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giovedì 9 dicembre 2010

LA FIDUCIA , UNA COMPRAVENDITA DI MAIALI


LA FIDUCIA? "UNA COMPRAVENDITA DI MAIALI". CALEARO, SCILIPOTI E GLI ALTRI


«Una compravendita di maiali». Per Antonio Di Pietro, leader dell’Italia Dei Valori, non ci sono dubbi. Quello che si sta consumando in queste ore dai rappresentanti del Governo e del PDL per assicurarsi i numeri per ottenere la fiducia il 14 dicembre è un autentico mercato indegno del Parlamento italiano. «Chiunque vinca – ha continuato Di Pietro, in un’intervista a Radio 24 – avremo un Parlamento con un ricatto continuo, una compravendita di maiali. Il calciomercato al confronto è una cosa nobile, questo è il mercato delle vacche». I pochi giorni che separano il Governo da quella che sembra una prova di fiducia molto complicata vede i fedelissimi dell’una e dell’altra (altre) parte impegnati a una difficile conta, pallottoliere alla mano: all’attuale maggioranza servono 317 voti favorevoli e, per adesso, ne contano solo 310. I giochi sono aperti.


I metodi, ancora una volta, si rivelano poco ortodossi, a giudicare da quanto ha dichiarato Massimo Calearo (già capolista nella lista del PD alla Camera in Veneto, passato al gruppo misto  con l’ApI di Rutelli prima e come indipendente attualmente) in un’intervista a Il Riformista. Il “prezziario” per convincere un deputato o un senatore a votare la fiducia si aggirerebbe «dai 350mila al mezzo milione di euro», roba da riflettere sugli estremi per un reato di corruzione per un atto d’ufficio, «e pensi che la quotazione, nei prossimi giorni – ha incalzato il deputato – può ancora salire. Soprattutto al Senato». Le pressioni arriverebbero, scorrendo le risposte, anche da personaggi dell’opposizione, visto che sono calcolati a 345 coloro che perderebbero la pensione in caso di scioglimento anticipato delle Camere. Senza contare tutti coloro che non verrebbero ricandidati.

Le cifre di cui riferisce Calearo sarebbero coperte, a giudicare da indiscrezioni riportate da Repubblica, da consulenze da centinaia di migliaia di euro, ripetute per tre-quattro anni. I broker dell’operazione di reperimento sarebbero divisi per zona: Daniela Santanché per le opposizioni, il ministro Vito e gli onorevoli Pionati («Spiego ai miei tacchini che sono dei pazzi a inneggiare al Natale. Uno appena arrivato resta un altro mese e poi torna a casa? È mica venuto a Montecitorio a fare una gita scolastica?») e Romano per l’UDC, coordinati dalla triade Verdini-Crimi (tesoriere PDL)-Pepe (attivissimo sul fronte radicali).
Nell’occhio del ciclone è, invece, il deputato ormai ex IdV Scilipoti. A sentirlo, voterà la sfiducia a Berlusconi, come assicurato dal suo ex leader Di Pietro. Resta inquietante però riflettere sulla sua frase di qualche giorno fa «Voterò secondo le indicazioni di Idv», dato il suo passaggio al gruppo misto, deluso dal suo partito e dal capogruppo Donati che (a sentire il deputato) «accusato di ogni nefandezza e avvertito: neanche tua moglie ti riconoscerà più», oltre a promettergli una campagna denigratoria messa in campo da dipietristi, PD e Repubblica. La conferma è arrivata da una conferenza stampa congiunta tenuta questa mattina con Calearo e un altro potenziale fuoriuscito, ancora dell’IdV, Antonio Razzi. Quest’ultimo, eletto nella circoscrizione Europa, si dice certo del “no” e passerà al gruppo misto “Noi Sud“. Lo stesso Di Pietro ha parlato di pressioni fortissime nei suoi confronti.
La conferenza stampa congiunta di oggi ha dato i primi verdetti: Calearo è orientato all’astensione, Scilipoti alla sfiducia e Cesario (eletto nella lista PD, passato all’API) alla fiducia. I tre costituiranno, nel gruppo misto, il “Movimento di responsabilità nazionale“.
Se Grassano, iscritto al gruppo misto perché sotto processo per truffa aggravata ai danni del Comune di Alessandria e rifiutato dal gruppo della Lega, è dato come certo “sì” (per lui assicura Pionati), deputati come Catone e Scelli rischiano di fare il passaggio inverso, andando dal PdL a FLI.
Un’altra opzione valida per evitare la sfacciataggine di un voto contrario al proprio mandato elettorale, può essere quella dell’assenza che abbasserebbe il quorum necessario. E le possibilità diverrebbero enormi. Si passa dal curioso caso dell’onorevole Mogherini (PD), incinta e prossima al parto che si dice pronta persino al parto cesareo per essere in aula a votare il dissenso, ai tanti suoi ex colleghi, da tempo cani sciolti dopo aver lasciato il Partito Democratico alcuni mesi fa.
Sempre che Berlusconi non colga la proposta di dimissioni avanzata dai finiani per la costituzione di un nuovo esecutivo, ma che pare essere irricevibile dallo stesso premier. Il mercato è ancora aperto e i rinforzi nel mirino degli osservatori sono diversi. Molto probabilmente la certezza dei numeri si avrà solo il 14, conclusione di un campionato piuttosto avvincente. Solo allora si saprà se per Berlusconi sarà zona salvezza o retrocessione. E stavolta non c’è Ibrahimovic che tenga.

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