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domenica 22 settembre 2013

Egitto soffoca Gaza


"Felice che l'impianto elettrico della Striscia non funzioni per mancanza di combustibile". Le parole di un ex ministro specchio delle nuove politiche del Cairo contro Gaza.

Gerusalemme, 20 settembre 2013, Nena News - Gaza vive ormai stretta tra due assedi, quello israeliano e quello egiziano. Dopo la caduta del regime dei Fratelli Musulmani, il nuovo governo del Cairo ha assunto una serie di misure fortemente restrittive contro la Striscia, "punizione" contro Hamas per il sostegno al deposto presidente Morsi.

E se sotto la Fratellanza le condizioni al confine tra Sinai e Gaza non erano migliorate, ora la situazione minaccia di diventare esplosiva. Mercoledì una corte egiziana ha condannato ad un anno di prigione cinque pescatori gazawi (Jamal Basla, KHaled Basla, Maher Mazen, Mahmoud Nahed e Khaled Radwan), con l'accusa di essere entrati con le loro barche nelle acque territoriali egiziane. Una pratica frequente: a causa delle imposizioni israeliane (i palestinesi non possono pescare oltre le tre miglia nautiche dalla costa, nonostante gli Accordi di Oslo prevedano un limite di 20 miglia), i pescatori sono spesso costretti a muoversi verso l'Egitto per sfamare le proprie famiglie.

Nelle ultime settimane, però, la Marina egiziana si è trasformata in un cane da guardia, in alcuni casi arrivando ad aprire il fuoco contro i piccoli pescherecci gazawi. A ciò si aggiungono le misure di sicurezza prese dal governo ad interim del Cairo al confine tra Rafah e Gaza. Chiusura a tempo indeterminato della frontiera, bombardamento dei tunnel sotterranei e operazioni militari contro presunti miliziani di Hamas sono ormai all'ordine del giorno.

E dalle istituzioni egiziane arriva la benedizione di politiche che stanno schiacciando ulteriormente una popolazione sotto assedio. Durante un talk show della tv egiziana Al-Hayat, l'ex ministro dell'Elettricità Osama Kamal si è detto "felice per i grandi sforzi dell'esercito egiziano in Sinai", che è riuscito a fermare il contrabbando di combustibile verso Gaza, impedendo così l'utilizzo dell'unico impianto elettrico della Striscia. "L'impianto potrebbe interrompere le attività tra tre giorni", ha detto Kamal, non tenendo forse in considerazione l'importanza che tale generatore ha per la Striscia: a Gaza, Israele fornisce elettricità solo 8-12 ore al giorno, il resto viene coperto da generatori privati (azionati dal combustibile egiziano) e dall'impianto elettrico. Senza tale indispensabile apporto, i blackout diventano la normalità impendendo il funzionamento degli ospedali.

Ad oggi, a causa delle distruzioni perpetrate dall'esercito egiziano, sono rimasti aperti solo dieci dei 300 tunnel di collegamento tra Rafah e Gaza, indispensabili a rifornire la Striscia di beni di prima necessità. Tra questi proprio il combustibile: si è passati da un milione di litri al giorno a solo 200mila litri.

Infine, la frontiera di Rafah, unica possibilità per la popolazione gazawi di lasciare la Striscia per lavorare, studiare e ricevere cure mediche adeguate. Dal 3 luglio ad oggi, il confine è stato chiuso per intere settimane, per "ragioni di sicurezza", secondo il governo egiziano: obiettivo, impedire il passaggio di miliziani di Hamas pronti a combattere in Sinai al fianco dei gruppi islamisti pro-Morsi.

Ma a risentirne è la popolazione civile: secondo dati delle Nazioni Unite nella settimana dal 3 al 9 settembre solo 150 palestinesi sono entrati in Egitto ogni giorno, solo il 15% della media pre-golpe (quando attraversavano Rafah circa 1.860 persone al giorno). A preoccupare è soprattutto la condizione dei malati gazawi: come riportato dal ministro della Salute della Striscia, Mofeed Mukhalalati, ci sono migliaia di pazienti in attesa di entrare in Egitto per cure mediche.

"L'Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari dell'ONU è molto preoccupato per le recenti misure di sicurezza e le restrizioni imposte al confine di Rafah - ha detto il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite - Tali restrizioni hanno provocato ritardi per studenti e malati che necessitano di trattamenti immediati e la mancanza di materiali di costruzione, combustibile e medicinali".

di Emma Mancini
per http://nena-news.globalist.it/

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sabato 6 luglio 2013

Egitto : 17 i morti negli scontri




Manifestazioni al Cairo, Alessandria e in altre citta' dei Fratelli Musulmani per protestare contro il colpo di stato compiuto dai militari e la deposizione di Morsi

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 22.30

E' salito a 17 il bilancio provvisorio delle vittime degli scontri in Egitto tra sostenitori e oppositori dell'ex presidente Mohamed Morsi, a 48 ore dal golpe che l'ha deposto.

SCONTRI ANTI E PRO-MORSI VICINO TAHRIR

Le ambulanze accorrono verso verso il ponte '6 Ottobre' sul Nilo, vicino a piazza Tahir al Cairo, dove si stanno scontrando oppositori e sostenitori di Mohamed Morsi. Altre centinaia di sostenitori dell'ex presidente deposto dal golpe militare sono all'esterno del palazzo Maspero, la sede della tv di Stato.

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 20

Migliaia di sostenitori del presidente egiziano Mohammed Morsi, deposto due giorni fa dal colpo di stato dei militari, si stanno dirigendo verso la sede della tv pubblica. Il corteo e' giunto in prossimità di Piazza Tahrir, dove si sono radunati i manifestanti dell'opposizione anti-Morsi e Fratelli Musulmani, facendo temere la possibilità di scontri fra le due fazioni. Domani scenderanno in piazza a manifestare anche gli attivisti della campagna "Tamarod" (Ribelle). "Invitiamo il popolo egiziano a manifestare in tutte le province a partire da domani - si legge in un comunicato di "Tamarod" - per difendere la vittoria del 30 giugno", data della manifestazione oceanica contro Morsi. Gli attivisti invitano il popolo a "stringersi intorno all'esercito contro i terroristi" e sostengono che i "Fratelli Musulmani e le loro milizie non esiteranno a trascinare l'esercito egiziano in una guerra civile per giustificare un intervento straniero".

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 18.30

FRATELLANZA SMENTISCE ARRESTO GUIDA, BADIE INTERVERRA' A MANIFESTAZIONE La Fratellanza smentisce l'annunciato arresto della sua guida spirituale Mohamed Badie. Secondo alcune fonti Badie si rivolgera' ai manifestanti pro Morsi dal palco della moschea di Rabaa el Adaweya a breve. Secondo l'agenzia di stampa egiziana "Mena", e' stato invece arrestato Helmi el Gazzar, esponente di spicco della confraternita, per incitamento alla violenze, che e' stato trasferito alla prigione di Tora al Cairo insieme ad altri due importanti esponenti della Fratellanza, Mahdi Akef e Mohamed el Omda.

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 17

FRATELLI MUSULMANI, 4 'MARTIRI' IN MANIFESTAZIONE PRO-MORSI C'e' confusione su 3 forse 4 egiziani uccisi oggi durante le manifestazioni al Cairo. Il sito dei Fratelli Musulmani riferisce che si contano "quattro martiri". Tre li conferma anche l'agenzia francese Afp. La notizia invece viene smentita tanto dal ministero dell'interno quanto dall'Esercito che sostiene di aver usato solo lacrimogeni e colpi sparati a salve.

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 16.30

Le autorita' egiziane negano le notizie di vittime in scontri al Cairo. Una fonte della sicurezza citata dalla tv di Stato ha affermato che "non ci sono state vittime durante gli scontri davanti al quartier generale della Guardia Repubblicana", dove si ritiene che sia detenuto Mohamed Morsi, destituito due giorni fa dall'Esercito co un colpo di stato. In precedenza la tv satellitare al-Jazeera aveva riferito della morte di tre persone in una sparatoria davanti al quartier generale della Guardia Repubblicana. Il sito web dei Fratelli Musulmani d'Egitto parlava invece di almeno un ''martire''. Un militante islamico invece e' morto all'alba a Luxor, nel sud dell'Egitto, in scontri tra musulmani e cristiani. Secondo quanto riferito dal quotidiano Al Ahram, l'uccisione di Hassan Sayed Sedki ha scatenato la reazione dei musulmani che hanno dato alle fiamme diverse abitazioni cristiane in citta'.

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 14.30

C'e' una massiccia presenza di forze militari all'esterno della moschea Rabia al-Adawiya, nel quartiere di Nasr City, la zona del Cairo dove e' in programma la principale manifestazione dei Fratelli Musulmani a favore del deposto presidente Mohammed Morsi. L'area, in cui sono accampate migliaia di persone, e' circondata da veicoli militari. In attesa delle manifestazione, almeno una decina di caccia militari hanno sorvolato a bassa quota il Cairo, chiaro gesto intimidatorio. Una dichiarazione della Fratellanza Musulmana letta dai sostenitori nei pressi della moschea ha confermato "il rifiuto completo del colpo di stato militare contro un presidente eletto e contro la volonta' della nazione"; e ha annunciato il rifiuto "a collaborare con le autorita' usurpanti". Decine di migliaia di egiziani sono attesi alla moschea e potrebbero marciare fino al vicino ministero della Difesa; sul posto e' apparso anche uno dei membri piu' autorevoli del movimento, Mohamed Beltagy, che non e' stato arrestato.

AGGIORNAMENTO ORE 12.30

La preghiera islamica ha aperto oggi nelle piazze dell'Egitto le manifestazioni dei sostenitori del presidente deposto Mohamed Morsi decisi a denunciare il golpe militare. L'appello del ''Fronte nazionale di difesa della legittimita''', che riunisce molte delle organizzazioni islamiche egiziane, fa riferimento a raduni pacifici ma la tensione resta alta. Il rischio di violenze è elevato. L'Esercito, che dice di voler garantire il diritto a manifestare, ha schierato migliaia di uomini e mezzi blindati al Cairo e in tutto il Paese. Il ministero dell'Interno ha avvertito che rispondera' ''con fermezza'' a eventuali disordini. Anche l'opposizione scenderà in strada e si riunirà a piazza Tahrir per quello che chiama il ''Venerdi' della difesa dei risultati della Rivoluzione''.

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Il Cairo, 5 luglio 2013 - L'Esercito egiziano ha lanciato, sulla sua pagina Facebook, un invito all'unità e alla riconciliazione che, allo stesso tempo, è anche un pesante avvertimento, in vista delle manifestazioni di protesta organizzate per oggi dai Fratelli Musulmani, il movimento al quale appartiene il presidente Mohammed Morsi deposto dal colpo di stato militare di mercoledì.

«L'uso eccessivo del diritto a protestare potrebbe diventare una minaccia per la pace sociale e la sicurezza», dicono le Forze Armate facendo capire che oggi sorveglieranno con ingenti forze le piazze del Paese dove si raduneranno, presumibilmente centinaia di migliaia di attivisti e simpatizzanti dal movimento dei Fratelli Musulmani che ha visto i suoi leader principali finire in detenzione in queste ultime ore.

Gli Stati Uniti hanno chiesto espressamente alle autorità egiziane di non procedere ad "arresti arbitrari" nei confronti del presidente deposto Mohammed Morsi e dei suoi collaboratori. L'amministrazione americana chiede inoltre un "ritorno rapido e responsabile" verso un governo civile democraticamente eletto. L'esercito ha sostituito Morsi con il presidente della Corte costituzionale, Adly Mansour, fino all'organizzazione di elezioni anticipate, come ha annunciato ieri il capo delle forze armate, generale Abdel Fattah al-Sissi, senza precisare la durata di questo periodo di transizione. A Morsi, che si trova agli arresti domiciliari, e ai vertici dei Fratelli Musulmani è stato vietato di lasciare l'Egitto.

Sulla scena comincia a muoversi Adly Mansour che ha giurato ieri. Il suo primo atto sarà la formazione del nuovo governo. Sembrava che l'esecutivo potesse essere presentato già oggi ma quello che appariva come il candidato naturale a fare il premier della transizione, Mohamed el Baradei, portavoce delle opposizioni, avrebbe declinato l'offerta, probabilmente per non bruciare le sue possibilita' di candidarsi a presidente, se e quando ci saranno le elezioni. Si fa ora il nome di Faruk el Okda, ex goveratore della Banca centrale.

Intanto riesplode la tensione nel Sinai dove poche ore fa un soldato è stato ucciso in attacchi simultanei di militanti islamisti contro posti di blocco della polizia e dell'Esercito.

da - http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=80163

leggi anche - http://cipiri.blogspot.it/2013/07/egitto-il-golpe-popolare.html


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sabato 8 dicembre 2012

Obama con Morsi, le strade del Cairo no


Il presidente Usa applaude al dialogo proposto da Morsi e tace sulla Costituzione contestata dalle opposizioni. OGGI CONVOCATE ALTRE MANIFESTAZIONI DI PROTESTA

 Il Cairo, 07 dicembre 2012, Nena News  - «Tutti i leader politici devono chiarire ai loro sostenitori che la violenza è inaccettabile... E' essenziale che i leader egiziani accantonino le differenze e si accordino su una strada che consenta all'Egitto di andare avanti». Lo ha detto Barack Obama la scorsa notte al presidente egiziano Mohamed Morsi, aggiungendo che il dialogo tra le parti deve avvenire senza precondizioni.

Washington, che negli ultimi mesi ha stretto i rapporti con gli islamisti al potere in Egitto, giudica con favore il discorso alla nazione pronunciato ieri sera da Morsi che pure non è andato oltre la proposta di un incontro domani con le opposizioni.

Più di tutto il presidente egiziano, che il 22 novembre si è attribuito poteri eccezionali, ha confermato che si terrà regolarmente il 15 dicembre il referendum sulla nuova Costituzione, duramente contestata dalle opposizioni. Ieri sera ha promesso soltanto che varerà una nuova assemblea costituente se vincerà il "no" al referendum. Possibilità remota poichè i Fratelli musulmani, sostenuti da altre formazioni islamiste, stanno presentando alla popolazione egiziana il referendum sulla Costituzione come un voto a favore o contro dell'Islam. L'approvazione della nuova carta costituzione e' quasi certa prevedono gli analisti egiziani.
Per questo Morsi vuole andare ad ogni costo al voto alla data prevista, in modo da poter affermare di aver ottenuto il via libera della maggioranza del popolo egiziano.

«La minoranza deve accettare il volere della maggioranza», ha detto Morsi in riferimento alle vittorie elettorali ottenute dal suo movimento, i Fratelli Musulmani, e dagli altri movimenti islamisti. «Siamo una nazione, nessuno ci divida...intendo tutelare la libertà di espressione« in Egitto, ma non «gli appelli al colpo di Stato», ha aggiunto denunciando «omicidi e sabotaggi» che avrebbero compiuto chi lo contesta nelle strade. Ha quindi invitato i leader delle opposizioni a partecipare domani ad un incontro di dialogo nazionale per risolvere la crisi.

E' forte la delusione tra gli oppositori. «Il discorso di Mohamed Morsi chiude la porta a ogni dialogo», ha commentato Mohammed ElBaradei, uno dei leader del Fronte di Salvezza Nazionale. Un secc «no» a Morsi è giunto dal movimento dei giovani del 6 Aprile, protagonista della rivoluzione contro l'ex presidente Mubarak.

Nelle strade la tensione resta alta. La scorsa notte al Cairo è stato dato alle fiamme il quartier generale dei Fratelli Musulmani. La Guardia Repubblicana ieri pomeriggio aveva fatto allontanare sostenitori e oppositori di Morsi dal palazzo presidenziale ma in direzione dell'edificio hanno continuato a marciare cortei di oppositori.

Oggi si temono nuovi gravi scontri tra sostenitori e oppositori di Morsi durante le manifestazioni di protesta convocate per questo pomeriggio. I morti sono stati già sette, i feriti oltre 600. Nena News

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=43405
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Hamas e Mashaal tifano per Morsi

Oggi il leader uscente del movimento islamico entra per la prima volta nella Striscia di Gaza. Hamas domani celebra a Gaza il suo anniversario seguendo quanto accade al Cairo


Gaza, 07 dicembre 2012, Nena News - Oggi intorno alle 12 locali farà il suo ingresso trionfale a Gaza, per la prima volta in 45 anni, Khaled Mashaal, leader uscente dell'ufficio politico di Hamas. È un evento che il movimento islamico prepara con cura da mesi per celebrare il 25esimo anniversario della sua fondazione. Gaza in questi giorni è colorata del verde delle bandiere di Hamas interrotto a tratti dal rosso dei vessilli del Fronte popolare che ieri ha festeggiato l'anniversario della sua costituzione. Il «compleanno» di Hamas giunge 15 giorni dopo la fine dell'offensiva israeliana «Colonna di Difesa» che secondo il movimento islamico si sarebbe conclusa con la «vittoria» della sua ala armata, «Ezzedin al Qassam», capace di rispondere per otto giorni di fila con il lancio di razzi ai bombardamenti di Israele.

Eppure in queste ore tra i più alti dirigenti di Hamas non regna solo la soddisfazione per lo status di «attori regionali» che si sono guadagnati combattendo Israele. Il premier Ismail Haniyeh e lo stesso Mashaal (già giunto in Egitto), seguono con trepidazione quanto accade al Cairo e temono per le sorti dell'organizzazione «madre», i Fratelli musulmani, e del presidente islamista Mohammed Morsi, messo sotto pressione dalle proteste dell'opposizione laica e progressista. Hamas tifa Morsi, per ragioni ideologiche e per motivi di interesse immediato. Ai margini della grande partita che si sta giocando sul futuro dell'Egitto, ci sono le strettissime relazioni che Khaled Mashaal e il suo vice, Musa Abu Marzook, hanno saputo cucire con i Fratelli Musulmani e gli altri islamisti egiziani che attraverso le elezioni (vinte regolarmente e con ampio margine) hanno preso il controllo di presidenza, parlamento e assemblea costituente.

Due le questioni più immediate: l'accordo di cessate il fuoco e il dialogo per la riconciliazione nazionale palestinese, ossia fra Hamas e il partito Fatah del presidente dell'Anp Abu Mazen «I disordini in corso in Egitto congelano per il momento i negoziati per la ricomposizione della crisi interna palestinese, il Cairo è impegnato a risolvere i suoi problemi», ha annunciato Ahmed Yousef, un ex consigliere diplomatico del premier Haniyeh, sostenitore della «svolta diplomatica» impressa da Mashaal alla linea di Hamas, a cominciare dalla rottura con la Siria di Bashar Assad, decisa alla fine dello scorso anno, e l'avvicinamento al ricco Qatar e all'Egitto ora controllato dai Fratelli Musulmani.

Morsi, con il quale Mashaal vanta rapporti di amicizia, è un elemento centrale nella strategia «diplomatica» del leader di Hamas. Il presidente egiziano è riuscito a conquistare la fiducia dell'Amministrazione Obama con la sua linea morbida in politica estera che non mette in discussione in alcun modo gli interessi americani nella regione. Meshaal e parte dell'ala politica di Hamas pensano che i buoni rapporti tra il Cairo e Washington saranno la strada giusta per ottenere il riconoscimento, almeno parziale, degli Stati Uniti. «Meshaal e i suoi collaboratori - spiega un giornalista di Gaza che ha chiesto di rimanere anonimo - pensano che il secco «no» da Israele all'apertura del dialogo tra Hamas e gli Usa (sino a quando gli islamisti palestinesi non riconosceranno lo Stato ebraico, ndr) sia aggirabile, abbinando la stabilità della regione al rafforzamento del cessate il fuoco con Israele siglato il 21 novembre».

Un lento processo che forse sarà aiutato da un cambiamento nell'atteggiamento dell'establishment israeliano che, dopo l'iniziativa di Abu Mazen che ha portato al riconoscimento della Palestina come Stato osservatore all'Onu, potrebbe essere più interessato a stabilire un modus vivendi con Hamas a Gaza che a fare un accordo con la presidenza palestinese. Gli israeliani oggi guardano con occhi diversi a Meshaal, che pure quindici anni fa tentarono di assassinare nelle strade di Amman. «Dal nostro punto di vista, Khaled Mashaal ora gioca un ruolo positivo - dice Shlomo Brom dell'Istituto per gli Studi sulla Sicurezza Nazionale di Tel Aviv -, Hamas è divisa in due gruppi, i leader all'interno (dei Territori occupati) e quelli all'estero, più moderata, ecco perchè Mashaal è seguito con crescente interesse».

Naturalmente nessun uomo politico israeliano dirà mai che Mashaal è oggi un «moderato» e invece continuerà a definirlo un «terrorista». Di fatto però stanno già dialogando con il leader uscente di Hamas, attraverso la mediazione egiziana dell'accordo sul cessate il fuoco che si tiene al Cairo. «In pubblico ripeteremo che noi non trattiamo con loro (Hamas) ma le cose stanno cambiando di fronte ai nostri occhi e se Mashaal dimostrerà di poter realizzare ciò che dice di voler raggiungere, qualche israeliano gli parlerà, magari dietro le quinte, ma lo farà», garantisce Uzi Rabi, direttore del Centro Moshe Dayan di Tel Aviv. Nena News
di Michele Giorgio
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=43423
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