piazza Navona gestita per decine di anni dai soliti noti del racket ambulante romano.

Una rivoluzione sul tema ambulanti.
Sono arrivate le prime ruspe sul lungomare di Ostia: uno schiaffo alle famiglie che per anni hanno
gestito la cementificazione del litorale romano. E per l’estate 2016 Alfonso Sabella, delegato al
Municipio lidense, promette grandi rivoluzioni. Sono stati pedonalizzati i Fori Imperiali e il Tridente dove sono aumentati del 50% gli introiti dei negozi.
Ignazio Marino ha aperto il libro nero dei vergognosi affitti degli alloggi comunali, in cui vivevano intere famiglie pagando solo poche decine euro al mese in pieno centro. Saranno messi in vendita ben 600 appartamenti.
Marino è certamente visto come il fumo negli occhi dai protagonosti di Mafia Capitale. Gli interessi di personaggi un tempo di casa nelle aule del Campidoglio sono crollati. Ne è dimostrazione il fatto che sia stata imposta al sindaco la scorta, nonostante le sue resistenze. Sono lontani i tempi in cui girava in bicicletta.
Per chi lavora in metro, è stato introdotto il badge da timbrare. Ora la metropolitana funziona peggio
perché i dipendenti si ribellano a questa svolta. Su Atac – la municipalizzata del trasporto urbano – il
problema resta enorme: nonostante il licenziamento di molti dirigenti e un nuovo management credibile resta un servizio scandaloso per la sua mediocrità.
L’ultimo, non certo in ordine di importanza, tra i nemici di Ignazio Marino è colui che nessuno aveva osato sfidare: il Vaticano. Da politico si è battuto a favore del referendum sulla procreazione
medicalmente assistita eterologa e da sindaco ha approvato un atto importante promessso in campagna elettorale: il registro per le Unioni Civili. A giugno, Marino ha patrocinato e partecipato, in prima fila, al gay pride romano. Una scelta che ha provocato aspri scontri con Angelino Alfano, Ministro dell’Interno di un governo (Renzi) che – come tutti quelli che lo hanno preceduto – non ha fatto nulla in tema di riconoscimento della dignità delle coppie gay.

IL GOVERNO RENZI HA ABBANDONATO ROMA
Non è un mistero per nessuno: la sicurezza delle nostre città è solo in parte competenza dei sindaci.
Spetta al governo centrale attraverso il lavoro dei prefetti e delle forze di sicurezza gestite dal Ministro degli Interni. Ma allora perché nei giorni dello scandalo dei funerali al boss Casamonica, tutti si sono lanciati contro il sindaco che non era, tra l’altro, a Roma, ma in vacanza come la gran parte dei cittadini romani ad agosto? Perché nessuno ha accusato il prefetto Gabrielli – che ha poi ammesso le proprie responsabilità? Ma soprattutto perchè nè Matteo Renzi nè il suo ministro degli Interni Angelino Alfano si sono esposti come avrebbero dovuto davanti ad uno scandalo che non era affatto solo romano, ma innanzitutto italiano? Non è un segreto per nessuno il fatto che ci siano zone di Roma – come il quartiere Arco di Travertino abitato dalle famiglie Casamonica – in cui nè le forze dell’ordine nè i giornalisti possono entrare. Quartieri che lo stato centrale ha apertamente deciso di appaltare alle mafie. Perchè un giornalista non può avere la libertà di entrare senza essere cacciato con pietre e minacce di morte, come è avvenuto al cronista di Piazza Pulita? Dove sono le istituzioni che dovrebbero combatterle le mafie, e non fiancheggiarle?


Renzi prosegue nella sua strategia di ri-costruzione del consenso: presenzia quasi ogni settimana agli
eventi di Expo, tra vip e ostentata mondanità, evitando in ogni modo che il suo volto possa essere
associato all’Italia che non funziona. Così, preferisce volare a New York per seguire la finale Pennetta-Vinci, dando forfait all’ultimo minuto alla Fiera del Levante. Forse per non affrontare la contestazione dei sindaci del Salento in guerra con il Governo per la Tap? Stesso discorso per Roma: Renzi non ha mai apertamente affrontato il tema Mafia Capitale, limitandosi a dire: “Marino dimostri di saper governare”.
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GLI APPELLI (POCHI) IN SOSTEGNO DEL SINDACO
In una città per troppi anni governata dai salotti dell’alta borghesia mondana e ultra cafonal, forse non è un male che i cosiddetti intellettuali tacciano. Sono pochi, ma non possono rimanere inascoltati gli
appelli in sostegno del sindaco. “Salvate il soldato Marino. O per lo meno non sparategli alle spalle, se potete”. Suonava così l’appello che numerose personalità della cultura hanno rivolto nelle scorse
settiamne al presidente del consiglio e segretario del Pd Matteo Renzi. A sottoscriverlo c’erano Furio
Colombo, Tana de Zulueta, Gustavo Zagrebelsky. Perché? “Perché tra noi firmatari, persone che
ragionano dall’esterno, fuori dalla politica romana, si è diffusa una notevole preoccupazione vedendo il gioco al massacro che si è aperto dopo Mafia Capitale”.
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LA STAMPA ALL’ATTACCO, CON I RENZIANI IN PRIMA FILA. PERCHE?
Sorprende, ma forse neanche troppo, che al tiro al piccione Marino siano stati e siano tuttora in prima fila numerosi giornalisti, commentatori o interi gruppi editoriali. In primis, i filo renziani del gruppo
l’Espresso. E poi ci sono le star o psudo tali del piccolo schermo. Maurizio Crozza non perde occasione di ironizzare sul sindaco Marino, deriso e descritto come un incopetente marziano di passaggio a Roma, sempre in vacanza. Nessuna gag, stranamente, però è stata riservata al ben più grave volo di stato di


Non è da meno la renzianissima Repubblica. Dopo che l’amministrazione capitolina ha deciso di
pubblicare tutte le spese del sindaco, l’operazione “verità” ha rischiato di trasformarsi in un vero
boomerang. O questo ha cercato di fare un articolo pubblicato sul quotidiano fondato da Eugenio
Scalfari: spese di ordinaria rappresentanza sono state descritte come scandalose ed esagerate, le auto
a noleggio sono diventate “limousine” e cene da 40 euro sono state descritte come lussuose. Il risultato – sorprendente – è stato leggere centinaia di commenti di sostegno al sindaco e di critica verso la

Repubblica.
Ha fatto discutere l’inaspettata difesa di Marino da parte del fondatore del celebre blog Roma fa schifo Massimiliano Tonelli che sui costi di rappresentanza ha detto: “Il sindaco sta spendendo una media di 1800 euro al mese ed è poco. Fa pochi viaggi, poche cene, spende poco per la rappresentanza e il sindaco della Capitale non può permettersi questo. Ha pochi rapporti, deve curare di più le relazioni.

Non mi sta bene che il sindaco viaggi in seconda per risparmiare 40 euro. Deve viaggiare in prima per poter fare incontri di un certo livello”.

Quanto ai tentaivi di certa stampa di denigrare Ignazio Marino attraverso polemiche fondate sul nulla, l’elenco è ormai lungo. La prima era stata la ormai celebre storia della Panda rossa: un episodio
surreale poi rivelatasi infondato che doveva servire ad elininare un sindaco a pochi mesi dall’esplosione del caso di Mafia Capitale. L’ultima macchina del fango è stata costruita in occasione del viaggio del sindaco Marino a Filadelfia nei giorni in cui il papa era in America. È bastata una domanda rivolta a papa Francesco – che conteneva una chiara menzogna – per avviare una nuova ondata di veleni e fango. “Il sindaco Marino … ha dichiarato … che è stato invitato da lei”. La domanda è stata posta dal giornalista di SkyTG24, Stefano Maria Paci e conteneva una affermazione che Marino non ha mai espresso. Parole poi smentite dalla lettera, pubblicata due giorni fa, contenente l’invito ufficiale dell’arcivescovo di Filadelfia, Charles Chaput, datata 29 luglio.
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sabato 3 ottobre 2015

Perché sono tutti contro il sindaco di Roma


Perché sono tutti contro il sindaco di Roma?

 Come mai da qualche mese a questa parte lo sport 
preferito di intere bande di editorialisti e twittaroli è prendere a pallate incatenate Ignazio Marino? Come mai a queste masse agitate ha fornito una sponda, assestando lui stesso fendenti micidiali, persino il “misericordioso” papa Francesco? Se provi a chiedere a qualcuno dei vessatori quotidiani di Marino, siano essi editorialisti o gestori di potenti siti internet, ti rispondono che la colpa è del sindaco, che non sa comunicare. Il che è abbastanza prevedibile: ogni aggressore giustifica le proprie azioni accusando la vittima: è lei che le botte “se le va a cercare”. Oppure indicano un cassonetto pieno o un autobus in ritardo e dicono: “Vedi? Marino se ne deve andare”.

In realtà i motivi dell’aggressione quotidiana contro Marino sono altri. Il motivo principale, quello che muove le grandi masse urlanti, è che picchiare Marino è facile. Marino è un “soft target”, uno che si può massacrare tranquillamente. Marino è la cuccagna dei vigliacchi da scrivania: lo possono sbertucciare sui giornali senza paura, perché nessuno telefonerà il giorno dopo per minacciare il loro editore. Anzi: saranno in molti a brandire i loro editoriali come scimitarre per chiedere la rimozione del sindaco. E i cittadini di Twitter, che dei giornali leggono solo i titoli si uniscono volentieri al pestaggio, così, perché lo fanno tutti.

Il secondo motivo per cui Marino si può picchiare è che si è fatto molti nemici. E ai vigliacchi piace far parte del branco, specie se del branco fanno parte personaggi non particolarmente belli a vedersi. Chi detesta Marino è per esempio l’ex sindaco Gianni Alemanno, quello che gli ha lasciato in eredità una città sull’orlo del collasso, quello che rimpinzò l’Atac, l’azienda comunale dei trasporti, di parenti e amici, portandola quasi alla bancarotta. Fra chi vorrebbe cacciare Marino ci sono poi i Casamonica, quelli del funerale coatto che ha sputtanato la città davanti al mondo, per colpa di gravi omissioni da parte delle forze dell’ordine, che sapevano e non fecero nulla. Le forze dell’ordine, sia detto per inciso, fanno capo al prefetto Franco Gabrielli, è lui il responsabile del disastro dei Casamonica, come ha del resto ammesso lui stesso. Ma Gabrielli non si tocca: lui i protettori ce li ha.

A proposito di “mondo di mezzo”, Marino è certamente visto come il fumo negli occhi dai mafiosi di Mafia Capitale. Da quando c’è lui, per i criminali gli affari vanno a rotoli. Non riescono più a piazzare nessuno dei loro in Campidoglio, non riescono a condizionare gli appalti, hanno grosse difficoltà ad entrare nelle stanze dei dirigenti comunali, come facevano un tempo, e a far capire chi è che comanda. Insomma: non comandano più e quelli sono personaggi con i quali è meglio non scherzare. Infatti a Marino, che aveva cominciato a fare il sindaco girando in bicicletta, da molti mesi è stata assegnata dal Ministero dell’Interno una scorta.

Fra gli altri nemici di Marino ci sono alcune fra le famiglie più potenti di Roma, come la famiglia
Tredicine, quella che gestisce gli orribili camion bar che Marino ha fatto sgomberare dal Colosseo e da altre fra le più belle attrazioni turistiche di Roma. Mettrersi contro questi signori, fra l’altro ampiamente rappresentati in Campidoglio, è un gesto di grande coraggio, che nessuno fra i predecessori di Marino aveva mai compiuto, a cominciare dai due recenti sindaci più famosi e acclamati: Veltroni e Rutelli.

Adesso il Colosseo lo si può finalmente ammirare in tutto il suo splendore, non più impallato dai camion bar. Una gioia da assaporare magari dopo una passeggiata sull’ultimo tratto di via dei Fori Imperiali, resitituita finalmente sempre di più al traffico pedonale (altra coraggiosa iniziativa che ha mandato su tutte le furie i commercianti e i residenti, molto potenti, della zona).

L’elenco dei nemici di Marino potrebbe continuare a lungo: ci sono le potenti famiglie di Ostia che
avevano cementificato abusivamente il lungomare e che si sono trovate una mattina le ruspe mandate
da Marino a restituire la spiaggia ai romani. O coloro che lucravano sulla discarica di Malagrotta, un
orribile monumento all’inquinamento e al degrado, che Marino, dopo anni di sindaci indecisi, ha chiuso, raddoppiando allo stesso tempo la raccolta differenziata. O le potenti ditte abusive che infestavano la città con enormi cartelloni pubblicitari. Marino ha persino messo mano agli affitti degli alloggi comunali, rimettendo in discussione casi di gente che pagava poche decine di euro al mese per appartamenti in pieno centro e mettendo in vendita ben 600 appartamenti. E ha deciso di far lavorare di più i macchinisti della metro, costringendoli a “strisciare” il badge a inizio e fine turno, come nei paesi civili.

Contro Marino c’è poi ovviamente il PD romano, infiltrato da personaggi inquietanti e contingui alle
opache pratiche del malaffare di Mafia Capitale e dunque sciolto da Matteo Renzi e commissariato con Matteo Orfini. Con la vittoria di Marino, i potentati del PD romano si erano già messi il tovagliolo ed erano pronti a sedersi a tavola. Ma il sindaco li ha sbattuti fuori, forte del mandato popolare diretto. Chi sperava di fare l’assessore si è dovuto accontentare di un seggio in consiglio comunale, chi sognava la poltrona di amministratore di una municipalizzata è rimasto a casa. Qualcun altro, nel frattempo, è finito in galera. Tutte persone con amicizie molto in alto, tutte persone che gliel’hanno giurata.

Fra i nemici più illustri di Marino c’è poi lui, il più potente di tutti: Matteo Renzi. Il presidente del
Consiglio non ama Marino, e non capiamo perché. Il sindaco di Roma è in realtà il più renziano dei primi cittadini. Da quando è stato eletto ha preso le sue decisioni senza guardare in faccia nessuno, ha sbaragliato i centri di potere, ha avviato politiche di lungo termine, ha preso decisioni impopolari. Ha
“cambiato verso” e ne sta raccogliendo i frutti, se è vero che solo la scorsa settimana Fitch ha detto che finalmente, dopo tre anni, i conti di Roma stanno tornando in ordine. Ma a Renzi Marino non piace, e questo facilita ovviamente il compito dei picchiatori mediatici. Se l’imperatore mostra il pollice verso, i leoni (che in realtà sono conigli) possono partire all’attacco.

E veniamo all’ultimo dei nemici che Marino si è fatto, che poi è il più grosso: il Vaticano. E qui il piccolo sindaco di Roma si è messo contro un gigante contro il quale nessuno aveva mai osato mettersi. Come mai Marino è inviso a Papa Francesco? Qui Filadelfia non c’entra nulla. Marino è malvisto dalla Curia per la sua storia, passata e presente. Da politico, Marino si batté con coraggio a favore del referendum sulla procreazione medicalmente assistita eterologa. Pochi se lo ricordano, ma quella di Marino e altri fu una battaglia di civiltà osteggiata con forza dal Vaticano e purtroppo persa per un soffio per il non raggiungimento del quorum al referendum del 2005.

Ma non finisce qui. Poco dopo il suo insediamento, Marino istituì il registro comunale per le unioni civili, accogliendo anche coppie dello stesso sesso, proprio mentre si concludeva in Vaticano il sinodo sulla famiglia. Un’iniziativa simbolica, che provocò anche aspri contrasti con l’attuale ministro dell’Interno, Alfano, ma che fu uno dei pochissimi riconoscimenti della dignità delle coppie gay. Non contento, Marino ha poi nel giugno scorso apertamente patrocinato il Gay Pride a Roma. Va ricordato in proposito che, nel 2000, l’allora sindaco Rutelli patrocinò dapprima il Gay Pride, ma fu costretto poco prima della giornata a ritirare il patrocinio. Marino non solo non ha ritirato il patrocinio, ma si è persino messo in testa al corteo, il 13 giugno scorso. E vedere quella fascia tricolore sfilare a pochi metri dal Cupolone insieme alle bandiere arcobaleno deve aver provocato più di un travaso di bile nelle segrete stanze del Vaticano e più di una preoccupazione per la “cattolicità” dell’imminente Giubileo.


Si arriva così alla trasferta di Filadelfia. I fatti sono noti: in giugno il sindaco di Filadelfia, Michael Nutter, e l’arcivescovo, Charles Chaput, volano a Roma per preparare la visita del Papa di settembre. Vogliono capire dagli esperti comunali come organizzarsi. Marino li riceve e Nutter lo invita a Filadelfia per una serie di iniziative in concomitanza con la visita del Papa. Marino annuncia la trasferta, specificando che i costi non saranno a carico dell’Amministrazione capitolina e che l’invito viene dal suo collega sindaco.

Pochi giorni fa, come annunciato, Marino vola prima a New York, poi a Filadelfia, dove partecipa a
diverse riunioni ed eventi, fra cui la messa del Papa in occasione del World Meeting of Families.
E siamo al redde rationem. Durante il viaggio di ritorno del Papa, a nome dei giornalisti italiani al
seguito, il giornalista di SkyNews24, Stefano Maria Paci, gli rivolge una domanda molto scorretta.

Eccola:

“Ci tolga una curiosità. Il sindaco Marino, sindaco di Roma, città del Giubileo, ha dichiarato che è
venuto all’incontro conviviale delle famiglie, alla messa, perché è stato invitato da lei. Ci dice com’è
andata?”.

Notate come il giornalista inserisca nella sua domanda al Papa una vera e propria menzogna, quando
afferma: “Il sindaco Marino ha dichiarato che è stato invitato da lei”. Mai, in nessuna occasione, Marino ha detto di essere stato invitato dal Papa. Anzi: ha sempre specificato che l’invito a Filadelfia gli era stato rivolto dal sindaco di quella città. E’ abbastanza incredibile che giornalisti professionisti compiano una scorrettezza simile, fra l’altro rivolgendosi ad una delle persone più influenti della Terra. Il Papa non può ovviamente sapere cosa abbia detto o non detto Marino, ma non sembra dispiaciuto dalla domanda.

Ecco cosa risponde:

“Io non ho invitato il sindaco Marino, chiaro? Ho chiesto agli organizzatori e neanche loro lo hanno
invitato. Chiaro? È venuto… lui si professa cattolico: è venuto spontaneamente”

Il colpo è micidiale e l’effetto politico che ne segue devastante. I siti internet (a parte La Stampa)
mettono in rete solo la risposta del Papa, non la domanda, facendo credere surrettiziamente che la
precisazione sia un’iniziativa di Bergoglio. Il video del Pontefice in aereo col microfono che dileggia
Marino, in un colpo solo, fa contenti: i Casamonica, Gianni Alemanno, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, la famiglia Tredicine, la lobby dei commercianti dei Fori Imperiali, il PD romano commissariato e ciò che resta di Mafia Capitale. Si stappa lo champagne. Partono i tweet e partono le paginate sui siti, ma soprattutto si mettono in moto le tastiere dei picchiatori. Il Papa tiene fermo Marino e loro possono pestarlo a sangue: dài ché ci divertiamo. Si impaginano i pezzi dei vari Merlo, Tucci, per non parlare di Giordano e Tramontano. E’ una festa: la character assassination impazza. Tutti a scrivere che il Papa smentisce e sbugiarda Marino, quando è ovvio che il Papa non ha smentito nulla, perché Marino mai aveva detto di aver ricevuto inviti dal Papa. La replica di Marino viene nascosta in poche righe, nessuno la vede. La gogna è scattata, chi vuole può avvicinarsi a scagliare la sua pedata.

Pochissimi scelgono di ragionare con la propria testa. Fra questi, Massimo Gramellini, sulla Stampa, e Francesco Oggiano, su Vanity Fair. Intervengono per ristabilire la verità opinionisti noti come Stefano Menichini e Chiara Geloni. Ma le loro voci, per quanto forti, sono surclassate dalle grida sguaiate dei pecoroni da tastiera.

Il colpo è assestato, Oltretevere qualcuno forse sta brindando. O forse no, sta di fatto che il Papa è
ormai ufficialmente collocato fra quanti vogliono togliere di mezzo il sindaco di Roma.Resisterà Marino, sindaco da poco più di due anni, all’attacco concentrico dei suoi tanti nemici, con
l’appoggio di fatto di chi a Roma regna da una ventina di secoli? Non lo so. So che questo sindaco è
stato eletto con il 60% dei voti dei romani, che hanno diritto di vedere rispettato il proprio voto. So
anche che Marino ha difetti, come tutti, ma nonostante la stampa e la tv facciano finta di non vedere, sta portando avanti riforme coraggiose e provvedimenti importanti e che la città, lasciata dalla destra in condizioni drammatiche, sta migliorando. Marino è un argine fragile all’arroganza e alla protervia di chi, da varie angolazioni, vorrebbe tornare a decidere cosa deve e non deve essere fatto a Roma,
infischiandosene dei romani e di quello che essi stessi hanno scelto. Per questo Marino ha il dovere di resistere e andare avanti, se ce la fa. E chi se la sente ha il dovere di difenderlo.


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EX SINDACO DI ROMA
ALEMANNO INDAGATO PER COMPLICITA'
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martedì 4 agosto 2015

Alemanno e Polverini Indagati per Finanziamento Illecito



Regione Lazio, Alemanno e Polverini Indagati per Finanziamento Illecito

Due persone, Fabio Ulissi, già collaboratore dell’ex sindaco, e Giuseppe Verardi, ex manager della
società di consulenza 'Accenture', sono finiti agli arresti domiciliari. L'inchiesta era scattata dopo da una denuncia della stessa società di consulenza che dopo un'audit interno aveva riscontrato alcune
irregolarità

L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno 
e l’ex presidente di Regione Lazio Renata Polverini sono 
indagati, a quanto ha appreso dal ilfattoquotidiano.it, dalla procura di Roma per finanziamento illecito. 

Due persone, Fabio Ulissi, membro dell’ufficio di presidenza con delega ai rapporti con le imprese della Roma Capitale Investments Foundation (ente presieduto onorariamente dall’ex primo cittadino), e Giuseppe Verardi, ex manager della società di consulenza ‘Accenture’, sono finiti agli arresti domiciliari.

Le misure sono state emesse nell’ambito dell’inchiesta dei pm Paolo Ielo e Mario Palazzi. A eseguire le ordinanze ai domiciliari gli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza ed i carabinieri del Ros.
L’accusa, secondo quanto si è appreso, fa riferimento ad una provvista di denaro di circa
25mila euro, realizzata con false fatture di Accenture e destinata ad un falso sondaggio sulla qualità dei servizi scolastici, in prossimità delle elezioni regionali del Lazio vinte dalla Polverini. L’inchiesta era scattata  da una denuncia della stessa società di consulenza che dopo un’audit interno aveva
riscontrato alcune irregolarità.

Il 2010 è l’anno in cui il Pdl viene escluso dalle liste elettorali. La Accenture quindi commissiona un
sondaggio. L’oggetto del sondaggio commissionato riguardava in teoria le mense scolastiche. In realtà, secondo gli inquirenti, quando le persone rispondevano al telefono si sentivano fare domande diverse.

Un testimone sentito durante le indagini dichiara: “La finalità del progetto (il sondaggio, ndr) era far
vincere le elezioni alla Polverini. Il telemarketing è un vero e proprio spot pubblicitario, in questo caso a favore della Polverini”. Della lista Polverini faceva parte anche la moglie di Alemanno, Isabella Rauti. Già ad aprile del 2013, Roma Capitale Investments Foundation era stata oggetto di perquisizioni da parte della procura di Roma.

Mafia Capitale, Alemanno

 L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno durante l’audizione in commissione Antimafia sull’inchiesta ‘Mafia Capitale‘ che lo vede indagato per associazione a delinquere. Anzi, risponde ai cronisti a margine, “sarei pronto a rifare il sindaco”.
 Quanto alle frequentazioni dei suoi uomini, Alemanno continua a negare di essere stato a conoscenza di rapporti con Massimo Carminati, agli arresti con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. In particolare di quelli tra l’ex Nar e Riccardo Mancini, già finanziatore delle campagne elettorali di Alemanno nel 2006, tesoriere di quella del 2008 e nominato ad dell’ente Eur spa, una delle partecipate più ricche del Campidoglio. “Chiesi a tutti se avessero rapporti con Carminati.
 Mi risposero di no”, ribadisce oggi Alemanno. A smentirlo, già nel 2010, sarebbe lo stesso portavoce dell’allora sindaco Alemanno, Simone Turbolente, che all’Espresso dichiarò: “Ho chiesto anche ad Alemanno (dei rapporti di Mancini con Carminati): i due stanno sempre insieme perché si conoscono”. “Turbolente può dire quello che vuole”, si smarca oggi Alemanno, sostenendo che il contatto di Carminati in Campidoglio fosse Salvatore Buzzi: “ leader di una cooperativa potesse avere rapporti con un ex appartenente alla banda della Magliana”. Insomma,
Mancini non avrebbe un ruolo diretto nell’aprire le porte del Comune di Roma agli affari di Carminati . Il tribunale del riesame, decidendo la scarcerazione di Mancini (sempre indagato per associazione a delinquere), si espresse così: “Personaggio certamente contiguo ad ambienti criminali di elevato spessore e può senz’altro essere affermato che il suo modo di interpretare la funzione pubblica non abbia nulla a che vedere con i principi di fedeltà, di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione” .

leggi anche : http://cipiri.blogspot.it/2015/06/ignazio-marino-sta-cambiando-roma.html



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giovedì 30 luglio 2015

Accuse Contro il Senatore Azzollini




Accuse Contro il Senatore Azzollini

Il Parlamento vota NO ai domiciliari durante le indagini contro il senatore Azzolini 
- indagato per bancarotta fraudolenta,
che nell'intercettazione diceva: "Da oggi in poi comando io, se no vi piscio in bocca"


guardate i complimenti che riceve dai colleghi

Siamo nell'ufficio di Rita Cesa, per tutti Suor Marcella, legale rappresentante della casa di cura Divina Provvidenza di Bisceglie, a nord di Bari. Davanti a suor Marcella e le sue sorelle c'è Antonio Azzollini, già potentissimo sindaco di Molfetta e presidente della commissione Bilancio al Senato quasi ininterrottamente dal 2001 ad oggi.

L'istituto del Vaticano viaggia in acque tremende, le casse piangono con un buco di 500 milioni di euro e l'aiuto del senatore Azzolini, oggi nel Nuovo centro destra, può essere determinante per evitare la chiusura. Azzolini sa bene di poter fare il bello e cattivo tempo con le suore e con i metodi spicci che lo hanno reso famoso in diversi video sul web dice:

 "Da oggi in poi comando io, sennò vi piscio in bocca".

Azzollini avrebbe dato il suo aiuto in cambio di una serie di assunzioni di amici e persone fidate nell'istituto. Impone lui i vertici diventandone praticamente l'amministratore di fatto dal 2009. Secondo gli inquirenti, quella frase minacciosa contro le suore: "inaugura la stagione del potere azzoliniano" sulla struttura, dirottando a proprio favore commesse per i fornitori e assunzioni del personale.

In cambio Azzolini mette in moto il suo sistema per "salvare" l'ente, come scrivono i magistrati: cavilli, postille e articoli inseriti nella legge di stabilità del 2013 utili a garantire alla Congregazione "un'indebita moratoria fiscale finalizzata a ritardare l'emersione del stato di dissesto e, conseguentemente, a neutralizzare la richiesta di falilmento dell'Ente avanzata dalla Procura di Trani".

Le accuse contro il senatore di Ncd Azzollini

L’inchiesta sul crac da 500 milioni della casa di cura Divina Provvidenza di Bisceglie, di cui il politico è ritenuto amministratore di fatto. 

I pm: «Associazione a delinquere»

La misura cautelare era stata chiesta nell’ambito di un’inchiesta sul crac da 500 milioni della casa di cura Divina Provvidenza (CdP) di Bisceglie (Bari), di cui Azzollini è ritenuto amministratore di fatto. Il gip aveva ritenuto sussistente il «fondato pericolo» che il senatore, se lasciato libero, potesse «reiterare reati delle stessa specie di quelli ripetutamente commessi nella vicenda» del crac dell’istituto religioso: associazione per delinquere, corruzione per induzione e bancarotta fraudolenta. Il provvedimento restrittivo - che non sarà eseguito dopo il diniego del Senato - era stato confermato dal Tribunale del Riesame di Bari che aveva riconosciuto gravi indizi ed esigenze cautelari per Azzollini e per alcuni degli altri nove indagati arrestati nell’inchiesta sul dissesto dell’ente ecclesiastico pugliese.
Secondo il gip, Azzollini «non ha agito per interessi di natura economica», ma ciò «non impedisce di considerarlo componente dell’associazione a delinquere, per giunta con la posizione di capo, avendo comunque l’indagato agito per interessi di tipo personale, ancorché diversi da quelli di altri sodali».
In base a quanto si afferma negli atti dell’inchiesta, Azzollini, indagato anche per presunti illeciti nell’appalto da 150 milioni per la costruzione (mai terminata) del porto di Molfetta, città della quale è stato sindaco per molti anni, dal 2010 avrebbe compiuto una vera e propria «presa di potere» sulla Casa di cura, divenendone l’amministratore di fatto attraverso la nomina del fedelissimo Angelo Belsito. Ha fatto ciò - secondo l’accusa - «per interessi di natura personale e politica, costituendo la Cdp un bacino di consenso politico-personale di notevole portata pressoché eterno da parte di tutti coloro che, proprio grazie al suo intervento, continuano a trarre guadagni (leciti o illeciti) dalla Congregazione». Un progetto che - a parere del giudice - andava fermato con l’arresto.

ECCO LA RISPOSTA DATA DAL SENATORE Pietro Ichino
L’inchiesta su Azzollini potrà continuare senza alcun ostacolo: il Senato ieri non l’ha bloccata né indebolita. Ma ha ristabilito un sacrosanto principio di civiltà: non si manda in galera nessuno, e tantomeno un rappresentante del popolo italiano, soltanto per il capriccio di una Procura o per la pressione di un’opinione pubblica incanaglita. Difendere lo Stato di diritto è il primo dovere della politica, che dal voto di ieri esce a testa alta.


E' difficile Capire la Politica Italiana forse e' per Questo Motivo
che l'Italiano Medio e' Considerato un Malato Grave
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