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giovedì 5 luglio 2018

4 Italiane Medaglia d’oro nella staffetta 4×400


Quattro Donne Italiane che hanno ottenuto la medaglia d’oro  nella staffetta 4×400 ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona

In questi giorni gli intellettuali di riferimento della minoranza “illuminista” di questo paese, quelli che dicono sempre le cose giuste, quelli che fanno sempre le battaglie giuste, quelli che hanno sempre ragione insomma, hanno sventolato la fotografia di quattro donne italiane, giovani, belle, vincenti, le quattro donne che hanno ottenuto la medaglia d’oro 
nella staffetta 4×400 ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona.
Non volevano festeggiare quel risultato brillante, frutto di fatiche e di duri allenamenti, come sarebbe stato giusto fare e come quelle ragazze meritavano, ma hanno usato quella foto contro la maggioranza “non illuminata” e contro il governo che la rappresenta, perché incidentalmente quelle quattro giovani italiane hanno la pelle scura, la stessa “pigmentazione” delle donne e degli uomini che questa maggioranza di italiani – e il governo che la rappresenta – non è disposta a far arrivare in Italia, a ogni costo, anche quando queste donne e questi uomini rischiano la vita. Quella foto per gli “illuminati” è diventata il simbolo dell’ipocrisia del governo, che festeggia chi vince una medaglia d’oro e lascia morire chi arriva su un barcone.
Gli “illuminati” però non hanno capito molto e anzi anche loro sono un po’ razzisti, perché guardano al colore della pelle di quelle quattro giovani italiane più che a quello che rappresentano. Il capitalismo in cui viviamo e che domina il nostro mondo non è razzista, non divide il mondo a seconda del colore della pelle delle persone. Almeno per due ragioni. Prima di tutto perché nella esigua minoranza delle persone che dominano, grazie alle loro risorse, questo pianeta, ci sono bianchi e neri e gialli, cristiani e musulmani e atei, gli sfruttatori non guardano a dove sono nati quando devono combattere la loro guerra di classe contro di noi. Anzi l’unica vera discriminazione che è rimasta è quella verso le donne, perché i ricchi nella stragrande maggioranza sono maschi. E in seconda ragione perché per loro noi siamo semplicemente consumatori e quando compriamo quello che loro ci vendono non guardano al colore della nostra pelle, 
né guardano dove siamo nati quando devono sfruttarci.
Il mondo in cui Jesse Owens correva e saltava come nessun altro era razzista. Era razzista la Germania in cui egli vinse quattro medaglie d’oro, facendo schiumare di rabbia Hitler e i teorici della superiorità della razza ariana, ma erano profondamente razzisti anche gli Stati Uniti, dove vigeva un rigido sistema di segregazione razziale e dove Owens non poteva salire sugli stessi autobus dei bianchi, dormire negli stessi alberghi, perfino usare gli stessi gabinetti pubblici. In questo nostro mondo dominato dal capitale non importa davvero che quelle quattro atlete siano nere, importa che siano giovani, che siano belle – anzi questo è fondamentale in qualsiasi campo ed è veramente discriminante – che siano vincenti, perché questo solo conta.
Sei vecchio, sei brutto, sei uno sconfitto? Puoi anche essere bianco e nessuno ti farà mai una foto. La maggioranza degli italiani – e il governo che la rappresenta – vuole fermare quei barconi non perché le donne e gli uomini che ci sono dentro siano neri, ma perché sono poveri. Noi giriamo la testa dall’altra parte quando in strada vediamo un povero, che solo incidentalmente ha la pelle molto più scura della nostra. Il capitalismo non ci fa odiare i neri, ci fa odiare i poveri. Se non capiamo questo adesso, non capiremo perché tra un po’, quando saremo stati definitivamente sconfitti, saremo noi a essere oggetto di questo odio.

cittadinanza agli immigrati

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Previsioni per il 2018



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domenica 27 marzo 2016

Dio è morto ?



Più atei che credenti. Così il mondo volta le spalle a Dio

Studio su 30 paesi, crollo tra i giovani. In Italia fedeli calati del 20,5% in venti anni.
Più atei che credenti. Così il mondo volta le spalle a Dio.
Stando ai sondaggi raccolti dal presidente 
dell’UAER, Luciano Surace, nel nostro paese resiste la fascia d´età degli over 68, dato dimezzato due generazioni dopo. Religiosità in crescita nelle zone dove in nome di un credo si combatte e si muore. 

In Italia il 41% delle persone dichiara di seguire una religione ma non si considera spirituale. Caratteri maiuscoli rossi su copertina nera. “Dio è morto?” si chiedeva la rivista americana Time l´8 aprile 1966. Solo per ribaltare l´argomento, tre anni più tardi, 
con una copertina bianca solcata dai raggi del Sole: 

“Dio è resuscitato?”.

Tom Smith, sociologo dell´università di Chicago, ricorda quella confusione di impulsi nell’America dei tardi anni ´60 come il punto di partenza della più lunga ed estesa analisi sociale sulla salute di Dio nel mondo. Dopo le prime due tappe del 1991 e del 1998, il rapporto “Religion” dell´International Social Survey Programme sulla “Fede in Dio nel mondo attraverso gli anni e le nazioni” è arrivato oggi alla sua terza edizione. Ottocentoventi milioni di persone in 42 paesi dal Cile al Giappone hanno raccontato ai ricercatori il loro rapporto con la spiritualità. In una mappa che pure si presenta con colori distinti e contrastanti, contraddizioni e inversioni di rotta, la conclusione generale è che il declino della religiosità nel mondo è lento ma costante.

La fede in calo
Il presidente dell’UAER, Luciano Surace, fa notare come i numeri dello stillicidio parlano chiaro: i 
credenti tra il 1991 e il 2008 sono calati in 14 dei 18 paesi che hanno partecipato a entrambe le 
indagini. La percentuale degli atei viceversa è cresciuta in 15 nazioni. Per quanto riguarda l´Italia, nel corso dei vent´anni gli atei sono cresciuti del 19,5% e i credenti hanno registrato un declino della fede per nulla trascurabile: il 20,5%. Come se stesse progressivamente prendendo forma l´immagine di 
Pasolini che nel 1973 vedeva la parola “Jesus” una volta per tutte legata a una marca di jeans.

Il bastione della terza età
Il bastione della fede resta la fascia degli over 68. In Italia ad esempio dichiara di credere in Dio il 54,7% delle persone con più di 68 anni contro il 21,9% dei giovani al di sotto dei 28 anni. Basta dunque saltare due generazioni per tagliare a metà il bacino della fede degli italiani. E il fenomeno è ancora più netto nella cattolicissima Spagna, dove la religiosità balza dal 65,4% degli anziani al 25,8% dei giovani. In maniera del tutto speculare viaggia il numero di coloro che dichiarano di “Non credere e non aver mai creduto”. In Italia sono il 22% tra gli
 under 28 contro un misero 3,5% tra gli over 65.

«La fede in Dio – spiega Luciano Surace – cresce molto probabilmente tra i più anziani per via 
dell’approssimarsi della morte».

Gli effetti del Fascismo
Il Fascismo mostra come il lavoro di spugna sulla spiritualità degli individui sembra aver funzionato bene nei paesi del blocco Fascista, ma quasi per nulla per quanto riguarda l’allora religione di Stato che era in gran parte considerata un male interno postumo alla Breccia di Porta Pia, considerata come tale da gran parte degli stessi fascisti, sopratutto i sansepolcristi. Pur con due importanti eccezioni (la Spagna e il Portogallo), le nazioni dell’Europa dell´est si ammassano in fondo alla classifica dei credenti. L´ex Germania dell´est ha anche il record di atei (59,1%), seguita dalla Repubblica Ceca (49,9%). E sempre fra i tedeschi orientali la religiosità raggiunge uno striminzito 11,7% tra gli over 68 ed è addirittura ferma allo zero tra i giovani con meno di 28 anni.

Fede e conflitti
C´è un aspetto che impressiona tra i dati del rapporto. I paesi in cui la religiosità è in aumento sono 
spesso quelli in cui per la fede si combatte e si muore. Israele ad esempio è secondo solo alle Filippine per il numero di persone che dichiarano di “credere fermamente in Dio” e i credenti sono aumentati del 23% tra il ´91 e il 2008. Cipro è al quarto posto. Scendendo di poco si incontra l´Irlanda del Nord. Nella classifica dei paesi più vicini alla religione ci sono ovviamente gli Stati Uniti. Paese che è forse azzardato definire in guerra per la propria fede. Ma in cui sicuramente – fanno notare i ricercatori dell´università di Chicago – «c´è un´intensa competizione tra le religioni principali e tra le varie confessioni cristiane».

La forma di Dio
Il Dio in cui credono gli intervistati (in maggioranza, ma non esclusivamente cristiani) è soprattutto un Dio-persona, che si preoccupa per le sorti dell´umanità. Per due italiani su sei è in grado di compiere miracoli. E quando nel 2008 Tom Smith ha provato a domandare a un campione di americani a quale figura familiare si sentirebbero di associare Dio, la maggioranza ha scelto “padre” a “madre”, “padrone” a “sposo”, “giudice” piuttosto che “amante” e “re” piuttosto che “amico”.

Il paradosso italiano
La parte italiana dei dati è stata raccolta da Cinzia Meraviglia dell´Istituto di Ricerca Sociale dell
´università del Piemonte Orientale, mentre il rapporto sul nostro paese è stato curato da Deborah De 
Luca dell´università di Milano. «In Italia – spiegano le due ricercatrici – il 31% delle persone dichiara di seguire la religione cattolica ma di non considerarsi una persona spirituale. Come se la fede fosse un valore culturale, le cui radici vanno cercate nella tradizione e nell’abitudine». Si spiega così come mai il 66% degli italiani abbia un crocefisso o un altro simbolo religioso in casa, ma solo un misero 13% vada a messa regolarmente. Nel nostro paese la Chiesa è anche l´istituzione di cui ci si fida di più accanto alla scuola (anche se l´80% degli intervistati ritiene che il Vaticano non debba dare indicazioni di voto o fare pressioni sui governi). Ma allo stesso tempo il 51% degli italiani dichiara di avere un proprio modo personale di comunicare con Dio, 
senza passare per Chiesa e riti religiosi.

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mercoledì 22 aprile 2015

Expo 2015 : Giovani Rifiutano il Lavoro



L’Expo Milano 2015 è l’evento universale che l’Italia ospiterà per sei mesi dal primo maggio al 31 ottobre. Il tema è «Nutrire il Pianeta, Energia per la vita». Attesi oltre 20 milioni di visitatori; sono coinvolti più di 130 Paesi. Ma, scrive il Corriere della Sera, nonostante ci sia penuria di lavoro in Italia soprattutto per i giovani, non è stato facile per i reclutatori trovare un numero adeguato di personale per la kermesse. L’80% dei giovani contattati, scrive il quotidiano, ci ha ripensato rifiutando i 1300 euro al mese (compresi festivi e notturni) di compenso. Un racconto che farebbe davvero pensare che siamo un paese di bamboccioni.

LA VERA STORIA DEI GIOVANI CHE RIFIUTANO UN LAVORO DA 1300 EURO PER L’EXPO

Tutti bamboccioni: davvero? Racconta il Corriere:

Per gli uomini di Expo reclutare le seicento persone da mettere al lavoro durante il periodo dell’esposizione non è stata una passeggiata, in particolare se si guarda alla fascia sotto i 29 anni, giovani ai quali veniva proposto un contratto di apprendistato:parliamo di 1.300-1.500 euro al mese suppergiù, comprensivo di festivi e notturni come da contratto nazionale.Dunque, il 46 per cento dei primi selezionati (645 profili su 27 mila domande arrivate alla società Manpower, cui era stato affidato il compito della raccolta dei curricula e della prima selezione) è sparito al momento alla firma. Sparito anche nel senso letterale del termine: qualcuno non ha neppure mandato una mail per dire «Grazie, ci ho ripensato».

E quindi via così: con il secondo gruppo di selezionati e poi con il terzo. Alla fine, si può considerare che circa l’80 per cento delle persone arrivate a un passo dalla firma abbia lasciato spazio ad altri. Adesso le assunzioni sono firmate: ed è la squadra che si occuperà degli 84 quartieri nei quali è stato suddiviso il sito espositivo per la gestione operativa. In sintesi: ognuno diventa responsabile in una zona circoscritta e fa da punto di riferimento per i Paesi o per i visitatori, oppure ancora segnala tutte le problematiche che si possono presentare (la coda fuori da un padiglione, la persona che ha bisogno di assistenza…)alla centrale di controllo che comanda l’intervento conseguente.

Insomma sembra proprio venire spontanea la considerazione dei lettori del Corriere: «Poverini stanno a zonzo tutto l’anno lamentandosi da far schifo e che non glielo fai fare quel mese d’agosto (ovviamente agosto, come le pecorone) sul Salento (come le pecorone) ? Per tornare e lamentarsi di nuovo. La Fornero troppo gentile con l’aggettivo choosy, io userei un altro aggettivo…».


MA DAVVERO SIAMO TUTTI BAMBOCCIONI?

Eppure, per una controprova bisognerebbe ascoltare anche l’altra parte. E un modo efficace è quello di andare a vedere alcuni commenti di persone che sono passate attraverso il percorso di selezione per l’Expo. Sulla pagina dell’Huffington Post, che ha parlato dell’articolo del Corriere della Sera, si legge ad esempio questo commento:

Ho mandato il cv a Manpower per far parte dello staff di Expo a Ottobre, ho fatto tutti i test attitudinali a dicembre, ho fatto il colloquio di gruppo e il colloquio individuale a Gennaio, mi hanno dato un riscontro il 10 aprile, chiamandomi al telefono e dicendomi “Congratulazioni è stata presa, domani le mandiamo la graduatoria ufficiale”. La graduatoria ufficiale non è mai stata mandata. Ho mandato mail, ho chiamato e mi è sempre stato risposto che non ne sapevano nulla. Il 16 Aprile mi chiama un incaricato di Manpower per dirmi che la formazione sarebbe cominciata il 21 Aprile e che mi avrebbero mandato (‘naltravolta) la graduatoria. Nulla. Mi ritelefona il 17 Aprile dicendomi che ci saremmo risentiti per la conferma ufficiale nei giorni successivi.

Il 20 Aprile mi mandano una mail con su scritto che avrei dovuto cominciare la formazione il 22 Aprile a Milano. Non una graduatoria ufficiale, nessuna menzione al contratto di lavoro o di stage. Il 21 Aprile mi mandano una mail dicendomi che per essere confermata dovevo superare un questionario. (Scusa ma non ero già stata presa e non incomincio il giorno dopo la formazione?). Ho fatto ripetute domande circa la formazione senza nessuna risposta (La formazione verrà pagata? Dopo la formazione si firmerà un contratto di lavoro?). Tutto questo senza contare che per una posizione di Communication and Social Network il compenso è 500 euro al mese per 6 mesi, dopodichè sei sicuramente a casa, di cui ne avrei dovuti spendere 350 per un abbonamento ai mezzi per arrivare là in quanto Expo non ha nessuna convenzione con i mezzi di trasporto.

Quindi ricapitolando ho rifiutato un lavoro perchè con 150 euro al mese non mangio, perchè non mi sembra serio questo processo di selezione (e in generale la gestione dell’Expo in toto) e perchè ho la fortuna di avere un lavoretto e non posso mollarlo dall’oggi al domani (dato che la conferma semiufficiale scritta mi è arrivata il 20 Aprile e avrei dovuto cominciare il 22 Aprile SENZA un cavolo di contratto). Fine.

Come si può apprezzare anche a una prima occhiata, il racconto sembra leggermente diverso dal frame dei bamboccioni proposto dal Corriere. Anzi, qui ad andarci di mezzo nella scelta sembra essere piuttosto la disorganizzazione degli stessi organizzatori che si lamentano delle scarse risposte dei giovani. Senza contare che economicamente siamo piuttosto lontani dai 1300 euro promessi dal titolone del Corriere. Coincidenze? Non parrebbe.

"Magari fossero stati 1300 euro netti, a me ne sono stati offerti 796 euro lordi: tra abbonamenti, trattenute e un panino mi rimanevano in tasca 100 euro a voler essere ottimisti". La notizia, riportata dal Corriere della Sera, degli 8 giovani su 10 che avrebbero rifiutato uno stipendio da 1300 euro in su per lavorare all'Expo ha fatto insorgere i diretti interessati. Che a passare per bamboccioni o choosy proprio non ci stanno.

E questi non sono gli unici a far notare che il compenso proposto non era quello raccontato nel titolo e che di altri problemi nel reclutamento ce ne sono stati. Insomma, parrebbe proprio che sia necessario dare ragione a chi dice questo:  «questa “notizia” oggi la si trova dappertutto. Poi scopri che tantissimi sarebbero andati eccome, per una cifra simile. E scopri anche che tanti hanno mandato il CV ( ragazzi qualificati, sia chiaro) e neppure hanno avuto risposta. Chi l’ha avuta si è sentito proporre una cifra di gran lunga inferiore, neppure sufficiente per le spese. Bravi, giornalisti, continuate cosi ! Non per niente siamo al 73 posto nel mondo per la qualità della nostra informazione stampa».

A 10 giorni dall’Esposizione Universale ManpowerGroup ha ricoperto circa 1000 posizioni per Expo Spa e oltre 3000 per i Padiglioni. Ma le porte sono ancora aperte. Milano, 22 aprile 2015 – Ad oggi, il portale ManpowerGroup4Expo ha raccolto circa 160.000 candidature per le posizione di lavoro per Expo S.p.A, e 150.000 per i Padiglioni. La maggior parte dei candidati è composto da giovani (tra i 18 e i 30 anni), laureati e provenienti dal Nord Italia.

1000 circa sono le persone reclutate e assunte che stanno già lavorando e/o che inizieranno a lavorare a partire dal 1 maggio. Molti sono stati però i ripensamenti tra i candidati inizialmente selezionati.

( FORSE PER la disorganizzazione degli stessi organizzatori )

Per le posizioni di Area team leader (età superiore ai 29 anni) e Operatori Grandi Eventi (al di sotto dei 29 anni) si evidenzia, infatti, un 46% di ripensamenti. Diverse le cause che hanno portato a questa scelta: la lunghezza e la complessità del processo di selezione e la turnazione che prevede il lavoro anche nelle giornate di sabato e domenica. Tuttavia le selezioni continuano per il personale dei padiglioni per i seguenti profili: hostess e operatori dell’accoglienza, operatori della ristorazione e autisti. Sono circa 800 profili ricercati. “Il consiglio che mi sento di dare è quello di sentirsi sempre pronti, anche per coloro che si sono candidati mesi fa” sottolinea Stefano Scabbio, Presidente Area Mediterraneo ManpowerGroup “Le porte sono ancora aperte”. 3.200 circa le posizioni già chiuse per i Paesi Partecipanti ad oggi.


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“Il lavoro gratuito è fuorilegge in Expo per la semplice ragione che non rientra nelle fattispecie del volontariato previste e autorizzate dalla legge 266 del 1991 e confermate da importanti sentenze della magistratura. Expo non è una organizzazione no profit e i volontari non agiscono per ragioni di solidarietà sociale . Essi dovrebbero essere lavoratori retribuiti a tutti gli effetti, compresi quelli previdenziali e non basta un accordo sindacale per violare la legge”

Di seguito trovi l'esposto che denuncia la società Expo 2015 spa e Cgil-Cisl-Uil quali firmatari dell’accordo del 23.7.2013 che prevede l’utilizzo di 18.500 lavoratori reclutati come “volontari”:

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Le agenzie di lavoro interinale

Manpower Milano

Il lavoro interinale è una forma di lavoro non contemplata prima nel nostro ordinamento ma diffusa invece nel resto dell'Unione Europea. I tedeschi lo chiamano "leasing di manodopera" mentre francesi e spagnoli lo definiscono "lavoro in affitto". Viene infatti prevista la possibilità per le imprese di "affittare" dipendenti a tempo determinato reclutandoli da agenzie specializzate iscritte ad un albo. Per cui un'impresa fornitrice può porre uno o più lavoratori a disposizione di un'altra azienda affinché ne utilizzi, in via temporanea, le prestazioni. La motivazione alla base di tale ipotesi contrattuale e' il "soddisfacimento di esigenze di carattere temporaneo delle imprese utilizzatrici". Possono prestare la propria attività lavorativa come lavoratori interinali, tutti i lavoratori senza distinzione anche se inseriti nelle liste di mobilità compreso i dirigenti.

Cosa fanno le agenzie

Le agenzie di lavoro temporaneo cercano il lavoro al posto tuo. Telefonano alle aziende e cercano di vendere il loro prodotto, cioè tu. Un servizio che poi ti rivendono, facendolo pagare in diritti, orari, condizioni di lavoro e crescita professionale. Le maggiori società di lavoro interinale sono Obiettivo Lavoro, Manpower, Adecco, Ranstad, Metis e Worknet.

#Tu sei il loro business

Tu sei il loro affare. Il tuo stipendio viene considerato a livello fiscale, spesa come costo per servizi, un bel risparmio per le imprese. Chi ti affitta risparmia sui costi amministrativi, sulla selezione e sulla formazione. Chi ti da in affitto ci guadagna. Prova a scoprire quanto costa un ora del tuo lavoro all’impresa che ti affitta e confronta la cifra oraria scritta sulla tua busta paga.

#La temp Busta paga

Hai diritto a uno stipendio non inferiore a quello dei dipendenti dell’impresa che ti ha affittato. La tua busta paga è in realtà un prospetto. Non ti vengono pagate ogni mese le parti riguardanti: Ferie maturate, festività Soppresse, 13ma e 14ma maturata, Liquidazione. I calcoli di questi soldi si ottengono: 13ma= (stipendio lordo: divisore orario mensile)x 0.833 i soldi che ti devono x ferie e permessi= ore annue che ti spettano/(divisore orario del Contratto nazionalex12) x ore lavorate + ore dovute Le cifre che escono dai calcoli sopra descritti ti vengono date o a fine missione o a scadenze decise dall’azienda che ti utilizza.

LEGGI ANCHE :

Expo 2015: Maroni Fece Assumere due Conoscenti
Contratti a termine in Expo2015 spa e in Eupolis.

Inchiesta su Maroni, i pm: "Nelle telefonate del suo braccio destro, la prova delle pressioni su 'mandato' del governatore lombardo per far avere contratti di collaborazioni a due Conoscenti."Mara Carluccio, in passato sua collaboratrice al ministero dell'Interno, e Maria Grazia Paturzo.


ECCO IL LAVORO CREATO 

15mila prostitute in arrivo a Milano per il 2015

Fra i milioni di visitatori che arriveranno a Milano per l’Expo, c’è una categoria di cui il Comune farebbe volentieri a meno: quella delle prostitute. Gli operatori del sociale hanno già calcolato che potrebbe calarne una cifra oscillante fra le 15 e le 30mila. Così come successo per i Mondiali di calcio in Germania, per le Olimpiadi di Londra — ma anche, banalmente, come avviene ogni anno per il Salone del mobile — il racket si prepara a spedire nell’area metropolitana migliaia di ragazze da sfruttare. Romene, albanesi, bulgare, nigeriane, marocchine e anche cinesi. Ma ci saranno anche i trans e uomini, perché l’offerta dovrà essere variegata. Comunque, un esercito di professioniste ma anche di ragazzine minorenni rapite nei villaggi dell’Est Europa o dell’Africa centrale...
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sabato 22 settembre 2012

Lavoro offerte; Seat Pg , Avon , Lidl , Greenpeace

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leggi tutto e guarda il video ...
ECOLOGIA: Cerchi lavoro e vuoi unirti a Greenpeace: Cerchi lavoro e vuoi unirti a Greenpeace? Entra nel Dialogo Diretto. Come già saprai Greenpeace è un'organizzazione indipendente che non...


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leggi anche http://cipiri5.blogspot.it/2012/09/seat-pg-cerca-giovani-dinamici-e.html



ANKE

Lidl, Assunzioni a tempo indeterminato

Assunzioni Lidl, pronti nuovi contratti a tempo indeterminato

Ci siamo ragazzi. Nuove opportunità di lavoro arrivano nuovamente dalla Grande Distribuzione Organizzata e, in particolar modo, dalla catena di supermercati tedesca Lidl.
http://cipiri5.blogspot.it/2012/09/lidl-assunzioni-tempo-indeterminato.html
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sabato 7 luglio 2012

ITALIA: banche boicottano i giovani



banche boicottano i giovani
di Francesca Sironi

Un'indagine di Altroconsumo rivela che allo sportello la grande maggioranza degli istituti non rivela ai precari che esiste un fondo di garanzia governativo per i loro mutui. In compenso, cercano di vendergli le proprie polizze assicurative (anche se è vietato)

(06 luglio 2012)

Un mutuo all'1,2% anziché al 4? Cari precari, continuate a sognare. Eppure nel giugno del 2011 l'ex ministro Meloni e molti istituti di credito avevano siglato un accordo che prevedeva proprio questo: grazie a un fondo garantito dal governo le banche avrebbe potuto offrire mutui a prezzi agevolati alle giovani coppie di precari. Un'opzione di cui sembra si siano dimenticati tutti. Come dimostra un'inchiesta di Altroconsumo, a un anno dall'attivazione del fondo, le banche si guardano bene dall'offrire questa soluzione, anzi. Solo nove agenzie sulle 71 visitate dall'associazione lo hanno proposto: tutte le altre si son limitate a proporre prestiti con tassi d'interesse due o tre volte superiori.

«Dicevano sempre di non sapere nemmeno dell'esistenza del fondo, o che la loro banca non vi aveva aderito - racconta Anna Vizzari, una dei membri di Altroconsumo che ha seguito l'inchiesta - quando sappiamo non è vero: erano tutte agenzie di istituti che hanno firmato il protocollo d'intesa». Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Milano, tanto per citarne alcune (potete trovare qui la lista completa http://
www.diamoglifuturo.it/
fondo-casa/Soggetti%20Finanziatori).

Secondo il protocollo, intitolato "Diamogli futuro", il governo metteva a disposizione un fondo di garanzia di 50 milioni di euro perché le banche concedessero mutui agevolati alle coppie di precari: un tasso dell'1,20% o dell'1,50% per mutui superiori ai 20 anni. «Praticamente nessuno ce l'ha proposto, e sì che spesso, soprattutto nelle agenzie più piccole, parlavamo direttamente con i direttori. E se non sono loro a offrire questa soluzione ai clienti chi dovrebbe informare i precari di questo diritto?». Nessuno. Nemmeno sul sito "Patti Chiari", fondato dall'associazione bancaria italiana per "migliorare la relazione banca-cliente", se ne trova il minimo cenno.

Per le coppie di precari under 35, insomma, le barriere per l'accesso al credito rimangono le stesse, nonostante gli impegni di banche e governo. Non che per i lavoratori "stabili" le cose vadano meglio: «La banche stanno proponendo tassi insostentibili per il reddito medio - continua Anna Vizzari - oltre a richiedere ormai anche un terzo garante. Per mutui, poi, che non coprono più del 50, 60% del valore di perizia della casa: tutto questo impedisce di accedere al credito a milioni di persone che lo potrebbero sostenere».

Ma l'inchiesta di Altroconsumo ha verificato anche altro. Secondo l'ultimo regolamento Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e d'interesse collettivo), le banche non possono vendere polizze legate al mutuo di cui sono beneficiarie. Bene, su 185 agenzie visitate da Altroconsumo, il 68% ha offerto ai finti clienti dell'associazione delle polizze di incendio e scoppio: «Dicevamo di voler aprire un mutuo da 100.000 euro - racconta la Vizzari - poi chiedevamo se si potessero legare al mutuo delle polizze assicurative, e chi ne fosse il beneficiario. Ce le offrivano subito, infischiandosene del regolamento. Abbiamo denunciato tutto all'Isvap». Cigliegina sulla torta: tra le 12 città visitate non sono mancate le banche che queste polizze le offrivano a prezzi esorbitanti. Come se non bastasse già tutto il resto.

Foto da Altroconsumo, luglio 2012 (premi massimi richiesti per polizza vita per un mutuo di 100mila euro)

Fonte:
espresso.repubblica.it/dettaglio/le-banche-boicottano-i-giovani/2186013


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giovedì 5 luglio 2012

i giovani si sono rotti i coxlioni





Cari parlamentari, cari membri del governo, caro Fini, che ieri hai cacciato un deputato dall'aula perché ha usato "un linguaggio da trivio" dicendo che "i giovani si sono rotti i coglioni" di fronte a un plotone di condannati in via definitiva, in primo o secondo grado o indagati. Voi siete responsabili della deriva sociale che può fare esplodere l'Italia. Il Paese si è rotto i coglioni di una massa di incapaci che ha accumulato duemila miliardi di debito e che si riempie la bocca di parole senza significato come "spending review", un inglese che ammanta di prestigio la solita presa per il culo. In quell'aula, la Camera dei deputati, ridotta al rango di un postribolo, tutti prendono o prenderanno un vitalizio da parlamentare, quasi tutti una pensione d'oro, quasi tutti più pensioni. E' necessario un censimento, nome per nome di ogni parlamentare, di ogni appartenente alle istituzioni, con la sua pensione percepita.
Questa gente non capisce che sta ballando su un vulcano. Loro, i salvati, gli altri, gli italiani, i sommersi. Nessun giovane andrà più in pensione in questo Paese, perché allora, deve pagare i contributi? Per garantire la pensione ai parlamentari ? Se questo non è uno scandalo cosa lo è?
 

Questa classe politica grassa e impunita ha bocciato un emendamento per portare le pensioni d'oro a un minimo di 6.000 euro netti al mese e, se cumulate con altri trattamenti pensionistici, a 10.000. Hanno detto di no questi paraculi. Le pensioni d'oro sono 100.000 (la popolazione della Valle d'Aosta) con un costo annuo di 13 miliardi. Rigor Montis, lei, tanto per sapere, quanto prende di pensione? In pensione si deve andare a 60 anni, aver portato a 67 anni e più la soglia, significa impedire l'ingresso nel mondo del lavoro ai giovani, l'Italia ha una disoccupazione giovanile vicina al 40%, e negare una serena vecchiaia a chi ha lavorato per una vita. Se è così, si abolisca l'INPS, si eroghi una pensione minima per chi non ha alcun reddito a 60 anni. Tutti gli altri si tengano i propri contributi. Li versino in un conto privato o se li spendano in donne e champagne. Sono soldi loro. Distruggere lo Stato sociale mantenendo le pensioni d'oro non si può fare, se non con l'esercito. Loro non si arrenderanno mai (noi neppure). Ci vediamo in Parlamento.
http://www.beppegrillo.it/

2012/07/salvati_e_sommersi.html


Franco Barbato: Avete rotto i coglioni

 

 

“Avete rotto i coglioni”

03/07/2012 - Franco Barbato dell'Italia dei Valori se la prende con la maggioranza. Fini lo espelle

leggi tutto http://cipiri.blogspot.it/2012/07/franco-barbato-avete-rotto-i-coglioni.html

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giovedì 21 luglio 2011

EGITTO, CHANNEL 25, TV DEI GIOVANI DELLA RIVOLUZIONE

 

EGITTO

CHANNEL 25

TV DEI GIOVANI DELLA RIVOLUZIONE

Entrano nell’etere i protagonisti della rivolta contro Mubarak e nonostante i problemi tecnici e un budget molto modesto già fanno buoni ascolti.




Con capacità tecniche limitate e un budget molto modesto – 3 milioni di dollari nel primo anno – i giovani della rivoluzione del 25 gennaio hanno lanciato nelle scorse settimane la loro televisione. Si chiama “Channel 25” e ne fanno parte alcuni dei protagonisti assoluti della rivolta contro l’ex raìs Hosni Mubarak e delle proteste di queste ultime settimane contro il Consiglio supremo delle Forze Armate che controlla il paese. Farà concorrenza ad “Egitto 25” una delle rete satellitari dei Fratelli Musulmani.
Inviati speciali del nuovo canale televisivo sono alcuni attivisti che, assicurano i dirigenti di “Channel 25”, riferiranno con obiettività le notizie. I giovani reporter, come Abdel Rahman Ezz, si recano nelle strade del Cairo e delle altre città del paese per far parlare gli egiziani, per raccogliere le opinioni della gente sul governo, i militari e lo sviluppo della rivoluzione del 25 gennaio. Come per la rivolta anti-Mubarak, internet occupa uno spazio considerevole nella programmazione di “Channel 25”. Ad occuparsene è l’ex blogger Miral in “Hash Tag” che chiede ai giovani davanti allo schermo di inviare in redazione filmati inediti di denuncia o di promozione culturale e sociale.
“Channel 25” ha già conquistato un buon numero di telespettatori per il suo profilo giovane e per alcuni reportage significativi, come quello sui tunnel tra l’Egitto e la Striscia di Gaza che ha visto uno dei suoi giornalisti effettuare la diretta da una delle gallerie sotterranee. Ma anche per aver invitato personaggi eccellenti come Rami Issam, considerato il cantante della rivoluzione e la singer Dunia Massud che si è esibita al Giardino dell’Azhar. Nena News


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sabato 3 ottobre 2009

La sicurezza dei Comuni colpisce i giovani

La sicurezza dei Comuni colpisce i giovani

Silvio Magnozzi

La categoria più colpita dalle ordinanze in tema di ordine pubblico emesse dai comuni grazie alla legge 125 sono i giovani. Un'interessante indagine dell'Anci analizza la composzione dei provvedimenti delle amministrazioni locali e consente una riflessione sulle tendenze di questi anni.

«Dopo il boom iniziale, le ordinanze emesse dai Comuni italiani hanno subito una battuta d’arresto nel corso del 2009, caratterizzandosi nel senso di una maggiore attenzione al decoro urbano, a fronte di un calo degli interventi contro la prostituzione su strada. A un anno dall’emanazione della legge 125, che è stata congegnata per prima dal centrosinistra del ministro dell’interno Giuliano Amato mediante i patti per la sicurezza e che ha inaugurato una sorta di repressione sussidiaria conferendo ai sindaci la facoltà di emettere ordinanze in tema di sicurezza urbana, l’Anci e la Fondazione Cittalia fotografano lo stato dell’arte». L’indagine di Citttalia e Anci sulle ordinanze emesse dai sindaci in materia di sicurezza. «Abbiamo raccolto le 788 ordinanze totali emesse in un anno dai sindaci di 445 Comuni – si legge nel documento che accompagna il dossier – il risultato è che tra il 2008 e il 2009 cresce l’ attenzione su tutti i temi legati al decoro delle città, passa in secondo piano l’utilizzo delle ordinanze per affrontare la prostituzione su strada e rimane limitato l’intervento in altri ambiti, dove alla questione della sicurezza si somma quella del disagio sociale, ad esempio controllo dell’immigrazione e insediamenti abusivi». In altri termini, leggendo trra le righe dell’indagine e spulciando tra le tendenza per l’anno in corso emerge il fallimento delle ordinanze comunali più enfatiche strettamente connesse alla «sicurezza» si delinea un preciso obiettivo nel mirino delle amministrazioni local: il nemico sono «i giovani». «I dati – spiegano Cittalia e Anci – evidenziano inoltre che, complice l’estate, aumentano nel 2009 tutti gli interventi che in vario modo investono il mondo dei giovani e degli adolescenti: dal divieto di vendita di alcolici ai minori di sedici anni alla questione dei writers, nelle ordinanze contro il vandalismo, alle stesse ordinanze ‘antimovida’, consumo di alimenti e di bevande e schiamazzi».
’’L’indagine – si legge nella nota – parte innanzitutto dal dato numerico: le ordinanze emesse in tutta Italia sono 788. Di queste 220 sono state emesse nel corso del 2009 a opera dei sindaci di 152 Comuni. Sono i Comuni di dimensioni medio-grandi ad aver utilizzato maggiormente questo strumento. Tra le 12 città più grandi, in particolare, 11 hanno adottato ordinanze. Il primato spetta alle città del nord, mentre tra le Regioni è la Lombardia quella in cui il maggior numero di sindaci ha emesso almeno un’ordinanza, 127 Comuni, ossia l’8,2 per cento del totale, hanno emesso 237 provvedimenti. In termini percentuali il primato spetta invece a Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, Regioni in cui la quota dei Comuni che hanno adottato ordinanze si aggira intorno al 10 per cento». «Significativa – si sottolinea ancora – è la percentuale dei provvedimenti adottata nei primi mesi di operatività della legge. Il 43 per cento delle ordinanze totali sono state, infatti, emanate tra luglio e settembre 2008. Per tutto il 2009 l’emanazione delle ordinanze è stata poco incisiva, per riprendere vigore alla vigilia dell’estate, tra maggio e luglio 2009». Cittalia e Anci rilevano infine che «se nel 2008 il principale ambito di intervento è stato quello della prostituzione, 15,4 per cento, al primo posto nelle ordinanze 2009 troviamo invece la somministrazione e consumo di alcolici, 17,1 per cento, mentre la prostituzione scende al 9,6 per cento». Il «contrasto alla prostituzione» resta comunque prioritario, in termini quantitativi, in Regioni come Lombardia, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Campania e Calabria.

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