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giovedì 1 maggio 2014

L'IMPORTANZA DELLA CELEBRAZIONE DEL PRIMO MAGGIO



L'IMPORTANZA DELLA CELEBRAZIONE DEL PRIMO MAGGIO.

Perché sono dell'idea che sia importante celebrare il primo maggio in ogni piazza nonostante ormai sia legittimo domandarsi che senso abbia festeggiare la festa del lavoro quando lavoro quasi non ce n'è??

Semplice, proprio perché stiamo vivendo una crisi senza precedenti con la disoccupazione alle stelle, con la precarizzazione del lavoro intesa come precarietà della vita, con i diritti dei lavoratori (per chi ha la fortuna di avercelo un lavoro) calpestati quotidianamente, ritengo che sia più che mai doveroso e opportuno ricordare i motivi per cui ogni primo maggio in diverse parti del mondo si festeggia il Lavoro.

La Festa del lavoro o Festa dei lavoratori viene celebrata il 1º maggio di ogni anno in molti Paesi del mondo per ricordare l'impegno del movimento sindacale e i traguardi raggiunti dai lavoratori in campo economico e sociale, le tante battaglie fatte nel nome della giustizia sociale e dell'equità, per pretendere il rispetto dell'Uomo e della Donna che mettono a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per la collettività e per avere diritto ad una retribuzione che consenta loro una vita dignitosa e non una sopravvivenza stentata.



Ma perché fu scelta proprio questa data?

Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l'idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese: "Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi".
 Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1 maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, 
era stata repressa nel sangue. A far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket.
 Il 3 maggio i lavoratori in sciopero di Chicago si ritrovarono all'ingresso 
della fabbrica di macchine agricole McCormick. 
La polizia, chiamata a reprimere l'assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone
 due e ferendone diversi altri. 
Per protestare contro la brutalità delle forze dell'ordine gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi nell'Haymarket square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò nuovamente sui manifestanti provocando numerose vittime, anche tra i suoi.

L'11 novembre del 1887 a Chicago (USA), quattro operai, quattro organizzatori sindacali e quattro anarchici furono impiccati per aver organizzato il 1º maggio dell'anno precedente lo sciopero 
e una manifestazione per le otto ore di lavoro.

Comprendo bene le difficoltà che noi tutti in questa fase storica particolarmente delicata abbiamo nel "festeggiare" il primo maggio e le ragioni le conosciamo bene, ma è proprio quando vieni atterrato, umiliato, calpestato, deriso e privato di tutto che devi ritrovare la forza di rialzarti e di ricordare le ragioni della tua lotta e di quelli che ti hanno preceduto dando anche la vita per riuscire ad ottenere 
quei diritti che ci stanno ferocemente togliendo.

BUON PRIMO MAGGIO A TUTTI VOI E SOPRATTUTTO
 A CHI NON ABBASSA LA TESTA.


PER NON DIMENTICARE 
 1 Maggio : 1947 A portella della Ginestra muoiono 11 contadini riuniti 
per festeggiare il primo maggio. 
A sparare, per conto dei proprietari terrieri, sono gli uomini di Salvatore Giuliano.
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mercoledì 1 maggio 2013

1 maggio Mayday Parade: corteo contro Expo e precariato

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La MayDay di quest’anno finirà il 1° Maggio del 2015, all’apertura di EXPO 2015.

Due anni per parlare di reddito diretto e indiretto, dei legami tra luoghi di vita e lavoro, di nocività e sviluppo, per fronteggiare un’Esposizione Universale che incombe sul territorio metrolombardo imponendo immaginari e devastando territori.

Perché EXPO è debito cemento e precarietà

Perché EXPO è un grande acceleratore di opere dannose.

Opporsi a questo “grande evento” vuol dire opporsi alla crisi e al ricatto del debito. 

Vuol dire opporsi alle nocività e all’economia del cemento coi suoi scempi ambientali realizzati in spregio all’interesse comune,

Vuol dire opporsi alla precarizzazione delle nostre esistenze lungo tutti i suoi assi: reddito, casa, mobilità, sapere, affetti.

PER TUTTE E TUTTI UNA SOLA GRANDE OPERA: REDDITO

Un reddito di base incondizionato come misura concreta di intervento contro

la precarietà e nella precarietà, per rompere la gabbia del ricatto e del bisogno.

MAYDAY 2013
1° Maggio 2013 – Ore 15.00
Piazza 24 Maggio – Milano



Manifestazione sempre meno folkloristica e più impegnata dal punto di vista politico e sociale come si evince dallo slogan di quest'anno "Una sola grande opera: reddito per tutti" - Crisi economica, Expo, precarietà. Questi i temi principali della Mayday 2013, la manifestazione dei precari che si tiene a Milano ogni primo maggio dal 2001. Quest'anno il corteo non si fermerà come di consueto davanti al Castello Sforzesco ma concluderà il suo percorso in viale Liberazione nei pressi della nuova sede della Regione Lombardia. Corteo sempre meno folkloristico e più impegnato dal punto di vista politico e sociale come si evince dallo slogan di quest'anno "Una sola grande opera: reddito per tutti". Una Mayday ipercritica della politica delle grandi opere e dei grandi eventi come Expo.

"Expo era l'evento che doveva ridisegnare l'immagine della città. Invece ha portato solo cemento, speculazione e precarietà" . "Dire no ad Expo - vuol dire, non solo recuperare quelle risorse drenate per Expo, ma fare a meno di una Lombardia fatta solo di cemento e asfalto ".

Per gli organizzatori della manifestazione, Expo è solo uno spreco di denaro. Soldi che invece andrebbero investiti per risolvere i problemi dei precari attraverso l'istituzione di un reddito minimo garantito. Precari, accusano gli organizzatori, che il più delle volte vengono lasciati soli e devono farcela con le proprie forze. Come gli ex lavoratori della Maflow che nel marzo di quest'anno hanno fondato la Ri-Maflow cooperativa sociale onlus che si occupa di riciclo e riconversione di rifiuti hi-tech. Anche loro parteciperanno alla Mayday per dare sfogo al loro disagio. .
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lunedì 2 maggio 2011

Primo maggio al concerto vietata parola referendum

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Primo maggio, al concertone è vietato parlare dei referendum su acqua e nucleare

1 maggio 2011

Gli artisti costretti a firmare una liberatoria: chi apre bocca rischia una multa di decine di migliaia di euro

Il Comitato ‘Vota si’ per fermare il nucleare’, e’ fortemente contrario alla liberatoria che e’ stata fatta firmare agli artisti del Concertone del primo maggio ‘e che prevede decine di migliaia di euro di multa se si parla di acqua o nucleare’.

INACCETTABILE – ‘E’ un fatto inaccettabile – si legge in una nota del comitato che riunisce oltre 70 associazioni per il referendum del 12 e 13 luglio – che si aggiunge alla truffa in atto per scippare i referendum agli italiani. Ma aggireremo la censura: quello che non hanno potuto dire dal palco gli artisti lo hanno detto alle nostre telecamere. Le loro dichiarazioni saranno da domani sul sito http://www.fermiamoilnucleare.it/ Secondo il Comitato, in particolare, ‘e’ inaccettabile che da una parte non sia ancora stato approvato il regolamento che governa l’informazione per i referendum, che avrebbe dovuto gia’ essere in vigore, e dall’altra, invece, si applicano regole estemporanee e che, con ogni evidenza non rispettano il sentire degli italiani. Lo dimostrano anche le bandiere in piazza e la protesta degli artisti’. Insomma, conclude la nota, ‘quelle decine di migliaia di euro che pendono sulla liberta’ d’espressione degli artisti sono un’offesa inaccettabile alla liberta’ d’espressione e al pluralismo. Un’offesa agli italiani’.

… E GRAVE - ‘E’ veramente grave che qualcuno abbia pensato di impedire la libera espressione del pensiero in un’occasione pubblica come il concertone di oggi. E’ necessario capire chi, con spirito anti-libertario e anche arti-artistico, possa avere concepito simili condizioni per vietare agli artisti di esprimersi o di far parte di un comitato referendario. Sono clausole degne di un ministero della cultura popolare. Cose del genere non accadevano in Italia dai tempi del regime. Forse chi ha scritto quel testo pensava di essere in Iran! Gli artisti che hanno saputo reagire e denunciare la censura meritano un grazie per il loro gesto’. Lo afferma Ignazio Marino del Pd. In ogni caso le molto visibili bandiere di Greenpeace hanno accertato che lo spirito sui due referendum c’è.


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domenica 1 maggio 2011

PRIMO MAGGIO TUTTO L'ANNO, senza lavoro non esiste democrazia

PRIMO MAGGIO TUTTO L'ANNO

senza lavoro non esiste democrazia


Vorrei partire dal concetto di ricatto. Vorrei partire dal concetto di ricatto per parlare di lavoro, lo stesso che celebriamo oggi 1 maggio. Negli ultimi anni, infatti, il lavoro non è più concepito e vissuto come un diritto stabilito al primo articolo della nostra Costituzione, bensì è declinato e realizzato nei termini di un ricatto. Da parte di una "certa" politica, da parte di una "certa" concezione del mercato come legge del più forte e delle mani libere. Ricatto è la precarietà dilagante che impedisce soprattutto ai giovani di progettare e sognare la propria vita (non solo futura, ma anche presente). Ricatto è quello imposto a Pomigliano e Mirafiori dalla Fiat e dal governo, con la rinuncia dei diritti imposta ai lavoratori in cambio dell'occupazione. Ricatto è l'erosione del Contratto nazionale e dello Statuto dei lavoratori, pensando ad un sindacato ridotto a mero organo burocratico di ratifica dove il sano conflitto sociale, entro i confini democratici, viene criminalizzato. Ricatto è il dilagare dei contratti a progetto, dei co.co.pro e co.co.co che impediscono di maturare una pensione e di accendere un mutuo, che proibiscono al sindacato la tutela vera dei lavoratori, perché domina una giungla contrattuale in cui il singolo deve contrattare diritti e posizione davanti al datore di impiego. Ricatto è il tentativo di spaccare l'unità sindacale riducendo il sindacato a mero organo di ratifica senza potere effettivo, perché nel deserto normativo non c'è più alcun diritto da tutelare. Al Sud, dove la disoccupazione è dilagante, esiste una fetta consistente di persone che il lavoro lo possiede anche, ma solo come frutto di una concessione e dunque nella forma di privilegio. Concessione fatta a fini elettorali, magari, oppure di generica clientela. Dinamica, questa, che crea la premessa per vincoli di appartenenza capaci di inquinare la democrazia perché il voto cessa di essere libero, ma diventa espressione della fedeltà e dell'obbedienza. Eppure al Sud il denaro non è mancato, essendo stato drenato con forza dall'Ue per sostenere lo sviluppo delle zone cosiddette depresse, attraverso per esempio il sostegno ai corsi di formazione. Da presidente della Commissione controllo per il bilancio del Parlamento europeo ho seguito il capitolo dei fondi comunitari, per trovare conferma di quanto scoperto da pm. I soldi, tanti e per tanti settori, hanno alimentato corsi di formazione fantasma oppure non sono stati investiti per incapacità della classe dirigente locale. Dal lavoro si deve ripartire, soprattutto nel Mezzogiorno. Per farlo, questo tema deve essere al centro dell'agenda politica ogni giorno dell'anno, non solo il 1 maggio. Lavoro come diritto e come garanzia di diritti. Lavoro come certezza. Ricordando che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.
E' il primo articolo, il fondamento. 
Senza lavoro non esiste democrazia.
Senza democrazia non esistiamo noi.
Come persone, come progetti, come sogni.

Luigi de Magistris

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Primo Maggio di solidarietà



Primo Maggio di solidarietà



Una semplice ricorrenza da poter festeggiare ascoltando un bel concerto o giorno che riassume i veri valori e significati completamente smarriti da questa società?
Cgil Cisl e Uil, che negli anni hanno letteralmente frantumato i diritti sacrosanti di chi lavora acquisendone, in cambio,  potere economico e politico, da tempo hanno scelto la strada del “concertone”. Una sfilza di buona musica per coprire la loro assoluta mancanza di serietà e di proposta, per nascondere, dietro i paraventi dell’enorme palco di piazza San Giovanni, miriadi di accordi sindacali e non, che hanno portato il nostro paese ad avere il più alto tasso di disoccupazione giovanile, una precarietà che cancella il futuro, un numero impressionante di infortuni e morti sul lavoro.
Una politica sindacale così tanto scellerata da portare a mettere in dubbio la stessa valenza di questo importante giorno, dando voce ai “piripicchi” sinistri di turno (tra questi vedi il pessimo sindaco di Firenze Matteo Renzi), che per un po’ di pagine sui quotidiani si scagliano contro il “riposo” di chi lavora…visto che loro il lavoro non sanno proprio cosa sia !.
Di bisogni, solidarietà, rispetto della vita a Roma non c’è più traccia….
Se ne ritrova il filo a Milano, a Palermo, a Napoli dove una serie di associazioni antirazziste, sindacati di base, Libera, associazioni culturali, Socialismo Rivoluzionario, Federconsumatori, cooperative sociali  e artisti vari hanno deciso di ridare voce al vero senso di questa giornata, non per farne un semplice appuntamento di routine, ma per farne l’inizio di un percorso necessario per la riscoperta di quel pensiero umano che sembra “stordito”, annacquato, travolto dai mille spot, dai mille suoni, dalle mille grida di chi nega, nei fatti, l’umanità.
“La terra è di tutti e NESSUNO è straniero”, pratica e non filosofia dell’accoglienza, rifiuto della guerra, autodeterminazione dei popoli,tutela dei diritti di ciascuno, a cominciare da quello a vivere liberamente rispettando gli altri, contrasto alla discriminazione e al razzismo galoppante e ignorante, difesa della salute, tutela dell’ambiente…sono le basi per un mondo in cui non ci sia più spazio alla barbarie degli Stati e dei “padroni”.
Nessuna “giacchetta” politica, nessuno spot elettorale, solo una piazza della solidarietà e dell’accoglienza.
Una intera giornata dedicata a discutere, a pranzare assieme, alla lettura e alla musica, all’incontro con gli immigrati, in cui prevalgano i valori…e non l’ipocrisia.
Si comincia alle 11.00 a Napoli in piazza del Gesù e a Milano in piazza Leonardo da Vinci,  dalle ore 16.00 a Palermo in piazza Verdi.
La rivolta dei popoli nordafricani ed arabi per la libertà può essere l’inizio di una nuova coscienza e di un nuovo modo di vivere il mondo…sta a tutti noi crederci e partecipare.

 a cura di Stefano Federici


La rivolta dei popoli nordafricani ed arabi per la libertà può essere l’inizio di una nuova coscienza e di un nuovo modo di vivere il mondo

NON CI KREDERETE MA SARANNO LORO AD APRIRCI GLI OKKI

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Primo maggio festa del lavoro



Primo maggio festa del lavoro 

 Non sappiamo se la ricorrenza  che simboleggia valori di libertà ed eguaglianza  dei lavoratori e del loro movimento di emancipazione sarà rispettata dappertutto. Il sindaco di Firenze,  mediocre  successore di Giorgio La Pira, ha deciso di consentire ai commercianti l'apertura dei negozi.. Vedremo quindi nel giorno sacro al riposo dei lavoratori le commesse ed i commessi, le persone peggio pagate e più sfruttate alle quali non si applica che raramente il contratto di lavoro,  stare dietro ai banchi o, come pretendono alcuni sadici imprenditori, a fare da "statuine", in piedi per otto ore in atteggiamento gradevole ma all'impiedi dal quale possono sciogliersi soltanto per servire i clienti. Il fascista in doppio petto sindaco di Roma, il famoso Alemanno che guida la città più violenta contro gli immigrati, i diversi, i rom si è subito unito alla decisione del rampante giovanotto toscano che piace tanto a Berlusconi. Anche Milano e Bologna sono della partita. Spiegava stamane un signore  al conduttore Mascini  di prima pagina che sosteneva la tesi dei negozi aperti  come  dal punto di vista economico e degli interessi delle aziende, l'apertura per il primo maggio è del tutto inutile. Le famiglie da molto tempo si sono fatte un budget  di spesa dal quale è difficile decampare. Non è quindi con un giorno di apertura in più che si spenderà di più e, alla fine, l'apertura dei negozi è una perdita in termini di energia consumata ed oneri da sopportare ivi compresi lo straordinario del personale.  Gli incassi del primo maggio non si sommano agli incassi di tutti i giorni dell'anno. Difficilmente sono un di più. Perchè allora c'è una campagna martellante, incensante, che coinvolge le "migliori penne" dei grandi giornali? Sicuramente per motivi ideologici e politici. Lavoratori senza il primo maggio festivo sono lavoratori più sconfitti ed umiliati. Si tratta quindi di un tassello da aggiungere al lavoro nero, alla precarietà, ai bassi infimi salari, alla incessante campagna sempre in corso per la riduzione fino all'annichilimento dei diritti della classe lavoratrice. In effetti, nel quadro generale della  deregolation dei diritti sindacali a cominciare dal ccnl la persistenza della festa del primo maggio rappresenta una contraddizione, una colonna che resta in piedi circondata da macerie e che va anche esse abbattuta.

    Ho letto che il 1 maggio sarà ricordato dalle tre maggiori confederazioni sindacali in moltissime località d'Italia dopo un anno di polemiche non risolte. In effetti questa unità sindacale ostentata è una sovrastruttura surreale di profonde divisioni. Da molto tempo non è più possibile fare uno sciopero generale unitario e le ragioni delle divisioni sono gravi: riguardano la Fiat, le deroghe contrattuali, l'adesione di Cisl ed Uil al patto dei "complici" di Sacconi.  Riguardano anche la scuola e si allargano a tanti altri campi.  Perchè allora si continua a stare insieme dando all'Italia una rappresentazione bugiarda della realtà?  Perchè nella CGIL c'è una forzatura che viene dal vertice confederale  e dal PD suo partito di riferimento per realizzare l'unità ed alle condizioni dettate dalla Cisl di Bonanni. In fondo la CGIL avrebbe firmato gli accordi di Pomigliano e di Mirafiori ma ha dovuto astenersi per la vivace opposizione della Fiom titolare  sgradita alla Camussi della trattativa. In altre cose la CGIL ha soltanto finto di essere in disaccordo con il governo: mi riferisco alla "riforma delle pensioni", al collegato lavoro e sopratutto al precariato che ha condiviso con gli accordi del 27 luglio 2007 firmati con Prodi.
Il disagio per una celebrazione unitaria è dovuto essenzialmente alle mancate risposte "unitarie" al profondo malessere dei lavoratori che si è espresso anche in forme di disperazione come l'ondata di neostiliti e l'Isola dei Cassi Integrati o con i pietosi  suicidi registrati nel corso dell'anno.
Cinquecentomila lavoratori pubblici perdono il posto di lavoro e tra questi oltre centomila insegnanti. Il precariato sta diventando maggioritario e presto sarà l'unica forma di lavoro dipendente. Questo genera disagio rabbia rancore collera in milioni di persone che non possono ipotizzare il loro futuro, ma il vertice della CGIL insiste nella sua politica unitaria fondata sull'accettazione dei dicktat Cisl e Confindustria. Firma a Genova un "patto sociale" con Confindustria su quattro punti cruciali e  non  non sottoscrive in pieno gli accordi con Confindustria e Governo sui temi della "produttività" ancora in discussione non perchè contrario ma per motivi di opportunità e di gestione della sua base sociale.  La Cgil vorrebbe smottare a destra senza pagare dazio, in modo soft indolore.

    L'unità sindacale presentata il 1° maggio è piena di contenuti contrari agli interessi dei lavoratori. Realizziamo in Italia la contraddizione delle contraddizioni: sindacati forti di oltre undici milioni di iscritti tra i maggiori del mondo occidentale che gestiscono iscritti impoveriti e con processi di impoverimento salariale e giuridico in corso assai pesanti! Sindacati ricchi e potenti e loro iscritti che vivono la vita di fabbrica quasi con terrore ed umiliati dalle minacce  di licenziamento o di riduzione coatta del salario. Quindi bisognerebbe che la CGIL convochi un Congresso straordinario per una riflessione radicale sulla linea di politica sindacale oppure che si cominci a pensare ad una nuova Confederazione che unisca il dissenso interno alla CGIL alla militanza del sindacalismo di base. Insomma fare una nuova Confederazione capace di riscoprire e difendere gli interessi dei lavoratori nel solco della tradizione del movimento operaio italiano anteriore alla fase della concertazione (1992).
Forse la Cgil è riformabile? E' riconducibile alla sua  natura di sindacato di classe e non di conglomerata di servizi? Questo è molto dubbio. Bruno Buozzi e poi Giuseppe Di Vittorio dopo la capitolazione di Rigola e D'Aragona, i due primi segretari generali della CGIL (1906/1926), al Patto di Palazzo Vidoni imposto da Mussolini, ci misero tantissimo lavoro per recuperare la CGIL dalla perdita di se stessa e della sua identità profonda di  strumento del movimento operaio. Ma  questo ora è quasi impossibile  perchè la CGIL ha una forte maggioranza di destra e perchè  i partiti del socialismo pci e psi  non ci sono più ed i loro epigoni sono  liberisti e confindustrialisti.  Nei partiti quello che resta fuori  dal PD è un pulviscolo che tarda ad aggregarsi. Inoltre la stessa sinistra "radicale" non è tutta assente da processi di ammaloramento politico. Il Sel di Vendola aspira a congiungersi con il PD e PRC stenta a spiccare un nuovo volo assieme agli altri frammenti del comunismo italiano.  Per avere un segnale di cambiamento di linea serio la CGIL
dovrebbe   abrogare i contratti atipici applicati al  suo personale  tecnico ed amministrativo  ed al personale delle sue conglomerate. Sarebbe interessante sapere come viene assunto il personale del Caf e come viene retribuito. Quali cambiamenti sono avvenuti nel trattamento del valoroso personale dell'Inca da quanto è stata varata la legge Biagi. Bisognerebbe inoltre  convincere la CGIL a fare la grande guerra  al  precariato ed a rinunziare alla concertazione  disdicendo gli accordi firmati nel 1993 da Bruno Trentin.  Combattere e non assecondare la cosidetta contrattazione di secondo livello se questa diventa sostitutiva del ccnl. Recuperare tantissimi temi della sua storia sempre validi e sempre attuali. Non c'è niente di obsoleto in ciò che faceva prospera l'Italia. Le politiche liberiste jugulatorie di oggi fanno infelici i lavoratori e rovinano l'Italia come ha rilevato allarmato  Draghi. Nel fallimento di CGIL CISL UIL c'è anche il fallimento della Confindustria trattata a pesci in faccia dalla Fiat ed insidiata da vicino dalla sua consorella francese che ha steso una Opa gigantesca non soltanto su Parmalat, ma su quanto resta dei gioielli della nostra media industria. 
 L'abbandono della CGIL del campo antimperialistico  e della pace genera sbandamenti  come l'adesione o il silenzio sui  bombardamenti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle libiche. Non credo proprio che la CGIL di Di Vittorio o di Lama o di Vittorio Foa avrebbe mai ammainato le sue bandiere ed appoggiato i raid aerei e le tante guerre ascare al servizio delle multinazionali USA. La scelta della pace senza se e senza ma deve tornare ad essere un punto fondamentale di rifondazione della nuova CGIL. Ma forse il gruppo dirigente centrale soffocherà ogni tentativo  in questa direzione e continuarà a trasformarsi in sindacato di servizi e poi sindacato imprenditore.
Inni e bandiere sono simboli dell'identità, della storia, della cultura delle organizzazioni. Al tremendo concertone di Roma che si ripete da anni e che vive di una sua vita staccata dalla realtà del Paese non si suoneranno l'inno dei lavoratori e l'internazionale. Si suoneranno invece al loro posto  "va pensiero" e l'inno di Mameli. Una scelta nazionalistica contraria alla tradizione internazionalista. Non capisco il "Va pensiero" se non come omaggio agli ebrei che piangono la patria perduta. In effetti la patria perduta la piangono oggi i Palestinesi ed in quel poco che è loro rimasta ci vivono prigionieri. In moltissime manifestazioni non si intoneranno gli inni proletari. E' molto triste quanto accade ed è segno non di una linea sindacale che cambia e diventa più "moderna", ma di una forza che smarrisce la coscienza di sè, la coscienza di  essere un grande corpo collettivo dotato di intelligenza sociale. I lavoratori rischiano di restare soli, e in parte già lo sono, di fronte a coloro dai quali dipende la loro vita.
 Non va bene, non va proprio bene. E' una regressione dallo spirito di appartenza alla classe operaia  che ci riporta all'epoca pre moderna degli "spirits anemals" del capitalismo che ritornano alla grande.

 di Pietro Ancona


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venerdì 29 aprile 2011

Primo maggio


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Per non dimenticare

Il Primo maggio: storia e significato di una ricorrenza

Origini del Primo maggio

Tra Ottocento e Novecento

Il Ventennio fascista

Dal dopoguerra a oggi




Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l'idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese :
"Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi".
Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1 maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue.


Man mano che ci si avvicina al 1 maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificano l'opera di sensibilizzazione sul significato di quell'appuntamento.


"Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!".
Monta intanto un clima di tensione, alimentato da voci allarmistiche: la stampa conservatrice interpreta le paure della borghesia, consiglia a tutti di starsene tappati in casa, di fare provviste, perché non si sa quali gravi sconvolgimenti potranno accadere.


Da parte loro i governi, più o meno liberali o autoritari, allertano gli apparati repressivi.
In Italia il governo di Francesco Crispi usa la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio.


In diverse località, per incoraggiare la partecipazione del maggior numero di lavoratori, si è infatti deciso di far slittare la manifestazione alla giornata festiva.


Del resto si tratta di una scommessa dall'esito quanto mai incerto: la mancanza di un unico centro coordinatore a livello nazionale - il Partito socialista e la Confederazione generale del lavoro sono di là da venire - rappresenta un grave handicap dal punto di vista organizzativo. Non si sa poi in che misura i lavoratori saranno disposti a scendere in piazza per rivendicare un obiettivo, quello delle otto ore, considerato prematuro da gran parte dei dirigenti del movimento operaio italiano o per testimoniare semplicemente una solidarietà internazionale di classe.


Proprio per questo la riuscita del 1 maggio 1890 costituisce una felice sorpresa, un salto di qualità del movimento dei lavoratori,che per la prima volta dà vita ad una mobilitazione su scala nazionale, per di più collegata ad un'iniziativa di carattere internazionale.


In numerosi centri, grandi e piccoli, si svolgono manifestazioni, che fanno registrare quasi ovunque una vasta partecipazione di lavoratori. Un episodio significativo accade a Voghera, dove gli operai, costretti a recarsi al lavoro, ci vanno vestiti a festa.
"La manifestazione del 1 maggio - commenta a caldo Antonio Labriola - ha in ogni caso superato di molto tutte le speranze riposte in essa da socialisti e da operai progrediti. Ancora pochi giorni innanzi, la opinione di molti socialisti, che operano con la parola e con lo scritto, era alquanto pessimista".
Anche negli altri paesi il 1 maggio ha un'ottima riuscita:
"Il proletariato d'Europa e d'America - afferma compiaciuto Fiedrich Engels - passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti".
Visto il successo di quella che avrebbe dovuto essere una rappresentazione unica, viene deciso di replicarla per l'anno successivo.
Il 1 maggio 1891 conferma la straordinaria presa di quell'appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la "festa dei lavoratori di tutti i paesi".




Tra Ottocento e Novecento


Inizia così la tradizione del 1 maggio, un appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si prepara con sempre minore improvvisazione e maggiore consapevolezza. L'obiettivo originario delle otto ore viene messo da parte e lascia il posto ad altre rivendicazioni politiche e sociali considerate più impellenti. La protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici anima le manifestazioni di fine Ottocento.


Il 1 maggio 1898 coincide con la fase più acuta dei "moti per il pane", che investono tutta Italia e hanno il loro tragico epilogo a Milano. Nei primi anni del Novecento il 1 maggio si caratterizza anche per la rivendicazione del suffraggio universale e poi per la protesta contro l'impresa libica e contro la partecipazione dell'Italia alla guerra mondiale.


Si discute intanto sul significato di questa ricorrenza: giorno di festa, di svago e di divertimento oppure di mobilitazione e di lotta ?


Un binomio, questo di festa e lotta, che accompagna la celebrazione del 1 maggio nella sua evoluzione più che secolare, dividendo i fautori dell'una e dell'altra caratterizzazione.


Qualcuno ha inteso conciliare gli opposti, definendola una "festa ribelle", ma nei fatti il 1 maggio è l'una e l'altra cosa insieme, a seconda delle circostanze più lotta o più festa.


Il 1 maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori possono festeggiare il conseguimento dell'obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore.




Il ventennio fascista


Nel volgere di due anni però la situazione muta radicalmente: Mussolini arriva al potere e proibisce la celebrazione del 1 maggio.


Durante il fascismo la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata, essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1 maggio assume una connotazione quanto mai "sovversiva", divenendo occasione per esprimere in forme diverse - dal garofano rosso all'occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria - l'opposizione al regime.




Dal dopoguerra a oggi


All'indomani della Liberazione, il 1 maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non hanno memoria della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d'Italia in un clima di entusiasmo.


Appena due anni dopo il 1 maggio è segnato dalla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini del bandito Giuliano fanno fuoco contro i lavoratori che assistono al comizio.


Nel 1948 le piazze diventano lo scenario della profonda spaccatura che, di lì a poco, porterà alla scissione sindacale. Bisognerà attendere il 1970 per vedere di nuovo i lavoratori di ogni tendenza politica celebrare uniti la loro festa.


Le trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini ed anche il fatto che al movimento dei lavoratori si offrono altre occasioni per far sentire la propria presenza, hanno portato al progressivo abbandono delle tradizionali forme di celebrazione del 1 maggio.


Oggi un'unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico, mentre il concerto rock che da qualche anno Cgil, Cisl e Uil organizzano per i giovani sembra aderire perfettamente allo spirito del 1 maggio, come lo aveva colto nel lontano 1903 Ettore Ciccotti:
"Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l'interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de'sensi; e un'accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell'avvenire, naturalmente è portata a quell'esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa".


fonte: Cgil di Roma e del Lazio
Archivio Storico "Manuela Mezzelani"

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mercoledì 29 aprile 2009

Primo Maggio, gli aggiornamenti sul cast



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Primo Maggio, gli aggiornamenti sul cast
Ancora altri artisti per l'imperdibile evento gratuito in piazza San Giovanni, a Roma

Prende sempre più corpo e peso artistico il cast del concerto del Primo Maggio di piazza San Giovanni a Roma: l'evento - nel nostro Paese apripista delle grandi kermesse estive all'aperto - che quest'anno potrà contare su un headliner di sicura presa come Vasco Rossi, sul palco ospiterà (oltre ai già citati Edoardo Bennato, Caparezza, Nomadi, Bandabardò, Motel Connection - progetto parallelo di Samuel dei Subsonica, gli inglesi Asian Dub Foundation e un "super-gruppo" composto dai rappresentanti delle migliori band italiane, tra i cui membri troveranno spazio Manuel Agnelli degli Afterhours e Cristiano Godano e Gianni Maroccolo dei Marlene Kuntz), anche Giorgia, Marina Rei, Velvet, Casino Royale, Paola Turci, Paolo Fresu, Enzo Avitabile con i Bottari, Pfm e Mauro Pagani.


La conduzione del grande concerto è affidata a Sergio Castellitto.
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