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venerdì 6 aprile 2012

Economia: Banche, prendi i soldi e scappa



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 Eugenio Benetazzo

QUELLO 

CHE NESSUN POLITICO

 TI DIRA' MAI !!!!




Economia: Banche, prendi i soldi e scappa

Hanno avuto in prestito dalla Bce centinaia di miliardi di euro, a un tasso ridicolo, perché riaprissero il credito alle aziende. Invece hanno investito i soldi in titoli di Stato. Per diventare ancora più ricche. E addio 'sviluppo'

Bazooka o metadone? I 26 miliardi presi da Unicredit, i 36 di Intesa, i 25 di Mps, ma anche i 14 del Banco Popolare, sono un'arma letale contro la recessione o un palliativo per tenere in vita un organismo sfibrato? Il dibattito sugli effetti che il fiume di euro - fino a oggi circa mille miliardi - offerti alle banche europee da Mario Draghi per placare la sete di liquidità, sta montando, e dividendo le opinioni in due partiti: quelli che lo vedono come una mano santa, che ha tenuto accesa la macchina del credito che altrimenti si sarebbe ingrippata; e quelli che, viceversa, considerano le banche che vi hanno attinto come incapaci di sostenersi nel business da sole, e quindi candidate naturali a una nazionalizzazione.

Per vedere chi ha ragione, la domanda rivolta ai banchieri da entrambe le parti è la stessa: cosa ne avete fatto di quei soldi? Li avete affidati al tesoriere, con il mandato di amministrarli solo nell'interesse del bilancio e degli azionisti, o siete stati più generosi con i clienti allo sportello? A mettere le cose in chiaro sul fronte italiano, è sceso in campo Roberto Nicastro, direttore generale di Unicredit, uno dei pesi massimi del settore, che ha parlato per tutti: avremo anche fatto errori, ma abbiamo ridato all'economia reale tutti i denari raccolti in Italia - ha detto in sintesi - quanto a quelli messi a disposizione dalla Bce, sono serviti a "sostituire" le risorse che a causa della recessione ci venivano meno. D'altra parte, ha concluso Nicastro, non si può pensare che le banche facciano beneficienza: "Senza banche in salute non ci può essere nuovo credito". Dunque anche la redditività del business è importante.

Una difesa con l'obiettivo di dissipare i sospetti più insinuanti: che le banche italiane abbiano in realtà preso la liquidità offerta dalla Bce a un tasso dell'1 per cento per fare grassi "carry trade" (cioè prendere in prestito a interesse basso e investire su titoli a tassi più alti, lucrando sulla differenza) oppure che l'abbiano usata per ricomprare le proprie obbligazioni, scese di prezzo, o anche che abbiano lasciato la liquidità in gran parte inutilizzata nei forzieri di Francoforte. O tutte e tre le cose insieme. Vero, o falso?

Su quest'ultimo fronte, un dato balza all'occhio: la Bce ha in deposito una cifra record, 770 miliardi. Prendere all'1 per cento e ridepositare allo 0,25 - il rendimento riconosciuto dalla Bce - non è un affare. Ma è sempre meglio che prestare a qualcuno di cui non ci si fida, osserva un analista, e si tengono le munizioni per il futuro. Non tutti sono ottimisti sull'uscita dalla crisi, e i nervi sono a fior di pelle, come ha dimostrato qualche giorno fa la reazione alle parole di Willem Buiter, capo economista dalla Citibank, sui rischi di default della Spagna, e del conseguente contagio dell'Italia: i mercati hanno subito spinto all'insù il nostro spread con il bund.

Tenersi liquidi, quindi, può essere una strategia, soprattutto facendo il seguente calcolo: ogni cento euro presi, basta investirne 20 in titoli di Stato al 4 per cento, e lasciare i rimanenti 80 fermi a Francoforte allo 0,25, per ottenere il rendimento dell'1 per cento, e con ciò pareggiare il costo del prestito. Un'operazione a costo zero a cui molti hanno aderito. Ma chi? "Non le banche italiane", assicura Gianfranco Torriero, direttore generale dell'Abi: "A gennaio i nostri depositi a Francoforte non superavano i 6,1 miliardi". "La presenza dei depositi non vuol dire che quei soldi non stanno stimolando il credito", fanno trapelare dalla Banca centrale europea, "e poi chi prende e chi deposita non è la stessa banca". E chi allora? Le prime indiziate sono le banche tedesche e olandesi. E' da lì che viene il grosso della liquidità inutilizzata, più o meno i 3/4. La spiegazione è semplice. Come si vede dal grafico a pagina 143, il sistema tedesco ha, al contrario di quello italiano, una sovrabbondanza di depositi rispetto ai prestiti che fa: 236 miliardi a fine 2011 contro il nostro "rosso" di oltre 400. Sono afflussi dai paesi europei più deboli (anche dal nostro), ma sono anche finanziamenti che le banche tedesche non vogliono fare, per non alimentare l'inflazione, visto il rialzo dei prezzi che, per esempio, si sta registrando sul fronte immobiliare. Dunque, preferiscono "restituirli" alla banca centrale.

L'altro tema aperto è: hanno usato i soldi per i propri comodi? La prima operazione di "Ltro" fatta da Draghi a dicembre per 489 miliardi, al netto di altre operazioni di politica monetaria, si è ridotta a 193 miliardi di effettiva liquidità. Le banche italiane hanno prelevato 116 miliardi, netti 57. A fine febbraio, con il secondo giro più o meno della stessa entità (529,5), le banche hanno risucchiato, netti, 80 miliardi. Un totale di 137 miliardi, circa 8 punti di Pil, una force de frappe che potrebbe dare la carica alla nostra economia. Invece? "Nella seconda metà del 2011 abbiamo visto i fondi Usa togliere la metà delle risorse impegnate in Europa", ricorda con angoscia Torriero, "e la crisi del nostro debito sovrano faceva impennare i tassi: se non ci fosse stata la liquidità Bce, avremmo dovuto ribaltare quei tassi sui clienti. E chiedere i soldi indietro alle imprese". Invece, l'Abi guidata da Giuseppe Mussari ha confermato l'accordo sulla moratoria dei prestiti e ha allungato le scadenze.

Ogni banca, però, ha la sua strategia. Prendiamo Intesa: "La liquidità Bce servirà alla riduzione del costo del funding, al buy-back di strumenti ibridi, al sostegno del debito pubblico italiano", ha dichiarato l'istituto guidato da Enrico Cucchiani; "Utilizzeremo i fondi per fare buoni prestiti", ha detto l'a.d. di Unicredit Federico Ghizzoni: "Non intendiamo aumentare massicciamente i titoli di Stato che già abbiamo". E che faranno Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, il tandem che guida Mps? Dalla banca senese, ragionano così: i soldi della Bce sono sostituivi di quelli che i risparmiatori e le altre banche non danno più; essendo un prestito a tre anni, non possono tradursi in un prestito a dieci anni a un'impresa o in un mutuo a venti a una famiglia; terzo: viste le prossime scadenze dei titoli, sono somme prenotate per le future esigenze di liquidità. Viva la sincerità.

Stando ai dati, una mano al debito pubblico le banche l'hanno data, guadagnandoci. "Tra dicembre-gennaio, le banche italiane hanno acquistato titoli di Stato per 32,6 miliardi. Nello stesso periodo, i prestiti bancari alle imprese e alle famiglie italiane si sono ridotti di 20 miliardi", calcola Angelo Baglioni su Lavoce.info. Ma non potranno continuare a farlo agli stessi ritmi. Contemporaneamente, è aumentato molto il buy-back delle proprie emissioni, approfittando del crollo delle quotazioni (anche qui un guadagno), ma pure l'arrivo di quelle nuove: erano 864 miliardi quelle sul mercato a novembre, sono salite a 940, secondo l'osservatorio del Centro europa ricerche, a gennaio. E queste servono come garanzie presso la Bce e in parte anche per integrare i requisiti di patrimonio chiesti dai regolatori europei.

Ma dal lato impieghi al sistema economico? A febbraio gli impieghi delle banche italiane sono superiori dell'1 per cento a quelli di un anno fa, dice l'Abi. Vero: ma in cifra assoluta sono inferiori a quelli di gennaio (1.942 contro 1.947 miliardi). E poi langue la domanda, si lamentano i banchieri: quella sui mutui, è ferma al 50 per cento del budget. Senza contare le sofferenze in aumento e la fuga dai depositi. A dicembre c'erano 727 miliardi sui conti correnti, a gennaio erano diventati 696: 20 miliardi in fuga. Dove? Per esempio verso i conti deposito (a tassi più alti), che dagli 84,2 miliardi di dicembre si sono rimpinguati a 96,8 in gennaio.

Ma se la torta si restringe, se le banche fanno sempre più fatica a svolgere il mestiere per cui sono nate, intermediare il denaro, che ne sarà dei loro bilanci? Ecco la sorpresa: una bella spinta alla redditività del settore la darà proprio l'Ltro. Morgan Stanley ha alzato del 10 per cento la redditività delle banche italiane nel 2012 in virtù dell'operazione Bce. E Mediobanca Securities il 20 marzo ha aggiornato il calcolo. L'uso della liquidità a basso prezzo, dicono gli analisti, darà un bel supporto agli interessi attivi. Resta il problema, però, che il piatto dell'economia piange: solo il 50 per cento della seconda tranche del Ltro andrà a nuovo prestiti, prevedono gli analisti di Mediobanca. Il resto, si dividerà tra deposito Bce e bond governativi. Mentre tutta la prima tranche è andata in titoli di Stato. Con tante scuse alle imprese

Fonte: http://


espresso.repubblica.it/
dettaglio/banche-prendi-i-soldi-e-scappa/2177984/10

LE FONDAZIONI BANCARIE NON PAGHERANNO L'IMU

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