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mercoledì 22 giugno 2016

La City e Wall Street Usate come Lavanderia del Narcotraffico


L'intervento di Roberto Saviano al Parlamento britannico. 

Se si chiede quale sia il Paese più corrotto al mondo, la risposta più immediata è dettata dal grado di 
corruzione percepita. Magari si penserà al Messico, ai Paesi latinoamericani, a quelli africani, al Medio Oriente, all'Italia. E invece il più corrotto è l'Inghilterra, ma non di una corruzione che riguarda gli amministratori pubblici, i poliziotti, i sindaci, ma di una corruzione che è consustanziale al sistema economico. Il sistema economico inglese si alimenta di corruzione. E in tutto questo il governo e i cittadini britannici non si sono davvero resi conto
 dell'emergenza che sta attraversando il Paese.


Nel 2015 la National Crime Agency pubblicò un report i cui dati sono estremamente importanti. Il report spiegava che "ogni anno centinaia di miliardi di dollari di provenienza criminale quasi sicuramente continuano ad essere riciclati attraverso le banche del Regno Unito e le loro filiali". E aggiungeva che "l'entità del riciclaggio dei proventi criminali è quindi una minaccia per l'economia e la reputazione del Regno Unito". Di lì a poco anche il primo ministro David Cameron avrebbe espresso il suo impegno dichiarando: "Il Regno Unito non deve assolutamente diventare un paradiso fiscale per soldi sporchi di tutto il mondo". Eppure non è andata così.

In un documento molto interessante pubblicato da Transparency Uk a marzo del 2015 sul mercato 
immobiliare londinese come rifugio di capitali segreti e soldi sporchi, si parlava di soldi provenienti dalla corruzione, ma non veniva mai citata la parola mafia, né mai si è parlato di organizzazioni criminali. Il motivo è semplice: tranne che per rarissimi casi, in Inghilterra la mafia non si vede e non si sente. Non ci sono cadaveri sulle strade né sparatorie. In Messico o in Italia tra cadaveri, sangue e sequestri di droga non è possibile pensare che la mafia non esista. A Londra esiste ma è silenziosa, agisce nell'ombra. E soprattutto non ha l'odore acre del sangue, ma quello rassicurante dei soldi.

Senza il riciclaggio, il denaro delle mafie sarebbe un ricavato inerte. È necessario, invece, che rientri in circolo: il problema delle organizzazioni criminali non è fare soldi, ma riciclarli. E nel Regno Unito, secondo le stime di associazioni non-governative, vengono riciclati 57 miliardi di sterline (ovvero 74 miliardi di euro). Proventi illeciti che, dopo essere stati opportunamente ripuliti, vengono rimessi in circolo. In silenzio, i capitali criminali si muovono e minano la nostra economia 
e le nostre democrazie. In silenzio.

La City di Londra, insieme a Wall Street, è la più grande lavanderia al mondo di denaro sporco del 
narcotraffico. Londra è un sistema finanziario internazionale da cui passano transazioni da tutto il 
mondo per il valore di bilioni di sterline ogni anno e offre i servizi finanziari più ricercati. Ma non è tutto, perché oltre a questo, la capitale inglese si trova al centro
 del più importante sistema offshore del mondo.

Molti capitali internazionali che passano attraverso le dipendenze della Corona Britannica (come 
Jersey) e i territori d'Oltremare (come le Isole Cayman) - paradisi fiscali per eccellenza - vengono poi incanalate verso le banche della City e quando arrivano a Londra sono già stati ripuliti anche se 
originariamente erano sporchi. Come rivelò nel 2013 uno studio basato su inchieste di Transcrime (il 
Centro di ricerca sulla criminalità transnazionale dell'Università Cattolica di Milano) tutte le principali mafie italiane sono presenti nel Regno Unito con i loro affari. 
Uno studio di Transparency International 
del 2015 ha contato 36.342 immobili in un'area di 6 km quadrati a Londra di proprietà di società di 
copertura. Mentre il 75% degli immobili attualmente sotto indagine nel Regno Unito per reati legati alla corruzione sono registrati in paradisi fiscali. A Londra il 90% degli immobili di proprietà di società straniere sono di società registrate in paradisi fiscali.


È così che interi quartieri di Londra si stanno svuotando,
 diventando luoghi di investimento. 
Entrano i soldi, escono le persone.


Finalmente la stampa inglese si è accorta di questa vera e propria occupazione finanziaria della propria città: qualche giorno fa ha fatto rumore l'inchiesta del Guardian sul grattacielo residenziale più alto di Londra: St George Wharf Tower, un grissino di cemento di 50 piani dove i 214 appartamenti di lusso sono perlopiù intestati a magnati stranieri quando non posseduti da società offshore. Una torre con tutti gli optional che rimane vuota per la gran parte dell'anno, mentre la maggior parte dei londinesi non riesce nemmeno più a trovare un affitto accettabile: le case non servono per essere abitate, ma per fungere da casseforti di cemento,
 che custodiscono denaro, spesso riciclato.

Tra un mese la Gran Bretagna sarà chiamata a votare al referendum sulla cosiddetta Brexit, per 
esprimere la propria opinione sull'uscita o meno dall'Europa.

È fondamentale tenere presente che ci sono ambiti - come la sicurezza e la giustizia - in cui non si può agire isolati. Quando si parla di criminalità organizzata, di terrorismo, di narcotraffico, non esistono confini. Saremmo degli illusi a pensarlo.

Come si può pensare di affrontare qualcosa che è per 
definizione internazionale con strumenti nazionali?

Il Regno Unito non può più fare finta di nulla. Ora ha i dati, i risultati delle inchieste, gli avvertimenti degli esperti e delle autorità. Ora è il momento di muoversi, di fare qualcosa contro il denaro criminale, prima che il denaro criminale si compri tutta la Gran Bretagna.

Il testo è l'intervento tenuto da Roberto Saviano al Parlamento britannico su invito del parlamentare 
laburista David Lammy, ex ministro dell'Università

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martedì 18 ottobre 2011

Wall Street, manifestanti tolgono i soldi dal conto

A Wall Street, i manifestanti, hanno capito che la loro forza è questa, cioè togliere i soldi dal conto e mettere in serie difficoltà il sistema
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http://youtu.be/c9_vk2Hsyf4

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Poliziotti chiudono nella filiale i clienti della banca che volevano chiudere il loro conto: è quello che è successo in una filiale di Citibank a New York.
I clienti sono entrati in massa e hanno chiesto la chiusura del conto, nel frattempo entra la polizia e li chiude in filiale.
Cosa può significare?
Forse a Wall Street, i manifestanti, hanno capito che la loro forza è questa, cioè togliere i soldi dal conto e mettere in serie difficoltà il sistema?

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SEGUI LA DIRETTA VIDEO
 http://www.livestream.com/globalrevolution

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http://cipiri.blogspot.com/2011/10/gli-indignati-occupano-wall-street.html


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LE BANCHE DI PROPRIETÀ PUBBLICA COME STRUMENTO PER LO SVILUPPO ECONOMICO



IL MODELLO TEDESCO
- DI ELLEN BROWN - Global Research -
Le banche di proprietà pubblica sono state fondamentali per il finanziamento del “miracolo economico” della Germania dopo le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. Sebbene le banche pubbliche tedesche siano state prese di mira negli ultimi dieci anni dai loro concorrenti privati per ottenerne la distruzione, il modello rimane una valida alternativa all’affarismo privato ora oggetto di contestazione a Wall Street.

Una delle richieste avanzate dai manifestanti del modello Occupy Wall Street è la “public option” [Ndt: Per “public option” si intende l’ingresso dello Stato nel mercato privato] nel settore bancario. Che cosa ciò significhi è stato spiegato dal dottor Michael Hudson, docente di Economia presso l’Università del Missouri a Kansas City, in un’intervista a firma di Paul Jay del Real News Network del 6 ottobre:
[L]a richiesta non è semplicemente quella di creare una banca pubblica, ma di trattare le banche in genere come un servizio pubblico, proprio come le società elettriche vengono considerate di pubblica utilità.[…] Così come ci sono state pressioni per un ingresso dello Stato nel settore sanitario, ci dovrebbe essere l’ingresso dello Stato nel settore bancario. Ci dovrebbe essere una banca controllata dal governo che offra carte di credito con tassi di interesse non punitivi come quelli attualmente praticati pari al 30%, senza sanzioni, senza aumentare il tasso di interesse se non si paga la bolletta elettrica. Quello che ha reso l’America forte nel 19° secolo e nell’inizio del 20° secolo è stato l’avere infrastrutture essenzialmente pubbliche, proprio come se si hanno strade e ponti pubblici. […] L’idea alla base delle infrastrutture pubbliche consisteva nella volontà di pervenire alla riduzione del costo della vita e dei costi di impresa.
Negli Stati Uniti non si sente parlare molto dell’ingresso dello Stato nel settore bancario, ma alcuni paesi hanno già un forte settore bancario pubblico. A maggio 2010 un articolo comparso su The Economist sottolineava che la presenza di banche forti e stabili di proprietà pubblica in India, Cina e Brasile ha aiutato questi paesi a superare la crisi bancaria che negli ultimi anni sta affliggendo la maggior parte del mondo.
Negli Stati Uniti, il North Dakota è l’unico Stato a possedere una propria banca. È anche l’unico stato che ha potuto mostrare un avanzo di bilancio ogni anno dalla crisi del credito del 2008. Ha il più basso tasso di disoccupazione nel paese e il più basso tasso di inadempienze sui prestiti. Possiede giacimenti di petrolio, ma come altri stati che non stanno facendo altrettanto bene. Eppure, i media tendono ad attribuire il successo del Nord Dakota alle risorse petrolifere.
Tuttavia, ci sono altri modelli bancari pubblici occidentali che hanno avuto successo senza boom economici connessi al petrolio. L’Europa ha un forte settore bancario pubblico, in cui il paese leader è la Germania, dove vi sono undici banche regionali pubbliche e migliaia di casse di risparmio municipalizzate. La Germania nei primi anni dopo la Seconda Guerra Mondiale era un paese con un’economia disastrata, degenerata in baratto. Oggi è l’economia più grande e più robusta della zona euro. La produzione in Germania contribuisce al 25% del PIL, più del doppio rispetto a quanto fa il Regno Unito. Nonostante la recessione, il tasso di disoccupazione della Germania è al 6,8%, il valore più basso negli ultimi venti anni. Alla base della sua forza economica c’è il suo Mittelstand, un sistema di imprese, dalle piccole alle medie dimensioni, supportato da un forte sistema bancario regionale che è disposto a concedere prestiti per finanziare la ricerca e lo sviluppo.
Nel 1999 le banche pubbliche controllavano il credito interno tedesco e le banche private rappresentavano meno del 20% del mercato, rispetto a oltre il 40% in Francia, in Spagna, nei paesi nordici e nel Benelux. Da allora, in Germania le banche pubbliche sono state oggetto di attacchi; ma gli osservatori locali dicono che ciò è da imputare alla rivalità dei concorrenti privati, piuttosto che a una reale debolezza del settore.
Come precedente per la presenza dello Stato nel settore bancario, quindi, il modello tedesco merita uno sguardo più attento.
Dalle ceneri della sconfitta al diventare leader mondiale nella produzioneLa Germania si rigenerò come una fenice dalle disastrose sconfitte delle due guerre mondiali per diventare la potenza economica d’Europa nella seconda metà del XX secolo. Nel 1947 la produzione industriale tedesca era pari solo a un terzo del suo livello del 1938 e una notevole percentuale dei suoi uomini in età lavorativa erano morti. Meno di dieci anni dopo la guerra, già si parlava di miracolo economico tedesco e venti anni dopo la sua economia era oggetto di invidia di gran parte del mondo. Nel 2003 un paese delle dimensioni pari alla metà del Texas era diventato il principale esportatore mondiale, con una produzione di automobili di alta qualità, di macchinari, apparecchiature elettriche e prodotti chimici. Solo nel 2009 la Germania è stata superata per i volumi di prodotti esportati dalla Cina, che ha una popolazione di oltre 1,3 miliardi di persone rispetto agli 82 milioni della Germania. Nel 2010, mentre gran parte del mondo si stava ancora riprendendo dal crollo finanziario del 2008, la Germania ha fatto registrare una crescita economica del 3,6%.
Il miracolo economico del paese è stato attribuito a una varietà di fattori, tra cui la cancellazione del debito da parte degli Alleati, la riforma monetaria, l’eliminazione del controllo dei prezzi e la riduzione delle aliquote fiscali. Ma anche se questi fattori hanno liberato l’economia dai suoi ceppi, non bastano a spiegare la fenomenale ascesa della Germania da un devastato campo di battaglia a leader mondiale nella produzione e nel commercio.
Un trascurato punto di forza del dinamismo economico del Paese è il suo forte sistema bancario pubblico, il quale finalizza i suoi sforzi per il perseguimento dell’interesse generale, piuttosto che per la massimizzazione del profitto privato. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, sono state le Landesbanken di proprietà pubblica a dare sostegno alle aziende provinciali a conduzione familiare perché potessero entrare nel mercato mondiale. Ecco come Peter Dorman descrive le Landesbanken in un blog nel Luglio 2011:
Sono soggetti di proprietà pubblica che stanno sulla cima di una piramide fatta da migliaia di casse di risparmio di proprietà comunale. Se si considerano anche gli istituti di credito immobiliare di proprietà pubblica, circa la metà del totale del sistema bancario attivo tedesco appartiene al settore pubblico. (Un altro pezzo sostanziale è costituito dalle casse di risparmio cooperative.) Queste banche sono strumenti fondamentali della politica industriale tedesca, essendo specializzate nei prestiti al Mittelstand, cioè al sistema di imprese di piccole e medie dimensioni che sono il motore delle esportazioni del paese. Grazie alle Landesbanken, le piccole imprese in Germania hanno lo stesso accesso al capitale delle imprese di grandi dimensioni; non ci sono economie di scala nella finanza. Questo significa anche che i lavoratori nel settore delle piccole imprese guadagnano lo stesso salario di quelli impiegati nelle grandi multinazionali, hanno le stesse competenze e la stessa formazione e sono altrettanto produttivi.
Le Landesbanken svolgono una funzione di “banche universali” che operano in tutti i settori del mercato dei servizi finanziari. Sono tutte controllate da governi statali e operano come amministratori centrali di casse di risparmio di proprietà municipale, chiamate in Germania “Sparkassen”.
Le Casse di Risparmio sono stati istituite in Germania nel tardo 18° secolo come organizzazioni senza scopo di lucro per aiutare i poveri. L’intento era quello di aiutare le persone con basso reddito a risparmiare piccole somme di denaro e di svolgere una funzione di sostegno per coloro che volessero dare inizio ad attività imprenditoriali. La prima cassa di risparmio è stata costituita da accademici e mercanti con una mentalità filantropica ad Amburgo nel 1778 e la prima banca di risparmio che avesse come garante un governo locale è stato fondata nel 1801 a Gottinga. Le banche di risparmio comunale erano così efficaci e popolari che si diffusero rapidamente, aumentando da 630 nel 1850 a 2.834 nel 1903. Oggi le casse di risparmio operano con una rete di oltre 15.600 filiali e uffici, impiegano oltre 250.000 persone e si caratterizzano per la notevole capacità di investire con saggezza nelle imprese locali.
Prese di mira per la privatizzazioneLa reputazione e la posizione delle banche pubbliche tedesche sono state, tuttavia, poste in discussione quando sono hanno assunto una posizione di concorrenza sui mercati internazionali. Peter Dorman scrive:
Alla UE non piacciono le Landesbanken. Essa ha denunciato come la proprietà statale comporti sovvenzioni pubbliche esplicite e implicite che violano le regole della politica di concorrenza. Per oltre un decennio, la UE ha combattuto perché il sistema fosse privatizzato. Alla fine, la controversia è semplicemente ideologica: se si pensa che la proprietà pubblica debba essere un’eccezione, accuratamente creata per affrontare fallimenti di uno specifico mercato, allora le Landesbanken devono essere messe in blocco all’asta. Se si pensa che l’economia debba essere organizzata in modo da soddisfare esigenze socialmente definite e che dovrebbero essere degli input pubblici a decidere come allocare la maggior parte del capitale, si deve lottare per mantenere le Landesbanken come sono. (C’è un movimento in corso negli Stati Uniti per promuovere le banche pubbliche.)
Le vicende del sistema bancario tedesco negli ultimi dieci anni sono state ricostruite in un articolo dal titolo “L’obiettivo sporco della Commissione: far divorare WESTLB da banche private” (La WESTLB AG è una banca commerciale parzialmente posseduta dallo stato tedesco della Renania Settentrionale-Vestfalia) del luglio 2011, scritto da Ralph Niemeyer, redattore capo di EUchronicle. Egli osserva che, dopo il 1999, le più importanti banche private hanno abbandonato la strada della sostenibilità perseguita dal sistema bancario tradizionale per giocare sui CDO [Collateralized Debt Obligation: sono letteralmente obbligazioni che hanno come garanzia (collaterale) un debito], sui credit default swap [CDS: è un accordo tra un acquirente e un venditore per mezzo del quale il compratore paga un premio periodico a fronte di un pagamento da parte del venditore in occasione di un evento relativo ad un credito (come ad esempio il fallimento del debitore) cui il contratto è riferito] e sui derivati. Le banche private tedesche hanno accumulato circa 600 miliardi di euro di asset tossici attraverso le loro filiali bancarie di investimento e i contribuenti tedeschi stanno fornendo garanzie per le tensioni ad essi associate. La Deutsche Bank AG ha fatto registrare profitti record che sono stati ripartiti esclusivamente nella sua divisione di investimento bancario, che ha fatto una fortuna commerciale grazie ai credit default swaps sulle obbligazioni dello stato greco. Quando questo investimento si è guastato, il governo tedesco ha dovuto salvare l’istituto finanziario in cui la Deutsche Bank AG aveva scaricato questi asset tossici.
Mentre le grandi banche private stavano puntando sui casinò dei mercati finanziari, i prestiti alle imprese e all’economia “reale” sono state lasciate alle Sparkassen pubbliche, che sono state più efficienti nel servire il cittadino medio e le imprese locali perché non erano società di capitali che dovevano soddisfare la fame sempre più grande degli azionisti di dividendi. Oggi la quota di mercato delle banche private in Germania è solo del 28,4% e la Deutsche Bank AG domina il segmento. Ma con una quota di mercato del 7%, è ancora molto indietro rispetto alle banche pubbliche di proprietà delle municipalità e delle comunità.
Niemeyer dice che le banche private hanno voluto rompere il dominio sul mercato delle banche pubbliche per ottenere per sé stesse un pezzo più grande della torta e hanno usato la Commissione Europea per farlo. Le banche private tedesche, e la Deutsche Bank AG in particolare, hanno fatto pressioni sin dai primi anni ‘90 sulla Commissione Europea perché attaccasse il governo tedesco per la “rigidità” del settore bancario pubblico nel paese.
Il FMI, anche, aveva da tempo chiesto che qualsiasi monopolio pubblico nel mercato bancario tedesco fosse spezzato, elencando le loro “inefficienze”. Quando le Sparkassen pubbliche e le Landesbanken sono state riluttanti a rivolgersi a banche di investimento con profitti alle stelle, furono etichettate come burocratiche e poco appetibili. Quando furono poste sotto pressione per aumentare i rendimenti per i governi che le possedevano, le Landesbanken tedesche si sono aperte ai derivati ​​e ai CDO (fraudolentemente con rating tripla A). Ma mentre “hanno perso miliardi in Goldman Sachs, nella Deutsche Bank e nella Lehman Brothers“, dice Niemeyer il grado in cui erano coinvolte in operazioni altamente speculative era “ridicolo in confronto al danno fatto dalle banche private, per le quali sono ora i contribuenti a fornire garanzie.”
Sono state le banche e le casse di risparmio a fornire liquidità all’economia reale e a intervenire a favore delle banche private, quando queste smisero di scommettere nel casinò finanziario; ma è stato sugli errori delle Landesbanken e delle Sparkassen che i media hanno concentrato la loro attenzione. Il vero motivo, afferma Niemeyer, era che le grandi banche private volevano la quota di mercato delle banche pubbliche per sé stesse:
Al fine di riconquistare questa importante quota di mercato, è diventato una prerogativa distruggere completamente il sistema bancario pubblico in Germania. Questa mossa impopolare non potrebbe mai venire dal governo tedesco in sé, è per questo che la Commissione [europea] è stata impiegata per questo lavoro sporco.
Il prezzo del successo
Le banche pubbliche tedesche sono state fatte crollare sottraendo loro il sostegno pubblico. In precedenza, avevano goduto di garanzie statali che avevano permesso loro di acquisire ed erogare fondi a tassi sostanzialmente migliori rispetto a quelli delle banche private. Ma nel 2001 la Commissione Europea decise di privare le Landesbanken delle loro esplicite garanzie di credito statali, costringendole a competere alle stesse condizioni delle banche private. E oggi l’Autorità bancaria europea si rifiuta di considerare le garanzie statali implicite alle banche nei loro “stress test” quando valutano la solvibilità delle banche.
Il risultato è che le banche pubbliche tedesche sono state spogliate di ciò che le ha rese sinora stabili, sicure e in grado di prestare a tassi di interesse bassi: hanno avuto la piena fede e il credito del governo, nonché il consenso dell’opinione pubblica. Non avendo quale motivazione del loro agire il profitto, con particolare attenzione al perseguimento dell’interesse pubblico e facendo affidamento sulle garanzie del governo, le banche pubbliche tedesche sono state in grado di trasformare il credito bancario in quella sorta di pubblica utilità descritta dal Prof. Hudson.
L’esempio della Germania dimostra che anche il successo non basta quale garanzia di fronte a un implacabile attacco di propaganda da parte delle grandi banche di proprietà privata interessate solo a fare soldi per i loro amministratori delegati, i loro ricchi clienti e i loro azionisti. Ma sbirciando dietro la propaganda, il modello bancario pubblico che tanto ha contribuito al successo economico della Germania può essere un esempio da seguire per un sistema bancario negli Stati Uniti che sia al servizio di Main Street piuttosto che di Wall Street.
**********************************************Fonte: Publicly-owned Banks as an Instrument of Economic Development: The German Model
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giovedì 6 ottobre 2011

Indignados , Usa , a Wall street si canta Bella Ciao





Indignados 
Usa
a Wall street si canta Bella Ciao
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Diecimila mila, o forse 30 mila. Comunque in tantissimi hanno marciato ieri sera dallo Zuccotti Park fino a Wall Street. Ma quando, giunti a destinazione, alcuni dimostranti hanno cercato di forzare le barriere a protezione della borsa di New York la polizia ha utilizzato gas urticanti per disperdere i manifestanti e sono cominciati gli scontri. Così, alle nove della sera (le tre del mattino italiane) si è conclusa la marcia degli indignados statunitensi: i manifestanti circondati (tra loro anche Michael Moore) e molti di loro portati via. Almeno diciotto gi arresti.
Occupy Wall Street, racconta da twitter che molti dei manifestanti sono tornati allo Zuccotti Park, il campo base della protesta. Ma da twitter si conoscono anche gli slogan urlati e e cantati dai manifestanti. Su tutti "we are the 99 percent" (noi siamo il 99%) e "this is what democracy looks like" (questa è la faccia della democrazia). Ma tra le canzoni, certamente ha spiccato la versione strumentale della banda dei dimostranti di "Bella ciao".

Gli Indignati si preparano a scendere in piazza anche oltreoceano. Dopo Grecia, Spagna, Islanda e Israele (in Italia debutteranno il 10 settembre a Roma), il 17 settembre sarà il turno degli Stati Uniti. Il luogo scelto per la prima protesta è più che simbolico: Wall Street, la strada in cui ha sede la borsa di New York. L'appello alla mobilitazione, lanciato a luglio dallo storico collettivo di 'artivisti' no-global di Adbusters e rilanciato il mese scorso dagli 'hacktivisti' di Anonymous, punta niente di meno che a 'occupare Wall Street' con una tendopoli permanente presidiata da ventimila manifestanti decisi a resistere, pacificamente, a ogni tentativo di sgombero. Una protesta che si presenta esplicitamente come 'rivoluzionaria' e continuatrice del movimento antiglobalizzazione nato alla fine degli anni '90.
"In questo momento storico - si legge nell'appello del 'Culture Jammers HQ' di Adbusters - la tattica rivoluzionaria sta attraversando un cambiamento che fa sperare bene per il futuro. Lo spirito di questa nuova tattica, una fusione tra Piazza Tahrir e gli 'acampados' di Spagna, è ben espresso da queste parole: 'Il movimento antiglobalizzazione è stato il primo passo lungo questa strada. All'epoca il nostro modello era attaccare il sistema come un branco di lupi. C'era un maschio alfa, un lupo che guidava il gruppo, e altri che seguivano. Ora il modello si è evoluto. Oggi siamo un grande sciame di persone' (Raimundo Viejo, Università Pompeu Fabra, Barcellona)".
Concetti ribaditi anche nel massaggio di adesione di Anonymous: "L'occupazione di Wall Street potrà essere un momento di rottura politica come è accaduto con le prime proteste in Egitto, oppure, come in Spagna, segnerà l'inizio di un processo di democrazia diretta per la costruzione di un nuovo movimento per la giustizia sociale. Ripartiamo da dove i primi no-global si sono fermati, facendo fiorire un nuovo movimento di movimenti".
"È giunta l'ora di dispiegare questa strategia emergente - continua l'appello originario di Adbusters - contro il più grande corruttore della nostra democrazia: Wall Street, la Gomorra finanziaria d'America. Il 17 settembre vogliamo vedere 20mila persone riversarsi a Lower Manhattan, tirare su tende, cucine, barricate pacifiche e occupare Wall Street per qualche mese. Una volta lì, ribadiremo incessantemente un'unica, semplice, rivendicazione in una pluralità di voci. Chiederemo a Barack Obama di istituire una commissione presidenziale incaricata di porre fine all'influenza esercitata dal denaro sui nostri rappresentanti a Washington. È tempo di democrazia e non corporatocrazia, o per noi sarà la fine".
"Se sapremo tenere duro, ventimila volte forti, una settimana dopo l'altra, contro ogni tentativo della polizia e della Guardia Nazionale di cacciarci da Wall Street, Obama non potrà ignorarci. Il nostro governo sarà costretto a scegliere pubblicamente tra la volontà del popolo e le corporation che lucrano. Potrebbe essere l'inizio di una dinamica sociale del tutto nuova in America, una spanna sopra il movimento Tea Party, dove invece di finire prede inermi dall'attuale struttura di potere noi, il popolo, iniziamo a prenderci ciò che vogliamo".
Le richieste in cui si articola la generica domanda di 'separazione tra denaro e politica', attualmente sottoposte a un sondaggio online su Facebook, sono il divieto per le corporation di finanziare la politica, una rigida tassazione sui loro profitti, un sistema fiscale fortemente progressivo, il controllo comunitario delle economie locali, un nuovo 'New Deal' di riforme economiche e sociali per stimolare l'economia.
"'Occupa Wall Street' - si legge su uno dei due siti l sito dell'iniziativa - è un movimento di resistenza 'open source', senza leader, fatto di persone di ogni colore, sesso e ideologia politica. L'unica cosa che tutti abbiamo in comune è che siamo il 99 per cento che non tollererà più l'avidità e la corruzione dell'uno per cento. Dopo l'appello di Adbusters, molte persone in tutto il Paese hanno aderito all'organizzazione di questo evento, come l'Assemblea Popolare di New York, U.S. Day of Rage e altri, impegnati a pianificare altre occupazioni simili nel prossimo futuro, come quella di Freedom Square a Washington organizzata da Ottobre2011 per il 6 ottobre" (in occasione del decennale dell'invasione dell'Afghanistan).
E ancora: "Il popolo sovrano di ogni nazione ha il potere, il diritto e il dovere di guidare il destino della sua nazione. Perché occupare Wall Street? Perché ci appartiene, perché perché noi possiamo (because we can)!"
"Se riusciremo a dosare bene nonviolenza, tenacia e furbizia strategica, l'S17 (17 settembre, ndr) potrebbe essere l'inizio della rivoluzione globale che tutti noi sogniamo da tanto tempo... Sarebbe bello".
Enrico Piovesana

http://it.peacereporter.net/articolo/30285/Indignati+Usa%3A+Occupiamo+Wall+Street!


Gli indignati occupano Wall Street


The resistance continues at Liberty Square and Nationwide!



USA: 700 ARRESTI A NEW YORK. REPRESSIONE A WALL STREET. DIRETTA VIDEO

Annunciata ed eseguita la repressione nei confronti del movimento che da settimane occupa la piazza simbolo della finanza mondiale. Circa 700 persone sono state arrestate a New York. Le forze di polizia sono intervenute quando i dimostranti hanno bloccato il traffico sul ponte di Brooklyn e hanno cercato di dar vita a un corteo. La protesta del movimento Occupy Wall Street va avanti da due settimane e si sta estendendo anche in altre città statunientsi. A New York City circa 2.000 manifestanti hanno installato il loro quartier generale a Zuccotti Park, tra la Broadway e Liberty Street, non lontano dai grattacieli di Wall Street. E hanno intenzione di rimanerci per mesi. Da lì, verso le 15.30 ora locale, si sono mossi in direzione del ponte di Brooklyn, distante circa quattro chilometri. Una marcia con cui hanno voluto, tra l’altro, sostenere il movimento SlutWalk contro gli abusi sessuali sulle donne.

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Termine introdotto da C.G. Jung (1875-1961), con riferimento a un’Imago ‘materna’, ‘paterna’, ‘fraterna’ e divenuto di uso comune in psicanalisi. Caratterizzata come ‘rappresentazione o immagine inconscia’, l’Imago è piuttosto uno schema immaginario, un prototipo inconscio che orienta in maniera specifica il modo in cui il soggetto percepisce l’altro, ne orienta cioè le proiezioni. Formatasi sulla base delle prime relazioni del bambino con l’ambiente familiare, l’Imago non va peraltro considerata come correlato di figure reali, ma presenta carattere fantasmatico; così a un’Imago genitoriale minacciosa e terribile possono corrispondere genitori reali estremamente miti...leggi tutto -

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lunedì 3 ottobre 2011

Gli indignati occupano Wall Street - DIRETTA VIDEO ORA -

Gli indignati occupano Wall Street


The resistance continues at Liberty Square and Nationwide!



USA: 700 ARRESTI A NEW YORK. REPRESSIONE A WALL STREET. DIRETTA VIDEO

Annunciata ed eseguita la repressione nei confronti del movimento che da settimane occupa la piazza simbolo della finanza mondiale. Circa 700 persone sono state arrestate a New York. Le forze di polizia sono intervenute quando i dimostranti hanno bloccato il traffico sul ponte di Brooklyn e hanno cercato di dar vita a un corteo. La protesta del movimento Occupy Wall Street va avanti da due settimane e si sta estendendo anche in altre città statunientsi. A New York City circa 2.000 manifestanti hanno installato il loro quartier generale a Zuccotti Park, tra la Broadway e Liberty Street, non lontano dai grattacieli di Wall Street. E hanno intenzione di rimanerci per mesi. Da lì, verso le 15.30 ora locale, si sono mossi in direzione del ponte di Brooklyn, distante circa quattro chilometri. Una marcia con cui hanno voluto, tra l’altro, sostenere il movimento SlutWalk contro gli abusi sessuali sulle donne.

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venerdì 30 settembre 2011

Gli indignati occupano Wall Street


The resistance continues at Liberty Square and Nationwide!



Gli indignati d’oltreoceano 

occupano 

Wall Street 

Il 17 Settembre scorso diverse centinaia di manifestanti hanno trascorso la loro prima notte di 'occupazione' davanti alla sede della borsa di Wall Street a New York con l’intento di protestare contro le strutture di potere statunitensi e rivendicare un sistema di democrazia popolare.

di Dario Lo Scalzo - 28 Settembre 2011

occupy wall street
Il 17 Settembre scorso diverse centinaia di manifestanti hanno trascorso la loro prima notte di 'occupazione' davanti alla sede della borsa di Wall Street
A lanciare l’idea e l’appello dell’occupazione furono in luglio gli attivisti no-global Adbusters. In breve tempo moltissimi accolsero positivamente quella che inizialmente poteva apparire una provocazione e che, al contrario, ha condotto alla creazione del movimento Occupy Wall Street.
Incoraggiati e ispirati dagli eventi della primavera araba e dalle proteste di massa spagnole, migliaia di persone provenienti da ogni parte degli Stati Uniti hanno dato vita a questo movimento di occupazione simbolica di Wall Street. È ormai trascorsa più di una settimana e gli 'indignados' d'oltreoceano si fanno sempre più numerosi nonostante gli scontri ed il tentativo di repressione dei 'cops', i poliziotti newyorkesi che non hanno esitato ad intervenire con la forza davanti a persone la cui protesta è manifestata con il pacifismo.
Occupa Wall Street è infatti un movimento molto tenace che vuole protestare senza violenza e che bada bene alla sicurezza dei propri aderenti. Tende e barricate pacifiche occupano l’area circostante la borsa newyorkese, considerata dagli attivisti no-global di Adbusters il più grande corruttore della democrazia.
Si tratta di un movimento di resistenza senza leader, costituito da persone di ogni colore, sesso e ideologia politica aventi tutti quanti in comune il "We are the 99%", siamo il 99% che non tollererà più l'avidità e la corruzione dell'1%.
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Occupy Wall Street, manifestazione non violenta del 17 settembre 2011
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È gente comune stanca della cupidigia di pochi che continuano a manipolare il sistema e a speculare sulla gente e sul loro futuro. È gente comune che non vuole più accettare passivamente i giochi economici che vengono supportati e coperti dalla politica corrotta.
In piena era Obama, tra gli slogans di Occupa Wall Street quello della rivendicazione della sovranità del popolo che deve avere il diritto ed il dovere di determinare il proprio destino. Il movimento auspica una vera rivoluzione globale, l’inizio di una nuova era in cui si possa fuoriuscire dalle malsane logiche di finanziamento della politica da parte delle corporation, generatrici di corruzione ed affarismo, e nella quale si possa lanciare realmente un’epoca di riforme sociali ed ecomoniche.
Al grido 'We can' il movimento cerca di informare, coinvolgere ed attirare l’attenzione non solo nel continente americano ma anche a livello internazionale sfruttando l’indubbia forza del web. Ovviamente l’informazione e i media giocano un ruolo determinante per la diffusione delle ragioni della protesta e nei giorni scorsi gli organizzatori hanno fatto appello alla collaborazione e al senso di responsabilità e professionalità dei giornalisti. Dalle testimonianze ricevute dagli States, il risultato di tali azioni non è di rimarco visto il blackout mediatico al riguardo della protesta popolare.
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Arresto di un manifestante pacifico
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Il malessere, il malcontento e l’esasperazione della gente continuano a diramarsi da una parte all’altra del pianeta e sembrano essere dei segni chiari ed evidenti del 'caos' di questa epoca, come conseguenza di ciò che è stato seminato nei decenni passati.
Dal mondo arabo a quello europeo per giungere adesso sino a quello nord americano, soffiano venti di fomento e rivolta popolare. Al di là dei differenti modelli culturali e sociali sviluppatisi è forse giunto il tempo dell’omogeneizzazione delle volontà e dell’agire in prima persona. Un sentimento di disapprovazione con effetto domino che nasce dalla necessità di dare centralità all’essere 'umano' e dalla rinuncia della sopraffazione di uomini su altri uomini risultante dell’eccessivo individualismo e del sopruso del 'potere'.

'Occupa Wall Street' è un movimento molto tenace che vuole protestare senza violenza
Siamo di fronte ad una scossa di terremoto a livello planetario le cui onde sismiche si propagano in tutte le direzioni urlando a gran voce il fallimento del modello creato. Sono nuove vibrazioni, forse ancora poco comprese e non ancora del tutto decodificate dall’oligarchia che gestisce quel modello, ormai sull’orlo del precipizio.
Ciak si gira, forse siamo pronti, con nuovi attori: un nuovo popolo che ha vinto la sonnolenza e lotta contro la paura dell’educazione di sistema e che, spinto da un maggiore senso civico e dopo avere recitato a lungo il ruolo della vittima impotente, riconosce infine la propria forza nell’unione. Non c’è più nulla da perdere dopo la disperazione e la storia insegna che se non c’è più niente da perdere c’è l’azione ed il cambiamento.
In lungo e largo dei continenti, siamo vittima del modello che noi stessi abbiamo creato e messo in piedi e che non riusciamo più a condurre e a monitorare. Un modello fittizio fatto di schermate e di tecnologia che è crudele nelle sue sentenze telematiche. Questo modello accelera ed accelera senza sosta, ormai ci domina; spazza via tutto e cavalca la prevaricazione e la logica del profitto a scapito della determinazione e della dignità umana.
Ci attendono altri giorni difficili, nell’attesa c’è da sperare che almeno alcune scosse di quel terremoto planetario non dimentichino di fare una visita anche altrove.
“Coloro che rendono impossibile una rivoluzione pacifica renderanno inevitabile una rivoluzione violenta” (J.F. Kennedy)


http://www.ilcambiamento.it/lontano_riflettori/indignati_usa_occupano_wall_street.html
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