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venerdì 11 maggio 2012

Il 10 - 05 - 1933, a Berlino, i nazisti bruciarono migliaia di libri

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 Il 10 - 05 - 1933, a Berlino, i nazisti bruciarono migliaia di libri.


Il 10 maggio del 1933, a Berlino, nella piazza del Teatro dell'Opera, i nazisti organizzarono un gigantesco rogo nel quale bruciarono migliaia di libri. Nella stessa serata roghi simili si svolsero in altre città tedesche, raccontati da Radio Germania. Il rogo di Berlino fu organizzato con estrema attenzione poiché doveva essere un esempio per il Reich. L'evento assunse i caratteri di una cerimonia ufficiale, quasi religiosa. Furono curati gli aspetti scenici, le musiche, i canti, l'illuminazione. I libri erano accompagnati da una marcia alla quale presero parte i professori in toga, gli studenti, soldati delle SA e delle SS. I libri furono trasportati da camion e quindi cosparsi di benzina e arsi con l'aiuto di tecnici e pompieri.
Con questo gesto Goebbels, da poco nominato ministro della propaganda, lanciò la sua campagna contro i libri "non tedeschi" e contro la cosiddetta "arte degenerata". Si trattava di una iniziativa senza precedenti, che rivelava, se mai ve ne fosse stato ancora bisogno, il grado di imbarbarimento della vita politica e culturale tedesca dopo l'avvento del regime nazista. L'intento dichiarato di Goebbels era quello di cancellare qualunque testimonianza degli intellettuali che nel XIX e del XX secolo avevano dato sviluppo alla moderna cultura europea.
Nei roghi finirono migliaia di opere letterarie e artistiche di autori che secondo la rozza e incolta ideologia del nuovo regime avevano "corrotto" e "giudaizzato" una presunta "cultura tedesca" pura: opere di autori lontani nel tempo, come Heinrich Heine (1797-1856) e Karl Marx (1818-1883), ma soprattutto dei grandi intellettuali del periodo weimariano: gli scrittori Thomas Mann, Heinrich Mann, Bertolt Brecht, Alfred Döblin, Joseph Roth. I filosofi Ernst Cassirer, Georg Simmel, Theodor W. Adorno, Walter Benjamin, Herbert Marcuse, Max Horkheimer, Ernst Bloch, Ludwig Wittgenstein, Max Scheler, Hannah Arendt, Edith Stein, Edmund Husserl, Max Weber, Erich Fromm, Martin Buber, Karl Löwith. L'architetto Walter Gropius. I pittori Paul Klee, Wassili Kandinsky e Piet Mondrian. Gli scienziati Albert Einstein e Sigmund Freud. I musicisti Arnold Schönberg e Alban Berg. I registi cinematografici Georg Pabst, Fritz Lang e Franz Murnau. E centinaia di altri artisti e pensatori che avevano gettato le basi intellettuali dell'intera cultura del Novecento.
Nel 1817, in occasione di un precedente rogo acceso da studenti tedeschi, lo scrittore Heinrich Heine disse: «Là dove si bruciano i libri, si finisce col bruciare anche gli uomini».
Fu profetico, in quanto il rogo del 10 maggio 1933 fu solo l’inizio della immane tragedia umana creata dal nazismo. Si cominciò bruciando i libri e si finì bruciando donne ed uomini nei campi di sterminio.


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