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sabato 12 maggio 2012

L'attacco agli anarchici inizio' con la strage di Piazza Fontana,Il debito? E' della casta,



 La demonizzazione degli anarchici fu costruita con abilita' dai servizi e da buona parte delle istituzioni preposte alla repressione del terrorismo. Guardare al passato per capire il presente e prevedere il futuro, diceva lo storico Tucidide nel 450 avanti Cristo. Quello che e' accaduto 43 anni fa dovrebbe servire da lezione.




La demonizzazione degli anarchici fu costruita con abilita' dai servizi e da buona parte delle istituzioni preposte alla repressione del terrorismo. Guardare al passato per capire il presente e prevedere il futuro, diceva lo storico Tucidide nel 450 avanti Cristo. Quello che e' accaduto 43 anni fa dovrebbe servire da lezione.




Il debito? E' della casta
[04/11/2011] di Ferdinando Imposimato

Gia' in passato e' accaduto molte volte che atti di terrorismo commessi dalla destra siano stati attribuiti ai rossi. I capri espiatori furono per anni gli anarchici, che avevano la caratteristica di dispiacere anche ai comunisti.

L'attacco agli anarchici inizio' con la strage di Piazza Fontana della quale venne accusato ingiustamente Pietro Valpreda. Della sua colpevolezza sono stato convinto per decenni, intossicato dai giornali di ogni colore che riuscirono a colpevolizzare lo sfortunato ballerino con accuse di ogni genere. Egli dopo dieci anni fu assolto per insufficienza di prove, mentre furono condannati i fascisti Freda Franco e Ventura Giovanni con l'agente del Sid Guido Giannettini. Dopo un infinito balletto di processi, anche i neofascisti e il loro sodale Giannettini furono assolti con formula dubitativa. Chi abbia messo le bombe a piazza Fontana, a piazza della Loggia, sul treno Italicus, alla Questura di Milano e in cento altri luoghi pubblici non si e' mai saputo sul piano giudiziario. Ma alla fine del dodicesimo processo per la strage di Piazza Fontana, dopo una tragicommedia durata 35 anni, c'e' stato il colpo di scena: la Corte di Cassazione, con sentenza del 3 marzo 2005, ha assolto i neofascisti accusati da un pentito, ma ha aggiunto che la verita' era quella contenuta nella sentenza di condanna di Catanzaro del 1979 contro Freda e Ventura, che pero' furono assolti in appello e in Cassazione e non possono essere piu' giudicati.

La conclusione e' che, secondo la Cassazione, la strage di piazza Fontana fu sicuramente opera di neofascisti aiutati dai servizi segreti del tempo. Ma nella pubblica opinione resta un'ombra ingiusta sugli anarchici. Nessuno riusci' a sfuggire al condizionamento dei media, neppure l'avvocato di Valpreda, che mostro' qualche incertezza sulla sua innocenza. La demonizzazione degli anarchici fu costruita con abilita' dai servizi e da buona parte delle istituzioni preposte alla repressione del terrorismo, tra cui l'Ufficio Affari Riservati del Viminale. Nessuno, compreso chi scrive, riusciva a credere ad una diabolica macchinazione ordita da pezzi insospettabili dello Stato al servizio del potere politico democristiano chiuso a qualunque apertura alle forze democratiche della sinistra.
Ebbene, quello che e' accaduto 43 anni fa dovrebbe servire da lezione. Guardare al passato per capire il presente e prevedere il futuro, diceva lo storico Tucidide nel 450 avanti Cristo. Ma molti, complici alcuni organi di stampa, fanno finta di non capire.


CACCIA ALL'INDIGNATO


Oggi sta accadendo la stessa cosa: un movimento pacifico di "indignati" che protesta contro il Governo per la ingiusta manovra che lascia indenni i piu' ricchi, e contro le banche che favoriscono la speculazione, viene criminalizzato e fa dire a qualche giornalista di Via Solferino che la violenza del 15 ottobre e' stata opera della piazza, facendo di tutt'erba un fascio. A questo coro si associa stupidamente Antonio Di Pietro, che invoca leggi repressive cosi' come Ignazio La Russa e Roberto Maroni. Nel frattempo Pierluigi Bersani tace e alimenta con il suo silenzio gli equivoci sulla linea da seguire. Sicche' la sinistra frantumata, che ha subi'to una dura sconfitta in Molise alle recenti elezioni regionali, rischia di dissolversi favorendo il perpetuarsi del regime di Silvio Berlusconi. Profittando di questa scelta scellerata di Di Pietro, il sindaco Gianni Alemanno decide di vietare la manifestazione della Fiom decisa da Maurizio Landini per il 21 ottobre. E Andrea Orlando, responsabile della Giustizia per il Pd, si lancia in proposte sinergiche con quelle di Maurizio Gasparri, affermando sull'Unita' che «qualche ritocco legislativo puo' essere anche utile, e puo' essere utile ridiscutere dell'efficacia del Daspo».


In tal modo si cancella, anche da parte dell'opposizione, una protesta sacrosanta quale e' stata quella di Roma, piena di contenuti politici e di un dissenso condivisibile.


Mentre nessuno si indigna con il ministro Saverio Romano colluso, secondo un collaboratore di giustizia, con il capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano. E il Capo del Governo, che lo ha scelto come Ministro, tace ed anzi recupera parte dei consensi in Molise.


Il movimento degli indignati e' stato oggetto dell'attacco di persone estranee ad esso, ed e' stato ingiustamente delegittimato dalla violenza di pochi mascalzoni, che sono i principali alleati di questa maggioranza, responsabile di una politica scellerata e ingiusta. Noi siamo solidali con le Forze dell'Ordine e condividiamo la loro protesta, ma sarebbe un errore confondere i delinquenti che hanno sconvolto Piazza San Giovanni e altre vie di Roma mediante aggressioni e incendi, con coloro che stavano protestando pacificamente.

L'attenzione generale si e' concentrata come un fulmine sulla ipotesi di nuove leggi di ordine pubblico. E nessuno piu' ricorda le sacrosante ragioni che hanno portato a Roma 300.000 persone, certamente piu' rappresentative delle urgenze e delle speranza del Paese di quanto non lo siano il Pd e gli altri partiti dell'opposizione.


Ed e' inutile prendersela con Beppe Grillo, colpevole di avere raccolto il 6 per cento del consenso in Molise. Quei voti, se non andavano a Grillo, si sarebbero tradotti in astensione.

Quando il leader dell'IdV, senza tenere alcun conto della volonta' degli iscritti, presenta come candidato alle regionali il figlio ignorante e impone come candidato alla guida del Governo regionale un personaggio squalificato, e per giunta ex Pdl, la risposta non poteva che essere l'astensione, o il partito cinque stelle di Grillo.

E questo potrebbe accadere anche alle prossime elezioni, con una sinistra divisa e rissosa che non trova una sintesi su un progetto serio e su persone credibili.


Di fronte alla tragedia che incombe, ne' il Governo ne' l'opposizione si sono dimostrati in grado di dare risposte alla crisi che si acuisce e di capire i bisogni dei piu' deboli ed emarginati. Anzi nuovi scandali, che toccano Massimo D'Alema, mettono sullo stesso piano maggioranza ed opposizione, sicche' l'alternativa non sembra a portata di mano.


Un barlume di speranza nasce dai movimenti non violenti di opposizione democratica che vogliono rappresentare i bisogni di chi non si riconosce nei partiti storici. E non c'e' da stupirsi. Molti di noi, cittadini, magistrati ed avvocati, si sono riconosciuti nelle battaglie dei movimenti in difesa della democrazia, della Costituzione, della indipendenza dei giudici, della dignita' del lavoro, del diritto alla casa, alla salute, alla liberta' di stampa, della uguaglianza dei cittadini contro i privilegi di pochi. Ed hanno guardato ad essi come ad una grande promessa di rinnovamento. I movimenti pacifici e spontanei, quelli delle donne, degli studenti, dei lavoratori, dei precari, dei docenti, sono stati una novita' politica fondamentale.
La nascita e la crescita dei movimenti ha consentito la partecipazione di milioni di persone al cambiamento della politica, riportando le istanze dei cittadini emarginati al centro della vita del Paese. L'apporto dei movimenti contro leggi liberticide e' stato fondamentale, creando un clima favorevole alla rimozione di leggi incostituzionali, come quella sulle intercettazioni o sul processo breve.



IL VERO DEBITO PUBBLICO

Intanto la crisi travolge milioni di persone, i dati testimoniati dalle ricerche della Caritas sono drammatici: piu' di 8 milioni di poveri e un aumento del 20 per cento della poverta' tra i giovani sotto i 35 anni. E le speranze di lavoro si riducono sempre piu'. Nessuno ci dice la verita' su quello che sta accadendo e sui nuovi sacrifici che ci vogliono imporre con il pretesto di dovere ridurre il debito pubblico, con il pericolo del fallimento, della bancarotta che travolgerebbe solo i piu' deboli.


Il nuovo Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco ci fa sapere che occorre ridurre il debito pubblico, cioe' il debito che sarebbe stato contratto da tutti noi. Ma non e' cosi'. Il debito non e' pubblico: e' dello Stato. Riguarda il complesso delle spese sostenute dallo Stato, che costituiscono un insieme da definire con precisione: investimenti diretti quali grandi opere pubbliche, infrastrutture nei settori strategici, costate cento volte piu' di quello che sarebbe stato giusto spendere.
Per evitare questo si prepara un'altra stangata sugli strati sociali a reddito basso estesa ai ceti medi.

Il nuovo Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco ci fa sapere che occorre ridurre il debito pubblico, cioe' il debito che sarebbe stato contratto da tutti noi. Ma non e' cosi'. Il debito non e' pubblico: e' dello Stato. Riguarda il complesso delle spese sostenute dallo Stato, che costituiscono un insieme da definire con precisione: investimenti diretti quali grandi opere pubbliche, infrastrutture nei settori strategici, costate cento volte piu' di quello che sarebbe stato giusto spendere. Nella voragine-debito bisogna inserire i fondi per gli appalti con spese dilatate a dismisura a favore delle imprese del post terremoto, la costruzione di grandi ed inutili infrastrutture per i mondiali di nuoto del 2009, la moltiplicazione per mille delle spese per le autostrade e l'Alta Velocita', il pagamento dei debiti contratti dall'Alitalia, e gli investimenti indiretti come i finanziamenti pubblici dei partiti (usati anche per acquisti di immobili privati), crediti agevolati, le assunzioni clientelari nelle Autorithy, la pletora delle burocrazie inutili nelle Regioni, nelle provincie e nei comuni, oltre che nel Parlamento italiano. Fino alle spese per gli impegni militari in Afghanistan, in Iraq e in Libano. Tutte spese che non producono alcun vantaggio per la comunita' nazionale nel suo insieme, ne' assicurano la pace nel mondo, ma aggravano la crisi.La guerra in Iraq e Afghanistan costa 5 milioni di dollari al giorno, che si ritorcono anche contro di noi.

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La guerra in Iraq e Afghanistan costa 5 milioni di dollari al giorno, che si ritorcono anche contro di noi.


Allora i giovani fanno bene a protestare contro il debito pubblico accumulato dalle generazioni precedenti e da quelle attuali ma solo nell'interesse di pochi. Il debito pubblico e' cresciuto enormemente per alimentare la corruzione e finanziare la criminalita' organizzata, che si e' aggiudicata il 90 per cento degli appalti di grandi opere pubbliche come la Salerno Reggio Calabria. E non e' giusto che quel debito debba essere pagato da poveracci che di quelle spese non hanno goduto minimamente. Non sono state costruite scuole pubbliche, non sono stati creati fondi per i non abbienti, non sono state sostenute le piccole e medie imprese, non sono stati migliorati i servizi pubblici, non sono stati assicurati salari tali da garantire una vita libera e dignitosa.


Orbene una minoranza di teppisti non puo' oscurare le ragioni del dissenso. Essi fanno solo gli interessi di questo Governo che se ne deve andare a casa. I movimenti, nell'assenza dei partiti, sono oggi i protagonisti di una democrazia diretta, mobilitano milioni di cittadini a sentirsi protagonisti e a spingere il governo verso scelte che non penalizzino ancora una volta i poveri e i diseredati. La nascita e la crescita del movimento sono le sole, reali iniziative di opposizione al regime del premier. E hanno consentito la partecipazione di tante persone fuori dai partiti al tentativo di cambiamento della politica.

La principale questione morale riguarda il conflitto di interessi dilagante, fonte di corruzione e criminalità e di una gestione dissennata delle risorse pubbliche. Che è la
situazione apparentemente “legale” in cui viene a trovarsi un governante , un amministratore , un banchiere, un politico o un giudice, che anziché fare l’interesse pubblico nella sua attività istituzionale, cura il suo interesse privato o quello di amici e prestanomi. Esso viola l’articolo 97 della Costituzione che impone alla PA di agire rispettando i principi del buon andamento e della imparzialità. E , nel caso dello scandalo della Banca d’Italia, l’articolo 47 della Costituzione per il quale “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme e disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.

Il conflitto di interessi è il principale strumento di corruzione diffuso in Italia. Un cancro che affligge la politica del Governo e le nostre istituzioni da decenni. E che si aggrava nonostante le denunzie e le accuse che fioccano per gli scandali ricorrenti. Il conflitto interessa varie categorie di persone: governanti, amministratori, governatori, banchieri, imprenditori, consulenti , magistrati, soggetti nei quali spesso si uniscono le funzioni di controllori e controllati. Con il permesso o nell’assenza della legge .
Alcuni partiti , tra cui l'IDV,hanno votato contro la legge che riduce il rimborso delle spese elettorali, e a favore del finanziamento dei propri partiti. Di Pietro ha votato a favore o contro quella legge che riduce i finanziamenti ai partiti ? Non è un conflitto di interessi votare a favore del finanziamento dei propri partiti?
Vogliamo conoscere la situazione patrimoniale dei segretari o presidenti dei vari partiti compresa la titolarità di immobili in Italia e all'estero


Ferdinando Imposimato



Nessuno piu' ricorda le sacrosante ragioni che hanno portato a Roma 300.000 persone, certamente piu' rappresentative delle urgenze e delle speranza del Paese di quanto non lo siano i partiti. I movimenti, nell'assenza dei partiti, sono oggi i protagonisti di una democrazia diretta.


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