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lunedì 6 dicembre 2021

Fontana da Indagato ad Imputato

Fontana da Indagato ad Imputato


La Procura di Milano ha chiesto di processare il presidente Attilio Fontana per il caso dei camici del cognato Andrea Dini venduti alla Regione Lombardia. Il leghista Fontana così passa da semplice indagato a imputato e ora la palla della decisione è in mano al giudice per l’udienza preliminare. Pochi minuti dopo la notizia, è arrivata la difesa del capo del Carroccio: “Quella della Procura è una richiesta vergognosa – ha commentato Matteo Salvini –. Chi ha aiutato la propria comunità dovrebbe essere ringraziato non processato”.
La richiesta di rinvio a giudizio è stata notificata ieri sera dai pm Paolo Filippini e Carlo Scalas (l’ex pm Luigi Furno è passato al Tar del Lazio), coordinati dall’aggiunto Maurizio Romanelli. E riguarda, oltreché Fontana e Dini, anche l’ex direttore generale della centrale acquisti della Regione (Aria) Filippo Bongiovanni, la dirigente del settore acquisti, sempre di Aria, Carmen Schwegel, e Attilio Superti, vicario del segretario generale della Regione. L’accusa, per tutti, è quella di frode in pubbliche forniture. Il governatore Fontana resta poi indagato in un altro fascicolo per autoriciclaggio e falso in voluntary rispetto ad alcuni conti esteri, scudati nel 2016 come eredità della madre, e sui quali pesa, secondo i pm milanesi, una firma falsa della madre del governatore. Al momento il fascicolo, dopo una richiesta di rogatoria, è in attesa di una risposta dei magistrati elvetici rispetto alla firma e all’ipotesi di falso che in Svizzera ha rilevanza penale.
Il caso dei camici invece esplode nel giugno del 2020, quando diventa noto il conflitto d’interessi di Dama spa, società del cognato e della moglie di Fontana, con la Regione. Pochi mesi prima, il 14 aprile, Aria affida a Dama la fornitura di 75 mila camici per 513 mila euro. E già allora Dama ha una intesa con la Regione per altri 200 mila camici al prezzo di 1,2 milioni. Fin da subito ai piani alti del Pirellone in molti, anche un assessore, sanno del conflitto d’interessi. La vicenda si trascina fino a maggio, quando, dopo un vertice riservato, si rende necessaria una soluzione. E da subito, secondo l’accusa, emerge “il diffuso coinvolgimento di Fontana”, testimoniato da un messaggio che Dini, dopo aver incassato la commessa del 14 aprile, invia alla sorella: “Ordine camici arrivato, ho preferito non scriverlo ad Atti”. Risponde Roberta Dini: “Giusto, bene così”.
La decisione finale rispetto alla donazione viene presa, secondo i pm, il 19 maggio, quando dopo una riunione riservata negli uffici regionali della Presidenza, presenti dirigenti vicini a Fontana e manager di Dama, si decide di trasformare i camici già consegnati in donazione e così si blocca, con l’ok di Bongiovanni, la consegna del lotto rimanente. Scrivono i pm: “Fontana per la parte dei camici ancora da consegnare” interveniva su Bongiovanni “affinché rinunciasse alle residue prestazioni contrattuali al fine di contenere il danno economico per Dama”.
In questo modo si “creavano le premesse (…) per non adempiere agli ulteriori obblighi (…) facendo mancare beni destinati a far fronte (…) allo stato di emergenza sanitaria”. Secondo i pm sul tavolo vi è “un accordo collusivo tra Fontana” e il cognato “con il quale si anteponeva (…) l’interesse e la convenienza personale del presidente della Regione”. L’indagine nasce da una segnalazione per operazione sospetta di Banca d’Italia legata al tentativo di Fontana, dopo la scelta della donazione, di risarcire il cognato con un bonifico di 250 mila euro e cioè la cifra equivalente ai camici già consegnati. Scrive l’accusa: “Fontana decideva, previo accordo con Andrea Dini, di pagare a titolo personale il prezzo dei camici sino allora fatturati (circa 250 mila euro, ndr) mediante una disposizione di bonifico da un conto svizzero personale di Fontana”. Operazione “non andata a buon fine per mancanza di una idonea fattura giustificativa”. Il tutto, secondo l’accusa, con “lo scopo di tutelare l’immagine pubblica di Fontana”.



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lunedì 22 aprile 2019

Sottosegretario Siri,Lega: indagato per corruzione

Sottosegretario Siri,Lega: indagato per corruzione

Siri indagato, il pm antimafia Di Matteo:
 “La sua difesa da parte della Lega 
può diventare un segnale per Cosa Nostra”

Il sostituto procuratore della Direzione nazionale Antimafia intervistato da Repubblica: "I mafiosi capiscono subito su chi poter fare affidamento. È necessaria una svolta della politica: non si possono aspettare le sentenze della magistratura, 
bisogna avere la capacità di intervenire prima, recidendo qualsiasi legame"

“I mafiosi capiscono subito su chi poter fare affidamento. La difesa a oltranza di un indagato per contestazioni di un certo peso potrebbe essere, in questo come in altri casi, un segnale che i poteri criminali apprezzano”. Parola di Nino Di Matteo, sostituto procuratore della Direzione nazionale Antimafia, che intervistato da Repubblica ha parlato dell’attualità, dal caso del sottosegretario leghista Armando Siri indagato per corruzione fino ai provvedimenti approvati dal governo gialloverde. La questione dell’esponente del Carroccio difeso a spada tratta dal suo partito per Di Matteo segna la differenza tra le due forze di governo sui temi della criminalità organizzata: “Da sempre, il potere mafioso ha una grande capacità di cogliere i segnali che arrivano dalla politica e dalle istituzioni – ha detto il pm antimafia – In questi giorni, sta registrando sensibilità diverse nelle due forze di governo, i Cinque Stelle e la Lega. I primi chiedono le dimissioni del sottosegretario indagato per corruzione in una più ampia vicenda che porta a Trapani, gli altri lo difendono”. Da questa disparità di vedute nasce il potenziale segnale che i clan potrebbero cogliere.

Sulla vicenda Siri, tuttavia, Di Matteo ha preferito non entrare nel merito: “C’è un’indagine in corso” ha detto, aggiungendo però come “il reato per cui il sottosegretario è stato già condannato, quello di bancarotta, è oggettivamente rilevante“. “Mi chiedo come sia stato possibile che tale dato non sia stato preso in considerazione al momento della nomina” ha sottolineato Di Matteo, secondo cui “la politica dovrebbe avere un atteggiamento rigoroso al momento della formazione delle liste e degli uffici pubblici. Invece, troppo spesso non è così”. Il procuratore aggiunto della Dda ha fatto poi un appello alle forze politiche a non tenere fuori la lotta a mafia e corruzione dalla campagna elettorale. In tal senso, ha spiegato di aver letto positivamente alcuni provvedimenti dell’esecutivo Lega-M5s, dalla ‘spazzacorrotti’ alla modifica del voto di scambio, ma non basta: “Ancora altri se ne potrebbero attendere – ha spiegato – Ed è necessaria una svolta della politica: non si possono aspettare le sentenze della magistratura, bisogna avere la capacità di intervenire prima, recidendo qualsiasi legame. Invece, in campagna elettorale, tutte le forze politiche hanno taciuto sul tema della mafia e dei rapporti col potere”. “Non si comprende – è stata la conclusione di Di Matteo – che la mafia continua a essere questione nazionale di grandissimo rilievo che inquina non solo l’economia, la finanza, ma compromette il corretto funzionamento delle istituzioni e la libertà di tanti cittadini. La lotta all’intreccio fra mafia e corruzione dovrebbe essere ai primi posti nell’agenda di qualsiasi istituzione anche governativa”.





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mercoledì 23 gennaio 2019

Lega: indagato per i soldi dei terremotati scomparsi

Il sindaco-senatore della Lega indagato per i soldi dei terremotati scomparsi


Il sindaco-senatore della Lega indagato per i soldi dei terremotati scomparsi

Si chiama Giuliano Pazzaglini, è il sindaco di Visso in provincia di Macerata e grazie alle denunce sulla ricostruzione lenta e lacunosa è diventato senatore della Repubblica a furor di popolo. «Per prima cosa cercherò di rispondere alla richiesta d’aiuto di un territorio martoriato dal sisma e dalle inefficienze burocratiche», diceva appena eletto. E infatti, fa sapere oggi Sandra Amurri sul Fatto, Pazzaglini è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Macerata per vari reati contro la Pubblica amministrazione legati a donazioni post sisma 2016 per un ammontare di decine di migliaia di euro che mancherebbero all’appello.

Mancherebbero all’appello anche due consistenti donazioni di Emil Banca di Bologna. In questo primo filone gli viene contestato il reato di peculato. Riguarda la somma di 11.800 euro di una iniziativa di beneficenza organizzata da Moto Nardi “In moto per ricostruire”a favore dei commercianti, di cui non vi è traccia. Soldi in contanti consegnati al sindaco in Comune dal titolare, Vincenzo Cittadini.

IL SENATORE,alcuni mesi fa, ha reso dichiarazioni spontanee in presenza dell’avvocato Giuseppe Villa che lo difende con l’avvocato Giancarlo Giulianelli di Macerata, legale anche di Luca Traini, il simpatizzante di CasaPound e di Forza Nuova, candidato della Lega alle Amministrative 2017, condannato a dodici anni per strage con l’aggravante razzista per aver sparato a Macerata ferendo sei immigrati per “vendicare l’omicidio di Pamela Mastropietro”, del quale sono accusati alcuni spacciatori nigeriani.

Ma entrambi gli avvocati, da noi sentiti, negano di difendere il senatore Pazzaglini a cui, dopo le dichiarazioni spontanee ritenute evidentemente non credibili, il 14 gennaio scorso è stato notificato l’atto di sequestro preventivo del conto corrente.


“Non ho percepito la somma in qualità di sindaco, di pubblico ufficiale, bensì come privato cittadino, come custode della somma – si è difeso Pazzaglini – e l’ho utilizzata alla bisogna per lavori in economia alle casette nell’area Laghetto di Visso”. E la rendicontazione? “È in un file che al momento non trovo”. Al senatore è stata anche notificata la proroga delle indagini riguardanti gli altri reati contestati, i cui termini scadranno fra un mese.

Indagato anche Giovanni Casoni che Pazzaglini ha portato con sé in Senato come assistente dopo che era stato costretto a dimettersi da presidente della Croce Rossa locale a seguito dell’inchiesta del Fatto che aveva rivelato che Pazzaglini era socio di Casoni nella Sibyl Project per il confezionamento di cesti con prodotti tipici acquistati dai produttori locali da rivendere sul mercato conla scritta “Ripartiamo daqui… Pacco solidaleSisma”. Una normale attività commerciale, finalizzata al profitto, certamente, se non fosse che la scritta sui pacchi lasciava intendere che acquistarli equivalesse ad aiutare i terremotati oltre al fatto che i soggetti interessati all’affare erano il sindaco e il presidente della Croce Rossa.

Il Fatto aveva anche rivelato la storia di sei casette di legno donate a Visso dai Comuni di Meolo (Venezia) e Taino (Varese)transitate nelle società del senatore e di Casoni attraverso operazioni opache a cui si è aggiunto un corposo esposto di cittadini sulle donazioni.




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lunedì 23 luglio 2018

Il Ministro Savona Indagato per Usura Bancaria

Ministro Paolo Savona Indagato per Usura Bancaria

Coinvolte altre 22 persone in una inchiesta a Campobasso relativa ai parchi eolici. Ci sono anche i banchieri Profumo e Gallia, tra gli altri. Il legale dal quale è partita la denuncia:
 "E' un atto dovuto sui vertici dell'istituto"

Indagato a Campobasso il ministro degli Affari Europei, Paolo Savona, nell'inchiesta del pm Rossana Venditti che coinvolge altre 22 persone per presunta usura bancaria. Savona all'epoca dei fatti contestati era al vertice di Unicredit, dove siedeva a seguito della fusione con Capitalia, in particolare alla presidenza della Banca di Roma.

Secondo quanto riporta l'Ansa citando fonti legali, a conferma dalle indiscrezioni rimbalzate a livello locale, il nome del ministro Savona risulta presente dell'atto della Procura della Repubblica di Campobasso relativo alla richiesta di proroga dei termini di durata delle indagini preliminari nell'inchiesta relativa ai parchi eolici di Molise, Puglia e Campania. L'iscrizione del ministro nel registro degli indagati, resa pubblica dalla richiesta di proroga delle indagini fatta dal magistrato, sarebbe "un atto dovuto". Alcune fonti vicine allo stesso ministro fanno presente che all'epoca dei fatti Savona non aveva per altro competenze sui tassi d'interesse, oggetto del contendere.

Nel faldone della Procura ci sono tutti i manager della Banca di Roma e del gruppo, dal 2005 fino al 2013. Oltre a Savona, si tratta di Alessandro Profumo, ora alla guida di Leonardo (ex Finmeccanica), Fabio Gallia, che è alla Cdp in attesa del suo sostituto, con altri noti banchieri italiani, dettaglia il Quotidiano del Molise sul suo portale. Tra gli altri nomi, si fanno quelli di Aristide Canosani (che era anche sindaco di Ravenna), Franco Bellei della CariModena, Alessandro Cataldo, Giovanni Chelo, Antonio Ciarallo, Giuseppe D'Onofrio, Cesare Farsetti, Paolo Fiorentino, Federico Ghizzoni, Luca Majocchi, Edoardo Massaglia, Roberto Nicastro, Dieter Rampl, Francesco Antonio Ricci, Rosario Spatafora, Nicolangelo Testa, Adolfo Toti, Giuseppe Vita.

Per ora - si dettaglia - c'è solo una richiesta di proroga indagini. Come persona offesa figura la società Engineering srl, presunta vittima di usura bancaria e facente capo ai fratelli Pietro ed Angelo Santoro, ex presidente dell'Acem Molise e vice presidente dell'Associazione nazionale imprese edili manifatturiere. La società con un fatturato milionario fino a qualche anno fa, con sede a Campobasso, nel passato ha realizzato diversi ed importanti parchi eolici in Molise, in Puglia e in Campania anche per conto della Erg della famiglia Garrone. Al 2017 risale la denuncia dell'avvocato Luigi Iosa dalla quale è scaturita l'inchiesta penale condotta dal pm Venditti. Il legale dettaglia oggi che "è un atto dovuto in quanto la Cassazione penale impone di indagare i vertici della banche per via del loro ruolo di controllo e garanzia".


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Previsioni per il 2018



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martedì 18 giugno 2013

Silvio Berlusconi : INDAGATO ANCHE IN IRLANDA



BERLUSCONI INDAGATO ANCHE IN IRLANDA

 L'ipotesi è di riciclaggio ed evasione fiscale
Silvio Berlusconi sarebbe finito nel mirino delle autorità irlandesi che starebbero indagando sull'ipotesi di riciclaggio ed evasione fiscale. Lo scrive oggi l'Irish Sun che pubblica la notizia in prima pagina come 'esclusiva mondiale'.

Secondo quanto scrive l'Irish Sun le indagini del 'Garda Bureau of Fraud Investigation's' sarebbero partite da una segnalazione della polizia italiana, che avrebbe chiesto agli irlandesi di investigare sulle operazioni di Berlusconi con l'International Financial Services Centre di Dublino, con particolare riferimento al periodo 2005-2007 e per un ammontare di circa 500 milioni di euro. (ANSA).



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venerdì 27 luglio 2012

Milano: Formigoni indagato per corruzione


 Roberto Formigoni non può più smentire dopo averlo negato: è ufficialmente indagato dal 14 giugno, ha ricevuto l'avviso di garanzia, la Procura di Milano ha diffuso una nota e il governatore della Lombardia non ha potuto confutare la notizia. È accusato di corruzione e sotto l'obiettivo dei magistrati ci sono 15 delibere della Regione per rimborsi da 200 milioni in più anni alla Fondazione Maugeri. Il sospetto degli inquirenti? Per i pm Formigoni avrebbe beneficiato di 8,5 milioni in “utilità” (viaggi, sconti per l'acquisto di una villa, cene e altro) da Daccò, della struttura sanitaria privata Maugeri appunto.


GUARDA IL DOCUMENTO

Il presidente di una giunta sempre più traballante e investita da inchieste reagisce in una conferenza stampa attaccando i giornalisti che sono “gossipari”, definisce “false” le accuse, aggiunge che se i magistrati vanno avanti “dopo aver vinto già 11 processi ne vincerò un altro e quindi vincerò 12 a 0”, ribadisce che non intende dimettersi e vuole arrivare al 2015 anche se su questo punto valuterà con i vertici del Pdl. Intanto andrea gibelli, vice presidente della Regione, della Lega Nord, tiene su il presidente: continaua a sostenere Formigoni. Del quale le opposizioni chiedono che si dimetta con urgenza. Per il bene della Lombardia. I pm hanno convocato in Procura il governatore già per questo sabato. Il presidente indagato replica: con loro ci parlerò, ma non è detto sabato.

Formigoni dimissioni : subito al voto


Formigoni



TUTTO SUGLI INDAGATI DELLA LOMBARDIA :


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martedì 6 marzo 2012

Davide Boni, della Lega Nord, è indagato





 Il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni, della Lega Nord, è indagato dalla Procura di Milano con l’accusa di corruzione. Un giro di tangenti da quasi un milione di euro, soldi che per i PM sarebbero in parte finiti nella casse del Carroccio. Con Boni, ora, sono quattro su cinque i componenti dell’ufficio di Presidenza coinvolti in vicende giudiziarie: due arrestati, due indagati. Tutti per presunte tangenti. Ma cosa diceva Boni pochi giorni fa in proposito?

http://www.serviziopubblico.it/fatti_e_persone/2012/03/06/news/davide_boni_e_la_sua_croce.html


LEGA LADRONA N°1: IL VIZIO DI BOSSI DI SISTEMARE LA FAMIGGHIA HA FATTO SCUOLA FRA I LEGHISTI. ECCO LE PROVE! (DIFFONDETE!)






Otto posti in palio alla provincia di Brescia come impiegati, al concorso si presentano in 240, alla fine solo otto ottengono il posto e tra questi ci sono cinque ragazze “vicine” alla Lega. Tutte figlie di, amiche di, parenti di. Non solo. Secondo quanto raccontata il gruppo di cittadini ‘Tempo Moderno’ (il cui referente è l’avvocato Lorenzo Cinquepalmi, dirigente del Psi di Brescia) tra i primi 14 classificati, ben 7 candidate sono riconducibili a fede o frequentazione leghista e nella ...

http://cipiri.blogspot.com/2010/09/lega-ladrona-n1-il-vizio-di-bossi-di.html


Formigoni dimissioni e subito al voto


Formigoni dimissioni e subito al voto


 Nicoli Cristiani sorpreso con la mazzetta in casa per una vicenda legata a cave di amianto e a pezzi di autostrada costruiti con rifiuti proibiti. Per arrivare a Nicole Minetti indagata per induzione alla prostituzione, senza dimenticare le pericolose commistioni nel crack del San Raffaele.
L’ultimo caso dell’ex assessore, membro dell’ufficio di presidenza Massimo Ponzoni, arrestato per bancarotta, corruzione, concussione e finanziamento illecito è la goccia che fa traboccare il vaso. Sullo sfondo legami con la criminalità organizzata, la ‘ndrangheta del nord...

http://cipiri.blogspot.com/2012/01/formigoni-dimissioni-e-subito-al-voto.html


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mercoledì 22 febbraio 2012

indagato padre della Marcegaglia





traffico di rifiuti tossici

 indagato 

padre della Marcegaglia



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 La sua azienda vive di commesse di Stato, l'ultimo colpaccio l'ha fatto in Sardegna per il G8, padre e fratello indagati per reati gravi, milionaria ...eppure per lei , i ladri sono i soliti poveracci da mille euro al mese.

Certo ci saranno anche sindacalisti fannulloni e perditempo, ma mi pare che non sia questo il problema dell'Italia, ma piuttosto su questo versante un capitalismo straccione che vive solo di denaro pubblico ed aiuti di stato. 

Dei veri parassiti

FIRENZE - Un milione di tonnellate di rifiuti speciali trattati come normali. Ottocento camion che in un anno percorrevano mezza Italia carichi di terra proveniente da bonifiche di distributori di carburante, di scarti di produzione industriale contaminati dal mercurio, di bombolette piene di gas propano. Quei materiali pericolosi finivano in discariche, aree di stoccaggio e zone di ripristino ambientale in Emilia, Toscana e Trentino non attrezzate per smaltirli: diventavano bombe ecologiche. A organizzare il sistema era un'azienda grossetana, l'Agrideco, che falsificava analisi per cambiare la natura dei rifiuti e si accordava con gestori dei siti e trasportatori. Tra i suoi venti clienti anche la multinazionale Procter & Gamble e due grandi gruppi industriali come Lucchini e Marcegaglia, fondato da Steno padre della numero uno di Confindustria Emma, che ora è indagato.

 A scoprire il sistema sono stati i carabinieri del Noe, Nucleo operativo ecologico, di Grosseto, che sono partiti da un incidente mortale sul lavoro avvenuto nel giugno 2008 per avviare l'operazione "Golden rubbish" (immondizia d'oro). Hanno messo sotto inchiesta 61 persone, di cui 9 sono finite ai domiciliari e 6 in carcere. Oltre a 5 responsabili della ditta toscana sono stati coinvolti trasportatori, titolari di discariche e siti di stoccaggio, tecnici di tre laboratori, e anche gli stessi clienti, che secondo l'accusa non potevano non sapere dove finivano i loro scarti. Si contestano reati legati alla gestione dei rifiuti, falso e associazione a delinquere.

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/10/news/traffico_rifiuti_marcegaglia-2242748/

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sabato 7 agosto 2010

BERLUSCONI INDAGATO : STRAGE MAFIOSA



BERLUSCONI INDAGATO 

PER STRAGE MAFIOSA: 

SIAMO AGLI ATTI FINALI DI QS. GOVERNO

E PURTROPPO NON SI TRATTA DI COMICHE...


Forse i finiani sapevano...sapevano che sarebbe presto emerso il nome del presidente del consiglio e capo del PDL tra gli indagati dei mandanti morali delle stragi di mafia...ecco spiegato le motivazioni della rottura interna al PDL: la barca affonda e ci si affretta a lasciare la nave...
Qualche mese fa la notizia che Berlusconi e Dell'Utri risultavano implicati nelle indagini della procura di Firenze sulle stragi del '93 e del '94 (10 morti, 106 feriti, nel 1993 tra Firenze, Roma, Milano) era stata poi smentita .
Si trattava della prosecuzione di una precedente indagine, poi archiviata nel novembre 2008 e riaperta grazie alle dichiarazioni del pentito Spatuzza. In essa si parlava di mandanti morali delle stragi, due soggetti citati come “Autore 1” e “Autore 2”: tuttavia, l'inchiesta, in assenza di un quadro probatorio attendibile, non poté proseguire. Fino alle dichiarazioni rilasciate nel 2009 da Gaspare Spatuzza, braccio destro dei fratelli Graviano, i boss che parteciparono all'esecuzione della strage di via d'Amelio. Spatuzza dice chiaramente chi sono i referenti politici della mafia e cita Berlusconi e Dell'Utri. Ecco l'anello mancante.

Oggi, dunque, l'Unità riporta in un articolo la notizia che sarebbe iscritta nel registro degli indagati un'altissima personalità di governo. L'articolo è ripreso dal Fatto Quotidiano, che non usa però il condizionale ed afferma che nel fascicolo 11531 del 2009 i nomi “Autore1” ed “Autore2”, si riferirebbero proprio al Premier e a Dell'Utri [2].
Il Corriere della Sera, dal canto suo, spiega come di fatto la procura di Firenze abbia ottenuto una proroga di 6 mesi nell'inchiesta, al fine di effettuare nuovi accertamenti e nell'attesa delle motivazioni della sentenza che ha condannato Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa [3]. E dice chiaramente che i soprannomi “Autore1” ed “Autore2” vengono ripresi dall'inchiesta della procura di Firenze, che dopo un anno di indagini, ha ora ottenuto la proroga.
Trattandosi di un'indagine penale su reati di mafia, gli atti sono segreti, pertanto il procuratore Quattrocchi smentisce la proroga.
Tuttavia, la notizia è uscita poco fa anche sull'Espresso [4], il quale specifica come di fatto la proroga abbia comportato per i PM l'iscrizione a "modello 21 dei nomi degli indagati...inoltre anche gli inquirenti di Catalnisetta sembra stiano trovando punti in comune con l'indagine di Firenze. Si attende che uno dei fratelli Graviano, che ha mostrato una qualche disponibilità a collaborare, inizi a parlare, assieme all'esito dell'analisi dei tabulati telefonici dei cellulari dei Graviano, che spiegheranno i loro movimenti nel periodo oggetto d'indagine.

E' l'inizio della fine di Berlusconi o del Berlusconismo...oppure l'inizio del colpo di stato.
Sì perché Berlusconi è disposto a tutto, e il fatto di essere indagato nelle nelle stragi di mafia non può che confermare la plausibilità di una tale ipotesi...magari grazie ad un clamoroso auto-attentato...

Staremo a vedere. Intanto possiamo essere sicuri che questo nuovo fronte di indagini sarà un vero e proprio ciclone giudiziario..altro che escort e orge a palazzo Grazioli e villa Certosa, altro che P3, altro che Mondadori...sa là la degna conclusione dell'ascesa di un imprenditore senza scrupoli, che ha fatto ben peggio che imbrogliare gli italiani scendendo in politica per fare gli affari propri e che finalmente verrà smascherato per quello che è: un ,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,


SILVIA NULLI


[1]http://www.unita.it/news/italia/91246/i_mandanti_politici_delle_stragi_del_ecco_lindagine_che_agita_berlusconi

[2]http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/03/inchiesta-sulle-bombe-del-93-berlusconi-e-dellutri-indagati-per-strage/47165/

[3]http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2010/3-agosto-2010/strage-georgofili-continua-caccia-mandanti-1703511573179.shtml

[4] http://espresso.repubblica.it/dettaglio/firenze-indaga-sul-premier/2131843


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