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sabato 13 gennaio 2018

Milan: Interrogazione Parlamentare sulla Cessione a Yonghong Li


È stata presentata dal deputato del M5S Paolo Nicolò Romano:
l'obiettivo è quello di fare chiarezza sulla trasparenza dell'operazione

L ’obiettivo è quello di fare chiarezza sulla cessione del Milan e sul patrimonio del presidente Yonghong Li, prendendo spunto dalla recente inchiesta del New York Times. Il Movimento 5 Stelle, nella giornata di mercoledì, ha presentato una interrogazione parlamentare il cui primo firmatario è il deputato Paolo Nicolò Romano. Il quotidiano statunitense, alcune settimane fa, ha scavato sulla situazione del nuovo patron rossonero e sono emersi molti dubbi: le miniere di fosforo non sarebbero intestate a lui e in più il papà e il fratello sarebbero stati in carcere per truffa ad alcuni risparmiatori per una cifra vicina ai 60 milioni di euro.

IL NY TIMES: «LI YONGHONG? NON HA NESSUNA MINIERA»




«Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia 
e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

nel mese di aprile 2017 Fininvest spa, la holding finanziaria di Silvio Berlusconi, ha venduto la sua intera quota della società calcistica AC Milan s.p.a. (pari al 99,93 per cento del capitale per un importo di 520 milioni di euro più 220 milioni di accollo debiti al netto degli ulteriori impegni ad investire nel club), ad una società di diritto lussemburghese, appositamente costituita, denominata «Rossoneri Sport Investment Luxembourg», a sua volta di proprietà di un'altra società di diritto lussemburghese, la «Rossoneri Champion Investment Luxembourg», costituita qualche giorno prima la finalizzazione della compravendita, a sua volta controllata da una holding con sede ad Hong Kong, di nome «Rossoneri Sport Investment Co. Ltd» che è a sua volta controllata da un'altra holding denominata «Rossoneri Advanced Company Limited» con sede nelle British Virgin Islands. Insomma una catena di controllo della squadra rossonera composta da società tutte residenti in noti «paradisi fiscali» del mondo;

fin dal principio sono emersi forti dubbi sull'intera operazione, caratterizzata dalle classiche scatole cinesi, e in particolare sul nome del capo di queste, un sedicente uomo d'affari cinese di nome Yonghong Li, attuale presidente del Milan. Infatti il New York Times con una lunga inchiesta condotta tra Italia e Cina, pubblicata la scorsa settimana, ha evidenziato le numerose anomalie di un personaggio che risulterebbe non solo aver millantato la proprietà di miniere di fosforo in Cina, appartenenti al contrario ad altra società, ma essere stato multato nel suo Paese per non aver dichiarato il possesso di un pacchetto azionario di 50 milioni di dollari. Inoltre, la società della sua famiglia, la «Guangdong Green River Company», risulta coinvolta in una mega truffa finanziaria ai danni di 5.000 piccoli investitori per un valore di 68,3 milioni di euro;

in base al regolamento della Federazione italiana gioco calcio (Figc) di attuazione dei principi in materia di acquisizione di partecipazioni societarie a livello professionistico di cui al C. U. n. 189/A del 26 marzo 2015, i soggetti acquirenti una quota azionaria maggiore del 10 per cento di una società di calcio operante nei campionati italiani, devono soddisfare specifici requisiti di onorabilità e di solidità finanziaria. Nello specifico: non devono aver riportato condanne per reati di truffa ed appropriazione indebita e devono disporre di solide basi finanziarie, dimostrando che le risorse impiegate nell'acquisto provengano da proprie attività economiche o di altre fonti lecite sempre espressamente indicate. Tutte condizioni e requisiti che invece risulterebbero mancare a Mr Yonghong Li le cui risorse finanziarie risultano, tranne qualche prestito, di non chiara provenienza;

sempre il sopramenzionato regolamento della Figc dispone al punto 4 che: «La documentazione attestante i requisiti sopra indicati dovrà essere presentata alla Lega entro 30 (trenta) giorni dall'Acquisizione della partecipazione» e non risulta all'interrogante che sia mai stata depositata;

negli ambienti calcistici, come riportato dal settimanale l'Espresso nell'articolo «Lo strano caso della vendita del Milan» del dicembre 2017, sono forti le voci che la vendita del Milan altro non trattasi che di «voluntary disclosure di Berlusconi», un noto evasore fiscale già condannato per reati tributari che di fatto starebbe facendo rientrare capitali non dichiarati detenuti ad Hong Kong –:

se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e se siano state assunte o si intendano assumere, per quanto di competenza, iniziative volte a verificare la piena conformità alla normativa fiscale della cospicua operazione finanziaria concernente 
la cessione della proprietà della società AC Milan spa».

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lunedì 2 novembre 2015

Giancarlo Galan Parlamentare Ruba water, lavelli e caminetti



Ora Galan vuole restituire water, lavelli e caminetti
Il parlamentare, che ha rimosso gli oggetti da Villa Rodella sottoposta a confisca scrive ai pm e si offre di ripristinarli: teme per il suo affidamento ai servizi sociali.



VENEZIA. Giancarlo Galan, ieri, ha inviato una lettera agli uffici della Procura di Venezia nella quale dichiara che intende ripristinare a villa Rodella lo «status quo ante», cioè risistemare l’immobile com’era prima che lui smontasse i sanitari dai bagni, i termosifoni e i caminetti dalle numerose stanze, e portasse via alcuni oggetti dall’ampio giardino. Si è accorto di averla combinata grossa e di aver fatto una pessima figura prima di tutto con i pubblici ministeri. O, forse, è stato il suo difensore, l’avvocato Antonio Franchini, a spiegargli che water, lavandini e caloriferi non sono arredi e quindi non avrebbe dovuto smontarli e portarli via come si trattasse di tavoli o armadi. Fatto sta che adesso l’ex ministro e ancora deputato di Forza Italia ha scelto di fare un passo indietro soprattutto con la mente rivolta all’udienza che lo aspetta il prossimo 4 novembre, tra undici giorni.

L’ultima beffa di Galan: portati via lavelli e water

Nel trasloco fatti staccare anche i termosifoni: ora villa Rodella non è abitabile L’ex governatore rischia un’indagine per danneggiamento a un bene confiscato
Il primo mercoledì del prossimo mese dovrà infatti comparire davanti al giudice di Padova del Tribunale di sorveglianza, al quale i suoi difensori hanno chiesto di assegnarlo ai servizi sociali. Questo comporta prima di tutto che possa uscire di casa, dove adesso è costretto a rimanere trovandosi agli arresti domiciliari. Galan, deve scontare i due anni e dieci mesi di reclusione ai quali è stato condannato dal giudice veneziano Giuliana Galasso, che ha accolto il patteggiamento su cui si erano accordati i pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini da una parte e i suoi difensori dall’altra. Per ottenere i servizi sociali deve dimostrare che c’è un’istituzione, una cooperativa sociale disposta ad accoglierlo per farlo lavorare e i legali dell’ex governatore del Veneto ne hanno trovata una, che opera con gli immigrati, pronta a farlo.
Naturalmente, dev’esserci il via libera del giudice, ma quello che ha combinato Galan durante il trasloco potrebbe diventare un ostacolo. L’esponente politico ha già accumulato una condanna definitiva e il danneggiamento provocato dai distacchi di sanitari, caminetti e termosifoni potrebbe essere considerato un reato da lui commesso. Il magistrato potrebbe proprio per questo dire no alla richiesta presentata dai difensori per l’ammissione ai servizi sociali e mantenerlo agli arresti domiciliari nella sua casa, che ora si trova a Rovolon. La villa di Cinto Euganeo, che è confiscata e quindi proprietà dello Stato ormai dal 3 luglio (giorno in cui la sentenza per corruzione è passata in giudicato), ora è nelle mani dell’Agenzia del demanio che già in questi giorni avrebbe dovuto nominare un tecnico per valutarne il valore, ma i danneggiamenti provocati da Galan ritarderanno il procedimento. Il funzionario dell’Agenzia ha già dichiarato che nello stato in cui si trova ora l’immobile non è abitabile ma l’ex ministro ha assicurato con la sua lettera che sistemerà tutto. Soltanto dopo, quindi, partirà la perizia per la valutazione e sulla base della cifra indicata dovrebbe finire all’asta. Nel caso entrasse nelle casse dello Stato una cifra inferiore ai due milioni e 600 mila euro che Galan deve restituire, i pubblici ministeri di Venezia potrebbero sequestrargli altri beni.


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sabato 23 maggio 2015

#MOSE: Galan agli Arresti Domiciliari e' Presidente della Commissione Cultura


Galan agli Arresti Domiciliari e' Presidente della Commissione Cultura

La rimozione di un parlamentare dalla propria carica non è permessa a causa della tutela della libertà di mandato.

Galan Giancarlo, Presidente della Regione Veneto dal 1995 al 2010, accusato di avere intascato tangenti provenienti dai lavori del Mose, che, secondo l'accusa, ammontano ad oltre 1milione di euro all'anno, chiede ed ottiene il patteggiamento, grazie al quale, le sue vicende giudiziarie si concludono rapidamente con una condanna agli arresti domiciliari e la confisca di 2milioni e mezzo di euro....Mantiene nel contempo però il vitalizio e la carica di presidente della Commissione cultura dell'Aula di Montecitorio.... L'ex ministro ed ex governatore del Veneto è accusato di corruzione nell'ambito dell'inchiesta Mose. A ottobre scorso i 5 stelle hanno chiesto la sua rimozione dalla guida dell'organo parlamentare. La Boldrini: "Non è mia competenza". Brunetta: "Sarebbero pressioni indebite". Il Quirinale: "Apprezzo motivazioni, ma il Capo dello Stato non può intervenire".



Nessuno può chiedergli di fare un passo indietro, nemmeno la presidente della Camera Laura Boldrini. E lui nel dubbio resta al suo posto. Il deputato di Forza Italia Giancarlo Galan continua a ricoprire la carica di presidente della commissione Cultura a Montecitorio, ma da casa. Galan, infatti, non può uscire: è agli arresti domiciliari dopo aver patteggiato per l’inchiesta sul Mose, nella quale è accusato per corruzione. Durante l’estate, il 21 luglio scorso, il Parlamento aveva autorizzato l’arresto dell’ex governatore del Veneto che secondo i pm – nel sistema di tangenti veneziane – riceveva uno “stipendio” da un milione di euro all’anno. Il 16 ottobre Galan, dopo essersi dichiarato innocente per settimane, ha patteggiato la pena a 2 anni e 10 mesi e da quel giorno è ai domiciliari nella sua villa in Veneto. Ma nessuno ha ancora messo in discussione la sua poltrona di presidente dell’organo parlamentare. Silenzio dai colleghi di Forza Italia, silenzio anche dalla maggioranza e in particolare dal Pd che in commissione Cultura è rappresentato tra l’altro dal presidente del partito, Matteo Orfini.

La Costituzione effettivamente non prevede la possibilità di rimuovere un parlamentare dalla sua carica per tutela della libertà di mandato. Ma nulla vieta di porre la questione politica. L’ha fatto il 14 ottobre il Movimento 5 stelle che ha scritto una lettera alla Boldrini per chiedere che Galan venisse rimosso. La presidente ha risposto che non rientra nelle sue competenze. E il primo capitolo si è chiuso. Allora Andrea Cecconi, capogruppo M5s, ha scritto ai presidenti dei gruppi. Ha risposto solo Renato Brunetta (Forza Italia), che ha difeso il collega appellandosi “al costituzionalismo delle origini”: “Come Lei stesso riconosce”, si legge nella lettera, “è precluso a chiunque rimuovere dall’ufficio parlamentare un collega. All’atto di configurare il nostro sistema parlamentare, peraltro in linea con una tradizione antica che affonda le sue radici nel costituzionalismo delle origini, i padri costituenti hanno voluto circondare la funzione parlamentare con istituti di garanzia che hanno il proprio perno nella libertà di mandato e nella tutela del singolo parlamentare”. Insomma, secondo Brunetta, o si fa indietro Galan o nessuno toccherà la sua posizione. “Non spetta certamente”, conclude Brunetta, “al Presidente di un gruppo intervenire in alcun modo per svolgere pressioni o indurre a dimissioni che il diritto parlamentare esclude. Tali pressioni sarebbero del tutto indebite”.

Che Galan non sia fisicamente presente in Aula da due mesi, proprio perché agli arresti domiciliari, e che la commissione Cultura sia senza guida da varie settimane restano dettagli. Almeno secondo la maggior parte dei partiti in Parlamento. “Ci chiediamo”, scriveva Cecconi alla Boldrini il 14 ottobre scorso, “come sia possibile che un deputato coinvolto nell’inchiesta Mose e posto agli arresti domiciliari possa ancora ricoprire il ruolo di presidente di una commissione che, senza sminuire l’importanza di tutte le altre commissioni, da un punto di vista morale, etico ed educativo, dovrebbe avere un ruolo principe”. E concludeva Cecconi nella lettera: “Tali finalità dovrebbero a nostro avviso essere coordinate e presiedute da una personalità moralmente diversa e che più propriamente dovrebbe essere presente ai lavori e non agli arresti domiciliari”. Ma la Boldrini ha risposto che può farci poco o nulla: “E’ noto che nel nostro ordinamento non sono ammissibili strumenti volti a revocare il Presidente di un organo parlamentare. La rinuncia alla carica, allo stato, che discendere dalle autonome determinazioni del deputato Galan”.

Laura Boldrini presidente della Camera : vi spiego tutti i nodi della vicenda Galan

Il presidente della Camera interviene sulla vicenda del presidente della commissione Cultura agli arresti domiciliari .

Caro Stella,
rispondo alle domande che ha posto su Sette circa la permanenza dell’on. Galan, da due mesi agli arresti domiciliari, alla presidenza della Commissione cultura della Camera. Lei chiede se «non sarebbe opportuno che Galan desse le dimissioni». Senza giri di parole: sì, lei ha ragione. Poi aggiunge: «È possibile che non ci sia modo di farlo accomodare per ragioni di decoro istituzionale?». Le rispondo in modo altrettanto netto: no, purtroppo non è possibile. Come ho scritto nella risposta ai deputati M5S: «Nel nostro ordinamento non sono ammissibili strumenti volti a revocare il presidente di un organo parlamentare». Ci tengo a risponderle soprattutto ora che il Paese è sotto choc per l’inchiesta su Mafia Capitale, che segue l’Expo milanese e il Mose veneziano. Non dimentico di essere entrata in Parlamento, come tanti altri, condividendo un diffuso sentimento di indignazione. Un sentimento che, per quanto mi riguarda, non si è per nulla affievolito, ma che da presidente ho cercato di incanalare nello sforzo quotidiano di rinnovamento per far riavvicinare i cittadini alle istituzioni. Anche a questo scopo la Camera ha deciso la riforma delle retribuzioni dei dipendenti, i risparmi sul bilancio, la legge sul voto di scambio. Azioni positive, che però rischiano di essere oscurate da vicende come quella da lei richiamata. All’antipolitica, descritta con toni giustamente allarmati dal presidente Napolitano, è la buona politica che deve rispondere. Le norme appena annunciate dal governo sono certo utili, ma la politica non sta solo nella produzione di nuove leggi. Sta anche nei nostri comportamenti, che nessun codice può disciplinare fino ai minimi dettagli.

Il principio per cui il presidente della Camera e i presidenti di Commissione non possono essere dimissionati ha lo scopo di tutelarne il ruolo di garanzia non certo quello di fare da scudo contro la magistratura. Serve una norma che lo espliciti? In realtà dovrebbe bastare l’art. 54 della Costituzione, chiarissimo: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore». Spero che anche il suo richiamo concorra a far maturare la soluzione. Ne beneficerebbero tutti coloro che lavorano per la credibilità della politica, ovunque siedano nell’aula di Montecitorio.

Se liberare il posto di presidente della Commissione cultura della camera dei Deputati è impossibile per vincoli costituzionali, allora dovremmo iniziare a pensare che alcune modifiche al testo fondamentale del nostro Paese potrebbero rivelarsi necessarie. Nessun stravolgimento, nessun cambiamento radicale, ma nuovi accorgimenti che renderebbero più moderna la nostra Costituzione. Possiamo davvero accettare che un uomo che dal 16 ottobre non mette piede in Parlamento continui a coprire una carica così importante e continui a ricevere il salario come se niente fosse? Intervenire, apportare e leggere modifiche in determinati casi significherebbe migliorare e adattare ai nostri tempi quella che è la legge delle leggi. In questo specifico caso, inoltre, contribuirebbe a evitare che milioni di euro vengano inutilmente sprecati per pagare un lavoro che nessuno svolge.

Il caso della presidenza della Commissione di cultura, lasciata alla mercé di chi si approfitta solo del proprio grado è la metafora diretta della situazione in cui si trova la cultura italiana. Lasciata in uno stato quasi di abbandono, gran parte del patrimonio artistico del nostro Paese non viene valorizzato, così che, con il passare degli anni, non può fare altro che deteriorarsi e perdere il suo originario splendore. Vogliamo davvero che tutto ciò che di più bello abbiamo in Italia venga amministrato da un fantasma? Cultura e crescita sono a due passi da noi, pronti per diventare un binomio fondamentale per un’Italia che sta per aprire le proprie porte al mondo. Se non siamo pronti adesso, quando riusciremo ad esserlo?

Inchiesta Mose, 35 arresti.

Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni è stato arrestato nell’inchiesta per corruzione, concussione e riciclaggio, della Procura di Venezia nell’ambito delle indagini sull’ex ad della Mantovani Giorgio Baita e gli appalti per il Mose. In manette anche l’assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso.  A vario titolo, sono finite in manette 35 persone complessivamente ed un altro centinaio sarebbero gli indagati. Nell’ambito dell’inchiesta sui fondi neri per la realizzazione del Mose a Venezia la Procura della Repubblica ha chiesto l’arresto dell’ex Governatore veneto e Ministro, oggi senatore, Giancarlo Galan. Lo si apprende da fonti della Procura stessa. Per poter procedere, però, occorre il placet dell’apposita Commissione di Palazzo Madama. Tra le persone arrestate anche il consigliere regionale del Pd Giampiero Marchese, gli imprenditori Franco Morbiolo e Roberto Meneguzzo nonché il generale in pensione Emilio Spaziante.

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martedì 10 marzo 2015

Matteo Salvini da CasaPound a Fratelli d'Italia



Matteo Salvini nasce a Milano da genitori milanesi, il papà dirigente d'azienda e la mamma casalinga. Da giovane è appassionato di quiz televisivi: nel 1985, a 12 anni, partecipa a Doppio Slalom condotto da Corrado Tedeschi su MEDIASEK e nel 1993, a 20 anni, a Il pranzo è servito condotto da Davide Mengacci, all'epoca in onda su MEDIASEK.

Salvini frequenta il liceo classico Manzoni, dove si diploma nel 1992, e successivamente si iscrive al corso di laurea in Scienze Storiche dell'Università degli Studi di Milano, rimanendo iscritto per 16 anni, di cui 12 fuori corso, e fermandosi, secondo quanto riportato sul suo sito, a 5 esami dalla laurea; dichiara nel 2008, che sarebbe arrivata «prima la Padania libera della mia laurea». Nei primi anni di università lavora presso la catena di fast food .

DIFENSORE DELLA FAMIGLIA
 TRADIZIONALE MA...
Sposato nel 2001 con Fabrizia, giornalista presso una radio privata, di origini pugliesi, ha avuto da lei il primogenito nel 2003. Dopo aver divorziato dalla moglie, Salvini ha convissuto con la compagna Giulia, dalla quale ha avuto, nel dicembre 2012, una bambina.


Matteo ha sempre voluto donne che lavorano e sarà per questo che c’è chi lo accusa  di aver agevolato l’assunzione della ex compagna Giulia Martinelli, madre della sua seconda figlia nella Regione Lombardia del leghista Roberto Maroni. Mentre la ex moglie Fabrizia è stata per quasi dieci anni al Comune di Milano, anche lei assunta a chiamata dal 2003 e poi confermata più volte prima da Gabriele Albertini e poi dalla giunta di Letizia Moratti. 
Adesso frequenta la Isoardi che in Rai lavora da ben prima del colpo di fulmine. 
Un amore romano tra sedi tv e aule del Parlamento.  
Con la neo fidanzata che assicura: «Matteo e' molto meglio dal vivo, davvero. E poi per me in un uomo è importante il cervello. E la chimica che si crea». «Chi vivrà, vedrà», sospira la presentatrice.

Attività politica (1990-2013)

Matteo Salvini ha cominciato la propria carriera politica iscrivendosi nel 1990 alla Lega Nord, di cui divenne militante dall'anno successivo.A 20 anni, il 20 giugno 1993, venne eletto consigliere comunale di Milano a seguito della vittoria alle elezioni comunali del candidato sindaco Marco Formentini.

Membro del Movimento Giovani Padani, è stato il coordinatore degli studenti leghisti milanesi nel 1992, il responsabile dei giovani di Milano dal 1994 al 1997, per poi divenire segretario cittadino ed in seguito, dal 1998 fino al 2004, segretario provinciale.

Nel 1997 inizia l'attività giornalistica: lavora come cronista per il quotidiano la Padania, di cui dichiara: «Un'esperienza affascinante»; dal 1999 lavora inoltre sull'emittente radiofonica leghista Radio Padania Libera. Nel luglio 2003 ottiene l'iscrizione all'Albo dei giornalisti nell'elenco dei giornalisti professionisti.

Nelle elezioni del Parlamento della Padania del 1997 è candidato capolista della corrente dei Comunisti Padani, che ottiene 5 seggi su 210. L'anno successivo è eletto segretario provinciale di Milano della Lega Nord (1998-2004).

Nel luglio 1999, a seguito della decisione del prefetto di rimuovere il sindaco di Lazzate, Cesarino Monti, il gruppo leghista in consiglio comunale propose una mozione a sostegno del sindaco, la quale viene per due volte respinta, al che Salvini coordinò in fondo all'aula il coro «Prefetto italiano, via da Milano!»; l'idea anti-prefetto verrà poi ripresa dallo stesso Salvini in qualità di segretario federale nel 2013. Pochi mesi dopo, durante una visita ufficiale a Palazzo Marino del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, si rifiutò di stringere la mano al capo dello Stato; in una nota egli affermò di avergli detto: «No grazie, dottore, lei non mi rappresenta».

Nel 1999 viene condannato alla reclusione di 30 giorni per oltraggio a pubblico ufficiale per un lancio di uova a Massimo D'Alema

Dal 2004 al 2006 è stato deputato del Parlamento europeo, eletto per la lista della Lega Nord nella circoscrizione nord-ovest (con circa 14.000 preferenze). Successivamente Salvini sceglie come proprio assistente parlamentare Franco Bossi, fratello di Umberto. Nel 2006 decade dalla carica di deputato al Parlamento europeo e gli subentra Gian Paolo Gobbo. Viene quindi rieletto consigliere comunale a Milano, alle elezioni amministrative di quell'anno, con oltre 3.000 preferenze. Dal 2006 è capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale a Milano e vicesegretario nazionale della Lega Lombarda.

Alle elezioni politiche del 2008 è stato eletto parlamentare alla Camera dei deputati nella circoscrizione Lombardia 1.

Il 7 giugno 2009 viene eletto al Parlamento europeo, con 70.000 preferenze; un mese dopo si dimette da parlamentare italiano, scegliendo l'incarico europeo.

Il 2 giugno 2012 è eletto nuovo segretario della Lega Lombarda con 403 voti contro i 129 dell'altro candidato, Cesarino Monti. A seguito dell'elezione, il 12 ottobre ha deciso di lasciare l'incarico di capogruppo e consigliere comunale della Lega Nord a Milano dopo 19 anni. Il sindaco Giuliano Pisapia, dopo il suo discorso dimissionario, ha commentato: «Ci mancherai, Matteo».

Alle elezioni politiche del 2013 viene eletto deputato, ma cessa il mandato il primo giorno della legislatura, sostituito da Marco Rondini, per mantenere l'incarico di europarlamentare.

Nel settembre 2013, a seguito del sequestro all'azienda metallurgica Ilva di Taranto che avrebbe causato l'esubero di 1.400 dipendenti di sette fabbriche nel nord Italia, Salvini, come altri deputati, senatori e consiglieri leghisti, appoggia e sostiene gli operai e con loro partecipa ad un sit-in che blocca per quasi due ore la circolazione sulla strada statale 42 a Ceto in Valle Camonica.

Il 23 novembre 2013, in occasione del No Euro Day, la giornata contro l'euro organizzata dalla Lega Nord, Salvini ha ospitato un convegno all'Hotel dei Cavalieri di Milano per discutere sull'uscita dell'Italia dall'euro con gli economisti Claudio Borghi Aquilini, Antonio Rinaldi e Alberto Bagnai.

Il 7 dicembre 2013 vince le primarie degli iscritti contro Umberto Bossi e, con 8162 voti (pari all'82% delle preferenze), viene eletto segretario federale della Lega Nord. La proclamazione ufficiale è avvenuta al congresso federale straordinario tenutosi al Lingotto di Torino il 15 dicembre, dove è stato eletto a maggioranza dai delegati del partito.

In un articolo sulla Padania, scritto poco dopo la sua elezione a segretario, Salvini ha delineato la sua visione del futuro del movimento, il quale dovrà collocarsi in un'alleanza con la estrema destra europea, in nome dell'euroscetticismo.

Il 19 dicembre 2014 Salvini fonda il partito politico "Noi con Salvini" come controparte della Lega Nord nel Centro e Sud Italia e il 28 febbraio 2015 Salvini organizza una prima grande manifestazione a Roma contro il premier Renzi cui oltre alla Lega prendono parte Fratelli d'Italia e CasaPound.

... se questo Popolo non si fa abbindolare non è contento ... d'altra parte gli bastano pochi argomenti caldi sparati al momento giusto per fargli chiudere la cognitiva, sembra, e acclamare il nuovo profeta di turno ... e vale per tutti i partiti politici ... questo qui, Salvini, non fa eccezione ...

Matteo 2: il nuovo che "avanza" ... (si, un vero avanzo)

Colonna portante e braccio armato del berlusconismo, la Lega Nord è stata la grande protagonista dei governi Berlusconi, quelli che sono durati di più in assoluto nella storia della Repubblica italiana.
La Lega ne è stata il più fedele alleato.
Certo, non passerà alla storia per i risultati ottenuti, ma tant’è.
I più furbi (e meno onesti) ci hanno raccontato in questi mesi che Matteo Salvini però è il nuovo che avanza, una nuova Lega che poco ha a che fare con il passato.
Slogan facile smentito dai fatti: Salvini è in politica da 22 anni, ovvero dal 1993 ed è stato uno dei più fidati e influenti uomini al fianco di Umberto Bossi e Calderoli. Presenzialista in TV fin dai tempi in cui era consigliere comunale a Milano, uomo di punta della lega milanese.
Di lui tutto si può dire tranne che sia “nuovo” alla cosa pubblica e privo di responsabilità di ciò che è stato.

I sondaggi premiano Matteo Salvini. Ma c'è un sondaggio che mette paura al leader della Lega Nord: è quello di Nando Pagnoncelli pubblicato sul Corriere della Sera. Fari puntati sulla manifestazione organizzata dal Carroccio sabato scorso a Roma, in piazza insieme a CasaPound. Un evento che, almeno nella percezione popolare, sembra aver spostato molto la Lega e Salvini verso destra. Ed è proprio questo spostamento che, per Salvini, potrebbe rivelarsi un autogol. Già, perché tra gli elettori di Forza Italia (a cui il leader leghista guarda con grandissimo interesse), dopo la manifestazione è calata in modo netto la percezione di Salvini come papabile leader a livello nazionale. Se prima dell'evento, infatti, 9 su 10 tra gli elettori azzurri si dichiaravano favorevoli alla leadership di Salvini, all'indomani il consenso è crollato: un terzo è ancora favorevole alla sua leadership, un terzo è contrario e un terzo si astiene. Un dato di cui il segretario del Carroccio dovrà tenere conto. Sempre sulla manifestazione capitolina, il sondaggio di Pagnoncelli offre altri dati interessanti. Per il 40% del campione intervistato pur ritenendo che sarebbe stato meglio evitare, non si devono sopravvalutare le conseguenze della "sfilata" con CasaPound. Per il 37% si è però trattato di un fatto molto grave (e solo l'8% giudica positivamente l'iniziativa). L'evento romano, dunque, sembra essere stato un boomerang per Salvini, mentre al contrario potrebbe aver dato ulteriore linfa al movimento di Giorgia Meloni, da sempre più "a destra" della Lega Nord.

Strasburgo : Tarabella a Salvini: Fannullone sei sempre in televisione invece di LAVORARE


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lunedì 20 gennaio 2014

Matteo Renzi e il condannato in via definitiva



«Sento grandi inni al realismo da chi dice che l'incontro si doveva fare ma io sono sempre prudente di fronte agli eccessi di realismo e ai danni che ha provocato negli anni. Non si può mettere tra parentesi chi fossero gli interlocutori, anzi, uno degli interlocutori. Per chi è cittadino del Paese e ritiene che ci sia da ricostruire un'etica pubblica e civile, abbiamo perduto tutta la memoria se non ricordiamo che Silvio Berlusconi è stato condannato a agosto e che solo da poche settimane è stata dichiarato decaduto da senatore.

Uno solo tra i commentatori ha detto che Berlusconi a breve sarà o ai domiciliari o ai servizi sociali e allora c'è un'anomalia se abbiamo bisogno di rilegittimare chi si trova in questa condizione. Quando finalmente quella decisione arriverà, immediatamente Berlusconi dirà "guardate, oggi che sono un padre della patria che modifica la Costituzione, come mi tratta questa giustizia". 
Questa è la deriva che sta di fronte a noi. Dobbiamo esserne consapevoli ed anche questo è segno di quanto ancora fragile sia il nostro sistema»
Stefano Rodotà

Ma come si può prestar fede ad un sedicente rottamatore della vecchia politica, che fece grandi proclami su come avrebbe voluto cambiare il paese da cima a fondo e che fino a poco tempo fa diceva di voler allontanare i pregiudicati dal parlamento, e in primo luogo proprio il Cavaliere, il non plus ultra dei pregiudicati parlamentari, ma non appena ottiene un carica politica di primo piano a livello nazionale, come quella di segretario del PD, la prima azione concreta che mette in atto è quella di andare a riesumare un rottamato ufficiale per volontà del parlamento, quale è appunto Silvio Berlusconi, restituendogli praticamente quella leadership politica che gli era stata sottratta dalla conferma della condanna in cassazione e dalla decadenza da senatore, votata proprio dal parlamento? sarebbe come se i rivoluzionari francesi, dopo averlo destituito e arrestato, anzichè ghigliottinarlo, avessero deciso invece di consultarsi col re per far nascere la repubblica, ma con la differenza che il re, tutto sommato, era si un despota ma non era un pregiudicato e condannato in via definitiva e con in più altri processi penali pendenti a suo carico .

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Renzi lavora per Berlusconi?


"Grillo ha sbagliato tutto, Renzi fa bene a fare l'accordo col Cav". Parola di Marco Travaglio. Il vicedirettore del Fatto Quotidiano "benedice" a denti stretti il patto Renzi-Berlusconi. Nel suo ultimo editoriale sul Fatto, Travaglio difende la scelta del rottamatore di trattare con Silvio e pugnala Grillo colpevole di aver chiuso le porte ad un dialogo per le riforme: "Renzi s'è rivolto anzitutto a Grillo che ha commesso un grave errore nel rispondere picche, rinchiudendosi autisticamente nel web referendum fra gli iscritti. Aveva l'occasione di mettere in crisi il Pd cogliendo al balzo la promessa di Renzi di rinunciare ai rimborsi elettorali affamando i suoi apparati elefantiaci". Poi Travaglio elogia Renzi: "L'incontro tra i due leader ha una sua logica. E' giusto che che l'iniziativa di proporre una o più leggi elettorali agli altri partiti spetti a quello che ha raccolto più voti (il Pd) e che i destinatari della proposta siano nell'ordine, le altre forze più votate 5Stelle, Forza Italia, Scelta Civica, Lega e Sel. Dialogare con B. è il colmo dell'immoralità. Ma purtroppo nessuno del Pd può credibilmente fare lo schizzinoso dinnanzi all'incontro Renzi-B.". Infine Travaglio ha una speranza: "La vera questione ora è che Renzi non si faccia fregare da Berlusconi. Ciò che conta è che se accordo ci sarà produca una buona legge elettorale".

E LA LEGGE SUL CONFLITTO DI INTERESSI CHE FINE HA FATTO ?

E voi lo portereste un delinquente a casa vostra?


Il pregiudicato Berlusconi. Le allucinazioni hanno origine in assenza di una qualsiasi realtà esterna. Vediamo, udiamo, percepiamo cose che non esistono. Eppure sono presenti nella nostra mente. Le crediamo reali. Noi riteniamo possibile che Berlusconi possa esistere in una democrazia. Riteniamo che i conflitti di interesse, i suoi processi, le sue frequentazioni mafiose con personaggi come l'eroico Mangano, siano fole, balle, invenzioni. Le allucinazioni, come scritto dal neurologo Oliver Sacks, tendono ad allarmare. Spaventano. Per questo ci sono le cure. Noi, al posto degli psicofarmaci abbiamo i giornalisti. Ci tranquillizzano. Dicono che è per il bene del Paese. Quel ragno gigantesco e peloso al centro della stanza è in realtà una farfalla variopinta. Berlusconi è, di volta in volta, un riformatore, uno statista, un perseguitato. L'italiano è inerme di fronte a questo fenomeno allucinatorio che dura da vent'anni. "Quando si tratta di allucinazioni siamo passivi. Esse ci accadono in modo autonomo: appaiono e scompaiono quando vogliono loro, e non quando vogliamo noi". La Profonda Sintonia con un pregiudicato al quale vengono affidate le sorti del Paese attraverso una nuova legge elettorale è un'allucinazione. Non può succedere che chi è stato scaraventato fuori dalla finestra del Senato per frode fiscale dal M5S con i voti del PD sia chiamato a fare le leggi dal PD. Chiunque sano di mente non ci può credere. E' un'allucinazione. Suvvia, non può essere che il pregiudicato entri un sabato pomeriggio nella sede del PD di Roma come se fosse Augusto portato in trionfo. Non è vero, non è vero, NON E' VERO! Le leggi si fanno in Parlamento non in una stanza con due extraparlamentari, uno in attesa degli ARRESTI DOMICILIARI.


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venerdì 5 aprile 2013

Perdi la poltrona da parlamentare? Eccoti una buonuscita da sogno


 E io pago, diceva Totò…


All’ex senatore Pdl Filippo Berselli 278mila euro. Duecentocinquantamila a Gianfranco Fini, ex presidente della Camera non rieletto. A D’Alema217mila euro, 215mila a Livia Turco e Domenico Nania.
Tutti ex parlamentari, tutti quindi con il diritto all’ “assegno di solidarietà” (o assegno di fine mandato), ovvero una bella cifra, esentasse, che viene corrisposta per legge ai parlamentari che non vengono rieletti.
Una liquidazione molto generosa che, dopo le ultime elezioni, tocca a circa 600 ex onorevoli e che si va a sommare alle loro cospicue pensioni: 6.500 euro Pisanu e Tassone, 6.200 Berselli, 6mila euro D’Alema, 5.500 Castelli, 3.300 euro a D’Antoni.


Intendiamoci, il “Tfr” di lusso per i parlamentari viene ricavato dallo stipendio degli stessi onorevoli che ogni mese rinunciano al 6,7% dell’indennità lorda. Insomma, sempre soldi pubblici sono, ma perlomeno non sono un di più rispetto a quanto percepiscono mensilmente.
Il meccanismo viene spiegato in maniera semplice e stringata dal sito del Senato, ma le stesse regole valgono alla Camera.
Al termine del mandato parlamentare, il Senatore riceve dal Fondo di solidarietà fra i Senatori l’assegno di solidarietà, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità, moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo.
Tale assegno viene erogato sulla base di contributi interamente a carico dei Senatori, cui è trattenuto mensilmente il 6,7 per cento dell’indennità lorda.
Mario Giordano su Libero scrive:”Non dovranno versare nulla, non dovranno fare alcun sacrificio e non dovranno aspettare alcun decreto speciale, invece, i magnifici 600 ex onorevoli e ex senatori che negli ultimi anni hanno servito in modo tanto egregio le nostre istituzioni. Per quello che hanno fatto meritano un bel premio, no? E allora avanti: regaliamo loro un po’ di soldi (esentasse) e, soprattutto, tanta solidarietà.


 E di seguito qualche numero: “Verranno pagati 175 mila euro a Roberto Maroni, 174 mila euro a Franco Marini, 158 mila a Gianfranco Micciché e Claudio Scajola, 157 mila euro a Beppe Pisanu, 148 mila euro a Italo Bocchino, 64 mila euro a Furio Colombo, 58 mila euro a Antonio Di Pietro, 195 mila euro a Roberto Castelli, 176 mila euro a Stefano Stefani, 111 mila a Sergio D’Antoni e Enzo Carra, 44 mila a Veltroni, 100 mila euro a Francesco Rutelli, Pierluigi Castagnetti e Maurizio Paniz, 158mila a Mario Tassone”.


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sabato 14 luglio 2012

LINKS: BUFALA : Indennita' parlamentare referendum

ATTENZIONE ALLE RICHIESTE DI SOTTOSCRIZIONE DI REFERENDUM:
Legge 352/1970 art. 2 comma 31 : non si possono tenere referendum 12 mesi prima delle elezioni e nei sei mesi successi a dette elezioni.
Prima di novembre 2013 non potrà essere tenuto il referendum, che sicuramete verrà spostato a giugno 2014 , mese in cui (giugno) abitualmente si tengono le votazioni referendarie.

Se vi dicono che é "valido" (sta circolando in rete un video) stanno facendo demagogia elettorale per accapparrarsi le vostre firme e formare partiti fantasma -
È ormai appurato che molte persone che avevano firmato per presentare petizioni contro il canone Rai o contro le strisce blu - persino personaggi famosi come Luciana Littizzetto - avevano ritrovato la propria firma magicamente apposta sotto le liste elettorali di RXXXo. È per questo che mi permetto di sospettare che tutte queste centinaia di migliaia di italiani che ora corrono a firmare fogli dal primo che passa per “far finire questo schifo dei politici” potrebbero a loro insaputa, l’anno prossimo, presentare alle elezioni politiche le liste di qualche nuovo partito pieno di riciclati!"
Inoltre per effetto della legge 157/99 se viene raggiunto il quorum delle firme si ha un rimborso elettorale pari a 0,52 centesimi per ogni firma anche se il referendum venisse cancellato dalla corte costituzionale i rimborsi verrebbero comunque percepiti
SIG MARIA DI PRATO LEI E IL SUO MOVIMENTO UNIONE POPOLARE
RIFIUTERETE IL RIMBORSO MINIMO DI 250 MILA EURO ?
 
FARE GIRARE PLEASE

LINKS: BUFALA : Indennita' parlamentare referendum: ATTENZIONE ALLE RICHIESTE DI SOTTOSCRIZIONE DI REFERENDUM: Legge 352/1970 art. 2 comma 31 : non si possono tenere referendum 12 m...

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lunedì 16 aprile 2012

Gerry Scotti : 9000€ di pensione da ex parlamentare assenteista



  Gerry Scotti.....Trasmissioni in TV, pubblicità ...ma non gli bastano tutti i milioni che guadagna??NOOO...PERCEPISCE ANCHE 9.000(NOVEMILA)euro
 DI PENSIONE AL MESE PER AVER FATTO 5 ANNI
 DI ASSENTEISMO DA PARLAMENTARE.
RISPONDE LO STESSO DALLA TIVU' :  Intanto la pensione si prende quando si va in pensione. Poi, la sua, sarebbe di circa 2100 euro. Infine se e quando la prenderà l'ha già devoluta in beneficenza.
DA CREDERCI ??????

 Silvia Garnero, assessore e assenteista


 Provincia di Milano, 

assessore e assenteista

E’ la nipotina di Daniela Santanché 

 http://cipiri.blogspot.it/2012/04/silvia-garnero-assessore-e-assenteista.html
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sabato 17 dicembre 2011

Bossi , Il tricolore lo uso per pulirmi il culo



“Il tricolore lo uso per pulirmi il culo”, dopo 14 anni annullata l’immunità parlamentare per Bossi!


La Corte Costituzionale ha annullato, con una sentenza pubblicata oggi, la delibera con la quale la Camera aveva dichiarato coperte da immunità parlamentare alcune dichiarazioni con le quali Umberto Bossi nel 2008 aveva pesantemente criticato il giudice di Cantù, Paola Braggion, che lo aveva condannato per vilipendio della bandiera a seguito di dichiarazioni del leader della Lega sul tricolore da utilizzare come carta igienica.
Braggion aveva chiesto il risarcimento danni a Bossi e la Corte d’appello di Brescia lo aveva condannato a pagare 40mila euro al magistrato, sentenza impugnata dal leader leghista.
Il fatto incriminato risale al 26 luglio 1997, durante un comizio a Cabiate (Como), dove il leader leghista Umberto Bossi riferendosi alla bandiera tricolore affermò “quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo”.
Dopo la condanna arrivata nel 2008 (e gli insulti al giudice Braggion, come scritto sopra), a quel punto intervenne la Camera dei Deputati che adottò una delibera per definire insindacabili le parole di Umberto Bossi, in quanto espresse nell'esercizio delle “funzioni parlamentari” …
Cioè vi rendete conto? siamo all’assurdo! Un parlamentare dice che “con il tricolore ci si pulisce il culo” (parole testuali), e la Camera lo salva dalla condanna? Insultare il tricolore è una “funzione parlamentare”? Roba da matti! Roba da Italia! E il brutto è che li stipendiamo anche …
Adesso la palla passa alla Consulta che dovrà decidere sul ricorso contro la sentenza di condanna fatto da Umberto Bossi. Niente di eclatante, ma già è una piccola soddisfazione!

 

http://cipiri.blogspot.com/2010/08/quando-per-bossi-silvio-era-il.html

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giovedì 27 ottobre 2011

IL MESTIERE PIU' REDDITIZIO





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ECCO I LORO STIPENDI...



IL MESTIERE PIU' REDDITIZIO ??
180.000 € ANNUE NETTE PER DISTRUGGERE L' ITALIA !!

LA LETTERA DI INTENTI ALL' UE NON E' ALTRO CHE UN' ANTICIPAZIONE DELL' ENNESIMA MANOVRA "LACRIME E SANGUE" CHE VERRA' VOTATA CON L' ENNESIMO VOTO DI FIDUCIA DALLE CASTE PER LE CASTE A DISCAPITO DI
FAMIGLIE IN DIFFICOLTA', PRECARI, CIG, DISOCCUPATI, ETC...

RIMANDATO DI NUOVO IL DCRETO SVILUPPO,
GARANTITI I GRANDI PATRIMONI, I CONTI MILIARDARI SVIZZERI...E PEGGIO ANCORA...

NIENTE PATRIMONIALE (DECINE DI MILIARDI); NIENTE TASSAZIONE CONTI SVIZZERI (50 MILIARDI); NIENTE TAGLI ALLA POLITICA(MILIARDI); NIENTE DI NIENTE SU TANTE ALTRE COSE...SULLE LORO COSE...

PERO',
Il governo interverrà nella Pubblica amministrazione e renderà effettivi "con meccanismi cogenti/sanzionatori: la mobilità obbligatoria del personale; la messa a disposizione (Cassa integrazione) con conseguente riduzione salariale e del personale; superamento delle dotazioni organiche: lo prevede la lettera del governo alla Ue...(per pochi miliardi);
Entro maggio 2012 l'esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro a) funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell'impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato; b) più stringenti condizioni nell'uso dei 'contratti para-subordinati' dato che tali contratti sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato;
Nella attuale legislatura la normativa previdenziale è stata oggetto di ripetuti interventi che hanno reso a regime il sistema pensionistico italiano tra i più sostenibili in Europa e tra i più capaci di assorbire eventuali choc negativi. Grazie al meccanismo di aggancio dell'età pensionabile alla speranza di vita introdotto nel 2010, il Governo italiano prevede che il requisito anagrafico per il pensionamento sarà pari ad almeno 67 anni per uomini e donne nel 2026. Sono già stati rivisti i requisiti necessari per l'accesso al pensionamento di anzianità. Tali requisiti aumenteranno gradualmente fino ad arrivare a regime a partire dal 2013. Questi requisiti sono in ogni caso agganciati in aumento all'evoluzione della speranza di vita.
...E PEGGIO ANCORA

TRA LE TANTE COSE PER LA "GENTE COMUNE",
LA BCE CHIEDEVA ANCHE IL SUSSIDIO DI DISOCCUPAZIONE PER RIPRISTINARE UN PO' DI EQUILIBRIO, CHE FINE HA FATTO !?

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