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domenica 12 agosto 2018

Romania, migliaia in piazza contro la corruzione

Sono almeno 440 i feriti negli scontri scoppiati ieri a Bucarest tra manifestanti e polizia durante la dimostrazione contro la corruzione, a cui hanno partecipato migliaia di romeni emigrati all'estero per lavorare.

la polizia reprime le proteste, oltre 440 feriti

Sono almeno 440 i feriti negli scontri scoppiati ieri a Bucarest tra manifestanti e polizia durante la dimostrazione, a cui hanno partecipato migliaia di romeni emigrati all'estero per lavorare, contro la corruzione. Lo riporta l'agenzia locale Mediafax, sottolineando che gli scontri sono iniziati quando piccoli gruppi di dimostranti violenti hanno cercato di superare lo sbarramento posto dalle forze anti sommossa intorno agli edifici governativi. Gli scontri sono andati avanti tutta la notte e sono 24 i poliziotti rimasti feriti. La polizia ha fermato 33 persone, otto delle quali sono state incriminate.

Il presidente Klaus Iohannis, che è avversario politico dei socialdemocratici che guidano il governo ed è critico delle sue politiche in materia di corruzione, ha condannato la polizia per quella che ha definito una risposta «brutale» alle proteste.

Le manifestazioni - che si sono svolte anche in altre città della Romania - sono state indette dopo che la coalizione di governo ha approvato leggi che limitano i poteri dell'autorità anti-corruzione. E all'inizio di luglio è stata licenziata Laura Kovasi, procuratore capo anti-corruzione che aveva guidato le inchieste che hanno portato alla condanna di diversi funzionari, compreso l'ex primo ministro e leader del partito socialdemocratico Adrian Nastase.

Anche l'attuale leader del Psd, Liviu Dragnea, è stato condannato in passato in connessione con le violazioni elettorali - condanne che gli hanno impedito di diventare direttamente premier, ma non di controllare l'attività del governo - lo scorso giugno ha subito una nuova condanna, in primo grado, per abuso d'ufficio. Negli anni e nei mesi scorsi vi sono state altre proteste di piazza contro il governo e la sua campagna per decriminalizzare alcuni reati di corruzione, che dall'inizio del 2017 ad oggi ha portato all'avvicendamento di due premier a capo dell'esecutivo, ora guidato dalla prima donna rumena premier, Viorica Dancila.

La vicenda di Kovesi, riconosciuta a livello internazionale come una figura chiave nella lotta alla corruzione in Romania, ha portato al culmine lo scontro istituzionale tra governo ed il presidente Iohannis. Kovesi infatti era stata accusata a febbraio dal ministro della Giustizia Tudorel Toader di avere abusato della propria autorità, chiedendo a Iohannis di rimuoverla dall'incarico. Il presidente si era però rifiutato di accogliere la sua richiesta, sostenendo che le accuse erano infondate. Il governo si è quindi rivolto alla Corte costituzionale ottenendo un pronunciamento in suo favore.




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mercoledì 5 giugno 2013

..AMORE..: Turchia : le donne in prima fila

Turchia : le donne in prima fila


Turchia, la rivolta delle donne

Settimo giorno di proteste: continua lo sciopero dei lavoratori, mentre sale il numero di feriti. Le donne si conquistano un ruolo di prima fila. Istanbul - Settimo giorno di una rivoluzione iniziata a Istanbul e che progressivamente si sta espandendo in tutta la Turchia. Dalle ultime agenzie stampa Turche il numero di morti è stato accertato a tre: un ragazzo turco di 22 anni colpito alla testa ad Ankara, un altro di 20 anni nel Sud della Turchia colpito dal proiettile di plastica dalla polizia ed Abdullah investito da un taxi di fronte al Gezi Park di Istanbul. Tanti, troppi feriti (si parla di 1700) dopo gli ultimi scontri di lunedì sera che hanno visto in prima linea anche gli abitanti di uno dei quartieri più benestanti di Istanbul. Uno dei maggiori sindacati turchi, il Kesk con i suoi 240,000 iscritti ha indetto per ieri e oggi uno sciopero generale per contestare la violenza indiscriminata usata e promossa da governo in queste giornate di scontri. 
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mercoledì 28 novembre 2012

Piazza Tahrir, in 200mila contro Morsi

Piazza Tahrir, in 200mila contro Morsi

Ancora proteste contro il regime dei Fratelli Musulmani: "Monopolizzano lo Stato". Washington: il prestito dell'FMI solo se il Paese sceglie la democrazia.

 - L'Egitto appare sull'orlo di una nuova rivoluzione. Ad un anno e mezzo dalla caduta del regime quarantennale di Hosni Mubarak, oggi piazza Tahrir si riempie di nuovo. Target delle manifestazioni è il presidente Mohammed Morsi, il primo democraticamente eletto nel Paese.

Questa mattina al Cairo sono proseguiti gli scontri, scoppiati la scorsa settimana contro il decreto presidenziale che priva la magistratura e ogni potere dello Stato del diritto di porre il veto su leggi e decisioni emesse dal presidente Morsi. In piazza Tahrir la polizia ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere le centinaia di manifestanti riunitisi la scorsa notte per protestare contro il regime dei Fratelli Musulmani: ieri sera erano oltre 200mila gli egiziani nel cuore del Cairo. Gli scontri sono scoppiati vicino alla sede dell'ambasciata statunitense nella capitale, per poi trasferirsi nelle piazza simbolo della rivoluzione egiziana del 2011. Proteste anche a Port Said e nella città di Mahalla, dove rispettivamente 27 e 132 persone sono rimaste ferite. Ma è tutto l'Egitto a sollevarsi: manifestazioni si sono tenute in quasi tutte e 27 e province egiziane.

"La rivoluzione per salvare la rivoluzione", uno degli slogan dei manifestanti, organizzati dalle forze di opposizione. Secondo le fazioni di sinistra e non islamiste, il decreto imposto da Morsi giovedì scorso è un colpo di Stato, che nega l'indipendenza dei poteri dello Stato e accentra le più importanti prerogative nelle mani della sola presidenza.

In breve, i Fratelli Musulmani - la forza leader delle rivolte della Primavera egiziana dello scorso anno, insieme alle opposizioni laiche guidate da El Baradei - sono diventati l'oggetto delle proteste che, nei mesi passati, ribollivano sotto la cenere: da tempo le opposizioni criticano duramente il presidente Morsi e il partito Giustizia e Libertà (braccio politico della Fratellanza) perché starebbero velocemente monopolizzando il Paese.

Morsi si è difeso: il decreto è temporaneo, cesserà il suo effetto dopo l'entrata in vigore della nuova Costituzione. Ma all'Egitto questo non basta: con tali premesse, dall'Assemblea Costituente uscirebbe un testo non indipendente né libero, ma frutto dell'attuale regime politico.

E tra le conseguenze delle proteste c'è anche la rinnovata unità delle opposizioni, per lungo tempo divise. Simbolo della "riconciliazione" è il riavvicinamento tra Mohamed El Baradei, Nobel per la pace ed ex presidente dell'Agenzia Atomica, e Amr Mussa, candidato presidente alle ultime elezioni ed ex capo della Lega Araba.

Intervengono anche gli Stati Uniti che un anno fa, dopo aver abbandonato al suo destino l'ex alleato di ferro Mubarak, plaudirono all'elezione del leader dei Fratelli Musulmani Morsi. Dopo gli stretti contatti tra USA e Egitto durante i negoziati di tregua tra Israele e Hamas, Washington avverte il Cairo: gli aiuti internazionali potrebbero arrivare solo se il Paese sceglie la via democratica.

La portavoce del Dipartimento di Stato americano, Victoria Nuland, ha ricordato il prestito concesso la scorsa settimana all'Egitto dal Fondo Monetario Internazionale, 4,8 miliardi di dollari: "Vogliamo vedere l'Egitto proseguire sulla via delle riforme così che gli aiuti dell'FMI possano sostenere la stabilizzazione e la rivitalizzazione dell'economia, basata sulla legge di mercato". Nena News

 http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=42473
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mercoledì 2 maggio 2012

- LAVORO -: Binario 21, Il diario

Binario 21, Il diario

stanislao
 Rocco


Giorno 147. Milano, 2 maggio 2012

Ieri è stata la festa del 1° maggio. La festa dei lavoratori. Purtroppo bisogna fare i conti ogni giorno con un vero e proprio bollettino di guerra: persone che si suicidano per aver perso il posto di lavoro, presidi e proteste in tutta Italia di gente licenziata a cui non rimane nulla. Ringraziamo il cantante Caparezza che sul palco del concerto di ieri a piazza San Giovanni a Roma ha ricordato la nostra lotta che ormai prosegue da cinque mesi... CONTINUA
 QUI'

- LAVORO -: Binario 21, Il diario: stanislao  Rocco Giorno 147. Milano, 2 maggio 2012 Ieri è stata la festa del 1° maggio. La festa dei lavoratori. Purtro...

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Caparezza: 1 Maggio 2012



Caparezza -

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martedì 27 settembre 2011

Proteste su blog e social network contro la cosiddetta norma ammazza blog


Il web in rivolta contro la norma 

"ammazza blog"


In 32mila protestano su Facebook

di Redazione
cameradep
Proteste su blog e social network contro la cosiddetta norma 'ammazza blog', ovvero le nuove regole inserite all'interno del 'ddl intercettazioni', sul quale il governo dovrebbe porre la fiducia.
La notizia ha scatenato immediatamente la reazione di blogger e utenti indignati che hanno gridato allo scandalo e al complotto nei confronti della libertà di espressione. La norma prevede che ogni gestore di sito informatico ha l'obbligo di rettificare qualsiasi contenuto pubblicato qualora ci fosse la richiesta di qualunque soggetto che si ritenga leso dal contenuto del post. E se non si rettifica la multa può raggiungere anche i 12mila euro, indipendentemente se il ricorso sia fondato o meno.
"Attenti, questa è la goccia che può far traboccare il vaso: si tratta di una dichiarazione di guerra alla Rete e noi non ci tireremo indietro" Ha scritto un utente sul gruppo Facebook, 'Salva i blog!', al quale sono iscritte già 32mila persone. "Loro attaccano noi, noi attaccheremo loro. Restiamo in attesa di nuove informazioni dal Palazzo. Agiremo di conseguenza", minaccia un altro utente su un blog di discussione politica.
"Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica - si legge nel testo della norma - le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono". La norma quindi equipara il web ai giornali cartacei, introducendo di fatto una parziale ma importante censura a quanto viene scritto e postato, dato che per ogni commento, nota o articolo, basterà una mail per chiederne la rimozione oppure la correzione di quegli aspetti considerati infamanti o diffamatori, indipendentemente dalla reale fondatezza della protesta.






 BAVAGLIO A BLOG E SITI INTERNET


NESSUN TELEGIORNALE HA AVUTO IL PERMESSO DI DIFFONDERE QUESTA NOTIZIA PASSIAMO PAROLA CON IL WEB per il futuro. Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet"; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60. Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo... il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta. In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito. Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro. Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le classi sociali. MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta. In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata. ITALIA: l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare. Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l'Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l'Iran. Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata "Punto Informatico" e il blog di Grillo. Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica la "democrazia" è un concetto VUOTO. Documentazione diffusa da Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani.



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Mobilitiamoci contro il nuovo bavaglio per il web

Come se non bastasse l'idea di un nuovo disegno di legge per vietare le intercettazioni e garantire cosi ai delinquenti l'impunita', pur di salvare il presidente del Consiglio, il governo ci ha infilato dentro anche una norma per ammazzare la Rete che grida vendetta in tutto il mondo.
Una volta approvata la legge bavaglio, infatti, i gestori dei siti e dei blog saranno obbligati a rettificare qualsiasi dichiarazione, qualsiasi commento, qualsiasi affermazione se qualunque soggetto che si ritiene leso lo chieda. Non c'e' bisogno di provare che l'affermazione di cui si chiede la rettifica e' calunniosa o lesiva di qualcosa. Non c'e' nemmeno bisogno di rivolgersi a un magistrato, figurarsi! Basta inviare una mail e, se la rettifica non arriva immediatamente, piovono multe da migliaia di euro. In questi anni Berlusconi ha scoperto che non gli bastano i Minzolini e i Feltri. Puo' controllare tutte le televisioni e condizionare i giornali, come e' riuscito a fare sino a pochi mesi fa, fino a far rimuovere i direttori che non lo osannavano abbastanza. Ma se non controlla la Rete e' fatica sprecata. Le verita' che vorrebbe nascondere saltano fuori lo stesso, le notizie che vorrebbe far passare sotto silenzio arrivano ovunque e, se riesce a chiudere una trasmissione, quella viene trasmessa sul web e raduna ancora più telespettatori che in tv. Grazie al web ha perso tre referendum che aveva cercato di oscurare in tutti i modi. Inoltre grazie ad internet sono state raccolte, in un mese, oltre 500 mila firme per eliminare il porcellum, nonostante il silenzio delle tv. Berlusconi ha deciso di vendicarsi della Rete. Non potendola controllare, cerca di spengerla. La legge preparata dal suo governo di zelanti servitori non ha uguali nel mondo. E' un insulto alla liberta' e alla democrazia, e' una misura fascista. La Rete si mobiliterà per impedire il suo oscuramento. Si mobilitera' ovunque anche l'Italia dei Valori e io spero che lo facciano tutte le forze democratiche di questo Paese. Bisogna che tutti stiano in guardia. Berlusconi e' arrivato al capolinea, ma i suoi ultimi mesi saranno i peggiori e i piu' pericolosi. E' già successo una volta, nel 1944-45.





Il presente Blog non rappresenta una testata giornalistica. Viene aggiornato senza alcuna periodicità pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7.03.2001. Le immagini presenti in questo Blog sono per lo più frutto di ricerche su Internet, pertanto qualora fossero riscontrate violazioni di copyright previo comunicazione saranno immediatamente rimosse .

http://cipiri.blogspot.com/2011/09/bavaglio-blog-e-siti-internet.html

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Lo stavo aspettando al varco, ed è arrivato. Il DDL Intercettazioni, altrimenti ribattezzato Legge Bavaglio e messo in quarantena un anno fa dopo le proteste di piazza, è stato scongelato come la ghianda dell’Era Glaciale, con il suo carico di virus per i quali il sistema immunitario della società moderna non è attrezzato a far fronte. Contiene il famigerato Comma 29, l’arma di distruzione di massa più micidiale che la casta italiana (e solo quella) abbia mai pensato di costruire e puntare contro l’informazione libera.


http://www.byoblu.com/post/2011/09/27/In-principio-furono-i-blog-Poi-venne-la-rettifica.aspx

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mercoledì 30 settembre 2009

Ecuador. Sospese le proteste indigene

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Ecuador. Sospese le proteste indigene

La disponibilità del governo a un incontro ha determinato, in Ecuador, la sospensione delle proteste organizzate dalla mezzanotte di domenica dall’influente Confederazione delle nazionalità indigene [Conaie] contro un disegno di legge sulle risorse idriche in discussione in parlamento. A prendere la decisione è stato Marlon Santi, presidente della Conaie, che pur parlando di una sospensione temporanea in attesa dei prossimi sviluppi, ha definito positiva l’attitudine del governo dopo aver incontrato Ramiro Vela, governatore di Cotopaxi. A mantenere lo stato di agitazione sarà invece la Confederazione delle nazionalità indigene di Amazzonia [Cofenaie]. Secondo fonti locali, le proteste di ieri si sono svolte generalmente senza grossi incidenti con qualche tensione a Cayambe-Coca [Guachalá] dove l’intervento della polizia in tenuta antisommossa per sgomberare un gruppo di manifestanti ha causato il ferimento di due persone. La Conaie si oppone al disegno di legge sull’acqua sostenendo che intende privatizzare le riserve idriche dei territori indigeni consegnandole a società straniere. Il presidente Rafael Correa dice invece che le proteste partono da presupposti falsi: sottolineando che la privatizzazione dell’acqua è vietata dalla Costituzione, Correa ha sostenuto che le manifestazioni sono strumentalizzate dall’opposizione.

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martedì 19 maggio 2009

All'Aquila proteste contro espropri e militarizzazione

All'Aquila proteste contro gli espropri e la militarizzazione
Enzo Mangini

La Protezione civile ha iniziato ad applicare la procedura prevista nel decreto del 28 aprile per requisire i terreni per i moduli abitativi. Proteste degli abitanti. I giornalisti aquilani contestano la militarizzazione della città. Martedì il decreto in aula al Senato.

E sono arrivati. Nonostante il testo definitivo del decreto deve ancora uscire dalle aule parlamentari, nonostante gli emendamenti proposti dal governo debbano ancora chiarire agli aquilani quale potrà essere il futuro della ricostruzione, sono arrivati. Pattuglie di tecnici della Protezione civile, accompagnate dalla Polizia e dalla Croce rossa, da ieri mattina hanno iniziato a ispezionare, misurare, recintare e infine espropriare le 20 aree dove, «nei prossimi sei mesi» dovranno sorgere i Complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili, i famigerati C.a.s.e.. Un acronimo beffardo per i primi proprietari di piccoli e medi appezzamenti di terreno, spesso il frutto del lavoro di una vita o di più generazioni, che senza essere stati informati preventivamente hanno ricevuto la poco cortese visita degli uomini di Bertolaso.
Si è iniziato a Santa Rufina di Roio, alle pendici del Gran Sasso, e poi a Pagliare di Sassa. Ma, primo problema, le mappe catastali in mano alle pattuglie della Protezione civile non sono aggiornate. A Pagliare di Sassa, per esempio, non risultava sulla mappa un centro commerciale, ancora incompiuto, che il comune voleva acquistare nel suo patrimonio. Ci sono state proteste, con i proprietari dei terreni individuati che hanno contestato il decreto di occupazione, la fase propedeutica all’esproprio. Hanno fatto notare alle pattuglie che vicino ai terreni «individuati» c’era un’area demaniale di una ventina di ettari che avrebbe potuto essere usata senza espropriare nessuno. Contestazioni ci sono state anche ad Assergi e a Sant’Elia, altre aree del vasto territorio dell’Aquila individuate per gli insediamenti delle C.a.s.e.. A nulla sono serviti finora gli appelli all’intervento del sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e gli abitanti iniziano a sperimentare quanto la ricostruzione «centralizzata» escogitata dal governo possa diventare un rullo compressore: la Protezione civile non ha intenzione di mollare e vuole continuare con gli espropri, anche se nemmeno gli indennizzi sono stati quantificati e non si sa se dipenderanno dalla destinazione originaria del terreno espropriato e da quella successiva all’edificazione delle C.a.s.e.. Le proteste arrivano anche da parte delle amministrazioni locali perché gli espropri e le successive edificazioni modificano – è scritto nel decreto – i piani regolatori. Nulla, a quanto pare, è stato contrattato con le amministrazioni localie e meno che mai con i cittadini che hanno deciso di riunirsi in un nuovo comitato per contestare il merito e il metodo degli espropri.
Intanto, dopo dieci ore di maratona di lavori parlamentari, nella notte la Commissione ambiente del Senato ha dato il via libera al decreto 39, che è stato calendarizzato per la discussione in aula a partire da martedì 19 maggio.
E all’Aquila arriva forte la protesta dell’Ordine regionale dei giornalisti che denuncia il clima di pesante militarizzazione che si respira nel capoluogo abruzzese: «La volontà dei giornalisti abruzzesi di contribuire alla rinascita dell’Aquila cozza con una evidente militarizzazione della citta’», ha detto il segretario dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Sergio D’Agostino, secondo il quale «questa mattina si è arrivati all’assurdo di impedire perfino al presidente dell’Ordine abruzzese, Stefano Pallotta, di seguire le operazione di installazione del conteiner con l’ufficio provvisorio del Consiglio dell’Ordine. Quell’ufficio rappresenta un presidio per tutti i giornalisti abruzzesi ed italiani, che dal 6 aprile lavorano all’Aquila per consentire alla pubblica opinione di tenere costantemente i fari accesi sulla tragedia del capoluogo. La sua riapertura, che dovrebbe essere salutata come un contributo alla normalizzazione della vita cittadina, viene invece ostacolata di fatto con una incomprensibile militarizzare dell’area. Farlo, vuol dire impedire ancora la ripresa di un’attivita’ che tra le tante ha un evidente valore simbolico: come potranno mai entrare all’Aquila i giornalisti abruzzesi, se neppure il presidente dell’Ordine è in grado di varcare ceck-point degni piu’ di una localita’ mediorientale che di una citta’ in cui tutti gli abruzzesi vogliono tornare a vivere e operare normalmente?». «Non vorremmo altrimenti dover pensare -conclude il segretario dell’Ordine – che invece l’obbiettivo reale, come pure denunciato nei giorni scorsi anche dal servizio pubblico radio-televisivo, sia quello di avere nell’area aquilana giornalisti ‘embedded’, cioe’ sotto stretto controllo, arrivando perfino a limitare l’attività degli organismi rappresentativi dei giornalisti».
Di certo c’è che il clima di plauso continuo per il governo e per Bertolaso che si respirava nei primi giorni del terremoto è ormai definitivamente tramontato. Il capo della Protezione civile e il presidente del consiglio non possono più contare sull’emozione suscitata dall’emergenza per far passare qualsiasi decisione sopra la testa degli aquilani. Ci sarà proprio un bel clima, a luglio, per il G8.

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