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martedì 16 aprile 2019

Salvini è il prodotto della Depressione come Mussolini e Hitler

Yanis Varoufakis ha detto la sua su Matteo Salvini  L'ex ministro delle Finanze greco,   oggi candidato alle europee con DiEM25,   ha commentato la situazione politica italiana


Yanis Varoufakis ha detto la sua su Matteo Salvini
L'ex ministro delle Finanze greco,
 oggi candidato alle europee con DiEM25,
 ha commentato la situazione politica italiana

#Selfini #Merdaccia #Sparati


Salvini è il prodotto della Depressione, così come Mussolini e Hitler furono il prodotto della Depressione tra le due Guerre mondiali in Europa". Lo ha dichiarato, Yanis Varoufakis, l'ex ministro delle Finanze greco, ora capolista in Germania per il movimento Domkratie in Europe, costola di DiEM25 - Democracy in Europe Movement 2025 - 
fondato proprio da Varoufakis e dal filosofo croato, Srecko Horvat.
"Ora abbiamo il fascismo che cresce di nuovo, risultato del fallimento dell'establishment. L'establishment e i Salvini si aiutano a vicenda", ha continuato Varoufakis prima di salire sul palco alla manifestazione del movimento Pulse of Europe nella piazza di Gendarmenmarkt, a Berlino.

La proposta di Varoufakis per strappare l'Europa al crescente sovranismo nazionale è un "New Deal verde per creare lavoro di buona qualità, lavoro per la transizione energetica verde. L'Europa si sta disintegrando sotto la pressione dell'austerità, da una parte, e sotto quella dei fascisti, dall'altra. È probabilmente l'ultima elezione del Parlamento europeo in cui abbiamo la possibilità di fare la differenza", evidenzia l'ex ministro.




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domenica 22 novembre 2015

Mussolini Protettore dell'Islam



Nel 1934, a seguito della nascita della Libia italiana, Mussolini avviò una politica favorevole agli arabi, li chiamò "musulmani italiani della quarta sponda d'Italia" e costruì per loro villaggi, moschee, scuole e ospedali. Dietro l'apparente intento umanitario, il fascismo e alcuni settori del mondo islamico riconoscevano Francia e Regno Unito come nemici comuni e il duce voleva sfruttare tale fattore a proprio vantaggio. Questa comunanza di intenti era generata dall'avversione agli accordi sanciti dal trattato di Versailles del 1919, dominato da Stati Uniti d'America, Francia e Regno Unito, i quali non avevano soddisfatto pienamente né le richieste avanzate dall'Italia, 
né quelle del mondo islamico.

Al fine di guadagnarsi il favore degli arabi e di suggellarne l'alleanza, Mussolini, benché cattolico e firmatario dei Patti Lateranensi con la Chiesa, decise di farsi conferire il titolo di
  protettore dell'Islam.
 Secondo l'interpretazione del duce, essendo subentrato in Libia il governo italiano al posto di quello ottomano, tale titolo gli spettava di diritto in quanto, in qualche modo, erede dell'autorità del califfo. Il 20 marzo 1937, nei pressi di Tripoli, Mussolini ricevette da Iusuf Kerisc, un capo berbero sostenitore dell'occupazione italiana contro la resistenza libica, la spada dell'Islam durante una sontuosa cerimonia. Dopo essere entrato a Tripoli fra salve di cannone e alla testa di una schiera di 2.600 cavalieri, il duce ribadì la sua vicinanza alle popolazioni musulmane, garantendo loro 
«pace, giustizia, benessere e rispetto delle leggi del Profeta».

Nonostante l'approvazione da parte dei media di regime, la cerimonia suscitò ilarità fra la popolazione italiana per via dei suoi connotati assurdi e paradossali. Una delle fotografie dell'evento, raffigurante Mussolini in sella a un cavallo tenuto per la cavezza da un palafreniere, nella sua versione ufficiale fu ritoccata e pubblicata cancellando il palafreniere. Il dettaglio è spesso citato come uno fra gli esempi più rappresentativi dell'arte della falsificazione invalsa nei regimi totalitari.

L'anno successivo venne inaugurato nella piazza principale della capitale libica un monumento equestre in onore di Mussolini, il cui basamento recitava: «A Benito Mussolini pacificatore delle genti, redentore della terra di Libia, le popolazioni memori e fiere dove fiammeggiò la Spada dell'Islam consacrano nel segno del Littorio una fedeltà che sfida il destino».

La spada, decorata con arabeschi, dotata di una lama dritta a doppio filo e con elsa e fregi in oro massiccio, era stata realizzata dalla ditta artigiana Picchiani e Barlacchi di Firenze su ordine dello stesso Mussolini. Dopo il 1937 non venne più utilizzata e fu custodita in una teca di vetro a Rocca delle Caminate, residenza estiva del duce. Del prezioso oggetto non si ebbero più tracce dopo il 25 luglio 1943, quando la Rocca venne liberata.

FONTE WIKIPEDIA

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LE BUFFONATE SU MUSSOLINI
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martedì 17 novembre 2015

Morto il Partigiano che Fucilò Mussolini



il partigiano Bruno Lonati: fucilò Benito Mussolini

Addio all'ex partigiano Bruno Giovanni Lonati, noto durante la Resistenza con il nome di battaglia di «Giacomo», commissario politico della 101a Brigata Garibaldi, che 21 anni fa si assunse la responsabilità di aver fucilato Benito Mussolini. Lonati è morto nella sua casa di Brescia all'età di 94 anni. L'annuncio della scomparsa è stato dato all'Adnkronos dalla sua famiglia, dopo il funerale che si è svolto stamani nella chiesa bresciana di Sant'Angela Merici. Nel 1994 Lonati pubblicò il libro «Quel 28 aprile. Mussolini e Claretta: la verità» (Mursia editore) in cui rivelò di essere stato lui l'autore dell'uccisione del dittatore fascista il 28 aprile 1945, poco dopo le ore 11, in una stradina a Bonzanigo di Mezzegra, sul lago di Como, nell'ambito di una missione segreta diretta dall'agente segreto inglese John Maccaroni, detto «il capitano John», ufficiale dello Special Operations Executive (Soe). Da allora la sua testimonianza ha fatto versare fiumi di inchiostro, perchè smentiva la versione ufficiale secondo cui ad uccidere Mussolini fu il partigiano comunista Walter Audisio, nome di battaglia Colonnello Valerio, con i compagni Michele Moretti e Aldo Lampredi...


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venerdì 25 settembre 2015

Danni Sessuali per le Scelte di Mussolini



Danni Sessuali per le Scelte di Mussolini

l'italia sta ancora Pagando caro per COLPA del DUCE

L’esercito alleato si trovava di fronte alla linea Gustav, una catena umana che tagliava in due parti la
nostra penisola, dal tirreno all’adriatico, voluta da Hitler e Mussolini ( prima di scappare verso la
Svizzera , travestito da soldato Tedesco con tutto l'ORO in una colonna formata da 20 cammion ) per
fermare l'avanzata degli Americani.

I continui attacchi frontali delle forze alleate alla retroguardia Tedesca, si rivelarono subito infruttuosi e superflui, si decise allora di aggirare la linea nemica e questo compito fu dato dal Gen. Clark,
comandante della V armata americana, al Gen. Juin comandante franco-algerino delle truppe francesi
(Goumiers) ; ciò perché questi ultimi avevano una maggiore predisposizione al combattimento in un
territorio montano pieno di Rifugi naturali , Grotte e Boscaglia , all'interno della Quale si nascondevano Cannoni e Mitragliatrici che Bloccavano l'esercito Americano.

Il comandante francese Juin per incentivare e caricare le sue truppe prima della battaglia contro i Tedeschi ed i residui delle Forze Armate di Mussolini, pronunciò il seguente discorso:

“Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c'è un vino tra i migliori del mondo, c'è dell'oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. 
Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. 
Quello che vi ho detto e promesso mantengo. 
Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che 
troverete al di là del nemico. 
Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete…”



Violentata a 27 anni e ora risarcita completamente. Ma ormai ha quasi 100 anni. È la storia di una
donna che subì uno stupro durante la Seconda guerra mondiale e alla quale la Corte dei Conti ha
riconosciuto, in una recente sentenza, il diritto ad essere risarcita dallo Stato italiano per i danni morali sofferti. Della signora è riportato solo il codice fiscale, per ovvi motivi di riservatezza. Se ne ricava il nome: Rosa. Ma tra le righe della sentenza d’appello si rivedono gli orrori di una pagina nera della Liberazione, 71 anni fa. E l’avvocato Giulio Guarnacci conferma: “Sì, la mia assistita subì violenza carnale in quelle tragiche circostanze che sono passate alla storia con il nome di “marocchinate”. Brutta ma esplicita definizione per indicare la furia delle truppe coloniali nord-africane agli ordini del generale francese Alphonse Juin, che dopo aver fatto arretrare i tedeschi ottennero in premio carta bianca per qualsiasi tipo di violenza.

Era il maggio del 1944 e diversi paesi del basso Lazio, che attendevano gli americani liberatori, vissero  l’incubo dei 7.000 goumiers (organizzati in “goums”, gruppi da una settantina di uomini) che rubarono, ammazzarono, distrussero, violentarono. Uno stupro di massa che segnò e distrusse la vita di 3.000-3.500 donne e minorenni, secondo le stime più attendibili. E molti uomini che tentavano di proteggere le loro mogli e figlie vennero sodomizzati e uccisi. Un prete, don Alberto Terrilli, parroco di Santa Maria di Esperia, aveva nascosto alcune donne in sagrestia ma fu scoperto e per questo violentato in piazza.

Pochi giorni dopo morì. Sifilide, gonorrea e altre malattie a trasmissione sessuale contagiarono migliaia di persone.Rosa aveva 27 anni quando il 22 di maggio 1944 fu stuprata, oggi ne ha 98. Molte donne rimasero in silenzio per anni e molti figli nacquero dalle violenze. Su queste vicende Alberto Moravia scrisse il romanzo La Ciociara dal quale Vittorio De Sica ne trasse un film. La ragion di Stato (Italia, alleata dei nazisti, uscita perdente dalla guerra e Francia vincente) tenne a lungo coperte le atrocità subite da quei paesi della Ciociaria ai piedi dei monti Aurunci tra il 12 e il 27 maggio del’44. Pochi anni dopo partirono le battaglie legali per ottenere i risarcimenti. E lo Stato italiano utilizzò in parte il plafond dovuto alla Francia per le riparazioni di guerra. Rosa venne ricoverata in ospedale alcuni mesi dopo la violenza e negli anni subirà poi una serie di interventi chirurgici. Nel 1992 le riconoscono la pensione di guerra di ottava categoria “per l’infermità ‘stato nevrostico’ contratta a seguito della violenza carnale subita in epoca bellica”. Ma gli avvocati della signora Rosa fanno un passo ulteriore: chiedono, sempre nel ‘92,

la liquidazione del danno non patrimoniale sulla base di una sentenza della Corte Costituzionale del
1987. Affermava la Corte che “la violenza carnale comporta ... la lesione di fondamentali valori di libertà e dignità̀ della persona ... e la loro riparazione è doverosa”. Dunque dichiarava illegittime tutte le norme, allora vigenti, che nell’ambito del trattamento pensionistico di guerra non prevedevano un indennizzo per i danni non patrimoniali “patiti dalle vittime di violenze carnali consumate in occasione di fatti bellici”.

Tra domande, impugnazioni e appelli la vicenda si trascina dal 1992, quando la signora aveva “appena” 75 anni, fino al 2015 quando ormai è alle soglie dei 100. E quando trova un ultimo giudice, la “Corte dei Conti sezione prima giurisdizionale centrale” che, respingendo l’appello, per motivi di diritto, del ministero dell’Economia, conferma l’indennizzo dei danni morali. Così la pensione di guerra della signora ciociara passa ora dall’ottava alla quarta categoria (si stanno facendo i conteggi per stabilire la cifra precisa). Il ministero, tuttavia, ha ottenuto ragione sulle modalità di calcolo degli interessi. Ma a 98 anni, dopo una vita segnata da quei giorni di terrore.

Che ricordino questa vicenda
 i nuovi fascisti del terzo millennio

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mercoledì 30 aprile 2014

I VALORI di Silvio Berlusconi : COMPRARSI TUTTO

buffone

 MANDARE IN ROVINA IL PAESE ITALIA E COMPRARSI TUTTO , 
DAI VOTI ALLE MAGGIORI AZIENDE QUOTATE IN BORSA .

In ogni questione su cui ha messo le mani ha devastato tutto a nostre SPESE
e FACENDO GUADAGNARE i suoi uomini/donne
inserendoli nelle CARICHE cruciali del paese ITALIA
VEDI :
ALITALIA
TERREMOTO L'AQUILA
PONTE SULLO STRETTO

I VALORI di Silvio Berlusconi.
Si va dallo scandalo escort, all’Obama “abbronzato”, passando per le auto-celebrazioni
(«Sono il miglior premier in 150 anni di storia»).

Queste le “peggiori” .

1) “Ce n’erano 11… me ne sono fatte solo 8 …” - E’ la notte del primo dell’anno 2009. Il capo del governo, al telefono con Gianpaolo Tarantini, imprenditore barese, indagato nel fascicolo d’inchiesta sul presunto giro di escort portate a Palazzo Grazioli, racconta la sua serata di Capodanno appena conclusa. Questa l’intercettazione pubblicata dal Corriere della Sera: «Ieri sera avevo la fila fuori dalla porta della camera… erano in undici… io me ne son fatte solo otto perché non potevo fare di più…
 non si può arrivare a tutto…» (1 gennaio 2009).

2) “Meglio belle ragazze, che gay” – «Sono fatto così da sempre: qualche volta mi capita di guardare in faccia una bella ragazza, ma è meglio essere appassionato di belle ragazze che gay». Nei giorni in cui esplode il caso Ruby, Silvio Berlusconi minimizza così, dal Salone del ciclo e motociclo alla Fiera di Milano, la vicenda che lo vede a processo per prostituzione minorile e concussione (2 novembre 2010).

3) “Una settimana di campeggio” – «Certo, si tratta di alloggi temporanei. Ma lo dovrebbero prendere come un weekend di campeggio». Questo il commento alla televisione tedesca N-TV dell’allora Presidente del consiglio sui 28.000 senza tetto del terremoto de L’Aquila, costretti al campo d’accoglienza per gli sfollati
(8 aprile 2009)-

4) “Investite da noi, ci sono tante belle ragazze” – «L’Italia è un paese straordinario per fare investimenti. Oggi (è il 24 settembre 2003) ci sono molti meno comunisti in Italia: sono al 16 per cento anche se negano di esserlo mai stati. Un altro motivo per investire in Italia è che abbiamo bellissime segretarie ». Berlusconi mostra tutta la sua verve quando a Wall Street, sede della Borsa di New York, davanti a una platea scelta di imprenditori italiani ed americani, prova a convincere gli ospiti a investire i loro soldi nel nostro Paese
(24 settembre 2003).


5) “Obama, è uno abbronzato e vi saluta” – «Vi porto i saluti di uno che si chiama… uno abbronzato… Ah, Barack Obama». E poi «voi non ci crederete, ma sono andati a prendere il sole in spiaggia in due, perché è abbronzata anche la moglie» Dopo l’incontro con il presidente americana e la First Lady Michelle, Berlusconi inaugura con queste parole l’intervento alla festa nazionale della Libertà di Milano. E’ la ripetizione di una battuta che, già all’indomani dell’elezione di Obama nel 2008, destò molte polemiche. Il Cav. descrisse il Presidente degli Stati Uniti d’America come un «giovane, bello e abbronzato»
(27 settembre 2009).

6) La superiorità dell’Occidente – «Noi dobbiamo essere consci della superiorità della nostra civiltà, che consiste di un sistema di valori che ha dato alla gente una diffusa prosperità nei paesi che l’hanno abbracciata, e garantisce rispetto per i diritti umani e le religioni. Questo rispetto di sicuro non esiste nei paesi Islamici». E’ il settembre 2001, nei giorni successivi l’attentato alle Torri Gemelle. Nel mezzo dei tentativi di costruire una alleanza globale per affrontare il terrorismo, Berlusconi si fa portavoce delle generalizzazioni sull’Islam. In seguito si scuserà, affermando che le sue parole sono state mal tradotte e fuori contesto
 (27 settembre 2001).

7) «Mussolini non uccise nessuno, Mussolini mandava la gente in vacanza all’estero». E’ il punto di vista del nostro ex primo ministro contenuto nell’intervista del settimanale britannico «The Spectator». Berlusconi affronta il tema dell’Iraq (è il periodo della Seconda Guerra del Golfo) ed è sollecitato a fare un paragone tra Saddam e Benito Mussolini, il cui regime, secondo il premier, non fu feroce come quello iracheno. Berlusconi si sofferma sul fatto «che in Medio Oriente non c’è democrazia, è un popolo che per quasi quarant’anni ha conosciuto solo la dittatura e non conosce altro sistema che la dittatura…» E Nicholas Farrell, uno dei due cronisti inglesi che ha condotto l’intervista ,lo interrompe: «Come in Italia?» Berlusconi: «Lasciamo stare, era una dittatura molto più…». «Benevolente», dice, «o benigna», traduce l’interprete del presidente del Consiglio. Riprende Berlusconi: «Sì, Mussolini non ha mai ammazzato nessuno,
Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino» (11 settembre 2003).

8) «Io sono il Gesù Cristo della politica, una vittima . Sopporto tutto, mi sacrifico per tutti». Un senso di autostima smisurato quello paventato dal Cavaliere in questa dichiarazione durante un comizio a Roma nei giorni della campagna elettorale per le politiche del 2006. Con lo stile enfatico e la leggendaria vanità che lo contraddistingue da quasi 20 anni, Berlusconi arriva a sottolineare le analogie con il Salvatore. Sempre in quell’occasione, il premier chiuse il discorso con un’altra battuta:
«Spero che i miei figli non mi facciano interdire» (12 febbraio 2006).

9) «Tra qualche mese me ne vado, vado via da questo paese di merda… di cui… sono nauseato… punto e basta». E’ il periodo dei processi. In una telefonata del 13 luglio 2011 intercettata in merito al Caso Tarantini, sulla presunta estorsione di cui sarebbe stato vittima, il Cavaliere mostra tutta la sua amarezza per i fatti giudiziari che lo coinvolgono. Dall’altra capo del telefono c’è Valter Lavitola, ex direttore de L’Avanti, accusato di aver fatto da tramite per i versamenti di denaro al faccendiere. Si parla sopratutto di vicende legali. E’ giusto ricordare che qualche anno prima, il 26 gennaio del ’94, Berlusconi faceva il suo ingresso nelle case degli italiani con un videomessaggio con cui inaugurava la campagna elettorale:
«L’Italia è il paese che amo» (13 luglio 2011).

10) “Sono il miglior premier della storia” – «Credo sinceramente di essere stato e di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia potuto avere in 150 anni della sua storia». Berlusconi liquida così un giornalista spagnolo che gli chiedeva dello scandalo sessuale
 e del giro di prostituzione e veline in cui sarebbe coinvolto (10 settembre 2009).

http://cipiri.blogspot.it/2014/05/berlusconi-e-unindecenza-firma-la.html

Berlusconi è un'indecenza: 

Firma la revoca dei "servizi sociali"


La libertà di Berlusconi è un'indecenza. 
Firma anche tu per la revoca dei "servizi sociali"
http://cipiri.blogspot.it/2014/05/berlusconi-e-unindecenza-firma-la.html


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Alitalia : la bufala di Berlusconi 

a carico dei contribuenti


«8 miliardi di euro a carico dei contribuenti, bruciati nell'indifferenza più totale. Un vero scempio di denaro pubblico, di migliaia posti di lavoro, di dignità. Mentre oggi scopriamo che i soliti "capitani coraggiosi" hanno comprato l'Alitalia nel 2008 per 260 milioni di euro, a fronte di un valore di 1052 milioni. Ci dicevano che Alitalia sarebbe rinata, oggi è a un passo dal fallimento. 

TERREMOTO L'AQUILA
http://cipiri.blogspot.it/2013/11/laquila-new-town-sprechi-e.html

L’AQUILA: New Town , 

SPRECHI E INFILTRAZIONI MAFIOSE


L’AQUILA 

 ARRIVA IL DOSSIER DI BRUXELLES

PONTE SULLO STRETTO
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Ponte sullo Stretto di Messina : 

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Il Ponte sullo Stretto: 1,2 miliardi per non costruirlo. 
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