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giovedì 8 marzo 2018

Sciopero scuola e trasporti 8 marzo 2018



I sindacati hanno indetto uno sciopero generale nazionale il giorno della Festa della donna: ecco la situazione delle lezioni nelle scuole scuole, dei mezzi e quali sono le fasce garantite
 durante la mobilitazione dell’8 marzo.

Sciopero 8 marzo 2018, lezioni a rischio? la situazione di scuole e trasporti
Giovedì 8 marzo, durante il giorno dedicato a loro, tutte le donne d’Italia hanno indetto uno sciopero nazionale generale: manifesteranno mettendo in primo piano i loro diritti e le problematiche legate alla violenza sulle donne e alla discriminazione di genere.
Le scuole son già rimaste chiuse a causa del maltempo e delle elezioni del 4 marzo, ma ora le lezioni sono nuovamente a rischio per l’8 marzo a causa dello sciopero generale, che coinvolgerà anche i mezzi di trasporto causando non pochi problemi a chi deve raggiungere le aule
 piuttosto che il posto di lavoro.
Questa mobilitazione nazionale è stata indetta dalle associazioni SLAI COBAS, USI, USI-AIT, USB e ha aderito anche l’USI SURF. Nel corso della protesta di giovedì è previsto anche un corteo di manifestanti nella città di Roma.
Vediamo insieme i motivi di questo sciopero e qual’è la situazione della scuola e dei trasporti.

Perché si sciopera l’8 marzo? Motivazioni della protesta
L’8 marzo, in occasione della festa della donna, i sindacati italiani hanno risposto all’appello del movimento femminista “Non Una Di Meno”: come in altri 70 paesi, gli aderenti sciopereranno “contro ogni discriminazione di genere e ogni forma di violenza”. Verranno coinvolti tutti i settori del lavoro pubblici e privati e tutti i tipi di dipendenti: a tempo indeterminato, partite IVA, precarie, lavoratrici in nero, stagiste, disoccupate e studentesse.
Il gruppo formato principalmente da individui di genere femminile reclamerà i propri diritti per denunciare la violenza maschile sul posto di lavoro, la mancanza di finanziamenti e riconoscimenti dell’Associazione Antiviolenza e protesterà contro la chiusura degli spazi dedicati alle donne. La manifestazione inoltre porterà l’attenzione sul problema della parità salariale, del reddito di autodeterminazione e dell’educazione scolastica.

Sciopero scuola 8 marzo 2018: il comunicato del Miur
Lo sciopero di giovedì 8 marzo, essendo generale, coinvolgerà anche tutto il settore dell’istruzione: scuola, università e ricerca. Per la protesta si mobiliteranno sia i lavoratori a tempo determinato che quelli a tempo indeterminato, in particolare i precari e coloro che non hanno contratti regolari.
Nella giornata di giovedì quindi per gli studenti le lezioni sono a rischio sospensione o qualche docente potrebbe essere assente durante alcune ore della giornata scolastica.
Nel comunicato del Miur sulla mobilitazione dell’8 marzo 2018 viene ricordato che lo sciopero dovrà osservare le regole ad esso inerenti, comunicando in maniera preventiva alle famiglie e agli alunni i possibili rischi di annullamento delle lezioni e garantendo le prestazioni relative ai servizi pubblici essenziali, come previsto dalla legge 164/1990.
Pertanto, noi di ScuolaZoo, vi consigliamo di far fede alle notizie che vi verranno comunicate a scuola, ricordandovi tuttavia che agli studenti spetta d’obbligo di essere presenti a scuola, indipendentemente dal fatto che i professori decidano di scioperare. In caso di assenza l’8 marzo infatti, la giustifica va comunque portata a scuola.

8 marzo, sciopero trasporti: quali sono le fasce d’orario garantite?
Lo sciopero generale dell’8 marzo coinvolgerà non solo le scuole, ma anche i mezzi. Sul sito del ministero dei trasporti sono presenti gli orari precisi della sospensione del servizio in base ai mezzi di trasporto coinvolti, con variazioni da regione in regione.
Vi possiamo anticipare però che i sindacati hanno annunciato uno sciopero di 24 ore che andrà dalla mezzanotte alle 23.59 dell’8 marzo. Se siete pendolari, non preoccupatevi: restano le fasce di garanzia che vi permetteranno di muovervi. 
Ecco la situazione sciopero mezzi dell’8 marzo nel dettaglio.

Trenitalia e Italo: garantiti i servizi dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21.
aerei: a seconda del sindacato gli orari subiranno variazioni
taxi: i taxisti incroceranno le braccia dalle 8 alle 20
Sciopero 8 marzo Milano: fasce garantite metro e autobus
Anche i dipendenti dell’azienda dei trasporti milanesi incroceranno le braccia l’8 marzo 2018. Il servizio autobus e metro è assicurato la mattina fino alle 8.45 e dalle 15 alle 18 di giovedì.

Sciopero 8 marzo Roma: fasce garantite autobus e metro
Nella capitale i trasporti pubblici dell’Atac garantiranno la regolarità dei mezzi nelle seguenti fasce orarie: dall’inizio del servizio fino alle 8.30 e dalle 17 alle 20 dell’8 marzo.

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Previsioni per il 2018






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lunedì 4 maggio 2015

5 maggio: Sciopero contro la “Buona Scuola” Aderisce anche FIOM di Landini



5 maggio: Sciopero contro la “Buona Scuola”

Sarà uno sciopero politico. In senso positivo, perché lo sciopero è, dal XIX secolo in poi, una delle armi principali per chi sta in basso di far sentire la propria voce, per arrestare l’arroganza del potere. Uno sciopero importante è, quindi, sempre uno sciopero politico. Ecco le ragioni per cui è importante scendere in piazza il 5 maggio 2015.

Non è retorica dire che il mondo ci guarda. Lo sciopero degli insegnanti del 5 maggio avrà molti occhi sopra. E’ l’Inghilterra, per prima, ad aver imposto la sua “buona scuola”. Era l’anno 1988, governo Thatcher. Poi, il mondo anglosassone, Australia, Nuova Zelanda. Quindi, gli Stati Uniti e la Corea del Sud. La Grecia vi è stata costretta dai diktat della Troika. In Russia c’è stata la riforma degli esami di stato. In Messico, attualmente, sono in corso lotte contro la “buona scuola” in contemporanea con l’Italia. (C’è anche la Spagna, ma confesso di saperne pochissimo).

Ovunque, ciò che è avvenuto, secondo la felice formula del sociologo australiano Smyth, si è basato sull’idea di “centralizzare ma dando l’idea di star facendo il contrario”. La parola d’ordine al centro delle riforme scolastiche sempre l’”autonomia” della scuola, il contenuto effettivo la trasformazione del dirigente d’istituto in “manager” dagli ampi poteri (assumere, premiare, licenziare gli insegnanti, selezionare e reclutare gli allievi sulla base del loro rendimento), direttamente responsabile dei risultati della propria scuola di fronte al potere centrale. Uno scambio, mediante cui il dirigente d’istituto diviene il “re” della propria scuola, ma nello stesso tempo viene vincolato al ruolo di agente della realizzazione pratica degli obiettivi di politica scolastica stabiliti dal potere centrale. Nominalmente “re”, “prefetto” napoleonico nei fatti. Esattamente quel che dice la “Buona scuola” e che ha già fatto riempire, in questi giorni di vigilia, molte piazze, in Italia, anche oltre ogni attesa.

La scuola: l’immagine e le cose

Non è vero che tutto sia avvenuto, in questi anni, senza resistenze. C’è ad esempio, un paese, la Francia, in cui senza dubbio la dottrina neoliberale ha agito in profondità sul sistema scolastico, ma nel quale, al contempo, il tentativo di giungere ad una gerarchizzazione delle scuole apponendo il nome dell’istituto sul “bac” (o diploma di maturità) è stato vanificato, anni fa, dalla lotta degli studenti e degli insegnanti. Lotte ci sono state in Inghilterra e, localmente (dato il carattere frammentario del federalismo della governance scolastica americana), anche negli Stati Uniti, soprattutto contro il “teaching to the test”, la valutazione di istituti e lavoratori della scuola mediante i quiz, nonché contro la precarizzazione dei contratti di lavoro degli insegnanti. Se le lotte ci sono state, il loro tasso di circolazione, sui media e nella discussione pubblica, è stato, invece, qui da noi, in Italia, piuttosto basso.

Quando si parla di istruzione, i media svolgono benissimo la loro funzione, che è di svelare ma per nascondere. Lo sguardo internazionale verso la scuola dell’informazione non specializzata, dei media a larga diffusione, cerca sempre il nuovo ritrovato capace di ottimizzare le performance o la curiosità che faccia sensazione: siamo stati riempiti, in questi anni, da articoli sull’ereditarietà genetica dell’intelligenza, sulle “mamme-tigre” che imponevano una ferrea disciplina per migliorare le prestazioni dei propri figli; siamo stati sommersi da testi di pseudo-femministe che parlavano a favore del ritorno della segregazione sessuale nell’istruzione in nome del “plus” di apprendimento delle ragazze quale fattore di natura, da articoli sulla bontà della scuola finlandese, di Hong Kong e di Singapore. Grazie ai media, tempo fa, era divenuta senso comune, in determinate cerchie, l’idea che Tony Blair avesse fatto moltissimo per la scuola. La realtà, documentata dai numeri, delle “persistenti diseguaglianze”, come recita il titolo di una delle più ampie indagini di statistica comparata nel campo degli istruzione degli ultimi anni, di Shavit e Blossfeld, che confronta i sistemi scolastici di 30 paesi diversi, rimaneva nascosta.

Le piazze piene, le scuole chiuse, costituiscono un ottimo modo per rischiarare le menti, a favore di un ritorno alla realtà effettuale delle cose.

La distopia realizzata

L’indignazione è forte. Il senso di stupore, anche. Una professoressa o, forse una maestra, sulla linea 80, andando verso la manifestazione di p.za SS Apostoli di qualche giorno fa (in cui è stata annunciata la convocazione dello sciopero), riassumeva molto bene il senso comune della scuola reale nei confronti della “buona scuola”: "Sono cose talmente assurde che sembra assurdo anche il fatto che noi ci mobilitiamo". Insomma, il "preside-sindaco" e la "buona scuola" come distopia fantascientifica. Purtroppo, le distopie si sono già avverate. Non amo le “teorie del complotto”, nemmeno quando hanno un segno “buono”, anticapitalista e di sinistra. Non mi suscitano entusiasmo titoli come “I nuovi padroni della Scuola”, che descrivono scenari di organizzazioni confindustriali europee o di club di Davos riuniti in segreto per pianificare i nuovi scenari dell’aziendalizzazione e della privatizzazione delle scuole. Ma basti riportare alcuni fatti realmente accaduti, a mero titolo di esempio. Naomi Klein ci ha raccontato come, approfittando dell’uragano Katrina, il sistema dell’istruzione di New Orleans sia stato riformato chiudendo le scuole pubbliche e sostituendole con “charter school”, scuole gestite da aziende private ma finanziate con denaro pubblico. Diane Ravitch, invece, ci ha informato (i pochi che l’hanno letta in inglese, perché i suoi libri, se tradotti in italiano, ci avrebbero edotto in anticipo sulla “buona scuola” che avanza) di come Bloomberg, nel corso del suo mandato di sindaco di New York, abbia lavorato per sostituire, mediante l’istituzione di “accademie di eccellenza”, gli esperti di amministrazione scolastica, a livello distrettuale e di istituto, con personale proveniente da Wall Street.

La campagna, lanciata dal ministro Giannini, all’atto del suo insediamento, quando non si parlava ancora di “buona scuola”, a favore dell’aumento dei finanziamenti alle scuole private, in nome del fatto che, se avessero dovuto chiudere, lo stato avrebbe dovuto spendere 6 miliardi di euro (sic), fa intendere una forte propensione privatizzatrice di questo governo. E ciò non deve stupire affatto, nel momento in cui l’azione politica di Renzi prevede un piano di privatizzazioni massiccio, non solo di quote di aziende ancora in mano allo stato, ma dei servizi pubblici, acqua compresa.

Una lotta dentro altre

Questo del 5 maggio è uno sciopero politico. Lo dico in senso positivo, perché lo sciopero è, dal XIX secolo in poi, una delle armi principali per chi sta in basso di far sentire la propria voce, per arrestare l’arroganza del potere. Uno sciopero importante è, quindi, sempre uno sciopero politico.

Lo dico, inoltre perché nell’attuale congiuntura politica lo sciopero del 5 maggio viene ad intrecciarsi con altri scenari che vanno nel senso di una revisione in senso autoritario dell’assetto costituzionale, della “costituzione formale” come della “costituzione materiale”. Lo sciopero del 5 maggio s’intreccia con la vicenda del “voto di fiducia” sull’Italicum, sistema elettorale maggioritario che, connesso alle riforme costituzionali, prefigura una tendenza alla concentrazione del potere. Il “preside-sindaco” sembra far parte di una triade, le cui altre figure sono il “manager”, in azienda, e il “leader” carismatico che comunica direttamente al popolo attraverso i media, nel paese.

Lo sciopero del 5 maggio, inoltre accade nel momento in cui la Grecia si trova sotto l’assedio delle istituzioni politico-finanziarie europee, per impedire qualsiasi deviazione rispetto al modello di un’austerity che antepone il pagamento degli interessi sul debito (anche a favore dei più abietti speculatori) alla ripresa economica ed al recupero della dignità sociale, e nel momento in cui sono in corso le trattative per il TTIP, nuovo trattato di libero scambio transatlantico, che prevede non solo l’attenuazione dei regolamenti europei che sbarrano la strada alla “carne agli ormoni” e agli Ogm statunitensi, ma anche l’istituzione di tribunali arbitrali privati, tramite cui le multinazionali possano fare causa agli stati in nome dei loro interessi lesi scavalcando la giustizia ordinaria, nazionale ed europea. Di qui il passo è breve rispetto a dire che l’esistenza di una “scuola pubblica” possa costituire un attentato nei confronti della libera concorrenza globale.

Non è retorica affermare che il 5 maggio è un momento di lotta che ha dietro di sé moltissime lotte – molte sconfitte, ma alcune vittoriose – che nel mondo, nell’ultimo trentennio, hanno visto opporre la difesa della dignità e del tessuto di relazioni interne alle comunità sociali all’arroganza del mercato globale. Molte di queste lotte riguardavano la difesa di un tessuto comunitario e di rapporti economici che l’accademia marxista avrebbe, un tempo, considerato arretrati rispetto alla modernità capitalista (per esempio la rivolta zapatista delle comunità indigene in Chiapas, le lotte dei contadini del Bengala contro l’esproprio di terre per la realizzazione di industrie e miniere o le lotte dei contadini cinesi contro l’esproprio delle terre a favore delle speculazioni immobiliari). Ma se è in gioco la dignità, non è questione di vecchio e nuovo. Penso a noi insegnanti, oggi uniti al di là delle differenze ideologiche, in nome della scuola pubblica, in nome della libertà d’insegnamento, contro una legge che viene presentata come una “rivoluzione” che renderebbe la nostra scuola finalmente “europea”.

Questo non deve farci paura. Anzi, se un senso culturale c’è, in questa rivolta della scuola, è proprio la messa in discussione del paradigma profondamente interessato e tendenzioso della distinzione tra vecchio e nuovo che vorrebbero imporci. Ci chiamino pure, se vogliono, “luddisti”. Il 5 maggio noi scioperiamo. Noi sappiamo per cosa stiamo lottando. Noi sappiamo che il futuro non è scritto.(una frase di Joe Strummer)

di Marco Magni


Sciopero 5 maggio:
 lo scontro si fa duro, verso la mobilitazione generale. 

Aderisce anche FIOM di Landini

Ancora polemiche sullo slittamento delle prove invalsi. Sindacati denunciano comportamento antisindacale del Governo. Sullo sciopero generale irrompe anche Landini con l'adesione allo sciopero che va assumendo connotazione di mobilitazione generale. Dopo il rinvio delle prove Invalsi previste inizialmente il 5 maggio in concomitanza dello sciopero, L'Unicobas insorge contro lo spostamento eseguito dal Presidente dell’Invalsi Anna Maria Ajello. Lo spostamento, forse anche sollecitato dallo stesso ministro, mira dichiaratamente a far saltare la coesione all’interno del corpo docente che entrerà in sciopero il 5 maggio, giorno previsto per l’inizio delle prove stesse. L'Unicobas, forse i più duri e oltranzisti tra i sindacati di categoria insieme ai colleghi della Gilda insegnanti, che già qualche giorno fa parlavano di protesta ad oltranza con un probabile blocco degli scrutini se il governo non ritirerà il Ddl, minacciano di adire le vie legali. Il provvedimento si configurerebbe come condotta anti sindacale. Questa la denuncia dei Unicobas:

“Il 7 Maggio, nel caso lo spostamento antisindacale delle prove non venga annullato, i docenti dovranno attenersi strettamente al mansionario contrattuale, che non comprende né la somministrazione, né la correzione delle prove Invalsi, pretendendo ordine di servizio scritto (da ‘girare’ al sindacato per le azioni legali del caso): oggi più che mai disobbedienza civile!”

Con questa nota il Segretario Nazionale dei Unicobas Stefano d’Errico preannuncia le mosse del sindacato che, a seconda degli scenari che si andranno profilando, potranno sfociare in altre iniziative. Anche e soprattutto per questo vile comportamento da parte del Presidente dell’Invalsi stesso e di tutto l’esecutivo raccomandano di partecipare in massa allo sciopero del prossimo 5 maggio. Il segretario generale dell'Unicobas si appella alla Magistratura ordinaria ed Amministrativa affinché intervengano subito per esaminare se esistono le condizioni per dichiarare questo comportamento come antisindacale, ravvisando altresì gli estremi dell’abuso d’ufficio da parte dell’Invalsi e comunque dell’apparato del Miur. Questa delle prove Invalsi è solo una battaglia persa nella guerra al Ddl. Ne seguiranno altre da qui all’approvazione definitiva, non ultima il ricorso per incostituzionalità alla Corte Costituzionale.

Nel frattempo interviene anche il sindacato USB che - si legge in un comunicato - nel contesto della mobilitazione generale contro il Ddl La buona scuola, proclama per la difesa dei diritti sindacali di tutti i lavoratori uno sciopero breve, consistente nel blocco delle attività funzionali all'insegnamento relative alle prove INVALSI per la scuola primaria il 6 e il 7 maggio e per la scuola secondaria il 12 maggio.

Sullo scontro in atto in previsione dello sciopero generale, si inserisce anche l'adesione appena annunciata dalla Fiom, il cui leader Landini, chiama a manifestare studenti, lavoratori e cittadini.

In questo modo è di tutta evidenza che lo sciopero della scuola sta assumendo una connotazione politica dalle caratteristiche di sciopero e mobilitazione generale. Questo il comunicato pubblicato sul sito della Fiom-CGIL: "La Segreteria nazionale della Fiom-CGIL sostiene lo sciopero della scuola del 5 maggio promosso dalle organizzazioni sindacali e dagli studenti per fermare la riforma della scuola del Governo Renzi e invita tutte le strutture della Fiom a promuovere la partecipazione assieme a tutti i lavoratori della scuola, agli studenti, ai lavoratori e ai cittadini alle manifestazioni di Milano, Roma, Bari, Cagliari, Palermo e Catania.

Il 5 maggio la Fiom parteciperà alle manifestazioni per rivendicare una scuola che sia pubblica, gratuita, non precaria, sicura, autogovernata, democratica, formativa, laica e libera.

Per riaffermare un nuovo diritto allo studio e la piena gratuità dell'istruzione, per rivendicare finanziamenti per la scuola pubblica, per una riforma sulle valutazioni in chiave democratica, per investimenti sull'edilizia scolastica, per l'autonomia scolastica e per la riforma dei cicli scolastici.

Per tutte queste ragioni partecipiamo alle manifestazioni del 5 maggio nella consapevolezza che solo l'unità sociale, un vasto sistema di alleanze sociali e una decisa e autonoma iniziativa del sindacato possono determinare quei cambiamenti necessari per rispondere alla crisidemocratica, sociale, culturale e politica del paese."

Potrebbe essere in arrivo un decreto legge che disponga lo stralcio dell'articolo 8 del ddl sulla #BuonaScuola (quello che riguarda le assunzioni) e che potrebbe essere approvato in un prossimo Consiglio dei Ministri da tenersi dopo lo sciopero generale del 5 maggio. Questo almeno quanto scrive oggi 28 aprile il quotidiano Repubblica, secondo cui Renzi si sarebbe reso finalmente conto che aspettare metà giugno per il varo della riforma potrebbe essere troppo tardi per avviare le assunzioni e mettere in cattedra 100.701 docenti.

A questo punto se confermate le voci, sarebbe un clamoroso dietrofront, visto che il decreto legge era stato annunciato, inizialmente proprio dal Governo Renzi entro gennaio, scrivendolo nero su bianco nell'opuscolo sulla Buona Scuola, per poi essere rinviato prima a febbraio e poi a marzo ed essere clamorosamente messo da parte a favore di un disegno di legge proprio in occasione del consiglio dei Ministri in cui doveva essere presentato. Siamo a fine aprile, in piena discussione del ddl e forse le proteste dei docenti e lo sciopero che incombe il 5 maggio, ma soprattutto il calo di consenso, con le elezioni regionali alle porte, potrebbero aver spinto il premier Renzi a cambiare nuovamente idea, ma con la conseguenza che 3 mesi sarebbero stati comunque bruciati inutilmente.

Sulla questione è intervenuto il Movimento 5 stelle che ha chiesto di convocare "immediatamente" l'ufficio di presidenza della commissione Cultura alla Camera "per poter riflettere sulla iter dei lavori del ddl Scuola" e, in particolare, sull'ipotesi che il governo emani un decreto che recepisca la prima parte del ddl sul reclutamento. Secondo il deputato M5S Simone Valente "sarebbe paradossale perché il Movimento è stato il primo a chiedere questo, ma il governo ha respinto la richiesta. Chiedevamo più tempo per una riforma come questa e un iter più veloce per le assunzioni. Vorremmo essere certi che il governo non intervenga in piena campagna elettorale sul tema del reclutamento". Al momento non ci sono conferme di quanto scritto da Repubblica, mentre i lavori della Commissione Cultura della Camera procedono secondo il programma già definito con alcuni componenti della stessa Commissione, che che smentiscono: "Stiamo andando avanti a lavorare". Tuttavia le operazioni sono troppo complesse e in Parlamento si rischia di fare tardi, sosprattutto perché ci sono da analizzare quasi 2mila emendamenti e anche se si lavorerà di notte i tempi tecnici non possono essere elusi.

Resta da capire qualora la voce sia confermata, come sarebbe possibile lo stralcio dell'articolo 8 e quale sarebbe il testo del decreto portato in Consiglio dei Ministri e se recepirebbe le innumerevoli criticità proprio sul piano di assunzioni subito messe in luce da PSN in diversi articoli. Criticità contenute nell'art. 8 contenente la definizione del piano di assunzioni ma strettamente legate anche a alla definizione di organico dell'autonomia, chiamata diretta dei Dirigenti, mobilità dei docenti di ruolo presenti nel ddl tuttora in discussione.
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lunedì 3 novembre 2014

- LAVORO -: Sciopero Generale il 14 novembre al nord e 21 nove...

Sciopero Generale

 il 14 novembre al nord e 21 novembre al sud


Maurizio Landini

"Sciopero generale il 14 novembre al nord e 21 novembre al sud" 


"Sciopero generale al centro-nord il 14 novembre e al centro-sud il 21 dello stesso mese". Lo dice il leader della Fiom, Maurizio Landini, ospite di Lucia Annunziata a "In 1/2 h" su RaiTre. Landini poi ribadisce di non voler scendere in politica. "Io - spiega - voglio continuare a fare il sindacalista, voglio però che sia chiaro che a me di fare la minoranza non me ne frega proprio nulla. Voglio rappresentare le persone"... 
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- LAVORO -: Sciopero Generale il 14 novembre al nord e 21 nove...: Maurizio Landini "Sciopero generale il 14 novembre al nord e 21 novembre al sud" .  . "Sciopero generale...



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sabato 23 novembre 2013

- LAVORO -: Sciopero Selvaggio dei Trasporti a Genova

Sciopero Selvaggio dei Trasporti a Genova



Quando uno sciopero selvaggio va avanti 4 giorni inizia a spaventare.

E’ proprio il concetto di “sciopero selvaggio” che già sbaraglia la realtà padronale, la fa tornare indietro trent’anni, lascia nell’aria delle città quel profumo di secolo scorso di cui tanto si ha bisogno,

almeno nelle lotte.

I lavoratori del trasporto pubblico della città di Genova ci stanno dando una lezione incredibile nella loro lotta contro la privatizzazione, ci stanno rispiegando la “lotta di classe”, hanno tolto strati e strati di polvere e ragnatele a parole ormai rimosse, a partire appunto da “sciopero selvaggio” …

per domani è confermato il 5° giorno di sciopero per tutte le 24 ore.

AVANTI COSI!
continua a leggere...
- LAVORO -: Sciopero Selvaggio dei Trasporti a Genova: Quando uno sciopero selvaggio va avanti 4 giorni inizia a spaventare. E’ proprio il concetto di “sciopero selvaggio” che già sbaraglia...

LEGGI ANCHE : http://cipiri5.blogspot.it/2013/11/bologna-i-facchini-incroceranno-le.html

Bologna i facchini incroceranno le braccia


Domani  a Bologna ci sarà una manifestazione che già si percepisce imponente, 
così come la lotta dei facchini è stata dal primo giorno, in tutto il territorio italiano.

Domani a Bologna i facchini incroceranno le braccia

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giovedì 17 ottobre 2013

LINKS: Cub: sciopero generale per venerdì 18 ottobre

Cub: sciopero generale per venerdì 18 ottobre


Cub, altre organizzazioni sindacali di base e associazioni migranti hanno proclamato lo sciopero generale di 8 ore per venerdì 18 Ottobre di tutti i lavoratori del privato e del pubblico impiego.

LETTERA DI ADESIONE DELLA CUB-TRASPORTI - modalità di partecipazione del TRASPORTO PUBBLICO LOCALE, TRASPORTO FERROVIARIO, Trasporto AEREO e attività aeroportuali, trasporto MARITTIMO, ANAS, TRENORD e ATM

Lo sciopero generale è indetto: 
contro le politiche di austerità del governo Letta;
 per·l'aumento di salari e pensioni, la riduzione dell'orario di lavoro;
 per i diritti sociali
 (reddito, casa, lavoro,·salute, studio); 
per una legge democratica sulla rappresentanza; 
per pari diritti per i lavoratori migranti, 
contro la tassa di soggiorno e il rapporto tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro.

MANIFESTAZIONI:

Milano - ore 9,00 L.rgo Cairoli
 Roma  - ore 10,00 P.zza della Repubblica 
Firenze  - ore 9,30 Stazione S.M.N. 
Palermo- ore 17,00 P.zza Massimo

http://www.cub.it/sindacato/

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martedì 13 novembre 2012

- LAVORO -: Sciopero 14 novembre

Sciopero 14 novembre

 

Sciopero 14 novembre – Lettera aperta al mio sindacato

InGlass-Steagall su novembre 13, 2012 a 9:40 AM Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di una lavoratrice della CGIL che sprona il proprio sindacato ad adottare misure più efficaci nell’opporsi alle politiche di austerità.
Non si tratta di una lettera contro: è l’invito appassionato a guardare alle ragioni profonde della crisi economica... LEGGI TUTTO
- LAVORO -: Sciopero 14 novembre:   Sciopero 14 novembre – Lettera aperta al mio sindacato In Glass-Steagall su novembre 13, 2012 a 9:40 AM Riceviamo ...

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venerdì 7 settembre 2012

Lo sciopero delle braccia e lo sciopero del consumo

Draghi vince su tutti gli altri mostri europei.
Ora anche i tedeschi accettano di comperare una Europa allo sfacelo!
Le borse sono euforiche,perche così potremo andare avanti per altri mesi su un mare di buffi e di rottami.
Quelli che hanno prodotto una finanza "sbarazzina", solo per il nostro paese 2 milioni di miliardi di debito, possono continuare a fare danni, grazie alla fiducia illimitata che riceveranno dai pochi paesi virtuosi europei!
Ma anche i paesi virtuosi non possono vivere se i paesi come il nostro dovessero cadere, quindi, avanti tutti fino alla fine di un Europa banchiera!
Draghi è un banchiere!
Monti è un banchiere!
Fassino è un banchiere!
Berlusconi è un banchiere!
Sono tutti banchieri...
Come potevamo fermare queste scellerate politiche con il parlamento italiano?
Ci vuole una guerra ai banchieri!
Le vittime di tutti i banchieri dovrebbero combattere contro le banche!
Ma come?
Andando con dei secchi di vernice d'avanti alle banche?
Oppure facendo le boccacce ai banchieri ingordi?
No compagni, occorre che in quelle banche escano tutti i nostri soldi!
Dobbiamo ritirare anche i pochi euro che abbiamo nel conto e estinguere tutti i conti bancari.
Le carte di credito devono sparire dalle nostre tasche,in ogni acquisto, loro prendono una tangente.
le banche ci hanno rovinato e noi dobbiamo rovinare le banche.
Non serve murare la porta della banche, come non serve fare baccano e tirare qualche petardo ,serve invece togliere il sangue alla bestia!
Il nostro sangue!
I nostri soldi, anche se pochi,sono la colonna portante delle banche.
Voi direte: Ma mille euro,cosa fanno?
Fanno, fanno, perche se le moltiplichi per milioni, quanti siamo...
Noi siamo i lavoratori,ma siamo anche i consumatori di questo sistema infame.
Abbiamo due armi mortali e non ne usiamo nemmeno una.
L'arma più formidabbile che è lo sciopero generale,non la usiamo per seguire i sindacati infami, che anche loro hanno la loro piccola banca e controllano tutti i soldi dell'INPS.
Come: abbiamo l'arma del non consumo!
Non consumare,non aderire a alcun contratto con questa banda di ladri,può portarci a una rapida vittoria e all'eliminazione di tutto un sistema di sfruttamento.
In Amerika si sono verifiacati casi di sciopero dei consumi e furono talmente disastrosi per i padroni, che non si vogliono nemmeno ricordare a livello storico!
lo sciopero della bistecca negli anni 70! Tonnellate di carne marcita in tutta l'amerika!
Anche noi fecimo lo sciopero del fumo al tempo dell'occupazione austriaca !
Nessun italiano fumava sigari,mtanto che gli austriaci dopo un pò dovettero cedere e togliere le odiose tasse sul fumo.
Ma questa storia, i borghesi non la scrivono nemmeno sui libri di scuola,per quanto la temono!
In un paese consumista, la classe lavoratrice ha due armi!
Lo sciopero delle braccia e lo sciopero del consumo!
Se non mi credete, voi del PD, domandatelo al vostro segretario, lui lo sà,ma non ve lo dice!
trovato su fb
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giovedì 3 maggio 2012

Sciopero della fame palestinese



Hebron, repressa con violenza

 manifestazione cittadina 

di solidarietà con prigionieri palestinesi



Al – Khalil (Hebron) – InfoPal. Questo pomeriggio, a Beit Umar, quattro cittadini palestinesi, tra cui un bambino, sono rimasti feriti a seguito di un attacco dei soldati israeliani contro una protesta di solidarietà con i prigionieri in sciopero della fame da 25 giorni.
Durante l’assalto, le forze di occupazione hanno lanciato gas lacrimogeni, aggredito e arrestati alcuni manifestanti.
Yousef Abu Marya, coordinatore della campagna cittadina di Beit Umar, ha dichiarato che l’occupazione ha represso la marcia di solidarietà con i prigionieri, e il tentativo di raggiungere le terre confiscate nella cittadina vicino alla colonia di “Karmi Tsur”.
Abu Marya ha spiegato che i 4 feriti sono Musa Abu Marya e Ayman Awad Abu, un ragazzino di 14 anni, Hamza al-Hashem, e uno straniero. Essi sono stati feriti con bastoni e calci di fucile.
Le truppe di occupazione hanno arrestato il segretario del Comitato popolare di Beit Umar, Ahmad Khalil Abu Hashem (45 anni), durante la manifestazione che è iniziata con una visita alle famiglie dei martiri e dei feriti, e a cui ha partecipato anche Khader Adnan, leader del movimento “Jihad Islamico”, liberato dalle prigioni israeliane poche settimane fa dopo uno sciopero della fame a oltranza.

Sciopero della fame palestinese

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APPELLO DI 

Solidarietà ai prigionieri palestinesi in sciopero della fame

Vauro Senesi


Migliaia di prigionieri palestinesi in sciopero della fame e nessuno ne parla: spezziamo il silenzio! 


Federica Pitoni, Mezzaluna Rossa Palestinese-Italia -palestinarossa.it
E’ dal 17 aprile, Giornata dei Prigionieri Palestinesi, che nelle carceri israeliane migliaia di detenuti palestinesi digiunano per protestare contro il regime disumano cui sono sottoposti.
Sono circa 6.000 i prigionieri palestinesi detenuti in 17 carceri, compresi donne e bambini. 330 sono trattenuti in detenzione amministrativa senza che siano state avviate accuse formali contro di loro. La detenzione amministrativa può durare anche anni e può essere prorogata da una corte militare, senza che ci sia possibilità di appello. E’ superfluo ricordare come un simile regime carcerario violi tutti i trattati internazionali per i diritti umani. Tra i detenuti palestinesi, 28 sono membri eletti del Parlamento, tra cui tre ex ministri. Vi sono anche Marwan Barghouti, leader di Al Fatah, condannato a più di cinque ergastoli, e Ahmad Sa’adat, leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, condannato a 30 anni. Ad oggi metà dei prigionieri è entrato in sciopero.

Quello che chiedono con questo sciopero della dignità e della fame i detenuti palestinesi è solidarietà internazionale e riconoscimento delle loro richieste:
1) la fine della politica di isolamento che viene utilizzata per deprivare i prigionieri palestinesi dei propri diritti; 2) il permesso alle famiglie dei prigionieri provenienti da Gaza di visitare i propri parenti, diritto che viene negato da oltre sei anni; 3) il miglioramento delle condizioni di vita nelle prigioni e la fine della “legge Shalit” che vieta quotidiani, materiali di studio e canali tv; 4) la fine delle politiche di umiliazione a cui i prigionieri e le loro famiglie sono sottoposti: perquisizioni fisiche, raid notturni e punizioni collettive.

Dal 1967 ad oggi, si stima che almeno il 20 per cento della popolazione palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza abbia subito un arresto. La Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione dei Civili in tempo di guerra all’articolo 76 recita che: “Le persone protette accusate di reati saranno detenute nel paese occupato, e se condannate, dovranno scontarvi la loro pena”. Israele, in palese violazione di questo articolo, tiene questi prigionieri fuori dal territorio occupato; all’articolo 49 la Convenzione ribadisce: “I trasferimenti forzati, di massa o individuali, come pure la deportazione di persone protette fuori dal territorio e a destinazione della Potenza Occupante o di quello di qualsiasi altro stato, occupato o no, sono vietati, qualunque ne sia il motivo”. All’articolo 32 si vieta esplicitamente “omicidio, tortura, punizioni corporali e ogni altra brutalità compiuta da agenti civili o militari”: sono centinaia i prigionieri palestinesi morti a causa delle torture subite.

Nella giornata del 29 aprile Ahmed Sa’adat, detenuto nel carcere di Raymon, è stato trasferito in ospedale a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute per il prolungato sciopero della fame. Come lui, molti altri prigionieri sono allo stremo e vedono le loro condizioni di salute peggiorare giorno dopo giorno. Tutto questo accade nel perfetto silenzio dei media internazionali. Pochissimi giornali hanno riportato la notizia di questo grande sciopero della fame.

Vogliamo provare a spezzare questo silenzio e chiediamo a tutte le forze politiche italiane, alle associazioni, ai giornalisti, alla società civile italiana di non rendersi complici di questo silenzio. Lo facciamo con questo articolo e cercheremo ogni mezzo per superare la barriera del silenzio, quel muro di gomma contro cui sempre, da decenni, i palestinesi vedono infrangersi le loro ragioni. Vi chiediamo solamente di parlarne, vi chiediamo di informare l’opinione pubblica, vi chiediamo una presa di posizione. Questo è quanto vogliono e chiedono i prigionieri palestinesi dalla Comunità Internazionale. Questo è quanto ogni palestinese, della diaspora e in Palestina, vi chiede.

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Dal 17 aprile 2012, giornata internazionale dei prigionieri politici, oltre 2.500 detenuti palestinesi sono in sciopero della fame per protestare contro il trattamento inumano a cui sono sottoposti nelle carceri israeliane e contro l'uso della detenzione amministrativa che consente a Israele di imprigionare i Palestinesi, senza precise accuse (considerate "segrete" da Israele) e senza processo, per un periodo di 6 mesi, rinnovabili all'infinito.

I prigionieri in sciopero della fame vengono puniti con l'isolamento in celle senza acqua né luce o con il trasferimento in altre prigioni non comunicate. Inoltre, a loro non è consentito essere curati da un medico di loro fiducia. Un comportamento che viola tutte le leggi internazionali, la Convenzione di Ginevra e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Quattro di questi prigionieri sono stati ricoverati in ospedale; i più gravi sono Bial Diab e Thaer Halahleh, al 75° giorno di sciopero della fame. https://www.facebook.com/events/368316756538398/?notif_t=plan_user_joined

Il 3 maggio, per questi due prigionieri si è tenuta l'udienza, presso l'Alta Corte israeliana, che doveva decidere sulla loro detenzione amministrativa. Entrambi sono stati portati all'udienza in sedia a rotelle. Bilal è svenuto e non c'erano medici presenti in aula; Thaer ha testimoniato sui maltrattamenti subito dal momento del suo arresto.
Il Giudice Ammon Rubinstein ha annunciato che la giuria avrebbe adottato una decisione, dopo aver esaminato il "fascicolo segreto" e che le parti sarebbero state informate della decisione in seguito, senza indicare quando.

Molti sono i palestinesi che manifestano in sostegno di questi prigionieri che hanno scelto di usare questo metodo nonviolento, iniziato da Khader Adnan, per ribadire la propria dignità e per essere trattati secondo le norme del diritto internazionale umanitario. Qui, le dichiarazioni di Richard Falk, delegato ONU per i Diritti Umani in Palestina http://www.giornalettismo.com/archives/286640/io-disgustato-dalle-carceri-isr... (link originale: http://richardfalk.wordpress.com/).

Durante la manifestazione del 2 maggio, davanti alla prigione di Ofer, una ragazza è riuscita a salire su un mezzo militare (un mezzo che lancia getti d'acqua mista a sostanze chimiche sconosciute che lasciano un odore nauseabondo addosso, per una settimana) e a sventolare la bandiera palestinese. Quando è scesa, i militari hanno spruzzato il peperoncino addosso a lei e agli altri manifestanti che la proteggevano. video: www.youtube.com/watch?v=C4C8_dyIiHw

Prof. Henry Siegman, ordinato rabbino ortodosso dalla Yeshiva Torah Vadaath e cappellano militare nella guerra di Corea, è stato Executive Director dell’American Jewish Congress (dal 1978 al 1994) e del Synagogue Council, Senior Fellow al Council on Foreign Relations. I suoi scritti sono pubblicati dai maggiori quotidiani Usa e dalla New York Review of Books. Il prof Siegman ha scritto: «I fondatori del sionismo furono fra i leader più illuminati e progressisti del mondo ebraico…loro non erano razzisti… Ma il governo Nethanyahu ha provato che, benché il sionismo non sia razzismo, ci sono dei sionisti che sono razzisti. Nel 1980 molti nell’establishment ebraico americano parteciparono alle dimostrazioni contro il regime dell’apartheid in Sud Africa. La battaglia contro l’apartheid era considerata – non solo dai liberals – una causa ebraica. Oggi in Israele l’apartheid, non è una possibilità futura come molti non hanno smesso di ammonire, ma è una realtà attuale. Nethanyahu e il suo governo si sono impegnati a travestire il loro regime di apartheid de facto fingendo che lo status quo nei territori occupati sia temporaneo… ».
In questo regime di apartheid creato progressivamente dal governo Nethanyahu vedono la luce tutte le vessazioni tipiche di tali regimi. Oggi, detenuti palestinesi in sciopero della fame per protestare contro le illegali detenzioni amministrative e le brutali condizioni di detenzione, subiscono ogni sorta di violenza punitiva fisica e psicologica, due di essi Bilal Thaer e di Diab  Halahleh, in sciopero da 67 giorni rischiano la vita. Il silenzio dei grandi della terra è assordante.

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martedì 25 gennaio 2011

LINKS: Il nostro sangue per la FIOM




" Allo sciopero generale indetto da COBAS/Fiom il 28 gennaio " - ABBINIAMO uno sciopero generale dei consumatori : dal 28 gennaio per una settimana o ad oltranza si acquistano solo beni di prima necessità. Limitando al massimo anche quelli ovvero limitando ogni spreco!(In Italia nel corso del 2008, il 10% della spesa di generi alimentari, pari ad un valore di 561 Euro a famiglia è stato buttato nei cassonetti della spazzatura (R...icerca A.D.O.C.)
più duraturo sarà lo sciopero più possibilità di vedere calare i prezzi si avranno.
Nei beni di prima necessità dovrete escludere: bibite, vino, birra, snack, frutta esotica
Soptatutto...
...Credo che il boicottaggio più duro lo dobbiamo fare nei supermercati, negli ipermercati, nei centri commerciali, le vie commercialie i ristoranti Eviterei di boicottare i piccoli esercizi di poveri diavoli che sbarcano il lunario come noi.

Sto sognando Centri commerciali deserti per una settimana ed anche oltre. Non dal vivo ma nei TG!

UNITI SI PUO' VINCERE!

Il consumatore è continuamente strozzato dai prezzi che aumentano, e che non sono dettati dal meccanismo della domanda e dell'offerta.

Prima di Keynes le teorie classiche erano basate sulla legge della domanda e dell'offerta, la quale stabiliva che la produzione fosse determinata dalla domanda.
Con Keynes invece si stabilisce che si può stimolare il consumo, anche con metodi fittizi come la costruzione di opere pubbliche inutili, allo scopo di fornire qualcuno di reddito perché possa spenderlo e riavviare la circolazione del denaro.

Questo capovolge la situazione, si passa da un sistema in cui la domanda (o il consumo) guida gli sviluppi dell'economia, ad un sistema in cui si pilota il consumo allo scopo di spremere il più possibile dalle fasce medio basse. Si passa quindi al consumismo, e si fornisce alle classi economiche più basse solo quel tanto che serve a tenere viva l'economia, manipolando gli acquisti in modo da favorire i grossi investitori.

Si passa da acquirente a consumatore, con la conseguenza di diventare un oggetto invece che un soggetto dell'economia.

Ora dobbiamo tornare ad essere soggetti economici ed influenzare NOI il mercato in base alla NOSTRA domanda, la quale deve essere fondata sulle esigenze reali e non dai bisogni indotti dal mercato.

Se non vogliamo comprare automobili Fiat è inutile che continuino ad abbassare i prezzi sulle spalle dei lavoratori, ma dovranno impegnarsi a costruire un prodotto interessante per noi ACQUIRENTI (come automobili ad idrogeno o elettriche)

Perché insistere sulla produzione di auto obsolete, quando ce necessità di modelli ecologicamente compatibili, meno costosi , con meno fronzoli e più sicuri?



LINKS: Il nostro sangue per la FIOM: "Ora venerdì 28 gennaio · 9.30 - 12.30 Luogo Italia Creato da Gruppo Libera.Tv, Jacopo Venier, Iacopo Venier Bis, Liberatv Redazione ..."
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venerdì 10 dicembre 2010

El País sullo sciopero RAI , E' colpa di Minzolini


El País sullo sciopero RAI: "E' colpa di Minzolini"


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MADRID- Commenti al vetriolo da El País per la RAI. Dalle colonne di uno dei quotidiani più autorevoli d’Europa si commenta la notizia dello sciopero RAI di stamattina, facendo riferimento alla gestione- Minzolini. Quest’ultimo viene definito come “il giornalista più controverso d’Italia; ora, assieme al direttore generale della Rai, Mauro Masi, dovrà rispondere delle accuse più gravi che si possano fare a un portavoce dell’informazione”.
Il giornale si riferisce alle accuse mosse da più parti al Direttore del TG1 di spese record a carico dei contribuenti, mancato diritto di cronaca, e pubblicità occulta.

Senza risparmiarsi affatto, El País ripercorre il recente passato dell’emittenza pubblica italiana: “Nell'ultimo anno e mezzo, le notizie della emittente pubblica RAI1, la più seguita d'Italia, hanno perso un milione di spettatori. Il suo direttore, Augusto Minzolini, ha ricevuto critiche e invettive di ogni calibro per il suo modo di fare giornalismo, che molti definiscono come "obbediente" verso il governo di Silvio Berlusconi”.
Ecco perchè l’UsigRai, sindacato dei giornalisti della RAI, avrebbe convocato oggi “lo sciopero di una giornata per protestare contro la gestione economica e di informazione dell'emittente pubblica, e ha appena approvato un voto di censura contro Masi, ottenendo 1.314 voti favorevoli e 77 contrari”.
Secondo il quotidiano di Madrid Minzolini è diventato famoso in Italia da quando è stato nominato dal primo ministro a capo dell'ormai ex-telegiornale più seguito dagli italiani.
Da quel momento avrebbe impostato una nuova linea editoriale, più leggero e per così dire “Berlusconi-dipendente”. "Non ha parlato mai di Noemi, né della D’Addario, né tantomeno del Bunga-bunga, perché a parer suo era puro “gossip”. Nel frattempo, però, ha mandato in onda servizi di dubbio gusto informativo poco opportuni per un palinsesto serale".
L'incidente giornalistico definito più impressionante è stata la sua “interpretazione” della sentenza Mills. Nella notizia data nel Tg delle ore 20.00, quello più seguito dagli Italiani, ha detto che l'avvocato inglese, accusato di corruzione assieme all’Immune Berlusconi era stato prosciolto. In realtà, i giudici avevano dichiarato il reato “commesso ma non perseguibile”, in quanto caduto in prescrizione "per effetto di una delle tante norme italiane approvate dalle ultime legislature di centro-destra". Così parlò El País.



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mercoledì 24 novembre 2010

Uno sciopero del panino per salvare la nostra cultura.



Uno sciopero del panino per salvare la nostra cultura.


“Fatevi un bel panino con la Divina Commedia“, aveva detto Giulio Tremonti tra il serio e il faceto. Adesso si scopre che la questione era molto più seria di quanto si potesse pensare. La Società Dante Alighieri, che promuove la lingua e la cultura italiana nel mondo, rischia di chiudere dopo 121 anni di gloriosa e prestigiosa attività. Infatti, per risparmiare 648 mila euro la forbice del Ministero del Tesoro si è accanita sull’ente fondato nel 1889 da Giosuè Carducci.

Praticamente il colpo di grazia, e proprio mentre l’Italia si appresta a celebrare i 150 anni dall’Unità. Perché se il British Council ha a disposizione 220 milioni di euro, il Goethe Institute 218, lo spagnolo Cervantes 90, il portoghese Camoes 13 e Alliance Fracaise 10,6, la Dante prima tirava avanti con uno stanziamento pubblico di un milione 700 mila euro, poi ridotto a un milione 248 mila euro l’anno, e adesso dovrà cavarsela con 600 mila euro, il 53,5 per cento in meno rispetto al 2009. Che vuol dire chiudere.

La Dante Alighieri ha 423 comitati in tutto il mondo, dall’Argentina fino all’estremo oriente della Russia, che organizzano migliaia di corsi di lingua italiana frequentati da circa 200 mila persone e questo lo fa soprattutto attraverso il volontariato e i corsi a pagamento che servono a mantenere la sede centrale di Roma. Per salvare l’Istituto, quindi, partono due distinte iniziative di protesta e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Sul sito del magazine femminile Io Donna, il primo organo di informazione ad attivarsi, è stata lanciata la campagna “S.O.S. per l’italiano. Vogliono chiudere la Dante Alighieri. Fermiamoli“, per chiedere ai lettori di manifestare il proprio disappunto nel tentativo di preservare uno dei fiori all’occhiello dell’italianità nel mondo. Inoltre, sul numero di Io Donna in edicola questa settimana, il noto giornalista e scrittore Sergio Rizzo ipotizza quali sarebbero le possibili alternative per recuperare senza sforzo 648 mila euro nel bilancio dello Stato: “Per esempio – spiega Rizzo - rinunciando a una decina di auto blu tipo Audi quattromiladuecento di cilindrata, che vanno tanto di moda adesso per le trasferte di ministri e sottosegretari; per esempio, con una microscopica puntatina alle spese voluttuarie della Camera e del Senato, dove si è arrivati a spendere 4.400 euro per l’acquisto di 50 asciugamani di lino destinati al bagno degli ospiti dell’appartamento presidenziale; per esempio, evitando di utilizzare gli aerei della presidenza del Consiglio come taxi…“.

“Senza la sede centrale della Dante Alighieri - nota ancora Rizzo – sarebbe difficile tenere in piedi il resto dell’Istituto sparso per il mondo. A meno che… Volendo pensare male, si potrebbe immaginare che l’obiettivo sia proprio quello. Il clima politico, del resto, non sembra molto favorevole a rilanciare i valori nazionali“. Insomma, nel colpo finanziario inflitto alla Dante Alighieri è insito il forte rischio che l’italianità nel mondo, già fortemente provata a livello di immagine per le responsabilità della nostra classe politica e istituzionale, si riduca a una mera e isolata nicchia di testimonianza. Una vera beffa per il Paese che vanta il più vasto patrimonio artistico e culturale del pianeta.

Il webmagazine della Fondazione Fare Futuro inoltre, aderendo con convinzione all’appello di Io Donna per la sopravvivenza della nostra lingua, propone addirittura di più. Nel sottolineare come sia semplicemente folle che un Paese come l’Italia non investa sulla propria cultura e sulla propria storia, rinunciando di fatto a difendere un valore così grande come l’identità nazionale, lancia provocatoriamente uno sciopero della fame ‘a staffetta’: rinunciare per 24 ore a mangiare, secondo turni concordati, per dimostrare che gli italiani, pur di difendere la loro cultura, sono ben disposti a fare a meno di quel famoso ‘panino’ di cui parlava il Ministro Tremonti. Tutti gli interessati alla singolare iniziativa, possono inviare una mail a redazione@ffwebmagazine.it. Verranno successivamente contattati per definire il giorno in cui dovranno partecipare alla protesta.

In questa fase di grave crisi sociale ed economica, nell’epoca del multiculturalismo, la nostra cultura e identità sono forse gli unici beni che ci sono rimasti. Ed è un dovere di ogni persona responsabile, a prescindere dalle singole iniziative di protesta, mobilitarsi e far sentire la propria voce. Affinchè la ricchezza dei Padri sia anche quella dei figli, e per stimolare quel meccanismo di virtuosa condivisione della nostra storia con i tanti ‘nuovi italiani‘ che chiedono di compartecipare all’avvenire della nostra Nazione. Alla vigilia del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, si tratta del miglior modo di riscoprirci patrioti.

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SCRITTO DA : David Incamicia

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lunedì 22 novembre 2010

Lo spettacolo in sciopero



Lo spettacolo in sciopero
"No al cinecidio premeditato"
Quasi tutti gli oltre 250 mila lavoratori del settore aderiscono all'agitazione indetta dai sindacati contro i tagli. In oltre 1.500 si radunano al cinema Adriano di Roma: "Non siamo debosciati che sperperano, combattiamo per le nuove generazioni".


Cinema chiusi, teatri su cui non si alzerà il sipario e centinaia di eventi annullati in tutta Italia. È l’effetto dello sciopero indetto da vari sindacati come Slc-CGIL, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil contro i tagli previsti nella Finanziaria 2011.

Giù il sipario sul mondo dello spettacolo: la quasi totalità dei 250 mila lavoratori del settore aderisce infatti allo sciopero generale organizzato da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil contro i tagli previsti nella Finanziaria 2011. Una protesta per chiedere il reintegro del Fus, il contributo statale, attualmente ridotto al minimo storico di 288 milioni di euro, il ripristino delle agevolazioni fiscali, la legge dello spettacolo dal vivo e lo stop alla delocalizzazione delle produzioni cineaudiovisive. Nella capitale, l'appuntamento è alle 10,30 al cinema Adriano, per fare il punto della situazione: ci sono almeno 1.500 persone, troppe per la sala che è stata loro concessa, e così la manifestazione comincia in ritardo. Tanti i volti noti, tra cui Marco Tullio Giordana, Paolo Sorrentino, Giulio Scarpati, Caterina Guzzanti, Giorgio Tirabassi, Fabrizio Gifuni, Mimmo Calopresti, Marco Risi, Fabrizio Bentivoglio, Giuseppe Piccioni, Paola Pitagora, Maria Rosaria Omaggio.

Un'atmosfera caldissima, quella che si respira. Giovanni Veronesi spiega che ''il danno fatto in questi anni dai governanti alle nuove generazioni è incalcolabile: la cultura come peso della società, come fardello inutile da evitare. I ragazzi finiranno per crederci, prima o poi". "C'è rimasto
solo il tubo del gas - dice ironicamente Ennio Fantastichini, poco prima dell'inizio - questo governo ha deciso di distruggere la cultura mentre rimangono i fondi per le cerimonie istituzionali. Che poi, cosa sono queste cerimonie? Portare in giro le pischelle con l'auto blu?". Poi dal palco parla Fabrizio Gifuni: "A questo punto manifestazioni come queste dovrebbero diventare sempre più frequenti, quasi con una scadenza settimanale. Ma sono convinto che i primi risultati significativi ci saranno quando queste manifestazioni vedranno la partecipazione anche di cittadini comuni che cominceranno a sentirsi privati di qualcosa che gli appartiene". Rincara Massimo Ghini: "Si parla di Fus come di soldi tolti agli italiani e sperperati da quattro buffoni. Il senso di queste manifestazioni è spiegare alla gente chi siamo realmente: non siamo un gruppo di debosciati che sperpera. E' l'ennesima macchina del fango gettata ". Ma il più esplicito è Ettore Scola: "Continua il 'cinecidio' premeditato contro cui si tenta di resistere".

Per il resto, per l'agitazione di oggi restano chiuse e sale da concerto, i cinema, i teatri - che cancellano anche le prove - e i set cinematografici. Al teatro Carlo Felice di Genova, in programma un concerto di Zubin Mehta in sostegno della protesta. A Milano organizzato un convegno dove sono previsti gli interventi del direttore del Piccolo, Sergio Escobar, del sovrintendente alla Scala, Strephane Lissner e dell'attore Toni Servillo. A Bari, presidio davanti al Teatro Petruzzelli. Alla giornata aderisce anche l'Enc, l'Ente nazionale circhi.

E in mattinata anche il ministro della Cultura Sandro Bondi (che in presenza di altre manifestazioni, come l'occupazione del red carpet al Festival di Roma, aveva usato toni molto duri) ammette che l'iniziativa di oggi parte da presupposti giusti: "Non posso non comprendere le ragioni della protesta del mondo dello spettacolo che, nonostante certe strumentalizzazioni politiche, pongono problemi reali. Ribadisco il mio impegno a ottenere la proroga degli incentivi fiscali a favore del cinema, una misura liberale che senza gravare sulle casse dell'erario ha un effetto positivo per lo sviluppo dell'economia, e di un necessario reintegro del fondo unico per lo spettacolo". Alla protesta invece aderisce ufficialmente il centrosinistra: Pd, Idv, Sinistra e libertà.

"Le promesse non ci bastano, non possiamo più stare appesi", dice il presidente dell'associazione Centoautori 1, Andrea Purgatori. "Giovedì sera Bondi continuava a promettere e intanto al mattino c'era stato un Consiglio dei ministri dal quale lui è uscito senza una briciola". Resta la possibilità che il rinnovo degli sgravi arrivi a fine anno con il decreto Milleproroghe: "Ma per noi sarebbe comunque tardi - ribatte Purgatori - se la certezza del rifinanziamento arriva a fine dicembre, la conseguenza è che a gennaio, febbraio e marzo le produzioni stanno ferme. Per questo cominciamo a pensare che lo scontro sul cinema sia politico".
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martedì 5 gennaio 2010

Primo Marzo 2010 Sciopero degli Stranieri


. Primo Marzo 2010 Sciopero degli Stranieri
stranieri non solo e non tanto dal punto di vista anagrafico. stranieri perché estranei al clima di razzismo, intolleranza e chiusura che caratterizza l'Italia del presente. autoctoni e immigrati, accomunati da questa estraneità e dal fatto di vivere nello stesso territorio, siamo uniti nella stessa battaglia di civiltà.

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