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mercoledì 16 maggio 2012

Grecia fuori dall'euro e Spagna e Italia ?



 Grecia fuori dall'euro e  Spagna e Italia


 Paul Krugman, economista statunitense, ha vinto il premio Nobel per l'economia 2008 per la sua analisi degli andamenti commerciali e del posizionamento dell'attività economica. Autore di numerosi volumi, dal 2000 collabora con il New York Times scrivendo editoriali d'opinione (op-ed) bisettimanali nel suo blog. Attualmente è anche professore di Economia e di Relazioni Internazionali all'Università di Princeton.


Ebbene Krugman avvisa: se non si cambia rotta, in un mese la Grecia sarà fuori dall'euro e le conseguenze si avvertiranno subito in Italia con la fuga di capitali, per cui le banche dovranno decretare il blocco dei conti correnti, limitando i prelievi quotidiani, come successe in Argentina nel 2001.
Nell'articolo pubblicato nel suo blog sul New York Times, Krugman prevede i seguenti avvenimenti:
1. Uscita della Grecia dall'euro, molto probabilmente il prossimo mese.
2. Enormi prelievi da Banche Spagnole e Italiane, dato che chi ha i depositi tenta di spostare il loro denaro in Germania.
3a. Le banche potranno vietare di trasferire i depositi al di fuori del paese e limitare il prelievo di contanti.
3b. In alternativao forse parallelamente, un enorme prelievo alle riserve della BCE per impedire il collasso delle banche.
4a. La Germania ha una scelta: Accettare gli enormi crediti pubblici indiretti su Italia e Spagna, oltre a una drastica revisione della strategia - in sostanza, dare, alla Spagna in particolare, ogni speranza di cui si ha bisogno sia per garantire il debito in modo da mantenere bassi gli oneri finanziari chun più alto obiettivo di inflazione della zona euro per rendere possibile la regolazione del prezzo relativo; oppure
4b. Fine dell'euro.
Questo accadrà nel giro di qualche mese, non anni.

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UE: sempre più austerity e sempre meno ragione.

InGlass-Steagall La Commissione europea ha appena rilasciato le proprie previsioni per l’Italia che, guarda caso, prevedono la necessità di ulteriori interventi sul bilancio dello stato per poter raggiungere l’obiettivo del pareggio nel 2013.
Speriamo che nessuno si sorprenda.
Noi lo diciamo da tempo: i tagli e le tasse non funzionano; non si arriva al pareggio di bilancio attraverso l’austerità. Si peggiora solo la situazione perché la gente ha meno soldi da spendere, gli investimenti vengono meno. In breve, la politica del pareggio di bilancio porta dritto alla recessione, non deve sorprendere che poi peggiorino ancora i conti pubblici.
It’s not rocket science, come dicono gli americani, non dovrebbe essere difficile capirlo. Ma evidentemente i professori, i tecnici, e i politici che li scimmiottano, sono così inquadrati nella politica monetarista e liberista che non riescono a comprendere la realtà.
In loro difesa, sono decenni che sono stati abbandonati i principi dell’economia sana quindi si può capire che non ne hanno quasi gli strumenti, ma la vera domanda è un’altra.

i Ministri Passera e Fornero
L’esempio del Ministro Fornero (rimandiamo al link del post Fornero: il lavoratore paghi subito, ma la finanza non si tocca.) non promette bene. Nonostante le lacrime per le conseguenze dei tagli sulla gente, ha continuato sulla strada dell’austerità. Ha superato la sua reticenza umana, per andare avanti con le teorie liberiste senza remore.
Nel frattempo Monti sembra sempre più preoccupato. L’economia frena, i cittadini non ci credono più. Il gradimento del governo tecnico scende molto rapidamente e non è difficile capire che toccherà punti ancora più bassi dopo le prime scadenze dell’IMU.
Ora il professore comincia a parlare di investimenti, di come evitare l’ulteriore aumento dell’IVA.
Non ci prenda per fessi però, cercando di fare vedere che vuole stimolare l’economia mentre lui – e in modo spiccato il Ministro Passeracontinuano ad insistere che la “crescita” vera arriverà dalle liberalizzazioni, che creeranno competizione e dinamicità.
La realtà dimostra il contrario, che le riforme strutturali di questo tipo mirano semplicemente ad aprire nuovi settori dell’economia agli squali della finanza, colpevolizzando chi ha un reddito decente e non accetta il modulo della guerra tra poveri.
Tra BCE, FMI e i nuovi organismi ancora peggiori in discussione ora (l’ESM per esempio) si continua a dare soldi praticamente gratis alle banche per fare guadagni facili con la speculazione in derivati e in titoli di stato, senza mai intervenire nell’economia reale.
Non funziona, e pure i dati ufficiali lo dimostrano.
Se vogliamo cambiare direzione prima che sia troppo tardi, occorrono le vere riforme: separazione bancaria e credito produttivo.
Vi invitiamo a usare per Twitter gli hashtag #separazionebancaria, #nobigbanks.
Teniamo sempre dritta la barra: “Salviamo la Gente, Riformiamo la finanza”.
Dateci mano a diffondere la campagna di raccolta firme per Glass-Steagall: http://www.firmiamo.it/nobigbanks



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